Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

La legge di Murphy

Prenotato in libreria e ritirato oggi (ogni tanto bisogna fare lavorare anche le librerie…).

Me lo gusterò pian piano.

Questo libro mi ricorda una cosa, ma me la tengo per me.

Impossibile non ricordare la prima e forse fondamentale legge:

Se qualcosa può andar male, lo farà.

A presto.

7 settembre 2021 Posted by | Libri, Pensieri disarcionati, Storie ordinarie | | 4 commenti

I duellanti

La lettura di questa novella secondo me è più semplice di quanto possa apparire: ecco cosa può succederti se nella tua vita, mentre stai svolgendo un’attività banale, incontri una testa di cazzo.

Lo so che gli estimatori di Conrad inorridiranno a questo mio commento (ma non so se saranno poi tanti a leggerlo), ma secondo me, stringi stringi, quello che ha voluto dire l’autore è proprio questo.

Stai vivendo serenamente, senza rompere le palle a nessuno, e un coglione testardo e orgoglioso ti costringe a rovinarti la vita per un decennio e mezzo. E’ quello che succede al tenente, poi capitano, poi colonnello e poi generale D’Hubert, costretto a duellare per quindici anni con il tenente, poi capitano, poi colonnello poi generale Feraud.

Una novella anche drammaticamente attuale, perché di teste di cazzo c’è pieno il pianeta e schivarle diventa sempre più difficile.

P.S.: io ho proprio l’edizione della foto. Un allegato al giornale l’Unità del 1997. Che tempi…

3 agosto 2021 Posted by | Libri | | Lascia un commento

Il sopravvissuto

Giugno 2001.

Una commissione d’esami di maturità sta iniziando il suo lavoro in un anonimo liceo di un anonimo paese della grande pianura italiana, fra il caldo, la noia e la seccatura di un compito ormai quasi burocratico.

Il primo studente che si deve presentare è Vitaliano Caccia, già bocciato l’anno precedente e candidato dal collegio dei docenti a una seconda bocciatura.

Vitaliano si presenta con qualche minuto di ritardo e quando arriva il momento d’iniziare l’esame estrae una pistola e uccide sette degli otto professori della commissione. Lascia vivo soltanto Andrea Marescalchi, professore di storia e filosofia. Non gli punta addosso l’arma ma un dito, prima di sparire definitivamente.

Il libro ruota attorno, per quasi quattrocento pagine, al dramma di questo professore quarantenne che si chiede il perché di questo fatto e soprattutto perché lui è stato lasciato in vita.

Cerca di scoprirlo anche la polizia e il ministero, ma con tesi e ipotesi strampalate.

Il professore invece rivede a ritroso il suo rapporto con Vitaliano, soprattutto nell’ultimo anno. Vitaliano è quello che si potrebbe definire un “bello e dannato”, con il quale però il professore sembra essere l’unico ad avere aperto un canale di comunicazione. E di questo ne sono consapevoli anche i suoi colleghi professori e gli altri studenti della classe, alcuni dei quali dapprima sospettati di complicità nella strage, una complicità esistente soltanto agli occhi di una polizia fredda e burocratica.

Il libro si snoda tutto su questo dramma, il dramma di un sopravvissuto a un evento altamente traumatico e le sue riflessioni sul mondo della scuola e sul rapporto con gli studenti, anzi con la gioventù che rappresentano.

Il filane è banale, forse come tutta la storia.

A dire la verità, essendo io stesso sopravvissuto a un evento traumatico (con il correlativo “disturbo da stress post traumatico“), non mi sono riconosciuto molto nel protagonista, ma probabilmente ognuno reagisce a modo suo.

Pubblicato nel 2005, il libro ha vinto il premio Campiello.

Consigliato: dipende. Non è un poliziesco, è un’indagine, ma nella mente.

1 agosto 2021 Posted by | Libri | | Lascia un commento

Il cervello non ha età (3)

Parte seconda: il cervello pensante. La memoria.

Non pensate che nel cervello esista un unico sistema mnemonico, come un singolo hard disk. Il cervello è più simile a un laptop di alto livello dotato di venti o trenta hard disk separati e ciascun sistema ha il compito di elaborare uno specifico tipo di memoria. I sistemi comunicano tra di loro, ma non si sa in che modo.

Abbiamo per esempio la memoria dichiarativa, chiamata così perché si tratta di ricordi facili da dichiarare, che a sua volta è suddivisa in memoria semantica e memoria episodica. E poi c’è la memoria procedurale (quando mi siedo in auto per guidare, compio meccanicamente una serie di azioni, quasi senza accorgermene).

Una cosa che hanno in comune tutti i sistemi mnemonici è che si formano a partire da esperienze apprese.

La memoria semantica, una di quelle che serve a ricordare i fatti, non si deteriora con l’età, anzi, l’accesso al suo database aumenta con il passare degli anni.

