Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ernesto Sparalesto

Mi ricordo da bambino le avventure di Ernesto Sparalesto e altri simpatici personaggi dei cartoni animati di Hanna-Barbera (che mi chiedevo sempre, visto che Hanna era indubitabilmente una donna, chi mai fosse ‘sto Barbera…).

Ernesto Sparalesto era un cavallo, vestito da sceriffo del far west, che spesso agiva insieme al suo assistente Babalui, un asinello dalla simpatica voce nasale.

Ricordi di gioventù, certo, rinvigoriti da episodi della vita odierna.

Un simpatico imprenditore di un paese vicino alcuni anni fa, esasperato dai continui furti nei suoi cantieri, una notte, avvertito non so come e non so da chi dell’ennesimo episodio criminoso, si recò nel suo cantiere accompagnato da un suo dipendente.

E qui accadde il fattaccio: sparò e ferì uno dei ladri.

La nostra non è soltanto una terra di agnolotti, salame, gutturnio e compagnia bella. E’ anche una terra di sparacchiatori.

Per tre gradi di giudizio Peveri è stato riconosciuto colpevole di tentato omicidio: tre gradi, mica ciufoli. Ma ciò non è bastato a scatenare la protesta dei cosiddetti “cittadini per bene” e dei relativi sindaci, che adesso raccoglieranno le firme, qualcuno ha proposto anche una raccolta fondi, fose poi anche di vestiti usati…

Qualche giorno fa il procuratore di Piacenza, che si occupò delle indagini, ha rilasciato un’intervista nella quale ha fatto un po’ di chiarezza sul fatto, ricordando che questa vicenda non c’entra nulla con la legittima difesa.

Il procuratore ha ricordato che il condannato (che ha sempre dichiarato di avere sparato per errore, che non voleva, ecc.) dalle indagini risulta  che fece inginocchiare davanti a sé uno dei ladri, immobilizzato dal suo dipendente e ormai inoffensivo e che lo minacciò diverse volte, fino a sparargli.

Per questo è stato accusato di tentato omicidio, non di eccesso di legittima difesa.

Ma ormai è inutile: il popolo ha deciso: banchetti e raccolta firme nel fine settimana, centinaia di post sui social e chi più ne ha più ne metta. Se poi consideriamo che qui fra qualche mese si vota…

Che dire?

Preferivo di gran lunga Ernesto Sparalesto…

 

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21 febbraio 2019 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , | 2 commenti

Cessata attività

Oggi è iniziata la svendita in uno storico negozio di abbigliamento del mio paese che chiude i battenti per cessata attività.

Quando ho visto i manifesti in giro mi ha preso un senso di nostalgia, come se stesse andandosene un altro pezzettino di me e della mia storia.

Il negozio in questione (non proprio un negozietto, piuttosto una media struttura) iniziò la sua attività una trentina di anni fa, in un paese vicino al nostro, posizionato in bella vista sulla via emilia. Era uno dei pochissimi negozi già allora aperti la domenica, dove si potevano trovare vestiti “popolari” accanto a quelli un po’ più costosi, di marca.

Con l’apertura del centro commerciale, si trasferì nel nostro paese, ampliando l’offerta e la superficie di vendita.

Ricordo con nostalgia quando ci si trovava con amici e conoscenti a spulciare tra camicie, magliette, pantaloni, mutande, tute da ginnastica.

Era la condivisione di qualcosa che si è perso nel tempo.

Può sembrare banale dirlo, ma anche un negozio può dare il senso di appartenenza a una comunità.

Negli ultimi anni i clienti sono andati diminuendo sempre di più. Ultimamente il negozio era quasi sempre deserto. Disertato dai giovani, che preferiscono le grandi catene in città o nei grandi centri commerciali; i “diversamente giovani” (come il sottoscritto) evidentemente hanno ridotto drasticamente i consumi, anche nell’abbigliamento. Per non parlare del commercio on line.

