Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Brave ragazze

Sono andato a vederlo ieri pomeriggio.

Un film carino, senza tante pretese ma che fa passare un paio d’ore spensierate.

Le quattro protagoniste sono brave, e poi io c’ho un piccolo debole per Ambra, fin dalla sua partecipazione a Immaturi.

Il taglio femminile della regia secondo me si nota, e da’ un’impronta gradevole al film, che non è mai noioso.

Anche le figure di contorno sono ben caratterizzate.

E poi questo film – anzi, per essere precisi una scena di questo film – ha fatto da miccia a un sogno bellissimo che ho fatto stanotte e che ha reso migliore la mia giornata.

Forse ricorderò questo film anche per questo, in questo sabato 12 ottobre ormai trascorso.

Buona settimana a tutte/i.

Riccardo Cocciante – Celeste nostalgia

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13 ottobre 2019 Posted by | Film, Ricordi, Rimpianti, Un po' di me | , , | 2 commenti

Immaginatevi…

… di avere un’azienda che produce, che so, biscotti.

Vi accorgete che i vostri dipendenti lavorano male e producono dei biscotti che fanno schifo, che ovviamente pochi comprano.

La vostra azienda sta fallendo.

Che fate?

a) licenziate metà degli operai, così imparano. Gli altri continuano a produrre biscotti che fanno schifo, ma la metà di prima. La vostra azienda probabilmente fallirà lo stesso;

b) dimezzate lo stipendio agli operai, così imparano. Alcuni se ne andranno, altri lavoreranno la metà, continuando a produrre biscotti che fanno schifo e la vostra azienda probabilmente fallirà;

c) cercate di capire i motivi per cui dalla vostra azienda escono biscotti che fanno schifo: se la colpa è dell’organizzazione del lavoro, dei materiali scadenti, dei dipendenti poco preparati o veramente fancazzisti. Il vostro obiettivo finale è produrre buoni biscotti con ottime materie prime e dipendenti motivati. Forse la vostra azienda si salverà.

Ecco, noi con il nostro Parlamento abbiamo adottato le prime due soluzioni.

Attendendo il fallimento della nostra azienda Italia…

P.S.: m’ha preso un improvviso attacco di insonnia.

 

11 ottobre 2019 Posted by | Politica | | 11 commenti

Rambo: last blood

Sabato scorso sono andata a vedere l’ultimo film di Rambo.

Premesso che, con le opportune distinzioni, a me non dispiace vede ogni tanto qualche film d’azione (cioè dove si sbudellano a vicenda), il copione seguito dai film di Rambo, dopo il primo, è sempre uguale.

Nel primo film, Rambo appare come il soldato disadattato che, reduce da una guerra particolarmente crudele, non riesce più a entrare in sintonia con le altre persone, che nel caso specifico sono rappresentati da un gruppo di agenti bastardi di una piccola città americana, e quindi reagisce nell’unico modo che conosce: scatenando una guerra che fa un mucchio di danni ma nessun morto.

Nei film successivi invece Rambo è alle prese con dei cattivacci che gli fanno girare le palle, di modo che ne uccide a bizzeffe e anche in quest’ultimo film accade questo. Il lieto fine poi spesso non esiste: Rambo sbudella o fa una macedonia dei cattivi, ma non è detto che tutti i buoni si salvino, come in questo caso.

I segni dell’età si vedono sul suo viso e sul suo fisico: c’è chi dice che il finale rimane aperto, ma non vorrei che nel prossimo film Rambo combattesse su una sedia a rotelle contro i cattivi gestori di una casa di riposo…

Da vedere? Mah… a chi piace il genere.

 

6 ottobre 2019 Posted by | Film | | 9 commenti

Ottimismo vs. pessimismo

Vi sono alcuni periodi caratterizzati da un inaspettato e inspiegabile ottimismo.

Questo è uno di quelli.

L’ottimismo è una cosa strana, perché ti permette di vivere la stessa situazione con uno spirito completamente diverso rispetto alle condizioni di vita “normali”.

Il pessimismo è più “normale”.

Però la figura dell’ottimista è legata al rischio, mentre quella del pessimista è legata alla prudenza.

L’ottimista è di destra; il pessimista è di sinistra.

L’ottimista è evasore fiscale (tanto lo sa che mica lo beccano); il pessimista è quello che paga le tasse (pure per l’altro…).

L’ottimista è sano; il pessimista è di salute cagionevole.

