Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Storia d’Italia dal risorgimento ai nostri giorni

L’Italia si è formata per effetto di una serie di eventi casuali?

Per una serie di circostanze fortuite?

Probabilmente sì, e questo spiega molte cose, anche attuali.

Abbiamo unificato il Paese in parte con l’acquiescenza degli altri Paesi, in parte con l’inganno.

Per decenni si è cercato un elemento unificante degli italiani, cioè dei piemontesi, dei lombardi, dei veneti, dei toscani, dei napoletani, dei siciliani, dei sardi.

Qualcuno lo ha cercato costruendo strade e ferrovie; qualcuno accentrando il potere e nominando prefetti in tutto il paese; qualcun latro ancora stimolando la partecipazione alla guerra, ma non c’è stato niente da fare.

L’italiano non esisteva e non esiste (e non parlo della lingua). Non è mai esistita una forte borghesia produttiva che facesse politica con un proprio partito, bensì un partito di ispirazione cattolica e assistenzialistica, di centro. Ecco perché in Italia non abbiamo mai avuto un serio e coerente partito di destra o di centro destra, come hanno tutti gli altri Paesi europei. E la sinistra? Divisa per anni in due, tre, quattro partiti, in parte perennemente al governo e in parte perennemente all’opposizione, non è mai riuscita a formare quel partito di sinistra o di centro sinistra capace di confrontarsi con il rivale, in un gioco di alternanza che è l’unica garanzia di buon governo che abbiamo (cioè la possibilità che chi governa male venga mandato a casa e sostituito da un altro, e così via).

La nostra cultura politica non si fonda sull’alternanza, bensì sul trasformismo: essere buoni per tutte le stagioni.

Buona settimana a tutte/i.

Musica!

16 luglio 2017 Posted by | Libri, Manate di erudizione | , | 2 commenti

Pietro Savorgnan di Brazzà

pietro brazzà-1Credo che molti (come il sottoscritto fino a poche ore fa) ignorino l’esistenza di questo singolare personaggio: Pietro Savorgnan di Brazzà (Brazaville, attuale capitale della Repubblica del Congo, prende il nome da lui, che l’ha fondata).

Ma cos’aveva di particolare questo tizio, nato a Castel Gandolfo nel 1852 e morto a Dakar nel 1905, naturalizzato francese?

Era un  esploratore alternativo“, diremmo oggi, “dal volto umano“, uno di quelli che gli schiavi li comprava per liberarli, a differenza di quello che facevano i suoi colleghi inglesi, portoghesi, francesi o tedeschi.

Innamorato dell’Africa, cercava territori inesplorati da conoscere e studiare, stringeva accordi con re locali, era un idealista insomma.

A 15 anni si presentò a un ammiraglio francese in viaggio a Roma e si propose come ufficiale. Nel 1875 si avventurò nel cuore dell’Africa occidentale, lungo il fiume Ogoouè, con un carico di vestiti in velluto e seta con tanto di strass, cinture e diademi, che scambiò con gli indigeni in cambio di piroghe per continuare il suo viaggio.

Nel 1880 effettuò una seconda spedizione, in Congo. Le notizie su questo bianco buono fecero il giro dei villaggi e il capo del popolo tèkè lo invitò nella sua capitale e, in cambio di protezione, garantì il protettorato francese sulla riva destra del fiume, dove sarà poi fondata la città di Brazaville.pietro brazzà-2

La popolarità dell’esploratore italo-francese cresceva, ma in Francia suscitò invidie e gelosie. Durante un convegno pubblico a Parigi si confrontò con l’esploratore britannico Henry Morton Stanley e oppose al piglio arrogante di quest’ultimo la sua nobiltà d’animo e le sue motivazioni che lo avevano portato in Africa (che non erano quelle di sfruttare le immense ricchezze naturali del continente, ovviamente a costo zero).

Nel 1898 Brazzà fu destituito dal ruolo di governatore del Congo e si ritirò ad Algeri. Qualche anno dopo, quando in Francia circolarono voci di abusi, stragi e orrori compiuti dai colonizzatori in Congo, venne richiamato per svolgere un’inchiesta sul posto. Accettò l’incarico, trovò le prigioni dell’orrore e scrisse una relazione al vetriolo, terminata la quale s’imbarcò per la Francia, ma non arrivò mai a destinazione: morì a Dakar per una malattia tropicale o, come sospettarono alcuni, avvelenato.

