Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Terribile…

Non ci sono altre parole per definire questo crimine.

Travalica la nostra ragione, la nostra comprensione dei ruoli.

Oltrepassa la nostra idea di perdono.

Dopo il dolore, ci sarà forse modo di riflettere su alcuni bislacchi rapporti familiari.

21 settembre 2020 Posted by | Storie ordinarie | | Lascia un commento

La clinica Riposo e Pace

Non sto scherzando, ma a volte a leggere certi libri mi viene da chiedermi perché sono stati scritti e perché sono stati pubblicati.

Questo, di Francesco Recami, è uno di quei casi.

E dire che di questo autore avevo letto altri libri (qui e qui): niente di entusiasmante, ma comunque tollerabili.

Nel caso in questione, invece, non ci siamo proprio.

L’idea di partenza non è malaccio, ma viene sviluppata in modo piatto, senza alcun approfondimento psicologico dei protagonisti o comunque dei personaggi.

Il finale poi è addirittura incomprensibile.

Per fortuna che l’ho preso in prestito dalla biblioteca…

 

20 settembre 2020 Posted by | Libri | | 3 commenti

Il signor Diavolo

Spero che il film sia meglio del libro.

Il genio di Pupi Avati avrà sicuramente saputo tradurre in adeguate immagini le atmosfere cupe del romanzo.

Comunque dopo le 1.200 pagine di It, un libro di 200 pagine lo si legge in un giorno.

P.S.: io sono nato per stare in ferie, non per lavorare… Sappiatelo.

1 settembre 2020 Posted by | Libri | | 6 commenti

It

Questo libro da tempo mi incuriosiva e allora mi sono lasciato tentare dallo scaffale della libreria.

1.200 pagine non sono mica bruscolini, soprattutto da tenere in mano, ma il libro non l’ho trovato particolarmente pesante e nemmeno tanto terrorizzante. E’ vero che ci sono un sacco di salti all’indietro, ma dopo tutto sono tollerabili.

Quello che mi ha lasciato interdetto è il finale: quello mi aspettavo che mi spiazzasse, che mi facesse fare un salto sulla sedia, perché conoscendo un po’ King, spesso i suoi mostri provengono “da dentro” e invece le ultime cento pagine del finale sono alquanto deludenti.

A dire la verità, nelle ultime venti/trenta pagine mi ha anche preso una botta di sonno…

Magari mi vedo il film, tanto per vedere come hanno reso la storia.

P.S.: visto che non vi ho fatto il pippone per i miei sessant’anni appena compiuti? Comunque sono sempre in tempo…

30 agosto 2020 Posted by | Libri | | 3 commenti

Rifiuti, rifiuti e ancora rifiuti…

Girando in bicicletta, è incredibile la quantità di rifiuti che si trova a margine delle strade.

Che siano strade statali, provinciali, comunali, sterrati, viuzze, contrade, sentieri e via dicendo, l’inciviltà non concede tregua.

Si trovano carte, cartine, cartacce, cartoni della pizza, pacchi, pacchetti di sigarette, bottiglie, bottigliette, lattine.

L’anno scorso ho trovato una macchina del caffè, marca Lavazza.

Qualche giorno fa su una pista ciclabile c’era un sacchetto di plastica trasparente pieno di lattine. Cioè, qualcuno si è preso la briga di fare la raccolta differenziata delle lattine e poi l’ha buttata dal finestrino dell’auto.

Quando poi tagliano l’erba e ripuliscono i margini stradali, salta fuori di tutto: borse di plastica piene di rifiuti, indumenti, cassette di plastica e via dicendo.

Che poi noi ci lamentiamo che in Brasile stanno distruggendo la foresta amazzonica, ma se ce l’avessimo noi cosa ne avremmo già fatto: la sede di qualche migliaio di centri commerciali, grattacieli, mega parcheggi, ecc. (eh… ma noi siamo il mondo civile, per cui possiamo permetterci di tutto; sono gli altri – sempre gli altri – che si devono limitare).

Alla prossima.

P.S.: lunedì iniziano le mie ferie!

20 agosto 2020 Posted by | Questa poi... | | 3 commenti

I deputati di Piacenza…

E dopo questa notizia dell’ultima ora, qualcuno dirà ancora che i piacentini sono tutti “brava gente”?

Oppure dirà che questa deputata è in realtà nata da un’altra parte?

Piacenza si conferma ancora una volta per quella che è: una terra di merdacce.

 

11 agosto 2020 Posted by | Politica | | Lascia un commento

Firmino (un vecchio post di un’altra vita)

Cazzeggiando qua e là nel web, mi sono imbattuto nel mio vecchio blog, quello abbandonato circa dodici anni fa.

