Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ci siete ancora?

Tutti, intendo dire…

Toto – Africa

10 giugno 2020 Posted by | Questa poi... | | 11 commenti

Rincoglionimento?

Credo che periodicamente il cervello vada resettato (vale per chi ce l’ha, ovviamente).

Essendo che oggi, 1° maggio, sono a casa dal lavoro, il mio cervello ha preso questo giorno come se fosse domenica.

Tutto quello che faccio/ho fatto, quindi, è calibrato sulla giornata festiva.

La qual cosa sarebbe comunque tollerabile, se non che, ovviamente, il mio cervello ragiona come se domani fosse non sabato, bensì lunedì.

Se domani stessi a casa dal lavoro, probabilmente il mio cervello si metterebbe un po’ in riga, ma considerato che domani devo andare a lavorare, credo che mi comporterò come se fosse non la fine della settimana corrente, bensì l’inizio della prossima, con tutte le conseguenze del caso.

Aprirò l’agenda su lunedì 4 maggio, guarderò gli impegni della giornata e inizierò a telefonare a destra e a manca e non trovando nessuno mi incazzerò e minaccerò ritorsioni devastanti, fintantoché non rientrerò nei ranghi.

Sperando che poi lunedì non lo scambi per mercoledì…

Mina – Ancora ancora ancora

1 maggio 2020 Posted by | Pensieri disarcionati, Storie ordinarie | , , | 3 commenti

Come facevano le persone…

… prima della carta igienica?

Leggete, leggete.

Un po’ di cultura non fa mai male.

 

5 aprile 2020 Posted by | Questa poi... | | 2 commenti

Le mie risposte alle grandi domande

Sto diventando vecchio (N.B.: non ho scritto “sono vecchio”, ho scritto che lo sto diventando).

La cosa si vede anche dalle fissazioni, dai chiodi fissi che mi prendono.

Per esempio, da tempo, quando mi siedo sul water, mi trovo a pensare: ma l’universo quali confini può avere? Se si espande continuamente, cosa c’è oltre i suoi confini?

E rimango lì a pensare, perché la mia mente non riesce a concepire che una cosa, già immensa di per sé, possa espandersi a una velocità tale che nemmeno possiamo immaginarci.

Come il cacio sui maccheroni è uscito questo libretto, allegato a Repubblica,e  ovviamente me lo sono comprato subito.

Il grande Stephen Hawking ha scritto questo libro nell’anno prima di morire.

Con un po’ d’ironia e tanta pazienza, ci spiega che probabilmente l’universo si è creato spontaneamente dal nulla.

Il Big Bang ha prodotto un’enorme quantità di energia positiva, e contemporaneamente ha prodotto la stessa quantità di energia negativa, che si azzerano a vicenda: l’universo nel suo complesso ammonta a nulla.

E nell’istante del Big Bang ha iniziato a esistere anche il tempo: prima non esisteva.

Le nostre menti finite faticano a comprendere un universo infinito.

Le galassie si allontanano le une dalle altre: basandosi sull’attuale velocità di espansione, tra i dieci e i quindici miliardi di anni fa dovevano essere vicinissime. Probabilmente l’universo ha avuto inizio allora.

Noi viviamo in uno spazio tridimensionale, ma lo spazio di dimensioni ne ha dieci, più il tempo: sette di queste dimensioni sono “compattate”, cioè arrotolate su sé stesse.

Riusciremo a colonizzare lo spazio? Probabilmente sì, anzi secondo Hawking dobbiamo farlo, perché la Terra non può resistere alla pressione alla quale la sottoponiamo, ma i viaggi spaziali saranno difficili per noi: troppo lunghi gli spostamenti interstellari. Il viaggio verso la stella a noi più vicina richiederebbe otto anni e uno fino al centro della galassia cinquantamila.

Ma secondo la teoria della relatività, se si può viaggiare più veloci della luce si può anche tornare indietro nel tempo: parto stamattina e arrivo ieri sera.

