Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ciao Raffaella

C’era una volta un’Italia più povera, più bacchettona, più rurale, quasi pezzente, dove poteva capitare che una famiglia povera (la mia) abitasse accanto a famiglie ancora più povere e fosse l’unica ad avere un televisore.

E allora poteva capitare che al sabato sera ci si ritrovasse tutti su un divano mezzo sfondato a guardare la televisione e quando c’era lei era sempre una festa.

E lei era Raffaella Carrà, la ballerina/presentatrice bionda verso la quale mai ho sentito pronunciare dalle donne che la guardavano una parola di critica o di disapprovazione.

Ci sono persone che diamo per scontato che ci saranno sempre; anche se scompaiono dalla scena per lungo tempo, sappiamo che esistono, pronte a tornare alla ribalta. Una di queste è stata sicuramente Raffaella, che con il passare degli anni è diventata ancora più bella e affabile, sempre con il sorriso sulle labbra, mai saccente.

Mi piace ricordarla così, in versione maghella e nello splendore dei suoi quarant’anni.

19 luglio 2021 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie | | 2 commenti

Me ne frego!

Quindi si riapre dal 26 aprile.

A pezzi, ma si riapre.

I numeri lo consentono?

Me ne frego!

La sanità è ancora sotto pressione?

Me ne frego!

Le RSA sono ancora chiuse?

Me ne frego!

Muoiono gli anziani e i soggetti deboli?

Me ne frego!

L’importante è andare a mangiare la sera gli spaghetti allo scoglio o la fiorentina; andare in palestra o in piscina; allo stadio o a teatro.

Non è cambiata l’emergenza pandemica, sono cambiati i valori di riferimento.

E’ il “me ne frego” di vecchia memoria, perché gli italiani sono rimasti quelli del ventennio (per lo meno la maggioranza).

17 aprile 2021 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | , | 4 commenti

Ma cos’è successo?

Se giro per il mio paese e faccio mente locale, non lo riconosco più.

C’era un piccolo centro commerciale a ridosso del centro storico. Una piccola galleria nella quale si affacciavano negozi, ora quasi deserta.

Dov’è finita quella pizzeria da asporto con il pizzaiolo e la mamma che impastava nel retro e nei fine settimana portavo a casa qualche trancio e si rideva ancora mentre si mangiava?

E il negozio di pasta fresca, dove si potevano comprare i tortelli con la coda?

E la banca e la lavanderia?

E la pizzeria che era diventata un luogo d’incontro e si conosceva il proprietario e si incontravano amici e conoscenti e quando si usciva si rimaneva a parlare nella galleria fino a tardi?

E che dire dell’altro centro commerciale, lungo la statale per la città?

C’era una pizzeria dove ci si fermava con la piccola quando andavo a prenderla da scuola e si faceva merenda con un trancio.

E poi si poteva andare a fare un giro al negozio di scarpe o in quello di abbigliamento.

E che dire del ristorante self service, dove potevi farci una scappata quando non avevi tempo e voglia di cucinare e se era un giorno feriale ci trovavi gli operai delle fabbriche dei dintorni? Fabbriche dove si produceva, non le enormi cattedrali della logistica di oggi.

Cos’è successo in questi anni?

Lo so che non rimpiango i negozi, rimpiango i momenti, la luce di quegli anni contro il buio di oggi.

Lo so che quei momenti non torneranno più.

Dovrei guardare avanti, ma il tempo che mi rimane non è poi tanto.

Oggi mi hanno informato che è morto un mio ex vicino di casa, che conoscevo da quarant’anni, più giovane di me.

Quando ti si fa il deserto intorno, non c’è da stare sereni.

Buon Natale

25 dicembre 2020 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 2 commenti

Il bicchiere

Vi sono persone che nella vita lo stesso bicchiere lo vedono in due modi completamente diversi: mezzo vuoto o mezzo pieno.

Le prime si lamentano principalmente di quello che non hanno, che a loro giudizio gli spetterebbe quasi di diritto.

I secondi preferiscono ringraziare il cielo di avere quello che hanno.

Ma non basta.

