Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

L’estate sta finendo…

.. e un anno se ne va, cantavano i Righeira nell’ormai lontano 1985.

E infatti per me non c’è niente come la fine dell’estate per marcare il passaggio da un anno all’altro.

E la fine dell’estate spesso non coincide con il 21 settembre, ma con il primo temporale che arriva improvviso tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, che porta con sé aria fresca e orizzonti segnati da neri nuvoloni densi di pioggia.

Se poi la fine dell’estate coincide anche con la fine delle ferie, allora il passaggio è ancora più marcato.

Chissà perché, ma da alcuni anni le estati mi sembrano sempre più brevi. Questa poi mi sembra sia stata brevissima: ho fatto sì e no due mesi e mezzo di bicicletta, e le salite mi sono sembrate più dure rispetto agli anni precedenti.

Ma per me questa estate ormai finita ha rappresentato anche un’altra cosa: la fine di una illusione.

Nove anni fa ho commesso un errore, anzi peggio: io che odio i vigliacchi, mi sono comportato come tale. Però non me ne sono accorto; sono stato insomma un vigliacco inconsapevole (che non è una scusante, sia ben chiaro).

Ebbene, questa estate ho coltivato l’illusione di poter rimediare a quell’errore, ma era appunto soltanto una illusione.

Ad alcuni errori è impossibile rimediare.

Così è la vita.

A mano a mano

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8 settembre 2019 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 19 commenti

E’ finita?

Più di una volta mi sono chiesto se fosse finita per me l’epoca del blog.

Vengo una volta la settimana, due se va bene (a volte nemmeno quelle), frequento raramente i blog degli altri, molti dei vecchi amici/amiche se ne sono andati, i commenti sono sempre più rari, così come le visite.

Eppure, malgrado tutto, per me è difficile chiudere tutto.

Su queste pagine (e su quelle precedenti) ho trascorso momenti bellissimi, ho condiviso tanto, ho conosciuto diverse persone (qualcuno anche “di persona”). Ho riso, ho pianto, ho sofferto, mi sono preoccupato e ho gioito.

Ora mi si stringe il cuore quando clicco sul nick di qualche amico/a e salta fuori una pagina non trovata, un blog cancellato oppure rimasto fermo ad anni fa.

Ho iniziato il 26 luglio 2006, quasi tredici anni fa.

In tredici anni ne sono accadute di cose… Ho fatto scelte, alcune giuste, altre sbagliate. Me ne assumo tutte le responsabilità, senza dare la colpa a qualcun altro.

Questo nick mi ha tenuto compagnia nei momenti bui, in quelli difficili, è stato quasi un alter ego che mi ha seguito volontariamente, consapevolmente, costantemente, delicatamente. Come faccio a dargli il benservito?

Io proseguo, può darsi che abbia ancora bisogno di lui…

 

21 maggio 2019 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , | 9 commenti

The langoliers

Più che una storia, un incubo (come tutte le storie di King) per i passeggeri del volo 29 American Airlines per Boston, che si svegliano e scoprono di essere rimasti solo in una decina: tutti gli altri – piloti compresi – sono scomparsi.

Ma la cosa più terrificante è che è scomparso anche il mondo sotto di loro e quel poco che resta sta per essere inghiottito dai langolieri.

Nelle storie di King c’è sempre un significato recondito, nascosto. Forse questo è che il passato non ritorna, inghiottito, fatto a pezzi, sbranato. E se si rivive qualcosa del passato è una cosa nuova: mai rimuginare su quello che si è perso, ma concentrarsi su quello che rimane.

Degno ultimo libro letto quest’anno, che si spalanca sull’ignoto con una serie di inquietudini non da poco.

Mi guardo alle spalle solo per rivedere le storie che mi hanno accompagnato: sono passato attraverso i quattro libri della Ferrante de L’amica geniale (lo so, devo ancora commentare l’ultimo, quello finale, ma ci sto ancora pensando, e comunque non ho intenzione di vedere la serie tv); Cristo si è fermato a Eboli, L’Agnese va a morire, fino ad arrivare al monumentale M.

Una sedicina di libri (si può dire sedicina, no? Se si dice quindicina…).

Buoni propositi per il 2019: arrivare al 2020.

Buon anno a tutte/i

31 dicembre 2018 Posted by | Pensieri disarcionati, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 18 commenti

Non ho smesso di pensarti

Questa poesia, attribuita a Charles Bukowski, l’ho scoperta casualmente stasera in rete.