Nemmeno la memoria procedurale si logora troppo in fretta, che rimane più o meno stabile.

Insomma, gli anziani hanno un cervello pieno di esperienze alle quali attingere e hanno un processo decisionale più ponderato e meno impulsivo: è più lento perché devono soppesare diverse alternative. Tutto questo potrebbe chiamarsi saggezza.

Peccato però che non tutti i sistemi mnemonici si mantengano bene con l’età.

La memoria di lavoro (in passato definita memoria di breve termine) non è semplicemente un deposito temporaneo di informazioni; è invece uno spazio dinamico, con componenti che hanno funzioni diverse.

I deficit della memoria di lavoro possono rivelarsi nei modi più imbarazzanti: si perdono le chiavi, ci si dimentica di quello che si stava per dire o per fare o si perde il filo. Il deterioramento può essere drammatico: tra i venti e i trent’anni si ottiene un punteggio di 0,6; a quarant’anni il punteggio è 0,2; a ottanta è di -0,6.

E c’è anche da dire che le abilità della memoria di lavoro sono ereditarie.

Anche la memoria episodica peggiora con l’età: tra i venti e i settant’anni c’è un calo del 33%. La memoria episodica unisce due elementi: le informazioni che vengono richiamate e il contesto a cui queste informazioni vengono riferite. Quest’ultimo elemento appartiene esclusivamente alla memoria episodica e prende il nome di memoria sorgente ed è proprio quest’ultima che viene messa fuori combattimento.

In un esperimento, alcuni soggetti giovani e anziani dovevano guardare delle persone che tenevano dei discorsi. In seguito è stato chiesto di richiamare alla mente i contenuti dei discorsi, poi di abbinarli alle persone che li avevano esposti. Giovani e anziani erano entrambi in grado di ricordare i contenuti (memoria semantica), ma per gli anziani era molto più difficile individuare la persona che li aveva pronunciati (memoria sorgente). A livelli acuti, siamo in presenza delle caratteristiche distintive dell’Alzheimer.

Che fare allora?

Tornare a scuola, sperimentare qualcosa di nuovo, acquisire l’abitudine dell’apprendimento permanente. Un cervello anziano è perfettamente in grado di apprendere cose nuove, ma per farlo occorre immergersi in ambienti dove si impara, tutti i giorni.

Occorre impegnarsi. O attraverso l’impegno ricettivo (imparare qualcosa passivamente, con rilassatezza), ma soprattutto con l’impegno produttivo (confronti attivi, stimolanti, persino aggressivi).

Anche insegnare ad altri è utile, imparare lingue nuove, praticare musica, lettura intensa, fare esercizio fisico e meditazione; dormire a sufficienza, mangiare sano e frequentare buone compagnie (vabbe’, qui cadiamo nel buonsenso…).

E, dulcis in fundo, stare alla larga dagli schermi a luce blu dei dispositivi elettronici (ettepareva…).

5 luglio 2021 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 1 commento

Il cervello non ha età (2)

Parte seconda: il cervello pensante. Lo stress.

Quando siamo stressati, il corpo riversa grandi quantità di ormoni nel sangue, che stimolano il sistema cardiovascolare, incrementando il battito cardiaco, alterando la pressione sanguigna e sovraccaricando di ossigeno i muscoli. Ma il corpo recluta anche un altro ormone: il cortisolo, che prende di mira l’ippocampo, che detiene in custodia alcuni tipi di memorie. E’ l’ippocampo che decide quando interrompere la secrezione di cortisolo, quando la minaccia è passata, perché se la sua presenza si protrae più del necessario, l’ormone dello stress inizia a danneggiare l’organismo, cervello incluso.

Il cortisolo è normalmente alto al momento del risveglio (in passato dovevamo difenderci dai predatori) e poi, se c’è calma in giro, si abbassa: il calo può essere anche dell’85%.

Questo sistema è concepito per affrontare uno stress di breve durata. Il problema della società moderna è che si può rimanere ingabbiati in situazioni stressanti che durano anni. L’esposizione a uno stress incessante può generare disturbi depressivi e disturbi d’ansia, che sono veri e propri collassi dei sistemi cerebrali.

Intorno ai quarant’anni i livelli di base del cortisolo iniziano a innalzarsi, smettendo di seguire l’andamento alto/basso/mattino/sera e scivolano verso l’alto. Non rispondiamo più rapidamente o energicamente alle minacce e non ci calmiamo più rapidamente una volta che la minaccia è passata.

Se alcuni ormoni rimangono in circolazione nel sangue, come il cortisolo, possono generare malattie che colpiscono tutti gli anziani: diabete, osteoporosi, disturbi vascolari.

