Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ok

Ho imparato da tempo a sopportare le contumelie di mia figlia.

Metto una pietra sopra al malumore, al nervosismo, agli sbalzi d’umore, insomma a tutto quello che caratterizza l’adolescenza. Con maggiori difficoltà, ma riesco a passare oltre anche all’arroganza (a fatica, lo ammetto, perché l’arroganza è uno dei mali di questo nostro tempo).

L’esperienza (la mia esperienza, in particolare) mi ha insegnato che nella vita ci sono cose più importanti.

Una di queste è il rispetto.

Perciò, quando sento che manca di rispetto (a me o a sua madre), allora mi arrabbio.

E quando mi arrabbio veramente io non urlo, anzi. Faccio silenzio. Tronco la discussione. Chiudo i rapporti.

In attesa di scuse che non arriveranno.

E in attesa che passi la bufera, perché la vita continua, malgrado tutto.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Domani mattina si alzerà da sola alle sei per andare in gita. Si preparerà da sola i panini. Andrà in stazione a piedi e tornerà dalla stazione a piedi.

P.S.: stasera durante la cena mi sforzavo di ricordare un episodio nel quale avessi mancato di rispetto a mio padre, volontariamente. Non me ne è sovvenuto alcuno (notare la finezza letteraria…).

Arrabbiata

2 maggio 2017 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Un po' di me | , | 19 commenti

La bella addormentata nel bosco

C’erano una volta un re e una regina disperati perché non riuscivano ad avere figli.

Che ci dò, che ci dò, che ci dò, un bel giorno la regina rimane incinta e nasce una bellissima principessina.

Allora il re organizza una grande festa, invitando sette fate, tutte giovani e belle (che era molto diverso dall’invitare Mastella o Cirino Pomicino al battesimo) e dona a ognuna di loro un astuccio d’oro massiccio con dentro cucchiaio, forchetta e coltello tutti tempestati di diamanti.

Ma ecco che si presenta alla festa una vecchia fata, che tutti credevano morta, non vedendola più in giro, e il re la invita a entrare, ma non le può donare l’astuccio come alle altre, perché ne aveva fatti fare giusto sette (braccino corto il re, eh?). Allora le fa un dono recuperato all’ultimo momento da un compro oro, ma la vecchia fata ovviamente s’incazza.

Quando è il momento di portare i doni alla bimba, la vecchia fata le affibbia invece una sfiga, predicendole che si sarebbe punta con  un fuso e sarebbe morta. Se non fosse successo, avrebbe trovato lavoro in un call center, che sarebbe stato anche peggio.

Ma alle sue spalle c’è una delle sette fate buone (pare fosse quella che c’avesse una mezza storia con il re), che riesce a stemperare questa profezia: la principessina non morirà, ma dormirà per cent’anni, finché un principe non la sveglierà.

Il  re fa bandire immediatamente tutti i fusi dal suo regno, ma arrivata a quindici anni la principessina, invece di continuare a farsi i cazzi suoi, pensa bene di andare a fare visita a una vecchia sarta che, un po’ rincoglionita, non sapeva dell’editto del re e continuava placidamente a fusare come se niente fosse. Ovviamente la principessina mette le mani dove non deve, si punge e si addormenta immediatamente.

La vecchia sarta chiama subito il 118, ma non c’è niente da fare: dopo un’attesa di tre giorni al pronto soccorso, la principessina viene dichiarata ufficialmente addormentata. Il re la fa depositare in un castello, su un letto d’oro e fa chiamare la fata che le aveva mitigato la sfiga. La fata arriva sul suo carro di fuoco trascinato dai draghi (al 50% di proprietà di petrolieri arabi) e con una serie di tocchi magici a ripetizione fa addormentare anche tutti i servitori, le guardie e perfino il cane, il gatto e il criceto del castello, così quando la principessina si sveglia troverà tutto come prima, e fa crescere tutt’intorno al castello una fitta vegetazione.

