Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Dovremo fare come in Israele?

israeleIeri mi è capitato in mano un articolo di giornale di qualche giorno fa.

Il giornalista raccontava di avere un amico in Israele, conosciuto negli anni ottanta in seguito a una vacanza di lavoro presso un kibbuz. Lui poi era tornato in Italia, mentre quell’altro era cittadino israeliano.

Capirete cos’è il terrorismo – gli diceva – quando avrete paura a salire su un autobus“.

L’amico fece il servizio militare (tre anni) e poi ogni anno un mese di richiamo alle armi, fino a un’età abbastanza avanzata (non ricordo se intorno ai cinquanta o ai sessant’anni, ma non potrei giurarci). L’amico parlava poco delle sue esperienze militari, ma si beccò insulti da ambo le parti: dai palestinesi e dai coloni ebrei, a seconda delle azioni effettuate.

L’amico si sposò e gli raccontava che quando al mattino si andava al lavoro con l’autobus, lui e la moglie ne prendevano due diversi, così in caso di attentato uno dei due si sarebbe salvato; identica cosa per i bambini: autobus diversi anche per la stessa scuola.

Ora, concludeva il giornalista, ho capito cosa intendeva dire che noi (europei) non capivamo cosa fosse il terrorismo e come si viveva sotto l’incubo continuo del terrore: come essere in guerra continua, una guerra in cui il nemico può celarsi sotto al volto normale di uno che ti passa accanto per la strada e a un certo punto estrae un coltello e ti sgozza, oppure si fa scoppiare dentro a un autobus.

Non so se arriveremo anche noi a questo punto, ma mi immaginavo la qualità del servizio militare di leva, quando esisteva: una burla. E immaginavo pure cosa accadrebbe se vi fosse un richiamo alle armi annuale: sarebbero più gli imboscati di quelli in divisa.

No, noi non siamo fatti per combattere il terrorismo; noi siamo fatti per venirne a patti, come abbiamo fatto per decenni con Andreotti, Craxi e compagnia bella. Siamo per aggiustare le cose, mica per risolverle. Siamo eternamente nel mezzo, anche quando non c’è spazio; siamo una costante, enorme via di mezzo.

Che poi, come farebbero marito e moglie a prendere due autobus diversi per andare al lavoro? Già è molto se ce n’è uno! E cosa succederebbe se quelli con il porto d’armi potessero girare liberamente armati, con licenza d’intervenire in caso di pericolo? Succederebbe che nel giro di un paio di giorni ci sarebbero sparatorie da far west, tra vicini di casa che si stanno reciprocamente sui coglioni.

No no, noi non siamo fatti per combattere il terrorismo. Preferiamo scansarci. E che si becchi il colpo qualcun altro…

Spiace ammetterlo, ma è così.

17 agosto 2016 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Storie ordinarie | , | 10 commenti

50… 70… 200… 500…

bambini-soldato-2Ormai sono numeri di una gigantesca ruota del lotto nella quale quelli “dall’altra parte” perdono sempre, pur puntandovi sopra un sacco di soldi: o annegano, o soffocano, o bruciano, oppure gli sparano contro.

Nei giorni scorsi sentivo i dibattiti in tv e inorridivo.

“Dobbiamo creare campi profughi in Africa”

E a che titolo? E con quale diritto?

“L’Europa deve essere solidale. Vanno redistribuiti”

Come i pacchi, insomma.

“Non ne possiamo prendere più. Qui c’è a malapena posto per noi”

In Libano hanno accolto più di un milione di profughi siriani, con una popolazione di 4-5 milioni di persone.

Mai nessuno che dicesse:

Dobbiamo fare cessare la guerra in Siria e dire a quelle teste di cazzo degli americani che se ne stiano a casa loro, dopo i disastri che già hanno provocato in Medio Oriente.

Dobbiamo andare nei Paesi sub sahariani e spazzare via quei governi formati da macellai che arruolano bambini-soldato e massacrano la gente inerme.