E così domani mattina andrò a fare un giro – forse l’ultimo – nel negozio che mi ha visto acquistare quei vestiti che per mia figlia sono inesorabilmente da bollare come “da vecchio”, ma che per me invece rappresentano un pezzo della storia mia e del mio paese.

Del nostro povero paese…

I Miei Pensieri Sono Tutti Lì – Pierangelo Bertoli

16 febbraio 2019 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , , | 5 commenti

Un sogno bellissimo

Stanotte ho fatto un sogno bellissimo.

Anzi, più che stanotte direi stamattina, perché secondo me il sogno è avvenuto tra le sei (cioè quando è suonata la sveglia e io con una manata l’ho prontamente zittita) e le sette (quando mia moglie mi ha svegliato con un calcio negli stinchi avvisandomi che ero in ritardo di un’ora sulla tabella di marcia).

E’ stato uno di quei sogni che è impossibile raccontare, perché sono legati a ricordi degli anni belli della nostra vita, inframmischiati con situazioni del presente, ma dove dell’oggi ci sono solamente gli aspetti piacevoli e quindi tutta l’atmosfera diventa quasi fiabesca.

Uno di quei sogni che per l’interessato (che nel caso specifico sarei io medesimo) ci vuole poco a interpretare, perché sono lo specchio di desideri, speranze, tentazioni, nostalgie, rimpianti.

Ero così di buon umore che neanche la preparazione in fretta e furia mi ha fatto innervosire e quando sono arrivato in ufficio ho compiuto un gesto d’incoraggiamento nei confronti di alcune colleghe che in questo periodo sono un po’ sotto stress e che è stato molto apprezzato.

E, per finire in bellezza, stasera ho mangiato una bella razione di lasagne!

La cura

 

 

13 febbraio 2019 Posted by | sogni | | 7 commenti

Il mondo di Sofia

Non ho mai letto un libro più noioso, insulso e improbabile di questo.

Mi ci sono voluti 40 giorni e due week end chiuso in casa con una sottospecie di influenza per finirlo.

Più di una volta volevo abbandonarne la lettura, ma l’ho proseguita per tre motivi: primo, per rinfrescare un po’ i miei ricordi liceali di storia della filosofia; secondo, per vedere come l’autore riusciva a uscirne fuori da una storia che a definire kafkiana vuol dire essere magnanimi; terzo, perché mi scocciava tanto aver buttato 17 euro (che comunque li ho buttati ugualmente).

Se uno vuole leggersi una storia della filosofia occidentale (perché solo di quella occidentale si parla), si prenda quella di Bertrand Russell.

Vabbe’, domani torniamo al lavoro dai…

Buona settimana a tutte/i.

P.S.: piaciuto Sanremo?

10 febbraio 2019 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 7 commenti

Indiana Jones

Dopo il cuoco e il poliziotto, l’altro mio mestiere preferito è quello dell’archeologo.

Scoprire e indagare misteri come questo, per esempio, non ha prezzo.

Che poi, per quanto ne so, l’archeologia è qualcosa di diverso rispetto alla storia. Non solo perché l’archeologo scava anche, ma è come se scavasse nella mente e nelle abitudini degli uomini del passato.

Insomma, una materia affascinante.

Per esempio, 500 anni fa 269 bambini furono uccisi in un rituale nell’antico regno Chimù, nell’attuale Perù. Avevano tra i 5 e i 14 anni. Accanto a loro furono sepolti cuccioli di lama e di alpaca. Molti dei bambini e degli animali avevano segni di tagli sullo sterno e sulle costole, operazione alla quale probabilmente è seguita l’asportazione del cuore.

E’ una scoperta recente questa, di meno di dieci anni fa.

Dell’impero Chimù si è parlato poco, anche perché non hanno lasciato testimonianze scritte.

Si pensa che alcuni fenomeni climatici abbiano spinto autorità e sacerdoti a sacrificare bambini per convincere gli dei a porre fine alle piogge. Al momento non si sa se i bambini appartenessero a famiglie ricche o povere; se i bambini furono offerti spontaneamente o se furono sottratti con la forza.

