Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Quando si diventa grandi…

monica-bellucciStasera mi sono rivisto Manuale d’am3re, già visto a suo tempo al cinema e fattore scatenante di elucubrazioni sul genere femminile contenute nel mio post dell’epoca (quasi sei anni passarono; mamma mia come passa il tempo, come invecchiate…).

Però stasera c’è stata una frase pronunciata nel primo episodio che mi ha fatto riflettere.

C’è un momento – dice il protagonista – nel quale ci si accorge di essere diventati grandi“.

Ecco, io mi sono ricordato del momento nel quale mi sono accorto di essere diventato grande, mio malgrado. Non mi ricordo né l’anno, né il mese e tanto meno il giorno, ma il momento sì, quello me lo ricordo benissimo. E’ stato quando di fronte a un problema familiare (all’epoca vivevo con i miei genitori), mi sono accorto che non potevo più chiedere aiuto a loro, ma erano loro che lo chiedevano a me: il problema lo dovevo risolvere io.

E quello è stato solo il primo di una lunga serie, come accade nella vita.

Cioè, come dovrebbe accadere, perché ci sono persone che i problemi più importanti continuano a farseli risolvere dagli altri. Per una serie fortuita (per loro) di circostanze, si trovano nella posizione per cui qualcun altro è tenuto a risolvere i loro problemi, per evitare guai non tanto a loro, quanto ad altre persone che non hanno colpe.

Lo so che il discorso forse è un po’, contorto, ma accade proprio così a volte. Fidatevi.

Mina – Oggi sono io

17 gennaio 2017 Posted by | Film, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie | , , | 19 commenti

Auguri per il 2017

2017Dopo la pausa natalizia (con tanto di scorribanda nel meridione e pranzate di pesce), torniamo alla normalità.

Cioè, non è che la normalità mi piaccia tanto, eh? Mi sono bastati un paio di giorni di “normalità” e già mi sono rotto le palle.

Il fatto è che a gennaio (inizio o fine, vedremo) dovrò tornare a lavorare e io sarei nato per fare il milionario, non per faticare in un ufficio. Se proprio avessi dovuto lavorare, avrei voluto fare lo chef, ma ormai è troppo tardi.

Sfumata la prospettiva della pensione, mi sa che devo mettermi le “gambe in spalla” (come si dice da noi) e fare buon viso a cattiva sorte (oppure la sorte può ancora essere cambiata, in meglio ovviamente?).

Intanto, a febbraio è prevista la pubblicazione del mio libro. Almeno questo è il piano editoriale (uau… rientro in un “piano editoriale”…). Faremo qualche presentazione qua e là e speriamo di movimentare un po’ l’ambiente.

Mi spiace non avere avuto tempo per gli auguri di Buon Natale, per cui adesso auguro BUON 2017 a tutti quanti con questa canzoncina che l’anno prossimo compirà trent’anni (e che mi suscita qualche rimpianto e pure qualche rimorso, ma questo è per l’età).

 

30 dicembre 2016 Posted by | Pensieri disarcionati, Rimpianti, sogni, Storie ordinarie, Un po' di me, Vita lavorativa | , , , , | 12 commenti

Un tranquillo week-end di…

stress… paura?

Anche, diciamo di stress, in attesa del referto della PET di ieri.

I pensieri si accavallano. Oggi ho percorso – in auto, perché pioveva – un tragitto che facevo (faccio? farò?) di solito in bicicletta. Mi sono chiesto se potrò mai più ripercorrere quelle stradine; con la stessa spensieratezza di un tempo sicuramente no.

Comunque stamattina ho incontrato l’editore.

Il mio libro uscirà verso fine novembre, diciamo in tempo da strenna natalizia.

Almeno non uscirà postumo…  (forse)

Giorgia – Gocce di memoria

1 ottobre 2016 Posted by | Ricordi, Salute | , | 35 commenti

Snoopy

Linus1Io me le ricordo bene le vecchie edizioni BUR delle strisce di Linus.

Ricordo che negli anni settanta erano vendute in edicola e avevano un fascino particolare: alcune delle strisce erano delle vere e proprie sciabolate.

In tutto il mondo di questo grande artista che è stato Schulz, un posto particolare ha sempre occupato Snoopy.