Dobbiamo pacificare la Libia, prima di tutto dicendo a quelle teste di cazzo inglesi a francesi che ora ci vanno loro a rimettere insieme i cocci di un paese che hanno voluto distruggere per salvaguardare i loro interessi.

E dobbiamo smetterla con questa barzelletta dell’IS, che hanno creato i nostri amici: è inutile che ci indigniamo perché sgozzano o distruggono monumenti.

Eh… nessuno lo dice perché tutti c’hanno la coda di paglia e questo è il prezzo delle puttanate che andiamo a fare in giro per il mondo.

28 agosto 2015 Posted by | Politica | , | 6 commenti

700… 900… 1200…

export-armi-400x266Scandalizzarsi per gli ultimi 700 o forse più disperati annegati nel canale di Sicilia può presentare una buona dose di ipocrisia, da parte di chi, potendo, non ferma questa ecatombe.

Disperati che scappano dalle guerre?

Ma noi le fomentiamo le guerre!

Basterebbe dire alle industrie di armi: tu vendi armi alla Siria? Ok, allora ti fai anche carico dei profughi che scappano dalla guerra. E così via, per tutti gli altri teatri di guerra.

Altrimenti l’indignazione è falsità, doppiezza, impostura, paraculaggine e chi più ne ha più ne metta.

Fare soldi sulle armi e indignarsi… roba da matti.

Finché c’è guerra c’è speranza…

20 aprile 2015 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Questa poi... | , , | 7 commenti

Il poliziotto e lo studente

Dal quotidiano Repubblica del 15/11/2012, pag. 2.

Il poliziotto: “Perché i miei coetanei mi odiano tanto? Anch’io come loro combatto le ingiustizie”

TORINO – “Ho avuto paura, forse per la prima volta da quando sono in servizio ho avuto davvero paura. Sono rimasto al mio posto però anche quando mi hanno colpito perché è il mio dovere…” dice l’assistente di polizia Massimo C., 36 anni, il più grave dei tre poliziotti feriti a Torino.

Che cosa è accaduto precisamente?

“Proteggevo una sede della Provincia. Ci sono arrivati addosso in una quarantina mascherati con caschi e sciarpe. Impugnavano mazze da baseball, bastoni spranghe. Mi hanno massacrato ma c’è una cosa che mi fa più male delle ferite. E’ l’odio che ho visto nei loro occhi, erano come invasati…”

Che pensa di loro?

“Che sono ragazzi come me e che probabilmente hanno i miei stessi problemi. Coetanei che però mi vedono come un nemico, un qualcosa da eliminare. Vorrei spiegare loro che con la violenza non si risolve nulla, che ci sono altri modi di combattere le ingiustizie. Io per farlo mi sono arruolato in polizia e nel mio lavoro ci credo…”

L’universitario: “Per noi le divise sono un ostacolo se non ci fanno raggiungere gli obiettivi”

TORINO – Nicola Malanga, 23 anni, è presidente del senato studenti dell’ateneo torinese, eletto tra gli studenti indipendenti.

Perché l’aggressione al poliziotto?

“Non ho visto l’aggressione al poliziotto e comunque non era certo pianificata: per noi la polizia è un ostacolo se ci impedisce di raggiungere i nostri obiettivi. Non un nemico. E’ ovvio che ci siano anime diverse in un corteo di migliaia di persone, ma atti di singoli non devono ricadere sull’intero movimento.”

Anche le incursioni contro diversi uffici pubblici non si possono definire “pacifiche”. Eppure le rivendica?

“Quelle sì, erano state concordate nelle assemblee che hanno preceduto la manifestazione. Purtroppo sono i media che ci obbligano ad alzare il livello dello scontro: se vogliamo far sentire la nostra voce siamo costretti a esporci in questo modo. Altrimenti sarei ben contento di attaccare dei manifesti con le nostre idee, come fece Lutero sulla porta della chiesa, ma adesso non otterremmo lo stesso effetto.”

Dopo aver letto queste due brevi interviste, non ci sarebbe bisogno di alcun richiamo pasoliniano per stabilire da che parte stare.

Purtuttavia, una riflessione breve breve voglio farla.

