Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Sapeste…

Sapeste cosa sta accadendo nella mia azienda…

Forse una delle situazioni più difficili che mi sono trovato ad affrontare fa quando ho assunto l’incarico di direttore (rectius: da quando me l’hanno affibbiato).

Una di quelle situazioni che esigono di essere affrontate anzitutto, secondo me, con la diligenza del buon padre di famiglia (cosa abbastanza rara al giorno d’oggi).

Autorevolezza al posto di autorità; capacità di mediazione ma fermezza sui principi; equilibrio e inventiva.

Insomma, in una parola: sticazzi!

Il fatto è che i problemi hanno tutti una caratteristica comune: c’è sempre chi lavoro non per risolverli, ma per aggravarli.

Comunque io ho le spalle buone e poi ho ben poco da perdere: l’incarico non l’ho cercato e se lo perdo chissenefrega.

E poi recentemente ho affrontato problemi ben più gravi: problemi di vita o di morte, e questi qui lavorativi mi fanno un baffo!

Buona settimana a tutte/i.

Minuetto

28 maggio 2017 Posted by | Sani principi, Vita lavorativa | , | 22 commenti

Vincere… difficile

Illustration of Two Female Teenagers Arguing

Illustration of Two Female Teenagers Arguing

  1. Ti piace vincere facile, eh? recita una nota pubblicità, e giù una serie di situazioni nelle quali, appunto, si vince senza lottare.

Ma nella vita reale, lo sappiamo, non è quasi mai così (e quando lo è, c’è sotto il trucco).

Soprattutto, non è facile… vincere facile con gli adolescenti.

La piccola ha ormai raggiunto la veneranda età di quattordici anni e mezzo. E’ quell’età nella quale si sta sviluppando decisamente la voglia di indipendenza e da chi ci si rende indipendenti innanzitutto? Ovvio, dai genitori.

Gli studi degli esperti tendono a ridimensionare i contrasti tra adolescenti e genitori: non sarebbero così diffusi e così violenti; quando sono troppo violenti è perché ci sarebbero sotto altre cause, patologiche, e non dipende solamente dall’adolescenza. Purtuttavia, negli anni nei quali ci si sente più grandi di quello che si è, esiste una certa riluttanza a seguire i consigli dei genitori.

Se il genitore ti dice di andare a destra, l’adolescente andrà a sinistra, anche se la sua intenzione originaria era proprio quella di andare a destra. E come tornare indietro poi, con il rischio di sentirsi dire beffardamente dal genitore: “Hai visto? Te l’avevo detto io!” (la qual cosa, detto tra noi, fa innervosire anche chi ha la mia “veneranda” età).

Quindi, dove sta l’abilità del genitore nel fare in modo che il moccioso/a di turno segua il consiglio del Matusalemme  di turno? Sta nel conoscere il pargolo e nello stimolare proprio la sua voglia di indipendenza, portandolo autonomamente a fare quello che è meglio, per lui e per noi.

Se il lui/lei di turno dice, con atteggiamento di sfida: “Io vado a sinistra!“, è inutile che tu ti contrapponga alzando la voce e controbattendo: “No! Tu vai a destra!

Si creerà una situazione di tensione e di contrasto dagli esiti imprevedibili, soprattutto se il genitore, invece di smorzare il contrasto, aggiunge benzina sul fuoco, rispondendo alle provocazioni del moccioso/a.

Che fare quindi?

Anzitutto mostrare interesse a quello che vuole fare l’adolescente. Chiedergli il motivo della sua scelta. Se non ne vuole parlare, non insistere. Arriverà il momento nel quale lui/lei tornerà sull’argomento e vorrà approfondirlo. Guai a dare l’impressione che non ci si interessi dei suoi problemi o che al contrario se ne abbia un interesse eccessivo. Il moccioso/a cercherà di ottenere l’approvazione del genitore, ma senza che esso possa intestarsi una scelta che deve essere esclusivamente sua. E quale modo migliore per fare questo è quello di portarlo a riflettere sul fatto che è meglio andare a destra, facendo in modo che lui/lei stesso si convinca di questo?

