Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Poteva essere…

Poteva essere un bel week end quello appena trascorso. Ne aveva tutte le premesse: bel tempo, niente impegni, bicicletta e libro (e cucina, offcors).

E invece no.

Ho dimenticato due regole della vita.

Prima regola: quando fai le cose devi essere attrezzato per farle. Non ci sono santi, non devi sottovalutare i pericoli. Se fai chilometri in bicicletta, devi avere il casco e gli occhiali da ciclista, non un berrettino di tela e un paio di occhiali normali che se cadi si possono rompere e finirti in un occhio.

Seconda regola: quando stabilisci un percorso verso un obiettivo, cerca di rispettarlo, perché il tuo corpo e la tua mente, consapevolmente o meno, si calibrano su di essi. Se li cambi in corso d’opera, ti devi “registrare” di nuovo. Se esci in bicicletta pensando di fare 25 chilometri, non devi farne il doppio, perché poi vai di fretta, sottovaluti i pericoli e magari cadi.

Ecco quello che è successo sabato mattina: sono caduto in bicicletta. Anzi, non sono caduto, sono rovinato a terra.

La stradina di campagna che stavo percorrendo era estremamente disastrata, roba che al suo confronto una di Roma avrebbe fatto un figurone. Era anche leggermente in discesa, per cui la velocità mia era un po’ elevata. Ho preso una raffica di buche e sono caduto rovinosamente a terra con tutta la parte sinistra del corpo.

Ho una contusione al ginocchio (quella più dolorosa), al gomito, alla spalla e alla testa, perché ho sbattuto anche quella, più qualche altra graffiatura qua e là.

Quando mi sono rialzato ero un po’ confuso e non sapevo bene che fare (pensate che mi sembrava pure di vedere Salvini e Di Maio al governo: pazzesco!). Fortunatamente dopo pochi minuti su quella stradina deserta è passata una guardia giurata. Ovviamente si è fermato, mi ha fatto sedere a bordo strada e ha chiamato l’ambulanza, che mi ha portato al pronto soccorso della città, perché temevano una rottura al ginocchio e un trauma cranico. Fortunatamente rotture non ce ne sono e la testa e l’occhio sono soltanto un po’ gonfi. Devo comunque stare a riposo per qualche giorno, anche perché cammino a fatica.

Quando mia moglie e mia figlia sono arrivate al pronto soccorso e mi hanno visto sulla barella, tutto fasciato e tutto sporco di sangue, si sono un po’ spaventate (un po’…), ma alla fine hanno capito di che scorza sono fatto!

Musica!

 

 

Annunci

4 giugno 2018 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 23 commenti

Idiosincrasia

Cos’è l’idiosincrasia (da non confondersi con l’indiosincrasia, che è ‘na roba orientale)?

Lasciando perdere l’accademia del cruscotto, è quando uno veramente non ne può più di una cosa, cioè s’è rotto definitivamente le palle!

Ecco, io sono idio(ta?)sincratico praticamente verso il mondo intero.

Stamattina sono partito alle otto perché dovevo andare in un certo posto (dove? praticamente sarebbero anche un po’ cazzi miei).

Mi dirigo al casello autostradale e noto che il traffico aumenta stranamente e improvvisamente.

Davanti al polo logistico stava un picchetto del sindacato RDB che ce l’aveva con qualche multinazionale “che vive sullo sfruttamento dei lavoratori“. Questi quattro coglioni bastava che attraversassero la strada e andassero in una qualunque delle tante aziendine padane per accorgersi che gli industriali nostrani sono decenni che vivono sfruttando la manodopera, che la fanno timbrare il cartellino anche per andare al cesso.

Ma tant’è.

Questi quattro coglioni hanno bloccato il traffico di auto e camion lungo la provinciale e quello in uscita dal casello autostradale; per fortuna sono riuscito a intrufolarmi nel casello prima che fosse bloccato pure l’ingresso.

Dopo avere percorso una cinquantina di chilometri mi sono accorto di avere dimenticato di fare gasolio e che non sarei riuscito ad arrivare alla meta. Così mi sono fermato al distributore di un autogrill e ho pagato il carburante così caro che se avessi messo del dom perignon nel serbatoio avrei sicuramente speso di meno.

Giunto all’altezza di quel di Campegine-Terre di Canossa, un tabellone autostradale mi avvisava che tra Reggio Emilia e Modena ci stava una coda di tre chilometri in aumento, causa incidente.

