Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Mi ritorni in mente

Mi ritorni in mente

2 aprile 2017 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Un po' di me | , | 7 commenti

Ricordi musicali

Questa canzone, uscita nel 1977, scatena in me ricordi incancellabili della mia giovinezza.

I ricordi del liceo, dei cineforum, delle discussioni animate con gli amici, delle ragazze (che non ci filavano).

Della mia casa con il balcone accanto a quello di Anna, dei miei genitori.

Eh… la vecchiaia…

P.S.: ieri era la giornata dell’Alzheimer. Sarà un caso?

7 marzo 2017 Posted by | Musica, Ricordi | , | 12 commenti

Nostalgia…

kataweb1Della genesi della parola nostalgia ne ho già scritto qui, adesso voglio parlare di un vero e proprio attacco di nostalgia (un altro?) avuto ieri quando una persona ha pubblicato un post su facebook ricordando gli anni nei quali avevamo i blog su Kataweb e si era formata una solida rete di amicizie.

Alcune di quelle persone si ritrovano ora su facebook; alcune sono scomparse dal web; qualcuna purtroppo è scomparsa anche dalla vita.

Qualcuna di quelle persone l’ho conosciuta personalmente o telefonicamente, ma con la maggioranza di esse si era sviluppato un “comune sentire” che andava al di là della conoscenza diretta ma era qualcosa di profondo, sincero, reale. Mi sono appassionato alle loro storie e loro probabilmente alle mie. Storie, avventure, peripezie, disgrazie anche, che si sentiva il bisogno di raccontare in un luogo pubblico, sicuri di raccogliere quell’empatia che forse era insufficiente nella vita reale.

Ricordo i miei problemi di quegli anni, ma al confronto di quelli di oggi mi sembrano quisquilie. Avevo ancora la voglia di pensare a lunga scadenza.

Di quella compagnia sono uno dei pochi rimasti nella cosiddetta “blogosfera”. Chissà perché…

Ai posteri l’ardua sentenza.

Cocciante – Celeste nostalgia

27 gennaio 2017 Posted by | Ricordi | , | 11 commenti

Walter e Anna

cimiteroDal 1971 al 1982 ho vissuto nell’appartamento di una palazzina appena costruita, situata nella via che il mio paese ha deciso di dedicare a Gian Domenico Romagnosi.

Era (ed è tuttora) una stretta strada del centro storico, che a un certo punto incrocia un vicolo che la collega alla via centrale. Se invece si va avanti, si raggiunge una piazzetta, dalla quale si può proseguire soltanto a piedi, perché dopo qualche decina di metri passa un rio – in quella zona ancora scoperto – che si attraversa su un ponte pedonale: la conformazione delle vecchie abitazioni della zona non consente sbocchi più larghi.

Dalla piazzetta si entrava nel cortile del mio palazzo: tre piani per quattro appartamenti. Al piano terra stavano l’ingresso, le cantine e un locale di deposito per le biciclette; al primo piano due appartamenti, così come al secondo. La porzione di terreno tra il palazzo e il rio era occupata dagli orti: ogni condomino aveva a disposizione la propria striscia di terra. Tutta la zona rappresentava una sorta di scorcio di campagna all’interno del paese, sia per le abitazioni in stile rurale, sia per le aree verdi e la vegetazione disseminate lungo il rio.

La mia famiglia abitava al secondo piano (i miei genitori avevano la fissa di abitare “senza avere nessuno che ti cammini sulla testa”) e i nostri dirimpettai erano una famiglia composta dal papà operaio (Walter), la mamma casalinga (non ricordo il nome) e la figlia Anna, di un anno più giovane di me.

Anna era bellissima. Una bellezza che definirei paradisiaca, eterea, quasi d’altri tempi. Di carattere era timida, taciturna, forse un po’ malinconica. Era talmente bella che mi metteva soggezione e non riuscii mai a entrare in confidenza con lei; quasi facevo fatica a parlarle.

