Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

I duellanti

La lettura di questa novella secondo me è più semplice di quanto possa apparire: ecco cosa può succederti se nella tua vita, mentre stai svolgendo un’attività banale, incontri una testa di cazzo.

Lo so che gli estimatori di Conrad inorridiranno a questo mio commento (ma non so se saranno poi tanti a leggerlo), ma secondo me, stringi stringi, quello che ha voluto dire l’autore è proprio questo.

Stai vivendo serenamente, senza rompere le palle a nessuno, e un coglione testardo e orgoglioso ti costringe a rovinarti la vita per un decennio e mezzo. E’ quello che succede al tenente, poi capitano, poi colonnello e poi generale D’Hubert, costretto a duellare per quindici anni con il tenente, poi capitano, poi colonnello poi generale Feraud.

Una novella anche drammaticamente attuale, perché di teste di cazzo c’è pieno il pianeta e schivarle diventa sempre più difficile.

P.S.: io ho proprio l’edizione della foto. Un allegato al giornale l’Unità del 1997. Che tempi…

3 agosto 2021 Posted by | Libri | | Lascia un commento

Il sopravvissuto

Giugno 2001.

Una commissione d’esami di maturità sta iniziando il suo lavoro in un anonimo liceo di un anonimo paese della grande pianura italiana, fra il caldo, la noia e la seccatura di un compito ormai quasi burocratico.

Il primo studente che si deve presentare è Vitaliano Caccia, già bocciato l’anno precedente e candidato dal collegio dei docenti a una seconda bocciatura.

Vitaliano si presenta con qualche minuto di ritardo e quando arriva il momento d’iniziare l’esame estrae una pistola e uccide sette degli otto professori della commissione. Lascia vivo soltanto Andrea Marescalchi, professore di storia e filosofia. Non gli punta addosso l’arma ma un dito, prima di sparire definitivamente.

Il libro ruota attorno, per quasi quattrocento pagine, al dramma di questo professore quarantenne che si chiede il perché di questo fatto e soprattutto perché lui è stato lasciato in vita.

Cerca di scoprirlo anche la polizia e il ministero, ma con tesi e ipotesi strampalate.

Il professore invece rivede a ritroso il suo rapporto con Vitaliano, soprattutto nell’ultimo anno. Vitaliano è quello che si potrebbe definire un “bello e dannato”, con il quale però il professore sembra essere l’unico ad avere aperto un canale di comunicazione. E di questo ne sono consapevoli anche i suoi colleghi professori e gli altri studenti della classe, alcuni dei quali dapprima sospettati di complicità nella strage, una complicità esistente soltanto agli occhi di una polizia fredda e burocratica.

Il libro si snoda tutto su questo dramma, il dramma di un sopravvissuto a un evento altamente traumatico e le sue riflessioni sul mondo della scuola e sul rapporto con gli studenti, anzi con la gioventù che rappresentano.

Il filane è banale, forse come tutta la storia.

A dire la verità, essendo io stesso sopravvissuto a un evento traumatico (con il correlativo “disturbo da stress post traumatico“), non mi sono riconosciuto molto nel protagonista, ma probabilmente ognuno reagisce a modo suo.

Pubblicato nel 2005, il libro ha vinto il premio Campiello.

Consigliato: dipende. Non è un poliziesco, è un’indagine, ma nella mente.

1 agosto 2021 Posted by | Libri | | Lascia un commento

Una cosa che non sopporto…

… è il menefreghismo.

Ma ancora di più, quando il menefreghismo sconfina nell’irresponsabilità e nell’incoscienza.

E quando l’irresponsabilità e l’incoscienza vengono tenute nei confronti dei propri famigliari, allora la cosa mi fa imbestialire.

Roba da mandare tutti affanculo e andarsene via, il più lontano possibile.

22 luglio 2021 Posted by | Storie ordinarie | | 6 commenti

A volte penso…

… a quante cose avremmo potuto fare insieme.

Anzi, a quante cose avremmo potuto condividere insieme, che è diverso.

21 luglio 2021 Posted by | Ricordi, Rimpianti | , | 2 commenti

Ciao Raffaella

C’era una volta un’Italia più povera, più bacchettona, più rurale, quasi pezzente, dove poteva capitare che una famiglia povera (la mia) abitasse accanto a famiglie ancora più povere e fosse l’unica ad avere un televisore.

E allora poteva capitare che al sabato sera ci si ritrovasse tutti su un divano mezzo sfondato a guardare la televisione e quando c’era lei era sempre una festa.

E lei era Raffaella Carrà, la ballerina/presentatrice bionda verso la quale mai ho sentito pronunciare dalle donne che la guardavano una parola di critica o di disapprovazione.

Ci sono persone che diamo per scontato che ci saranno sempre; anche se scompaiono dalla scena per lungo tempo, sappiamo che esistono, pronte a tornare alla ribalta. Una di queste è stata sicuramente Raffaella, che con il passare degli anni è diventata ancora più bella e affabile, sempre con il sorriso sulle labbra, mai saccente.