Allora ho preso l’uscita di Reggio Emilia e ovviamente mi sono accorto che non ero il solo ad avere avuto quella pensata: il traffico era cospicuo (notare la finezza dell’aggettivo, praticamente alla Di Maio). Arrivato in un certo paese del quale non ricordo il nome, il navigatore che avevo prudentemente acceso mi ha fatto deviare dalla retta via (…), forse per prendere una scorciatoia, ma io essendo sospettoso nei confronti delle scorciatoie dei navigatori gratuiti, sono tornato indietro, e bene ho fatto.

Giunto alla meta appena in tempo, ho parcheggiato in via Puccini e mi sono recato dove dovevo recarmi (che sono sempre cazzi miei). Dopo tre ore sono uscito, un po’ rincoglionito e ho percorso la strada a ritroso, in cerca di via Puccini, ma niente: ho incrociato via Bellini, via Rossini, via Monteverdi, via Chopin e un’altra decina di musicisti di tutte le razze, ma dell’autore della Manon Lescaut nemmeno l’ombra. Ho fatto il percorso per due volte prima di accorgermi che il cartello con il nome della via c’era soltanto dall’altra parte, dove avevo parcheggiato, ma non da questa dov’ero io.

Incazzato e sudato, sono salito in auto e ho ripreso la strada del ritorno, non prima di essermi fermato in un autogrill ed essermi sparato una razione di gnocchi al pesto e funghi e un tiramisù formato gigante.

Alla fine di questa via crucis sono arrivato a casa e ho proseguito la giornata con il mio programma programmato, non senza essermi detto prima: io non ce la faccio più.

E domani c’ho pure la psicologa.

Ma secondo me sono gli altri a dover andare dallo psicologo, mica io…

Alizee (che è sempre un bel vedere…)

17 aprile 2018 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie, Un po' di me | , | 12 commenti

L’arancia

Navigando nel web, mi sono imbattuto in questa storiella.

Due sorelle si alzano una domenica mattina e si dirigono in cucina.

Entrambe vogliono un’arancia, ma aprendo il frigorifero vedono che ce n’è una sola.

Scartano l’ipotesi di mettersi a litigare per chi deve prenderla, perché questo rovinerebbe la giornata appena iniziata.

Impercorribile è anche la possibilità che decida la madre, perché non vuole intervenire.

Allora adottano la soluzione più semplice: metà arancia ad ognuna.

La prima prende la sua metà, la spreme, beve il succo e butta la buccia nella pattumiera.

La seconda grattugia la buccia per la torta che vuole cucinare e butta la polpa nella pattumiera.

Meditate gente, meditate…

Musica

11 giugno 2017 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie | , | 28 commenti

Auguri per il 2017

2017Dopo la pausa natalizia (con tanto di scorribanda nel meridione e pranzate di pesce), torniamo alla normalità.

Cioè, non è che la normalità mi piaccia tanto, eh? Mi sono bastati un paio di giorni di “normalità” e già mi sono rotto le palle.

Il fatto è che a gennaio (inizio o fine, vedremo) dovrò tornare a lavorare e io sarei nato per fare il milionario, non per faticare in un ufficio. Se proprio avessi dovuto lavorare, avrei voluto fare lo chef, ma ormai è troppo tardi.

Sfumata la prospettiva della pensione, mi sa che devo mettermi le “gambe in spalla” (come si dice da noi) e fare buon viso a cattiva sorte (oppure la sorte può ancora essere cambiata, in meglio ovviamente?).

Intanto, a febbraio è prevista la pubblicazione del mio libro. Almeno questo è il piano editoriale (uau… rientro in un “piano editoriale”…). Faremo qualche presentazione qua e là e speriamo di movimentare un po’ l’ambiente.

Mi spiace non avere avuto tempo per gli auguri di Buon Natale, per cui adesso auguro BUON 2017 a tutti quanti con questa canzoncina che l’anno prossimo compirà trent’anni (e che mi suscita qualche rimpianto e pure qualche rimorso, ma questo è per l’età).

 

30 dicembre 2016 Posted by | Pensieri disarcionati, Rimpianti, sogni, Storie ordinarie, Un po' di me, Vita lavorativa | , , , , | 12 commenti

Buoni propositi

E’ da qualche giorno che ci penso e sono sempre più deciso: per l’autunno mi devo trovare un’attività extra lavorativa, qualcosa che mi liberi la mente, altrimenti rischio di farmi prendere dal vortice del lavoro.