Verso la fine degli anni settanta, quando il papà andò in pensione, la famiglia si trasferì e aprirono una piccola lavanderia in paese. La mamma lavava e stirava e il papà faceva le consegne. E io persi i (pochi) contatti con Anna. Seppi in seguito che si era laureata e dopo alcuni anni prese a insegnare lingue alle scuole medie del paese.

Il papà Walter morì nel 2003, ultraottantenne, e nel 2007, a soli 46 anni, un cancro alla testa si portò via anche Anna. La mamma non l’ho più vista.

La loro tomba sta in un campo all’entrata del nostro cimitero. Tutte le volte che vado a trovare i miei genitori, i miei parenti e quegli amici che sento il bisogno di rivedere, mi fermo anche da Walter e Anna. In pratica mi sono preso cura della loro dimora, perché ho notato che le visite che ricevono devono essere abbastanza rare. Osservo le foto dei due e immagino che ora Anna stia con il suo papà Walter. Mi tornano in mente quegli anni spensierati (a confronto di oggi) e felici; gli anni della mia adolescenza e della mia giovinezza. Mi fermo sempre da loro e mi sale il magone, anche adesso.

Quanto pagherei per poter rivivere un attimo solo di quei momenti e rivedere mio padre, mia madre, Anna e la sua famiglia.

In questa brutta giornata, sarebbe meglio di un raggio di sole.

Malinconia

12 gennaio 2017 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 10 commenti

Il segno dei quattro

sherlock-2The Sign of Four è il secondo romanzo di Sherlock Holmes; pubblicato nel 1890 in Inghilterra e in America, ne decretò il successo.

La storia si apre con Holmes dedito alla cocaina: “La mia mente si ribella all’inerzia… aborrisco  la monotona routine dell’esistenza. Ho un desiderio inestinguibile di esaltazione mentale“.

E l’esaltazione mentale arriva con un omicidio apparentemente incomprensibile. E qui si consolida il metodo d’indagine di Holmes: quando arriva sul luogo del delitto, inizia a osservare e raccogliere elementi che si riveleranno utilissimi nelle indagini e inizia da subito a farsi un’idea di come potrebbero essersi svolti i fatti.

E alla fine il colpevole, catturato dopo un rocambolesco inseguimento in barca, racconta la storia che lo ha condotto a commettere quell’omicidio: la sua non è solo una confessione, ma il racconto di un’altra storia. Come se fosse il destino ad averlo portato a quel comportamento.

Fanno tenerezza in questi romanzi gli spostamenti in carrozza, le comunicazioni tramite telegrammi, la conoscenza dei fatti attraverso i giornali, del mattino e della sera. Altri tempi, di quando non c’erano gli smartphone e tante altre cose che adesso riempiono la nostra vita; cose utili e cose inutili.

Ammetto che sto diventando sempre più nostalgico.

Volta la carta

21 dicembre 2016 Posted by | Libri, Ricordi, Storie ordinarie | , | 13 commenti

Uno studio in rosso

sherlock-1Pubblicato nel 1887, A Study in Scarlet è il primo romanzo in cui appare Sherlock Holmes.

Rileggere le avventure di Sherlock Holmes mi fa tornare indietro nel tempo, agli anni della mia adolescenza liceale, quando il romanzo “giallo” era uno dei miei preferiti (e gialle erano anche le copertine dei libri).

Sherlock Holmes per me era inarrivabile, perché le sue avventure non erano pubblicate in edizione economica alla metà degli anni settanta. E allora dovevo accontentarmi dei telefilm con Basil Ratbhone nei panni di Holmes e Nigel Bruce in quelli del Dottor Watson. Soltanto verso la fine degli anni settanta iniziarono a comparire le prime edizioni negli Oscar Mondadori. Oggi bastano pochi euro per comprarsi tutte le avventure dell’investigatore londinese.

