Rosaura alle dieci

“La storia di un delitto raccontata da cinque diversi protagonisti” recita la quarta di copertina e ovviamente ognuno la racconta da una prospettiva particolare, cosicché lo stesso fatto assume un significato diverso e ogni testimonianza ci rivela una verità diversa dalle altre, che sono anche loro verità, ma differente.
E così anche le persone e le relazioni tra di loro, che non sono proprio come sembrano.
Difficile dire di più, bisogna leggerlo e scoprire chi è Rosaura…
Non avevo mai sentito parlare di questo scrittore argentino, ma è stata una piacevole sorpresa.
P.S.: il libro mi è stato regalato da una dolce fanciulla proveniente al di là del mare, oltre l’orizzonte delle terre abitate, laddove vivono misteriose creature che si mostrano soltanto nelle notti di luna piena…
1984

Ho appena terminato di leggere 1984 di George Orwell.
Non ricordavo se l’avevo letto negli anni del liceo (ricordo meglio La fattoria degli animali, che voglio comunque rileggere), per cui l’ho preso in prestito dal sistema bibliotecario regionale.
Devo dire che l’ho trovato noioso; sono sopravvissuto soltanto perché volevo vedere come terminava, ma è stato una delusione.
Non è che io non apprezzi i cosiddetti romanzi distopici (ho letto l’Ancella, la Trilogia della città di K), ma questo mi è sembrato molto “datato”, la prosa piatta, la trama banale, a tratti ho anche perso il filo.
Le ultime 10-15 pagine le ho leggiucchiate “a sbalzo”, perché ormai la storia era finita e venivano esposte le regole del nuovo dizionario.
Nell’ultimo elenco che ho visto figura nei 100 libri da leggere e non c’è La Chimera di Vassalli.
Incredibile.
Forse non l’ho capito…
Arieccheme
Non sono emigrato in Uzbekistan.
Non sono diventato trumpiano, né vannacciano.
Non mi sono sciolto ai 40 gradi e passa dell’estate padana.
Sto tornando…
(e non è una minaccia)
TANTA ANCORA VITA
Dopo tre storie da “cinque stelle”, di questa sinceramente non ne sentivo il bisogno.
320 pagine di elucubrazioni (che poi non sono altro che ragionamenti, riflessioni, meditazioni) sulla depressione, sulla guerra, sul rapporto madre-figlio (quando il figlio non c’è più), moglie-marito (quando il marito se n’è andato), madre-madre, eccetera.
Gioca un po’ con i nomi, con le figure retoriche, ma leggendo la quarta di copertina mi aspettavo di più, soprattutto da una che ha scritto le tre precedenti storie citate.
Forse sono io che non l’ho capito, può darsi, ma pazienza, sarà per la prossima volta.
P.S.: sono in pensione dal 1° luglio. Non ho ancora ben capito dove sono, per cui rimando i commenti alla prossima volta.
Estate. Promessa e nostalgia

