Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ci sentiamo dopo?

Ci sentiamo dopo?

Ti chiamo più tardi

Scusa, ora non posso

Se ci fosse un dizionario delle frasi scomparse, queste ci figurerebbero sicuramente.

Sono quelle frasi che, in tempi immemori, si dicevano quando qualcuno ti telefonava e tu ti trovavi in situazioni tali per cui non potevi conversare liberamente con il tuo interlocutore, ma non te la sentivi nemmeno di non rispondere, per cui rimandavi la telefonata a dopo.

E badate bene che in quei tempi immemori le telefonate riguardavano cose più serie di quelle di oggi.

Oggi?

Manco per le palle che ci si perde una telefonata!

Puoi stare in auto durante una manovra particolarmente impegnativa, puoi stare in bagno in un’altra manovra particolarmente impegnativa, puoi stare al supermercato mentre stai mettendo la spesa nel carrello, puoi stare in qualsiasi posto, ma se ti chiamano per sapere se la bistecchina della sera la vuoi impanata oppure alla griglia, tu ti senti in dovere di rispondere, anche a costo di bloccare le operazioni delle persone che ti stanno davanti/dietro/da parte/ecc.

Per non parlare dei messaggi: io i messaggi non li sopporto più.

Tutte le mattine, mentre sto andando al lavoro, appena salgo in auto e mi metto la cintura, deve scattare qualche strano meccanismo nella rete telefonica, perché il telefono fa bip bip. Dato che parcheggio vicino ai bidoni della spazzatura, sarà che lì il campo è più potente e mi arrivano anche i messaggi che ancora non mi hanno inviato.

Ovviamente non li guardo, però tutte le volte penso: ora mi compro un telefono da 50 euro che fa soltanto l’unica cosa per cui hanno inventato questi aggeggi infernali: telefonare.

Ma la cosa ancora più grave, secondo me, è che il telefono cellulare ha portato un vero e proprio mutamente antropologico nell’uomo: è cambiata la sua natura.

Ma di questo parlerò la prossima volta: ho appena ricevuto una telefonata!

Non mi disturba affatto

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29 settembre 2018 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Sani principi, Storie ordinarie | , , , | 18 commenti

Il bagno (e qualche insegnamento fondamentale)

Mia madre e mia zia Enrichetta erano legatissime, forse perché erano le sorelle più giovani della loro numerosa famiglia e la differenza di età era poca.

Il marito di Enrichetta, Gaspare, era uno degli uomini più buoni che io abbia mai conosciuto: il suo fisico enorme, massiccio, contrastava con lineamenti incredibilmente delicati e un carattere mite e bonario.

Mio zio ha fatto per tutta la vita il bergamino, cioè colui che di giorno e di notte, per tutta la settimana e per tutto l’anno si obbligava con il proprietario di una stalla per curare le vacche. Un lavoraccio, dovendosi alzare tutte le notti per andarle a mungere, dovendo essere disponibile quando partorivano, quando veniva il veterinario, ecc.

Con i soldi risparmiati di questa vitaccia e di quella di mia zia (che faceva la donna di servizio – alias collaboratrice familiare – nelle case dei ricchi del paese), Gaspare e Enrichetta si costruirono una casa tutta loro, dopo aver abitato per anni in catapecchie di campagna.

Quando la casa fu abitabile, ci invitarono a cena (ci invitavano spesso a cena e io mantengo nel mio cuore dei ricordi bellissimi dei miei zii).

A un certo punto della sera mio padre chiese di andare in bagno e quando tornò sulla sua faccia stava stampato un malcelato senso di stupore: “E il bagno dov’è?” disse.

Il bagno non c’è – rispose Gaspare – ho finito i soldi.

In quella che era la stanza da bagno stavano soltanto un water e un lavabo di quarta mano, recuperati forse in qualche discarica nei dintorni.