E cazzeggiando su e giù per il blog, mi sono imbattuto in questo post, in cui commentavo un libro appena letto, Firmino di Sam Savage.

Lo ripropongo perché c’è un passaggio che mi ha colpito.

E’ molto difficile che io acquisti libri appena usciti, specie se trattasi dei cosiddetti bestseller, per diverse ragioni.

Anzitutto, mi piacciono i classici e quindi è un po’ difficile trovare, che so, la Commedia (l’aggettivo Divina l’abbiamo aggiunto noi) oppure I miserabili in vetta alle classifiche dei libri più venduti. Fanno eccezione ovviamente quei libri dai quali viene tratto un film, come per esempio Il signore degli anelli, ma anche in quel caso l’avevo acquistato prima che scalasse le classifiche librarie.

In secondo luogo, sono portato a pensare che un libro, a differenza di un quotidiano, non abbia “scadenza” e quindi possa essere letto in qualsiasi momento.

Certo, questo non è sempre vero, ma a me, a dire la verità, non me ne frega niente.

Ogni tanto, però, faccio qualche eccezione. Volontariamente, senza farmi trascinare dalle vetrine delle librerie o dai titoli messi in bella mostra vicino all’ingresso, dopo averci riflettuto per bene.

Recentissimamente, praticamente qualche giorno fa, una di queste eccezioni è FIRMINO, Avventure di un parassita metropolitano, di Sam Savage.

Prima di tutto, occorre dire che questo è un libro scritto molto bene, anzi decisamente bene.

Firmino è un topo, anzi un ratto, il tredicesimo figlio di una nidiata di una pantegana semi-alcolizzata che (quando si dice la sfiga) ha solamente dodici mammelle. E allora che fa Firmino per sopravvivere? Mangia i libri della sottostante libreria, ma dal rosicchiamento alla lettura poco ce ne passa e Firmino diventa una specie di ratto intellettuale e sognatore, che dal suo nascondiglio, in un vecchio e decrepito quartiere di Boston, partecipa alla vita della libreria.

E poi va a teatro, sogna di essere Fred Astaire che balla con Ginger Rogers. E poi suona un piccolo pianoforte-giocattolo regalatogli dal suo amico scrittore, e suona nientepopodimeno che Cole Porter e Gershwin.

E, dal buco della soffitta sopra la scrivania del librario, legge il giornale insieme a lui.

Vi sono pagine del libro di una leggerezza narrativa incomparabile. Quando, per esempio, Firmino esce dalla tana al seguito della mamma e di una sorella e viene provocato dal suo “didietro peloso“.

Oppure la descrizione di “una nana, una giovane donna che indossava un cappotto di cammello dall’orlo rigato di fango e così grande che le cadeva addosso a mo’ di cono, come una tenda di pellerossa, un tepee, strisciando per terra” che dà la caccia ad un “libretto sottile” e il libraio si dirige a grandi passi, fiducioso, sul retro del negozio, “il braccio teso davanti a sè, le grosse dita ritratte a mo’ di artigli che pregustavano già la presa“, ma non lo trova. E Firmino che desidera saltar fuori dal suo nascondiglio e proclamare a gran voce “Eccolo. Mr Shine“, fantasticando di venire assunto come apprendista.

Oppure quando racconta che lo scrittore che lo ha preso con sé gli parla e lui ascolta, ma sa che in realtà sta parlando semplicemente con sé stesso, perché non ha la minima idea della sua vera indole, né soprattutto “che io avessi letto più libri di lui“.

E quando si lascia andare ad una meditazione che è un pugno nello stomaco: “Penso sempre che ogni cosa durerà in eterno, ma non è mai così. In realtà, niente esiste per più di un istante, tranne ciò che custodiamo nella memoria. Cerco sempre di conservare dentro di me ogni momento – preferirei morire piuttosto che dimenticare“.

Ecco, questa è la parte che mi ha colpito: è difficile che esista qualcosa di peggio che perdere la memoria. La memoria, di sé stessi, la memoria delle cose che abbiamo fatto, delle persone che abbiamo conosciuto: senza di essa, siamo nulla, zero. Perdere la memoria mi terrorizza, lo confesso. Forse perché giornalmente vedo gente affetta da demenza senile o da alzheimer, com’è accaduto anche a mia madre.

Così finiva il post:

Ovviamente non vi dico come finisce, ma vi dico però che, alla facciaccia di tutti i soloni che tengono corsi di quella che chiamasi scrittura creativa, questo libro non ha un vero e proprio incipit. Ovvero, l’incipit, se vogliamo essere precisi, è praticamente tutto il primo capitolo, lungo una decina di pagine.

