Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Supponiamo che…

… stiate facendo un giro in bicicletta.

E’ mattina presto, il temporale della sera prima ha lasciato l’aria frescolina e voi vi sentite in piena forma per sfruttare questa temperatura ideale.

Percorrete una strada immersa nella campagna adiacente al grande fiume, costeggiate i pioppeti e pedalate con vigore, quasi che la strada fosse in perenne discesa.

A un certo punto vi avvicinate a una vecchia fattoria abbandonata: i rovi hanno invaso il cortile, le finestre hanno i vetri rotti, il tetto spiovente è pericolante e la strada si biforca: un sentiero a sinistra e uno a destra.

Questo non ve lo aspettavate. Bevete un sorso d’acqua dalla borraccia e date un’occhiata alla vecchia casa: no, non è possibile che alla finestra si sia affacciato qualcuno, è un effetto del riflesso del sole, che si sta alzando.

Quale dei due sentieri prendere?

E’ ancora presto per tornare indietro, ma non potete nemmeno allontanarvi tanto.

Osservate l’orizzonte e cercate di capire quale dei due sentieri vi convenga prendere: quello di sinistra o quello di destra?

Cercate di capire se uno dei due si presenti più battuto dell’altro, ma non vedete particolari differenze.

Avete il sole di fronte, la vecchia casa abbandonata a fianco e non sapete quale direzione prendere.

Non ci sono alberi intorno e quindi non c’è nemmeno ombra.

L’unica ombra è quella della vecchia casa, ma sta dall’altra parte rispetto a voi.

Scendete dalla bicicletta, girate intorno alla casa e vi accorgete che l’edificio non proietta alcuna ombra.

“Impossibile” pensate e vi sentite improvvisamente stanchi, come se aveste percorso centinaia di chilometri e non qualche decina. E allora vi appoggiate con una mano al muro della vecchia casa e lo sentite stranamente fresco. Vi verrebbe quasi voglia di entrare a riposarvi.

Perché no? – pensate – Solo qualche minuto.”

Solo qualche minuto…

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4 agosto 2019 Posted by | Racconti, Un po' di me | , | 2 commenti

Bartleby lo scrivano

L’ho visto in libreria, ho letto la quarta di copertina, mi ha incuriosito, l’ho comprato e l’ho letto.

E’ un racconto di una cinquantina di pagine, preceduto da una introduzione di una trentina di pagine nella quale non si capisce una mazza e seguito da una serie di lettere di Melville e una raccolta di interpretazioni del racconto succedutesi in questi ultimi cent’anni.

Il racconto è uscito nel 1853, due anni dopo di Moby Dick, che fu un fiasco colossale.

Passano altri due anni e Melville, insuccesso dopo insuccesso, non viene più considerato uno scrittore, anche se continua a produrre opere di altissimo livello.

Ma chi è Bartleby?

Bartleby è uno scrivano.

E che fa di così strano per scriverci su un racconto?

Si rifiuta di scrivere.

E non solo di scrivere; si rifiuta di svolgere qualsiasi funzione che possa anche lontanamente assomigliare a un lavoro (un po’ tipo Salvini, insomma). Si piazza nell’ufficio dell’avvocato suo datore di lavoro e se ne sta lì, a osservare un muro.

Se gli chiedono qualcosa, risponde sempre allo stesso modo: “Avrei preferenza di no“.

Non esce mai, non parla con nessuno, rimane chiuso nel suo bugigattolo anche quando il suo datore di lavoro, esasperato, trasloca.

Alla fine finisce in carcere, si rifiuta di mangiare e si lascia morire.

Terminata la lettura mi sono ovviamente chiesto quale fosse il senso del racconto.

Cerca e ricerca, alla fine mi sono detto che forse dovevo cercarlo in me stesso, in quello che mi aveva lasciato.

Bartleby è persona mite, parca, umile, inespugnabile, che non si ribella a quello che gli capita, ma che è estremamente determinata a mantenere la sua (inspiegabile) posizione: è la coerenza fatta persona.

