Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

A volte penso…

… a quante cose avremmo potuto fare insieme.

Anzi, a quante cose avremmo potuto condividere insieme, che è diverso.

21 luglio 2021 Posted by | Ricordi, Rimpianti | , | 2 commenti

Ciao Raffaella

C’era una volta un’Italia più povera, più bacchettona, più rurale, quasi pezzente, dove poteva capitare che una famiglia povera (la mia) abitasse accanto a famiglie ancora più povere e fosse l’unica ad avere un televisore.

E allora poteva capitare che al sabato sera ci si ritrovasse tutti su un divano mezzo sfondato a guardare la televisione e quando c’era lei era sempre una festa.

E lei era Raffaella Carrà, la ballerina/presentatrice bionda verso la quale mai ho sentito pronunciare dalle donne che la guardavano una parola di critica o di disapprovazione.

Ci sono persone che diamo per scontato che ci saranno sempre; anche se scompaiono dalla scena per lungo tempo, sappiamo che esistono, pronte a tornare alla ribalta. Una di queste è stata sicuramente Raffaella, che con il passare degli anni è diventata ancora più bella e affabile, sempre con il sorriso sulle labbra, mai saccente.

Mi piace ricordarla così, in versione maghella e nello splendore dei suoi quarant’anni.

19 luglio 2021 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie | | 2 commenti

C’era una volta…

C’era una volta in un paese confinante con il mio una grande, enorme, smisurata fiera di Pasqua, anzi per essere precisi Fiera dell’Angelo.

Nata in un tempo del quale si è ormai persa la memoria, la Fiera dell’Angelo si chiamava così perché il momento culminante coincideva appunto con il lunedì di Pasquetta.

Con il passare degli anni la fiera era stata un po’ riordinata, ma si trattava comunque di una pacifica invasione di un Comune di poco meno di ottomila abitanti.

La parte del leone la faceva il luna park, con giochi e attrazioni che non si vedevano da nessun’altra parte: strani oggetti volanti che ti sbatacchiavano su e giù; corse di cavalli di plastica che avanzavano a furia di biglie lanciate in apposite buche; misteriose case scricchiolanti con spaventosi mostri all’interno.

C’era poi il settore delle macchine agricole, di tutti i tipi e dimensioni; quello del mercato tradizionale, con i venditori urlanti e sempre pronti al “fantastico sconto”; quello del mercato dei prodotti locali; quello delle auto, che potevi vedere da vicino e anche salirci sopra, in tempi nei quali i tour virtuali di internet non esistevano ancora; quello del bestiame, senza dimenticare le bancarelle di prodotti alimentari, dolci, salamelle, patatine e via dicendo.

E tutt’intorno al paese una distesa di auto parcheggiate, perché alla Fiera dell’Angelo arrivavano da tutte le parti.

La Fiera dell’Angelo era un paradiso per i bambini, un appuntamento imperdibile per gli adolescenti, un diversivo interessante per gli adulti. Chi non aveva altri programmi si ritrovava alla Fiera una, due tre volte, finché il portafoglio non dava forfait.

Il montaggio delle giostre iniziava una settimana prima di Pasqua e anche la loro comparsa era uno spettacolo. Alcune di loro iniziavano a spillare soldi dal venerdì, con i genitori che cercavano di tenere a bada i bambini, spiegando che il loro budget non poteva essere intaccato ancora prima che si aprissero le danze vere e proprie.

Il groviglio di suoni, colori, sapori era sbalorditivo.

Era, perché da due anni tutto questo non esiste più.

Non esistono le giostre, i panini con la salamella, i banchi con il formaggio puzzolente, i tiri a segno, i palloncini.

Non esiste più il viaggio con il papà verso i suoni e le luci di quella gioia momentanea ma intensa che ti poteva dare “La casa degli spiriti“, con tanto di facce dei mostri in primo piano, il pavimento mobile, il corridoio con gli specchi deformanti, oppure le astronavi girevoli o il bruco mela.

