Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Pensa positivo!

ottimismo2Devi pensare positivo!” mi dicono tutti.

Ok.

Vi prendo in parola.

L’operazione chirurgica andrà bene. Estirperanno il tumoraccio e mi rifaranno un nasino nuovo, e io sarò più bello che pria! (non ci vuole molto…)

Porterò a termine le mie terapie con un po’ di fatica, ma avendole già fatte l’anno scorso, sarò in possesso delle “dritte” giuste per affrontarle.

Mi consentiranno di andare in pensione anticipata per motivi di salute con l’anzianità contributiva massima. Passerò le mie giornate a fare soltanto le cose che mi piacciono.

Farò causa all’USL per malasanità e riceverò un risarcimento di centinaia di migliaia di euro, che mi permetteranno di fare le vacanze alle Auai.

Che dite? Va bene così, oppure ho esagerato?

P.S.: dimenticavo. Dato che oggi è partita la batteria dell’auto, la suddetta auto non si guasterà più per i prossimi dieci anni!

26 settembre 2016 Posted by | Salute, sogni | , , | 6 commenti

Le regole del fuoco

le-regole-del-fuocoWeek end di riflessione, questo.

Sono a casa da solo (non voglio che il resto della famiglia cambi le proprie abitudini e i propri progetti per causa mia) e ne approfitto per fare il punto su alcune cose, prima di affrontare una nuova settimana.

Cerco di trovare la forza per affrontare i prossimi mesi. Per rendere il calvario meno duro per i miei familiari. Per riuscire a intravedere una via d’uscita e un ritorno alla quasi normalità, alla vita. Non ho uno Yoda vicino, ma ho diverse persone che mi sosterranno e bisogna che mi ricordi sempre la frase finale: “Non posso crederci”, “Ecco perché hai fallito.

Sempre per non fare del blog una sequela di lamentele, lasciatemi parlare però per un attimo di un libro che ho letto all’inizio di questo mese, Le regole del fuoco di Elisabetta Rasy.

Si sa che io non sono solito leggere i cosiddetti best seller, ma questo mi aveva incuriosito. Devo dire che l’ho trovato un romanzo “onesto”, con una buona caratterizzazione delle due protagoniste. Niente di eccezionale, ma tutto sommato si può leggere, insomma. Le grandi storie sono altre, come questa, che ho letto avidamente nel mese di agosto e della quale ne parlerò presto (perché dobbiamo tornare indietro di uno o due secoli per leggere grandi storie?).

Matia Bazar – Italian sinfonia

 

 

 

25 settembre 2016 Posted by | Libri, Salute | , | 12 commenti

La stupidità obbligatoria

servilismoIn attesa che mi confermino l’appuntamento presso i luminari di questo centro (per salvarmi la pelle e, se possibile, anche il naso), e per evitare di trasformare questo blog in una inquietante sequela di bollettini medici, vorrei parlare di un articolo di giornale pubblicato qualche mese fa e che mi è capitato sotto mano oggi, sistemando delle carte.

L’articolo di intitola La stupidità obbligatoria che affossa le aziende e parla di un libro scritto a quattro mani da due docenti americani di management, non ancora tradotto in Italia.

Cosa dicono i due esperti?

Che un guaio per le aziende è la cosiddetta stupidità funzionale, cioè quella che certi dirigenti tendono a inculcare nella cultura aziendale pur di non avere obiezioni.

Nel breve periodo, questo meccanismo può anche funzionare, perché rende i dipendenti più efficienti e dà certezza che le decisioni verranno messe in atto. Ma nel medio-lungo periodo mina la reattività delle aziende.

Un esempio, studiato approfonditamente, è quello della Nokia, dove vi era una esagerata cultura dell’ottimismo: i quadri non davano cattive notizie per paura di mettersi in cattiva luce; i dipendenti non ponevano domande critiche; nessuno voleva essere considerato un guastafeste. I dipendenti riportavano ai superiori soltanto i successi. L’azienda si impegnò a rispettare scadenze e progetti poco realistici e i prodotti che dovevano contrastare Apple arrivarono sul mercato in ritardo e di qualità non ottimale. Nokia, da leader nel suo settore, perse competitività e nel 2013 Microsoft ne assunse il controllo.