Ecchecazzo! – disse mio padre (cioè, in realtà non disse proprio così, ma il senso era quello) – Me lo potevi dire, no? I soldi te li presto io e me li restituirai quando potrai. Preferisco darli a te piuttosto che lasciarli nelle mani di quelle sanguisughe delle banche (anche a proposito della banche non usò propriamente il termine di “sanguisughe”)!”

Io ero piccolo allora, avrò avuto sette-otto anni, ma questa scena la ricordo come fosse accaduta ieri.

Mio padre prestò i soldi a mio zio e lui si fece installare il bagno come Dio comanda e la volta successiva che andammo a cena da loro potemmo godere anche di quell’ambiente.

Ecco, questo episodio ha conficcato in me una regola chiara e semplice: i soldi servono non soltanto a se stessi, ma anche ai parenti e agli amici. A chi riscuote la nostra fiducia non bisogna mai far mancare un aiuto, anche economico, anche se sappiamo che forse quei soldi non li vedremo mai più. Anzi, proprio perché sappiamo che quei soldi non li vedremo mai più.

Perché c’è un una frase di Jack London che andrebbe affissa in tutte le scuole e gli uffici pubblici del nostro disastrato Paese:

Un osso al cane non è carità.

Carità è l’osso diviso con il cane, quando sei affamato quanto il cane.

Meditate gente…

Disco!

22 settembre 2018 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , | 9 commenti

Sempre colpa di qualcun altro…

Pensavo proprio qualche giorno fa, osservando il comportamento di mia figlia, che ha ereditato (non so da chi) una delle peggiori abitudini: quella, di fronte a un problema, di lamentarsi.

Non so se questo sia un difetto prettamente italiano, ma so che ultimamente di è diffuso a macchia d’olio.

Quando sorge un problema, l’atteggiamento corretto ed efficace, secondo me, è quello di “mettersi le gambe in spalla” per risolverlo.

Intendiamoci, non è che uno non si possa lasciare andare a qualche geremiade, lamentela, piagnucolio, mugugno, lagnanza, duolo, brontolio, ma lo può fare per qualche minuto, non di più, poi basta.

Occorre anzitutto partire dal presupposto che nella vita non è che vada tutto bene, anzi è più facile proprio il contrario.

Il problema occorre analizzarlo, verificare quali sono le forse in campo (anche le proprie), trovare una soluzione ed evitare che si presenti in futuro, cioè curarne le cause e cercare di prevenirlo.

Se invece di fronte a un problema una persona comincia a prendersela con il “destino cinico e baro”, con la sfiga, con gli altri, con l’Europa, il riscaldamento globale, ecc., non risolverà mai un cazzo. Anzi, tenderà a cercare aiuto dagli altri e gli andrà bene finché lo trova, perché poi quando gli altri lo manderanno a quel paese, si ritroverà nella cacca fino al collo (e forse anche di più).

Spero (per lei) che cambi…

P.S.: non vorrei dare l’impressione di essere quello che sa tutto/vede tutto/impara tutto/è il più bravo/bello/intelligente/eccetera, perché non è così.

Anni fa, di fronte a un problema complesso, venni preso dal panico e scappai, fuggii, me la diedi a gambe insomma.

Avrei dovuto rassicurare la persona che avevo di fronte e invece non ebbi il coraggio di farlo.

A mia (parziale) discolpa posso dire che il mio non fu un comportamento doloso o colposo: non fuggii volontariamente, fu una reazione più forte di me.

Che si trattò di panico bello e buono lo capii dopo, anni dopo.

Porto ancora con me il rimorso di quel mio comportamento: non passa giorno che non ci pensi.

 

14 settembre 2018 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | 19 commenti

Il difficile…

… non è dire “ti amo”.

E’ dire “per sempre”, perché allora il verbo va coniugato al futuro.