Era, e chissà quando torneranno queste nostre tradizioni, che un tempo forse ci facevano sorridere o sbuffare e che invece adesso vorremmo rivivere, anche solo per qualche istante.

Perché dobbiamo sconfiggerlo questo stramaledettissimo virus e uscirne un po’ migliori.

Ma forse anche questa è un’illusione…

Spero abbiate trascorso una serena Pasqua.

P.S.: questo nuovo editor di WordPress fa letteralmente cagare. Se non riesco a tornare all’editor classico…

5 aprile 2021 Posted by | Ricordi, Storie ordinarie | | 7 commenti

Mi ricordo…

C’è un episodio della mia gioventù che ancora oggi mi trottola per la mente.

Non so se fa parte delle occasioni perdute o degli scampati pericoli.

Avevo circa vent’anni (mese più, mese meno) ed era il periodo delle discoteche.

Eravamo quattro amici (mica sempre al bar) che uscivano sempre insieme, ma il mondo è (ed era) piccolo e nei locali della zona si incontravano spesso altri giovani del paese.

Tra le discoteche che frequentavamo periodicamente ce n’era una nell’Oltrepò pavese. Era un locale relativamente piccolo, con al piano superiore un bar ristorante che a quei tempi era molto in voga. Il locale presentava due piste da ballo, una al centro e la seconda, più piccola e riservata, posizionata su un piano leggermente rialzato.

Quella sera ero vestito come allora andava di moda: stivaletti scamosciati, pantaloni di velluto nero e una maglione blu (era un maglione tutto particolare, con una striscia colorata che prendeva il tronco e una manica, insomma una roba un po’ inconsueta): ero convinto che lo scuro mi donasse.

Girovagavo per il locale da solo, quando mi sedetti su una specie di muretto che costeggiava la seconda pista da ballo. Pensavo di essere un figo, non c’è dubbio.

A un certo punto il mio sguardo si incrociò con quello di una ragazzina che stava anch’ella ai margini della pista. Era una ragazzina minuta, bionda con i capelli corti (io ho sempre avuto un debole per le ragazzine dai capelli biondi e corti; però con il tempo ho imparato ad apprezzare anche le altre), molto carina (almeno così mi sembrò quella sera).

Il gioco di sguardi andò avanti per un bel po’, finché uno dei miei amici non venne a recuperarmi prima che potessi “farmi avanti” (ammesso che l’avessi fatto).

Ecco, quel gioco di sguardi me lo ricordo ancora adesso.

Andammo altre volte in quel locale e io cercai di nuovo quella ragazza, ma non la vidi mai più. Non incontrai mai più uno sguardo simile al suo.

La stagione delle discoteche poi finì presto e io rimasi sempre con quel dubbio: se mi fossi fatto avanti per tempo, come sarebbe finita?

Con il senno di poi, penso di averle evitato inutili pene (sostantivo femminile plurale).

P.S.: si sarà capito che a quel tempo ero un pochino imbranato…

Hot Stuff

25 gennaio 2021 Posted by | Ricordi, Un po' di me | , | 13 commenti

Malastagione

Anzitutto buon anno a tutte/i.

Ieri, primo giorno dell’anno, ho deciso di tenere spento il cellulare e non potete immaginare (a meno che qualcuno l’abbia fatto o lo faccia regolarmente) di come mi sia sentito bene. Poi stamattina ho dovuto accendere e… la magia è finita.

Comunque nella prima giornata dell’anno, tra semi lockdown all’italiana, freddo e neve, mi sono dedicato alla lettura. Dopo avere terminato Psicologia della stupidità, (ci tornerò su, perché la materia è infinita) ho pensato – in ricordo degli anni della mia adolescenza, quando aspettavo la vacanze di Natale per spararmi i gialli che non potevo leggere in periodo scolastico – di dedicarmi a qualche bella storia poliziesca e, aperta l’anta del mobile libreria in salotto, mi sono trovato di fronte questo libro.

