Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ok

Ho imparato da tempo a sopportare le contumelie di mia figlia.

Metto una pietra sopra al malumore, al nervosismo, agli sbalzi d’umore, insomma a tutto quello che caratterizza l’adolescenza. Con maggiori difficoltà, ma riesco a passare oltre anche all’arroganza (a fatica, lo ammetto, perché l’arroganza è uno dei mali di questo nostro tempo).

L’esperienza (la mia esperienza, in particolare) mi ha insegnato che nella vita ci sono cose più importanti.

Una di queste è il rispetto.

Perciò, quando sento che manca di rispetto (a me o a sua madre), allora mi arrabbio.

E quando mi arrabbio veramente io non urlo, anzi. Faccio silenzio. Tronco la discussione. Chiudo i rapporti.

In attesa di scuse che non arriveranno.

E in attesa che passi la bufera, perché la vita continua, malgrado tutto.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Domani mattina si alzerà da sola alle sei per andare in gita. Si preparerà da sola i panini. Andrà in stazione a piedi e tornerà dalla stazione a piedi.

P.S.: stasera durante la cena mi sforzavo di ricordare un episodio nel quale avessi mancato di rispetto a mio padre, volontariamente. Non me ne è sovvenuto alcuno (notare la finezza letteraria…).

Arrabbiata

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2 maggio 2017 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Un po' di me | , | 19 commenti

Vincere… difficile

Illustration of Two Female Teenagers Arguing

Illustration of Two Female Teenagers Arguing

  1. Ti piace vincere facile, eh? recita una nota pubblicità, e giù una serie di situazioni nelle quali, appunto, si vince senza lottare.

Ma nella vita reale, lo sappiamo, non è quasi mai così (e quando lo è, c’è sotto il trucco).

Soprattutto, non è facile… vincere facile con gli adolescenti.

La piccola ha ormai raggiunto la veneranda età di quattordici anni e mezzo. E’ quell’età nella quale si sta sviluppando decisamente la voglia di indipendenza e da chi ci si rende indipendenti innanzitutto? Ovvio, dai genitori.

Gli studi degli esperti tendono a ridimensionare i contrasti tra adolescenti e genitori: non sarebbero così diffusi e così violenti; quando sono troppo violenti è perché ci sarebbero sotto altre cause, patologiche, e non dipende solamente dall’adolescenza. Purtuttavia, negli anni nei quali ci si sente più grandi di quello che si è, esiste una certa riluttanza a seguire i consigli dei genitori.

Se il genitore ti dice di andare a destra, l’adolescente andrà a sinistra, anche se la sua intenzione originaria era proprio quella di andare a destra. E come tornare indietro poi, con il rischio di sentirsi dire beffardamente dal genitore: “Hai visto? Te l’avevo detto io!” (la qual cosa, detto tra noi, fa innervosire anche chi ha la mia “veneranda” età).

Quindi, dove sta l’abilità del genitore nel fare in modo che il moccioso/a di turno segua il consiglio del Matusalemme  di turno? Sta nel conoscere il pargolo e nello stimolare proprio la sua voglia di indipendenza, portandolo autonomamente a fare quello che è meglio, per lui e per noi.

Se il lui/lei di turno dice, con atteggiamento di sfida: “Io vado a sinistra!“, è inutile che tu ti contrapponga alzando la voce e controbattendo: “No! Tu vai a destra!

Si creerà una situazione di tensione e di contrasto dagli esiti imprevedibili, soprattutto se il genitore, invece di smorzare il contrasto, aggiunge benzina sul fuoco, rispondendo alle provocazioni del moccioso/a.

Che fare quindi?

