Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Una nuova fase della vita

Si inizia a pensare alla pensione.

Quanto ti manca?” mi chiedono a volte.

A bocce ferme, tre anni e mezzo. Ma se cambiasse qualcosa… E tu?

Sembrava lontano il tempo in cui pensare alla mia pensione, dopo aver visto tanti colleghi fare il grande passo (e in alcuni casi anche il successivo trapasso…).

Spero di poter usufruire ancora di alcuni anni di “normalità”, prima di passare al rincoglionimento.

Credo che oltre i settant’anni il rincoglionimento sia dietro l’angolo (e non soltanto quello).

Sicuramente la pensione apre una nuova fase della vita.

Bella o brutta che sia, sicuramente è l’ultima.

7 giugno 2022 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 3 commenti

Confesso che (non) ho vissuto

Quando si diventa vecchi (come il sottoscritto) basta poco a scatenare una caterva (o valanga) di ricordi.

E’ tipico dei vecchi, come il controllo dei cantieri (e della prostata).

E’ bastato che oggi pomeriggio youtube mi proponesse improvvisamente questa vecchia canzone del 1980 per provocare uno smottamento di ricordi e rimpianti che mi porto dietro ancora adesso e chissà per quanto.

Avevo vent’anni allora, era il periodo delle discoteche, della spensieratezza, della “ricerca” delle ragazze (in gran parte infruttuosa, ahimè). Era il periodo della mia Alfasud appena comprata, dell’inizio dell’università, della presenza di genitori, amici e parenti accanto e intorno a me. E’ stato il periodo delle occasioni, in gran parte perdute (per merito mio, s’intende).

E allora mi è venuto in mente che il libro della mia vita si potrebbe intitolare come il titolo di questo post, speculare al libro Confesso che ho vissuto di Pablo Neruda, un libro che mi ha sempre incuriosito ma che non ho mai né comprato né letto.

Perché non ho vissuto?

E’ il grande dilemma della mia vita.

E’ vero che a vivere c’è tempo fino all’ultimo giorno della nostra presenza su questa bislacca terra, ma c’è un tempo per tutte le cose, e chi non ha vissuto il proprio passato è difficile che riesca a vivere il presente. Peggio ancora il futuro.

2 aprile 2022 Posted by | Pensieri disarcionati, Ricordi, Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , | 6 commenti

Mi stupisco pure io…

Di che cosa? si domanderà qualcuno (forse).

Mi capita una cosa strana: ci sto provando gusto a fare tante cose, anche quelle più difficili.

E’ come se fossero le ultime che sto facendo.

Mi sembra di non avere paura di morire (ma è facile dirlo quando stai seduto davanti alla tv a vedere I ponti di Madison County).

E’ strana questa sensazione, è come se stessi lasciando dietro di me le tracce della mia esistenza.

28 gennaio 2022 Posted by | Film, Questa poi..., Smancerie pseudo-sentimentali, Un po' di me | , | 4 commenti

No

Qualche mese fa, a tavola, improvvisamente mia figlia mi ha fatto una domanda.

Papà, ma un uomo che dà uno schiaffo a una donna si può perdonare?

No.” è stata la mia risposta.

Non so se è stata la risposta giusta e non so nemmeno se e in quale misura mia figlia ne terrà conto.

Quello che mi interessava, in quel momento, era che lei ricevesse un messaggio chiaro, semplice e inequivocabile da suo padre.

Soprattutto di questi tempi.

C’è una bella canzone di Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico, presentata a San Remo nel 2018: Imparare ad amarsi, ma… “bisogna imparare a lasciarsi quando è finita”.

21 novembre 2021 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | | 3 commenti

Oliva Denaro

Consigliato, consigliatissimo.

Quando hai alle spalle un libro come “Il treno dei bambini” non è facile tornare sulla scena, ma Viola Ardone c’è riuscita.