Credo che vada ricordato questo personaggio, per quanto fu diverso dagli altri colonizzatori del tempo.

Sono passati, per esempio, soltanto poco più di cento anni da quando, nel 1904, il generale tedesco Lothar von Trotha sterminò gli Herero dell’Africa sud occidentale, che passarono da 80.000 a 15.000 anime. “L’esercizio della violenza, del terrorismo e perfino della macabra ferocia era ed è la mia politica” dichiarò il generale.

Chissà se qualcuno ha quantificato anche questi danni di guerra da rimborsare…

 

 

24 marzo 2015 Posted by | Manate di erudizione, Storie ordinarie | | 4 commenti

Storia dell’ebreo errante. Parte terza: le crociate.

ebreo erranteParte prima: la dispersione e l’esilio.

Parte seconda: gli ebrei nell’età imperiale e nell’alto medioevo.

Diciamocelo subito: quello delle crociate non è stato un bel periodo per gli ebrei (ammesso che ve ne sia stato uno).

A scuola ci hanno insegnato che verso la fine del XII secolo indomiti cavalieri vestiti con il segno della croce e benedetti dai Papi si misero in marcia verso la terra santa, per strapparli agli infedeli e riportarli sotto le vestigia della cristianità. Poi abbiamo capito che le motivazioni religiose erano soltanto una scusa e che forse i cosiddetti “infedeli” non erano molto peggio dei crociati.

Quello che si sono ben guardati dall’insegnarci, però, è che l’inizio delle crociate coincide con una campagna di denigrazione e persecuzione nei confronti degli ebrei che diventa sistematica. A loro si pone un’alternativa:battesimo o morte.

Le truppe dei crociati che partono dalla Francia si muovono lungo la valle del Reno, dove le comunità ebraiche sono numerose. L’imperatore tedesco Enrico IV nel 1095 aveva promulgato un editto che proibiva il battesimo forzato, ma le armate crociate si muovevano con forza travolgente. Vi furono massacri, battesimi forzati, suicidi di massa. L’imperatore Enrico IV dovette intervenire nel 1103, facendo giurare a principi e borghesi che la popolazione ebraica non sarebbe stata più maltrattata e dichiarò illegittimi i battsimi forzati, attirandosi i fulmini del papa Clemente III.

Queste persecuzioni colpirono numerose comunità ebraiche in Europa, ma soprattutto in Francia e in Germania. La seconda crociata del 1146 fu preparata meglio, ma non per questo non causò altri didordini antiebraici.

Ma è in questo periodo che avviene un altro fattaccio: gli ebrei vengono accusati di omicidio rituale. In Inghilterra un ragazzo venne trovato ucciso alla vigilia del venerdì santo e la colpa venne data agli ebrei. L’accusa non venne mai provata, ma le reliquie del ragazzo diventarono oggetto di pellegrinaggio per secoli.

L’accusa si delineò con precisione dopo alcuni altri omicidi: gli ebrei durante la settimana santa, per irridere la crocifissione di Gesù, infliggevano lo stesso supplizio a bambini cristiani e profanavano anche ostie consacrate.

Le condizioni di vita degli ebrei in Francia e in Germania peggiorarono. Nell’Italia del sud i normanni garantivano loro una larga autonomia, mentre i bizantini proseguivano con le antiche interdizioni: niente impieghi pubblici e proibizione di montare a cavallo. In inghilterra la follia religiosa non si era impadronita della popolazione.

Nel novembre 1215 il concilio lateranense rinnovò le antiche restrizioni contro gli ebrei, aggiungendone una nuova: il divieto di prestare denaro ai cristiani a tasso troppo elevato. La Chiesa considerava riprovevole qualsiasi prestito, non tenendo conto delle nuove esigenze economiche e finanziarie del tempo.

Ma questo concilio adottò anche una misura che non era una novità assoluta, ma che per la prima volta doveva essere adottata su vasta scala: olocausto-numerol’obbligo per gli ebrei, a partire dai dodici anni, di portare in tutti i paesi cristiani un segno che li distinguesse dal resto della popolazione. La Chiesa giustificò questo marchio sostenendo che la legge di Mosè aveva prescritto agli ebrei di distinguersi dagli altri popoli. Al marchio era possibile sfuggire soltanto dopo la conversione. Ogni Stato discusse sulla forma, sulle caratteristiche e sul colore del marchio: in Francia fu il tondo giallo, in Germania e Austria un cappello Giallo o rosso,

La caccia agli ebrei, i nemici di Cristo, a partire dal XIII secolo divenne un fatto abituale. Le persecuzioni non nacquero da contrasti tra le popolazioni cristiane e le minoranze ebraiche, ma furono il frutto di una lunga campagna di propaganda voluta dalle autorità ecclesiastiche e dal papato. Ben presto il tribunale dell’inquisizione, rivolto in primo luogo contro gli eretici, inizierà a occuparsi anche degli ebrei.

