Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

E mo’però due o tre cose da dire ce le avrei…

Lo so, lo so, batto la fiacca, diserto questo spazio, spuleggio, come dicevano gli antichi.

Che ci volete fare? Sarà l’età, ma la sera sempre più spesso mi sdraio per leggere e… patapunfete! bello secco!

O forse sarà che sento il bisogno di ferie, perché ormai il periodo è quello.

Sarà quel che sarà, comunque mi si sono accumulate alcune cosette da dire.

Renzi e Pisapia iniziano a starmi sui coglioni. E tutte quelle altre sinistre che sorgeranno come funghi da qui alle elezioni. Per far vincere le elezioni alla destra, ovviamente. Ma essere di sinistra vuol dire cercare il pelo nell’uovo in tutte le cose che dicono/fanno/baciano quelli della tua stessa parte?

Il piccolo Charlie Gard potrebbe anche vivere. Chi deve decidere della sua vita? I genitori? I medici? I magistrati? I primi decidono in base all’amore; i secondi in base alla scienza (e coscienza?); i terzi in base al diritto. Nelle mani di chi affidereste voi la vostra vita?

Grande concerto di Vasco a Modena. Tutto perfetto nell’organizzazione. Eh… i comunisti… Ora aspettiamo altrettanta efficienza anche nella ricostruzione post-terremoto. Eppure anche lì c’avevano messo un comunista, no? Quel tale Vasco Errani (altro Vasco…) che ricordo negli anni della mia adolescenza a scrivere pallosissimi articoli sulla stampa dei giovani comunisti (finanziata dai vecchi comunisti, i quali ben si guardavano dal fare leggere simili stronzate ai loro figli).

E a proposito di comunisti, è ricomparso LorenzoC, quello sì autentico mangia-comunisti. Ora ce l’ha con il debito pubblico, ovviamente gonfiato dai comunisti. E’ tornato praticamente al tempo dell’unità d’Italia: Cavour, Quintino Sella, La Marmora, Depretis. Vabbe’, ognuno c’ha le proprie fisime. Il buon Dio c’ha affidato dei soggetti da tollerare…

E infine lasciatemi rivolgere un ultimo saluto al grande Paolo Villaggio, che proprio oggi ci ha lasciati. Proprio ieri sera mi guardavo alcuni spezzoni due suoi Fantozzi su You Tube e ogni volta per me è un piacere. Villaggio/Fantozzi mi ricorda anche gli anni della mia giovinezza, perché tutti (io sicuramente) siamo stati un po’ (anche tanto) Fantozzi (qualcuna anche la Pina…). La signorina Silvani, il ragionier Filini… mitici.

E ora me ne vo’ a letto.

Buonanotte a tutte/i.

Ciao Paolo

P.S.: la foto è quella della manifestazione di Sulmona, dove politici del PD, complice prima il sole e poi la pioggia (o viceversa), si sono fatti riparare da alcune ragazze. Come dire? Alla mancanza di vergogna non c’è mai limite. Perché, tanto per restare in tema, è anche da questi particolari che si riconosce un uomo da una merdaccia.

 

3 luglio 2017 Posted by | Politica, Ricordi, Salute, Sani principi, Storie ordinarie | , , , , | 20 commenti

Nostalgia…

kataweb1Della genesi della parola nostalgia ne ho già scritto qui, adesso voglio parlare di un vero e proprio attacco di nostalgia (un altro?) avuto ieri quando una persona ha pubblicato un post su facebook ricordando gli anni nei quali avevamo i blog su Kataweb e si era formata una solida rete di amicizie.

Alcune di quelle persone si ritrovano ora su facebook; alcune sono scomparse dal web; qualcuna purtroppo è scomparsa anche dalla vita.

Qualcuna di quelle persone l’ho conosciuta personalmente o telefonicamente, ma con la maggioranza di esse si era sviluppato un “comune sentire” che andava al di là della conoscenza diretta ma era qualcosa di profondo, sincero, reale. Mi sono appassionato alle loro storie e loro probabilmente alle mie. Storie, avventure, peripezie, disgrazie anche, che si sentiva il bisogno di raccontare in un luogo pubblico, sicuri di raccogliere quell’empatia che forse era insufficiente nella vita reale.