La storia parte un po’ lenta, assorbita dai tempi della Sicilia, dal caldo diurno e dai rosari serali, ma con il passare delle pagine sale di tono e la protagonista acquista uno spessore di tutto rispetto (mi ha ricordato un po’ le figure dei romanzi della Ferrante).

La ragazza che rifiuta il matrimonio riparatore nella Sicilia degli anni sessanta, la “brocca rotta” che nessuno vorrà più, salvo colui che proprio l’ha rotta, come la definisce la società di quell’arco spazio-temporale, che però conquista la libertà di scegliere.

E sceglie, sceglie lo studio, il lavoro, il marito e la sua scelta si ripercuote sulle persone che le stanno vicine, sui parenti, sul paese.

Ma non c’è solo questo.

Ci sono anche gli stessi protagonisti del libro precedente, cioè i comunisti, quelli che volevano la modernizzazione e la laicizzazione della società (anche in Afghanistan, tanto per ricordarlo a chi adesso piange lacrime di coccodrillo) e che offrono il supporto legale a Oliva, anche se la legge dell’epoca è molto indulgente verso gli uomini.

Un po’ di nostalgia sorge a pensare quando penso agli anni ottanta e novanta, alla mia esperienza, quando la politica, con tutti i suoi difetti, riusciva ancora a mobilitare idee e persone, quando c’erano le famose ideologie, oggi demonizzate ma che altro non erano che idee applicate a una visione della società e del suo sviluppo.

Magnifica la figura del padre che con i suoi silenzi la sostiene: “Poco fa mi hai chiesto che cosa faccio. Questo faccio io. Se tu inciampi, io ti sorreggo”.

Una frase che da sola vale tutto il libro.

Imagine

31 ottobre 2021 Posted by | Libri, Politica, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , | 2 commenti

Benvenuti a casa pappagallo

Non so se qualcuno, come me, segue i video di Luca Pappagallo, ma per me sono diventati una piacevole consuetudine.

Non so se è presente anche su altri social, io lo seguo su Facebook.

Non ricordo quando ho iniziato, ma mi è piaciuto per diversi motivi (troppi “non” a inizio frase).

Anzitutto ha una faccia simpatica, e questo già è un punto a suo favore.

Poi cucina piatti “abbordabili” anche per chi, come me, non è uno chef e ha anche poca esperienza in cucina.

Poi non si prende troppo sul serio: a volte sbaglia qualche dose, ma ci ride sopra quando si corregge.

Inoltre è “flessibile”: in questo piatto a me piace il pepe, ma se a voi non va non mettetelo. Io ci metto due peperoncini, ma voi potete metterne anche uno solo e se non vi va potete anche non metterlo per niente.

E poi, quando ha finito di cucinare, assaggia il piatto e lì raggiunge forse il suo massimo godimento nel fare venire l’acquolina in bocca a chi guarda, perché i suoi piatti sono sempre “buonissimi”.

Ah… non ho finito.

Non corre quando cucina, non fa a gara con nessuno, perché cucinare deve essere un piacere, non una lotta come fanno gli chef “stellati” in tv.

Quindi, ho comprato pure il suo libro.

Chissà mai che al prossimo locdaun non esploda il mio lato culinario…

25 ottobre 2021 Posted by | Cucina, Storie ordinarie, Un po' di me | | 4 commenti

Dai 50 ai 60

Personalmente ho notato un grande cambiamento in me stesso nel modo di guardare la vita passando dai cinquanta ai sessant’anni.

Quando ho compiuto cinquant’anni pensavo di avere davanti un decennio “alla grande”.

Effettivamente il decennio era iniziato sotto i migliori auspici, ma ho subito sciupato tutte le (buone) occasioni. Ho impresso alla mia vita una direzione che – a posteriori, ma potevo/dovevo capirlo anche prima – si è rivelata fallimentare.