Due anni fa, prima che mi ammalassi, volevo frequentare i corsi di cucina che la Biffi tiene in un paese del basso lodigiano, appena uno sputo a nord del Grande Fiume Padano. L’idea è buona, ma non avendo ancora raggiunto la normalità del tandem gusto/salivazione, ho paura di non riuscire a esprimere tutte le mie capacità culinarie.

Altra ipotesi è quella di iscriversi a un corso di recitazione. In realtà è tutta la vita che recito, però faccio finta di fare sul serio. Vorrei invece fare sul serio, ma facendo finta di recitare.

Oppure un corso di lingue, ma una lingua un po’ fuori dal comune, tipo, che so, cinese, arabo, islandese…

Oppure un taglio e cucito, oppure in informatica.

E perché no, uno di quei corsi  di storia delle religioni?

Insomma, ho solo l’imbarazzo della scelta.

Chitarra suona più piano

4 luglio 2016 Posted by | Cucina, Storie ordinarie | , | 17 commenti

Ciao A.

luttoStasera volevo scrivere un commento su questo libro, che ho finito di leggere giusto domenica sera e che mi ha lasciato entusiasta.

Poi mi sono ricordato di A.

A. è una vecchia amica di blog. Vecchia non nel senso dell’età, ma nel senso che è stata una delle prime.

Credo che abbiamo stretto amicizia grazie a un quasi-litigio: avevo lasciato uno dei miei commenti… come definirlo? canzonatorio? beffeggiatore? sul suo blog e lei mi ha ribattuto subito, piccata. Poi ci siamo chiariti, ma siamo comunque andati avanti un bel po’ a punzecchiarci.

Ora vorrei mandare un saluto ad A., nel caso passasse di qua.

Perché – vi chiederete – che è successo ad A.?

A. pochi giorni fa ha perso il papà, dopo aver perso l’anno scorso la mamma.

Non è facile, non sono cose che ci si può passare sopra così, tanto per dire.

Soprattutto se si è soli, se si rimane soli.

E perché – vi chiederete ancora – non glielo dici direttamente quello che vuoi farle sapere?

Perché lei mi ha sempre detto che non le piacciono le telefonate. Perché ho paura di disturbare. perché è troppo presto. Perchè… Non lo so nemmeno io il perché.

Ognuno di noi reagisce a proprio modo ai lutti. Vorrei trovare il modo di farle sentire la mia vicinanza senza essere rompicoglioni, senza sparare parole di circostanza che sono inutili. Meglio il silenzio allora.

E’ difficile parlare alle persone appena colpite da un lutto. Così come lo è con le persone colpite da gravi malattie. L’ho sperimentato sulla mia pelle l’anno scorso, di gente che mi evitava perché non sapeva cosa dirmi o come dirmelo.

Vorrei dirle che se vuole scambiare qualche parola, il mio telefono è sempre aperto.

Ciao A., e fatti forza e coraggio.

Musica

24 maggio 2016 Posted by | Storie ordinarie | , | 8 commenti

IQBAL Bambini senza paura

IqbalBambiniSenzaPauraAndatelo a vedere e portateci i figli, i nipoti, i figli dei vicini, ecc.

Ho già accennato in passato alla storia di Iqbal Masih e al libro che è stato scritto su di essa.

Ora questo film, IQBAL Bambini senza paura, ne ripropone le vicissitudini. Certo, un po’ “edulcorate” e senza la fine tragica che ha colpito il piccolo grande eroe, ma forse è giusto così. I bambini più piccoli escono dal cinema con la convinzione che il nostro mondo non è perduto e che si può migliorare; che ci sono ancora  i buoni, che sconfiggono i cattivi e alla fine vincono, grazie alla tenacia degli Iqbal e dei suoi amici.

Nessun bambino dovrebbe impugnare uno strumento di lavoro. Gli unici dovrebbero essere penne e matite“.

Queste sacrosante parole risuonano nella mente e ci ricordano che invece purtroppo nel mondo milioni di bambini vengono sfruttati in tutti i modi possibili e immaginabili (e anche inimmaginabili).

E facciamo pure fuori chi se ne occupa…

Ma in che cazzo di mondo viviamo?

P.S.: mo’ è il momento dei fanatici del presepe, che compaiono tutti gli anni all’avvicinarsi del Natale, puntuali come l’allergia ai pollini. Che Salvini e la Gelmini mi diano lezioni di religione mi fa venire la cacarella…

30 novembre 2015 Posted by | Film, Storie ordinarie | , , | 13 commenti

700… 900… 1200…

export-armi-400x266Scandalizzarsi per gli ultimi 700 o forse più disperati annegati nel canale di Sicilia può presentare una buona dose di ipocrisia, da parte di chi, potendo, non ferma questa ecatombe.

