Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Orgoglio e pregiudizio

Pur sembrando un romanzetto “leggero leggero”, questo libro di Jane Austen mi ha intrigato fin dall’inizio e proseguendo nella lettura mi sono accorto che è uno di quei libri da rileggere, per apprezzarne appieno tutte le sfumature (quando sarò un vecchietto pensionato non ancora rincoglionito lo farò sicuramente).

Per il modo com’è scritto, per la costruzione dei personaggi, per i dialoghi, per le descrizioni dei luoghi.

Orgoglio e pregiudizio è un romanzo piacevole, a tratti spiritoso.

Prendiamo per esempio come Elisabeth (la protagonista del romanzo) liquida un suo spasimante particolarmente asfissiante.

Era ormai assolutamente necessario interromperlo.

– Voi siete troppo frettoloso, signore – esclamò lei. – Dimenticate che non vi ho dato alcuna risposta. Permettetemi di farlo senza altro indugio. Accettate i miei ringraziamenti per il complimento che mi fate. Comprendo l’onore della vostra proposta, ma mi è assolutamente impossibile fare altro, se non declinarla.

Ma lui insiste e allora lei replica.

– In fede mia, signore, – esclamò Elisabeth, – la vostra speranza è davvero straordinaria, dopo quanto vi ho detto. Sono molto seria nel rifiutarvi. Voi non mi rendereste felice e sono persuasa di essere l’ultima donna al mondo che potrebbe rendere felice voi.

Pensate che lui abbia capito e che finalmente desista? Certo che no, anzi, pensa che lei scherzi e allora Elisabeth è costretta a una controffensiva.

– Ma insomma, signor Collins – esclamò Elisabeth un po’ accalorata, – mi imbarazzate moltissimo! Se quello che ho detto fino ad ora può sembrarvi un incoraggiamento, non so come esprimere il mio rifiuto in modo da convincervi che si tratta veramente di un rifiuto.

Elisabeth è forse un po’ l’autoritratto della piccola Jane, che scrisse questo romanzo all’età di ventun anni e ne aspettò ben sedici prima che fosse pubblicato, nel 1813, temendo che fosse “un po’ troppo leggero, e brillante, e spumeggiante…

Ed è fin dalle prime pagine che ho provato uno spontaneo moto di simpatia verso l’autrice e i personaggi che ha creato in questa deliziosa storia.

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16 aprile 2019 Posted by | Libri | | 2 commenti

La memoria rende liberi

Adoro, ammiro e rispetto profondamente Liliana Segre.

La sua forza tranquilla, la sua semplicità e chiarezza nel raccontare, la sua lucidità nel ricordare i momenti più terribili della sua esistenza e contemporaneamente i più belli, come quelli legati al papà.

Nata nel 1930, nel 1938 ha subito le leggi razziali (“Il 15 settembre 1938 ho smesso di essere una bambina come le altre“), che l’hanno allontanata dalla scuola e progressivamente dalle cose della vita, finché nel 1943 viene arrestata dopo un tentativo di espatrio in Svizzera e l’anno successivo viene deportata con il papà ad Auschwitz-Birkenau, con un viaggio in treno di una settimana.

Arrivata lì, è stata separata dal papà, che non ha più rivisto ed è stata una delle poche a sopravvivere all’infermo del campo di sterminio (non si chiama campo di concentramento, si chiama proprio campo di sterminio).

E quando è tornata in Italia si è accorta che nessuno voleva sentire la sua storia e lei non aveva voglia di raccontarla e ha attraversato gli anni bui della depressione, fino a prendere coscienza della sua vita (“Ho provato, con silenzio, a dimenticare di essere ebrea, ma oggi so che non è possibile. Non si può smettere di essere ebrei“).

Liliana Segre, come (purtroppo) pochi altri fa parte di quella coscienza collettiva che sta scomparendo.

Quella coscienza che ci dice che il motto “italiani brava gente” è una stronzata, perché ne abbiamo combinate di cotte e di crude (da ultima, proprio l’invenzione del fascismo, mica ciufoli).

Me lo sono letto tutto nella giornata di oggi questo libro, perché non sono riuscito a staccarmene (se non per cucinare due linguine con cozze e vongole, ma proprio per tacitare lo stomaco, ecco).

Dieci euro ben spesi (i diritti d’autore di Liliana Segre sono devoluti alla Onlus Opera San Francesco per i poveri).

 

14 aprile 2019 Posted by | Libri | | 2 commenti

Le regole del commercio

“Papà, sei andato a scuola, in segreteria?”

“Sì”

“Hai parlato con una signora bionda?”

“No”

“Con una bruna con i capelli corti e le tette di fuori?”

“Sì”

“Ecco. E’ sempre così: tette fuori, pantaloni attillati, maglietta corta…”

“Evidentemente può permetterselo”

“Ma che dici! Non hai visto che ha il naso storto?”

😮

“No, non me ne sono accorto. Mica ho guardato il naso…”

“Perché?”