L’ottimista è allegro e felice; il pessimista è perennemente incazzato.

L’ottimista gira in SUV; il pessimista in utilitaria.

L’ottimista ci da’ dentro da Dio; il pessimista va in bianco una volta sì e l’altra pure.

Io mi sento un po’ pirla a essere ottimista, perché sono prudente, sono di sinistra, pago le tasse, sono malato, sono incazzato e giro in utilitaria.

Per quanto riguarda l’ultima caratteristica, beh… lassamo perdere…

Sound of Silence – Dana Winner, Simon and Garfunkel

 

24 settembre 2019 Posted by | Un po' di me | | 16 commenti

Quando cambi prospettiva

Da alcuni giorni ero ossessionato dall’avere fatto una gaffe, una clamorosa gaffe.

Ogni tanto ci pensavo e mi dicevo: “Ma com’è stato possibile che mi sia comportato così?” e ci stavo male, immaginandomi le facce delle altre persone presenti che osservavano il mio comportamento.

Poi stasera improvvisamente mi sono detto: “Ma perché mi faccio tante paturnie per l’altro giorno? A chi devo rendere conto del mio comportamento? Se mi sono comportato in un certo modo è perché in quel momento lo ritenevo giusto e naturale per me. Punto.

Chiamasi “cambio di prospettiva”: si sviluppa improvvisamente e libera la mente dalle paturnie inutili.

A quasi sessant’anni ce lo si può permettere…

 

22 settembre 2019 Posted by | Un po' di me | | 10 commenti

Martin Eden

Approfittando di un sabato “libero da tutto”, mi sono infilato al cinema a vedere questo film.

Conosco poco Jack London, l’unico suo libro che ho letto è Zanna Bianca.

Il film l’ho trovato interessante, ma non avendo letto il libro non saprei darne una corretta valutazione. Alla fine il protagonista mi sembra che diventi un po’ troppo allucinato, ma è una mia impressione.

Direi: da vedere se proprio non c’è niente di meglio.

 

22 settembre 2019 Posted by | Film | | 3 commenti

La versione di Fenoglio

Incuriosito dal vedere questo libro in prima fila in tutte le librerie, l’ho prenotato sulla biblioteca virtuale regionale (la Regione Emilia Romagna ha messo in piedi una biblioteca virtuale dalla quale si possono scaricare e-book e giornali).

Ho quindi sospeso temporaneamente la lettura de I fratelli Karamazov (che è di una pesantezza indescrivibile) e mi sono messo a leggerlo.

A pagina 20 mi sono detto: per fortuna che l’ho preso in prestito e non l’ho comprato (16,50 euro senza sconti, praticamente un furto).

A pagina 40 mi sono chiesto: e mo’ va avanti così fino alla fine?

A pagina 60 mi sono rassegnato: siamo a metà, facciamo in fretta a finirlo (plurale di buon auspicio).

Personaggi improbabili, scrittura piatta, dialoghi artefatti, nessuna trama.

Torniamo ai fratelli Karamazov, che è come scaricare un camion di sacchi di patate, ma almeno Fedor scrive meglio.

12 settembre 2019 Posted by | Libri | | 3 commenti

L’estate sta finendo…

.. e un anno se ne va, cantavano i Righeira nell’ormai lontano 1985.

E infatti per me non c’è niente come la fine dell’estate per marcare il passaggio da un anno all’altro.

E la fine dell’estate spesso non coincide con il 21 settembre, ma con il primo temporale che arriva improvviso tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, che porta con sé aria fresca e orizzonti segnati da neri nuvoloni densi di pioggia.

Se poi la fine dell’estate coincide anche con la fine delle ferie, allora il passaggio è ancora più marcato.

Chissà perché, ma da alcuni anni le estati mi sembrano sempre più brevi. Questa poi mi sembra sia stata brevissima: ho fatto sì e no due mesi e mezzo di bicicletta, e le salite mi sono sembrate più dure rispetto agli anni precedenti.

Ma per me questa estate ormai finita ha rappresentato anche un’altra cosa: la fine di una illusione.

Nove anni fa ho commesso un errore, anzi peggio: io che odio i vigliacchi, mi sono comportato come tale. Però non me ne sono accorto; sono stato insomma un vigliacco inconsapevole (che non è una scusante, sia ben chiaro).

Ebbene, questa estate ho coltivato l’illusione di poter rimediare a quell’errore, ma era appunto soltanto una illusione.