Pubblicato dieci anni fa, regalatomi con tanto di dedica, è rimasto a riposo per un decennio.

Forse è vero che i libri decidono loro quando è il momento di leggerli. C’è differenza tra acquistarli e leggerli, sono due momenti diversi che esigono predisposizioni diverse.

E allora ieri mi sono immerso in questa storia che “profuma di ragù e vino rosso”, ambientata tra i monti della bassa modenese, protagonista un ispettore della forestale detto “Poiana” e una serie di altra varia umanità tratteggiata con leggiadria dai due autori con una scrittura che fila via liscia come un bianco frizzante quando la calura umida delle nostre zone spinge a rinfrescarsi dentro.

Ho messo da parte per un giorno tutte le paturnie del lavoro, della famiglia, i ricordi degli ultimi morti di Covid tra la gente che conoscevo; ho trovato anche il tempo di qualche partita a carte con mia figlia, annoiata dalla reclusione domestica.

Un rinnovato ringraziamento (tardivo?) a chi mi regalò questo libro.

Chissà che non ci sia spazio per qualche altra storia di questo duo. Chissà…

2 gennaio 2021 Posted by | Libri, Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 7 commenti

Ma cos’è successo?

Se giro per il mio paese e faccio mente locale, non lo riconosco più.

C’era un piccolo centro commerciale a ridosso del centro storico. Una piccola galleria nella quale si affacciavano negozi, ora quasi deserta.

Dov’è finita quella pizzeria da asporto con il pizzaiolo e la mamma che impastava nel retro e nei fine settimana portavo a casa qualche trancio e si rideva ancora mentre si mangiava?

E il negozio di pasta fresca, dove si potevano comprare i tortelli con la coda?

E la banca e la lavanderia?

E la pizzeria che era diventata un luogo d’incontro e si conosceva il proprietario e si incontravano amici e conoscenti e quando si usciva si rimaneva a parlare nella galleria fino a tardi?

E che dire dell’altro centro commerciale, lungo la statale per la città?

C’era una pizzeria dove ci si fermava con la piccola quando andavo a prenderla da scuola e si faceva merenda con un trancio.

E poi si poteva andare a fare un giro al negozio di scarpe o in quello di abbigliamento.

E che dire del ristorante self service, dove potevi farci una scappata quando non avevi tempo e voglia di cucinare e se era un giorno feriale ci trovavi gli operai delle fabbriche dei dintorni? Fabbriche dove si produceva, non le enormi cattedrali della logistica di oggi.

Cos’è successo in questi anni?

Lo so che non rimpiango i negozi, rimpiango i momenti, la luce di quegli anni contro il buio di oggi.

Lo so che quei momenti non torneranno più.

Dovrei guardare avanti, ma il tempo che mi rimane non è poi tanto.

Oggi mi hanno informato che è morto un mio ex vicino di casa, che conoscevo da quarant’anni, più giovane di me.

Quando ti si fa il deserto intorno, non c’è da stare sereni.

Buon Natale

25 dicembre 2020 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 2 commenti

Firmino (un vecchio post di un’altra vita)

Cazzeggiando qua e là nel web, mi sono imbattuto nel mio vecchio blog, quello abbandonato circa dodici anni fa.

E cazzeggiando su e giù per il blog, mi sono imbattuto in questo post, in cui commentavo un libro appena letto, Firmino di Sam Savage.

Lo ripropongo perché c’è un passaggio che mi ha colpito.

E’ molto difficile che io acquisti libri appena usciti, specie se trattasi dei cosiddetti bestseller, per diverse ragioni.

Anzitutto, mi piacciono i classici e quindi è un po’ difficile trovare, che so, la Commedia (l’aggettivo Divina l’abbiamo aggiunto noi) oppure I miserabili in vetta alle classifiche dei libri più venduti. Fanno eccezione ovviamente quei libri dai quali viene tratto un film, come per esempio Il signore degli anelli, ma anche in quel caso l’avevo acquistato prima che scalasse le classifiche librarie.