Lo so che non è facile, ma almeno occorre provarci. E soprattutto occorre evitare di acuire i contrasti. E, last but not least, ricordarsi sempre che anche noi genitori siamo stati giovani, perché nessuno/a è nato imparato.

 

28 novembre 2016 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Sani principi | | 14 commenti

La stupidità obbligatoria

servilismoIn attesa che mi confermino l’appuntamento presso i luminari di questo centro (per salvarmi la pelle e, se possibile, anche il naso), e per evitare di trasformare questo blog in una inquietante sequela di bollettini medici, vorrei parlare di un articolo di giornale pubblicato qualche mese fa e che mi è capitato sotto mano oggi, sistemando delle carte.

L’articolo di intitola La stupidità obbligatoria che affossa le aziende e parla di un libro scritto a quattro mani da due docenti americani di management, non ancora tradotto in Italia.

Cosa dicono i due esperti?

Che un guaio per le aziende è la cosiddetta stupidità funzionale, cioè quella che certi dirigenti tendono a inculcare nella cultura aziendale pur di non avere obiezioni.

Nel breve periodo, questo meccanismo può anche funzionare, perché rende i dipendenti più efficienti e dà certezza che le decisioni verranno messe in atto. Ma nel medio-lungo periodo mina la reattività delle aziende.

Un esempio, studiato approfonditamente, è quello della Nokia, dove vi era una esagerata cultura dell’ottimismo: i quadri non davano cattive notizie per paura di mettersi in cattiva luce; i dipendenti non ponevano domande critiche; nessuno voleva essere considerato un guastafeste. I dipendenti riportavano ai superiori soltanto i successi. L’azienda si impegnò a rispettare scadenze e progetti poco realistici e i prodotti che dovevano contrastare Apple arrivarono sul mercato in ritardo e di qualità non ottimale. Nokia, da leader nel suo settore, perse competitività e nel 2013 Microsoft ne assunse il controllo.

Mi sono tornati in mente i vari dirigenti che ho avuto in azienda: quasi tutti si attorniavano di yes men, e le persone con maggiore spirito critico se ne sono andate. Alcuni di quei dirigenti sono ancora in servizio e a volte si lamentano dei loro collaboratori, non abbastanza “svegli”.

Ma tu – mi viene da ribattere – ti sei scelto i collaboratori svegli o ubbidienti?

Ovviamente hanno scelto i secondi…

Italian sinfonia

22 settembre 2016 Posted by | Salute, Sani principi | , | 18 commenti

Un tranquillo sabato…

pensionatoStamattina la sveglia ha suonato alle sei e mezza, come al solito. Ho indugiato a letto per un quarto d’ora, poi mi sono alzato , lavato e fatto colazione (non necessariamente in quest’ordine), dopodiché ho portato a scuola la piccola.

Sono tornato a casa e ho pulito i water, bidet e lavandini dei bagni (io ho una specie di opzione sulla pulizia dei bagni, nel senso che preferisco farli direttamente, cioè preferisco poggiare le chiappe laddove ho pulito direttamente io. Che ci volete fare…).

Finite le pulizie (erano circa le dieci), ho inforcato la bicicletta e mi sono recato in un paese vicino a ritirare un paio di pantaloni portati ad accorciare. Così ne ho approfittato per farmi una dozzina di chilometri; il clima era perfetto: sole e aria fresca.

Sono tornato a casa verso le undici e ho chiesto alla consorte se mi accompagnava a fare la spesa. Mi ha risposto che vista l’ora e la gente che ci sarebbe stata al supermercato, avrebbe prima dovuto farsi la doccia, andare dal parrucchiere, dall’estetista, scegliere il vestito giusto e… visto che la spesa serviva subito e non la settimana prossima, ci sono andato da solo.