A questo punto il re vorrebbe fare ancora con la regina che ci dò, che ci dò, che ci dò, ma lei gli ricorda che non ne vale la pena, perché arriverebbe a malapena a un che ci dò solo, e forse manco quello.

Passano gli anni e un bel giorno un bel principe, durante la caccia, si chiede cosa c’è dentro quella fitta vegetazione dalla quale spuntano le guglie di un castello. Un suo servitore vorrebbe dirgli che se vede spuntare le guglie di un castello è perché forse dentro c’è proprio un castello (razza di deficiente, ma chi t’ha fatto principe?).

Il principe entra dentro e arriva alla stanza dove dorme la principessina e sta per chiedersi chi cazzo potesse essere, quando suona la sveglia del cellulare: sono passati cent’anni e la dolce princi si sveglia.

Il principe rimane folgorato dalla sua bellezza, un po’ meno dai suoi vestiti, che gli ricordano i tempi ante guerra, e i due cominciano a tubare, mentre tutt’intorno si risvegliano anche i servitori, le guardie e tutto il resto.

Quindi il principe decide di eleggere quella dimora a sua garconnièrre e per due anni fa avanti e indietro da casa sua alla magione della dolce principessa, sfornando ben due marmocchi, una femminuccia chiamata Aurora e un maschietto chiamato Giorno. A quel punto i due decidono di regolarizzare la loro unione e si sposano, così nel caso in cui al principe succeda qualche disgrazia, la princi può contare su una pensione di reversibilità di tutto rispetto.

Ma la madre del principe, regina orchessa, comincia a subodorare che c’è qualcosa che non va, perché vede il suo figliolo sparire per giorni interi e tornare tutto smunto che si fa fare un bottiglione di zabaione dai cuochi. Prova a chiedergli chiarimenti, ma lui si trincera dietro il diritto alla privacy.

A un certo punto il re, padre del principe e marito dell’orchessa, muore e il figlio, senza passare dalle primarie, eredita il regno, ma scoppia una guerra e deve partire. Lascia il regno in mano alla madre, raccomandandole di avere cura della moglie e dei figlioli.

Ma senza più il vincolo del marito e del figlio, salta fuori tutta la natura orchesca della regina che un giorno chiama il suo capocuoco e gli ordina: domani a pranzo voglio mangiare la piccola Aurora. Lui prova a obiettare, ma lei minaccia di sostituirlo con Cannavacciuolo e allora il cuoco si arma di coltellaccio e va nella stanza della principessa, prende la bambina, ma non ha il coraggio di ucciderla: la porta a casa sua e al suo posto cucina un agnellino, con una salsa così buona che la regina orchessa si complimenta con lui.

Passa un po’ di tempo e la regina orchessa chiama ancora il capocuoco e gli ordina: domani a pranzo mi voglio mangiare Giorno. Il pover’uomo si chiede perché mai quella vecchia stronza non fa come tutte le altre e si trova un toy-boy, invece di rompere le palle a lui e si comporta con il bambino come con la sorella: al suo posto cucina un caprettino, con una ricetta vista tempo prima a Masterchef che la regina si lecca le dita e gli concede pure un aumento di stipendio.

Passa altro tempo e la regina orchessa pensa che, avendo fatto trenta, tanto vale fare anche trentuno e quindi mangiarsi pure la nuora, che le è sempre stata alquanto sulle palle. Richiama il capocuoco e gli dice che se le cucinerà anche la principessa con delle salsine così appetitose come con i figli, gli aprirà un ristorante in centro che Cracco si roderà le palle per il resto della sua vita.

Il capocuoco pensa che se ha fatto fessa per due volte quella vecchia stronza, non è detto che gli riesca anche la terza, e poi un ristorante in centro è il sogno della sua vita. Prende il coltellaccio e va dalla princi, deciso a sgozzarla come uno dell’ISIS (previo video da mettere su youtube), ma alla fine la sua anima buona l’ha vinta e al suo posto cucina una giovane cervia.