Ad alcuni errori è impossibile rimediare.

Così è la vita.

A mano a mano

8 settembre 2019 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 23 commenti

Supponiamo che…

… stiate facendo un giro in bicicletta.

E’ mattina presto, il temporale della sera prima ha lasciato l’aria frescolina e voi vi sentite in piena forma per sfruttare questa temperatura ideale.

Percorrete una strada immersa nella campagna adiacente al grande fiume, costeggiate i pioppeti e pedalate con vigore, quasi che la strada fosse in perenne discesa.

A un certo punto vi avvicinate a una vecchia fattoria abbandonata: i rovi hanno invaso il cortile, le finestre hanno i vetri rotti, il tetto spiovente è pericolante e la strada si biforca: un sentiero a sinistra e uno a destra.

Questo non ve lo aspettavate. Bevete un sorso d’acqua dalla borraccia e date un’occhiata alla vecchia casa: no, non è possibile che alla finestra si sia affacciato qualcuno, è un effetto del riflesso del sole, che si sta alzando.

Quale dei due sentieri prendere?

E’ ancora presto per tornare indietro, ma non potete nemmeno allontanarvi tanto.

Osservate l’orizzonte e cercate di capire quale dei due sentieri vi convenga prendere: quello di sinistra o quello di destra?

Cercate di capire se uno dei due si presenti più battuto dell’altro, ma non vedete particolari differenze.

Avete il sole di fronte, la vecchia casa abbandonata a fianco e non sapete quale direzione prendere.

Non ci sono alberi intorno e quindi non c’è nemmeno ombra.

L’unica ombra è quella della vecchia casa, ma sta dall’altra parte rispetto a voi.

Scendete dalla bicicletta, girate intorno alla casa e vi accorgete che l’edificio non proietta alcuna ombra.

“Impossibile” pensate e vi sentite improvvisamente stanchi, come se aveste percorso centinaia di chilometri e non qualche decina. E allora vi appoggiate con una mano al muro della vecchia casa e lo sentite stranamente fresco. Vi verrebbe quasi voglia di entrare a riposarvi.

Perché no? – pensate – Solo qualche minuto.”

Solo qualche minuto…

4 agosto 2019 Posted by | Racconti, Un po' di me | , | 4 commenti

Bartleby lo scrivano

L’ho visto in libreria, ho letto la quarta di copertina, mi ha incuriosito, l’ho comprato e l’ho letto.

E’ un racconto di una cinquantina di pagine, preceduto da una introduzione di una trentina di pagine nella quale non si capisce una mazza e seguito da una serie di lettere di Melville e una raccolta di interpretazioni del racconto succedutesi in questi ultimi cent’anni.

Il racconto è uscito nel 1853, due anni dopo di Moby Dick, che fu un fiasco colossale.

Passano altri due anni e Melville, insuccesso dopo insuccesso, non viene più considerato uno scrittore, anche se continua a produrre opere di altissimo livello.

Ma chi è Bartleby?

Bartleby è uno scrivano.

E che fa di così strano per scriverci su un racconto?

Si rifiuta di scrivere.

E non solo di scrivere; si rifiuta di svolgere qualsiasi funzione che possa anche lontanamente assomigliare a un lavoro (un po’ tipo Salvini, insomma). Si piazza nell’ufficio dell’avvocato suo datore di lavoro e se ne sta lì, a osservare un muro.

Se gli chiedono qualcosa, risponde sempre allo stesso modo: “Avrei preferenza di no“.

Non esce mai, non parla con nessuno, rimane chiuso nel suo bugigattolo anche quando il suo datore di lavoro, esasperato, trasloca.

Alla fine finisce in carcere, si rifiuta di mangiare e si lascia morire.

Terminata la lettura mi sono ovviamente chiesto quale fosse il senso del racconto.

Cerca e ricerca, alla fine mi sono detto che forse dovevo cercarlo in me stesso, in quello che mi aveva lasciato.

Bartleby è persona mite, parca, umile, inespugnabile, che non si ribella a quello che gli capita, ma che è estremamente determinata a mantenere la sua (inspiegabile) posizione: è la coerenza fatta persona.

Lascia dietro di sé un mistero che si insinua nel lettore, che se lo porterà dietro per un bel po’ di tempo.

In fondo, la letteratura è anche questo.

29 luglio 2019 Posted by | Libri | , | 5 commenti