Ricordo i miei problemi di quegli anni, ma al confronto di quelli di oggi mi sembrano quisquilie. Avevo ancora la voglia di pensare a lunga scadenza.

Di quella compagnia sono uno dei pochi rimasti nella cosiddetta “blogosfera”. Chissà perché…

Ai posteri l’ardua sentenza.

Cocciante – Celeste nostalgia

27 gennaio 2017 Posted by | Ricordi | , | 11 commenti

Ciao amica mia…

fiore (1)Ciao, amica mia.

Oggi pomeriggio, quando mi hanno avvertito che te ne sei andata, il mio cuore si è fermato.

Non ci volevo credere e ancora adesso mi sembra impossibile che tu non ci sia più.

Con chi potrò parlare di politica come facevo con te, che sapevo che eri intellettualmente onesta e che dicevi quello che pensavi, non quello che ti conveniva?

Con chi potrò mangiare il gelato nelle torride sere d’estate, mentre si squaglia prima ancora di finirlo, ridendo delle nostre traversie?

Con chi potrò condividere decenni di ricordi senza avere timore che vengano spifferati ai quattro venti?

Ho pianto quando sono tornato a casa, non riuscivo a smettere e anche adesso se ti penso mi viene da piangere.

Oggi sono un po’ più solo di prima. E più triste.

Non te l’ho mai detto, ma ti voglio bene e mi dispiace non averti potuto guardare negli occhi per un’ultima volta.

Buon viaggio, amica mia.

Elton John – Your song

25 maggio 2016 Posted by | Amici, Ricordi, Storie ordinarie | , | 7 commenti

La mamma e… il fungo

FungoPorcinoIn queste settimane di dieta forzata mi sono tornati alla mente diversi episodi della mia vita legati al cibo.

Eh sì, perché se uno non si limita soltanto a ingurgitare sguaiatamente, il cibo rappresenta un legame con le persone che ci stanno intorno, con il nostro territorio, con le persone che vi lavorano…

Il cibo è cultura, è arte, non è manipolazione di sostanze in maniera più o meno anonima.

Il cibo è vita.

Ebbene, un episodio in particolare mi è tornato prepotentemente alla memoria.

Per tanti anni, fino a quando mia madre è stata lucida e in grado di provvedere a sé stessa e agli altri, verso il periodo settembre-ottobre andavamo sulle nostre montagne appenniniche a fare scorta di funghi. Una puntatina in alta Valtrebbia, a volte anche due, io e lei soltanto, come fosse un appuntamento nostro: partenza al pomeriggio e ritorno a casa alla sera.

Nei paesini montani si cercavano i negozi che vendevano funghi, quelli raccolti nei boschi, mica quelli coltivati.Torriglia

Cassette di funghi di ogni tipo e dimensione facevano bella mostra per le vie di paese. Mia madre evitava con cura quelli già confezionati e si recava presso il suo “negozio di fiducia”. Lì faceva scorta di funghi. Ma…

Ma alla fine comprava sempre un grosso fungo porcino, dicendo: “Questo è per stasera“.

Si tornava a casa avvolti dal profumo dei nostri acquisti, con mio padre che frignava per la fame e che in genere aveva già preparato la tavola (“Per portarsi avanti…” diceva).

Allora mia madre si metteva alle pentole: metà di quel fungo era destinato al sugo per la pasta (la “pastasciutta”); l’altra metà finiva impanato e cucinato in padella.

Il profumo che si sprigionava per la casa era inimmaginabile, ma forse non era soltanto il profumo del fungo, ma quello della famiglia, della serenità, della tranquillità.

