Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

La favola del colibrì

Gira in questi giorni in rete una favola, la cosiddetta favola del colibrì.

Vi possono essere diverse versioni, ma la morale è sempre la stessa.

Brucia la foresta.

Tutti gli animali scappano, eccetto un colibrì che fa la spola tra l’incendio e il fiume: si riempie il becco e scarica l’acqua sulle fiamme.

L’incendio manco si accorge di questa goccia d’acqua, ma lui continua imperterrito la spola.

Anche quando il leone gli chiede: “Ma che fai? Pensi veramente di spegnere l’incendio con l’acqua che porti nel becco?”

E il colibrì: “Io faccio la mia parte“.

Ci eravamo dimenticati della morale nascosta in questa storiella: nei momenti di difficoltà conta di più il coraggio che la forza.

Oggi tutti abbiamo paura (chi non ha paura è un imbecille, pericoloso per sé e per gli altri), ma qualcuno la paura riesce a controllarla, a governarla, continuando a fare il proprio lavoro (qualunque sia); qualcun altro invece se la fa sotto e si dilegua.

Molti di quelli che si dileguano sono quelli arroganti, quelli del “se sbagli sei fuori“, quelli che chiamano “call” le chiamate (parla come mangi, coglione). Che poi si ripresenteranno puntuali a raccogliere i frutti del lavoro degli altri, come hanno fatto per tutta la vita.

Esseri inutili.

29 marzo 2020 Posted by | Sani principi | , | 7 commenti

Di chi devi avere paura?

Ieri sera a cena, una delle poche volte che abbiamo approfittato per parlare io e mia figlia, ho cercato di farle capire che le persone delle quali dovrà temere maggiormente nella vita non sono i cosiddetti “poveri”, ma quelli in giacca e cravatta.

Mi ha risposto che io sono prevenuto.

Le ho fatto l’esempio degli evasori fiscali: non stanno tra i lavoratori dipendenti e nemmeno tra i pensionati, ma tra i professionisti, gli imprenditori, i commercianti…

Mi ha risposto che sono prevenuto.

Le ho fatto un esempio di un debitore della nostra azienda, che gestisce un’importante attività commerciale vicino a noi: non paga i debiti ma sputtana i soldi alle Maldive d’estate e a sciare d’inverno, mentre i poveri se hanno debiti in genere è perché non hanno soldi.

Mi ha risposto che sono prevenuto.

Ma io non sono prevenuto, io sono…

 

11 febbraio 2020 Posted by | Questa poi..., Sani principi, Storie ordinarie | , , | 2 commenti

L’appalto

Oggi è venuto da me un imprenditore.

In pratica voleva… come dire… aggiustare una gara d’appalto, ma una garetta, una roba da qualche decina di migliaia di euro.

Soltanto che il poverino non sapeva come dirlo, quasi quasi veniva voglia di dirgli io come fare.

A un certo punto ha detto che, insomma, avrebbe voluto portare qualcosa, ma… (non ho capito cos’ha detto dopo il ma…) e allora…

E allora ha detto che la prossima volta avrebbe portato un calendario!

😮  😮  😮

Anzi, ha pure detto che ne avrebbe portati due, uno da parete e uno da tavolo!

Non ho avuto il coraggio di dirgli che non sopporto i calendari da tavolo, perché mi impicciano sempre.

Sarò l’unico che viene corrotto con un calendario…

 

21 dicembre 2019 Posted by | Questa poi..., Sani principi | | 8 commenti

Cessata attività

Oggi è iniziata la svendita in uno storico negozio di abbigliamento del mio paese che chiude i battenti per cessata attività.

Quando ho visto i manifesti in giro mi ha preso un senso di nostalgia, come se stesse andandosene un altro pezzettino di me e della mia storia.

Il negozio in questione (non proprio un negozietto, piuttosto una media struttura) iniziò la sua attività una trentina di anni fa, in un paese vicino al nostro, posizionato in bella vista sulla via emilia. Era uno dei pochissimi negozi già allora aperti la domenica, dove si potevano trovare vestiti “popolari” accanto a quelli un po’ più costosi, di marca.

Con l’apertura del centro commerciale, si trasferì nel nostro paese, ampliando l’offerta e la superficie di vendita.

Ricordo con nostalgia quando ci si trovava con amici e conoscenti a spulciare tra camicie, magliette, pantaloni, mutande, tute da ginnastica.

Era la condivisione di qualcosa che si è perso nel tempo.

Può sembrare banale dirlo, ma anche un negozio può dare il senso di appartenenza a una comunità.

Negli ultimi anni i clienti sono andati diminuendo sempre di più. Ultimamente il negozio era quasi sempre deserto. Disertato dai giovani, che preferiscono le grandi catene in città o nei grandi centri commerciali; i “diversamente giovani” (come il sottoscritto) evidentemente hanno ridotto drasticamente i consumi, anche nell’abbigliamento. Per non parlare del commercio on line.

E così domani mattina andrò a fare un giro – forse l’ultimo – nel negozio che mi ha visto acquistare quei vestiti che per mia figlia sono inesorabilmente da bollare come “da vecchio”, ma che per me invece rappresentano un pezzo della storia mia e del mio paese.