In secondo luogo, sono portato a pensare che un libro, a differenza di un quotidiano, non abbia “scadenza” e quindi possa essere letto in qualsiasi momento.

Certo, questo non è sempre vero, ma a me, a dire la verità, non me ne frega niente.

Ogni tanto, però, faccio qualche eccezione. Volontariamente, senza farmi trascinare dalle vetrine delle librerie o dai titoli messi in bella mostra vicino all’ingresso, dopo averci riflettuto per bene.

Recentissimamente, praticamente qualche giorno fa, una di queste eccezioni è FIRMINO, Avventure di un parassita metropolitano, di Sam Savage.

Prima di tutto, occorre dire che questo è un libro scritto molto bene, anzi decisamente bene.

Firmino è un topo, anzi un ratto, il tredicesimo figlio di una nidiata di una pantegana semi-alcolizzata che (quando si dice la sfiga) ha solamente dodici mammelle. E allora che fa Firmino per sopravvivere? Mangia i libri della sottostante libreria, ma dal rosicchiamento alla lettura poco ce ne passa e Firmino diventa una specie di ratto intellettuale e sognatore, che dal suo nascondiglio, in un vecchio e decrepito quartiere di Boston, partecipa alla vita della libreria.

E poi va a teatro, sogna di essere Fred Astaire che balla con Ginger Rogers. E poi suona un piccolo pianoforte-giocattolo regalatogli dal suo amico scrittore, e suona nientepopodimeno che Cole Porter e Gershwin.

E, dal buco della soffitta sopra la scrivania del librario, legge il giornale insieme a lui.

Vi sono pagine del libro di una leggerezza narrativa incomparabile. Quando, per esempio, Firmino esce dalla tana al seguito della mamma e di una sorella e viene provocato dal suo “didietro peloso“.

Oppure la descrizione di “una nana, una giovane donna che indossava un cappotto di cammello dall’orlo rigato di fango e così grande che le cadeva addosso a mo’ di cono, come una tenda di pellerossa, un tepee, strisciando per terra” che dà la caccia ad un “libretto sottile” e il libraio si dirige a grandi passi, fiducioso, sul retro del negozio, “il braccio teso davanti a sè, le grosse dita ritratte a mo’ di artigli che pregustavano già la presa“, ma non lo trova. E Firmino che desidera saltar fuori dal suo nascondiglio e proclamare a gran voce “Eccolo. Mr Shine“, fantasticando di venire assunto come apprendista.

Oppure quando racconta che lo scrittore che lo ha preso con sé gli parla e lui ascolta, ma sa che in realtà sta parlando semplicemente con sé stesso, perché non ha la minima idea della sua vera indole, né soprattutto “che io avessi letto più libri di lui“.

E quando si lascia andare ad una meditazione che è un pugno nello stomaco: “Penso sempre che ogni cosa durerà in eterno, ma non è mai così. In realtà, niente esiste per più di un istante, tranne ciò che custodiamo nella memoria. Cerco sempre di conservare dentro di me ogni momento – preferirei morire piuttosto che dimenticare“.

Ecco, questa è la parte che mi ha colpito: è difficile che esista qualcosa di peggio che perdere la memoria. La memoria, di sé stessi, la memoria delle cose che abbiamo fatto, delle persone che abbiamo conosciuto: senza di essa, siamo nulla, zero. Perdere la memoria mi terrorizza, lo confesso. Forse perché giornalmente vedo gente affetta da demenza senile o da alzheimer, com’è accaduto anche a mia madre.

Così finiva il post:

Ovviamente non vi dico come finisce, ma vi dico però che, alla facciaccia di tutti i soloni che tengono corsi di quella che chiamasi scrittura creativa, questo libro non ha un vero e proprio incipit. Ovvero, l’incipit, se vogliamo essere precisi, è praticamente tutto il primo capitolo, lungo una decina di pagine.