Non sono sicuro che si intitoli effettivamente così.

Non sono neanche sicuro che appartenga proprio a Bukowski.

So soltanto che è bellissima.

Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.

16 aprile 2018 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Smancerie pseudo-sentimentali | , | 14 commenti

Sfumature

Arriva il momento nel quale senti il bisogno di lasciare dietro di te i segnali della tua vita.

Li dissemini, come Pollicino con i sassolini: una foto, una parola, un segno su un libro, una piantina di rosmarino.

Cose che tu hai curato nei minimi dettagli oppure che hai liquidato distrattamente.

Sfumature di te, tenere e delicate oppure decise e intense, ma che comunque sbiadiranno con il tempo.

Perché sai che la prova più evidente che lascerai è il ricordo nelle persone che hai incontrato. Soprattutto in quelle che hai amato.

Ma sai anche che questo ricordo pian piano svanirà.

Sfumerà.

E tu ti starai librando in un’altra dimensione, inimmaginabile, imprevedibile, forse illusoria.

E’ per questo che continui a spargere prove della tua esistenza.

9 marzo 2017 Posted by | Smancerie pseudo-sentimentali | | 10 commenti

Caterpillar

Un giorno, da ventenne (quindi circa un secolo fa), un mio amico e la sua ragazza si lasciarono dopo circa tre-quattro anni di “frequentazioni” (di innamoramento, direbbesi, ma poi dovrebbesi fare delle puntualizzazioni sulla differenza tra amore, innamoramento, ecc…).

Ricordo che si lasciarono a ridosso della Pasqua (cristiana), quindi tra la fine di marzo e il mese di aprile.

All’inizio del mese di giugno, durante una sagra paesana, mentre il mio amico stava ancora macerandosi nella disperazione, incontrammo la sua ex ragazza in giro per il paese, sorridente e spensierata, in compagnia di un altro ragazzo.

Il mio amico, ovviamente, ci rimase malissimo, ma noi, suoi cari e intimi amici, lo rincuorammo subito: “Hai visto? Tu soffri, ma anche lei s’offre…

Quando la bastardaggine non ha limiti…

K C & THE SUNSHINE BAND That the way I like it

 

1 marzo 2017 Posted by | Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie | , | 19 commenti

Cari miei sanvalentiniani…

Avete fatto tardi ieri sera?

Siete arrivati/e tardi al lavoro stamattina? Oppure non ci siete andati/e per niente?

Sappiate che l’INPS ha ricevuto precise disposizioni dal Ministero (quale, poco importa): controlli serrati sulle malattie post-San Valentino.

P.S.: questa cosa qui mica la sapevo…

 

15 febbraio 2017 Posted by | Smancerie pseudo-sentimentali | | 25 commenti

Quando si diventa grandi…

monica-bellucciStasera mi sono rivisto Manuale d’am3re, già visto a suo tempo al cinema e fattore scatenante di elucubrazioni sul genere femminile contenute nel mio post dell’epoca (quasi sei anni passarono; mamma mia come passa il tempo, come invecchiate…).

Però stasera c’è stata una frase pronunciata nel primo episodio che mi ha fatto riflettere.

C’è un momento – dice il protagonista – nel quale ci si accorge di essere diventati grandi“.

Ecco, io mi sono ricordato del momento nel quale mi sono accorto di essere diventato grande, mio malgrado. Non mi ricordo né l’anno, né il mese e tanto meno il giorno, ma il momento sì, quello me lo ricordo benissimo. E’ stato quando di fronte a un problema familiare (all’epoca vivevo con i miei genitori), mi sono accorto che non potevo più chiedere aiuto a loro, ma erano loro che lo chiedevano a me: il problema lo dovevo risolvere io.

E quello è stato solo il primo di una lunga serie, come accade nella vita.

Cioè, come dovrebbe accadere, perché ci sono persone che i problemi più importanti continuano a farseli risolvere dagli altri. Per una serie fortuita (per loro) di circostanze, si trovano nella posizione per cui qualcun altro è tenuto a risolvere i loro problemi, per evitare guai non tanto a loro, quanto ad altre persone che non hanno colpe.

Lo so che il discorso forse è un po’, contorto, ma accade proprio così a volte. Fidatevi.