E’ in questo periodo che si sviluppa l’accusa nei confronti degli ebrei di omicidio rituale, poi quella di avvelenamento dei pozzi in combutta con i saraceni, poi ancora di diffondere il morbo della peste nera che dal 1347 per tre anni provocò in Europa 42 milioni di morti.

Nel XIV secolo si afferma la leggenda (che arriverà fino al ventesimo secolo) che gli ebrei si servono di sangue cristiano nella cottura del pane azzimo e la Chiesa riconosce a più riprese i miracoli fioriti intorno alle asserite vittime degli ebrei.

La durezza dei secoli medievali cambiò la mentalità e la sensibilità politica degli ebrei. Subirono dapprima le conseguenze delle spedizioni militari per riconquistare Gerusalemme; poi soffrirono i contraccolpi delle lotte tra il papa e i principi; infine furono sottoposti a continue restrizioni, costretti dalla società a esercitare il prestito a interesse con un distintivo cucito addosso e accusati di orribili omicidi rituali. La loro eliminazione era vista come un atto di devozione a Dio e di purificazione.

Proprio in quegli anni Boccaccio racconta la novella dei tre anelli: un padre possedeva un anello bellissimo e prezioso che, nella sua famiglia, veniva lasciato al figlio maggiore, che ne diveniva l’erede. Questo padre aveva tre figli e, amandoli tutti allo stesso modo, non ne voleva privilegiare alcuno. Allora fece fare in segreto due copie perfette dell’anello. Quando morì, ognuno dei figli ricevette un anello e pensò di essere il prescelto, ma nessuno riuscì mai a sapere quale fosse l’anello vero. Così, per analogia, i fedeli delle tre grandi religioni monoteistiche credono di essere i soli depositari della verità rivelata.

In tempi di oscurantismo, Boccaccio offre un raggio di luce e rivaluta la fede nell’uomo, al di là delle differenze. Non a caso questa sua novella fu ripresa, secoli dopo, nel periodo dei Lumi (e questa è una di quelle parole che meritano di essere scritte con la maiuscola).

Se non trovi le parole…

21 dicembre 2012 Posted by | Libri, Manate di erudizione, Religione | , , | 9 commenti

Storia dell’ebreo errante. Parte seconda: gli ebrei nell’età imperiale e nell’alto Medioevo.

ebreo erranteParte prima: la dispersione e l’esilio.

Gli ebrei, nella dispersione e nell’esilio, assimilarono ben presto la lingua, gli usi e i costumi dei paesi che li avevano accolti; spesso anche i loro nomi diventarono latini o greci. Solo il loro credo monoteista li distinse e impedì ogni atto di culto verso altri dei oppure verso quei monarchi che avevano assunto connotati divini. Anche la celebrazione del sabato fu un elemento di dissonanza  e la pratica della circoncisione suscitò ironia e sarcasmo.

Se pare che i rapporti con i cristiani nella vita quotidiana fossero buoni, non si può dire la stessa cosa dei rapporti tra i rabbini e i vescovi.

Quando il cristianesimo, da setta perseguitata e minoritaria, diventa la religione ufficiale dell’impero grazie a Costantino, rescinde anche l’ultimo simbolico legame con le sue origini ebraiche: il conciclio di Nicea del 325 adotta per la celebrazione della Pasqua una data diversa da quella ebraica. Agli ebrei viene vietato di contrarre matrimonio secondo la loro legge e viene negata ogni autonomia alla loro giurisdizione.

In Arabia, prima della nascita di Maometto, le relazioni tra ebrei e arabi erano state buone. Maometto infuse nel Corano molte idee già presenti nella Bibbia e nel Talmud. In un primo momento i suoi rapporti con gli ebrei furono cordiali, poi mutarono radicalmente.

Intanto anche all’interno del giudaismo si svilupparono polemiche, anche violente, sull’interpretazione della Torah.

