Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

L’isola di Arturo

Esco proprio or ora dalla lettura di questo primo libro del 2020: eccezionale.

Elsa Morante scriveva in maniera magistrale e questa ne è una delle prove.

Raccontare la storia di un ragazzo (Arturo) che, immerso nella sua isola (Procida) attraversa l’adolescenza senza madre, morta durante il parto, con un padre assente e – diremmo oggi – anaffettivo, che a un certo punto porta a casa una nuova moglie di solo un paio d’anni più vecchia di lui e alla fine porta in casa anche… (ma questo non posso anticiparlo) per 400 pagine non è facile.

La storia mi ricorda un po’ quella de “L’estate incantata” di Ray Bradbury: il racconto di una trasformazione, al termine della quale né il protagonista, né gli altri personaggi sono identici a com’erano all’inizio.

Man mano che si procede nella storia il ritmo si fa più incalzante e Arturo potremmo dire che “soffre” di più, mutando i rapporti con le persone che gli stanno vicino: il padre prima di tutto e poi la matrigna.

Consigliato sicuramente.

13 gennaio 2020 Posted by | Libri | | 4 commenti

I fratelli Karamazov

Ho iniziato questo libro verso il 20 di agosto e l’ho finito giovedì scorso.

E’ stato pesante come scaricare un TIR pieno di sacchi di cemento con una mano sola.

Mi rimane da leggere la postfazione della curatrice del libro.

E’ stata un’esperienza traumatizzante.

Il problema non sono tanto le millecinquanta pagine.

Il problema è la struttura narrativa: per le prime cinquecento pagine non accade nulla.

Poi la storia sembra animarsi un po’, ma ha un andamento lentissimo: centocinquanta pagine di interrogatorio del presunto colpevole in una locanda.

E poi ancora storie di personaggi di contorno, e divagazioni, e…

Io su Dostoevskij ci metto una pietra sopra.

Pesante.

Come un TIR carico di cemento.

 

10 novembre 2019 Posted by | Libri | | 7 commenti

La versione di Fenoglio

Incuriosito dal vedere questo libro in prima fila in tutte le librerie, l’ho prenotato sulla biblioteca virtuale regionale (la Regione Emilia Romagna ha messo in piedi una biblioteca virtuale dalla quale si possono scaricare e-book e giornali).

Ho quindi sospeso temporaneamente la lettura de I fratelli Karamazov (che è di una pesantezza indescrivibile) e mi sono messo a leggerlo.

A pagina 20 mi sono detto: per fortuna che l’ho preso in prestito e non l’ho comprato (16,50 euro senza sconti, praticamente un furto).

A pagina 40 mi sono chiesto: e mo’ va avanti così fino alla fine?

A pagina 60 mi sono rassegnato: siamo a metà, facciamo in fretta a finirlo (plurale di buon auspicio).

Personaggi improbabili, scrittura piatta, dialoghi artefatti, nessuna trama.

Torniamo ai fratelli Karamazov, che è come scaricare un camion di sacchi di patate, ma almeno Fedor scrive meglio.

12 settembre 2019 Posted by | Libri | | 3 commenti

Bartleby lo scrivano

L’ho visto in libreria, ho letto la quarta di copertina, mi ha incuriosito, l’ho comprato e l’ho letto.

E’ un racconto di una cinquantina di pagine, preceduto da una introduzione di una trentina di pagine nella quale non si capisce una mazza e seguito da una serie di lettere di Melville e una raccolta di interpretazioni del racconto succedutesi in questi ultimi cent’anni.

Il racconto è uscito nel 1853, due anni dopo di Moby Dick, che fu un fiasco colossale.

Passano altri due anni e Melville, insuccesso dopo insuccesso, non viene più considerato uno scrittore, anche se continua a produrre opere di altissimo livello.

Ma chi è Bartleby?

Bartleby è uno scrivano.

E che fa di così strano per scriverci su un racconto?