Che cos’ha Snoopy in più (o di diverso) rispetto ai bambini di Schulz, a parte il fatto che non è un bambino?

Il suo muso e le sue pose sono un concentrato di simpatia.

Snoopy è un cane che non si sente un cane; che sa viaggiare con la fantasia (e come viaggia…); che sa sviluppare una tenerissima amicizia con un piccolo uccellino.snoopy-e-woodstock-amati

Snoopy è il buono tra i buoni, è un bambino che – in più rispetto agli altri bambini – abbaia anche (e se un amico abbaia – dice una volta a Charlie Brown – è affidabile al 100%).

Nelle sue prime apparizioni, Snoopy aveva un aspetto più “canino”, con il muso appuntito e camminava sempre a quattro zampe.

Con il passare del tempo il suo aspetto si è “umanizzato”. Il suo naso si è ingrandito e ammorbidito (qualcuno ha scritto che il suo naso ha un forte valore protettivo, da accogliente seno materno).

snoopy2I suoi pensieri sono diventati parole; i suoi baci sono taumaturgici; la sua filosofia di vita è semplice ma al contempo profondamente completa.

Snoopy è il bambino che tutti siamo stati, che ha sognato di essere il calciatore più forte del mondo o che guidava una Ferrari da un volante di legno attaccato alla ringhiera del balcone di casa (con un mattarello di plastica legato sotto – nel mio caso – a fare da leva del cambio).

Snoopy è quello che non siamo più, che abbiamo sognato di essere ma non ci siamo riusciti, forse non ci abbiamo creduto, oppure il nostro destino era semplicemente un altro.

Ma in qualche parte di noi, i nostri vecchi sogni ci sono ancora. Forse ogni tanto tirarli fuori e abbandonarcisi non ci farebbe male.

Musica!

 

8 aprile 2015 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 27 commenti

La lotteria della vita

occhi-1In attesa dell’inizio delle mie terapie, ogni settimana devo fare la medicazione del PIC.

Così, il venerdì in tarda mattinata mi reco al day hospital oncologico in città, per questa operazione della durata di una decina di minuti.

A quell’ora nel day hospital vi sono pochi utenti. Percorrendo il corridoio, passo davanti alle stanze nelle quali viene distribuita la terapia. Nelle stanze vi sono sedie e letti. Qualcuno è seduto, qualcuno discorre con gli altri, qualcuno mangia, qualcuno messaggia con il cellulare, qualcuno invece è sdraiato.

Venerdì scorso ho sbirciato all’interno di una stanza. In un letto vicino all’entrata stava sdraiata una donna, con il volto rivolto verso la porta. Era una donna dall’apparente età di circa  trent’anni, di bassa statura (per quanto ho potuto vedere) e bruttina. Portava occhiali rotondi con lenti spesse, dietro le quali spuntavano due occhi grandi. Aveva uno sguardo curioso, ma un po’ triste.

I nostri sguardi si sono incrociati per un attimo. Avrei voluto chiederle qual era la sua storia, ma forse non era affar mio.

Mi è venuta da pensare una cosa.

C’è chi nasce bello, ricco, intelligente, simpatico, sano.

C’è chi nasce brutto, povero, stupido, insopportabile, malato.

La vita è una lotteria, insomma.

E’ soltanto colpa o merito nostro se peschiamo la pallina giusta o quella sbagliata?

Bambini

29 marzo 2015 Posted by | Storie ordinarie | , | 13 commenti

L’avevo detto io!

tafazziIn questi giorni, nei quali qualcuno sarà ancora straziato per una tal disfatta…

In questi giorni, nei quali viene il dubbio che l’Oriana avesse più ragioni di quante gliene hanno riconosciute in vita…

In questi giorni, nei quali i “sinistri” dentro e fuori il PD si scagliano contro le misure del loro governo, prima ancora di conoscerle, dimostrando così ancora una volta l’attitudine di certa “sinistra” a darsi le martellate sui coglioni…

In questi giorni, nei quali si raggiungono picchi di deficienza stratosferici, che viene da chiedersi: ma perché io non ho mai a che fare con persone simili? Potrei finalmente scaricare le quintalate di insulti che ho messo da parte in questo periodo…

Ecco, in questi giorni mi viene da ripetere: l’avevo detto io che abbattere il muro di Berlino era un errore!