Mi sono tornati in mente i vari dirigenti che ho avuto in azienda: quasi tutti si attorniavano di yes men, e le persone con maggiore spirito critico se ne sono andate. Alcuni di quei dirigenti sono ancora in servizio e a volte si lamentano dei loro collaboratori, non abbastanza “svegli”.

Ma tu – mi viene da ribattere – ti sei scelto i collaboratori svegli o ubbidienti?

Ovviamente hanno scelto i secondi…

Italian sinfonia

22 settembre 2016 Posted by | Salute, Sani principi | , | 18 commenti

Il sole di settembre

nasoNon avevo mai fatto caso più di tanto al sole di fine estate.

L’aria si è rinfrescata, le ombre si sono oscurate, ma il sole – quando non piove – rimane accecante come quello di un mese fa. Ti scalda le ossa, è ancora capace di farti sudare e sarebbe un ottimo compagno per i miei giri in bicicletta sulle nostre colline o nei percorsi lungo il grande fiume.

A quante cose finora non ho fatto caso più di tanto?

Penso e ripenso in un turbine di pensieri che non mi lascia mai, giorno e notte, mattina e pomeriggio, sempre e ovunque.

Ieri sono andato in quell’ospedale dove, se avessi dato retta al mio sesto senso, sarei andato anche l’anno scorso.

La diagnosi è chiara: tumore del setto nasale.

Il percorso terapeutico proposto invece è diverso: prima è necessario intervenire chirurgicamente; soltanto dopo si potrà lasciare campo libero alle ben note terapie radio e chemio.

E come si interviene su un naso messo come il mio? Semplice: togliendolo.

Sì, togliendolo e sostituendolo con una bella protesi, come quella della foto.

Una protesi che, per quanto possa essere forgiata a regola d’arte, non sarà mai come l’originale. E io non so se potrò mai più riconoscermi allo specchio (sempre ammesso e non concesso che riesca a salvarmi, eh?).

Penso e ripenso a tante cose.

Alla mia famiglia, anzitutto, che dovrà sopportare un’altra dura prova.

A me, che non so se riuscirò mai ad accettarmi.

Al mio lavoro, che dovrà interrompersi ancora e non so se potrà mai riprendere.

A quello che non riuscirò più a fare, dire, pensare, perché non so se psicologicamente riuscirò ad accettarmi di nuovo.

Sarà dura, molto dura.

A volte mi sento forte, altre volte mi prende lo sconforto. Vorrei addormentarmi e risvegliarmi tra un anno, quando tutto sarà finito (in un modo o nell’altro). E invece dovrò combattere giorno per giorno.

Mi faccio scaldare ancora un po’ le ossa dal sole di settembre, prima di affrontare un lungo autunno e un buio inverno…

Winter melody

 

18 settembre 2016 Posted by | Salute | | 18 commenti

Quando il gioco si fa duro…

… i duri cominciano a giocare.

aquila

(Se se… facciamo pure gli sbruffoni, eh? anche se ce la stiamo facendo sotto, ma non facciamolo sapere a lui…)

16 settembre 2016 Posted by | Salute | | 10 commenti

Purtroppo…

aquila1… le analisi della biopsia della mia tumefazione non hanno portato alcunché di positivo.

Si tratta di neoplasia (termine che ha usato il medico), cioè, in parole povere, di cancro.

Ancora? Sì, ancora.

Fra un paio di giorni avrò maggiori certezze sulle cause e sulle cure proposte.

Trattandosi di una forma rarissima (così si è espresso il medico) di cancro, sto valutando di rivolgermi a un’altra struttura ospedaliera, dove questa cosa non rappresenti una novità, perché non ho alcuna voglia di fare da cavia.