Proprio in questo periodo avvenne un fatto unico nella storia del Medioevo: un re pagano, capo di un popolo barbaro, abbracciò il giudaismo con tutto il suo popolo. I kazari, che si erano stabiliti in un piccolo reame sul Caspio, alla foce del Volga, vennero in contatto con cristiani, arabi ed ebrei. Pare che uno dei loro capi, Bulan,abbracciò la religione giudaica e proibì l’idolatria in tutto il suo regno. Il regno dei kazari fu per molto tempo un’isola felice.

Ma fu in Spagna che l’esperienza storica degli ebrei  toccò i vertici culturali e sociali più alti. Gli insediamenti giudaici più importanti furono Granada (detta “città degli ebrei”), Terragona, Cordoba, Saragozza e Tortosa. Nei primi secoli la comunità cristiana e quella ebraica vissero senza contrasti, mescolandosi tra loro anche con matrimoni misti. Quando i visigoti si impossessarono della Spagna, gli ebrei conservarono la pienezza dei diritti civili e politici, mentre proprio i cristiani furono trattati con sospetto e subirono discriminazioni. Questa situazione finì nel 589, quando il concilio di Toledo proibì i matrimoni misti e impedì nuovamente agli ebrei l’accesso agli impieghi pubblici e il possesso di schiavi. In seguito, la linea repressiva fu inasprita: o battesimo o esilio. Il concilio di Toledo del 681 stabilì che gli ebrei dovessero essere battezzati con la forza e, in caso contrario, cacciati dal Paese, dopo la confisca dei beni.

Quando la Spagna venne conquistata dai musulmani, dopo il 711, per gli ebrei iniziò un lungo periodo di prosperità. La città di Cordoba divenne il centro della scienza talmudica per tutto il giudaismo. I califfi si mostrarono molto attenti ai lavori degli intellettuali ebrei e si fecero tradurre la Mishnah in arabo, per poterla apprezzare meglio.

Carlo Magno non nutrì pregiudizi verso gli ebrei. Sotto il regno suo, del figlio e del nipote, gli ebrei godettero di buone condizioni di vita e di tolleranza. Potevano costruire nuove sinagoghe, esprimere liberamente le loro opinioni sul cristianesimo, negare le virtù miracolose dei santi e delle reliquie, commerciare e acquistare e vendere terre. Addirittura Carlo il Calvo, resistendo alle pressioni dei vescovi, proibì che si trattassero questioni relative agli ebrei. Le condizioni favorevoli nell’Europa carolingia portarono alla disseminazione di gruppi ebraici da oriente a occidente.

L’anno mille fu un periodo agitato per la cristianità. Si propagarono velocemente alcune leggende, tra cui una sugli ebrei: su loro istigazione il principe di babilonia avrebbe fatto distruggere il sepolcro del Signore e uccidere il patriarca di Gerusalemme. Si stava diffoondendo un’ondata di violenza che di lì a poco si sarebbe abbattuta su tutta l’Europa.

(Mina, quarant’anni fa…)

9 dicembre 2012 Posted by | Libri, Manate di erudizione, Religione | , , | 40 commenti

Storia dell’ebreo errante. Parte prima: la dispersione e l’esilio

A distanza di pochi giorni dall’ennesimo spot israeliano sull’efficienza delle sue forze armate, vorrei iniziare a parlare di questo libro, che ho iniziato a leggere un paio di settimane fa.

Riccardo Calimani è forse uno dei maggiori storici italiani dell’ebraismo e nel 2002 ha scritto questa Storia dell’ebreo errante – Dalla distruzione del tempio di Gerusalemme al novecento.

Per quale recondito motivo un’Aquila ormai cinquantenne, all’avvio della tanto agognata estate, decida di ingrugnirsi su un testo – per me abbastanza ostico – di oltre 500 pagine, rimane un mistero. Escludendo un attacco di masochismo, credo di avere l’esigenza di capire, essendo abbastanza ignorantello in materia.

Ebreo – spiega Calimani – è una parola che nella bibbia è legata alla radice ‘avar, che significa passare: ebreo è colui che passa, che erra, che va da un paese a un altro.

Israele è il nome dato a Giacobbe dall’angelo del Signore, dopo una lotta che li aveva visti l’uno contro l’altro. Israelita significa dunque essere membro del popolo che ha tenuto testa nientepopodimenoche a Dio.