E tutto si starebbe mettendo per il meglio, se un bel giorno la regina orchessa, facendo footing, non vedesse quelli che pensava di avere mangiato tutti belli felici e contenti che si stanno facendo un selfie davanti alla casa del suo capocuoco.

Incazzata come una biscia, la regina orchessa fa preparare in mezzo alla piazza un enorme vascone pieno di serpenti, coccodrilli, piovre e altre bestie schifose e ordina ai suoi sgherri di buttarci dentro la nuora con i figli, nonché il capocuoco con tutta la famiglia, ma per fortuna in quel momento torna dalla guerra il re, che aveva deciso di abbandonare le operazioni di terra e lasciare sul campo solo i droni.

Che cazzo sta succedendo qui? si chiede, ma prima ancora di ottenere risposta la regina orchessa si getta lei stessa tra le bestie schifose, che se la pappano in un sol boccone.

Fine della storia.

Morale: care fanciulle, chi dorme non piglia pesci e nemmeno marito. E se lo piglia, rischia addirittura di lasciarci le penne, nelle fauci della suocera.

Libera traduzione da “I racconti di mamma oca” di Perrault.

Buonanotte e buona settimana.

26 marzo 2017 Posted by | Libri, Notizie dal mondo fatato | | 44 commenti

Vincere… difficile

Illustration of Two Female Teenagers Arguing

Illustration of Two Female Teenagers Arguing

  1. Ti piace vincere facile, eh? recita una nota pubblicità, e giù una serie di situazioni nelle quali, appunto, si vince senza lottare.

Ma nella vita reale, lo sappiamo, non è quasi mai così (e quando lo è, c’è sotto il trucco).

Soprattutto, non è facile… vincere facile con gli adolescenti.

La piccola ha ormai raggiunto la veneranda età di quattordici anni e mezzo. E’ quell’età nella quale si sta sviluppando decisamente la voglia di indipendenza e da chi ci si rende indipendenti innanzitutto? Ovvio, dai genitori.

Gli studi degli esperti tendono a ridimensionare i contrasti tra adolescenti e genitori: non sarebbero così diffusi e così violenti; quando sono troppo violenti è perché ci sarebbero sotto altre cause, patologiche, e non dipende solamente dall’adolescenza. Purtuttavia, negli anni nei quali ci si sente più grandi di quello che si è, esiste una certa riluttanza a seguire i consigli dei genitori.

Se il genitore ti dice di andare a destra, l’adolescente andrà a sinistra, anche se la sua intenzione originaria era proprio quella di andare a destra. E come tornare indietro poi, con il rischio di sentirsi dire beffardamente dal genitore: “Hai visto? Te l’avevo detto io!” (la qual cosa, detto tra noi, fa innervosire anche chi ha la mia “veneranda” età).

Quindi, dove sta l’abilità del genitore nel fare in modo che il moccioso/a di turno segua il consiglio del Matusalemme  di turno? Sta nel conoscere il pargolo e nello stimolare proprio la sua voglia di indipendenza, portandolo autonomamente a fare quello che è meglio, per lui e per noi.

Se il lui/lei di turno dice, con atteggiamento di sfida: “Io vado a sinistra!“, è inutile che tu ti contrapponga alzando la voce e controbattendo: “No! Tu vai a destra!

Si creerà una situazione di tensione e di contrasto dagli esiti imprevedibili, soprattutto se il genitore, invece di smorzare il contrasto, aggiunge benzina sul fuoco, rispondendo alle provocazioni del moccioso/a.

Che fare quindi?