Il cortisolo può anche danneggiare specifiche aree del cervello, come l’ippocampo. Quando troppo cortisolo resta in circolo troppo a lungo, può distruggere il tessuto ippocampale, causando l’atrofizzazione dell’organo. Alcuni neuroni muoiono e in questo consiste il danno cerebrale prodotto da un eccessivo stress. E i neuroni che non muoiono possono perdere la capacità di connettersi tra loro.

Un altro bersaglio dell’aggressione del cortisolo è la corteccia prefrontale, implicata nella pianificazione, nella memoria di lavoro e nello sviluppo della personalità, con danni rilevanti a queste funzioni. Si stenta a tenere a freno le emozioni e si entra in un continuo stato emotivo di “combatti o fuggi”.

Una strategia per affrontare questa situazione è quella della mindfulness, cioè una serie di esercizi contemplativi attraverso i quali concentrare il cervello sul presente, anziché sul passato o sul futuro. Gli esercizi hanno due componenti principali. Il primo è la consapevolezza del presente, prestando attenzione ai minimi dettagli di qualsiasi cosa stia avvenendo qui e ora, escludendo tutto il resto. Il secondo è l’accettazione, cioè la capacità di non giudicare le proprie esperienze. Detto in parole povere, la mindfulness ha un effetto calmante.

Spandau Ballet – Through the Barricades

3 luglio 2021 Posted by | Libri, Manate di erudizione, Salute, Storie ordinarie | | 1 commento

Central Park

Non posso svelare chi è il vero protagonista di questo romanzo giallo, perché altrimenti darei la chiave di lettura per comprendere tutta la storia, fin dall’inizio (o quasi).

Certo che i gialli di una volta erano diversi (o forse ero io più giovane).

Comunque la “trovata” dell’autrice mi ha spiazzato, e non posso svelarne il motivo, per la stessa ragione di cui sopra.

Secondo me è un buon libro da ombrellone.

Se poi lo si compra con la formula “1+1” lo si paga meno di 5 euro e oggi con 5 euro cosa fai? Manco ci prendi il carrello al supermercato!

29 giugno 2021 Posted by | Libri | | Lascia un commento

Il caos nel mio cuore

Quali sono le regole per scrivere e leggere un libro?

Poche, secondo me quattro.

La prima: la grammatica. Nel libro ci devono essere i punti, le virgole e i punti e virgola, ma messi al posto giusto, non a casaccio. E poi le frasi: né troppo corte né troppo lunghe. E i paragrafi: bisogna sapere quando proseguire e quando è il caso di andare a capo.

La seconda: i dialoghi. I dialoghi nelle storie sono diversi da come sono nella realtà: non sono la ripetizione del semplice linguaggio parlato, ma non devono nemmeno essere troppo artificiali. Una via di mezzo, insomma, ma una via di mezzo non facile da costruire.

La terza: i personaggi. I personaggi devono essere ben strutturati, perché un romanzo non è un racconto, dove si scrive solo lo stretto necessario. Il romanzo è una storia, e i personaggi vi portano dentro anche la loro storia.

La quarta: la trama. Se uno sa scrivere, sa costruire i dialoghi, sa inventare dei personaggi interessanti, ma poi non sa collocare tutto questo all’interno di una storia, allora fa prima a buttare tutto nel cesso e a darsi alla cucina.

Quando la mia amica mi ha informato di avere scritto questo libro, per un attimo confesso di avere pensato: “Ommadommania! Eccola qua un’altra che, in un periodo di bonaccia, si è cimentata con la letteratura!

Ho scaricato l’e-book più per curiosità che altro, anche se già nel riassunto sul sito di IBS c’era qualcosa che non mi quadrava: era scritto stranamente bene.

“Poco male – ho pensato – facile scrivere la quarta di copertina. Il bello è vedere se c’è qualcosa anche dentro alla copertina!”

E così ho iniziato a leggiucchiare questa storia rosa, sentimentale, e mi ci sono staccato soltanto alla fine.

Che dire? E’ scritto bene, i dialoghi sono ben strutturati, i personaggi hanno la giusta caratterizzazione e la trama ha un suo filo logico. In giro si legge ben di peggio. Sono sicuro che l’autrice, se coltiva questa sua passione, può riscuotere successo nell’ambito di questo genere. Chi ama le storie romantiche, a lieto fine non rimarrà deluso. Se devo essere sincero nelle ultime pagine mi aspettavo che la protagonista si risvegliasse da un bel sogno.

Emma – questo il nome della protagonista – a volte mi sembrava di immaginarla, con i suoi capelli rossi, un caratterino “pepato” e… lassamo perdere! L’altro personaggio che mi ha ispirato simpatia è Tessa, “sorello” dell’altro protagonista (sorello con la “o” finale) Eric, il tenebroso uomo d’affari che “mette la testa a posto” per Emma. La scrittura non scade mai nella volgarità, anche se l’autrice “ci dà dentro” con le scene d’amore.