“Sono le regole del commercio, piccola: bisogna sempre esporre la merce migliore!

13 aprile 2019 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 8 commenti

Esito!

Nel giorno in cui tutti stanno a testa in su per vedere il buco nero (che poi basterebbe guardare nei nostri conti correnti… a parte quello del cavaliereerrante, ovviamente!), io stavo invece a testa in giù, a leggere il referto della risonanza magnetica: “Non segni di recidiva. Non adenopatie. Invariato il resto“.

Tre righe, tre scarne righe che sognificano: va tutto bene.

Anche se hai fatto training autogeno per scacciare l’ansia, un po’ te ne resta sempre appiccicata.

E’ impossibile spiegare cosa si prova negli istanti che precedono l’apertura della busta: improvvisamente sembrano scomparire tutte le certezze avute fino a un momento prima e si resta come sospesi… in un buco nero.

Comunque possiamo dire che anche stavolta è andata.

E domani torniamo al lavoro (‘tacci loro…).

Foreigner – I Want To Know What Love Is

11 aprile 2019 Posted by | Salute, Un po' di me | , | 8 commenti

Però…

… me dovete lassa’ lamentare un po’!

Sono terminate le mie sedute dalla psicologa.

M’ha detto che ho superato le mie paure, le mie ansie, le mie inquietudini, le mie angosce.

La mia porta è sempre aperta – m’ha detto – ma ora lei può volare!

In realtà io non so nemmeno come sarà l’esito della risonanza magnetica che devo ritirare giovedì, altroché volare…

Potrebbe anche contenere una (brutta) sorpresa.

Ci pensavo in questi giorni, che sul lavoro ho dovuto affrontare qualche problema un po’ spinoso: “E se giovedì mi dicessero che c’è qualcosa che non va?

Ma il mio ottimismo in realtà mi porta a credere (non sperare, credere) che sia tutto a posto e per festeggiare il (buon) esito nel pomeriggio la piccola (si fa per dire) mi ha già prenotato per un viaggio in città (“A fare un giro” dice l’imbrogliona) che sarà quello sì un brutto momento per la mia carta di credito!

Arrivederci a giovedì!

Sai che è un attimo

9 aprile 2019 Posted by | Un po' di me | | 4 commenti

Simone

Certo che la tecnologia può essere protagonista di immense stronzate, ma può anche essere strumento di enormi potenzialità.

Senza tecnologia, per esempio, non avremmo di certo assistito a questa discussione tra un ragazzo di quindici anni del quartiere Torre Maura di Roma, Simone, e un manipolo di fascisti che pensavano di vincere facile e invece ne sono usciti con le ossa rotte.

E immediatamente il ragazzo è diventato un eroe, perché con calma, con coraggio, con chiarezza, educatamente e senza dire manco una parolaccia ha tenuto testa al manipolo di fascisti.

E uno si chiede: cazzarola, ma non dovevano esserci i soloni del centro sinistra lì in mezzo alla povera gente esasperata, a dire che le guerre tra poveri sono una enorme minchiata, perché gli avversari sono altri, sono gli evasori fiscali, sono le organizzazioni criminali, sono i politici che fomentano l’odio.

Questo ragazzo, inconsapevolmente, ci ha dato una grande lezione.

Quanta strada dobbiamo ancora fare…

6 aprile 2019 Posted by | Politica | | Lascia un commento

Dieci candeline

Domenica 31 marzo la mia auto ha compiuto dieci anni.

Per l’occasione, le ho fatto fare un restyling dal carrozziere, per sistemare qualche piccola bottarella e qualche acciacco dovuto all’età. Ora sembra quasi nuova, e dopo la revisione biennale e il tagliando, siamo a posto.

Penso che la terrò per almeno altri due anni.

Primo, perché non ho nessuna voglia di cambiarla (cioè di spendere soldi).

Secondo, perché non saprei quale altra auto comprare (tenendo conto che non voglio spendere soldi, e la cosa appare un po’ difficile).

Terzo, perché non vedo la necessità di cambiare un’auto che ancora funziona (spendendo soldi).

Quarto, perché l’anno prossimo già dovrò comprare l’auto per mia figlia (e allora sì che dovrò mettere mano al borsellino!).

Dite che sono un po’ tirato?

Naaaaaaa…

(E poi dove la trovo un’altra 4×4 così? Perché a me non bastano due ruote motrici, io necessito di quattro!)

 

2 aprile 2019 Posted by | Un po' di me | , , | 21 commenti

Settimana impegnativa

Ho di fronte una “due giorni” impegnativa.

Domani mattina, un viaggetto di un centinaio di chilometri (più altri cento di ritorno) per la solita risonanza magnetica di controllo. Pranzetto all’uscita dell’ospedale e poi via al lavoro.

Nel pomeriggio discussione impegnativa con l’amministratore: ci sono un paio di questioni di merito e  di metodo che devo assolutamente chiarire. Il succo del discorso è: chi ci mette la firma e la responsabilità decide, e per quanto mi riguarda non accetto interferenze (rectius: rotture di coglioni).