Ecco, così, semplicemente finiva la nostra puntatina in montagna. A volte il viaggio si ripeteva una seconda volta, con lo stesso finale (sempre alquanto gradito).
Ora, che posso aggiungere?
Mi mancano (e non parlo dei funghi).
Rino Gaetano – Ad esempio a me piace il sud

28 maggio 2015 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie | , , | 16 commenti

Snoopy

Linus1Io me le ricordo bene le vecchie edizioni BUR delle strisce di Linus.

Ricordo che negli anni settanta erano vendute in edicola e avevano un fascino particolare: alcune delle strisce erano delle vere e proprie sciabolate.

In tutto il mondo di questo grande artista che è stato Schulz, un posto particolare ha sempre occupato Snoopy.

Che cos’ha Snoopy in più (o di diverso) rispetto ai bambini di Schulz, a parte il fatto che non è un bambino?

Il suo muso e le sue pose sono un concentrato di simpatia.

Snoopy è un cane che non si sente un cane; che sa viaggiare con la fantasia (e come viaggia…); che sa sviluppare una tenerissima amicizia con un piccolo uccellino.snoopy-e-woodstock-amati

Snoopy è il buono tra i buoni, è un bambino che – in più rispetto agli altri bambini – abbaia anche (e se un amico abbaia – dice una volta a Charlie Brown – è affidabile al 100%).

Nelle sue prime apparizioni, Snoopy aveva un aspetto più “canino”, con il muso appuntito e camminava sempre a quattro zampe.

Con il passare del tempo il suo aspetto si è “umanizzato”. Il suo naso si è ingrandito e ammorbidito (qualcuno ha scritto che il suo naso ha un forte valore protettivo, da accogliente seno materno).

snoopy2I suoi pensieri sono diventati parole; i suoi baci sono taumaturgici; la sua filosofia di vita è semplice ma al contempo profondamente completa.

Snoopy è il bambino che tutti siamo stati, che ha sognato di essere il calciatore più forte del mondo o che guidava una Ferrari da un volante di legno attaccato alla ringhiera del balcone di casa (con un mattarello di plastica legato sotto – nel mio caso – a fare da leva del cambio).

Snoopy è quello che non siamo più, che abbiamo sognato di essere ma non ci siamo riusciti, forse non ci abbiamo creduto, oppure il nostro destino era semplicemente un altro.

Ma in qualche parte di noi, i nostri vecchi sogni ci sono ancora. Forse ogni tanto tirarli fuori e abbandonarcisi non ci farebbe male.

Musica!

 

8 aprile 2015 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 27 commenti

Fare pace

nostalgiaLa vecchiaia sta arrivando, e si manifesta con il suo sintomo più subdolo: la nostalgia.

Che poi sia chiaro: non è mica detto che il passato sia sempre migliore del presente o del futuro.

Ma ci può anche essere una nostalgia del futuro.

La nostalgia mi prende quando vado al cimitero. Rivedere le foto dei miei genitori, dei miei parenti, dei miei amici che se ne sono andati, di alcuni vicini di casa, mi fa tornare in mente prepotentemente gli anni nei quali quelle persone le si dava per scontate per sempre e invece arrivati a un certo punto mi sono accorto della loro mancanza.

Alcune persone allora non mi sembravano così importanti. Oggi rivedere le loro foto mi fa tornare in mente momenti della mia vita che altrimenti sarebbero sepolti negli angoli più inaccessibili della memoria.

Stamattina al cimitero ho incontrato una mia vicina di casa, che ha voluto portarmi sulla tomba del figlio, morto a 46 anni di meningite. E mentre mi stava dicendo che aveva dato disposizioni alle sue figlie di voler essere cremata dopo la morte “così posso stare in una cassettina qui dentro, ai piedi di mio figlio o di mio marito“, volgendo lo sguardo un po’ più a destra ho trovato quella tomba che stavo cercando da mesi.

La tomba di un mio amico morto nel 1987, suicida.

Ricordo come se fosse adesso il maresciallo dei carabinieri che si avvicina trafelato al tavolo del bar dove io e altre persone che lo conoscevano, una fredda sera del 28 dicembre, stavamo chiacchierando, e sussurra: “Il Lele si è buttato sotto al treno“.