Lascia dietro di sé un mistero che si insinua nel lettore, che se lo porterà dietro per un bel po’ di tempo.

In fondo, la letteratura è anche questo.

29 luglio 2019 Posted by | Libri | , | 3 commenti

Spazio e mente

Due cose attirano la mia attenzione in questo periodo.

Una è lo spazio, inteso come universo: quando e come è iniziato? Dove finisce? No, non finisce, si espande continuamente a una velocità inimmaginabile. Ma al di là cosa c’è? Niente, perché non c’è spazio, non c’è tempo, non c’è un c…avolo!

La seconda cosa che mi ha sempre affascinato è la mente, anzi, il cervello, perché le due cose partivano da due piani diversi. Ma mica i cervelli normali, no. Mi attirano i cervelli un po’ bacati, quelli che fanno cose strane (sarà perché pure io sono un po’ bacato?).

Così qualche giorno fa, bighellonando in libreria all’Ipercoop di Modena (che ci stavi a fare all’ipercoop di Modena? vi chiederete voi. Cavolacci miei) mi sono imbattuto in questo libro e l’ho comprato.

Al momento ho letto soltanto qualche decina di pagine, ma ho scoperto una cosa interessante: in psichiatria ha preso sempre maggiore importanza il concetto di quantità, cioè la considerazione che esiste una continuità tra i segni iniziali di un disagio e la malattia mentale.

Per esempio: l’ansia è una percezione che scatta quando si devono affrontare situazioni nuove. L’ansia attiva l’attenzione e le capacità mentali. Il battito del cuore accelera per fornire più energia ai tessuti. Si tratta di un’ansia buona, ma se aumenta in maniera sconsiderata diventa angoscia e allora si sprofonda in un tunnel nel quale manca il respiro, la mentre si blocca, si rimane immobili, incapaci di qualsiasi pensiero o azione.

Quindi, cos’è il disturbo mentale? E’ un’alterazione quantitativa di una caratteristica propria della mente, che non è più in equilibrio con le altre.

Almeno così credo di avere capito.

Buona settimana.

7 luglio 2019 Posted by | Libri, Un po' di me | , | 3 commenti

Sto qui…

… anche se non appaio.

Sono periodi convulsi, complicati questi.

Il caldo non molla.

Due settimane fa ho fatto due uscite ravvicinate in bici e poi sono stato chiuso in casa per due giorni con la febbre a 39 e la diarrea (e non dite: riguardati alla tua età!).

Manco il lavoro molla.

Dalla seconda metà di luglio dovrebbe rallentare, permettendomi di fare qualche settimana di ferie.

E poi c’è tutto il contorno che non gira…

Ma quando c’è la salute…

P.S.: comunque mi sono comprato la mautan baic!

2 luglio 2019 Posted by | Salute, Storie ordinarie, Un po' di me, Vita lavorativa | , , , | 8 commenti

Noa

Fatico a osservare questa foto.

Il primo articolo che ho letto stamattina sul giornale è stato quello dedicato alla sua triste vicenda.

Ma la sua foto ha continuato a rimbalzarmi nella mente per tutta la giornata.

Il giornale non accennava a cosa le fosse successo da piccola, che avesse scatenato la sua condizione di sofferenza.

Ma qualsiasi cosa le sia accaduto, per lei deve essere stato talmente devastante da non poterne più reggere il peso.

Io non so “se poteva essere curata”. Non sono un medico e neanche uno psicologo. Sono sicuro che i suoi genitori abbiano tentato di tutto per salvarla, ma forse entrare in contatto con la sua mente era ormai impossibile.

Noa (un nome che ricorda mondi antichi, quasi leggendari) è tornata da dove tutti veniamo: dal nulla o da qualcosa che non sappiamo neppure immaginare. Ora si starà già dissolvendo oppure starà viaggiando verso quel mondo che il suo nome ci fa immaginare fantastico.