Ho finito la spesa verso l’una (e dopo 118 euro) e sono tornato a casa giusto in tempo per buttare la pasta: tagliatelle (pasta fresca) ai funghi. Dopo un’insalatina con olive e formaggio, una banana e un piccolo gelatino, mi sono messo davanti alla tv, dove scorrevano le immagini del funerale di Pannella e mi sono appisolato (sulla sedia, come i pensionati) per una mezz’oretta (credo).

Svegliatomi, ho proseguito la lettura di questo libro (eccezionale, come tutti i libri di Vassalli, ma ne parlerò quando l’avrò finito), dopodiché sono andato a fare un altro giretto in bicicletta (io in bici mi trovo bene come un pesce nell’acqua) e sono tornato per l’ora di cena: bucatini con pomodorini e bruschettone.

E ora eccomi qui, che penso: mi piace la vita tranquilla, non è che sto facendo il pensionato prima del tempo (e soprattutto prima della pensione)?

Boh…

Comunque ho l’impressione che mi manchi qualcosa.

Per un’ora d’amore

 

21 maggio 2016 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , | 24 commenti

Sindacati, tennis e bici

tennistaVenerdì scorso i sindacati si sono decisi a chiedere un incontro per mercoledì prossimo.

Volevo rispondere che io ero disponibile, ma il problema va affrontato in ben altre (e soprattutto alte) sedi. Poi ho saputo che un incontro in alta sede ci sarebbe già stato. “Il risultato?” ho chiesto a chi c’era. “Boh…” la risposta.

Credo quindi che stiamo giocando a rimpiattino (ovviamente sulla testa di altri).

Venendo alle cose più serie, stamattina ho giocato a tennis.

E che c’è di strano? vi chiederete voi. C’è che sono in fisioterapia per riprendere i movimenti della spalla destra, rimasta lesionata dopo l’intervento chirurgico dell’anno scorso.

In realtà quello lesionato è un nervo, che determina tutto uno squassamento generale della parte destra, dall’orecchio fino alla scapola.

Secondo i medici me la sono anche cavata bene, perché potevo rimanere con la bocca storta, con il collo rigido e con il braccio semi bloccato (“Ci sono altri organi che possono rimanere lesi?” chiesi al chirurgo, perché si sa, non si sa mai…).ciclista

Poi nel pomeriggio, approfittando del sole e della temperatura mite (dopo le sonore grandinate e piogge di ieri), ho inforcato la bicicletta e ho fatto un giretto di una decina di chilometri, così, tanto per fare qualcosa.

Sono arrivato fino a un paese vicino e ho cercato un bar aperto per rifocillarmi, ma erano tutti desolatamente deserti. Stava aperto un bar in centro, ma nella piazzetta prospiciente c’era in corso un comizio, in vista delle elezioni del 5-6 giugno. Un ventina di disperati stava ascoltando uno ancora più disperato di loro che, mentre passavo, stava dicendo che la destra e la sinistra non possono governare, perché non sono libere. Lui, che non è né di destra né di sinistra, è libero e quindi può amministrare il paese per il bene di tutti. Ovviamente me ne sono andato.

Al ritorno ho anche ingaggiato una breve sfida con due sbarbatelli e li ho superati agevolmente, salvo poi rimanere incastrato nel traffico della ciclabile e quindi essere raggiunto e superato a mia volta (ma solo perché li ho lasciati passare, altrimenti mi starebbero inseguendo ancora adesso).

Forse mi sono anche abbronzato un po’ (che con i sindacati l’abbronzatura fa il suo bell’effetto, eh…).

Buona settimana.

Musica!

 

15 maggio 2016 Posted by | Salute, Sani principi | , | 3 commenti

E’ incredibile…

italia-baratro… che nonostante io pubblichi sul blog molto meno di prima, dalle statistiche risultino ancora decine di visualizzazioni al giorno.

Il fatto è che in questo periodo il lavoro mi sta “prendendo” più di quanto volessi e più di quanto tollerassi e alla sera sono stanco e mi adagio… sui materassi.