Martedì di prima mattina altra discussione impegnativa con una collega, responsabile di un settore aziendale importante e che secondo me ha inanellato una serie di comportamenti scorretti. Il succo del discorso è: se ti avessi nominata io, ti avrei già sollevata dall’incarico (e “sollevata dall’incarico” è un eufemismo).

Già, perché queste due discussioni toccano due abitudini/comportamenti che oggi sono molto diffusi ma che a me stanno molto sulle palle.

Il primo comportamento è quello di chi pensa di assumere decisioni fuori dalle proprie competenze, scaricandone la responsabilità su chi effettivamente ce l’ha e ci deve mettere la firma (e la faccia).

Il secondo comportamento è quello di chi gestisce il personale affidatogli come sacchi di patate, dimostrando non solo scarsa capacità, ma anche scarso rispetto degli altri.

Vediamo come va a finire…

Musica!

31 marzo 2019 Posted by | Vita lavorativa | | 6 commenti

E mo’ chi voto?

Sono anni ormai che il mio voto tiene conto di due variabili:

il programma del partito/coalizione;

le persone candidate.

Non è sufficiente che sia d’accordo con il programma: è anche necessario che i candidati siano “allineati” con quest’ultimo. Se un partito nel programma sostiene di voler combattere l’evasione fiscale e poi candida un evasore, ovviamente non lo voto. Se sbandiera ai quattro venti l’onestà e poi candida un delinquente, non lo voto.

Il 26 maggio nel mio Comune si voterà per le elezioni amministrative.

Allo stato attuale delle cose, dovrebbe ricandidarsi il sindaco uscente (di centro destra) e un altro torbido personaggio che al momento dovrebbe avere anche l’appoggio del Partito Democratico.

Il candidato in questione è un ladro, arrogante, trafficone, ignorante, violento e ha riunito attorno a sé la peggior feccia del paese (PD compreso, purtroppo).

Ergo: non lo voto nemmeno se mi pagano.

Domanda: e allora per chi voto?

Per il meno peggio, turandomi il naso?

Mi astengo?

Non andare a votare è un’opzione che non mi appartiene.

Accettasi suggerimenti, tenchiu. Prometto in cambio maxi fetta di torta della nonna.

27 marzo 2019 Posted by | Politica | | 6 commenti

Le mie risposte alle grandi domande

Sto diventando vecchio (N.B.: non ho scritto “sono vecchio”, ho scritto che lo sto diventando).

La cosa si vede anche dalle fissazioni, dai chiodi fissi che mi prendono.

Per esempio, da tempo, quando mi siedo sul water, mi trovo a pensare: ma l’universo quali confini può avere? Se si espande continuamente, cosa c’è oltre i suoi confini?

E rimango lì a pensare, perché la mia mente non riesce a concepire che una cosa, già immensa di per sé, possa espandersi a una velocità tale che nemmeno possiamo immaginarci.

Come il cacio sui maccheroni è uscito questo libretto, allegato a Repubblica,e  ovviamente me lo sono comprato subito.

Il grande Stephen Hawking ha scritto questo libro nell’anno prima di morire.

Con un po’ d’ironia e tanta pazienza, ci spiega che probabilmente l’universo si è creato spontaneamente dal nulla.

Il Big Bang ha prodotto un’enorme quantità di energia positiva, e contemporaneamente ha prodotto la stessa quantità di energia negativa, che si azzerano a vicenda: l’universo nel suo complesso ammonta a nulla.

E nell’istante del Big Bang ha iniziato a esistere anche il tempo: prima non esisteva.

Le nostre menti finite faticano a comprendere un universo infinito.

Le galassie si allontanano le une dalle altre: basandosi sull’attuale velocità di espansione, tra i dieci e i quindici miliardi di anni fa dovevano essere vicinissime. Probabilmente l’universo ha avuto inizio allora.

Noi viviamo in uno spazio tridimensionale, ma lo spazio di dimensioni ne ha dieci, più il tempo: sette di queste dimensioni sono “compattate”, cioè arrotolate su sé stesse.

Riusciremo a colonizzare lo spazio? Probabilmente sì, anzi secondo Hawking dobbiamo farlo, perché la Terra non può resistere alla pressione alla quale la sottoponiamo, ma i viaggi spaziali saranno difficili per noi: troppo lunghi gli spostamenti interstellari. Il viaggio verso la stella a noi più vicina richiederebbe otto anni e uno fino al centro della galassia cinquantamila.

Ma secondo la teoria della relatività, se si può viaggiare più veloci della luce si può anche tornare indietro nel tempo: parto stamattina e arrivo ieri sera.

Per non parlare poi dei buchi neri. E di tutta la problematica dell’intelligenza artificiale.

Insomma, Hawking avrà anche dato le sue risposte, ma la mia permanenza sul water non si è semplificata di molto (e se potessi tornare indietro…).

Gente metropolitana

23 marzo 2019 Posted by | Notti insonni, Pensieri disarcionati | , , | Lascia un commento