P.S.: questo post è rimasto tra le bozze per circa sette anni. Chissà a cosa pensavo allora…

 

4 settembre 2018 Posted by | Musica, Pensieri disarcionati, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | 18 commenti

Me ne vado

Ieri sera, dopo l’ennesima lite tra mia moglie e mia figlia, avvenuta il giorno prima (con tanto di musi lunghi per tutta la giornata), le ho informate di un intendimento che avevo già maturato qualche settimana fa e che avevo messo da parte, sperando in cosa non lo so nemmeno io: da settembre me ne vado di casa.

Affitto un monolocale e tornerò soltanto se e quando loro avranno imparato a convivere pacificamente. Il che non significa non litigare mai, ma litigare per cose serie e nelle giuste proporzioni.

E’ una decisione pesante, lo so, ma è necessaria per diversi motivi.

In primo luogo perché loro due devono imparare a convivere, perché io non sono eterno e perché i problemi che hanno tra loro due (e ne hanno) li devono riconoscere e risolvere. Se non sono in grado di risolverli direttamente, che si facciano aiutare da qualcuno (sono anche disposto a dare loro una mano in questo senso).

In secondo luogo per la mia salute: questo continuo clima di tensione non mi fa bene. Caso ha voluto che ieri sera, guardando la tv, ci fosse un programma sulla cura dei malati oncologici. L’intervistatrice ha chiesto al medico: quali sono i fattori che possono inibire le cure a un malato oncologico? In primo luogo il medico ha citato la depressione: curare malati depressi è molto più difficile. In secondo luogo ha citato l’ambiente familiare.

Ecco – mi sono detto – se qui non mi muovo, accorcio ancora di più il poco tempo che mi rimane da vivere.”

Oggi sono partite, destinazione parenti/mare. Io le raggiungerò a ferragosto, ma non penso che in questi giorni imparino molto.

Non è e non sarà una decisione facile, ma non mi resta altro da fare.

Foreigner – I Want to Know What Love Is

2 agosto 2018 Posted by | Salute, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 21 commenti

Due o tre cose che voglio dire…

Ho letto più o meno casualmente oggi pomeriggio su facebook (casualmente come casualmente compaiono i post in bacheca, secondo regole che non conosco ma che – bene o male – accetto di buon grado) il post di una persona che conosco (se non la conoscessi, mica avrei potuto leggerne il post).

Mi ha colpito, oltre che per quello che ha scritto (ne avrà avuto i suoi buoni motivi), il senso d’ineluttabilità di cui era pervaso.

Si leggeva (per lo meno io vi ho letto) un senso di rassegnazione al destino, un’accettazione della propria sorte (buona o cattiva che sia), un affidarsi alla provvidenza. Insomma, le parole di una persona che si è quasi arresa.

Visto che con l’età sono diventato un po’ saggio, me ne guardo bene dal giudicare siffatti atteggiamenti, ma voglio esprimere a questa persona ciò che penso, sia che lo legga, sia che non lo legga.

Mai dire mai o sempre.

Può apparire una regola stupida, ma questo mi ha insegnato la vita: non sai mai quello che può accaderti domani, fra un anno, fra dieci anni. La tua vita si può stravolgere (nel bene e nel male) da un momento all’altro, indipendentemente dalla tua volontà. Ciò che oggi appare impossibile potrebbe verificarsi quanto prima te lo potessi mai aspettare (vedi il governo Di Maio-Salvini…).

Mai guardarsi indietro.

Fare tesoro delle proprie esperienze, della propria storia, dei propri errori e delle proprie vittorie vuol dire non pensarci più, archiviarle e porle come basi per andare avanti. Inutile rimuginare sul latte versato: si mette a bollire un nuovo pentolino. Abbiamo perso tempo? Sì, ma ne abbiamo ancora davanti e se lo sfruttiamo bene il poco che abbiamo davanti varrà di più del tanto che ci lasciamo alle spalle.

Approfittare di qualsiasi momento.