I primi incolpano gli altri per quello che non hanno. La colpa è sempre di qualcun altro e quindi spetta agli altri fargli avere quello che a loro manca. Stanno lì ad aspettare, a differenza dei secondi, che se vogliono colmare il vuoto si tirano su le maniche, senza rompere le scatole agli altri.

Le persone del primo tipo adottano sempre le soluzioni più facili, più ovvie, quelle che comportano meno responsabilità, perché la parola responsabilità le fa sobbalzare sulla sedia. Le persone del secondo tipo cercano invece le soluzioni più efficaci, anche se sono le meno facili e per questo più soggette a errori, che quando arrivano vedono puntualmente i primi gridare (perché i primo non parlano, gridano): “Visto? Te l’avevo detto io!”

Sono due modi diversi di affrontare la vita.

Oggi è pieno di persone del primo tipo, che sovrastano quelle del secondo.

Una cascata proprio.

The Avalanches – ‘Since I Left You’

15 ottobre 2020 Posted by | Sani principi | , , | 4 commenti

La favola del colibrì

Gira in questi giorni in rete una favola, la cosiddetta favola del colibrì.

Vi possono essere diverse versioni, ma la morale è sempre la stessa.

Brucia la foresta.

Tutti gli animali scappano, eccetto un colibrì che fa la spola tra l’incendio e il fiume: si riempie il becco e scarica l’acqua sulle fiamme.

L’incendio manco si accorge di questa goccia d’acqua, ma lui continua imperterrito la spola.

Anche quando il leone gli chiede: “Ma che fai? Pensi veramente di spegnere l’incendio con l’acqua che porti nel becco?”

E il colibrì: “Io faccio la mia parte“.

Ci eravamo dimenticati della morale nascosta in questa storiella: nei momenti di difficoltà conta di più il coraggio che la forza.

Oggi tutti abbiamo paura (chi non ha paura è un imbecille, pericoloso per sé e per gli altri), ma qualcuno la paura riesce a controllarla, a governarla, continuando a fare il proprio lavoro (qualunque sia); qualcun altro invece se la fa sotto e si dilegua.

Molti di quelli che si dileguano sono quelli arroganti, quelli del “se sbagli sei fuori“, quelli che chiamano “call” le chiamate (parla come mangi, coglione). Che poi si ripresenteranno puntuali a raccogliere i frutti del lavoro degli altri, come hanno fatto per tutta la vita.

Esseri inutili.

29 marzo 2020 Posted by | Sani principi | , | 7 commenti

Di chi devi avere paura?

Ieri sera a cena, una delle poche volte che abbiamo approfittato per parlare io e mia figlia, ho cercato di farle capire che le persone delle quali dovrà temere maggiormente nella vita non sono i cosiddetti “poveri”, ma quelli in giacca e cravatta.

Mi ha risposto che io sono prevenuto.

Le ho fatto l’esempio degli evasori fiscali: non stanno tra i lavoratori dipendenti e nemmeno tra i pensionati, ma tra i professionisti, gli imprenditori, i commercianti…

Mi ha risposto che sono prevenuto.

Le ho fatto un esempio di un debitore della nostra azienda, che gestisce un’importante attività commerciale vicino a noi: non paga i debiti ma sputtana i soldi alle Maldive d’estate e a sciare d’inverno, mentre i poveri se hanno debiti in genere è perché non hanno soldi.

Mi ha risposto che sono prevenuto.

Ma io non sono prevenuto, io sono…

 

11 febbraio 2020 Posted by | Questa poi..., Sani principi, Storie ordinarie | , , | 2 commenti

L’appalto

Oggi è venuto da me un imprenditore.

In pratica voleva… come dire… aggiustare una gara d’appalto, ma una garetta, una roba da qualche decina di migliaia di euro.

Soltanto che il poverino non sapeva come dirlo, quasi quasi veniva voglia di dirgli io come fare.

A un certo punto ha detto che, insomma, avrebbe voluto portare qualcosa, ma… (non ho capito cos’ha detto dopo il ma…) e allora…

E allora ha detto che la prossima volta avrebbe portato un calendario!

😮  😮  😮

Anzi, ha pure detto che ne avrebbe portati due, uno da parete e uno da tavolo!