Anzitutto mostrare interesse a quello che vuole fare l’adolescente. Chiedergli il motivo della sua scelta. Se non ne vuole parlare, non insistere. Arriverà il momento nel quale lui/lei tornerà sull’argomento e vorrà approfondirlo. Guai a dare l’impressione che non ci si interessi dei suoi problemi o che al contrario se ne abbia un interesse eccessivo. Il moccioso/a cercherà di ottenere l’approvazione del genitore, ma senza che esso possa intestarsi una scelta che deve essere esclusivamente sua. E quale modo migliore per fare questo è quello di portarlo a riflettere sul fatto che è meglio andare a destra, facendo in modo che lui/lei stesso si convinca di questo?

Lo so che non è facile, ma almeno occorre provarci. E soprattutto occorre evitare di acuire i contrasti. E, last but not least, ricordarsi sempre che anche noi genitori siamo stati giovani, perché nessuno/a è nato imparato.

 

28 novembre 2016 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Sani principi | | 14 commenti

A te…

esami… che oggi hai affrontato il primo esame della tua vita scolastica, uno di quelli che devi guardare in faccia chi ti esamina e devi rispondere alle sue domande,

a te, che quando sei tornata a casa eri tutta felice perché l’esame “non era poi quella gran cosa” e gli scritti ti hanno detto che sono andati bene,

a te, che la tua amica del cuore ti ha accompagnato per tutta la mattina e domani tu farai altrettanto con lei,

a te, che stasera sei uscita a festeggiare con le tue amiche,

a te, cara figlia, auguro di affrontare con sicurezza tutti i prossimi esami che ti si pareranno davanti, di non abbassare mai la testa di fronte alle ingiustizie, di non farti turlupinare da chi possiede bei paroloni e di aiutare chi ha bisogno di una mano per superare una difficoltà.

Per quanto mi riguarda, spero di poterti accompagnare ancora per un po’ in questo lungo viaggio della vita…

Capitani coraggiosi

22 giugno 2016 Posted by | Notizie dal mondo fatato | | 14 commenti

Un intervento spiazzante

tranquillità1In questo periodo sono costretto, nella pausa pranzo, a tornare a casa, quindi il tempo di “stacco” è passato da mezz’ora a un’ora/un’ora e un quarto. Di conseguenza, la sera torno a casa circa un’ora dopo rispetto a prima.

Quando torno devo pensare a cosa cucinarmi di “mangiabile”, per affrontare nel miglior modo possibile quello che rappresenta il pasto più importante della giornata. Certo, la situazione è migliorata, ma non sono ancora tornato alla normalità completa.

Per farla breve, insomma, la sera esigo tranquillità, per lo meno durante la cena. Non nego che questo abbia anche a che vedere con una certa visione della vita che, da quando sono stato colpito dal cancro, mi ha portato a riconsiderare le cosiddette “priorità”.

Qualche sera fa, durante la cena, mia figlia e mia moglie hanno iniziato a litigare. Non ricordo come sia partito, ma il litigio è cresciuto in intensità. Come tutti i litigi, si è auto alimentato e a un certo punto mia figlia ha rimproverato la mamma per una serie di comportamenti da lei tenuti durante il periodo della nostra separazione. In particolare, ha citato un episodio (che già conoscevo), citandolo come esempio dei torti e dei supplizi che aveva dovuto subire e che non si sarebbe mai più dimenticata.

La mamma ha risposto che aveva sbagliato, che anche gli adulti sbagliano, ma che ora le cose erano cambiate.

Troppo comodo. – ha risposto la “piccola” – Meno male che adesso c’è il papà.litigio

A quel punto ho pensato che fosse il caso di intervenire.

Questo episodio te lo ricorderai probabilmente per tutta la vita, – le ho detto – come tanti altri, ma non devi fartene condizionare. Sono tante le cose che si fissano nella nostra memoria; purtroppo spesso proprio le cose negative, ma non dobbiamo lasciare che la nostra vita sia condizionata da questi ricordi, perché altrimenti l’avrebbero vinta loro.

Ma la discussione tra le due era ormai finita e una è andata in cucina a lavare i piatti e l’altra nella sua stanza a smartfonizzare.

