Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

2020

Quest’anno compirò sessant’anni.

Ricordo quando mio padre, alla stessa età, se ne andò in pensione. A me, ventenne che studiava e lavorava come stagionale, sembrava un po’ anzianotto. Continuò ancora a lavorare per anni mio padre (era un esperto vignaiolo, specialità molto ricercata in una zona da viti come la nostra), ma quel traguardo (e la relativa pensione) mi sembrava un punto d’arrivo per me lontanissimo.

Fra poco invece ai sessanta ci arriverò anch’io (perlomeno lo spero).

I sessant’anni chiudono un decennio, quello dei cinquanta, che per me è stato – per usare un termine garbato – un decennio di merda.

Al suo inizio mi aspettavo tante cose: il decennio dei cinquanta doveva essere esplosivo, vivace, esuberante, promettente. L’ultimo decennio di sicura forma fisica e mentale.

Il decennio dei miei cinquanta è’ invece iniziato con un paio di passi falsi che ancora oggi non ho ben capito come io abbia potuto compierli. E’ poi proseguito con una diagnosi di cancro, due interventi chirurgici. le terapie conseguenti eccetera eccetera: niente male, cazzo.

Della serie: volevi un decennio movimentato? Eccoti accontentato!

E a seguito di queste disavventure mi accorgo di tutte quelle cose che avrei potuto fare e che non ho fatto (e che forse non avei fatto comunque, però per scelta, mica per impossibilità).

Vabbe’, come posso concludere l’anno (e il decennio)?

A me viene da dire con un sonoro vaffanculo, ma si accettano consigli alternativi.

Alphawezen – Speed of Light

20 gennaio 2020 Posted by | Un po' di me | | 23 commenti

Mi ritorni in mente

Pur non amando particolarmente Lucio Battisti (in alcuni casi l’ho trovato un po’ troppo melenso), c’è una canzone della mia giovinezza che mi ha colpito particolarmente, sia quando è uscita (nel lontano 1969), sia oggi.

La canzone è Mi ritorni in mente e mi piace la musica, il testo e soprattutto il cambio continuo di ritmo.

Ma questa canzone mi ha sempre colpito per un altro motivo, per quella strofa che fa:

Ma c’è qualcosa che non scordo

Quella sera, ballavi insieme a me e ti stringevi a me

All’improvviso mi hai chiesto lui chi è

Un sorriso e ho visto la mia fine sul tuo viso

Il nostro amor dissolversi nel vento

Ricordo, sono morto in un momento

Ecco, io mi sono sempre impersonato nell’uomo, ma in quello che balla con la sua compagna e tutto d’un tratto lei gli chiede: “Ma chi è quello lì?”

E allora lui capisce all’improvviso che la cosa sta mettendosi male e quindi tenta un’ultima disperata reazione, le fa una descrizione di “quello lì” che peggio di così non si può: uno stronzo, un fallito, un truffatore, un mascalzone, un farabutto, un fetente, un sadico, un miserabile, uno che mi deve ancora restituire 20 euro che gli ho prestato cinque anni fa, un  leghista…

Ma non c’è niente da fare.

E’ risaputo che alle donne piacciono i tipacci…

Poi, tutto a un tratto, uno si ritrova dall’altra parte della “barricata”.

Mi ritorni in mente

30 dicembre 2019 Posted by | Musica, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 7 commenti

Camminare. Un gesto sovversivo

Sembrava un libretto qualsiasi, uno dei tanti allegati al giornale che compri più per abitudine che altro.

Erling Kagge non sapevo nemmeno chi fosse, questo camminatore che si è diretto fino al Polo Sud.

Il libro l’ho comprato perché da qualche mese anch’io ho iniziato a camminare, dopo aver parcheggiato la bicicletta in garage all’inizio della stagione fredda.

Dapprima pensavo che si trattasse soltanto di un espediente per buttare giù qualche chilo, ma mano a mano che sgambettavo mi accorgevo che camminare assomiglia ad andare in bicicletta: ci si lascia dietro lo stress, le arrabbiature, si può pensare con maggiore tranquillità, oppure non pensare affatto.

Soltanto che tutto avviene con maggiore lentezza.

E così nel fine settimana e negli altri giorni liberi dal lavoro mi metto “le gambe in spalla” per un paio d’ore, in mezzo alla campagna.