Per non parlare poi dei buchi neri. E di tutta la problematica dell’intelligenza artificiale.

Insomma, Hawking avrà anche dato le sue risposte, ma la mia permanenza sul water non si è semplificata di molto (e se potessi tornare indietro…).

Gente metropolitana

23 marzo 2019 Posted by | Notti insonni, Pensieri disarcionati | , , | 2 commenti

The langoliers

Più che una storia, un incubo (come tutte le storie di King) per i passeggeri del volo 29 American Airlines per Boston, che si svegliano e scoprono di essere rimasti solo in una decina: tutti gli altri – piloti compresi – sono scomparsi.

Ma la cosa più terrificante è che è scomparso anche il mondo sotto di loro e quel poco che resta sta per essere inghiottito dai langolieri.

Nelle storie di King c’è sempre un significato recondito, nascosto. Forse questo è che il passato non ritorna, inghiottito, fatto a pezzi, sbranato. E se si rivive qualcosa del passato è una cosa nuova: mai rimuginare su quello che si è perso, ma concentrarsi su quello che rimane.

Degno ultimo libro letto quest’anno, che si spalanca sull’ignoto con una serie di inquietudini non da poco.

Mi guardo alle spalle solo per rivedere le storie che mi hanno accompagnato: sono passato attraverso i quattro libri della Ferrante de L’amica geniale (lo so, devo ancora commentare l’ultimo, quello finale, ma ci sto ancora pensando, e comunque non ho intenzione di vedere la serie tv); Cristo si è fermato a Eboli, L’Agnese va a morire, fino ad arrivare al monumentale M.

Una sedicina di libri (si può dire sedicina, no? Se si dice quindicina…).

Buoni propositi per il 2019: arrivare al 2020.

Buon anno a tutte/i

31 dicembre 2018 Posted by | Pensieri disarcionati, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 18 commenti

Latito

Lo so, latito, ma in questo periodo, per un motivo o per l’altro, mi sento preso.

Stasera avevo in programma di scrivere qualcosa, ma oggi la notizia della rottura tra Matteo ed Elisa mi ha lasciato di stucco. Sono ancora basito adesso.

Ma del resto la psicologa l’aveva detto: stirare le camicie logora!

Eppure io mi ero abituato al menage della coppia: in fondo una che presenta un programma di cucina senza sapere cucinare si accoppiava bene con uno che fa il ministro dell’interno senza saper ministrare.

Ora però si apre un dilemma: il ministro avrà più tempo per pensare e sparare cazzate, oppure si concentrerà nella ricerca di una nuova compagna?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Noi resistiamo…

Non potho reposare

 

6 novembre 2018 Posted by | Pensieri disarcionati | | 9 commenti

Il giardino dei Finzi-Contini

Un romanzo fine e delicato, che però non è riuscito a entusiasmarmi.

Sinceramente, mi aspettavo di più.

Il tenero ricordo del rapporto di un giovane con una famiglia dell’alta borghesia ferrarese: la casa, il giardino, il padre, il figlio Alberto e la figlia Micol, della quale s’innamorerà, non ricambiato.

Tutto qui, non mi ha lasciato dentro niente di particolare questo libro, anche se la quarta di copertina dice che il romanzo “è entrato nel cuore dei lettori”.

Quando non apprezzo un’opera importante mi viene sempre il sospetto di non avere capito una beata mazza di quello che ho letto, di non avere gli strumenti giusti per apprezzarla, e allora mi dico: me la rileggerò fra dieci o vent’anni. E a volte l’ho fatto, come per esempio con Il maestro e Margherita e ne ho ricavato sensazioni completamente diverse.

Chissà, forse lo farò anche con questo.

Però un merito questo libro l’ha avuto: è come se mi avesse aperto una finestra su ricordi di alcuni anni fa.

Così pensavo oggi mentre, in auto, tornavo dal cinema: ma rileggere un libro che non è piaciuto non sembra un po’ come tentare di fare rinascere un amore ormai defunto?