Disperati che scappano dalle guerre?

Ma noi le fomentiamo le guerre!

Basterebbe dire alle industrie di armi: tu vendi armi alla Siria? Ok, allora ti fai anche carico dei profughi che scappano dalla guerra. E così via, per tutti gli altri teatri di guerra.

Altrimenti l’indignazione è falsità, doppiezza, impostura, paraculaggine e chi più ne ha più ne metta.

Fare soldi sulle armi e indignarsi… roba da matti.

Finché c’è guerra c’è speranza…

20 aprile 2015 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Questa poi... | , , | 7 commenti

Mi autodenuncio!

manette2Correva l’anno 1997; il mese era quello di aprile; il giorno posso anche recuperarlo, perché in cantina, da qualche parte, dovrei ancora avere le vecchie agende.

Ero assessore, con delega anche all’ambiente (notare l’anche). Dovevo andare a Bologna, alla sede della Regione, per un convegno sulla nuova legge sui rifiuti (ero regolarmente autorizzato dal sindaco).

Acquistai i biglietti del treno e la mattina del giorno prefissato mi recai in auto a Piacenza, in stazione.

Arrivato in stazione, scoprii che vi era uno sciopero di qualche sindacato (non ricordo quale) e il mio treno era stato soppresso. Il primo treno successivo per Bologna era dopo circa due ore. Troppo tardi, avrei perso metà convegno. Allora in quattro e quattr’otto decisi di andare in auto e partii.

Arrivai a Bologna superando tutti gli ostacoli, gli inceppamenti e le forche caudine che caratterizzano la nostra autostrada del sole (che si vedrebbe pure in padania, se riuscisse ad aprirsi una breccia tra le schifezze che saturano la nostra atmosfera, per merito nostro); sacramentai per trovare parcheggio e alla fine arrivai al convegno.

Verso le tredici (o forse anche le tredici e trenta) il convegno terminò e io me ne tornai al paesello. Appena imboccata l’autostrada mi fermai in un autogrill a mangiare un panino (poteva essere un camogli, un capri o forse una rustichella); credo che comprai anche una bottiglietta d’acqua (naturale, perché quella gasata mi gonfia e poi scorreggio).

Il giorno dopo in Comune dovevo compilare la scheda per il rimborso delle spese di viaggio. Anche se ero andato in auto – e quindi il rimborso delle spese sarebbe stato più alto – decisi di farmi rimborsare ugualmente i biglietti del treno.

Quando consegnai la distinta all’economa, questa mi disse: “Ah… è stato fortunato. Ieri c’erano un sacco di scioperi dei treni.”

“Veramente – replicai – anche il mio treno era stato soppresso e sono andato in auto. Ma chiedo ugualmente il rimborso dei biglietti del treno.”

L’economa mi osservò perplessa, poi aggiunse: “E non ha mangiato?”

“Ho mangiato un panino – risposi – in un autogrill. Ma se ero in treno, mica potevo mangiare in autogrill!”

“Non fa niente. – disse lei – Mi dia pure lo scontrino, se ce l’ha. C’ha già perso con le spese di viaggio, almeno le rimborso il pasto.”

Lo scontrino nel portafoglio l’avevo ancora, perché quando vado in autogrill ho l’abitudine di conservarlo fino all’uscita, in quanto temo che, infilando la porta per esempio con la bottiglietta d’acqua, qualcuno possa chiedermi la prova di averla regolarmente pagata; lo metto nel portafoglio e poi lo dimentico lì.

Ora, per tale motivo, e soprattutto dopo l’approvazione dell’ennesima legge anticorruzione, io mi autodenuncio per truffa ai danni delle casse pubbliche, perché ho sottratto il costo di un panino (poteva essere un camogli, un capri o forse una rustichella) e una bottiglietta d’acqua (naturale, perché…) consumati in autogrill mentre io nello stesso medesimo momento mi trovavo in treno, sul diretto Bologna-Milano.

Ovviamente rinuncio alla prescrizione e chiedo di essere anche arrestato: anche se non posso reiterare il reato, posso fuggire all’estero (qui) e forse anche inquinare le prove.

P.S.: troppi arresti; troppe leggi anticorruzione; troppi soldi che girano. Per risolvere il problema basta poco, l’ho già detto.

