Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Erano gli anni novanta…

Correvano veloci gli anni novanta.

Sono stati anni molto travagliati per me, da tutti i punti di vista: sentimentale, lavorativo, politico.

Ricordo che per un certo periodo mi innamorai di questa canzone.

Allora non c’era internet, youtube, gli smartphone, ecc., per cui una canzone che ti piaceva te la dovevi gustare alla radio quando passava, altrimenti dovevi comprarti il cd.

E io quello feci: cercai dapprima il nome della canzone, poi il cd che la conteneva e alla fine lo comprai.

Non ho mai capito perché rimasi così colpito da questa canzone, dato che non mi sono mai trovato nella situazione descritta.

Mah…

Misteri della mente.

Una serata insieme a te

19 febbraio 2021 Posted by | Storie ordinarie | 6 commenti

Tanto per puntualizzare…

Estinto fino al 2005, il ceppo H1N1 che provocò l’influenza spagnola è vivo e vegeto, prigioniero in una struttura di contenimento di massima sicurezza ad Atlanta, Georgia.

E’ stato “risuscitato” con l’obiettivo di studiarlo, anche se non tutti sono convinti che sia stata una mossa saggia.

Alcuni scienziati ritengono che sia stata riportata in vita “l’arma biologica forse più efficace oggi nota” e che, essendo il metodo per la sua ricostruzione disponibile su internet, la sua produzione da parte di scienziati improvvisati sia una possibilità reale.

Della serie: noi però siamo sempre i bravi, i cattivi sono sempre gli altri.

18 febbraio 2021 Posted by | Questa poi... | | 4 commenti

L’influenza spagnola a New York

Nel 1918 New York contava cinque milioni e seicentomila abitanti (solo Londra la superava al mondo).

Alla base della sua espansione stava l’emigrazione: tra il 1880 e il 1920 arrivarono negli USA più di venti milioni di persone, quasi tutte proveniente dall’Europa orientale e meridionale.

Affrontare l’epidemia  d’influenza spagnola era dunque una sfida particolarmente difficile, avendo a che fare con comunità diverse che avevano ben poco in comune, se non gli angusti spazi dove vivevano.

Il commissario per la sanità della città si chiamava Royal Copeland, era un medico e omeopata.

Il 12 agosto del 1918 arrivò nel porto una nave norvegese con il contagio a bordo, ma soltanto agli inizi di ottobre si riconobbe ufficialmente l’epidemia.

Copeland prese tre decisioni fondamentali: scaglionò gli orari di apertura di fabbriche, negozi e cinema, eliminando l’ora di punta, creò 150 centri di emergenza sparsi per la città e (decisione più controversa) tenne aperte le scuole, perché Josephine Baker, responsabile dell’igiene infantile, lo convinse che sarebbe stato più semplice controllare i bambini a scuola e curarli, nutrendoli in modo adeguato e utilizzandoli come tramite per comunicare alle famiglie importanti informazioni igieniche. Quell’autunno nessun bambino in età scolare si ammalò d’influenza.

Copeland non chiuse i luoghi d’intrattenimento, ma impose regole rigide. Durante la pandemia furono vietati i funerali pubblici (solo il coniuge poteva accompagnare il defunto) e fu dichiarato obbligatorio il ricovero in ospedale dei malati che vivevano in caseggiati affollati.

Di tutti gli immigrati presenti in città, il gruppo più recente, più povero e in crescita più rapida era quello italiano: dal 1880 ne erano arrivati circa quattro milioni e mezzo. Erano soprattutto contadini provenienti dall’Italia meridionale, particolarmente vulnerabili alle malattie respiratorie. Antonio Stella, un medico di origini italiane, li curava in ospedale e li andava anche a cercare in giro per la città.

Gli italiani erano considerati sporchi, trasandati, criminali, alcolizzati, comunisti, ricettacoli di tutte le malattie. Per Stella il metodo migliore per rispondere a questi pregiudizi era l’integrazione, perché anche in passato le ondate migratorie avevano scatenato pregiudizi razziali. Negli anni trenta dell’ottocento i poverissimi immigrati irlandesi furono incolpati della diffusione del colera. Verso la fine dello stesso secolo la tubercolosi era nota come “malattia degli ebrei”.  E quanto nel 1916 scoppiò un’epidemia di poliomielite la colpa ricadde sugli italiani.