Sentivo da tempo il desiderio di fare visita alla sua tomba, di fare pace con lui per non avere capito le ragioni dei suoi errori e del suo malessere. E oggi che l’ho trovata, casualmente, ho potuto rivedere la sua fotografia, con quel sorriso che lo contraddistingueva nei momenti felici, e il suo ricordo mi è sembrato più piacevole.

Celeste nostalgia

10 agosto 2014 Posted by | Ricordi, Un po' di me | , , | 6 commenti

Minchia, signor tenente

falettiLa morte di Giorgio Faletti ha colpito il mio immaginario individuale.

E’ stato una delle icone dei miei anni ottanta, di quel programma Drive In che era un susseguirsi di sketch comici di Gianfranco D’Angelo, Teo Teocoli, Zuzzurro e Gaspare, i Trettre e lo stesso Faletti, con i suoi indimenticabili personaggi tra cui Vito Catozzo, il Testimone di Bagnacavallo, Suor Daliso.

Forse è la nostalgia dei vent’anni che si fa sentire, con i suoi sogni, con i suoi desideri, con la sua speranza di un mondo, se non migliore, sicuramente migliorabile, cosa che oggi temo non sia più nelle mie possibilità.

Forse è la nostalgia di un tempo che riuscivo ancora a capire, che mi sforzavo di interpretare, che riuscivo persino a immaginarmi migliore.

Forse è la nostalgia di quando si rideva con Happy Days, con Drive In, di quando anche le ragazze scosciate riuscivano a non prendersi troppo sul serio.

Giorgio Faletti, al di là delle sue performance, mi dava soprattutto l’idea di essere una persona seria.

Non ho mai dimenticato la sua partecipazione al Festival di Sanremo del 1994 e soltanto ora scopro che la sua attività artistica è stata molto più variegata di quanto immaginassi.

Ciao Giorgio

Minchia, signor tenente

6 luglio 2014 Posted by | Ricordi, Un po' di me | , | 4 commenti

Casa mia…

casa-dolce-casaStamattina sono andato dal notaio per firmare l’atto di vendita della casa dei miei genitori.

E’ stato un po’ come chiudere una pagina della mia vita, vendere la casa nella quale ho vissuto con mio padre e mia madre per quindici anni e che poi ho frequentato per altri diciassette.

Sono arrivato lì che ero un ventiduenne sbarbato, pieno di sogni e progetti per il futuro. In quella casa ho studiato; ho vissuto le mie crisi giovanili; l’ho lasciata per un anno per il servizio militare; vi sono passati i miei amici e i miei parenti; mi ha visto trovare lavoro, fare politica, leggere, scrivere, guardare la tv; ridere, scherzare, litigare, piangere. Sognare.

Ho calpestato il suo parquet; sono scivolato sul suo marmo (fracassandomi un gomito, che ancora adesso funge da servizio meteorologico personale); vi ho appeso quadri, foto, calendari che hanno segnato inesorabilmente gli anni della mia giovinezza.

Vi ho mangiato, e tanto (agnolotti, tortelli, lasagne…); vi ho cucinato le mie prime torte; ho osservato il mondo di fuori dalle sue tre esposizioni; ho assaporato la frescura serale sui suoi balconi.

Poi l’ho lasciata quando mi sono sposato, ma ho continuato a viverla fin quando c’erano i miei genitori.

Quella casa ha vissuto le ultime ore di vita di mio padre e le ultime parole che ci siamo scambiati.

Ha vissuto la lunga e lenta malattia di mia madre, prima che anche lei la lasciasse definitivamente.

Ma ha vissuto anche i primi anni di vita di mia figlia; i suoi disegni, i suoi giochi, le nostre corse intorno al grande e massiccio tavolo del soggiorno.

Negli ultimi anni ha subito passivamente un lento ma inesorabile svuotamento di tutto ciò che la rendeva viva e alla fine ha affrontato degnamente le peripezie di un mercato immobiliare alquanto cialtronesco.

