Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Germinale

Ma è mai possibile che per leggere un buon libro occorre andare indietro fino all’ottocento?

E poi magari si trovano capolavori come questo di Emile Zola, che lasciano quasi sensa fiato.

Germinale è stato pubblicato nel 1885 ma è più attuale di tante ciofeche che riempiono le classifiche letterarie dei giornali. Racconta la vita e la storia di un villaggio di minatori nella secondo metà dell’ottocento in Francia, le loro condizioni di vita, le loro sofferenze, i loro desideri e lo sciopero con  il quale cercano disperatamente di migliorare la vita loro e dei loro figli.

Ma siamo agli inizi della diffusione delle idee socialiste e comuniste e la lotta dei minatori si scontra con la durezza delle posizioni della società mineraria, dei padroni.

Non esito a dire che nelle ultime duecento pagine (su un totale di cinquecento) diventa difficile staccarsi dalla lettura.

Zola non compie particolari sforzi per farci simpatizzare con i minatori, ma il suo stile narrativo ci porta inevitabilmente dalla loro parte. E quando descrive le condizioni di vita dei borghesi, dei padroni della miniera, si capisce quanto il romanzo sia attuale ancora oggi: “Bastano i primi 8 ‘Paperoni’ del pianeta per fare la ricchezza dei 3,6 miliardi più poveri. E’ quanto calcola il rapporto Oxfam – la ong britannica attenta all’economia sociale – che conferma il dato che emerge dal 2015: l’1% dei più facoltosi al mondo possiede quanto il restante 99%“.

Forse per la prima volta i poveri, gli straccioni sono i protagonisti di un romanzo e al loro interno le donne occupano un posto fondamentale: doppiamente sfruttate, dai padroni e dagli uomini, dai mariti e dagli amanti.

Ma se i minatori di Zola vengono sconfitti, la loro speranza di un mondo migliore riesce comunque a camminare, anche incespicando, compiendo errori, arretrando sotto i colpi dell’avversario.

Insomma, un libro da leggere assolutamente.

Ennio Morricone – Cinema Paradiso

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22 ottobre 2017 Posted by | Libri | | 5 commenti

Una brutta faccenda…

Oggi sono stato protagonista, mio malgrado, di una brutta faccenda.

Anzi, a dirla tutta, di un vero e proprio tentativo di truffa ai miei danni.

E la cosa mi ha fatto pensare a quanto siamo – senza generalizzare – un popolo di grandissime teste di cazzo.

Per farla breve, sono sei mesi che sto tribolando per riuscire ad avere gratuitamente dal SSN la mia protesi nasale.

A dire la verità, la mia ASL è disponibile ad autorizzare la fornitura, purché vi fosse la prescrizione da parte della struttura ospedaliera che ha effettuato l’intervento chirurgico sul mio nasino.

E qui sono iniziate le difficoltà.

Da un lato, l’ospedale continuava a frapporre sempre nuovi ostacoli alla prescrizione (non sappiamo… è una cosa nuova… attendiamo disposizioni dall’azienda…), dall’altro lato un medico – ex dipendente della stessa struttura ospedaliera – si dichiarava disponibile a fornirmi la protesi, ovviamente a pagamento.

Esasperato, ho scritto una mail di protesta al direttore generale e al direttore sanitario dell’ospedale, esponendo la mia situazione.

Improvvisamente la situazione si è sbloccata, e il medico prescrittore mi ha fissato un appuntamento per oggi, dopo che io gli ho indicato la strada che doveva seguire per la prescrizione.

Ma…

Un’ora prima dell’appuntamento ha iniziato a chiamarmi il medico privato, mandandomi anche un messaggio nel quale diceva di essere a conoscenza del mio appuntamento di oggi.

La cosa mi ha fatto imbestialire.

Ho capito che doveva esserci sotto un accordo truffaldino tra ospedale e medico privato: il primo tentava di portarmi all’esasperazione, in modo tale che mi rivolgessi al secondo, pagando di tasca mia quello che potevo ottenere gratuitamente dalla mia ASL.

E così mi sono recato all’appuntamento e ho capito perché la procedura si era improvvisamente sbloccata: il medico – chiaramente infastidito – mi ha informato che era stato aperto un procedimento disciplinare nei confronti suoi e di altri tre medici perché qualcuno aveva scritto al direttore generale lamentando ritardi nella procedura.