 

23 ottobre 2014 Posted by | Pensieri disarcionati | , | 6 commenti

Il mondo in fiamme

L’impressione è quella che oggi non ci sia più nessuno che guida l’autobus di questo bislacco mondo.

Prima forse c’erano troppi autisti, che litigavano tra loro e ognuno voleva sterzare dalla propria parte.

Adesso l’impressione è che tutti gli autisti si siano sdraiati a terra, che l’autobus percorra la sua strada senza una guida e, avvicinandosi il burrone, che ognuno voglia vedere chi per primo viene preso dal panico e corre a prendere in mano il volante.

Ammesso che si sia ancora in tempo per sterzare…

guerra

“Quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri che muoiono” (J.P. Sartre)

Non capisco perché…

24 luglio 2014 Posted by | Storie ordinarie | , | 13 commenti

C’è un po’ di stanchezza in giro, ma…

basta!Questa crisi ci sta sfiancando.

Non si vedono segnali di ripresa, anzi…

Il futuro appare sempre più incerto.

Nel mondo, le cose invece di aggiustarsi pian piano, si complicano.

Siamo stanchi, siamo incazzati, siamo delusi.

Ha da passa’ a nuttata potrebbe diventare un inno nazionale, una onlus, forse anche un partito politico.

Ma in tutto questo una notizia positiva c’è: indovinate un po’ quale

(e voi che pensavate di avere avuto a capo del governo un puttaniere pedofilo…)

Nun te reggae più

20 luglio 2014 Posted by | Storie ordinarie | , | 22 commenti

Quattro passi fra le nuvole

quattro passi fra le nuvole (1)Immaginate di trovarvi nei panni di un agente di commercio (di caramelle e cioccolatini) nell’Italia degli anni trenta.

Immaginate che, durante un viaggio di lavoro particolarmente turbolento, tra smarrimenti di biglietti ferroviari, perdita di coincidenze, viaggi in corriera travagliati, incontrate una ragazza, Maria, dall’aria triste e dallo sguardo pensieroso.

Immaginate che questa ragazza vi racconti che sta tornando dalla sua famiglia dopo anni che manca da casa e che ci sta tornando con un sorpresa: è incinta, ma non è sposata; anzi, è stata addirittura abbandonata dal suo compagno.

Immaginate che questa ragazza vi proponga di sostenere la parte di suo marito, ma per un giorno soltanto, giusto il tempo di essere presentati alla sua famiglia, perché suo padre, se conoscesse la sua storia, la caccerebbe di casa e lei non saprebbe dove andare.

Immaginate di accettare la parte perché quella ragazza vi fa un po’ pietà, ma solo per qualche ora, perché a sera volete prendere la corriera per proseguire i vostri affari.

Immaginate che la famiglia della ragazza – e soprattutto il padre, burbero e autoritario – vi accolga dapprima con diffidenza, ma poi insista affinché vi fermiate a cena, e organizzi un banchetto per festeggiare il matrimonio.

Immaginate di iniziare a innervosirvi, perché in quella situazione proprio non ci volete stare, ma che facciate comunque buon quattro passi fra le nuvole (2)viso a cattivo gioco, sperando di riuscire a prendere finalmente la corriera il giorno dopo.

Immaginate che il giorno successivo la famiglia della ragazza scopra che in realtà voi non siete suo marito, ma avete già una moglie e dei figli e  che voi allora raccontiate come sono andate realmente le cose.

Immaginate che il padre della ragazza dia sfoggio a tutta la sua rabbia e al suo risentimento verso la figlia e decida di cacciarla di casa, perché la sua è “una casa onorata“.

Immaginate allora di sostenere una discussione pacata ma ferma con quel padre cocciuto, inflessibile, offeso, rispettandone il dolore ma senza rinunciare a convincerlo che quello che sta facendo non è giusto e che probabilmente per dare retta al suo orgoglio compirà un atto del quale potrà pentirsene per tutta la vita.

E immaginate, alla fine, di fronte a quell’uomo irremovibile, di decidere di portarvi via quella ragazza, quando improvvisamente il vostro ragionamento fa breccia nella sua testa e nel suo cuore e di fronte alla figlia, timorosa e angosciata, le dica che può restare nella sua casa, fingendo addirittura di ignorare come siano andate realmente le cose e suggellando il vostro incontro con una stretta di mano.