Qualsiasi cosa ci venga in mente, facciamola. Che duri un attimo, un giorno, un anno. Anche un attimo può essere importante, se quell’attimo ci fa stare bene. E forse può essere proprio quell’attimo a farci cambiare idea sul nostro futuro, su quello che fino a un momento prima credevamo ineluttabile.

Ecco, queste cose vorrei dire a quella persona.

Voi vi chiederete: e perché non gliele dici direttamente, invece di romperci le palle con questo pistolotto?

Risposta: ma voi, un pentolino di affari vostri non ve lo fate proprio mai?

John Lennon – Imagine

13 maggio 2018 Posted by | Sani principi, Un po' di me | , | 5 commenti

Una brutta faccenda…

Oggi sono stato protagonista, mio malgrado, di una brutta faccenda.

Anzi, a dirla tutta, di un vero e proprio tentativo di truffa ai miei danni.

E la cosa mi ha fatto pensare a quanto siamo – senza generalizzare – un popolo di grandissime teste di cazzo.

Per farla breve, sono sei mesi che sto tribolando per riuscire ad avere gratuitamente dal SSN la mia protesi nasale.

A dire la verità, la mia ASL è disponibile ad autorizzare la fornitura, purché vi fosse la prescrizione da parte della struttura ospedaliera che ha effettuato l’intervento chirurgico sul mio nasino.

E qui sono iniziate le difficoltà.

Da un lato, l’ospedale continuava a frapporre sempre nuovi ostacoli alla prescrizione (non sappiamo… è una cosa nuova… attendiamo disposizioni dall’azienda…), dall’altro lato un medico – ex dipendente della stessa struttura ospedaliera – si dichiarava disponibile a fornirmi la protesi, ovviamente a pagamento.

Esasperato, ho scritto una mail di protesta al direttore generale e al direttore sanitario dell’ospedale, esponendo la mia situazione.

Improvvisamente la situazione si è sbloccata, e il medico prescrittore mi ha fissato un appuntamento per oggi, dopo che io gli ho indicato la strada che doveva seguire per la prescrizione.

Ma…

Un’ora prima dell’appuntamento ha iniziato a chiamarmi il medico privato, mandandomi anche un messaggio nel quale diceva di essere a conoscenza del mio appuntamento di oggi.

La cosa mi ha fatto imbestialire.

Ho capito che doveva esserci sotto un accordo truffaldino tra ospedale e medico privato: il primo tentava di portarmi all’esasperazione, in modo tale che mi rivolgessi al secondo, pagando di tasca mia quello che potevo ottenere gratuitamente dalla mia ASL.

E così mi sono recato all’appuntamento e ho capito perché la procedura si era improvvisamente sbloccata: il medico – chiaramente infastidito – mi ha informato che era stato aperto un procedimento disciplinare nei confronti suoi e di altri tre medici perché qualcuno aveva scritto al direttore generale lamentando ritardi nella procedura.

E lui sapeva che ero stato io a scrivere.

Io ho incassato, ho lasciato che terminasse la prescrizione e poi l’ho informato che avevo ricevuto cinque telefonate dal medico che voleva fornirmi la protesi a pagamento, il quale sapeva del nostro appuntamento di oggi, del  quale eravamo a conoscenza solo in due e visto che non ero stato certamente io a dirglielo, che facesse lui 2+2…

Dalla faccia che ha fatto ho capito che era parte del tentativo di truffa.

Mi ha detto che il direttore sanitario era stato da lui e aveva smosso tutto il reparto per capire cos’era successo, che adesso lui avrebbe dovuto difendersi, che aveva tutte la mail inviate ai suoi colleghi, che di questi tempi basta che uno scriva e subito le cose si smuovono, ecc…

E per fortuna per noi pazienti!” ho risposto io, anche se avrei voluto dirgli brutta testa di cazzo che non sei altro, se avessi fatto il tuo dovere, per il quale peraltro sei lautamente pagato da noialtri, non saremmo arrivati a questo punto!