Giudeo è un termine che risale all’epoca del ritorno dall’esilio babilonese. I giudei erano coloro che erano rimasti fedeli a Dio, mentre chi era rimasto in palestina non aveva resistito altrettanto tenacemente.

Il mito dell’ebreo errante nasce da un episodio della vita di Gesù che, nella salita verso il calvario, si ferma un momento per bere e, secondo la leggenda, un ebreo gli dice: “Vattene da qui!” e Gesù risponde (e già me lo vedo, tutto sudato e anche un po’ incazzato, a fulminare con lo sguardo questo qui): “Io me ne vado, ma tu dovrai aspettarmi, finché non tornerò”.

Gli anni che segnano il destino di Israele sono quelli dell’inizio della dominazione romana in Giudea: termina la monarchia, Gerusalemme viene conquistata e inizia un rapporto conflittuale di questa terra, sempre pronta all’insurrezione, con Roma. Nell’ambito di una generale instabilità della regione, Antonio colloca sul trono di Giudea il re Erode, crudele e violento.

Il vangelo secondo Matteo colloca poco prima della sua morte la nascita di Gesù di Nazareth, l’uomo in cui molti videro il messia atteso da Israele, il re che doveva liberare i giudei dagli oppressori, instaurando il regno di Dio sulla terra.

Fino al 66 d.C. Roma governa la Giudea amministrando la giustizia secondo la legge giudaica, riservandosi il potere di ratifica. Il procuratore romano più celebre è Ponzio Pilato, che governa la Giudea dal 26 al 36 e viene coinvolto nelle vicende di Gesù. In seguito i rapporti tra romani ed ebrei peggiorano, con l’aggiunta di una guerra civile tra gli stessi ebrei nazionalisti e quelli moderati.

Nel 67 Roma riconquista l’intera parte settentrionale del paese e pochi giorni prima della pasqua del 70 Tito inizia l’assedio di Gerusalemme, che è durissimo. Alla fine la città viene rasa al suolo e Roma inasprisce il suo dominio sulla regione: pare che addirittura chi la visitava stentasse a credere che vi sorgesse una città così famosa.

L’ultima grande rivolta divampa nel 132 e Roma la soffoca mandando quattro legioni. Nell’area del tempio viene eretta una statua a Giove e ai giudei viene proibito di entrare in città (proprio come adesso fanno gli israeliani con i musulmani e i cristiani, insomma). Da allora, al posto di Giudea, si parla sempre di Palestina.

La sconfitta del 70 chiude un ciclo storico e l’ebraismo si arricchisce di una caratteristica nuova: l’esilio. Si rompe il rapporto che univa gli ebrei alla loro terra, un rapporto stretto dai toni mistici e tanto tenace da provocare un incredibile ritorno diciannove secoli dopo.

In realtà la dispersione degli ebrei era in atto già da tempo, ma la perdita di Gerusalemme sconvolge la vita delle comunità lontane, alle quali viene a mancare non solo un riferimento politico, ma anche il sinedrio, elemento centrale della loro vita religiosa, con la sospensione del culto sacrificale.

La repressione romana, come sempre accade in questi casi, favorisce lo sviluppo dei movimenti politici più radicali. Speranze e tensioni messianiche furono sempre presenti nella società giudaica negli anni del dominio romano, ma – scrive Calimani – occorre distinguere fra la speranza messianica e la fede nel messia. La prima è desiderio di pefezione morale, libertà politica, gioia terrena per Israele; la fede nel messia aggiunge a questo la perfezione morale per l’umanità.

L’unico gruppo che riesce in parte a sopravvivere alle rovine delle guerre contro i romani è quello dei farisei: vivevano in una meticolosa osservanza della legge, che andava discussa, analizzata, interpretata analiticamente e quindi a suo complemento si sviluppava una legge orale, frutto degli insegnamenti dei rabbini.

E veniamo a Gesù.

Il nome in italiano dovrebbe essere tradotto in Giosuè; in greco significa “Dio salva“. Cristo in greco significa “unto” (del Signore – da non confondere con gli unti che circolano oggi a Palazzo Grazioli).

Gesù partecipa attivamente alla vita culturale e spirituale ebraica; la Torah, la legge, era un riferimento quotidiano e non si presenta mai come un suo sovvertitore, ma vuole portarla anzi a compimento.