Siamo esploratori, noi uomini.

E’ stata la capacità di camminare, di mettere un piede davanti all’altro, che ci ha creati, altrimenti ci muoveremmo su quattro zampe, come gli altri animali.

Camminare è un insieme di movimento, umiltà, equilibrio, curiosità, odori, suoni, luci e – quando si va avanti a lungo – anche di nostalgia“.

Camminare aiuta anche a riflettere sulla propria vita, sul tempo andato, sul presente e sul futuro. Sulle cose passate (e anche in qualche caso perse), sulle cose presenti (mai abbastanza valorizzate) e su quelle future (da conquistare).

Tra andare in bicicletta e camminare cosa mi manca?

Ovvio: correre.

29 dicembre 2019 Posted by | Un po' di me | | 12 commenti

Cosa mi regalo?

In questi giorni ho ricevuto il pagamento di una prestazione professionale (regolarmente autorizzata dal mio datore di lavoro) che ho effettuato questa primavera.

Non si tratta di una grande cifra, ma è comunque sufficiente a pagare il conto del dentista a gennaio, a fare il regalo di Natale alla (ex) piccola e ad affrontare qualche spesuccia extra senza intaccare lo stipendio e la tredicesima.

Quindi mi sono detto: perché non ti regali qualcosa, cara la mia Aquiletta?

E così ho iniziato a passare in rassegna tutte le cose che potrei regalarmi, senza arrivare a una scelta: questa cosa ce l’ho già, quell’altra non mi soddisfa, quell’altra ancora è superflua… e via di questo passo.

Sono giorni che ci penso e non riesco a cavare un ragno dal buco.

Sia chiaro, qualcosa potrei ben comprarla, ma non mi soddisferebbe, anzi, sarebbe proprio una forzatura.

Stasera, mentre ci pensavo per l’ennesima volta, ho capito il perché di questa cosa.

Quello che voglio non posso ottenerlo.

Vorrei la salute, ma quella se n’è andata da quel maledetto agosto 2014, quando sono stato assalito da un cancro.

Vorrei la serenità familiare.

Vorrei poter recuperare qualche errore del passato.

Vorrei condividere.

Vorrei ridere.

Vorrei…

Boh… alla fine mi comprerò una canottiera…

😀  😀  😀

Come dite? Non è un modello adatto a me?

E’ adatto… è adatto… capisciammè!

Bocca di Rosa

 

19 dicembre 2019 Posted by | Un po' di me | | 3 commenti

Bisogna saper perdere

Che poi spesso non è neanche una sconfitta nel vero senso della parola: trattasi di ritirata, tregua, armistizio.

Sia come sia, non si può sempre vincere.

Non si può vincere soprattutto se l’avversario sta per essere distrutto.

Sconfiggerlo è un conto, distruggerlo un altro.

Un avversario distrutto diventa un nemico, che non scompare, ma si ricompone e vuole fartela pagare.

Comunque queste sono tutte elucubrazioni di un quasi sessantenne.

Non fateci caso.

Bisogna saper perdere

 

3 dicembre 2019 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 3 commenti

Oggi pranzo da solo

Con un fantastico risotto: ai porcini, allo zafferano, al radicchio e gorgonzola, alla zucca?

Credo che mi sgargarozzerò anche un buon frizzantino.

Nella cultura popolare dalla quale provengo mangiare è sempre stato sinonimo di salute.

E’ stato anche sinonimo non dico di ricchezza, ma comunque di stabilità economica.

Quando da bambino si andava a trovare qualcuno, la prima cosa che ti offrivano era da mangiare: si ricordavano dei tempi della guerra, del dopoguerra e della fame patita.

Oggi per fortuna noi ricchi occidentale la fame non la soffriamo più, anche se c’è chi non se la passa bene.

Per questo stamattina una parte della mia spesa è andata al Banco alimentare, i cui volontari erano fuori dal supermercato.

Che possano questi alimenti scaldare un po’ lo stomaco e l’anima di chi è meno fortunato di me.

In fondo la vita è anche questo…

Buon appetito.

30 novembre 2019 Posted by | Cucina, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 4 commenti

Se sapeste…

Stasera durante la cena, mentre mia moglie e mia figlia litigavano,

a un certo punto ho detto:

“Se sapeste cosa mi aveva consigliato la psicanalista a proposito di questa situazione…”

Silenzio.