Ma non è tanto per il lavoro in sé, quanto per le preoccupazioni per l’azienda, che sta andando a rotoli.

Sta andando a rotoli perché chi dovrebbe decidere il nostro destino non decide una beata mazza e noi stiamo affondando. Rectius: non decidere è in realtà una decisione, ma una decisione “occulta”, non dichiarata e perciò subdola, che spinge verso soluzioni oscure.

E malgrado si stia affondando, c’è chi fa finta di (quasi) niente e va avanti come se niente fosse.

E’ di dieci giorni fa l’informativa ai sindacati di nove licenziamenti. Entro trenta giorni dovrebbero concludersi le trattative sindacali. Domani saranno passati già dieci giorni, cioè un terzo del periodo utile e non si è ancora fatto sentire nessuno.

E allora stamattina pensavo: “Ma chi me lo fa fare di firmare nove provvedimenti di licenziamento (che poi si chiami mobilità o altro, poco importa)? Che si trovino un altro direttore.

Poi subentra l’altra parte di me che replica: “Se me ne vado io verrà uno di quelli che non aspettano altro che prendere il mio posto e di licenziamenti ne firmerà anche il doppio.

Un bel dilemma.

Rimbocchiamoci le maniche, dai…

Un grande artista…

11 maggio 2016 Posted by | Sani principi | | 23 commenti

Ma ci sono gli angeli?

MeditationParrebbe una domanda da porsi dopo aver letto l’ultimo numero di Civiltà Cattolica, ma non è così.

Gli angeli ci sono, eccome. Siamo noi che non li riconosciamo.

A volte prendono la forma di medici, per esempio di un medico, un pediatra. Ma non uno dei medici nostri, quelli che beccano duecento euro per una visita privata che in un Paese serio dovresti fare gratuitamente. E nemmeno uno di quelli che se ne stanno in ospedale più come passatempo che altro.

Oppure prendono la forma di una bambina di sei anni che si ribella alle continue violenze e paga con la vita, e dei suoi piccoli amici che decidono di parlare, a differenza degli adulti vigliacchi, fetenti, disgraziati.

Perché dove c’è un angelo, c’è sempre anche un orco, spesso ignorato o tollerato, finché non colpisce.

E allora dobbiamo colpire prima noi, perché agli orchi va tagliata la testa.

Senza se e senza ma.

Orchi

 

30 aprile 2016 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | | 2 commenti

Famiglie di oggi

coppie_di_fatto_finaleLeggo su un giornale:

Un mio amico una volta al mese va in Inghilterra a trovare il figlio di cinque anni. Il suo compagno mi spiega che il piccolo vive a Londra con due donne sposate: il padre aveva donato il seme e ha mantenuto un rapporto sia con il bambino, sia con le donne. Sono rimasta confusa e ho chiesto come viveva la situazione il bambino. Il padre ha raccontato che un giorno il piccolo gi aveva detto che gli altri avevano solo un padre e una madre, mentre lui era fortunato, perché aveva due madri e un padre.

Risposta dello psichiatra:

Oscilliamo tra l’attrazione per la modernità e la nostalgia dei bei vecchi tempi, per i nonni, per le vecchie e rassicuranti case di campagna.

E i bambini che ne pensano?

Proviamo a pensare con la testa di un piccolo di cinque anni. Quel cervello ha bisogno di riconoscersi nella realtà esterna e di trovarla più o meno corrispondente alla propria. Una volta solidificata questa posizione, inizia a esplorare l’ambiente più estraneo, e lo troverà rassicurante solo se gli adulti faciliteranno questo processo, che è fondamentalmente culturale e non naturale, come si vuole far credere da più parti.

Un bambino che cresce in un paese scandinavo è più pronto ad assimilare una famiglia di due padri o due madri perché si trova in una cultura che non fa grandi distinzioni sul nucleo familiare. Per questo il suo sviluppo sarà più aperto alle varie combinazioni che interesseranno anche le differenze di pelle, religione e lingue. Un obiettivo possibile soltanto se gli adulti avranno fatte proprie le nuove tendenze.