Pensieri disarcionati, eh?

Vabbe’…

Ancora ancora ancora

20 ottobre 2018 Posted by | Libri, Pensieri disarcionati, Ricordi, Rimpianti | , , | 16 commenti

L’eterno dilemma…

Meglio la bionda o la bruna?

Bonanotte!

27 dicembre 2017 Posted by | Musica, Questa poi... | , , | 16 commenti

La teoria della pozzanghera

Questa l’ho elaborata tra ieri sera e stamattina (cioè stanotte).

A dire la verità, ero partito riflettendo su quelle persone che continuano a lamentarsi, che hanno fatto del lamento una ragione di vita.

Poi, non so per quale collegamento, mi sono focalizzato su quelle persone che non affrontano i problemi e da lì mi è venuta la teoria della pozzanghera.

Vi sono diversi modi di affrontare i problemi (affrontare, non necessariamente risolvere). Uno di questi, che oggi va alla grande, è negare che esistano. Negare che esista un problema per queste persone risolve il problema stesso: se non esiste, che problema può mai essere?

A volte però i problemi sono talmente evidenti che nemmeno questa spudoratezza può resistere, per cui scatta la seconda opzione: scaricarli sugli altri.

Ed è qui che mi è venuta fuori la teoria della pozzanghera.

Se voi immergete i piedi in una pozzanghera (a Roma avreste soltanto l’imbarazzo della scelta), vi inzuppate, vi infangate, vi inzaccherate, vi insudiciate. Vedrete le vostre belle scarpine, magari appena acquistate approfittando del blec fraidei, trasformarsi in una polpetta di cartapesta.  E se scalciate, la situazione non può che peggiorare.

Se invece scegliete un momento in cui intorno alla pozzanghera stanno altre persone e ci saltate dentro improvvisamente, uscendone subitissimo, otterrete l’effetto di sporcarvi di meno e inzacchererete gli altri, i quali è vero che vi manderanno a quel paese, ma intanto li avrete coinvolti nel vostro problema.

Che poi, se proprio voleste fare i bastardi, potreste anche gettare un quotidiano sulla pozzanghera (che almeno servirebbe a qualcosa) così non vi sporchereste proprio (soprattutto se è uno di quei quotidiani belli corposi, come Repubblica, che l’acqua prima di passare tutte le pagine ce ne vuole…).

Capito?

Ora mi leggo l’ultimo capitolo del mio libro e poi me ne vado a nanna.

Buonanotte.

P.S.: oggi a pranzo ho mangiato i pizzoccheri. bboni!

Aveva una splendida voce

23 novembre 2017 Posted by | Pensieri disarcionati, Un po' di me | , | 14 commenti

Cosa aspettarsi ancora dalla vita (pensione a parte)?

Cage for bird

Che non è mica roba da poco, eh (parlo della pensione…).

Allora, aspettando l’inarrivabile lascito del mondo del lavoro, mi sono arrivati un paio di messaggi di questo tenore: “Non mi aspetto più niente dalla vita“.

A tutta prima il messaggio mi è sembrato una resa, un abbandono della partita. Poi ci ho riflettuto bene e mi è sembrato… una resa, un abbandono della partita.

E mi sono chiesto: ma cosa mi aspetto io dalla vita?

E’ presto detto.

Anzitutto, mi aspetto di vivere ancora un po’. Quel tanto che basta per rendere un po’ più forte mia figlia.

Poi mi aspetto di vivere un po’ meglio, cioè di migliorare la mia qualità di vita, il che non guasta mai.

E poi…

E poi mi aspetto delle grandi novità, perché la vita riserva sempre sorprese.

Che siano positive o che siano negative, sempre sorprese sono.

Insomma, dire che non ci si aspetta più niente dalla vita mi sembra un po’ troppo… poco.

Ecco.

Vita

21 novembre 2017 Posted by | Pensieri disarcionati, Un po' di me | , | 13 commenti