Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Bisogna saper perdere

Che poi spesso non è neanche una sconfitta nel vero senso della parola: trattasi di ritirata, tregua, armistizio.

Sia come sia, non si può sempre vincere.

Non si può vincere soprattutto se l’avversario sta per essere distrutto.

Sconfiggerlo è un conto, distruggerlo un altro.

Un avversario distrutto diventa un nemico, che non scompare, ma si ricompone e vuole fartela pagare.

Comunque queste sono tutte elucubrazioni di un quasi sessantenne.

Non fateci caso.

Bisogna saper perdere

 

3 dicembre 2019 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 3 commenti

Perché non chiedono mai il perché?

In ufficio abbiamo alcune persone “nuove” (nel senso di neo assunte) e alcune persone “vecchie” (nel senso di anzianità di servizio).

Entrambe le categorie sono però accomunate da una caratteristica comune: a volte chiedono come si fa una cosa per loro nuova, ma sembrano sempre fermarsi alla superficie.

In altre parole, non chiedono il perché si fa in quel dato modo.

Quindi, quando capita un altro caso simile, tornano a chiedere come si fa, perché non hanno imparato la regola che sta alla base.

Io cerco sempre di spiegare il perché, ma loro non sembrano interessate.

Quando facciamo formazione, alla fine chiedo se è tutto chiaro e rispondono di sì. Poi capita il problema da risolvere e compiono delle acrobazie che manco al circo si vedono e perdono un sacco di tempo perché non ricordano più come si fanno le cose e vanno in archivio a cercare documenti che magari hanno sotto il naso.

Che si fa in questi casi?

Si prende atto della situazione e si mettono da parte gli obiettivi di miglioramento professionale.

Per forza.

 

2 dicembre 2019 Posted by | Storie ordinarie, Vita lavorativa | | 5 commenti

Anonimus

Qualche giorno fa in ufficio mi è giunta una lettera anonima.

Da quando ricopro il mio incarico, è la prima volta che accade, anche se so che in passato vi sono stati altri casi simili.

Ho dato disposizioni di registrarla e di salvarla in una cartella riservata a me soltanto.

Domani dovrò affrontare anche questa ennesima scocciatura.

La lettera contiene una “soffiata” relativamente a qualcosa che sarebbe stato detto e/o fatto.

Il problema è che se fosse vero quello che c’è scritto, si tratterebbe di un reato bell’e buono.

Viceversa, se non fosse vero la lettera sarebbe la prova (non la prima) di un clima molto deteriorato in un reparto aziendale.

Domani sentirò il nostro legale, per sapere cosa mi consiglia.

Poi deciderò.

E sticazzi vogliamo dirlo?

1 dicembre 2019 Posted by | Vita lavorativa | | 13 commenti

Oggi pranzo da solo

Con un fantastico risotto: ai porcini, allo zafferano, al radicchio e gorgonzola, alla zucca?

Credo che mi sgargarozzerò anche un buon frizzantino.

Nella cultura popolare dalla quale provengo mangiare è sempre stato sinonimo di salute.

E’ stato anche sinonimo non dico di ricchezza, ma comunque di stabilità economica.

Quando da bambino si andava a trovare qualcuno, la prima cosa che ti offrivano era da mangiare: si ricordavano dei tempi della guerra, del dopoguerra e della fame patita.

Oggi per fortuna noi ricchi occidentale la fame non la soffriamo più, anche se c’è chi non se la passa bene.

Per questo stamattina una parte della mia spesa è andata al Banco alimentare, i cui volontari erano fuori dal supermercato.

Che possano questi alimenti scaldare un po’ lo stomaco e l’anima di chi è meno fortunato di me.

In fondo la vita è anche questo…

Buon appetito.

30 novembre 2019 Posted by | Cucina, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 4 commenti

… e domani blec fraidei!

Lo so che non andrebbe fatto.

Lo so che sono abitudini sconce ereditate dagli ienchi.

Lo so che non va bene seguire la massa.

Però, visto che oggi sono andato a ritirare il referto dell’ultima risonanza magnetica (risultato negativo) e ho fatto la visita di controllo dall’otorino (tutto a posto), allora domani crepi l’avarizia: forse qualche decina di euro possiamo anche spenderli con la (ex) piccola!

Ho detto qualche, non tanti

Il fatto è che non si capisce la vacuità del denaro finché non lo si mette a confronto con la salute.

Fatemi gli auguri…

28 novembre 2019 Posted by | Salute, Storie ordinarie | , | 7 commenti

Se sapeste…

Stasera durante la cena, mentre mia moglie e mia figlia litigavano,

a un certo punto ho detto:

“Se sapeste cosa mi aveva consigliato la psicanalista a proposito di questa situazione…”

Silenzio.

“Di mandarvi a quel paese e di andarmene il più presto possibile.”

 

26 novembre 2019 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 13 commenti

L’ufficiale e la spia

Quel geniaccio di Roman Polanski ci racconta il caso Dreyfus dalla parte di Picquart, l’ufficiale che, dall’interno dei servizi segreti, smonta le false accuse al presunto traditore.

Il titolo originale del film è J’accuse, il famoso scritto con cui Emile Zola denunciò la congiura ai danni di Dreyfus, facendo i nomi e cognomi dei colpevoli.

Anche Zola verrà processato e condannato, in un clima di acceso antisemitismo e di nazionalismo, nonché di false lealtà all’esercito, come se fosse un mondo separato da tutto il resto e immerso nel segreto.

La perspicacia di Picquart porterà anche lui in prigione, ma alla fine la verità verrà fuori.