Forse al termine “promessa” avrei preferito “illusione”.
Nel senso che non è l’estate che promette, siamo noi che ci illudiamo. Graviamo l’estate di responsabilità eccessive e poi la facciamo sentire responsabile dei nostri fallimenti. Perché al di là del caldo, dei colori, delle feste e dei sapori, quando l’estate finisce non termina soltanto una stagione; rimane il senso della fine di un tempo, di un altro anno trascorso senza che si siano avverate tutte le nostre aspettative e allora i ricordi diventano rimpianti e possiamo segnare un’altra crocetta sul calendario della vita.
Ho pochi ricordi belli delle mie estati, anzi se devo essere sincero, frugo nella memoria ma non ne trovo nemmeno uno.
All’inizio dell’estate mi sentivo un po’ più solo, soprattutto quando andavo a scuola. Poi sono arrivate le estati del lavoro, delle ferie di fine agosto e dei rientri a settembre, senza mai avere combinato nulla di diverso dal solito, nulla che valesse la pena di essere ricordato; nulla che avesse lasciato anche un piccolo segno nei ricordi. E poi sono arrivate le estati con la famiglia, che fra poco lasceranno il campo alle estati da pensionato.
Non so, ma a volte ho l’impressione di avere perso intere stagioni della mia vita…
P.S.: questo è il primo dei libri che leggo della serie delle stagioni. Se mi lascia così quello dell’estate, figuriamoci gli altri…
Nord vs. Sud
Recentemente sono rimasto scandalizzato dopo avere frequentato un reparto di un grande ospedale di una grande città del Sud.
Eppure ho esperienza pluridecennale di frequenze di strutture per anziani, disabili, malati psichici, che in genere non godono di buona fama.
Ma le condizioni che ho visto in questo ospedale le superavano tutte.
Mi sono quindi chiesto: ma com’è possibile che nel 2026 dei cittadini possano tollerare una cosa simile? Se fosse accaduto al Nord, avrebbero già messo in galera mezza USL. E vogliamo parlare dei NAS? Qui verbalizzano la presenza di una ragnatela in un angolo di una stanza (giustamente) e in quel caso? Ne avrebbero disposto la chiusura immediata: condizioni igieniche scandalose; nessuna privacy; spazi ridottissimi; puzza; dipendenti chiaramente insufficienti.
Una cosa veramente scandalosa.
Poi mi sono fermato a riflettere.
Questa è la logica conseguenza non solo della mala gestione delle risorse pubbliche, ma anche dello spostamento delle risorse dal pubblico al privato, e non intendo soltanto nel settore sanitario.
Tutte le volte che faccio un lavoro in nero, non chiedo una fattura, ecc. provoco una minore entrata nelle casse del pubblico (sia lo Stato, la Regione, il Comune) di risorse destinate ai servizi pubblici.
Questo contemporaneamente comporta una maggiore disponibilità di risorse al privato, il quale evidentemente le indirizzerà a soddisfare i propri bisogni.
E infatti a un certo punto mi sono soffermato a osservare i visitatori dei pazienti: in larga parte gente ben vestita, con cellulari all’ultimo grido, che discutevano tra loro di vacanze, ristoranti, feste, ecc. E’ anche una questione di mentalità, indubbiamente rafforzata da esempi di politici/amministratori alquanto inefficienti (per non dire ladri).
Non che al Nord siamo tutti virtuosi, ovviamente, ma a questi livelli finora non siamo scesi.
E speriamo di non scendervi mai.
Le cose che si muovono

Ieri ne ho avuto la prova: le cose si muovono spontaneamente.
Sapevo che questa cosa accade per i libri: quando decidono che è arrivato il momento di essere letti, si mettono in mostra e tu te ne esci con un “ho appena finito questo libro e ho proprio voglia di iniziare quest’altro!” In realtà non è che hai deciso tu volontariamente, è il libro che ti ha spinto.
Ebbene, ieri sera ho avuto la prova che questo fenomeno riguarda probabilmente tutti gli altri oggetti.
Era da qualche mese che cercavo di recuperare un vecchio articolo letto su una rivista uscita negli anni ottanta che ho conservato: Panorama Mese, un mensile collegato al settimanale Panorama, quando era ancora un giornale serio e non il bollettino del berlusconismo come ora. Trattasi proprio del numero di cui riporto sopra la copertina (novembre 1982).
E’ un articolo in cui si racconta di un esperimento compiuto negli anni sessanta in un monastero benedettino messicano: una squadra di psicanalisti entrano in contatto con i monaci di clausura e, dopo diverse traversie, l’esperimento termina con le contumelie del Vaticano e i monaci che abbandonano il convento e si fanno una vita diversa, lavorativa e sentimentale (detto in poche parole).
Comunque, spinto dal desiderio di rileggere quell’articolo, che mi aveva colpito già all’epoca (parliamo di 44 anni fa, mica ciufoli), ho cercato in cantina dove mai potessero essere sepolte quelle vecchie riviste, senza successo. Mi era anche venuto il dubbio di averle buttate e avevo quasi deciso di smettere la loro ricerca, quando eri, sceso in cantina per prendere l’acqua, lo sguardo mi cade su un ripiano di uno scaffale e cosa vedo? le riviste stanno lì, tutte impilate in bella mostra, con sopra altri libri ma perfettamente visibili e riconoscibili.
In prima battuta uno si chiede: m come ho fatto a non vederle prima?
Semplice: perché prima non c’erano.
Hanno deciso loro quando farsi trovare, perché gli oggetti mica stanno fermi dove noi li depositiamo.
Eh no, sarebbe troppo semplice. Gli oggetti si muovono per conto loro, quando decidono di rimanere nascosti oppure quando decidono che è il momento di farsi trovare. Sono sicuro che si muovono quando nessuno li vede, perché altrimenti ecco che subito la gente griderebbe al soprannaturale, perché noi cerchiamo sempre la spiegazione più semplice ai fatti, non la più razionale.
Detto questo, mi sono riletto l’articolo e ora sono soddisfatto.
P.S.: forse avrei bisogno anch’io di uno psicanalista?
Naaaaaaaaa…
1° aprile