Si rifiuta di scrivere.

E non solo di scrivere; si rifiuta di svolgere qualsiasi funzione che possa anche lontanamente assomigliare a un lavoro (un po’ tipo Salvini, insomma). Si piazza nell’ufficio dell’avvocato suo datore di lavoro e se ne sta lì, a osservare un muro.

Se gli chiedono qualcosa, risponde sempre allo stesso modo: “Avrei preferenza di no“.

Non esce mai, non parla con nessuno, rimane chiuso nel suo bugigattolo anche quando il suo datore di lavoro, esasperato, trasloca.

Alla fine finisce in carcere, si rifiuta di mangiare e si lascia morire.

Terminata la lettura mi sono ovviamente chiesto quale fosse il senso del racconto.

Cerca e ricerca, alla fine mi sono detto che forse dovevo cercarlo in me stesso, in quello che mi aveva lasciato.

Bartleby è persona mite, parca, umile, inespugnabile, che non si ribella a quello che gli capita, ma che è estremamente determinata a mantenere la sua (inspiegabile) posizione: è la coerenza fatta persona.

Lascia dietro di sé un mistero che si insinua nel lettore, che se lo porterà dietro per un bel po’ di tempo.

In fondo, la letteratura è anche questo.

29 luglio 2019 Posted by | Libri | , | 8 commenti

Spazio e mente

Due cose attirano la mia attenzione in questo periodo.

Una è lo spazio, inteso come universo: quando e come è iniziato? Dove finisce? No, non finisce, si espande continuamente a una velocità inimmaginabile. Ma al di là cosa c’è? Niente, perché non c’è spazio, non c’è tempo, non c’è un c…avolo!

La seconda cosa che mi ha sempre affascinato è la mente, anzi, il cervello, perché le due cose partivano da due piani diversi. Ma mica i cervelli normali, no. Mi attirano i cervelli un po’ bacati, quelli che fanno cose strane (sarà perché pure io sono un po’ bacato?).

Così qualche giorno fa, bighellonando in libreria all’Ipercoop di Modena (che ci stavi a fare all’ipercoop di Modena? vi chiederete voi. Cavolacci miei) mi sono imbattuto in questo libro e l’ho comprato.

Al momento ho letto soltanto qualche decina di pagine, ma ho scoperto una cosa interessante: in psichiatria ha preso sempre maggiore importanza il concetto di quantità, cioè la considerazione che esiste una continuità tra i segni iniziali di un disagio e la malattia mentale.

Per esempio: l’ansia è una percezione che scatta quando si devono affrontare situazioni nuove. L’ansia attiva l’attenzione e le capacità mentali. Il battito del cuore accelera per fornire più energia ai tessuti. Si tratta di un’ansia buona, ma se aumenta in maniera sconsiderata diventa angoscia e allora si sprofonda in un tunnel nel quale manca il respiro, la mentre si blocca, si rimane immobili, incapaci di qualsiasi pensiero o azione.

Quindi, cos’è il disturbo mentale? E’ un’alterazione quantitativa di una caratteristica propria della mente, che non è più in equilibrio con le altre.

Almeno così credo di avere capito.

Buona settimana.

7 luglio 2019 Posted by | Libri, Un po' di me | , | 3 commenti

Una questione privata

Avevo letto commenti lusinghieri su questo libro, tanto lusinghieri da farmi quasi vergognare di non averlo letto prima.

E allora l’ho letto, e l’ho finito stamattina, prima della mia uscita in bici (praticamente la prima della stagione, sperando che il bel tempo resista).

Forse non l’ho del tutto capito, ma a me non ha fatto quella gran impressione che mi avevano anticipato.

E’ scritto bene ed è anche abbastanza coinvolgente, ma manca il finale. Alcuni sostengono che effettivamente sia incompiuto, ma già lo stesso fatto che si discuta se il finale sia completo oppure no la dice lunga.