Anzitutto mostrare interesse a quello che vuole fare l’adolescente. Chiedergli il motivo della sua scelta. Se non ne vuole parlare, non insistere. Arriverà il momento nel quale lui/lei tornerà sull’argomento e vorrà approfondirlo. Guai a dare l’impressione che non ci si interessi dei suoi problemi o che al contrario se ne abbia un interesse eccessivo. Il moccioso/a cercherà di ottenere l’approvazione del genitore, ma senza che esso possa intestarsi una scelta che deve essere esclusivamente sua. E quale modo migliore per fare questo è quello di portarlo a riflettere sul fatto che è meglio andare a destra, facendo in modo che lui/lei stesso si convinca di questo?

Lo so che non è facile, ma almeno occorre provarci. E soprattutto occorre evitare di acuire i contrasti. E, last but not least, ricordarsi sempre che anche noi genitori siamo stati giovani, perché nessuno/a è nato imparato.

 

28 novembre 2016 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Sani principi | | 14 commenti

A te…

esami… che oggi hai affrontato il primo esame della tua vita scolastica, uno di quelli che devi guardare in faccia chi ti esamina e devi rispondere alle sue domande,

a te, che quando sei tornata a casa eri tutta felice perché l’esame “non era poi quella gran cosa” e gli scritti ti hanno detto che sono andati bene,

a te, che la tua amica del cuore ti ha accompagnato per tutta la mattina e domani tu farai altrettanto con lei,

a te, che stasera sei uscita a festeggiare con le tue amiche,

a te, cara figlia, auguro di affrontare con sicurezza tutti i prossimi esami che ti si pareranno davanti, di non abbassare mai la testa di fronte alle ingiustizie, di non farti turlupinare da chi possiede bei paroloni e di aiutare chi ha bisogno di una mano per superare una difficoltà.

Per quanto mi riguarda, spero di poterti accompagnare ancora per un po’ in questo lungo viaggio della vita…

Capitani coraggiosi

22 giugno 2016 Posted by | Notizie dal mondo fatato | | 14 commenti

Papà, tu sei strano…

E mo’ in storia siamo arrivati a studiare la nascita dei partiti socialisti nel diciannovesimo secolo!

Socialisti e comunisti…

“Papà, tu sei socialista?”

“Io? Giammai! Io sono comunista!”

“E ateo?”

“Certo, comunista e ateo. Dillo alla tua prof.”

“E allora perché leggi i libri su Dio, Gesù e la Chiesa?”

“Perché per combattere al meglio il nemico, bisogna conoscerlo”

“Papà, tu sei strano…”

inchiesta Maria

Avrà detto così per via dell’ultimo libro che ho comprato?

Mah…

24 novembre 2015 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Religione, Scuola, Storie ordinarie | , , | 4 commenti

Snoopy

Linus1Io me le ricordo bene le vecchie edizioni BUR delle strisce di Linus.

Ricordo che negli anni settanta erano vendute in edicola e avevano un fascino particolare: alcune delle strisce erano delle vere e proprie sciabolate.

In tutto il mondo di questo grande artista che è stato Schulz, un posto particolare ha sempre occupato Snoopy.

Che cos’ha Snoopy in più (o di diverso) rispetto ai bambini di Schulz, a parte il fatto che non è un bambino?

Il suo muso e le sue pose sono un concentrato di simpatia.

Snoopy è un cane che non si sente un cane; che sa viaggiare con la fantasia (e come viaggia…); che sa sviluppare una tenerissima amicizia con un piccolo uccellino.snoopy-e-woodstock-amati

Snoopy è il buono tra i buoni, è un bambino che – in più rispetto agli altri bambini – abbaia anche (e se un amico abbaia – dice una volta a Charlie Brown – è affidabile al 100%).

Nelle sue prime apparizioni, Snoopy aveva un aspetto più “canino”, con il muso appuntito e camminava sempre a quattro zampe.

Con il passare del tempo il suo aspetto si è “umanizzato”. Il suo naso si è ingrandito e ammorbidito (qualcuno ha scritto che il suo naso ha un forte valore protettivo, da accogliente seno materno).

snoopy2I suoi pensieri sono diventati parole; i suoi baci sono taumaturgici; la sua filosofia di vita è semplice ma al contempo profondamente completa.