Oggi è stato il mio primo giorno da ex Direttore (e non è un pesce d’aprile).
Nella targhetta accanto alla porta ho lasciato il mio nome e ho tolto il “titolo”.
Avrei voluto mettere un “EX” accanto al “titolo”, ma poi ho pensato che era meglio evitare pinzillacchere.
Durante la cena le donne mi hanno chiesto cos’avevo fatto durante la giornata.
Poco.
Un colloquio con un fornitore di software, la ricerca di alcuni documenti (non trovati), la lettura delle mail, ma tutto molto ovattato, molto soft.
Così quando sono uscito dall’ufficio ho pensato che sarà dura trascorrere tre mesi così.
Ragion per cui ho pensato di portarmi questo e di iniziare l’avventura (mi ha sempre affascinato, anche se non so il perché).
A meno che non trovino qualche lavoretto da farmi fare…
No, no, no e ancora no!

Inaspettato (almeno per me) il risultato del referendum sulla giustizia della settimana scorsa.
Inaspettata anche l’affluenza, decisamente in controtendenza rispetto alle ultime elezioni.
Il risultato ha determinato le dimissioni di alcune tra le persone più indifendibili, che comunque non rappresentavano nemmeno la punta dell’iceberg, perché l’iceberg è mooooooolto più profondo.
Non ho avuto il tempo di leggere analisi sul voto, su chi è andato a votare, se votava anche prima, se ha votato a caso o con cognizione.
Ci sarà tempo per farlo.
Intanto voglio fare due considerazioni.
Il risultato del referendum non è un testa a testa, come qualcuno di centro destra ha affermato in tv. E’ un risultato che rispecchia quello del 1946: Repubblica (54,3%) vs Monarchia (45,7%).
Seconda considerazione: ora si prevede una risalita delle “quotazioni” del centro sinistra, galvanizzato dal voto.
Spero tanto che, com’è solito fare, non disperda (sputtani) la fiducia che ogni tanto gli elettori gli affidano. Che non si mettano a litigare “il capo lo faccio io”, “no lo voglio fare io”, ecc. E soprattutto che si confrontino e litighino anche – se proprio non ne possono fare a meno – ma su temi e problemi concreti, reali: come scovare gli evasori fiscali, come fare tornare in Italia i giovani che se ne sono andati all’estero; come chiudere le pseudo aziende che si reggono sul lavoro nero o sotto pagato, tanto per citarne solo alcuni.
Staremo a vedere…
Passi

Non sto parlando dell’app di Apple sull’aifon che misura i passi e che fa tutte le statistiche per dimostrarti che sei un pigrone.
Parlo dei passi che devo compiere nei prossimi mesi per arrivare all’agognata pensione, dal 1° luglio.
A fine mese termina il mio incarico di direttore e poi mi dedico all’affiancamento al mio sostituto.
E poi inizierò a organizzare l’ultimo periodo della mia vita.
Mi piacerebbe avere davanti almeno una decina di anni prima di diventare rincoglionito.
Poi mi piacerebbe non vivere troppo a lungo nel rincoglionimento.
Ma entrambe le cose non sono nella nostra disponibilità.
Per cui facciamo un passo alla volta…