Ho appena finito di leggerlo e quindi lo toglierò dalla lista dei “libri sul comodino”. Costa 14 euro (da alcune parti scontato, che di questi tempi non fa mai male), ma li vale tutti.

P.S.: giugno 2008, proprio un’altra vita…

PP.SS.: domani mare, sperando di non restare imbottigliati in autostrada…

Giorgia – Gocce di memoria

29 luglio 2020 Posted by | Libri, Ricordi, Rimpianti | , | 9 commenti

I carabinieri di Piacenza

Credo che a pochi sia sfuggito quello che è emerso nei giorni scorsi a proposito della caserma dei carabinieri Levante di Piacenza: traffico di droga, festini a luci rosse, torture, ecc.

Ovviamente i politici locali si sono dichiarati tutti stupiti, attoniti, sbalorditi, increduli e via dicendo.

Ovviamente tutti hanno dichiarato che sì, ok, adesso sono venute fuori cose turpi, ma gli oltre centomila carabinieri sono puliti, perdincibacco.

Io vorrei fare invece un paio di considerazioni.

La prima la ripeto ormai da anni: non è normale che noi abbiamo l’esercito che scorrazza per il Paese, a occuparsi di ordine pubblico e di controlli fiscali.

L’esercito deve stare chiuso nelle caserme e deve uscire solo per motivi eccezionali.

A occuparsi dell’ordine pubblico basta la polizia. A scovare gli evasori basta l’agenzia delle entrate.

Carabinieri e Guardia di finanza vanno smantellati poco a poco.

La seconda forse non l’ho mai scritta ma l’ho sempre pensata. Piacenza è la classica città di provincia (dicono): tranquilla, lavoratrice, risparmiatrice.

Piacenza e provincia sono una una realtà stomachevole. L’apparente tranquillità nasconde quanto di più spregevole vi può essere in una realtà di provincia; il lavoro in realtà spesso non è altro che sfruttamento, oltre i limiti della legalità; i risparmi sono un cattivo frutto delle attività precedenti.

Non c’è niente da vantarsi nell’essere piacentini. Ma niente proprio.

Date retta.

 

26 luglio 2020 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | , | 12 commenti

La stecca

Chi ha fatto il militare saprà cos’è la stecca.

In sostanza, un metodo per contare i giorni che mancavano al congedo (segnandoli virtualmente appunto su un bastone o qualcosa di simile).

Ecco, io sto facendo la stecca sul lavoro, contando i giorni che mancano alla scadenza del mio incarico di direttore.

Già, perché nel caso in cui mi venga riproposto l’incarico per altri cinque anni (che sarebbero gli ultimi della mia vita lavorativa, se tutto va bene), la mia intenzione è quella di rifiutarlo.

I mesi della gestione Covid-19 sono stati molto duri: personale decimato dalle malattie; dispositivi di protezione da centellinare come se fossero oro colato; rapporti interni ed esterni problematici.

Terminata la fase più pesante dell’emergenza, si tratta ora di recuperare il tempo perduto, ma non è facile.

C’è chi sostiene che dovrei utilizzare la mia posizione di forza per chiedere un sostanzioso aumento di stipendio, come se i soldi potessero ripagare il tempo passato in ufficio, che è come minimo di dieci ore giornaliere.

Avrei voglia di trascorrere con calma gli ultimi anni di lavoro, di dedicarmi alle mie letture, di riprendere a scrivere, di incrementare i viaggi in bicicletta. Insomma, di fare tutte quelle cose che adesso o non riesco a fare oppure devo fare i salti mortali per farle.

E poi ci sono cose che i soldi non possono pagare, anche se fossero tanti.

Vedremo come finirà.

Tears for Fears – Woman in Chains

16 luglio 2020 Posted by | Vita lavorativa | | 8 commenti

Domani…

… ci facciamo una capatina al mare.

Così vediamo come vengono “interpretate” le regole del distanziamento sociale in quel di Riccione.

Temo male, perché dalle poche puntate nei locali pubblici della mia zona, ho visto che se ne fregano tutti, in primo luogo i gestori.

Penso che nelle località turistiche sarà anche peggio.

Io appartengo alla corrente di quelli che pensano che quest’autunno torneremo a farcela sotto (ma forse sarà troppo tardi…).

P.S.: da un paio di giorni mi frulla in testa questa domanda. E’ meglio avere un nemico intelligente o un amico coglione?

12 luglio 2020 Posted by | Storie ordinarie | , | 6 commenti