In qualsiasi posto sia, si merita tutto il nostro rispetto.

Patty Pravo – E dimmi che non vuoi morire

5 giugno 2019 Posted by | Storie ordinarie | , | 3 commenti

Una questione privata

Avevo letto commenti lusinghieri su questo libro, tanto lusinghieri da farmi quasi vergognare di non averlo letto prima.

E allora l’ho letto, e l’ho finito stamattina, prima della mia uscita in bici (praticamente la prima della stagione, sperando che il bel tempo resista).

Forse non l’ho del tutto capito, ma a me non ha fatto quella gran impressione che mi avevano anticipato.

E’ scritto bene ed è anche abbastanza coinvolgente, ma manca il finale. Alcuni sostengono che effettivamente sia incompiuto, ma già lo stesso fatto che si discuta se il finale sia completo oppure no la dice lunga.

Forse quando è uscito, nel 1963, avrà fatto discutere, perché Fenoglio racconta la resistenza da una prospettiva tutta privata, lontano dall’agiografia ancora diffusa. Racconta anche i limiti e i difetti degli uomini della resistenza, ma oggi è diverso: oggi quei limiti li conosciamo, ma ciò nulla toglie all’importanza di quella rivoluzione popolare, una delle poche della storia d’Italia.

 

3 giugno 2019 Posted by | Libri | | 2 commenti

Ho acquistato un paio di scarpe

Qualche giorno fa ho acquistato un paio di scarpe.

E allora? – direte voi – Tutti compriamo le scarpe!

Sì, ok – rispondo io – ma io ho visto che, essendo finalmente arrivata l’estate, avrei dovuto mettere le scarpe adatte, e mi sono accorto che quelle indossate finora sono rovinate, sciupate, consunte. Quindi ho deciso di acquistarne un paio di nuove, che mi servano per tutta l’estate.

E allora? – obietterete voi – E dove sta la notizia? Tutti compriamo le scarpe nuove quando ci accorgiamo che quelle vecchie hanno ormai fatto il loro tempo!

Sì ok – replico io – tutti voi acquistate tranquillamente le scarpe che vi servono per la stagione prossima. Perché sapete che arriverete in fondo a quella stagione, perché non pensate minimamente che possa accadervi qualcosa che interrompa la vostra “calzata”. Io invece in queste ultimi due-tre anni tutte le volte che mi recavo in negozio per acquistare le scarpe pensavo: “Ma arriverò a fine stagione? Non saranno soldi buttati questi?” e me ne uscivo senza comprare niente. Sono andato avanti così per due-tre anni, stagione dopo stagione. Tutte le volte che mi presentavo in negozio per curiosare mi aspettavo che la commessa mi dicesse: “Allora, si è deciso a comprare qualcosa stavolta?” Ecco, quando ho finito la terapia psicologica, sapete qual è stata la prima cosa che ho pensato? Ora mi compro un paio di scarpe! E l’ho fatto!

Ecco, questo è un piccolo esempio di come a volte io mi senta su un piano diverso rispetto agli altri.

Spesso su un piano parallelo, dove ci si può vedere, ci si può parlare, ma non ci si incontra mai.

Texas – Inner Smile

1 giugno 2019 Posted by | Salute, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 2 commenti

Oggi si vota!

Oggi si vota.

Nel mio paese oltre alle europee si vota anche per l’amministrazione comunale.

E proprio per questa sono state settimane di fuoco.

Il sindaco uscente si ripresenta, con la sua coalizione di centro destra.

Ma il primo a “scendere in campo” è stato l’ex sindaco 2004-2014: allora con il centro destra, ora con una lista civica appoggiata dal PD.

Una parte del PD non  ha digerito questa scelta e ha dato vita a quella che definisce “l’unica lista di centro sinistra”, che candida l’ex sindaco 1995-2004, sconfessato però dal PD provinciale.