“Di mandarvi a quel paese e di andarmene il più presto possibile.”

 

26 novembre 2019 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 13 commenti

L’estate di San Martino (e un’altra interessante ricorrenza)

Oggi, 11 novembre, per chi se lo è ricordato è il giorno della cosiddetta estate di San Martino.

Dico per chi se lo è ricordato perché oggi qui ha piovuto tutto il giorno e le previsioni per tutta la settimana non sono certo migliori.

La leggenda di San Martino credo che ce la ricordiamo tutti: quel cavaliere che dona metà del suo mantello (tagliandolo con la spada) a un povero vecchio infreddolito. Questo gesto, in quel lontano quarto secolo dopo Cristo, fece sorgere magicamente il sole e San Martino divenne poi vescovo. La realtà fu forse un poco diversa: quella è stata l’epoca nella quale il cristianesimo si stava impegnando alla massima potenza per distruggere qualsiasi segno del paganesimo nella società (pagani compresi).

Forse non tutti sanno, però, che oggi è anche un’altra ricorrenza.

Mantello in latino si dice anche pallium.

Da questo deriva il termine palliativo.

Se andate a cercare sul dizionario il termine palliativo, vi troverete dei significati apparentemente negativi: palliativo è ciò che maschera, copre, non guarisce il male ma si limita a mitigarlo, non interviene sulle cause della malattia.

E proprio da qui hanno preso le mosse le cosiddette cure palliative, che celebrano ogni 11 novembre la loro giornata.

In internet troverete innumerevoli fonti di informazione su questa materia (per esempio qui).

Le cure palliative, in sostanza, sono la speranza di noi malati oncologici di poter vivere dignitosamente gli ultimi mesi, settimane o giorni di vita. Sperando di doverne usufruire il più tardi possibile, ovviamente.

11 novembre 2019 Posted by | Salute, Un po' di me | , | 12 commenti

Lezioni di fiducia per diffidenti

Venerdì pomeriggio sono andato alla presentazione dell’ultimo libro della nostra brava (e pure bella) amica psicologa e psicoterapeuta Olga Chiaia: Lezioni di fiducia per diffidenti. Mi sono anche fatto fare la dedica sulla mia copia (ce li ho tutti “dedicati” i suoi libri).

Il libro non l’ho ancora letto e sono curioso di farlo, perché io sono diffidente di natura, ma quella presentazione mi ha fatto bene.

Sarà stata la voce suadente di Olga, sarà stato l’ambiente della libreria, sarà stato il caso, sta di fatto che sono uscito dal lavoro che avevo due macigni sulle spalle, prima di sera me ne ero già tolto uno e stamattina ho trovato la soluzione anche per l’altro.

Ragioniamo. – mi sono detto – Quando abbiamo di fronte una cosa, possiamo vederla in due modi: come un problema (della serie: vediamo il bicchiere mezzo vuoto), oppure possiamo vederla come una opportunità di crescita (della serie: il bicchiere è mezzo pieno).

Il solo fatto di riflettere sulle cose con calma, lontano da chi ti pressa, ti incalza, insomma ti rompe le palle, già questo rappresenta metà soluzione.

L’altra metà poi arriva, senza bisogno di sforzarsi troppo, quasi accompagnandola.

Penso che d’ora in avanti, quando il lavoro diventerà tumultuoso, disordinato, squinternato, prenderò le mie cose e me ne andrò via. Di punto in bianco, qualsiasi cosa stia facendo.

Via.

Dopo torno.

Dopo.

Forse.

Fabrizio De André – Volta la carta

9 novembre 2019 Posted by | Un po' di me | | 10 commenti

C…! C….! C….!

Quando vedo/sento/leggo certe cose mi si frigge il sangue nelle vene!

I soldi?

I voti?

Le paturnie?

Vi auguro di non dovervi mai trovare di fronte a una risonanza magnetica che vi ritorna una diagnosi mortale, col che dobbiate dire: cazzo! Quelle erano tutte stronzate!

Non ho parlato con il mio compagno/la mia compagna.

Non ho giocato con mia figlia.

Non sono uscito con gli amici.

Non ho sorriso, invece di mostrarmi incazzato.

Ecco, scusate la franchezza, ma questo è quello che penso io.

Papale papale.

23 ottobre 2019 Posted by | Un po' di me | | 6 commenti