Ora vado a letto, perché stanotte ho dormito pochissimo, mi sono alzato alle cinque e mezza e sono stato in ospedale dalle otto di mattina alle due e mezza di pomeriggio (80% del tempo trascorso in attesa, ovviamente).

Ovviamente il mio morale è sotto le scarpe. A volte mi viene di mollare tutto, altre volte di lottare. Adesso sono per il 70% in lotta e per il 30% in arresa.

Domani vedremo.

Buonanotte.

 

13 settembre 2016 Posted by | Salute, Storie ordinarie | | 17 commenti

Rientro

faccina-preoccupataDomani si rientra al lavoro.

La domenica ultimo giorno di ferie è veramente una giornata del c…

Ma io quest’anno ho anche trascorso ferie del c…

Sono molto preoccupato. Martedì mi devo sottoporre a una risonanza magnetica e in settimana dovrebbero arrivare i risultati di una biopsia fatta qualche giorno fa.

Sono molto preoccupato.

In famiglia nessuno sa niente, anche perché mi sembra inutile fare preoccupare altre persone per qualcosa che forse (speriamo) alla fine potrebbe trattarsi di niente di grave. Pensano che siano i consueti controlli di routine.

Io invece sono molto preoccupato…

11 settembre 2016 Posted by | Salute | | 56 commenti

Dovremo fare come in Israele?

israeleIeri mi è capitato in mano un articolo di giornale di qualche giorno fa.

Il giornalista raccontava di avere un amico in Israele, conosciuto negli anni ottanta in seguito a una vacanza di lavoro presso un kibbuz. Lui poi era tornato in Italia, mentre quell’altro era cittadino israeliano.

Capirete cos’è il terrorismo – gli diceva – quando avrete paura a salire su un autobus“.

L’amico fece il servizio militare (tre anni) e poi ogni anno un mese di richiamo alle armi, fino a un’età abbastanza avanzata (non ricordo se intorno ai cinquanta o ai sessant’anni, ma non potrei giurarci). L’amico parlava poco delle sue esperienze militari, ma si beccò insulti da ambo le parti: dai palestinesi e dai coloni ebrei, a seconda delle azioni effettuate.

L’amico si sposò e gli raccontava che quando al mattino si andava al lavoro con l’autobus, lui e la moglie ne prendevano due diversi, così in caso di attentato uno dei due si sarebbe salvato; identica cosa per i bambini: autobus diversi anche per la stessa scuola.

Ora, concludeva il giornalista, ho capito cosa intendeva dire che noi (europei) non capivamo cosa fosse il terrorismo e come si viveva sotto l’incubo continuo del terrore: come essere in guerra continua, una guerra in cui il nemico può celarsi sotto al volto normale di uno che ti passa accanto per la strada e a un certo punto estrae un coltello e ti sgozza, oppure si fa scoppiare dentro a un autobus.

Non so se arriveremo anche noi a questo punto, ma mi immaginavo la qualità del servizio militare di leva, quando esisteva: una burla. E immaginavo pure cosa accadrebbe se vi fosse un richiamo alle armi annuale: sarebbero più gli imboscati di quelli in divisa.

No, noi non siamo fatti per combattere il terrorismo; noi siamo fatti per venirne a patti, come abbiamo fatto per decenni con Andreotti, Craxi e compagnia bella. Siamo per aggiustare le cose, mica per risolverle. Siamo eternamente nel mezzo, anche quando non c’è spazio; siamo una costante, enorme via di mezzo.

Che poi, come farebbero marito e moglie a prendere due autobus diversi per andare al lavoro? Già è molto se ce n’è uno! E cosa succederebbe se quelli con il porto d’armi potessero girare liberamente armati, con licenza d’intervenire in caso di pericolo? Succederebbe che nel giro di un paio di giorni ci sarebbero sparatorie da far west, tra vicini di casa che si stanno reciprocamente sui coglioni.

No no, noi non siamo fatti per combattere il terrorismo. Preferiamo scansarci. E che si becchi il colpo qualcun altro…

Spiace ammetterlo, ma è così.