Un ritorno al futuro, insomma…

In questa baraonda, il soggetto che ha fatto una figura di m… è proprio il PD. Un manipolo di disperati che bazzicano nelle aule del Consiglio comunale ormai da decenni e che sono rimasti in crisi d’astinenza da poltrona ha pensato di aggregarsi a un pendaglio da forca che ha messo insieme una lista peggio di quella di centro destra (e ho detto tutto). Li conosco bene questi disperati per averci lavorato insieme per anni: è stato anche per merito loro che mi sono ritirato dalla politica.

Un partito non è fatto solamente di idee e programmi, è fatto anche di regole e di persone.

Da Bersani in poi questo PD mi convince sempre meno. E questo è un peccato, perché l’idea di partenza era buona, ma poi il PD è stato scalato da una congrega di farabutti che ha rovinato tutto.

Comunque i programmi di tutte e tre le liste sono delle liste di desideri che rimarranno irrealizzati, perché completamente scollegati dalle reali possibilità economiche del Comune.

Un programma elettorale dovrebbe invece contenere delle scelte e delle priorità, per essere una cosa seria. Se così non è, dovrebbero essere gli elettori a respingerlo per primi, perché altrimenti si riduce solamente a una presa per il culo. E invece tutti a correre dietro a chi promette di più.

E’ proprio vero: gli italiani votano la trippa!

Buon voto a tutte/i.

26 maggio 2019 Posted by | Politica | | Lascia un commento

E’ finita?

Più di una volta mi sono chiesto se fosse finita per me l’epoca del blog.

Vengo una volta la settimana, due se va bene (a volte nemmeno quelle), frequento raramente i blog degli altri, molti dei vecchi amici/amiche se ne sono andati, i commenti sono sempre più rari, così come le visite.

Eppure, malgrado tutto, per me è difficile chiudere tutto.

Su queste pagine (e su quelle precedenti) ho trascorso momenti bellissimi, ho condiviso tanto, ho conosciuto diverse persone (qualcuno anche “di persona”). Ho riso, ho pianto, ho sofferto, mi sono preoccupato e ho gioito.

Ora mi si stringe il cuore quando clicco sul nick di qualche amico/a e salta fuori una pagina non trovata, un blog cancellato oppure rimasto fermo ad anni fa.

Ho iniziato il 26 luglio 2006, quasi tredici anni fa.

In tredici anni ne sono accadute di cose… Ho fatto scelte, alcune giuste, altre sbagliate. Me ne assumo tutte le responsabilità, senza dare la colpa a qualcun altro.

Questo nick mi ha tenuto compagnia nei momenti bui, in quelli difficili, è stato quasi un alter ego che mi ha seguito volontariamente, consapevolmente, costantemente, delicatamente. Come faccio a dargli il benservito?

Io proseguo, può darsi che abbia ancora bisogno di lui…

 

21 maggio 2019 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , | 9 commenti

Socrate, Platone e Aristotele

Niente da dire: sono queste le basi della nostra civiltà occidentale.

Non so se siano migliori o peggiori della altre, ma queste abbiamo.

Non c’è cristianesimo che tenga: quando qualcuno starnazza di recupero delle radici cristiane dell’Europa, dice una enorme minchiata.

Il cristianesimo è stato un prodotto della cultura mediorientale, che non a caso si è sviluppato dapprincipio proprio in Medio Oriente e nell’Africa settentrionale. Soltanto in un secondo momento ha trovato terreno fertile a Roma.

Le nostre radici, il nostro modo di ragionare sono nati con questi tre signori; sono nati in quella terra bagnata da tre mari, frantumata in migliaia di isole e ridotta quasi alla fame.

Noi siamo figli loro.

Questo libretto è una “spruzzatina” di conoscenza di queste nostre radici.

Avessi più tempo (aspetto quota 95 per andare in pensione) mi piacerebbe approfondire il loro pensiero, la loro dialettica, i loro litigi, ma devo annegare nelle scartoffie e pertanto devo accontentarmi di queste poche pagine.

Addaveni’ la pensione…

19 maggio 2019 Posted by | Libri | | 4 commenti