PP.SS.: io sarò l’unico al quale non solo le cooperative non hanno acquistato una copia del proprio libro, ma ho anche dovuto regalarne una al super-mega-presidente! Ma vaff…

 

 

 

1 aprile 2015 Posted by | Politica, Questa poi... | , , | 8 commenti

Galeotto fu il peperone!

cuoco2Non so se vi è mai capitato di pensare che se un determinato avvenimento fosse accaduto un giorno prima o un giorno dopo (o anche un minuto prima o un minuto dopo), la vostra vita avrebbe potuto essere completamente diversa.

Beh, io questa impressione l’ho avuta diverse volte.

Ho l’impressione di avere avuto dinanzi a me diversi “bivii” e chissà se ho sempre preso la direzione giusta. E poi ho anche l’impressione che alcuni accadimenti siano arrivati troppo tardi, quando ormai avevo preso una determinata direzione.

Uno di questi è stato un peperone

No, non c’entra niente la digestione.

Io, com’è risaputo, avrei tanto voluto fare il cuoco. Forse anche lo chef, nel senso che avrei anche potuto dirigere una cucina, anche se avrei comunque preferito “sporcarmi le mani” direttamente.

Avrei potuto cucinare in qualche ristorante di classe, su qualche nave da crociera diretta a Honolulu, oppure avrei potuto spandere gli aromi in qualche mensa della Caritas, il tutto con lo stesso impegno (anzi, forse in quest’ultimo caso avrei avuto più soddisfazioni…).

Orbene, dovete sapere che fino agli inizi degli anni novanta per acquisire la qualifica di “cuoco” occorreva frequentare un corso di formazione autorizzato dalla Regione e tenuto da un ente di formazione accreditato. Credo che il corso durasse alcuni mesi (forse sei, oppure nove) e un certo numero di ore, con frequenza obbligatoria ed esame finale. Tutti i cuochi della mia azienda avevano e hanno tuttora questa formazione, essendo stati assunti oltre vent’anni fa.

L’ultimo concorso venne effettuato nel 1992 e aveva l’obiettivo di “stabilizzare” alcuni dipendenti precari. Da poco assunto, finii a fare il segretario della commissione di concorso. Ricordo che la commissione era formata da un noto dietologo della città (un omone grande e grosso, di oltre cento chili di peso), la titolare di un ristorante della zona (appena formatasi da maestri chef della nouvelle cousine) e il capocuoco di una struttura assistenziale della zona (gay, tanto per rispettare tutte le possibili tendenze culinarie).

Ovviamente la prova pratica consisteva nel cucinare un pasto completo, con le dosi e gli ingredienti messi a disposizione dalla commissione. Ogni candidato doveva preparare un pasto diverso dagli altri: a chi toccò il risotto, a chi la polenta, a chi la pasta, ecc. (i candidati erano comunque pochi, quattro o cinque se non ricordo male).

Alla fine, la commissione soppesò, annusò e ovviamente assaggiò. E io,  pur non facendovi tecnicamente parte, partecipai comunque all’assaggio, da buon trentenne sempre affamato.

Orbene, che c’entra il peperone, vi chiederete voi?straccetti

C’entra, c’entra…

Una candidata preparò gli straccetti di pollo in crema di peperoni.

Orbene, il mio giovane palato rimase estasiato da quei peperoni, dalla delicatezza di quel sugo, dalla morbidezza del pollo che si scioglieva in bocca.

I miei sensi rimasero talmente impressionati, meravigliati, turbati che, dopo aver scartato l’ipotesi di fidanzarmi con la cuoca autrice di quel piatto paradisiaco, presi una decisione: da grande voglio fare il cuoco!

E così, passata l’eccitazione peperonesca, decisi di informarmi sulle modalità per acquisire la tanto sospirata qualifica di cuoco, combinandola con la mia attività lavorativa, quando mi arrivò la doccia gelata: “Mi spiace – mi dissero – ma i corsi di formazione di cuoco sono stati aboliti. D’ora in avanti occorre frequentare la scuola alberghiera“.

Ci rimasi malissimo.

Non presi nemmeno in considerazione l’ipotesi (prima scartata) di fidanzarmi con la cuoca.

Il peperone è arrivato troppo tardi” pensai e me ne feci una ragione.

Se non fosse stato così, in questo momento forse starei su una nave diretta a Honolulu, forse in condizioni migliori di quelle nelle quali mi trovo adesso…

Il cuoco pasticcione

 

2 marzo 2015 Posted by | Pensieri disarcionati, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , , | 28 commenti