Snoopy è il bambino che tutti siamo stati, che ha sognato di essere il calciatore più forte del mondo o che guidava una Ferrari da un volante di legno attaccato alla ringhiera del balcone di casa (con un mattarello di plastica legato sotto – nel mio caso – a fare da leva del cambio).

Snoopy è quello che non siamo più, che abbiamo sognato di essere ma non ci siamo riusciti, forse non ci abbiamo creduto, oppure il nostro destino era semplicemente un altro.

Ma in qualche parte di noi, i nostri vecchi sogni ci sono ancora. Forse ogni tanto tirarli fuori e abbandonarcisi non ci farebbe male.

Musica!

 

8 aprile 2015 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 27 commenti

No comment…

Ritrovata oggi nel fare le pulizie tra le mie carte.

Letterina-1

 

 

18 gennaio 2015 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie | | 9 commenti

Aiuta il prossimo tuo…

disegno_bambino1Due giorni fa ho avuto questa discussione con mia figlia.

“Papà – mi ha chiesto – quando siamo tornati da tennis hai visto camminare sul marciapiede verso casa nostra una bambina?”

Effettivamente avevo visto una bambina sul marciapiede, con lo zaino in spalla, e mi aveva sorpreso un po’ vederla a quell’ora, alle sette di sera, al buio, camminare da sola.

“Sì – ho risposto – l’ho vista. Chi era?”

“Quella era A., la mia compagna di classe.”

“E perché non me l’hai detto subito, che avremmo potuto darle un passaggio?”

“A. fa molte assenze da scuola. Non fa mai i compiti. Le hanno tagliato i capelli perché aveva i pidocchi. E non si lava mai e puzza. Ne abbiamo anche parlato a scuola, quando lei non c’era.”

A. vive nelle case popolari che stanno vicine a noi. La casa credo sia della nonna, nella quale è confluito il resto della famiglia. Una di quelle situazioni di disagio che si diffondono sempre di più, e di cui i bambini spesso ne pagano le conseguenze.

“Spero che a scuola ne abbiate parlato bene. Diciamo che A. è meno fortunata di te. Se tu fossi nelle sue condizioni, forse faresti come lei. Perché qualche volta non la inviti a fare i compiti insieme a te?”

“Che vuol dire che è meno fortunata di me?” mi ha chiesto mia figlia, sdraiata sul divano, al caldo, in attesa che cuocessero le bistecche con il contorno di piselli e con in mano l’ipad.

“Vuol dire che forse lei non ha tutte le cose che hai tu. Vuol dire che lei, senza averne alcuna responsabilità, è nata e cresciuta in una situazione diversa dalla tua. Forse non ha l’ipad, i libri, non va a tennis, i genitori non l’aiutano con i compiti, forse adesso non ha nemmeno le bistecche da mangiare.”

“Ma lei parla poco con me. Mi chiede i compiti alla domenica sera e poi chiude subito il telefono.”

“E tu prova qualche volta a invitarla a fare i compiti qui, insieme a te. Bisogna sempre aiutare chi è meno fortunato. Non ti ricordi quando hai regalato il quaderno al tuo compagno di classe? Ma non vi insegnano proprio una mazza in quella lezione settimanale all’azione cattolica in preparazione della cresima? Cioè, gli educatori a parte sfoggiare gli smartphone, i vestiti, le scarpe e via dicendo, che cavolo fanno?” (non ho usato la parola “cavolo”…)

A questa domanda non ho avuto risposta, ma spero di avere almeno instillato il seme del dubbio…

P.S.: ogni tanto però di apre un barlume di speranza, in questo disgraziato Paese.