Mina – Oggi sono io

17 gennaio 2017 Posted by | Film, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie | , , | 19 commenti

Quell’odore…

Notte un po’ insonne, quella appena trascorsa.

La colpa è anche un po’ mia, perché mi sono addormentato praticamente quasi subito dopo cena – una cenetta frugale frugale, a base di salmone affumicato biologico norvegese, insalata verde con pomodorini, qualche fettina di salume, una susina e una pesca – con il libro in mano.

Ovvio quindi che alle tre di notte mi svegliassi e non riuscissi più a riprendere sonno.

Così, dopo un po’ di giramenti nel letto, mi sono spostato in cucina e ho letto un capitolo di David Copperfield. Poi verso le quattro e mezza sono tornato a letto e quando alle sei è suonata la sveglia le ho dato una manata e ho proseguito a dormire.

Poco male, perché oggi sono in permesso – a noi malati oncologici ci equiparano ai disabili e ci omaggiano dei tre giorni di permesso mensile – e il programma della mattinata era la bicicletta.

Dopo colazione e dopo avere scarrozzato la piccola all’oratorio, sono partito con la mia Bianchi spillo. Ho optato per un inizio di percorso pianeggiante, per dirigermi poi verso le colline dell’Oltrepò pavese.

granoturcoHo imboccato pertanto la strada verso il Grande Fiume. A distanza di circa un chilometro dal paese, dopo avere attraversato il cavalcavia dell’autostrada – a proposito, avete mai notato che quando percorrete un cavalcavia in bicicletta, la prima parte, cioè quella in salita, è sempre più lunga della seconda, cioè quella in discesa? E la cosa strana è che accade la stessa cosa anche quando lo percorrete nel senso opposto. Mah… misteri della vita… – dopo aver attraversato il cavalcavia, dicevo, è accaduto.

Cos’è accaduto?

E’ accaduto che mi sono ritrovato improvvisamente immerso in un odore, anzi direi in un profumo che mi è entrato nelle narici e ha fatto immediatamente capolino nella mia memoria. In un istante mi sono ritrovato indietro di quarant’anni, sul balcone della casa nella quale ho vissuto la mia adolescenza, a leggere le avventure di Paperino, Topolino, Paperone e via dicendo, che nella prima metà degli anni settanta andavano alla grande in casa mia.

Sono rimasto stupito da questa cosa. Mi sono guardato intorno; sarà stato forse il campo di mais che stava alla mia sinistra, oppure qualche strana erba del campo sulla destra, che sentivo anche allora e che mi ha fatto ricordare quegli anni? Ancora adesso non lo so, ma per qualche centinaio di metri mi sono immerso in quei dolci ricordi, come se si fosse spalancata improvvisamente una porta sul mio passato e sulle persone che allora mi accompagnavano nel corso della vita.

Un paio d’ore dopo e con qualche decina di chilometri nella gambe, ho rifatto la stessa strada per tornare al paese, ma quell’odore, quel profumo non c’era più.

Poco male, è stato bello ugualmente.

11 agosto 2016 Posted by | Notti insonni, Smancerie pseudo-sentimentali | | 19 commenti

Il mistero di un sogno

Alfasud (2)Non ho ancora capito il motivo per il quale periodicamente nei miei sogni compare la mia prima auto, l’Alfasud, com’è accaduto stanotte.

E’ stata la mia prima vera auto, acquistata nel 1980.

Si trattava della terza serie dell’auto, uscita proprio in quell’anno: 1.200 di cilindrata, versione a 5 marce, 68 cavalli. La mia era di colore avorio, proprio come quella della foto.

In genere il sogno che la vede protagonista è più o meno sempre il solito: non è ambientato nel passato, non si tratta di un tuffo nella nostalgia.

Il sogno è ambientato nell’oggi, io sono come adesso, faccio le mie solite cose: vado a lavorare, a fare la spesa, dagli amici, soltanto che accanto alla mia normale auto, ho tenuto anche l’Alfasud e queste cose le faccio con quell’auto, che utilizzo con la necessaria cautela che si deve a un veicolo di 35 anni di età.

Tutto qui.

E’ un mistero…

P.S.: domani mattina vado a ritirare il referto della TAC di controllo effettuata lunedì. Inutile dire che me la sto facendo sotto…

23 luglio 2015 Posted by | Salute, Smancerie pseudo-sentimentali, sogni, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 7 commenti