Non ho avuto il coraggio di dirgli che non sopporto i calendari da tavolo, perché mi impicciano sempre.

Sarò l’unico che viene corrotto con un calendario…

 

21 dicembre 2019 Posted by | Questa poi..., Sani principi | | 8 commenti

Cessata attività

Oggi è iniziata la svendita in uno storico negozio di abbigliamento del mio paese che chiude i battenti per cessata attività.

Quando ho visto i manifesti in giro mi ha preso un senso di nostalgia, come se stesse andandosene un altro pezzettino di me e della mia storia.

Il negozio in questione (non proprio un negozietto, piuttosto una media struttura) iniziò la sua attività una trentina di anni fa, in un paese vicino al nostro, posizionato in bella vista sulla via emilia. Era uno dei pochissimi negozi già allora aperti la domenica, dove si potevano trovare vestiti “popolari” accanto a quelli un po’ più costosi, di marca.

Con l’apertura del centro commerciale, si trasferì nel nostro paese, ampliando l’offerta e la superficie di vendita.

Ricordo con nostalgia quando ci si trovava con amici e conoscenti a spulciare tra camicie, magliette, pantaloni, mutande, tute da ginnastica.

Era la condivisione di qualcosa che si è perso nel tempo.

Può sembrare banale dirlo, ma anche un negozio può dare il senso di appartenenza a una comunità.

Negli ultimi anni i clienti sono andati diminuendo sempre di più. Ultimamente il negozio era quasi sempre deserto. Disertato dai giovani, che preferiscono le grandi catene in città o nei grandi centri commerciali; i “diversamente giovani” (come il sottoscritto) evidentemente hanno ridotto drasticamente i consumi, anche nell’abbigliamento. Per non parlare del commercio on line.

E così domani mattina andrò a fare un giro – forse l’ultimo – nel negozio che mi ha visto acquistare quei vestiti che per mia figlia sono inesorabilmente da bollare come “da vecchio”, ma che per me invece rappresentano un pezzo della storia mia e del mio paese.

Del nostro povero paese…

I Miei Pensieri Sono Tutti Lì – Pierangelo Bertoli

16 febbraio 2019 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , , | 5 commenti

Viaggio senza ritorno

Ieri sera mi sono visto il dvd della trasmissione Viaggio senza ritorno andata in onda qualche mese fa sulla Rai e condotta da Alberto Angela.

Ho voluto comprare il dvd perché ritengo di dover “trasmettere” ai posteri alcuni inequivocabili messaggi.

Sempre lucide e toccanti le testimonianze di Liliana Segre e di Sami Modiano, che ancora si commuovono quando raccontano l’espulsione da scuola, il viaggio verso il campo di sterminio e gli ultimi ricordi dei loro cari.

Quando se ne saranno andati anche gli ultimi testimoni viventi di quei tragici avvenimenti, allora il compito di mantenere viva la memoria sarà ancora più difficile.

E lo sarà soprattutto di questi tempi bui, perché come scrisse magistralmente Primo Levi “È accaduto, quindi potrebbe accadere di nuovo…

Canzone del bambino nel vento

3 febbraio 2019 Posted by | Sani principi | | 11 commenti

Costa Rica

Una notizia buttata lì così, in trentunesima pagina: “Il Costa Rica, il primo Paese senza un esercito“.

Il 1° dicembre 1948 Josè Figueres, vincitore di una guerra civile lampo, depose armi e divise, i militari divennero civili e i fondi dell’esercito furono dirottati su istruzione e sanità.

Figueres guidò un governo di unità nazionale per 18 mesi, per dare un nuovo assetto al Paese: scrivere la Costituzione, dare il diritto di voto a donne e neri, nazionalizzare le banche, abolire l’esercito e assicurare istruzione e sanità gratuite, votare un’Assemblea costituente.

Oggi il Costa Rica è una delle democrazie più stabili del mondo, un piccolo Paese che ha detto no alle perforazioni petrolifere per sviluppare l’ecoturismo e produce tutta l’energia elettrica da fonti rinnovabili.

Mattuguarda… potrei anche cambiare la mia destinazione alle Auai…

 

 

11 dicembre 2018 Posted by | Questa poi..., Sani principi | | 5 commenti