Io sono rimasto a tavola, visto che non avevo ancora finito di rimpinzarmi, ma soprattutto colpito – anzi proprio spiazzato – non tanto dal ragionamento di mia figlia, quanto dal tono tenuto, da adulta.

E mentre stavo a rimembrare, la “piccola” ha fatto capolino dalla sua stanza e tra noi si è svolto questo dialogo.

Papà, tu sei stato operato per un tumore, vero?

Sì.

E non l’hanno trovato, vero?

No, non l’hanno trovato.

E adesso cosa fanno i medici?

Adesso, come vedi, regolarmente devo sottopormi a visite ed esami, per verificare che tutto sia a posto.

E se lo trovassero, cosa succede?

Non lo so. – ho risposto, ma a questo punto ho capito che dovevo introdurre nel ragionamento dei forti elementi di rassicurazione – Secondo i medici, l’operazione alla quale mi hanno sottoposto e le cure che ho dovuto fare questa primavera, la radioterapia e la chemioterapia, che come hai visto sono state pesanti, sono state risolutive, cioè hanno debellato il male. Infatti in questi mesi ho fatto esami importanti e tutti sono risultati negativi. Come vedi, io non sono preoccupato e non devi esserlo nemmeno tu.

Convinta della cosa (almeno spero), è tornata a smartfonizzare nella sua stanza.

E io mi sono pappato le ultime fette di salame rimaste…

4 dicembre 2015 Posted by | Salute, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 6 commenti

Papà, tu sei strano…

E mo’ in storia siamo arrivati a studiare la nascita dei partiti socialisti nel diciannovesimo secolo!

Socialisti e comunisti…

“Papà, tu sei socialista?”

“Io? Giammai! Io sono comunista!”

“E ateo?”

“Certo, comunista e ateo. Dillo alla tua prof.”

“E allora perché leggi i libri su Dio, Gesù e la Chiesa?”

“Perché per combattere al meglio il nemico, bisogna conoscerlo”

“Papà, tu sei strano…”

inchiesta Maria

Avrà detto così per via dell’ultimo libro che ho comprato?

Mah…

24 novembre 2015 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Religione, Scuola, Storie ordinarie | , , | 4 commenti

No comment…

Ritrovata oggi nel fare le pulizie tra le mie carte.

Letterina-1

 

 

18 gennaio 2015 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie | | 9 commenti

Aiuta il prossimo tuo…

disegno_bambino1Due giorni fa ho avuto questa discussione con mia figlia.

“Papà – mi ha chiesto – quando siamo tornati da tennis hai visto camminare sul marciapiede verso casa nostra una bambina?”

Effettivamente avevo visto una bambina sul marciapiede, con lo zaino in spalla, e mi aveva sorpreso un po’ vederla a quell’ora, alle sette di sera, al buio, camminare da sola.

“Sì – ho risposto – l’ho vista. Chi era?”

“Quella era A., la mia compagna di classe.”

“E perché non me l’hai detto subito, che avremmo potuto darle un passaggio?”

“A. fa molte assenze da scuola. Non fa mai i compiti. Le hanno tagliato i capelli perché aveva i pidocchi. E non si lava mai e puzza. Ne abbiamo anche parlato a scuola, quando lei non c’era.”

A. vive nelle case popolari che stanno vicine a noi. La casa credo sia della nonna, nella quale è confluito il resto della famiglia. Una di quelle situazioni di disagio che si diffondono sempre di più, e di cui i bambini spesso ne pagano le conseguenze.

“Spero che a scuola ne abbiate parlato bene. Diciamo che A. è meno fortunata di te. Se tu fossi nelle sue condizioni, forse faresti come lei. Perché qualche volta non la inviti a fare i compiti insieme a te?”