Forse quando è uscito, nel 1963, avrà fatto discutere, perché Fenoglio racconta la resistenza da una prospettiva tutta privata, lontano dall’agiografia ancora diffusa. Racconta anche i limiti e i difetti degli uomini della resistenza, ma oggi è diverso: oggi quei limiti li conosciamo, ma ciò nulla toglie all’importanza di quella rivoluzione popolare, una delle poche della storia d’Italia.

 

3 giugno 2019 Posted by | Libri | | 3 commenti

Socrate, Platone e Aristotele

Niente da dire: sono queste le basi della nostra civiltà occidentale.

Non so se siano migliori o peggiori della altre, ma queste abbiamo.

Non c’è cristianesimo che tenga: quando qualcuno starnazza di recupero delle radici cristiane dell’Europa, dice una enorme minchiata.

Il cristianesimo è stato un prodotto della cultura mediorientale, che non a caso si è sviluppato dapprincipio proprio in Medio Oriente e nell’Africa settentrionale. Soltanto in un secondo momento ha trovato terreno fertile a Roma.

Le nostre radici, il nostro modo di ragionare sono nati con questi tre signori; sono nati in quella terra bagnata da tre mari, frantumata in migliaia di isole e ridotta quasi alla fame.

Noi siamo figli loro.

Questo libretto è una “spruzzatina” di conoscenza di queste nostre radici.

Avessi più tempo (aspetto quota 95 per andare in pensione) mi piacerebbe approfondire il loro pensiero, la loro dialettica, i loro litigi, ma devo annegare nelle scartoffie e pertanto devo accontentarmi di queste poche pagine.

Addaveni’ la pensione…

19 maggio 2019 Posted by | Libri | | 4 commenti

Storia di Iqbal

Ho già parlato diverse volte della storia di IQBAL MASIH, il ragazzo pakistano ucciso nel 1995 dove che era diventato il simbolo della lotta allo sfruttamento del lavoro minorile.

Ma sento il bisogno di parlarne ancora, dopo aver letto questo libro.

Mentre leggevo la storia pensavo che sarebbe nostro dovere impedire che nel mondo vi siano altri bambini come Iqbal, costretti a lavorare in condizioni proibitive invece di andare a scuola e giocare (e ci sono pure quelli costretti a fare i bambini-soldato).

Ci fu un tempo (parlo degli anni settanta, perché negli anni sessanta ero troppo piccolo e negli anni ottanta era già troppo tardi) in cui quelli come me speravano di poter cambiare il mondo, o almeno di migliorarlo. Perché non ci dovevano più essere povertà, sfruttamenti, guerre. Anche quando facevamo politica nelle cose di tutti i giorni avevamo sempre questa sorta di afflato mistico, di tensione morale (mica tutti, ovviamente. Gli opportunisti c’erano anche allora).

Ma abbiamo fallito.

Se abbiano fallito gli uomini o le ideologie non lo so. So però che finché ci saranno ricchi troppo ricchi e poveri troppo poveri, ci saranno sempre anche gli Iqbal.

Perché gli Iqbal sono indispensabili per mantenere il nostro tenore di vita, che altrimenti non sarebbe compatibile con il resto del mondo, né dal punto di vista economico, né dal punto di vista ambientale. Noi ormai cosa produciamo? Noi distribuiamo soltanto e consumiamo. Consumiamo molto più di quanto sarebbe nelle nostre possibilità, ma le regole ce le siamo fatti da noi (ce la cantiamo e ce la suoniamo, per essere chiari) e allora il meccanismo regge; traballa, ma finora ha retto, bene o male.

Gli Iqbal non sono un incidente di percorso, non sono una deviazione dalla (nostra) retta via, ne sono parte integrante.

Attenzione però, non è che tutti siamo responsabili alla stessa maniera. E no, troppo comodo. C’è chi di responsabilità ne ha di più e chi ne ha di meno.Quello che differenzia la sinistra dalla destra sta proprio qui: prima cominciamo da quelli che hanno di più.