Avete notato come parla l’universitario? Come uno dei peggiori politicanti. Notate bene.

Non ho visto l’aggressione al poliziotto“: è tipico dei politicanti. Quello che non vedono direttamente (o che fanno finta di non vedere) può essere messo in discussione, può anche non essere mai accaduto.

Atti di singoli non devono ricadere sull’intero movimento“: il politicante che parla a nome del partito si dissocia sempre dai singoli atti, non perché li giudichi negativamente, ma perché (riallacciandosi a quanto dice prima) l’aggressione “non era certo pianificata“, come se questo la rendesse meno grave.

Sono i media che ci obbligano ad alzare il livello dello scontro“: eccolo qui lo stronzone! In un colpo solo riesce da un lato a dare la colpa ai giornalisti (tipico dei politicanti: dicono una cosa e il giorno dopo la smentiscono, dando la colpa ai giornalisti che hanno capito male) e dall’altro a confessare che gli scontri servono per avere visibilità sui media. E se i ragazzini prendono le manganellate dai poliziotti, tanto meglio, perché ci sarà una visibilità ancora maggiore (questo l’ho aggiunto io, ma il senso è quello).

Quell’universitario lo vedremo laureato intorno ai 30-32 anni. Poi il papà gli troverà lavoro in qualche banca o in qualche multinazionale. Se possibile, magari anche in qualche ente pubblico. Intorno ai quarant’anni, se lavora nel privato, inizierà a partecipare alle prime “razionalizzazioni” aziendali, licenziando a pié di lista qualche decina di operai. Se lavora in un ente pubblico, parteciperà alla privatizzazione (se non alla chiusura vera e propria) di qualche servizio pubblico (di quelli meno redditizi, tipo asili nido, scuole materne, ecc.). Poi lo candideranno al Parlamento.

E’ soltanto a quel punto che qualcuno si chiederà: ma perché il 14 novembre 2012 non gli hanno spaccata la testa a questo qui?

Ma ormai sarà troppo tardi…

P.S.: le foto sono quelle della manifestazione della CGIL a Roma il 23 marzo 2002, quando Cofferati portò in piazza circa tre milioni di persone. Altri tempi (e soprattutto altri segretari della CGIL)…

Musica!

16 novembre 2012 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , , | 16 commenti

Il “popolo eterno” di Israele

Su Repubblica del 3 agosto è stato pubblicato un interessante articolo di David Grossman: L’Iran, re Bibi e il “popolo eterno” di Israele”.

L’articolo di Grossman (che, insieme a pochi altri, vale il prezzo del quotidiano) è per me “pesante”, nel senso che contiene riferimenti che, con la mia misera cultura, non credo di saper cogliere interamente. Credo però (anzi, spero) di essere riuscito a comprenderne il significato.

Le parole di Grossman, così come quelle di chiunque altro, non sono ovviamente da prendere come oro colato, ma contribuiscono a fare riflettere.

Ecco un possibile scenario: – attacca Grossman – Israele attaccherà l’Iran.

Perché “Benjamin Netanyahu ha una linea pensiero e una visione storica secondo le quali Israele è il popolo eterno, mentre gli Stati Uniti sono una specie di Assiria o di Babilonia, di Grecia o di Roma dei giorni nostri. Vale a dire: noi siamo per sempre, destinati a rimanere, mentre loro, nonostante tutto il potere che possiedono, sono momentanei, transitori…

Noi “da quattromila anni ci troviamo ad affrontare le forze più cruente e gli istinti umani più incontrollabili e oscuri della storia e sappiamo bene come comportarci per sopravvivere in queste zone d’ombra.

Essere israeliti, l’ho già ricordato, significa essere membro del popolo che ha tenuto testa a Dio: figuriamoci che effetto possono fare loro gli iraniani, forse un po’ di solletico.

Quando “re Bibi” dovrà prendere una decisione – continua Grossman – lo farà sulla base della sua visione del mondo estremista, inflessibile e radicata.