Il piccolo che dice al genitore di essere fortunato perché ha tre genitori ha già assimilato una sua idea di diversità dagli altri coetanei, se n’è fatta una ragione e mentre riconosce la sua “fortuna” cerca di superarla, probabilmente con qualche sforzo e qualche momento di tristezza.

______________________

Non sono un esperto della materia, ma mi ha colpito soprattutto quel fondamentalmente culturale e non naturale.

P.S.: è morto Casaleggio. R.I.P.vauro-casaleggio-twitter-1028x615

Non mi piace Vauro, non mi è mai piaciuto.

Ma mi si spieghi perché la sua vignetta sarebbe insultante nei confronti del defunto.

Semmai doveva incazzarsi Grillo, raffigurato come una marionetta nelle mani dell’ex capo.

Che poi non ho capito tutti ‘sti moralisti dell’ultima ora, che si arrogano il diritto di insultare le altre religioni e poi quando gli toccano il partito, la mamma o la squadra di calcio diventano delle bestie. E’ facile essere Charlie con il culo degli altri.

Mah…

 E tu come stai?

14 aprile 2016 Posted by | Manate di erudizione, Sani principi, Storie ordinarie | | 16 commenti

Il trucco delle “scelte tecniche”

pediatraVi sono settori della nostra società nei quali non si ha il coraggio di dichiarare chiaramente che si vogliono ridurre i servizi. Così, la loro riduzione viene mascherata da “scelta tecnica“.

Scelta tecnica ovviamente lasciata ai tecnici, che in realtà tecnici non sono, ma sono o politici mascherati (e quindi non sottoposti al voto popolare), oppure tecnici sì, ma al soldo dei politici.

Uno di questi settori è la sanità.

Voglio raccontare un fatto che accadde nel mio paese circa 12-13 anni fa, quando stavo in Comune come vicesindaco.

Nell’ospedale del mio paese negli anni novanta chiusero i reparti maternità, ginecologia e pediatria (troppo pochi parti, dissero). Rimase aperto un ambulatorio di pediatria, con alcune stanze di degenza per le urgenze.

L’ambulatorio era tenuto da un pediatra “storico” per il paese, un medico “alla vecchia maniera”, dipendente dell’USL. Tutti lo volevano come pediatra per il proprio figlio, ma i posti erano sempre occupati. L’ambulatorio era aperto al mattino e al pomeriggio, sabato mattina compreso. Potevano accedervi tutti, gratuitamente. Il medico visitava anche a casa, a tutte le ore e tutti i giorni, a prezzi modici, a volte addirittura gratuitamente. Io stesso vi feci ricorso alcune volte.

A quel tempo, i pediatri convenzionati avevano orari molto ristretti, sia per gli ambulatori, sia per le visite e si lamentavano della concorrenza “sleale” di questo medico dell’USL.

Nei primi anni duemila l’attività di questo pediatra iniziò a urtare la sensibilità dei vertici dell’USL: non era conforme agli standard, non era controllabile, ma non potevano eliminarla, così decisero di ridurre l’orario di apertura dell’ambulatorio, trasferendo nelle altre ore il medico in un altro ospedale.

Il sindaco e il sottoscritto si recarono allora dai vertici dell’USL per chiedere chiarimenti.

E qui avvenne la presa per il culo.fiore

Non dovete preoccuparvi. – ci dissero in tono affabile (i vertici sono sempre affabili) – Non ci sarà alcuna riduzione del servizio di pediatria presso il vostro ospedale. Vedete, noi abbiamo visto che in otto ore di apertura dell’ambulatorio, vengono effettuate in media 15 visite. Una media di 15-20 minuti a visita, significa che in 4-5 ore possono essere effettuate tranquillamente tutte quante. Quindi, anche se l’ambulatorio rimarrà aperto soltanto al mattino, potrà benissimo fare fronte alle esigenze dell’utenza.

Il sindaco e il sottoscritto si guardarono in faccia. Mi accorsi che lui si stava facendo infinocchiare e allora decisi di parlare.