“Che vuol dire che è meno fortunata di me?” mi ha chiesto mia figlia, sdraiata sul divano, al caldo, in attesa che cuocessero le bistecche con il contorno di piselli e con in mano l’ipad.

“Vuol dire che forse lei non ha tutte le cose che hai tu. Vuol dire che lei, senza averne alcuna responsabilità, è nata e cresciuta in una situazione diversa dalla tua. Forse non ha l’ipad, i libri, non va a tennis, i genitori non l’aiutano con i compiti, forse adesso non ha nemmeno le bistecche da mangiare.”

“Ma lei parla poco con me. Mi chiede i compiti alla domenica sera e poi chiude subito il telefono.”

“E tu prova qualche volta a invitarla a fare i compiti qui, insieme a te. Bisogna sempre aiutare chi è meno fortunato. Non ti ricordi quando hai regalato il quaderno al tuo compagno di classe? Ma non vi insegnano proprio una mazza in quella lezione settimanale all’azione cattolica in preparazione della cresima? Cioè, gli educatori a parte sfoggiare gli smartphone, i vestiti, le scarpe e via dicendo, che cavolo fanno?” (non ho usato la parola “cavolo”…)

A questa domanda non ho avuto risposta, ma spero di avere almeno instillato il seme del dubbio…

P.S.: ogni tanto però di apre un barlume di speranza, in questo disgraziato Paese.

A mano a mano…

14 gennaio 2015 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Sani principi, Storie ordinarie | , | 5 commenti

E no, eccheccazzo!

diario segretoA volte basta un attimo per rimescolare la vita di un genitore, per rimettere in discussione le sue certezze e le sue capacità di educatore, di accompagnatore.

Basta che una sera ti metti a cercare quella vecchia carta che ti serve proprio per il giorno dopo e cominci a ribaltare giornali, riviste, bollette, ricette e scopri quei due foglietti di un quadernetto colorato.

Due foglietti scritti a matita da tua figlia: due pagine di un suo diario; di un diario forse mai proseguito; due pagine dimenticate, avvolte nell’oblio di una fanciullezza scanzonata, ingenua, ma forse già più problematica di quanto tu possa pensare.

Che faccio: leggo o non leggo?

In fondo quelle due paginette se ne stanno lì da mesi, perché sono datate settembre 2013 (e già, hai già iniziato a leggere…) e avrebbero benissimo potuto andare perse, stracciate più o meno inconsapevolmente.

Che faccio: leggo o non leggo?

Non puoi certo essere accusato di violazione della privacy, perché chi non vuole essere violato le cose le nasconde, mica le lascia in giro. O forse le lascia in giro proprio perché tu, prima o poi, le legga.

Che faccio: leggo o non leggo?

E comunque tu sei un genitore, mica il primo pincopallino qualunque e su quelle pagine sta scritto “dedicata al mio papà” ed è tuo dovere, sacrosanto dovere, sapere.

Ok, leggo.

E allora inizi a leggere e ti si gonfia il cuore di fronte a tutte quelle gentili, delicate, amorevoli espressioni che tua figlia, nel segreto delle sue confessioni, ti ha dedicato e già ti sembra che la tua vita sia migliorata, quando leggi quella frase, quelle poche parole che ti colpiscono dritto al cuore, che fanno franare le tue certezze, che sovvertono l’ordine di priorità che finora avevi dato alla tua vita e comprendi, in un attimo, di avere fallito.

E quelle parole ti resteranno nell’anima per sempre, indelebilmente marchiate a fuoco nel tuo orgoglio, ormai distrutto.

Quelle parole:

Papà, per me sei come il Milan, sempre nel cuore.

Come il Milan?????

👿

faccina disperata

Vabbe’, consoliamoci con questa…

17 gennaio 2014 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie | | 20 commenti

Lezioni di teologia

ora_di_religioneAll’attacco del secondo piatto di minestrone di riso la domanda è arrivata fulminea da parte della piccola: “Papà, ma se Dio ci vuole bene, perché ci fa morire?