Ecco, ho riassunto indegnamente la trama di un film che ho rivisto ieri sera su una piccola tv privata: “Quattro passi fra le nuvole” e che Wikipedia racconta con maggiore dovizia di particolari.

L’avevo già visto quel film, magistralmente interpretato dal grande Gino Cervi e da Adriana Benetti, diretto nel 1942 da Alessandro Blasetti che vede come sceneggiatori anche Aldo De Benedetti, Cesare Zavattini e Piero Tellini (Alessandro Blasetti, tra parentesi, è stato uno dei maestri di Pietro Germi ed ha impiegato per la prima volta nel cinema la coppia Sophia Loren-Marcello Mastroianni) e che è stato ricompreso tra i 100 film italiani da salvare.

Non sto qui ora a dilungarmi su cosa abbia rappresentato per il cinema italiano il grande Gino Cervi. e quanto sia stato eclettico nelle sue interpretazioni. In realtà, ho rivisto questo film perché non ricordavo più il finale.

quattro passi fra le nuvole (3)Orbene: come finisce il film?

Gino Cervi, alias Paolo Bianchi, alla fine del suo viaggio di lavoro torna a casa, stanco. Entra in un palazzo anonimo (ben lontano da quel mondo agricolo vivace, profumato e colorato che si è lasciato alle spalle), raccoglie la bottiglia del latte di fronte alla porta di casa ed entra in un appartamento desolante e alquanto squallido. Si intuisce che è mattina e si sente una voce sgarbata e autoritaria provenire da un’altra stanza che gli ordina di mettere a bollire il latte.

E mentre versa il latte, ricordandosi di quello che aveva bevuto – appena munto –  qualche giorno prima in compagnia di Maria, Paolo si sente male e l’ultima inquadratura è dedicata a lui che si porta la mano alla fronte e al coperchio del pentolino che cade per terra.

A volte, durante il faticoso cammino della nostra esistenza, può capitare di vivere “avventure” nelle quali si riesce a tirar fuori il meglio di noi stessi. Poi la sera si rientra in una normalità asfittica e tutto si spegne nell’oblio, si annulla nei ricordi, annega in un pentolino di latte messo a scaldare per fare tacere una voce insopportabile.

E questa è una lenta e interminabile agonia…

Un piccolo omaggio a Gino…

17 marzo 2014 Posted by | Film, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 14 commenti

Se l’altro è il male assoluto

Elemire Zolla, nella sua controversa introduzione a “Il signore degli anelli” di Tolkien scrive che quest’ultimo nella sua opera “non cerca la mediazione fra male e bene, ma soltanto la vittoria sul male. I suoi draghi non sono da assimilare, da sentire in qualche modo fratelli, ma da annientare“.

orcoRisuona nella mente la chiara e semplice esortazione di Saruman ai suoi orchi, mentre stanno partendo per l’ennesima battaglia: “Uccideteli. Uccideteli tutti“.

E, per contraltare, le parole di Aragorn ai suoi soldati, pronti a lanciarsi in uno scontro dagli esiti imprevedibili: “Non abbiate pietà di loro, perché loro non ne avranno di voi“.

Il poeta inglese V. H. Auden ha protestato contro questa visione: non esistono esseri che ubbidiscano al Male assoluto, “la loro esistenza sembra significare che è possibile che una specie dotata di parola e perciò capace di scelta morale sia maligna per natura“.

Capita a volte che alcune persone siano spinte a vedere in altre persone il Male assoluto. Perché l’operazione riesca, occorre che l’altro non venga riconosciuto come essere umano, cioè come essere dotato di ragione.

Niente meglio della religione riesce a organizzare e portare a termine questa operazione. Niente meglio della religione supporta questo processo; ne fornisce le solide basi, rende infiniti i conflitti e ne giustifica le atrocità.

Il talebano che spara in testa a una bambina di dieci anni perché qualcuno gli ha insegnato che è un gesto utile e coraggioso, ne è forse l’esempio oggi più eclatante, o per lo meno quello che maggiormente colpisce noi occidentali. Ma non è certamente l’unico.

Poi, per fortuna, a volte si leggono anche storie come questa.

Musica

25 maggio 2013 Posted by | Musica, Religione, Sani principi | , , | 13 commenti