Io non so se voi vi siete laureati con CEPU oppure se ritenete che noi che veniamo dalla provincia siamo dei perfetti imbecilli.”

I nostri interlocutori si irrigidirono e il sindaco impallidì.

Se l’ambulatorio effettua in media 15 visite al giorno, è proprio perché è aperto mattina e pomeriggio. Se riducete l’orario di apertura al solo mattino, è poco probabile che gli utenti rimangano 15. Probabilmente si ridurranno, forse della metà. Così tra qualche mese, di fronte al calo drastico dell’utenza, potrete chiuderlo definitivamente. Ovviamente come scelta tecnica. Dovete adottare misure per incrementarne l’attività, non per ridurla.

Volete sapere come andò a finire?

L’orario di funzionamento dell’ambulatorio venne ridotto; il pediatra un anno dopo andò in pensione e quindi fu chiuso definitivamente.

Il sottoscritto non venne mai più chiamato a incontri e/o riunioni con i vertici dell’USL.

CEPU è fallito.

27 marzo 2016 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | , | 13 commenti

Le colleghe di lavoro e la pizza.

pizza capricciosaC’è una cosa che mi fa particolarmente piacere sul lavoro: è quando i colleghi (rectius: le colleghe, perché nella mia azienda il 95% dei dipendenti è comporto da donne) mi invitano a qualche serata conviviale. E mi fa ancora più piacere quando a invitarmi sono ex colleghe, come avverrà venerdì prossimo.

Perché mi fa piacere questa cosa?

Perché sul lavoro ho sempre cercato di essere corretto, di non fare differenze tra le persone, di essere paziente e molti lo hanno riconosciuto. Io non dispenso favoritismi; nessuno mi deve alcunché e io non devo niente a nessuno.

Anni fa, il direttore dell’epoca un giorno mi redarguì, sostenendo che io dovevo stare dalla parte dell’azienda, non dei lavoratori. Risposi che io avevo una credibilità, conquistata in anni di lavoro, e che non l’avrei messa in discussione per sostenere posizioni palesemente strampalate. Quel direttore era un deficiente, perché vedeva l’azienda come un’entità separata dai propri dipendenti. Ed era pure un coglione.

Venerdì prossimo, quindi, mollo le mie donne a casa e me ne vado con altre donne, al ristorante, a festeggiare una neo-pensionata (beata lei).

Sarà forse per questo che stanotte mi sono svegliato alle due con un’idea fissa in testa: la pizza. E stamattina l’idea fissa non era ancora scomparsa. E nemmeno oggi pomeriggio. Così stasera ho ordinato tre pizze, tra le quali la mia capricciosa.

Era da aprile dell’anno scorso che non mangiavo una pizza intera ed ero proprio curioso di vedere se fossi riuscito a ingurgitarla tutta. Se la salivazione mi avrebbe consentito di ingoiare i bocconi. Se le papille gustative avrebbero riconosciuto il suo sapore.

Allora, tanto per aprire lo stomaco, prima mi sono fatto un aperitivo di minestrone (minestrone di farro e legumi, per la precisione), poi ho affrontato lei: la capricciosa.spaghetti aragosta

Il profumo era ottimo. Sono riuscito a masticare e ingoiare senza troppa fatica, ma ahimè, il gusto ha lasciato a
desiderare: è stato come se avessi mangiato un pezzo di plastica con una spruzzatina di peperoncino sopra (perché per dare una botta di vita alle mie papille gustative, io ormai metto il peperoncino dappertutto).

Non sono ancora pronto; sono ancora lontano dalla normalità (se mai la raggiungerò).

Venerdì sera dovrò ripiegare su un piatto di spaghetti allo scoglio… pazienza. Farò anche questo sforzo. Cosa non si fa per le colleghe di lavoro…

Video

 

27 febbraio 2016 Posted by | Salute, Sani principi, Un po' di me, Vita lavorativa | , , | 12 commenti