I cittadini israeliani che non vogliono che Israele attacchi l’Iran “sono oggi prigionieri, in maniera inequivocabile, delle ermetiche convinzioni del primo ministro“. E sarà anche vero che chi deve prendere decisioni conosce “tutti i fatti e le valutazioni“, ma i cittadini di Israele hanno imparato sulla propria pelle che i loro leader non sono immuni da gravi errori.

E allora – scrive Grossman – su una questione tanto vitale abbiamo il diritto e il dovere di fare ripetute domande. “La conoscenza dei nostri leader si basa solo ed esclusivamente sui fatti oppure è distorta e influenzata da ansie, desideri ed echi di traumi del passato che nessuno è esperto nell’ingigantire quanto il capo del governo?

Chi è a favore di un intervento contro l’Iran si muove lungo un asse i cui estremi sono o la bomba atomica iraniana o il bombardamento dell’Iran.” Questo ragionamento porta i leader israeliani a muoversi solo ed esclusivamente tra “aggredire o essere aggredito. L’Iran dotato di armi nucleari rappresenta un pericolo reale, non è una paranoia del governo israeliano, ma “nella situazione attuale esistono altre possibilità di movimento“.

Conclude Grossman: “Perché ministri e alti dirigenti non si alzano a dire la loro? Perché non si alzano adesso, quando ancora è possibile, per dichiarare: noi non collaboreremo con questo delirio megalomane, con questa disastrosa concezione messianica?

Anche noi cittadini… come potremo poi affrontare noi stessi e i nostri figli quando ci domanderanno perché abbiamo taciuto? perché non siamo usciti a frotte a manifestare nelle strade contro la possibilità di un’altra guerra scatenata da noi?

Io non so se Israele attaccherà l’Iran, come prevede e teme Grossman. Credo che non sia improbabile. Però, quello che maggiormente mi preoccupa nel ragionamento di Grossman è il richiamo a questa visione integralista del mondo da parte dei leader israeliani. La stessa visione integralista di molti leader arabi. La stessa visione integralista che rispunta in tanti Paesi europei.

Una volta si diceva che le ideologie, le visioni ideologiche del mondo erano una cosa brutta, ma se le confrontiamo con l’integralismo odierno, sembrano una barzelletta. Si è voluto fare piazza pulita delle ideologie, cioè delle idee, e quello che è rimasto sono i fanatici che si fanno esplodere tra la gente imbottiti di tritolo.

Poveri noi…

10 agosto 2012 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Religione | , | 17 commenti

Perché il mio carrello della spesa se ne va sempre per i cazzi suoi?

Iclienti dei supermercati/ipermercati si dividono in due categorie: quelli che prendono un carrello normale e fanno una spesa normale e quelli che prendono un carrello ingovernabile e sono costretti a fare una spesa da incubo.

Io appartengo alla seconda categoria.

Oggi pomeriggio, per esempio, ho pensato di fare un salto in un noto centro commerciale (del quale non pronuncio il nome per non fare pubblicità gratuita) per comprare un paio di cosucce.

Entrato nel parcheggio, ho cercato un posto che potesse godere almeno di qualche centimetro quadrato di ombra. Ho messo l’auto sotto a una piantina che sembrava implorasse acqua ai passanti e mi sono diretto verso il più vicino deposito di carrelli.

Ho inserito due euro (due euro! avrebbero dovuto restituirmeli con gli interessi!) nel primo carrello della fila e mi sono indirizzato verso l’entrata dell’iper.

Donna consumatore acquirente con carrelloDopo qualche metro, avendo ormai l’occhio clinico, ho notato che la ruota posteriore sinistra era, se così possiamo dire diversamente abile rispetto alle altre: sembrava che avesse problemi a ruotare come una normale ruota dovrebbe fare.

Ho proseguito per qualche metro ancora, cercando di raggiungere un percorso più piano, ma il difetto non scompariva.

Mi sono fermato e ho osservato attentamente il movimento della ruota, spingendo avanti e indietro il carrello (ovviamente sotto al sole), incurante dell’altra gente che mi passava accanto.