La scena finale mette in risalto la testardaggine di Dreyfus, che con il grado di maggiore si reca da Picquart, generale e ministro, contestando di avere diritto a un grado maggiore di quello assegnatogli.

L’incontro tra i due è freddo e non si vedranno mai più.

Emmanuelle Seigner è affascinante come sempre.

Consigliatissimo.

23 novembre 2019 Posted by | Film | | Lascia un commento

Portogruaro

Portogruaro è un ridente (!) paese della cosiddetta città metropolitana di Venezia, di quasi 25.000 abitanti.

Personalmente non ci sono mai andato e non vedo nemmeno motivi per andarci, se non quello di guardare in faccia il sindaco, anzi, la sindaca.

La sindaca in carica dal 2015 si chiama Maria Teresa Senatore, che a leggere le notizie che la riguardano deve essere un tipo un po’ “particolare”.

Tanto particolare che in occasione delle celebrazioni del 4 novembre 2015, passando in rassegna le persone schierate in prima fila, ha “saltato” una ragazza di colore, non stringendole la mano (potete vedere la scena dal minuto 14 in avanti).

Per fortuna (nostra) qualcuno ha filmato la scena, diffondendola in rete. Dico per fortuna perché a occhio mi sa che la sindaca è una di quei politici capaci di negare anche l’evidenza e in assenza di immagini secondo me avrebbe candidamente negato l’episodio.

Successivamente, ha chiamato la ragazza in municipio, con la quale c’è stato un “sereno scambio di opinioni” (non si capisce su che cosa) e i due si sono scambiati la stretta di mano che avrebbe dovuto avvenire 15 giorni prima.

Perché riesumare questa notizia?

Non per il fatto in sé, indubbiamente grave, ma in questi anni è successo anche di peggio.

Quello che mi ha colpito è stata la faccia tosta della sindaca, che, incalzata dopo il fattaccio, ha risposto: non me ne sono accorta.

Che dire?

Grande antesignana di suoi colleghi che riescono a prenderci per il culo a ogni piè sospinto:

il rischio di aumento dell’IVA? Colpa dei governi precedenti;

La temuta chiusura dell’ILVA? Colpa dei governi precedenti;

l’Italia sott’acqua per la pioggia? Colpa dei governi precedenti.

E’ sempre colpa degli altri. Io non c’ero mai e se c’ero dormivo.

Io la chiamo strategia dell’assenza: la colpa è sempre di qualcun altro.

Per raggiungere questo obiettivo è anche necessaria una raffinata strategia mediatica, tendente a fare dimenticare alla gente – che già di per sé è portata a fregarsene di tutto e di più – tutto quello che è accaduto fino al giorno prima.

Ed è ovviamente necessaria anche (o soprattutto) una notevole faccia tosta.

E invece la regola della politica è completamente diversa: ogni politico eredita problemi aperti da quelli che hanno governato in precedenza, qualcuno lo risolverà (si spera) e a sua volta ne lascerà altri aperti a quelli che verranno dopo.

Così vanno le cose.

Diffidate dai tipi la colpa è di quelli di prima.

17 novembre 2019 Posted by | Politica, Questa poi... | , | 10 commenti

L’estate di San Martino (e un’altra interessante ricorrenza)

Oggi, 11 novembre, per chi se lo è ricordato è il giorno della cosiddetta estate di San Martino.

Dico per chi se lo è ricordato perché oggi qui ha piovuto tutto il giorno e le previsioni per tutta la settimana non sono certo migliori.

La leggenda di San Martino credo che ce la ricordiamo tutti: quel cavaliere che dona metà del suo mantello (tagliandolo con la spada) a un povero vecchio infreddolito. Questo gesto, in quel lontano quarto secolo dopo Cristo, fece sorgere magicamente il sole e San Martino divenne poi vescovo. La realtà fu forse un poco diversa: quella è stata l’epoca nella quale il cristianesimo si stava impegnando alla massima potenza per distruggere qualsiasi segno del paganesimo nella società (pagani compresi).

Forse non tutti sanno, però, che oggi è anche un’altra ricorrenza.

Mantello in latino si dice anche pallium.

Da questo deriva il termine palliativo.

Se andate a cercare sul dizionario il termine palliativo, vi troverete dei significati apparentemente negativi: palliativo è ciò che maschera, copre, non guarisce il male ma si limita a mitigarlo, non interviene sulle cause della malattia.

E proprio da qui hanno preso le mosse le cosiddette cure palliative, che celebrano ogni 11 novembre la loro giornata.

In internet troverete innumerevoli fonti di informazione su questa materia (per esempio qui).

Le cure palliative, in sostanza, sono la speranza di noi malati oncologici di poter vivere dignitosamente gli ultimi mesi, settimane o giorni di vita. Sperando di doverne usufruire il più tardi possibile, ovviamente.

11 novembre 2019 Posted by | Salute, Un po' di me | , | 12 commenti

I fratelli Karamazov

Ho iniziato questo libro verso il 20 di agosto e l’ho finito giovedì scorso.

E’ stato pesante come scaricare un TIR pieno di sacchi di cemento con una mano sola.

Mi rimane da leggere la postfazione della curatrice del libro.

E’ stata un’esperienza traumatizzante.

Il problema non sono tanto le millecinquanta pagine.

Il problema è la struttura narrativa: per le prime cinquecento pagine non accade nulla.

Poi la storia sembra animarsi un po’, ma ha un andamento lentissimo: centocinquanta pagine di interrogatorio del presunto colpevole in una locanda.

E poi ancora storie di personaggi di contorno, e divagazioni, e…

Io su Dostoevskij ci metto una pietra sopra.

Pesante.

Come un TIR carico di cemento.

 

10 novembre 2019 Posted by | Libri | | 7 commenti