A mano a mano…

14 gennaio 2015 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Sani principi, Storie ordinarie | , | 5 commenti

E no, eccheccazzo!

diario segretoA volte basta un attimo per rimescolare la vita di un genitore, per rimettere in discussione le sue certezze e le sue capacità di educatore, di accompagnatore.

Basta che una sera ti metti a cercare quella vecchia carta che ti serve proprio per il giorno dopo e cominci a ribaltare giornali, riviste, bollette, ricette e scopri quei due foglietti di un quadernetto colorato.

Due foglietti scritti a matita da tua figlia: due pagine di un suo diario; di un diario forse mai proseguito; due pagine dimenticate, avvolte nell’oblio di una fanciullezza scanzonata, ingenua, ma forse già più problematica di quanto tu possa pensare.

Che faccio: leggo o non leggo?

In fondo quelle due paginette se ne stanno lì da mesi, perché sono datate settembre 2013 (e già, hai già iniziato a leggere…) e avrebbero benissimo potuto andare perse, stracciate più o meno inconsapevolmente.

Che faccio: leggo o non leggo?

Non puoi certo essere accusato di violazione della privacy, perché chi non vuole essere violato le cose le nasconde, mica le lascia in giro. O forse le lascia in giro proprio perché tu, prima o poi, le legga.

Che faccio: leggo o non leggo?

E comunque tu sei un genitore, mica il primo pincopallino qualunque e su quelle pagine sta scritto “dedicata al mio papà” ed è tuo dovere, sacrosanto dovere, sapere.

Ok, leggo.

E allora inizi a leggere e ti si gonfia il cuore di fronte a tutte quelle gentili, delicate, amorevoli espressioni che tua figlia, nel segreto delle sue confessioni, ti ha dedicato e già ti sembra che la tua vita sia migliorata, quando leggi quella frase, quelle poche parole che ti colpiscono dritto al cuore, che fanno franare le tue certezze, che sovvertono l’ordine di priorità che finora avevi dato alla tua vita e comprendi, in un attimo, di avere fallito.

E quelle parole ti resteranno nell’anima per sempre, indelebilmente marchiate a fuoco nel tuo orgoglio, ormai distrutto.

Quelle parole:

Papà, per me sei come il Milan, sempre nel cuore.

Come il Milan?????

👿

faccina disperata

Vabbe’, consoliamoci con questa…

17 gennaio 2014 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie | | 20 commenti

Il regalo inaspettato

snoopyE così è arrivato (e ormai anche trascorso) il tuo undicesimo compleanno.

Quando ti osservo mi accorgo di tutti i cambiamenti che vi sono stati, soprattutto in questi ultimi mesi.

Rivedo la foto di un giorno di settembre di cinque anni fa: una timida bambina che, al suo primo giorno di scuola, era passata a salutare il papà e la nonna.

Sono stati cinque anni esaltanti, ma anche difficili. Abbiamo fatto un sacco di cose insieme. Non so se sono stato un buon padre, ma questo hai e questo ti devi tenere.

Fra un paio di mesi dovrai iniziare una nuova avventura, ma stavolta non dovrai più passare a salutare il papà.

Stasera, in pizzeria, ti avevamo anticipato che, oltre allo smartufone (che si è rotto dopo dieci giorni dall’acquisto, confermando così in maniera inequivocabile la mia sfiga innata negli aggeggi tecnologici, ma tu non te la sei presa più di tanto), ai vestiti (ora da ragazzina, non più da giocatore di rugby…) e ai regali dei nonni, ne avresti ricevuto un altro.

Oggi hai cercato di farmi parlare, ma sono rimasto muto come un pesce. Come sei rimasta tu, in un primo momento, quando ti abbiamo detto che la mamma e il papà tornavano a vivere insieme; che saremmo tornati a vivere insieme tutti e tre.

Quindi ora la nuova avventura inizia per tutti.

Auguri, piccola.

P.S.: la vita non smette mai di sorprenderci… 

Un grande salto

10 luglio 2013 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Questa poi..., Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 24 commenti