E lui sapeva che ero stato io a scrivere.

Io ho incassato, ho lasciato che terminasse la prescrizione e poi l’ho informato che avevo ricevuto cinque telefonate dal medico che voleva fornirmi la protesi a pagamento, il quale sapeva del nostro appuntamento di oggi, del  quale eravamo a conoscenza solo in due e visto che non ero stato certamente io a dirglielo, che facesse lui 2+2…

Dalla faccia che ha fatto ho capito che era parte del tentativo di truffa.

Mi ha detto che il direttore sanitario era stato da lui e aveva smosso tutto il reparto per capire cos’era successo, che adesso lui avrebbe dovuto difendersi, che aveva tutte la mail inviate ai suoi colleghi, che di questi tempi basta che uno scriva e subito le cose si smuovono, ecc…

E per fortuna per noi pazienti!” ho risposto io, anche se avrei voluto dirgli brutta testa di cazzo che non sei altro, se avessi fatto il tuo dovere, per il quale peraltro sei lautamente pagato da noialtri, non saremmo arrivati a questo punto!

E magari anche un bel vaffanculo finale (o sa troppo di grillino?).

Pregherei (qui ci vuole…)

20 ottobre 2017 Posted by | Salute, Sani principi, Storie ordinarie | , , | 17 commenti

Jane Goodall

Orphan chimpanzee at Tchimpounga Sanctuary grooms Dr. Jane Goodall

National Geographic mi aiuta a svicolare un po’ dalle frenesie delle notizie quotidiane sui Gentiloni, Berlusconi, Dalemoni, Meloni e compagnia bella. Almeno una volta al mese leggere qualcosa di veramente importante (come lo è questo nostro povero e bistrattato pianeta) fa piacere.

Questo mese il servizio di copertina è dedicato a Jane Goodall, che – lo confesso – prima di tre giorni fa non sapevo manco che esistesse (però sapevo dell’esistenza dei Salvini, dei Franceschini, dei grillini, dei Renzini).

Era un bel pomeriggio di metà maggio quando è scesa dall’auto davanti all’Auditorium di Roma per il suo primo incontro del Festival delle scienze organizzato da National Geographic. – scrive il direttore nell’editoriale – Ma anziché recarsi verso l’ingresso, dove la attendeva una piccola folla emozionata, è andata a sorpresa nella direzione opposta, rincorsa dai fotografi. E si è soffermata a lungo ad accarezzare due splendidi cavalli dei carabinieri che stazionavano di là della strada. E loro, docili, hanno chinato la testa. Sono stati pochi istanti, che tuttavia dicono molto di lei e del suo amore per gli animali. Tutti gli animali, non solo i suoi scimpanzé di Gombi Stream.

Per chi volesse saperne di più di questa “biondina slanciata che dedica più tempo alle scimmie che agli uomini” (come la definì un  comunicato della Associated Press del 1962), che ha dovuto superare lo scetticismo dell’establishment scientifico composto in maggioranza da uomini, che ha completato un dottorato alla Cambridge University (tra i pochi ammessi senza laurea), che ha formato generazioni di scienziati e ha scritto decine di libri, può consultare il sito della Jane Goodall Institute Italia.

Quella di Jane è una straordinaria storia di passione per la natura e gli animali, soprattutto gli scimpanzé, dei quali scoprì caratteristiche fondamentali e fino a quel momento sconosciute. E’ una storia di determinazione e di serenità contagiosa, che trasmette ai giovani che incontra.

E’ una storia, insomma, che merita di essere conosciuta (al posto di quella di Brunetta, Di Maio e La Russa).

L’ abbraccio dello scimpanzé Wounda a Jane Goodall

8 ottobre 2017 Posted by | Storie ordinarie | | 8 commenti

L’ambulanza

Qualche giorno fa, tornando dalla città, mi sono trovato ad avere davanti un’ambulanza della Pubblica Assistenza che percorreva la mia stessa strada, diretta al mio stesso paese.