Alla faccia di chi dice che non c’è più differenza tra sinistra e destra.

Un amore così grande

5 maggio 2019 Posted by | Libri | | 1 commento

1956 L’anno spartiacque

Luciano Canfora riesce a narrare la storia come se fosse un grandioso romanzo.

Riesce a legare i fatti accaduti nello stesso periodo.

Riesce a raccontare gli antefatti.

Riesce a evitare quelle noiose e destabilizzanti note a piè di pagina, inserendo i richiami agli altri libri nel ragionamento.

Questo agile testo racconta quanto accaduto nel 1956, anno spartiacque non solo in Europa.

Tre fatti soprattutto sono accaduti: il XX congresso del Partito comunista dell’URSS, con il cosiddetto “rapporto segreto” di Krusciov che avvia la “destalinizzazione”; la rivolta in Ungheria con l’intervento delle truppe del Patto di Varsavia (ma in realtà solamente russe) per reprimerla;  la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte dell’Egitto di Nasser, con il conseguente intervento militare di Israele prima e di Francia e Gran Bretagna dopo.

Racconta come sono stati vissuti questi avvenimenti in Europa e in Italia, soprattutto nel PCI.

Viene un po’ di nostalgia a leggere di quando (mezzo secolo fa) c’erano ancora i partiti con i relativi dirigenti (Togliatti, Nenni), ci si divideva anche su questioni ideologiche, il mondo era ancora diviso in due blocchi. Si era da poco usciti da una terribile guerra mondiale e i rischi di un altro conflitto non erano certamente spariti. C’erano ancora le potenze coloniali europee (Francia in primis) e mi viene difficile pensare con quali categorie mentali ragionassimo nei decenni immediatamente successivi, gli anni settanta e ottanta, prima della caduta del muro di Berlino.

E mi rendo conto che gli anni della mia giovinezza sono già storia!

Mamma mia…

P.S.: una cosa ho scoperto che mi era completamente sconosciuta e che vorrei approfondire. Il 29 ottobre 1956 le truppe israeliane attaccano a sorpresa l’Egitto e invadono la penisola del Sinai, puntando sul Canale di Suez. Oggi si sa che il suggerimento all’offensiva venne da Francia e Inghilterra, che il giorno dopo intervennero direttamente con le loro truppe. In questo contesto il governo francese propose all’Inghilterra una unione statale, cioè la formazione di un unico stato. La proposta fu respinta dagli inglesi, ma rimane una prospettiva fuori dall’ordinario. Chissà quale sarebbe stata la capitale…

2 maggio 2019 Posted by | Libri | , | 4 commenti

Hollywood in subbuglio

Ellery Queen (pseudonimo dei cugini Dannay e Lee) era uno dei miei autori preferiti di gialli all’epoca (è proprio il caso di chiamarla così) della mia adolescenza.

Allora c’erano i Gialli Mondadori e i Classici del Giallo e quelli di Ellery Queen figuravano spesso tra i secondi.

Visto che sono in periodo di rimembranze, ho scelto questo libro per tenermi compagnia durante questa Pasqua di assoluto riposo: letture e dormite.

E’ il classico poliziesco ben scritto, dove i protagonisti sono ben delineati e la soluzione si concentra nelle ultime 15 di 200 pagine.

Dove i colpi di scena sono ben dosati, senza esagerazioni, e il protagonista entra nelle diverse situazioni quasi in punta di piedi.

Ed è anche una storia nella quale il colpevole, pur essendo tale, non rappresenta il male assoluto, anzi, è migliore dell’assassinato (è una caratteristica che ho trovato anche in alcune storie di Sherlock Holmes).

Una gradevole compagnia pasquale, insomma, per prepararsi per il ritorno al lavoro di domani.

P.S.: la Buona Pasqua in ritardo vale lo stesso?

 

22 aprile 2019 Posted by | Libri | | 5 commenti