Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Le forme

Buongiorno, ricompaio in questo scorcio di 2018, ri-augurando a tutte/i buon anno.

Intanto, però, devo risolvere qualche problemino immanente.

A causa di una incipiente cataratta, in questo periodo ho notevoli problemi alla vista. C’è chi dice che sia stata colpa della chemioterapia, chi dice che sia stata colpa della radioterapia, chi dice che sia colpa delle scie chimiche lasciate dalla cometa di Halley, sta di fatto che io attualmente, per dirla con parole povere, non vedo un cazzo.

Quello che mi dà maggiormente fastidio è il riflesso delle luci, diurne (il sole) e notturne (i lampioni o i fari delle auto), per non parlare dello schermo del pc. Praticamente non riesco quasi più a leggere e per mio diletto sono costretto a ricorrere agli e-book. Non riconosco le persone se stanno in controluce e vivo nella nebbia perenne.

Una tortura, in attesa che dall’ospedale mi chiamino per l’intervento chirurgico che mi farà tornare i miei occhietti – così mi hanno garantito – più belli e più splendenti che pria.

Malgrado tutto ciò, però, continuo a lavorare e ieri mi sono recato in una delle nostre sedi aziendali distaccate per esaminare alcuni problemi con la responsabile del servizio. Quando posso, preferisco essere io a recarmi nelle sedi distaccate, piuttosto che fare venire da me gli altri, per dare un segnale anche di presenza fisica.

Eravamo in ufficio che stavamo discutendo, quando hanno bussato alla porta: si è affacciata una dipendente che doveva comunicare qualcosa di urgente alla sua responsabile.

Va bene che era in controluce, era vestita tutta di nero e stava metà dentro e metà fuori dall’ufficio, ma io ho distinto bene le forme della di lei suddetta e mentre le due donne parlavano io osservavo questa qua (cioè, osservavo quello che riuscivo a distinguere) un po’ imbambolato e mi chiedevo: ma chi è questa?

Dopo quaqlche minuto se n’è andata, chiudendo la porta dietro di sè. Noi due abbiamo continuato la discussione di prima e, una volta terminato, la responsabile mi ha accompagnato all’uscita dal reparto.

Nel mentre stavamo nel corridoio, scambiandoci le ultime considerazioni, è ricomparsa la dipendente di prima. Stavolta però non stava più in controluce e ho notato che aveva aperto il maglione nero, mostrando una balconata di tutto rispetto, che c’avrò pure una incipiente cataratta, ma che ho visto benissimo!

Al che mi sono ri-chiesto. ma chi è questa qua? Chi l’ha assunta? Chi ha esaminato il suo curriculum? Chi ha firmato il suo contratto? Ma non potevo fare questa domande a voce a,lta, perché la risposta sarebbe stata: tu, caro mio rincoglionito!

Sono tornato alla sede centrale alquanto frastornato, concludendo che, quando avrò riacquistato la vista piena, devo riprendere a visitare più spesso le nostre sedi distaccate.

Sempre per fare sentire la mia vicinanza, naturalmente…

A mano a mano

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13 gennaio 2018 Posted by | Salute, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 7 commenti

Ma sarà un buon 2018?

Questa fine giornata di fine settimana di fine anno mi giunge nuova e mi stimola quelle riflessioni che, se dovessi andare a lavorare, non avrei certamente tempo di fare.

Forse è meglio così, due giorni di relax a fine anno, mentre tutt’intorno fioccano i malanni da influenza e tu ti godi la tua immunità vaccinale (almeno quella funziona…).

Pensavo: ma che anno sarà il 2018?

Sarà l’anno delle elezioni, in cui avremo un bel governo di centro destra o grillino (che non so cosa sia peggio)?

Sarà l’anno che gli americani (del nord) capiranno di avere eletto un Presidente coglione e gli daranno un calcio in culo?

Sarò l’anno in cui diminuiranno le guerre nel mondo? Oppure aumenteranno, con inevitabile corollario di morti, distruzioni ed esodi?