Mi è tornato in mente quel giorno di maggio 2015 (era lunedì 25, se non sbaglio). La settimana precedente ero stato ricoverato nell’ospedale del mio paese perché avevo smesso completamente di mangiare e di bere, a causa della terapia radio-chemio. Dopo una settimana di sospensione delle cure, mi ero un po’ ripreso e quel lunedì proprio un’ambulanza della Pubblica Assistenza mi portò all’ospedale in città, a riprendere le sedute di radioterapia.

Il giorno dopo mi dimisero dall’ospedale e avrei affrontato le ultime settimane di terapie, le più pesanti.

Mentre osservavo quell’ambulanza che, tranquillamente, percorreva la provinciale, mi tornavano in mente le parole dell’ultimo medico che mi ha visitato: “Lei è quello che si può definire un paziente tecnicamente guarito, ma si ricordi che il pericolo di una recidiva è sempre dietro l’angolo“.

Pensavo a quella collega che, a un mese dalla pensione, le hanno diagnosticato un cancro al seno. Piccola e minuta com’è, spero che abbia la forza di affrontare le terapie successive all’intervento chirurgico.

E pensavo a quell’altra collega che, dopo un anno dalla pensione, le hanno diagnosticato cellule iperplastiche che forse – molto probabilmente, quasi sicuramente – evolveranno in un cancro. Quella che anni fa si era messa a piangere perché aveva una “macchia” sulla tiroide, poi rivelatasi innocua.

Cose della vita. Fatti. Esperienze che la vita la cambiano. Che lasciano il segno.

Un segno profondo.

P.S.: che cucino stasera per cena? Polenta e merluzzo? Ci starebbe in frigo una confezione di minestrone di verdure fresco fresco, ma mi attizza di più la polenta. Magari il minestrone lo appioppo alle mie donne, che sono andate dal medico, causa influenza. Saprovvi dire…

Alan Parsons – Sirius / Eye In The Sky (Live)

3 ottobre 2017 Posted by | Salute, Un po' di me | , | 9 commenti

Siamo uomini o caporali?

E’ facile ricordare la famosa “suddivisione dell’umanità” del grande Totò, nel film Siamo uomini o caporali:

« L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e caporali.

La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza.

Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama.

I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque.

Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera! »

Poi c’è la suddivisione più articolata che fa dell’umanità Leonardo Sciascia ne Il giorno della civettagli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà.

Qualsiasi delle due suddivisioni si adotti, chi ha licenziato la lavoratrice della CIDIU di Torino per avere preso un monopattino destinato alla rottamazione, non appartiene alla categoria degli uomini.

Sia chiaro: dal punto di vista strettamente giuridico può anche darsi che il licenziamento sia giustificato. Può anche darsi che ci possa essere un risvolto penale.

Ma nella vita a volte occorre anche applicare il buon senso. Occorre assumersi la responsabilità di essere dignitosi.

Occorre – in una parola – essere uomini.

Io ho carta bianca!

1 ottobre 2017 Posted by | Vita lavorativa | , | 8 commenti

Comunque…

… così, tanto per vostra infoemazione, ieri ho speso 310 euroni dal meccanico per l’auto, dei quali metà circa per la manutenzione ordinaria e l’altra metà per un guasto (tanto per cambiare).

Ormai dal meccanico, quando mi vedono, ho notato che si collegano subito a internet per prenotare le vacanze!

Oggi pomeriggio alle 17 c’erano 26 gradi, così ne ho approfittato per fare un’uscita in bicicletta.

Al ritorno, su una delle due piste ciclo-pedonali del paese, c’era un traffico di biciclette e pedoni che pareva di stare sulla tangenziale di Milano. In realtà, questo luogo viene utilizzato anche per incontri “galanti”. Soltanto che non ho mai capito come può avvenire l’approccio: il ciclista deve investire il pedone? Oppure scontrarsi con un altro ciclista? E se sei  pedone, che fai? Ti butti sotto a una bici quando vedi arrivare una fanciulla che ti appaga l’occhio?

Nel dubbio, io pedalo soltanto…

P.S.: e poi tengo famiglia…

27 settembre 2017 Posted by | Un po' di me | | 3 commenti

Vedrai solo 8…

Embè, come va?

Tutto/tutti bene?

Non vi ho più sentiti, pensavo vi foste trasferiti tutti/e alle Auai.