Mi piace ricordarla così, in versione maghella e nello splendore dei suoi quarant’anni.

19 luglio 2021 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie | | 2 commenti

Il cervello non ha età (3)

Parte seconda: il cervello pensante. La memoria.

Non pensate che nel cervello esista un unico sistema mnemonico, come un singolo hard disk. Il cervello è più simile a un laptop di alto livello dotato di venti o trenta hard disk separati e ciascun sistema ha il compito di elaborare uno specifico tipo di memoria. I sistemi comunicano tra di loro, ma non si sa in che modo.

Abbiamo per esempio la memoria dichiarativa, chiamata così perché si tratta di ricordi facili da dichiarare, che a sua volta è suddivisa in memoria semantica e memoria episodica. E poi c’è la memoria procedurale (quando mi siedo in auto per guidare, compio meccanicamente una serie di azioni, quasi senza accorgermene).

Una cosa che hanno in comune tutti i sistemi mnemonici è che si formano a partire da esperienze apprese.

La memoria semantica, una di quelle che serve a ricordare i fatti, non si deteriora con l’età, anzi, l’accesso al suo database aumenta con il passare degli anni.

Nemmeno la memoria procedurale si logora troppo in fretta, che rimane più o meno stabile.

Insomma, gli anziani hanno un cervello pieno di esperienze alle quali attingere e hanno un processo decisionale più ponderato e meno impulsivo: è più lento perché devono soppesare diverse alternative. Tutto questo potrebbe chiamarsi saggezza.

Peccato però che non tutti i sistemi mnemonici si mantengano bene con l’età.

La memoria di lavoro (in passato definita memoria di breve termine) non è semplicemente un deposito temporaneo di informazioni; è invece uno spazio dinamico, con componenti che hanno funzioni diverse.

I deficit della memoria di lavoro possono rivelarsi nei modi più imbarazzanti: si perdono le chiavi, ci si dimentica di quello che si stava per dire o per fare o si perde il filo. Il deterioramento può essere drammatico: tra i venti e i trent’anni si ottiene un punteggio di 0,6; a quarant’anni il punteggio è 0,2; a ottanta è di -0,6.

E c’è anche da dire che le abilità della memoria di lavoro sono ereditarie.

Anche la memoria episodica peggiora con l’età: tra i venti e i settant’anni c’è un calo del 33%. La memoria episodica unisce due elementi: le informazioni che vengono richiamate e il contesto a cui queste informazioni vengono riferite. Quest’ultimo elemento appartiene esclusivamente alla memoria episodica e prende il nome di memoria sorgente ed è proprio quest’ultima che viene messa fuori combattimento.

In un esperimento, alcuni soggetti giovani e anziani dovevano guardare delle persone che tenevano dei discorsi. In seguito è stato chiesto di richiamare alla mente i contenuti dei discorsi, poi di abbinarli alle persone che li avevano esposti. Giovani e anziani erano entrambi in grado di ricordare i contenuti (memoria semantica), ma per gli anziani era molto più difficile individuare la persona che li aveva pronunciati (memoria sorgente). A livelli acuti, siamo in presenza delle caratteristiche distintive dell’Alzheimer.

Che fare allora?

Tornare a scuola, sperimentare qualcosa di nuovo, acquisire l’abitudine dell’apprendimento permanente. Un cervello anziano è perfettamente in grado di apprendere cose nuove, ma per farlo occorre immergersi in ambienti dove si impara, tutti i giorni.

Occorre impegnarsi. O attraverso l’impegno ricettivo (imparare qualcosa passivamente, con rilassatezza), ma soprattutto con l’impegno produttivo (confronti attivi, stimolanti, persino aggressivi).

Anche insegnare ad altri è utile, imparare lingue nuove, praticare musica, lettura intensa, fare esercizio fisico e meditazione; dormire a sufficienza, mangiare sano e frequentare buone compagnie (vabbe’, qui cadiamo nel buonsenso…).

E, dulcis in fundo, stare alla larga dagli schermi a luce blu dei dispositivi elettronici (ettepareva…).

5 luglio 2021 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 1 commento

Troppo buoni…

C’è un proverbio che gira dalle mie parti che si può riassumere così: “a essere troppo buoni si finisce per essere coglioni“.

Vorrei sostenere che non è così e che essere buoni (sottocategorie: corretti, educati, rispettosi delle regole, ecc.) alla fine paga, ma spesso è il contrario.

Gli altri se ne approfittano di questa inaspettata bontà, finché non si reagisce, sempre con le buone maniere, ma in maniera decisa, ponendo un aut aut: o così o niente.

Allora l’interlocutore ha un guizzo, perché non si aspettava quella reazione da un buono e si rimette in carreggiata.

E tu avresti voglia di dirgli: “dovevi proprio spingermi a questo livello per darti una mossa? Coglione!

4 luglio 2021 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 2 commenti

Il cervello non ha età (2)

Parte seconda: il cervello pensante. Lo stress.