E magari anche un bel vaffanculo finale (o sa troppo di grillino?).

Pregherei (qui ci vuole…)

20 ottobre 2017 Posted by | Salute, Sani principi, Storie ordinarie | , , | 18 commenti

E mo’però due o tre cose da dire ce le avrei…

Lo so, lo so, batto la fiacca, diserto questo spazio, spuleggio, come dicevano gli antichi.

Che ci volete fare? Sarà l’età, ma la sera sempre più spesso mi sdraio per leggere e… patapunfete! bello secco!

O forse sarà che sento il bisogno di ferie, perché ormai il periodo è quello.

Sarà quel che sarà, comunque mi si sono accumulate alcune cosette da dire.

Renzi e Pisapia iniziano a starmi sui coglioni. E tutte quelle altre sinistre che sorgeranno come funghi da qui alle elezioni. Per far vincere le elezioni alla destra, ovviamente. Ma essere di sinistra vuol dire cercare il pelo nell’uovo in tutte le cose che dicono/fanno/baciano quelli della tua stessa parte?

Il piccolo Charlie Gard potrebbe anche vivere. Chi deve decidere della sua vita? I genitori? I medici? I magistrati? I primi decidono in base all’amore; i secondi in base alla scienza (e coscienza?); i terzi in base al diritto. Nelle mani di chi affidereste voi la vostra vita?

Grande concerto di Vasco a Modena. Tutto perfetto nell’organizzazione. Eh… i comunisti… Ora aspettiamo altrettanta efficienza anche nella ricostruzione post-terremoto. Eppure anche lì c’avevano messo un comunista, no? Quel tale Vasco Errani (altro Vasco…) che ricordo negli anni della mia adolescenza a scrivere pallosissimi articoli sulla stampa dei giovani comunisti (finanziata dai vecchi comunisti, i quali ben si guardavano dal fare leggere simili stronzate ai loro figli).

E a proposito di comunisti, è ricomparso LorenzoC, quello sì autentico mangia-comunisti. Ora ce l’ha con il debito pubblico, ovviamente gonfiato dai comunisti. E’ tornato praticamente al tempo dell’unità d’Italia: Cavour, Quintino Sella, La Marmora, Depretis. Vabbe’, ognuno c’ha le proprie fisime. Il buon Dio c’ha affidato dei soggetti da tollerare…

E infine lasciatemi rivolgere un ultimo saluto al grande Paolo Villaggio, che proprio oggi ci ha lasciati. Proprio ieri sera mi guardavo alcuni spezzoni due suoi Fantozzi su You Tube e ogni volta per me è un piacere. Villaggio/Fantozzi mi ricorda anche gli anni della mia giovinezza, perché tutti (io sicuramente) siamo stati un po’ (anche tanto) Fantozzi (qualcuna anche la Pina…). La signorina Silvani, il ragionier Filini… mitici.

E ora me ne vo’ a letto.

Buonanotte a tutte/i.

Ciao Paolo

P.S.: la foto è quella della manifestazione di Sulmona, dove politici del PD, complice prima il sole e poi la pioggia (o viceversa), si sono fatti riparare da alcune ragazze. Come dire? Alla mancanza di vergogna non c’è mai limite. Perché, tanto per restare in tema, è anche da questi particolari che si riconosce un uomo da una merdaccia.

 

3 luglio 2017 Posted by | Politica, Ricordi, Salute, Sani principi, Storie ordinarie | , , , , | 20 commenti

Sapeste…

Sapeste cosa sta accadendo nella mia azienda…

Forse una delle situazioni più difficili che mi sono trovato ad affrontare fa quando ho assunto l’incarico di direttore (rectius: da quando me l’hanno affibbiato).

Una di quelle situazioni che esigono di essere affrontate anzitutto, secondo me, con la diligenza del buon padre di famiglia (cosa abbastanza rara al giorno d’oggi).

Autorevolezza al posto di autorità; capacità di mediazione ma fermezza sui principi; equilibrio e inventiva.