Del nostro povero paese…

I Miei Pensieri Sono Tutti Lì – Pierangelo Bertoli

16 febbraio 2019 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , , | 5 commenti

Viaggio senza ritorno

Ieri sera mi sono visto il dvd della trasmissione Viaggio senza ritorno andata in onda qualche mese fa sulla Rai e condotta da Alberto Angela.

Ho voluto comprare il dvd perché ritengo di dover “trasmettere” ai posteri alcuni inequivocabili messaggi.

Sempre lucide e toccanti le testimonianze di Liliana Segre e di Sami Modiano, che ancora si commuovono quando raccontano l’espulsione da scuola, il viaggio verso il campo di sterminio e gli ultimi ricordi dei loro cari.

Quando se ne saranno andati anche gli ultimi testimoni viventi di quei tragici avvenimenti, allora il compito di mantenere viva la memoria sarà ancora più difficile.

E lo sarà soprattutto di questi tempi bui, perché come scrisse magistralmente Primo Levi “È accaduto, quindi potrebbe accadere di nuovo…

Canzone del bambino nel vento

3 febbraio 2019 Posted by | Sani principi | | 11 commenti

Costa Rica

Una notizia buttata lì così, in trentunesima pagina: “Il Costa Rica, il primo Paese senza un esercito“.

Il 1° dicembre 1948 Josè Figueres, vincitore di una guerra civile lampo, depose armi e divise, i militari divennero civili e i fondi dell’esercito furono dirottati su istruzione e sanità.

Figueres guidò un governo di unità nazionale per 18 mesi, per dare un nuovo assetto al Paese: scrivere la Costituzione, dare il diritto di voto a donne e neri, nazionalizzare le banche, abolire l’esercito e assicurare istruzione e sanità gratuite, votare un’Assemblea costituente.

Oggi il Costa Rica è una delle democrazie più stabili del mondo, un piccolo Paese che ha detto no alle perforazioni petrolifere per sviluppare l’ecoturismo e produce tutta l’energia elettrica da fonti rinnovabili.

Mattuguarda… potrei anche cambiare la mia destinazione alle Auai…

 

 

11 dicembre 2018 Posted by | Questa poi..., Sani principi | | 5 commenti

Ci sentiamo dopo?

Ci sentiamo dopo?

Ti chiamo più tardi

Scusa, ora non posso

Se ci fosse un dizionario delle frasi scomparse, queste ci figurerebbero sicuramente.

Sono quelle frasi che, in tempi immemori, si dicevano quando qualcuno ti telefonava e tu ti trovavi in situazioni tali per cui non potevi conversare liberamente con il tuo interlocutore, ma non te la sentivi nemmeno di non rispondere, per cui rimandavi la telefonata a dopo.

E badate bene che in quei tempi immemori le telefonate riguardavano cose più serie di quelle di oggi.

Oggi?

Manco per le palle che ci si perde una telefonata!

Puoi stare in auto durante una manovra particolarmente impegnativa, puoi stare in bagno in un’altra manovra particolarmente impegnativa, puoi stare al supermercato mentre stai mettendo la spesa nel carrello, puoi stare in qualsiasi posto, ma se ti chiamano per sapere se la bistecchina della sera la vuoi impanata oppure alla griglia, tu ti senti in dovere di rispondere, anche a costo di bloccare le operazioni delle persone che ti stanno davanti/dietro/da parte/ecc.

Per non parlare dei messaggi: io i messaggi non li sopporto più.

Tutte le mattine, mentre sto andando al lavoro, appena salgo in auto e mi metto la cintura, deve scattare qualche strano meccanismo nella rete telefonica, perché il telefono fa bip bip. Dato che parcheggio vicino ai bidoni della spazzatura, sarà che lì il campo è più potente e mi arrivano anche i messaggi che ancora non mi hanno inviato.

Ovviamente non li guardo, però tutte le volte penso: ora mi compro un telefono da 50 euro che fa soltanto l’unica cosa per cui hanno inventato questi aggeggi infernali: telefonare.

Ma la cosa ancora più grave, secondo me, è che il telefono cellulare ha portato un vero e proprio mutamente antropologico nell’uomo: è cambiata la sua natura.

Ma di questo parlerò la prossima volta: ho appena ricevuto una telefonata!

Non mi disturba affatto

29 settembre 2018 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Sani principi, Storie ordinarie | , , , | 18 commenti

Il bagno (e qualche insegnamento fondamentale)

Mia madre e mia zia Enrichetta erano legatissime, forse perché erano le sorelle più giovani della loro numerosa famiglia e la differenza di età era poca.

Il marito di Enrichetta, Gaspare, era uno degli uomini più buoni che io abbia mai conosciuto: il suo fisico enorme, massiccio, contrastava con lineamenti incredibilmente delicati e un carattere mite e bonario.