😯

“Beh, mi sembra ovvio: perché ci consumiamo. Come tutte le cose.”

“Ma potrebbe farci vivere per sempre, no?”

“Sai che palle… Secondo te perché ha fatto morire perfino suo figlio, cioè Gesù?”

“Perché se avesse vissuto per sempre sarebbe stato… forse perché altrimenti avrebbe dovuto fare molti autografi.”

🙄

“Eh già. Duemila anni a firmare autografi. Peggio di un calciatore.”

“Ma lo sai che Gesù non era figlio di Giacomo?”

“Giacomo? E chi sarebbe ‘sto Giacomo?”

“Forse era Giuseppe… Quando è arrivato Giuseppe, Maria era già incinta. E poi c’è chi dice che potrebbe non essere stato Dio a creare il mondo.”

“O bella! E questo chi lo dice?”

“L’ha detto il prof. di religione. Potrebbe essere stato il bing bang.”

“Sì. E magari anche il gratta-e-vinci…”

:mrgreen:

“E poi il prof. di religione ha detto anche che i primi nove libri della Bibbia sono miti.”

“Cioè balle… Secondo me anche dal decimo in avanti.”

“E ci potrebbe essere anche la reincarnazione.”

“Finisci il minestrone, va’, che questo sì che fa resuscitare anche i morti!”

A me i teologi mi fanno un baffo…

Piccola stella

14 novembre 2013 Posted by | Religione | , | 18 commenti

Diciannove chili!

libri-testoE siamo arrivati, domani, all’inizio della scuola media (pardon, scuola secondaria di primo grado).

Oggi, per curiosità, ho provato a pesare i libri di testo della piccola: diciannove chili.

Nell’era di internet, dei pc/tablet/smartphone, della multimedialità, dei politici che diffondono le decisioni del governo su twitter prima che sulla gazzetta ufficiale o che fanno i dibattiti su facebook, siamo rimasti a diciannove chili di libri che, se avessi intenzione di leggerli tutti entro giugno dell’anno prossimo, non ce la farei nemmeno io, figuriamoci ragazzi/e di undici/dodici anni.

Diciannove chili e oltre 270 euro di spesa (scontateli del 15%, ma rimane una bella cifra, alla quale vanno poi aggiunti i dizionari e tutti gli altri ammenicoli vari).

Diciannove chili di pagine, parole, immagini, numeri, note, grafici che vagheranno per casa, che percorreranno il tragitto casa-scuola-casa, che verranno letti e studiati sì e no per la metà, se va bene.

Se penso a tutti gli strumenti che sarebbero a disposizione per agevolare l’apprendimento degli studenti e che farebbero risparmiare alle famiglie soldi, tempo e spazio…

Se penso all’arretratezza di una scuola che non conosce il tempo pieno e che è rimasta ferma ai compiti a casa…

Se penso all’assurdità di una scuola che da quest’anno non fornisce più i registri agli insegnanti, che se vogliono i registri cartacei se li comprano di tasca loro, oppure se vogliono utilizzare il registro elettronico si devono portare il pc da casa…

Beh, se penso a tutte queste cose, mi si rafforza il desiderio (ora non trovo un sinonimo più forte) di mollare definitivamente questo cazzuto Paese, avendone la possibilità.

E così domani mattina ci porteremo qualche chilo di questi libri fino a scuola, con i bambini che si chiedono: “Ma cosa si porta il primo giorno?” Non diciamo loro che, nel 2013, sarebbe facile scrivere due righe sul sito internet della scuola (se non fosse rimasto fermo all’anno scolastico 2012-2013, ovviamente). Non spieghiamo loro tutte le assurdità di questo cazzuto Paese: le scopriranno presto, molto presto.

Speriamo abbiano la forza di eliminarle.

Volta la carta

15 settembre 2013 Posted by | Scuola | , | 21 commenti