Insomma, in una parola: sticazzi!

Il fatto è che i problemi hanno tutti una caratteristica comune: c’è sempre chi lavoro non per risolverli, ma per aggravarli.

Comunque io ho le spalle buone e poi ho ben poco da perdere: l’incarico non l’ho cercato e se lo perdo chissenefrega.

E poi recentemente ho affrontato problemi ben più gravi: problemi di vita o di morte, e questi qui lavorativi mi fanno un baffo!

Buona settimana a tutte/i.

Minuetto

28 maggio 2017 Posted by | Sani principi, Vita lavorativa | , | 22 commenti

Vincere… difficile

Illustration of Two Female Teenagers Arguing

Illustration of Two Female Teenagers Arguing

  1. Ti piace vincere facile, eh? recita una nota pubblicità, e giù una serie di situazioni nelle quali, appunto, si vince senza lottare.

Ma nella vita reale, lo sappiamo, non è quasi mai così (e quando lo è, c’è sotto il trucco).

Soprattutto, non è facile… vincere facile con gli adolescenti.

La piccola ha ormai raggiunto la veneranda età di quattordici anni e mezzo. E’ quell’età nella quale si sta sviluppando decisamente la voglia di indipendenza e da chi ci si rende indipendenti innanzitutto? Ovvio, dai genitori.

Gli studi degli esperti tendono a ridimensionare i contrasti tra adolescenti e genitori: non sarebbero così diffusi e così violenti; quando sono troppo violenti è perché ci sarebbero sotto altre cause, patologiche, e non dipende solamente dall’adolescenza. Purtuttavia, negli anni nei quali ci si sente più grandi di quello che si è, esiste una certa riluttanza a seguire i consigli dei genitori.

Se il genitore ti dice di andare a destra, l’adolescente andrà a sinistra, anche se la sua intenzione originaria era proprio quella di andare a destra. E come tornare indietro poi, con il rischio di sentirsi dire beffardamente dal genitore: “Hai visto? Te l’avevo detto io!” (la qual cosa, detto tra noi, fa innervosire anche chi ha la mia “veneranda” età).

Quindi, dove sta l’abilità del genitore nel fare in modo che il moccioso/a di turno segua il consiglio del Matusalemme  di turno? Sta nel conoscere il pargolo e nello stimolare proprio la sua voglia di indipendenza, portandolo autonomamente a fare quello che è meglio, per lui e per noi.

Se il lui/lei di turno dice, con atteggiamento di sfida: “Io vado a sinistra!“, è inutile che tu ti contrapponga alzando la voce e controbattendo: “No! Tu vai a destra!

Si creerà una situazione di tensione e di contrasto dagli esiti imprevedibili, soprattutto se il genitore, invece di smorzare il contrasto, aggiunge benzina sul fuoco, rispondendo alle provocazioni del moccioso/a.

Che fare quindi?

Anzitutto mostrare interesse a quello che vuole fare l’adolescente. Chiedergli il motivo della sua scelta. Se non ne vuole parlare, non insistere. Arriverà il momento nel quale lui/lei tornerà sull’argomento e vorrà approfondirlo. Guai a dare l’impressione che non ci si interessi dei suoi problemi o che al contrario se ne abbia un interesse eccessivo. Il moccioso/a cercherà di ottenere l’approvazione del genitore, ma senza che esso possa intestarsi una scelta che deve essere esclusivamente sua. E quale modo migliore per fare questo è quello di portarlo a riflettere sul fatto che è meglio andare a destra, facendo in modo che lui/lei stesso si convinca di questo?

Lo so che non è facile, ma almeno occorre provarci. E soprattutto occorre evitare di acuire i contrasti. E, last but not least, ricordarsi sempre che anche noi genitori siamo stati giovani, perché nessuno/a è nato imparato.

 

28 novembre 2016 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Sani principi | | 14 commenti