Uno studio in rosso, come tutti gli altri romanzi, viene raccontato dal Dottor John H. Watson, il quale nei primi capitoli ci descrive la figura di quello che parte come semplice coinquilino e diventa in poco tempo compagno di emozionanti e pericolose avventure. Nella prima metà del libro si dipana il caso, fino alla sua risoluzione (un duplice omicidio). Nella seconda metà vi è una digressione, una storia che risale a molto tempo prima e spiega il motivo per cui il suo protagonista è giunto a compiere il duplice omicidio (anche da qui si vede che Conan Doyle aveva la fissa del romanzo storico). E’ presente anche una caratteristica che si ritrova in altre storie: il colpevole viene sì scoperto, ma non processato, perché muore prima, per cause naturali (o per una forma di giustizia superiore a quella umana).

Alla fine, c’è anche spazio per una breve spiegazione del metodo utilizzato da Holmes: “Per risolvere un problema di questo genere, la cosa essenziale è di riuscire a ragionare a ritroso. La maggior parte delle persone, se gli descrivete una successione di eventi, vi diranno quali saranno i risultati. Esistono però altre persone, poche, che, se gli raccontate un risultato, sono in grado di evolvere dalla propria consapevolezza interiore i vari passi che hanno condotto a quel risultato“.

E’ uno schema che oggi non va più di moda, ma che mantiene un suo fascino, soprattutto se consideriamo che all’epoca eravamo agli esordi del romanzo poliziesco.

Un romanzo facile da leggere e, per me, anche un tuffo nel passato.

Il pescatore

20 dicembre 2016 Posted by | Libri, Ricordi | , | 3 commenti

Waka waka

Ieri sera alla radio ho risentito questa canzone e la mia mente è andata indietro nel tempo, all’estate di sei anni fa.

La più bella vacanza trascorsa io e la piccola, al mare: località, albergo, spiaggia, mare, animazione, tutto perfetto.

E questa era una delle canzoni della colonna sonora di quella estate.

Quando potevo ancora guardare al futuro con speranza, facendo progetti nella vita e nel lavoro.

E in quell’anno, nell’autunno e poi nell’inverno, accaddero altre cose belle, che purtroppo io non seppi cogliere. Se lo avessi fatto, oggi la mia vita sarebbe diversa.

29 novembre 2016 Posted by | Ricordi, Rimpianti | , | 24 commenti

Fidel

fidel-cheCorrevano gli anni 1974-1975, prima liceo, ricerca di storia-geografia.

Argomento scelto: Cuba.

E Cuba voleva dire Fidel Castro, rivoluzione cubana, lotta contro lo sfruttamento impersonato dagli Stati Uniti. Era ancora vivo e bruciante il colpo di Stato in Cile e l’appoggio USA a Pinochet e le fotografie di Che Guevara torturato e ucciso dai militari boliviani. Stava ormai terminando la guerra in Vietnam e l’Italia si apprestava alle grandi vittorie dei partiti di sinistra del 1975.

Cuba non è il paradiso, è l’inferno“, questo stava scritto all’entrata de L’Avana dopo la presa del potere dei castristi, tanto per mettere subito in chiaro che le difficoltà sarebbero iniziate in quel momento, come effettivamente avvenne. E la rivoluzione umanista di Castro si trasformò in un regime comunista, incarcerando e torturando gli oppositori.

Ma per noi il bilancio di Fidel rimaneva comunque positivo, per avere dato dignità a un popolo; per avere resistito all’embargo e ai tentativi degli USA di rovesciarlo; per avere insomma rappresentato il sogno che vi potesse essere uno sviluppo diverso non solo per l’America Latina, ma anche per l’Africa, l’Asia e perfino per l’Europa, dove era appena caduta la dittatura militare della Grecia e stava tirando le cuoia il regime spagnolo di Franco.