Dopo questa scoperta, altri bambini e lama sacrificati sono stati rinvenuti in zone limitrofe, per un totale di altri 132 bambini.

Narra una vecchia leggenda che dopo l’arrivo degli Inca (che misero fine all’impero Chimù) e dopo quello degli spagnoli (che distrussero l’impero Inca), il capo dei Chimù sottomessi accompagnò gli spagnoli nel luogo dove era sepolto un tesoro di valore inestimabile, ma mostrò loro il tesoro piccolo, e che invece il tesoro grande non sia stato ancora ritrovato.

Forse il tesoro grande erano proprio quei bambini uccisi e sepolti in tutta fretta…

Aquila Jones, potrei essermi chiamato.

P.S.: lo so che state tutte/i vedendo San Remo…

6 febbraio 2019 Posted by | Manate di erudizione | | 9 commenti

Viaggio senza ritorno

Ieri sera mi sono visto il dvd della trasmissione Viaggio senza ritorno andata in onda qualche mese fa sulla Rai e condotta da Alberto Angela.

Ho voluto comprare il dvd perché ritengo di dover “trasmettere” ai posteri alcuni inequivocabili messaggi.

Sempre lucide e toccanti le testimonianze di Liliana Segre e di Sami Modiano, che ancora si commuovono quando raccontano l’espulsione da scuola, il viaggio verso il campo di sterminio e gli ultimi ricordi dei loro cari.

Quando se ne saranno andati anche gli ultimi testimoni viventi di quei tragici avvenimenti, allora il compito di mantenere viva la memoria sarà ancora più difficile.

E lo sarà soprattutto di questi tempi bui, perché come scrisse magistralmente Primo Levi “È accaduto, quindi potrebbe accadere di nuovo…

Canzone del bambino nel vento

3 febbraio 2019 Posted by | Sani principi | | 11 commenti

Mangio troppo

Sì, decisamente mangio troppo.

O comunque dovrei muovermi di più, specialmente d’inverno.

Oggi per esempio ho mangiato:

a colazione un cappuccio con una fetta di panettone;

alle 11.30 un pezzo di focaccia con i ciccioli;

alle 13 una razione di pizzoccheri;

alle 16.30 una mela;

a cena un pezzetto (piccolo) di focaccia di Recco, il minestrone di verdure con 50 grammi di pasta, una patata lessata con un po’ di salume e una tortina alla frutta.

Mo’ mi sento in colpa…

Per questo stamattina insieme al giornale ho acquistato questo

 

1 febbraio 2019 Posted by | Un po' di me | , | 38 commenti

Ma voi sapevatelo?

Siete mai usciti di casa di corsa, perché in ritardo, e arrivati a metà scala vi siete chiesti: “Ma ho chiuso la porta di casa?”.

Siete mai scesi dall’auto di corsa, perché altrimenti chiude il negozio che vende il pane e voi e tutta la vostra famiglia dovete cenare a base di crecher, e vi siete chiesti: “Ma ho chiuso l’auto?”

A me è successo tante volte, ma mi hanno spiegato che il rincoglionimento non c’entra niente.

Il fatto è – mi hanno spiegato – che quando la mente ha troppe cose a cui pensare, entra in uno stato di risparmio energetico, cioè compie automaticamente alcune operazioni di routine, mantenendo la concentrazione sulle cose importanti.

Quindi, se tornate indietro e scoprite che la porta di casa o la portiera dell’auto erano chiuse, anche se non vi ricordavate di averlo fatto, tutto normale.

Se invece erano aperte…

 

31 gennaio 2019 Posted by | Questa poi... | , | 11 commenti

L’agenzia dei bugiardi

E’ meglio una bella bugia o una brutta verità?

Non ho alcun dubbio: meglio una bella bugia.

Del resto l’Italia è fondata sulle bugie (basta guardare le ultime elezioni e il governo che ne è sortito).