Ho appena finito di leggerlo e quindi lo toglierò dalla lista dei “libri sul comodino”. Costa 14 euro (da alcune parti scontato, che di questi tempi non fa mai male), ma li vale tutti.

P.S.: giugno 2008, proprio un’altra vita…

PP.SS.: domani mare, sperando di non restare imbottigliati in autostrada…

Giorgia – Gocce di memoria

29 luglio 2020 Posted by | Libri, Ricordi, Rimpianti | , | 9 commenti

Oggi pranzo da solo

Con un fantastico risotto: ai porcini, allo zafferano, al radicchio e gorgonzola, alla zucca?

Credo che mi sgargarozzerò anche un buon frizzantino.

Nella cultura popolare dalla quale provengo mangiare è sempre stato sinonimo di salute.

E’ stato anche sinonimo non dico di ricchezza, ma comunque di stabilità economica.

Quando da bambino si andava a trovare qualcuno, la prima cosa che ti offrivano era da mangiare: si ricordavano dei tempi della guerra, del dopoguerra e della fame patita.

Oggi per fortuna noi ricchi occidentale la fame non la soffriamo più, anche se c’è chi non se la passa bene.

Per questo stamattina una parte della mia spesa è andata al Banco alimentare, i cui volontari erano fuori dal supermercato.

Che possano questi alimenti scaldare un po’ lo stomaco e l’anima di chi è meno fortunato di me.

In fondo la vita è anche questo…

Buon appetito.

30 novembre 2019 Posted by | Cucina, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 4 commenti

Bei tempi…

… nei quali si discuteva di cose serie, reali:

https://aquilanonvedente.wordpress.com/2011/04/26/genesi-2-18-e-una-domanda-della-piccolina/

Quando qui bazzicavano persone che, per motivi diversi, se ne sono andate.

Tutto passa.

P.S.: questa è la settimana dedicata alla nostalgia.

 

6 novembre 2019 Posted by | Ricordi | | 9 commenti

Cessata attività

Oggi è iniziata la svendita in uno storico negozio di abbigliamento del mio paese che chiude i battenti per cessata attività.

Quando ho visto i manifesti in giro mi ha preso un senso di nostalgia, come se stesse andandosene un altro pezzettino di me e della mia storia.

Il negozio in questione (non proprio un negozietto, piuttosto una media struttura) iniziò la sua attività una trentina di anni fa, in un paese vicino al nostro, posizionato in bella vista sulla via emilia. Era uno dei pochissimi negozi già allora aperti la domenica, dove si potevano trovare vestiti “popolari” accanto a quelli un po’ più costosi, di marca.

Con l’apertura del centro commerciale, si trasferì nel nostro paese, ampliando l’offerta e la superficie di vendita.

Ricordo con nostalgia quando ci si trovava con amici e conoscenti a spulciare tra camicie, magliette, pantaloni, mutande, tute da ginnastica.

Era la condivisione di qualcosa che si è perso nel tempo.

Può sembrare banale dirlo, ma anche un negozio può dare il senso di appartenenza a una comunità.

Negli ultimi anni i clienti sono andati diminuendo sempre di più. Ultimamente il negozio era quasi sempre deserto. Disertato dai giovani, che preferiscono le grandi catene in città o nei grandi centri commerciali; i “diversamente giovani” (come il sottoscritto) evidentemente hanno ridotto drasticamente i consumi, anche nell’abbigliamento. Per non parlare del commercio on line.

E così domani mattina andrò a fare un giro – forse l’ultimo – nel negozio che mi ha visto acquistare quei vestiti che per mia figlia sono inesorabilmente da bollare come “da vecchio”, ma che per me invece rappresentano un pezzo della storia mia e del mio paese.

Del nostro povero paese…

I Miei Pensieri Sono Tutti Lì – Pierangelo Bertoli

16 febbraio 2019 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , , | 5 commenti