Sì, effettivamente la ruota posteriore sinistra aveva qualche difficoltà a girare e ho anche preso in considerazione l’ipotesi di cambiare carrello: ho osservato il deposito più vicino e ho fatto i miei conti. In fondo il carrello tirava solamente un po’ a sinistra, ma non tanto: con una piccola correzione potevo farlo andare dritto. Avrei anche potuto sostituirlo, ma chi mi diceva che il carrello successivo sarebbe stato normale? E se anche quello avesse avuto un difetto occulto? Insomma, ho preso la mia decisione: mi sarei tenuto quel carrello.

E così sono entrato nell’iper.

Ora, devo dire che effettivamente il carrello non andava poi così storto, ma il problema vero si è presentato quando ho caricato quattro confezioni di acqua. La ruota sgangherata ha iniziato a fare strani rumori, che aumentavano mano a mano che proseguivo nella spesa. Se all’inizio il suono che produceva poteva sembrare quello di un’orca marina incastrata sotto al ponte del Ticino a Pavia, di giovedì pomeriggio, a metà spesa sembrava quello di un procione innamorato appena cornificato dalla fidanzata (e quindi incazzato nero).

Ho quindi pensato di affrettare la spesa, ma più cercavo di fare presto, più il gemito della ruota aumentava e si modificava, cosicché alla fine a ogni giro emetteva un suono che assomigliava a quello di un orgasmo multiplo di una coppia di elefanti del Trentino Alto Adige.

Ovvio che la gente mi osservasse con aria incuriosita, ma io facevo finta di niente.

Il carrello ha anche preso a tirare sempre più a sinistra (carrello comunista, indubbiamente) e mentre ero in fila alla cassa stavo anche per essere sorpassato da una coppia di extracomunitari (ma quand’è che la Lega proporrà casse separate negli ipermercati per gli stranieri? mi sono chiesto).

Insomma alla fine sono riuscito a portare a termine la mia spesa e dopo il pagamento la commessa, mostrandomi lo scontrino, mi ha detto:

“Vede? Lei è fortunato. E’ uscito un buono sconto del 10% da utilizzare entro il 31 ottobre. Deve soltanto mostrare la sua carta e lo scontrino alla cassa.”

Mi sono dimenticato di chiedere se lo sconto vale anche con un altro carrello o se devo andarmi a cercare proprio questo.

12 settembre 2009 Posted by | Diavolerie tecnologiche, Storie ordinarie | , | 19 commenti

La guerra, la palestina, israele.

Non c’era modo migliore per iniziare il 2009 che una bella guerra. Una guerra in un lembo di questo nostro mondo che da secoli non conosce pace.

guerraUna guerra che, come tutte le guerre, macina morte, distruzione, odio su odio. Una guerra che colpisce tutti, soprattutto i bambini.

E’ a loro che va il mio pensiero, perché le cose si distruggono ma si possono ricostruire, le persone si uccidono ma si possono ricordare, ma i bambini si portano dentro il terrore e da grandi gli insegneranno a odiare e a continuare a uccidere.

Voltaire, con pieno spirito illuminista, diceva che due persone di buona volontà che si siedono faccia a faccia trovano la soluzione a qualsiasi problema.

Utopia? No, Voltaire aveva ragione, perché le persone di buona volontà superano tutte le difficoltà, gli interessi contrapposti, gli odi atavici.

Le persone di buona volontà sono gli eroi del nostro tempo, ma purtroppo non stanno mai dove dovrebbero, cioè dove si comanda, dove si manovrano le leve del potere.

Sembra che il mondo sia governato da una strana legge: più si comanda e più bisogna essere stronzi.

Ma dove sta scritta questa legge? Chi l’ha approvata? Chi l’ha promulgata?

E poi dobbiamo vedere i soliti pirla che vanno a manifestare in piazza e bruciano le bandiere degli altri, i cattivi.

E poi dobbiamo sentire quelli che parlano di guerra giusta, perché ovviamente Dio sta con loro.

Stronzate su stronzate, continuamente, insistentemente.

Quasi quasi mi dimetto dal genere umano…

5 gennaio 2009 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Storie ordinarie | , | 6 commenti