Se proprio devo fare un appunto sulla scrittura, in qualche parte c’è forse qualche aggettivo di troppo, ma questo è un difetto che hanno tutti gli scrittori alle prime armi. E in alcune parti c’è qualche lettera mancante, ma si tratta veramente di pochissimi casi, dei quali non ho nemmeno preso nota.

Se l’autrice coltiverà questa sua passione (che – come scrive lei alla fine – l’ha tenuta in un’altra dimensione per un paio d’anni) e non demorderà nel contattare le case editrici, sono sicuro che potrà avere delle belle soddisfazioni.

Complimenti!

30 Maggio 2021 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 3 commenti

Il cervello non ha età (1)

Parte prima: il cervello sociale. L’amicizia e la felicità.

Ho scelto di leggere questo libro scritto da John Medina, che è un biologo molecolare statunitense, perché la materia mi interessa molto.

Anzi, per essere precisi ho scelto di rileggerlo, perché della lettura precedente (terminata a novembre 2018) non ricordo assolutamente nulla.

Questo è il motivo per cui ho scritto che il tema mi interessa molto: perché da diverso tempo lamento problemi di memoria. Ricordo di averne parlato una volta al mio medico, ma lui non ha dato importanza alla cosa. Ora invece ho deciso di approfondire la questione.

Ma per tornare al libro, uno dei primi concetti espressi è che esiste una solida correlazione tra rapporti sociali e facoltà cognitive. Ovviamente devono essere interazioni sociali positive, che riducono lo stress (che indebolisce il sistema immunitario) e costituiscono un allenamento per il cervello, perché le amicizie intense e coinvolgenti richiedono lavoro.

Le relazioni con persone che vogliono avere il controllo sulle emozioni, che sono invadenti o aggressive vanno interrotte.

Al cervello inoltre fa male la solitudine eccessiva, l’isolamento sociale cronico, che causa danni paragonabili a quelli del fumo o dell’obesità. Che fare per debellarla? Ballare. Qualsiasi tipo di ballo va bene, perché offre l’opportunità di contatto umano.

Altro capitolo importante è quello sulla depressione. Gli anziani hanno una maggiore propensione alla felicità dei giovani, purché rimangano in buona salute.

E purché non abbiano sbalzi di dopamina: se ce n’è troppo poca si rischia il morbo di Parkinson; se ce n’è troppa si rischia la schizofrenia.

Con l’invecchiamento il sistema dopaminergico (cioè la via lungo la quale la dopamina esercita le sue funzioni) perde colpi. Chi non ricorda il film Risvegli? Tratto da una storia vera scritta dal neurologo Oliver Sacks, parla di pazienti colpiti da encefalite ai quali viene iniettata dopamina sintetica, L-DOPA, i cui effetti si rivelano però soltanto temporanei.

Non temporanei si sono invece rivelati gli effetti dell’ottimismo: secondo una ricerca citata gli anziani che accettano gli acciacchi dell’età, senza stressarsi, vivono in media sette anni e mezzo più di quelli che non lo fanno (e anche in buona salute).

Che dire quindi? Ridere e ballare!

Musica!

18 Maggio 2021 Posted by | Libri, Salute | 1 commento

LUI è tornato

Che succede se Adolf Hitler si risveglia dopo 66 anni di letargo nella Berlino del 2011?

Succede che i mezzi di comunicazione di massa (televisione, stampa, internet) se lo contendono e succede che la gente inizia a seguirlo di nuovo, ecco che succede.

E’ un Hitler che diventa quasi simpatico, quello descritto dall’autore, che nelle note finali ci ricorda che ha massacrato qualche milione di ebrei, polacchi, russi e via dicendo.

Ma che sono qualche milione di morti di razze inferiori se bisogna fare posto alla grande Germania?

Bazzecole, pinzillacchere direbbe Totò.

Forse la storia non è così originale come la trama lascia supporre, ma le riflessioni che stimola sono alquanto inquietanti.

12 Maggio 2021 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 5 commenti

La figlia adottiva

Avevo bisogno di un thriller per questa Pasqua in lockdown e ho approfittato di quelle offerte prendi due al prezzo di uno, e uno di quelli era questo, “profondo, oscuro e disturbante”, come recita la quarta di copertina.

Non starò a svelare la trama, dico soltanto che la figura della strega bambina (o della bambina strega) fa sempre effetto.

Dico soltanto che il co-protagonista della storia è la cosiddetta psicocinesi (o telecinesi), uno dei tanti fenomeni del paranormale che fanno venire i brividi alla schiena.

Perché noi facciamo tanto i razionali, ma di fronte a certi fenomeni inspiegabili, preferiamo fare finta di niente.

Ma c’è sempre qualcuno alle nostre spalle, che ci osserva…

Brrr…

6 aprile 2021 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 5 commenti