Di lì a poco i sogni degli anni settanta sarebbero naufragati nel terrorismo, poi saremmo entrati nel riflusso degli anni ottanta, che si sarebbero chiusi con la caduta dei regimi comunisti dell’Europa orientale. E poi sarebbero arrivati gli anni novanta, con una devastante guerra al di là del nostro uscio, nei Balcani e poi un terzo millennio aperto dal terrorismo con annessi e connessi.

Insomma, io ormai sono vecchio. Lasciatemi sognare di poter ancora salire su una barricata, con il basco in testa e il sigaro (di radice di liquirizia, che ormai ho smesso di fumare da due anni) tra i denti, arringando la folla contro la multinazionale delle banane Chiquita, anche se fosse solo nel reparto ortofrutta della Coop

Hasta la victoria siempre!

27 novembre 2016 Posted by | Ricordi, Storie ordinarie | , | 9 commenti

Amici miei…

naso1Lunedì entro in ospedale e martedì verrò sezionato, spezzettato, affettato, tranciato.

Tecnicamente si chiama rinectomia subtotale, in pratica si tratta di una asportazione della protuberanza che sta al centro del viso.

Così oggi ho fatto fare al mio naso un ultimo viaggio in auto, portandolo in giro per le nostre colline, quelle stesse che fino a poco tempo fa percorrevamo in bicicletta, tutti felici e spensierati.

Certo, in questi 56 anni il rapporto tra noi due, io e il naso, non è stato dei più semplici. Mi ha fatto tribolare, e tanto, ma ciò non significa che a me non dispiaccia privarmene.

D’accordo, sarà sostituito, ma non sarà più la stessa cosa. E nemmeno io sarò più la stessa cosa.

Forse ci scriverò un libro sul mio naso (sempre ammesso che sopravviva, ovviamente).

Ci si rivede dopo, eh? Fate i bravi, mi raccomando.

P.S.: lasciatemi dire due parole su Dario Fo. Il mio ricordo di lui è legato alla trasmissione Mistero Buffo alla RAI, nel 1977. Anni nei quali erano forti e animate le discussioni ideologiche; anni nei quali ancora si sperava di poter cambiare qualcosa. Con Dario Fo ridevano i vecchi e i giovani, i ricchi e i poveri, i colti e gli ignoranti. Ridevano anche i miei genitori, mentre lo guardavamo insieme. Di lì a poco l’Italia sarebbe piombata nella violenza e nel terrorismo e per decenni non ne sarebbe più uscita. Questo mi ricorda Dario Fo: che faceva ridere anche i miei genitori. Lui e Zeffirelli erano i simboli di grande cultura, su sponde politiche opposte. Per il resto, non l’ho mai seguito tanto.

Musica

15 ottobre 2016 Posted by | Ricordi, Salute | , | 26 commenti

Bud

bud-spencerGrande Bud.

Sei un altro pezzo della mia giovinezza – ma possiamo anche dire della mia vita – che se ne va.

Ancora adesso, quando passano in tv i film tuoi, con o senza il nostro amico Terence, fermarsi è un piacere.

Ci pensavo ieri mentre tornavo in treno dalla capitale (la capitale emiliana, ovviamente): ma quanto è cambiata la mia vita dopo che se ne sono andati parenti, genitori, amici e tutti quei personaggi che hanno connotato la mia esistenza?

Noi forse non ce ne accorgiamo, ma diventiamo più poveri, perché la vera povertà è quella di non avere amici con i quali parlare, ridere, discutere, litigare, condividere… Diventiamo più poveri ogni giorno che passa, e un po’ più soli, perché chi se n’è andato non lo si rimpiazza più, mai più.

Ciao Bud, mi raccomando, se nell’aldilà ritieni che ne valga la pena, affibbia uno dei tuoi sinistri sulla cucuzza a qualcuno. Vedrai che il capo non ti sgriderà…

Altrimenti ci arrabbiamo

30 giugno 2016 Posted by | Ricordi | | 6 commenti