Sappiate comunque che io vi penso sempre, soprattutto quando do’ un’occhiata all’estratto conto del mio c/c e mi chiedo: “Ma possibile che a nessuno venga in mente di fare un bonifico a mio favore? Così, tanto per far vedere che ci sta…

A presto, eh?

P.S.: se vi state chiedendo il motivo del titolo del post, è perché in casa mia è scoppiata la ottomania: si vede solo 8 in tv, in primis i programmi di cucina. Poi ovviamente non cucina nessuno, se non il sottoscritto!

La canzone è dedicata a me!

26 settembre 2017 Posted by | Un po' di me | | 13 commenti

Meridiano di sangue

Avete presente quando vi consigliano un libro definendolo un capolavoro?

E magari ve lo raccontano anche, esaltandone alcuni personaggi o alcuni passaggi.

E magari il libro fa parte di un genere (western) che a voi piace, per lo meno al cinema.

E alla fine decidete di comprarlo.

Bene, a me è successo con “Meridiano di sangue” di Cormac McCarthy.

Non vado matto per la letteratura americana, però a volte (poche) ho incontrato alcune piacevoli sorprese.

Con questo spirito mi sono immerso, durante le mie vacanze, nella lettura di questo libro, acquistato proprio durante le ferie.

Beh, avrei fatto meno fatica a scaricare un camion di sacchi di patate.

Forse sono io che non l’ho capito. Qualcuno l’ha addirittura definito “epico”. L’ho letto tutto per curiosità, per vedere come andava a finire, e manco quello sono riuscito a capire!

E’ un libro senza una vera e propria trama, pieno zeppo di descrizioni dei luoghi del vecchio west, abbastanza violento (com’era violento il far west), con i dialoghi a volte mischiati al testo. A volte mi sono perso, ma non ho avuto il coraggio di tornare indietro a rileggere.

Spero di avere più fortuna con “Non è un paese per vecchi“, dello stesso autore. dal quale una decina d’anni fa è stato tratto un ottimo film, che ha vinto pure tre Oscar.

 

10 settembre 2017 Posted by | Libri | | 6 commenti

Vabbe’…

Ho capito, è quasi un mese che latito, ma prima il lavoro, poi le ferie, poi…

Non ho scuse, lo so.

Sono tornato oggi dalle vacanze e mercoledì riprenderò il lavoro.

Perché mercoledì? Che razza di giorno di rientro dalle ferie è il mercoledì?

Effettivamente visto così potrebbe sembrare strano, ma dal momento che martedì ho una visita di controllo (il cosiddetto follow up), mi sono detto: ha senso che rientri lunedì e poi stia subito a casa martedì?

Da ciò è uscito fuori il mercoledì.

Rientro dalle ferie con due chili di peso in più (e tanti soldi in meno). Questo fine settimana devo riprendere in mano la bici, tempo permettendo, perché ho visto che qui al nord l’aria si è fatta un po’ freschetta.

Tutto sommato mi sento abbastanza rilassato e riposato.

Nei prossimi giorni farò un giro per gli altri blog a vedere cos’avete combinato in queste ultime settimane.

Per il momento… buonanotte!

Rino Gaetano – Sei ottavi

8 settembre 2017 Posted by | Notti insonni, Un po' di me | , | 8 commenti

Chi non ha paura?

Forse quelli che sono scesi in piazza in Spagna non hanno effettivamente paura.

O forse l’hanno gridato per scacciarla.

Io invece ho paura.

Ho paura delle ingiustizie, della povertà, della fame nel mondo che uccidono migliaia di innocenti al giorno.

Ho paura del riscaldamento globale, dell’inquinamento, della distruzione della fauna e della flora.

Ho paura dei deficienti che girano per strada guidando come se fossero su una pista di formula 1 e che non sai se sono semplicemente coglioni oppure se sono anche drogati, oppure bevuti, o tutte e tre le cose assieme (molto probabile).

Ho paura per la mia malattia.

Ho paura anche per il terrorismo, che è una delle manifestazioni del disprezzo per la vita che hanno tante, troppe persone.

Ho paura perché la paura è l’altra faccia della medaglia del coraggio, che va controllata, non ignorata.

Coraggio non vuol dire incoscienza.

Per questo io dico che ho paura.

Rino Gaetano – Sei ottavi

18 agosto 2017 Posted by | Politica, Un po' di me | , | 13 commenti