Ieri sera vi sono stato per l’ultima volta, con la scusa di chiudere per bene porte e finestre, ma in realtà per cercare di sentire ancora per qualche istante il profumo di persone e di anni che fanno parte della mia storia.

Ora vivrà una nuova vita. Altre persone, altri bambini cammineranno o scivoleranno sui suoi pavimenti; altre voci  e altri suoni le ridaranno vita; altre luci la coloreranno e altri sapori ne investiranno le stanze.

E io quando la rivedrò proverò un po’ di nostalgia per i tempi che furono. Ma solo un po’…

P.S.: l’Italia diventerà un po’ più normale quando saranno aboliti i notai e lo Stato farà (aggratis) quello che fanno loro facendosi pagare migliaia di euro.

Casa mia

30 aprile 2014 Posted by | Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie | , | 18 commenti

Il secolo del…

corrierinoIeri pomeriggio, passeggiando per la città, in mezzo a negozi aperti, bancarelle, aperitivi per strada e tricchetracche vari, dopo che la piccola mi ha scroccato una cover per il suo cellulare, pure io mi sono “lasciato andare” e ho trovato in libreria questo libro qua, sull’ultimo ripiano di uno scaffale fuori mano, che per prenderlo ho dovuto alzarmi in punta… d’ali: il secolo del CORRIERE dei PICCOLI.

Un’antologia che si dipana lungo quasi un secolo e che attraversa gli anni della mia fanciullezza.

Ci sono i fumetti, i giochi, le pubblicità dell’epoca: fantastico.

Ricordo che mia madre conservò sempre una pagina del Corrierino, contenente una filastrocca, che oggi ho ereditato io: una pagina che avrà cinquant’anni, un po’ ingiallita, consunta.

La conserverò all’interno di questo libro.

P.S.: starò mica diventando un vecchio bacucco nostalgico, eh?

Musica!

10 marzo 2014 Posted by | Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , | 21 commenti

Salsicce e patate

salsicce e patatePer anni, per tanti anni, l’inizio dei miei autunni ha coinciso con la vendemmia.

Le viti, l’uva, il mosto, il rumore dei motori a scoppio delle zappatrici che si arrampicavano sui sentieri trascinandosi dietro rimorchi stracolmi di casse, le sere sulla piazzola al centro del piccolo paese dove abitavano i miei zii, ad ascoltare gli uomini che discutevano tra loro se proseguire a cogliere oppure fermarsi per farla maturare di più, se non piove…

E poi le notti a dormire nella vecchia casa degli zii, nel lettone con il materasso di piuma, dopo aver cenato con una calda minestra fumante, pronti ad affrontare un’altra giornata di raccolta.

C’è un particolare che spesso fa capolino nella mia memoria.

Al mattino, verso le undici, mia zia si staccava dal gruppo e si incamminava verso casa, per preparare il pranzo.

A mezzogiorno si faceva l’ultimo carico e poi si saliva sul rimorchio. Mio zio accendeva la zappatrice e, lentamente, si dirigeva verso casa. Quando si arrivava, si lasciavano gli stivali in cortile, ci si lavava e si entrava in cucina, quasi seguendo la scia di sapori che si sprigionavano da quella piccola stanza.

Spesso, uno dei piatti che si trovava sul tavolo erano le salsicce con le patate.

Non so come mia zia facesse cuocere quelle salsicce, ma il profumo che usciva dalla pentola faceva aumentare la salivazione a livelli indicibili. E le patate, che in parte rimanevano a pezzi, in parte si scioglievano, creando con il pomodoro un sugo denso nel quale si intingeva il pane.

E non posso descrivere le sensazioni che provavo, quando a quel tavolo stavano seduti anche i miei genitori, i miei cugini, i miei zii…

Mio padre è come se me lo rivedessi davanti.

A volte le cucino ancora le salsicce con le patate.

Ce la metto tutta, veramente tutta, ma quel sapore non l’ho mai più sentito.

canzone senza inganni

24 ottobre 2013 Posted by | Ricordi, Sani principi, Un po' di me | , | 21 commenti