Il film è carino. L’idea di fondo è originale, ma poi si scopre che è un remake di un film francese del 2017, riadattato per noi italiani.

Il cast è ben assortito e amalgamato, ma qualche situazione è un po’ troppo “improbabile”.

In ogni caso, vale la pena vederlo, soprattutto perché in alcuni momenti ti fa pensare se il tradimento sia così diffuso.

Probabilmente sì, almeno così pare quindi un’agenzia specializzata in balle farebbe grandi affari.

Che poi raccontare balle è molto più difficile che raccontare la verità. Bisogna inventare, congegnare, perfezionare. E poi bisogna recitare, immedesimarsi, calcare la scena nel vero senso della parola.

Niente a che vedere con  la verità, che uno se la trova lì bell’e pronta.

E poi la bugia crea un mondo parallelo, quasi un sogno. E’ come entrare  in un’altra dimensione.

Insomma, elogio della bugia!

 

27 gennaio 2019 Posted by | Film | | 2 commenti

Il bambino con la pagella

Questo bellissimo e tremendo disegno di Makkox spacca il cuore.

Ci pensavo ieri sera, perché la notizia – che in realtà risale al 2015 – ha fatto il giro di internet.

Ci pensavo mentre ascoltavo un coglione di sottosegretario leghista sparare le solite minchiate sull’invasione dei migranti.

Ci pensavo e mi dicevo: mia figlia a quattordici anni manco andava da sola in posta (non ci va neppure adesso, se è per quello) e questo qui ha affrontato un viaggio dal Mali.

Chissà quanta paura avrà avuto, chissà come avrà urlato quando avrà capito che il suo sogno si sarebbe spento in fondo al mare, chissà come avrà pregato.

E chissà come avrà sperato di potersi costruire una vita diversa, con in tasca quel suo piccolo, ingenuo passaporto che era la sua pagella scolastica.

Ascoltavo il coglione di sottosegretario leghista e pensavo: per risolvere questi problemi giganteschi occorre prima di tutto provare un po’ di empatia verso queste persone. Occorre prendere atto che noi siamo nati e vissuti in questa parte del mondo senza averne alcun merito. Avremmo benissimo potuto nascere dall’altra parte e su quel barcone ci saremmo noi.

Dobbiamo capire che questi non sono problemi dell’Italia e nemmeno dell’Europa, ma del mondo.

Ma il coglione di sottosegretario leghista continuava a starnazzare che ci sono sessanta milioni di persone che si muovono e che noi non possiamo mica prendercele tutte in carico e che il padre di quel ragazzo avrebbe dovuto metterlo su un aereo e mandarlo qui, perché allora noi sì che lo avremmo preso, ma così no, su un barcone no, e che diamine!

Sarebbe bastato che qualcuno gli dicesse smettila di dire stronzate, perché quando uno dice stronzate, non è che puoi controbattere con tanti ragionamenti. Se uno parla alla pancia della gente, tu devi diventare fermento lattico, altrimenti non hai speranze.

Ma cosa dovremmo rispondere a tutta la gente che ha votato il coglione di sottosegretario leghista?

Dovremmo forse dire che la risposta alle loro minchiate sta in Platone o Socrate? No, non possiamo, perché questi qui, che si ergono a difensori della cultura occidentale, manco sanno che erano questi due.

Dobbiamo essere più terra terra, perché altrimenti non capiscono.

E allora potremmo rispondere con la tipica affermazione che facevano i miei genitori quando arrivava a casa qualcuno di inaspettato, magari all’ora di pranzo: “Vieni, siediti, dove si mangia in tre, si mangia anche in quattro“.

Ecco, in queste poche, povere parole sta tutto il senso dell’accoglienza.

Ma questo il coglione del sottosegretario leghista non lo capirà mai… (almeno finché non si troverà lui stesso su un barcone)

18 gennaio 2019 Posted by | Storie ordinarie | | 4 commenti