Quando siamo stressati, il corpo riversa grandi quantità di ormoni nel sangue, che stimolano il sistema cardiovascolare, incrementando il battito cardiaco, alterando la pressione sanguigna e sovraccaricando di ossigeno i muscoli. Ma il corpo recluta anche un altro ormone: il cortisolo, che prende di mira l’ippocampo, che detiene in custodia alcuni tipi di memorie. E’ l’ippocampo che decide quando interrompere la secrezione di cortisolo, quando la minaccia è passata, perché se la sua presenza si protrae più del necessario, l’ormone dello stress inizia a danneggiare l’organismo, cervello incluso.

Il cortisolo è normalmente alto al momento del risveglio (in passato dovevamo difenderci dai predatori) e poi, se c’è calma in giro, si abbassa: il calo può essere anche dell’85%.

Questo sistema è concepito per affrontare uno stress di breve durata. Il problema della società moderna è che si può rimanere ingabbiati in situazioni stressanti che durano anni. L’esposizione a uno stress incessante può generare disturbi depressivi e disturbi d’ansia, che sono veri e propri collassi dei sistemi cerebrali.

Intorno ai quarant’anni i livelli di base del cortisolo iniziano a innalzarsi, smettendo di seguire l’andamento alto/basso/mattino/sera e scivolano verso l’alto. Non rispondiamo più rapidamente o energicamente alle minacce e non ci calmiamo più rapidamente una volta che la minaccia è passata.

Se alcuni ormoni rimangono in circolazione nel sangue, come il cortisolo, possono generare malattie che colpiscono tutti gli anziani: diabete, osteoporosi, disturbi vascolari.

Il cortisolo può anche danneggiare specifiche aree del cervello, come l’ippocampo. Quando troppo cortisolo resta in circolo troppo a lungo, può distruggere il tessuto ippocampale, causando l’atrofizzazione dell’organo. Alcuni neuroni muoiono e in questo consiste il danno cerebrale prodotto da un eccessivo stress. E i neuroni che non muoiono possono perdere la capacità di connettersi tra loro.

Un altro bersaglio dell’aggressione del cortisolo è la corteccia prefrontale, implicata nella pianificazione, nella memoria di lavoro e nello sviluppo della personalità, con danni rilevanti a queste funzioni. Si stenta a tenere a freno le emozioni e si entra in un continuo stato emotivo di “combatti o fuggi”.

Una strategia per affrontare questa situazione è quella della mindfulness, cioè una serie di esercizi contemplativi attraverso i quali concentrare il cervello sul presente, anziché sul passato o sul futuro. Gli esercizi hanno due componenti principali. Il primo è la consapevolezza del presente, prestando attenzione ai minimi dettagli di qualsiasi cosa stia avvenendo qui e ora, escludendo tutto il resto. Il secondo è l’accettazione, cioè la capacità di non giudicare le proprie esperienze. Detto in parole povere, la mindfulness ha un effetto calmante.

Spandau Ballet – Through the Barricades

3 luglio 2021 Posted by | Libri, Manate di erudizione, Salute, Storie ordinarie | | 1 commento

Central Park

Non posso svelare chi è il vero protagonista di questo romanzo giallo, perché altrimenti darei la chiave di lettura per comprendere tutta la storia, fin dall’inizio (o quasi).

Certo che i gialli di una volta erano diversi (o forse ero io più giovane).

Comunque la “trovata” dell’autrice mi ha spiazzato, e non posso svelarne il motivo, per la stessa ragione di cui sopra.

Secondo me è un buon libro da ombrellone.

Se poi lo si compra con la formula “1+1” lo si paga meno di 5 euro e oggi con 5 euro cosa fai? Manco ci prendi il carrello al supermercato!

29 giugno 2021 Posted by | Libri | | Lascia un commento

Maturità

Oggi è stato il giorno dell’esame di maturità per mia figlia.

Mi sembra ieri che l’avevo fotografata una mattina di settembre del 2008 mentre con uno zainetto più grande di lei stava affrontando il suo primo giorno di scuola.

Ne sono passati di anni, ne sono successe di cose, ne è passata di acqua sotto i ponti (e a volte anche sopra).

Io ho ricordi sfocati del mio esame di maturità.

Ricordo che siamo andati a sostenerlo in città, perché il nostro liceo al tempo era ancora una sezione distaccata.

Ricordo il giorno che ci siamo recati in auto all’esame scritto e ricordo l’attesa fuori dalla scuola, per aspettare gli altri.

Ricordo una grande aula con i banchi separati e nient’altro.

Il mio cervello evidentemente ha resettato un momento che non riteneva poi così importante.

Oggi i ricordi si condividono sui social, le foto, gli in bocca al lupo, tutto viene condiviso e forse rimarrà più a lungo nella memoria.

Si apre una nuova stagione di vita, con nuovi traguardi da superare e nuove mete da raggiungere.

Lungo la strada della vita.

22 giugno 2021 Posted by | Notti insonni, Scuola, Storie ordinarie | , | 2 commenti