Mio zio ha fatto per tutta la vita il bergamino, cioè colui che di giorno e di notte, per tutta la settimana e per tutto l’anno si obbligava con il proprietario di una stalla per curare le vacche. Un lavoraccio, dovendosi alzare tutte le notti per andarle a mungere, dovendo essere disponibile quando partorivano, quando veniva il veterinario, ecc.

Con i soldi risparmiati di questa vitaccia e di quella di mia zia (che faceva la donna di servizio – alias collaboratrice familiare – nelle case dei ricchi del paese), Gaspare e Enrichetta si costruirono una casa tutta loro, dopo aver abitato per anni in catapecchie di campagna.

Quando la casa fu abitabile, ci invitarono a cena (ci invitavano spesso a cena e io mantengo nel mio cuore dei ricordi bellissimi dei miei zii).

A un certo punto della sera mio padre chiese di andare in bagno e quando tornò sulla sua faccia stava stampato un malcelato senso di stupore: “E il bagno dov’è?” disse.

Il bagno non c’è – rispose Gaspare – ho finito i soldi.

In quella che era la stanza da bagno stavano soltanto un water e un lavabo di quarta mano, recuperati forse in qualche discarica nei dintorni.

Ecchecazzo! – disse mio padre (cioè, in realtà non disse proprio così, ma il senso era quello) – Me lo potevi dire, no? I soldi te li presto io e me li restituirai quando potrai. Preferisco darli a te piuttosto che lasciarli nelle mani di quelle sanguisughe delle banche (anche a proposito della banche non usò propriamente il termine di “sanguisughe”)!”

Io ero piccolo allora, avrò avuto sette-otto anni, ma questa scena la ricordo come fosse accaduta ieri.

Mio padre prestò i soldi a mio zio e lui si fece installare il bagno come Dio comanda e la volta successiva che andammo a cena da loro potemmo godere anche di quell’ambiente.

Ecco, questo episodio ha conficcato in me una regola chiara e semplice: i soldi servono non soltanto a se stessi, ma anche ai parenti e agli amici. A chi riscuote la nostra fiducia non bisogna mai far mancare un aiuto, anche economico, anche se sappiamo che forse quei soldi non li vedremo mai più. Anzi, proprio perché sappiamo che quei soldi non li vedremo mai più.

Perché c’è un una frase di Jack London che andrebbe affissa in tutte le scuole e gli uffici pubblici del nostro disastrato Paese:

Un osso al cane non è carità.

Carità è l’osso diviso con il cane, quando sei affamato quanto il cane.

Meditate gente…

Disco!

22 settembre 2018 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , | 9 commenti

Sempre colpa di qualcun altro…

Pensavo proprio qualche giorno fa, osservando il comportamento di mia figlia, che ha ereditato (non so da chi) una delle peggiori abitudini: quella, di fronte a un problema, di lamentarsi.

Non so se questo sia un difetto prettamente italiano, ma so che ultimamente di è diffuso a macchia d’olio.

Quando sorge un problema, l’atteggiamento corretto ed efficace, secondo me, è quello di “mettersi le gambe in spalla” per risolverlo.

Intendiamoci, non è che uno non si possa lasciare andare a qualche geremiade, lamentela, piagnucolio, mugugno, lagnanza, duolo, brontolio, ma lo può fare per qualche minuto, non di più, poi basta.

Occorre anzitutto partire dal presupposto che nella vita non è che vada tutto bene, anzi è più facile proprio il contrario.

Il problema occorre analizzarlo, verificare quali sono le forse in campo (anche le proprie), trovare una soluzione ed evitare che si presenti in futuro, cioè curarne le cause e cercare di prevenirlo.

Se invece di fronte a un problema una persona comincia a prendersela con il “destino cinico e baro”, con la sfiga, con gli altri, con l’Europa, il riscaldamento globale, ecc., non risolverà mai un cazzo. Anzi, tenderà a cercare aiuto dagli altri e gli andrà bene finché lo trova, perché poi quando gli altri lo manderanno a quel paese, si ritroverà nella cacca fino al collo (e forse anche di più).

Spero (per lei) che cambi…

P.S.: non vorrei dare l’impressione di essere quello che sa tutto/vede tutto/impara tutto/è il più bravo/bello/intelligente/eccetera, perché non è così.

Anni fa, di fronte a un problema complesso, venni preso dal panico e scappai, fuggii, me la diedi a gambe insomma.

Avrei dovuto rassicurare la persona che avevo di fronte e invece non ebbi il coraggio di farlo.

A mia (parziale) discolpa posso dire che il mio non fu un comportamento doloso o colposo: non fuggii volontariamente, fu una reazione più forte di me.

Che si trattò di panico bello e buono lo capii dopo, anni dopo.

Porto ancora con me il rimorso di quel mio comportamento: non passa giorno che non ci pensi.

 

14 settembre 2018 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | 19 commenti

Il difficile…

… non è dire “ti amo”.

E’ dire “per sempre”, perché allora il verbo va coniugato al futuro.

P.S.: questo post è rimasto tra le bozze per circa sette anni. Chissà a cosa pensavo allora…

 

4 settembre 2018 Posted by | Musica, Pensieri disarcionati, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | 18 commenti