Stella capì che i problemi di salute degli immigrati erano sorti in America e non se li erano portati dietro dall’Italia. Il problema maggiore era il sovraffollamento degli edifici nei quali vivevano, aggravato dall’ignoranza e dalla superstizione: erano convinti che le malattie dovessero fare il loro corso e vedevano i medici con sospetto, considerando l’ospedale un posto dove si andava a morire.

Il principale quotidiano in lingua italiana di New York (il Progresso Italo Americano) sostenne la decisione di Copeland di tenere aperte le scuole: invece di bighellonare incustoditi per le strade, i bambini restavano in ambienti maggiormente igienici, aerati e controllati.

Grazie alla sua precedente battaglia contro la tubercolosi, la popolazione di New York aveva familiarità con i principi di base della sanità pubblica. A nessuno dei gruppi di immigrati fu data la colpa dell’influenza.  La comunità italiana arrivò persino a finanziare un nuovo ospedale italiano a Brooklyn.

Copeland sostenne la campagna a favore di case popolari più vivibili, sostenne che gli esami medici agli immigrati dovessero essere svolti prima della partenza e si rammaricava dello spreco di contadini capaci costretti a fare i venditori ambulanti in America. Proseguì il suo lavoro di riforma della struttura sanitaria pubblica. Nel 1934 fu inaugurato il primo progetto di edilizia pubblica della città; sindaco era Fiorello La Guardia, figlio di immigrati italiani.

Ogni tanto un po’ di storia fa bene…

14 febbraio 2021 Posted by | Manate di erudizione | | 2 commenti

Un’altra stagione che si chiude

Qualche giorno fa la (ex) “piccola” ha preso la patente.

Ora dice che si sente “una donna libera“.

😯

Sono contento per lei, ovviamente.

Quanti giri abbiamo fatto nel parcheggio della Coop, dapprima in prima, poi in seconda, poi su strada con il foglio rosa, poi a fare i parcheggi…

Sono le tappe della vita, ma un po’ di nostalgia rimane.

Rimane la nostalgia del “papà, mi porti?” e di rimando “cheppalle! ma non puoi andare a piedi?

Fra un po’ dovrò essere io a chiedere i passaggi in auto.

P.S.: oggi ufficialmente dovrei essere immune. Infatti a pensarci bene mi sento più bello…

Toto – Africa

13 febbraio 2021 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Un po' di me | , | 12 commenti

Qualsiasi cosa succeda…

… ricordate sempre che

poteva andare peggio!

(Buonanotte)

8 febbraio 2021 Posted by | Pensieri disarcionati, Un po' di me | , , | 7 commenti

Seconda dose!

Stamattina seconda (e ultima) dose del vaccino.

Come mi sento?

Al momento benissimo: più giovane, più magro, più intelligente, più colto, più simpatico, più ricco!

Anche più sexi!

Cioè, praticamente come prima.

P.S.: dite che devo farmi controllare?

5 febbraio 2021 Posted by | Salute | | 7 commenti

Domani…

Domani inizia una settimana impegnativa.

Anzi, a dire il vero dovrebbe essere una settimana di preparazione a quella successiva, che sarà ancora più impegnativa.

Devo compiere alcuni passi importanti.

Mi sento pronto per farli?

In teoria sì, in pratica potrei anche incontrare alcuni imprevisti, che potrebbero evolvere in difficoltà.

Staremo a vedere.

Comunque buona settimana a tutte/i.

Gli Abba sono sempre gli Abba (anche con questi vestiti…)

 

31 gennaio 2021 Posted by | Un po' di me | | 9 commenti

Mi ricordo…

C’è un episodio della mia gioventù che ancora oggi mi trottola per la mente.

Non so se fa parte delle occasioni perdute o degli scampati pericoli.

Avevo circa vent’anni (mese più, mese meno) ed era il periodo delle discoteche.