17 agosto 2016 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Storie ordinarie | , | 10 commenti

Quell’odore…

Notte un po’ insonne, quella appena trascorsa.

La colpa è anche un po’ mia, perché mi sono addormentato praticamente quasi subito dopo cena – una cenetta frugale frugale, a base di salmone affumicato biologico norvegese, insalata verde con pomodorini, qualche fettina di salume, una susina e una pesca – con il libro in mano.

Ovvio quindi che alle tre di notte mi svegliassi e non riuscissi più a riprendere sonno.

Così, dopo un po’ di giramenti nel letto, mi sono spostato in cucina e ho letto un capitolo di David Copperfield. Poi verso le quattro e mezza sono tornato a letto e quando alle sei è suonata la sveglia le ho dato una manata e ho proseguito a dormire.

Poco male, perché oggi sono in permesso – a noi malati oncologici ci equiparano ai disabili e ci omaggiano dei tre giorni di permesso mensile – e il programma della mattinata era la bicicletta.

Dopo colazione e dopo avere scarrozzato la piccola all’oratorio, sono partito con la mia Bianchi spillo. Ho optato per un inizio di percorso pianeggiante, per dirigermi poi verso le colline dell’Oltrepò pavese.

granoturcoHo imboccato pertanto la strada verso il Grande Fiume. A distanza di circa un chilometro dal paese, dopo avere attraversato il cavalcavia dell’autostrada – a proposito, avete mai notato che quando percorrete un cavalcavia in bicicletta, la prima parte, cioè quella in salita, è sempre più lunga della seconda, cioè quella in discesa? E la cosa strana è che accade la stessa cosa anche quando lo percorrete nel senso opposto. Mah… misteri della vita… – dopo aver attraversato il cavalcavia, dicevo, è accaduto.

Cos’è accaduto?

E’ accaduto che mi sono ritrovato improvvisamente immerso in un odore, anzi direi in un profumo che mi è entrato nelle narici e ha fatto immediatamente capolino nella mia memoria. In un istante mi sono ritrovato indietro di quarant’anni, sul balcone della casa nella quale ho vissuto la mia adolescenza, a leggere le avventure di Paperino, Topolino, Paperone e via dicendo, che nella prima metà degli anni settanta andavano alla grande in casa mia.

Sono rimasto stupito da questa cosa. Mi sono guardato intorno; sarà stato forse il campo di mais che stava alla mia sinistra, oppure qualche strana erba del campo sulla destra, che sentivo anche allora e che mi ha fatto ricordare quegli anni? Ancora adesso non lo so, ma per qualche centinaio di metri mi sono immerso in quei dolci ricordi, come se si fosse spalancata improvvisamente una porta sul mio passato e sulle persone che allora mi accompagnavano nel corso della vita.

Un paio d’ore dopo e con qualche decina di chilometri nella gambe, ho rifatto la stessa strada per tornare al paese, ma quell’odore, quel profumo non c’era più.

Poco male, è stato bello ugualmente.

11 agosto 2016 Posted by | Notti insonni, Smancerie pseudo-sentimentali | | 19 commenti

Primo!

linguine coda rospoIeri sera, durante una votazione in stile “premio Strega”, Bibùlo2 con 82 voti contro i 69 del secondo classificato si è guadagnato il primo posto nel concorso letterario e la pubblicazione.

Ora attendiamo il contratto di edizione, l’eventuale lifting del testo, le presentazioni autunnali e tutto quello che ne consegue.

Una porta si è chiusa. Da troppo mi trascinavo questo romanzo, dubbioso se potesse piacere oppure no.

Chi vivrà vedrà.

Oggi a pranzo, dato che la piccola se ne sta a scarpinare tra le montagne del Trentino con gli amici, ho cucinato per me e mia moglie le linguine al ragù di coda di rospo (alias rana pescatrice).

Non male… (ma il corso di cucina autunnale alla Biffi lo faccio oppure no?).

31 luglio 2016 Posted by | Libri, Storie ordinarie | , | 14 commenti