Il mescolamento tra fonti ebraiche e vangeli emerge nel discorso della montagna, con molteplici riferimenti talmudici, così come del resto alcune preghiere cristiane sono di stretta derivazione ebraica.

Dunque, la sconfitta del 70 d.C. annulla la comunità ebraico-cristiana più antica, quella di Gerusalemme e non ci sono più tracce scritte sulla sua primitiva chiesa ebraico-cristiana, cioè su coloro che, ebrei, credettero che Gesù fosse il messia di Israele. Sappiamo pochissimo di questi ebrei che subiscono il fascino della predicazione di Gesù, osservano la religione mosaica e contemporaneamente le pratiche cristiane.

Tracce di loro si trovano nel vangelo di Marco o negli Atti degli apostoli, ma sono le lettere di Paolo che aprono uno squarcio sulle origini della fede cristiana. La frattura esistente tra Paolo e la chiesa ebraico-cristiana – scrive Calimani – si intuisce quando Paolo afferma che “a lui venne affidato il vangelo della non-circoncisione attraverso una rivelazione diretta da Dio e senza mediazione umana”. Queste parole rivelano una polemica, neanche troppo nascosta, con l’altro vangelo, quello dei circoncisi.

Per gli ebrei cristiani la fede in Gesù era un elemento religioso all’interno della tradizione di Israele. Da un punto di vista ebraico, la morte di Gesù cancellava ogni possibile dubbio: non era il messia, perché il messia non muore. Gli ebrei cristiani, invece, erano convinti della sua resurrezione: Gesù sarebbe tornato per rafforzare il regno di Israele contro i romani.

Paolo trasforma Gesù da messia di Israele in salvatore dell’umanità e quindi entra in conflitto con gli ebrei cristiani.

Con la caduta del tempio prevale il vangelo degli incirconcisi e aumenta la presa di distanza nei confronti degli ebrei. Marco avvia uno schema interpretativo che rimuove la dimensione storica di Gesù e lo colloca come il salvatore del mondo. Matteo e Luca e più tardi Giovanni si muovono sulla stessa lunghezza d’onda.

Matteo esalta il Cristo pacifico, pacifista. L’ideologia cristiana sugli ebrei si arricchisce del gesto simbolico di Pilato che si lava le mani (usanza giudaica), come pubblica dissociazione dalla sua condanna, ma non si ferma qui: descrive addirittura la spontanea accettazione di questa responsabilità da parte degli ebrei (“Il sangue suo ricada su di noi e sui nostri figli“). Questa frase peserà per secoli sulle spalle degli ebrei.

Matteo, insomma, scagiona i romani e fa ricadere sugli ebrei la responsabilità dell’assassinio di Gesù.

Luca sostiene che i capi ebraici accusano Gesù di fomentare la ribellione tra il popolo e di svolgere un’attività rivoluzionaria: Pilato cede e per loro volere Gesù viene condannato a morte.

Più tardi, anche Giovanni mette in evidenza l’innocenza di Pilato e la colpa degli ebrei e il capovolgimento diviene totale: il governatore romano viene assolto e la crocifissione è voluta dagli ebrei. Siamo ormai nel 90 e il tentativo di conversione degli ebrei è fallito.

Paolo, il vero protagonista del distacco dagli ebrei, presenta la loro religione come intollerabile e opprimente.

Ma come si può superare il fatto che le scritture indicano negli ebrei il popolo eletto da Dio? Semplice: la chiesa sostiene che non più gli ebrei, ma i cristiani sono il vero Israele; che le scritture appartengono ai cristiani e non agli ebrei; che soltanto i primi possono interpretare le scritture.

Insomma, Gesù ebreo diventa esclusivamente cristiano e nel suo nome vengono involontariamente gettate le basi dell’antiebraismo.

Origene, teologo del III secolo, scrive: “Gli ebrei hanno inchiodato Gesù alla croce” e via di questo passo nei secoli successivi, passando per Sant’Agostino, che racconta ai catecumeni: “E’ giunta la fine del Signore. Lo arrestano gli ebrei, lo insultano gli ebrei, lo legano stretto gli ebrei; lo coronano di spine, lo sporcano con i loro sputi, lo flagellano, lo coprono di oltraggi, lo sospendono alla croce, trafiggono la sua carne con le lance”.

Ma siamo soltanto all’inizio della storia…

9 giugno 2010 Posted by | Guerra al terrore, Libri, Manate di erudizione, Politica | , , | 8 commenti