Eravamo quattro amici (mica sempre al bar) che uscivano sempre insieme, ma il mondo è (ed era) piccolo e nei locali della zona si incontravano spesso altri giovani del paese.

Tra le discoteche che frequentavamo periodicamente ce n’era una nell’Oltrepò pavese. Era un locale relativamente piccolo, con al piano superiore un bar ristorante che a quei tempi era molto in voga. Il locale presentava due piste da ballo, una al centro e la seconda, più piccola e riservata, posizionata su un piano leggermente rialzato.

Quella sera ero vestito come allora andava di moda: stivaletti scamosciati, pantaloni di velluto nero e una maglione blu (era un maglione tutto particolare, con una striscia colorata che prendeva il tronco e una manica, insomma una roba un po’ inconsueta): ero convinto che lo scuro mi donasse.

Girovagavo per il locale da solo, quando mi sedetti su una specie di muretto che costeggiava la seconda pista da ballo. Pensavo di essere un figo, non c’è dubbio.

A un certo punto il mio sguardo si incrociò con quello di una ragazzina che stava anch’ella ai margini della pista. Era una ragazzina minuta, bionda con i capelli corti (io ho sempre avuto un debole per le ragazzine dai capelli biondi e corti; però con il tempo ho imparato ad apprezzare anche le altre), molto carina (almeno così mi sembrò quella sera).

Il gioco di sguardi andò avanti per un bel po’, finché uno dei miei amici non venne a recuperarmi prima che potessi “farmi avanti” (ammesso che l’avessi fatto).

Ecco, quel gioco di sguardi me lo ricordo ancora adesso.

Andammo altre volte in quel locale e io cercai di nuovo quella ragazza, ma non la vidi mai più. Non incontrai mai più uno sguardo simile al suo.

La stagione delle discoteche poi finì presto e io rimasi sempre con quel dubbio: se mi fossi fatto avanti per tempo, come sarebbe finita?

Con il senno di poi, penso di averle evitato inutili pene (sostantivo femminile plurale).

P.S.: si sarà capito che a quel tempo ero un pochino imbranato…

Hot Stuff

25 gennaio 2021 Posted by | Ricordi, Un po' di me | , | 12 commenti

Tra un anno!

L’oncologa è già passata ai controlli annuali, perché gli esami sono stati negativi.

L’otorino ci passerà quest’autunno, se anche i loro gli esami rimarranno negativi.

Praticamente devo solo evitare il Covid…

P.S.: magari è la svolta che riesco a sfangarla ancora per qualche anno…

PP.S.: richiamo del vaccino il 5 febbraio. Nessuna reazione negativa. Qualche collega ha avuto febbre e dolori articolari, ma si sa, le donne non c’hanno mica il fisico…

22 gennaio 2021 Posted by | Salute | | 6 commenti

Fare autocritica

Mi capita ovviamente di avere a che fare con diverse persone sul luogo di lavoro.

Mi capita anche, con queste persone, di affrontare situazioni problematiche, che le riguardano più o meno direttamente.

Ho notato che molto spesso la gente manca completamente di senso autocritico, anche minimo.

Cioè, la colpa è sempre degli altri. Loro non hanno alcuna responsabilità. Se si sono trovate in difficoltà, non è che si chiedono il perché, forse perché prima hanno fatto tabula rasa dei loro collaboratori e al momento del bisogno si trovano soli.

Poi ovviamente se non le aiuti se la prendono anche con te e ti mettono nel calderone delle persone che hanno impedito o reso difficile i loro successi personali. E quindi ovviamente fanno le vittime, magari anche sui social, e quelli che non conoscono la situazione mettono i like e se la prendono con i cattivacci che non hanno compreso i loro meriti.

Ora, io non dico di fare le autocritiche di staliniana memoria, ma prima di partire in quarta dando la colpa agli altri, uno non potrebbe chiedersi: ma io sono proprio stato immune da errori? Ho fatto proprio per bene tutto quello che potevo, dovevo, sapevo fare?

Ecco, forse qualcuna di queste domande sarebbe opportuno farsela ogni tanto, invece di spargere lacrime sul destino cinico e baro.

21 gennaio 2021 Posted by | Vita lavorativa | | 7 commenti