Come se non bastasse, non ero ancora arrivato alla metà del decennio che è arrivato il cancro, che ha caratterizzato tutti gli anni a venire.

Il decennio dai sessanta in avanti si presenta con le caratteristiche dell'”ormai“: ormai quello che è stato è stato, c’è ben poco da fare.

C’è un senso di fatalità che segna i passi della mia vita, direi di rassegnazione.

C’è anche la consapevolezza che questo può forse essere – se tutto va bene – l’ultimo decennio completo della mia vita: dopo i settanta c’è ben poco da sperare, la gente muore come le mosche.

Intanto ho appena letto sul FSE il referto dell’ultima risonanza alla testa: niente di anomalo.

Vabbe’, almeno quello…

Ed Sheeran – Bad Habits

5 settembre 2021 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | | 13 commenti

Troppo buoni…

C’è un proverbio che gira dalle mie parti che si può riassumere così: “a essere troppo buoni si finisce per essere coglioni“.

Vorrei sostenere che non è così e che essere buoni (sottocategorie: corretti, educati, rispettosi delle regole, ecc.) alla fine paga, ma spesso è il contrario.

Gli altri se ne approfittano di questa inaspettata bontà, finché non si reagisce, sempre con le buone maniere, ma in maniera decisa, ponendo un aut aut: o così o niente.

Allora l’interlocutore ha un guizzo, perché non si aspettava quella reazione da un buono e si rimette in carreggiata.

E tu avresti voglia di dirgli: “dovevi proprio spingermi a questo livello per darti una mossa? Coglione!

4 luglio 2021 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 2 commenti

Maturità

Oggi è stato il giorno dell’esame di maturità per mia figlia.

Mi sembra ieri che l’avevo fotografata una mattina di settembre del 2008 mentre con uno zainetto più grande di lei stava affrontando il suo primo giorno di scuola.

Ne sono passati di anni, ne sono successe di cose, ne è passata di acqua sotto i ponti (e a volte anche sopra).

Io ho ricordi sfocati del mio esame di maturità.

Ricordo che siamo andati a sostenerlo in città, perché il nostro liceo al tempo era ancora una sezione distaccata.

Ricordo il giorno che ci siamo recati in auto all’esame scritto e ricordo l’attesa fuori dalla scuola, per aspettare gli altri.

Ricordo una grande aula con i banchi separati e nient’altro.

Il mio cervello evidentemente ha resettato un momento che non riteneva poi così importante.

Oggi i ricordi si condividono sui social, le foto, gli in bocca al lupo, tutto viene condiviso e forse rimarrà più a lungo nella memoria.

Si apre una nuova stagione di vita, con nuovi traguardi da superare e nuove mete da raggiungere.

Lungo la strada della vita.

22 giugno 2021 Posted by | Notti insonni, Scuola, Storie ordinarie | , | 2 commenti

1° dicembre 2024

Che succede il 1° dicembre 2024?

Una nuova data Maya per la fine del mondo?

La prossima riunione organizzativa in ufficio?

La data di scadenza del tonno acquistato ieri al supermercato?

Niente di tutto questo.

Il 1° dicembre 2024 è la data limite entro la quale il sottoscritto se ne andrà in pensione (sempre ammesso di arrivarci, ovviamente…).

Potrebbe anche essere anticipata di uno, forse due mesi, ma non dovrei andare oltre. Uso il condizionale perché in Italia con le leggi sulla previdenza di certezze ce ne sono pochine.

Già mi sto chiedendo: che farò dal 2 dicembre 2024?

Vorrei che gli anni che mi separano dalla dipartita fossero interessanti: cucina, bicicletta, viaggi, università (sì, anche università, vorrei studiare archeologia, tipo Indiana Jones).

Vorrei trascorrere qualche anno emozionante, eccitante, coinvolgente, appassionante, prima del rincoglionimento finale.

Ho tempo per programmare il futuro…

3 giugno 2021 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | 6 commenti