E per me, che anno sarà?

Ecco, qui sta il punto (e virgola).

Da quello stramaledetto agosto 2014 io cerco di evitare che la mia vita sia condizionata dalla mia malattia, cercando di comportarmi normalmente, ma inevitabilmente ho a che fare con questa brutta bestia.

E il 2018 sarà un altro anno di passaggio, insieme al 2019 (sperando di arrivarci).

E nel 2020 compirò sessant’anni.

Vabbe’, meglio non pensarci.

Buon anno a tutte/i

Io vagabondo

 

 

30 dicembre 2017 Posted by | Salute, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 13 commenti

Una brutta faccenda…

Oggi sono stato protagonista, mio malgrado, di una brutta faccenda.

Anzi, a dirla tutta, di un vero e proprio tentativo di truffa ai miei danni.

E la cosa mi ha fatto pensare a quanto siamo – senza generalizzare – un popolo di grandissime teste di cazzo.

Per farla breve, sono sei mesi che sto tribolando per riuscire ad avere gratuitamente dal SSN la mia protesi nasale.

A dire la verità, la mia ASL è disponibile ad autorizzare la fornitura, purché vi fosse la prescrizione da parte della struttura ospedaliera che ha effettuato l’intervento chirurgico sul mio nasino.

E qui sono iniziate le difficoltà.

Da un lato, l’ospedale continuava a frapporre sempre nuovi ostacoli alla prescrizione (non sappiamo… è una cosa nuova… attendiamo disposizioni dall’azienda…), dall’altro lato un medico – ex dipendente della stessa struttura ospedaliera – si dichiarava disponibile a fornirmi la protesi, ovviamente a pagamento.

Esasperato, ho scritto una mail di protesta al direttore generale e al direttore sanitario dell’ospedale, esponendo la mia situazione.

Improvvisamente la situazione si è sbloccata, e il medico prescrittore mi ha fissato un appuntamento per oggi, dopo che io gli ho indicato la strada che doveva seguire per la prescrizione.

Ma…

Un’ora prima dell’appuntamento ha iniziato a chiamarmi il medico privato, mandandomi anche un messaggio nel quale diceva di essere a conoscenza del mio appuntamento di oggi.

La cosa mi ha fatto imbestialire.

Ho capito che doveva esserci sotto un accordo truffaldino tra ospedale e medico privato: il primo tentava di portarmi all’esasperazione, in modo tale che mi rivolgessi al secondo, pagando di tasca mia quello che potevo ottenere gratuitamente dalla mia ASL.

E così mi sono recato all’appuntamento e ho capito perché la procedura si era improvvisamente sbloccata: il medico – chiaramente infastidito – mi ha informato che era stato aperto un procedimento disciplinare nei confronti suoi e di altri tre medici perché qualcuno aveva scritto al direttore generale lamentando ritardi nella procedura.

E lui sapeva che ero stato io a scrivere.

Io ho incassato, ho lasciato che terminasse la prescrizione e poi l’ho informato che avevo ricevuto cinque telefonate dal medico che voleva fornirmi la protesi a pagamento, il quale sapeva del nostro appuntamento di oggi, del  quale eravamo a conoscenza solo in due e visto che non ero stato certamente io a dirglielo, che facesse lui 2+2…

Dalla faccia che ha fatto ho capito che era parte del tentativo di truffa.

Mi ha detto che il direttore sanitario era stato da lui e aveva smosso tutto il reparto per capire cos’era successo, che adesso lui avrebbe dovuto difendersi, che aveva tutte la mail inviate ai suoi colleghi, che di questi tempi basta che uno scriva e subito le cose si smuovono, ecc…

E per fortuna per noi pazienti!” ho risposto io, anche se avrei voluto dirgli brutta testa di cazzo che non sei altro, se avessi fatto il tuo dovere, per il quale peraltro sei lautamente pagato da noialtri, non saremmo arrivati a questo punto!

E magari anche un bel vaffanculo finale (o sa troppo di grillino?).

Pregherei (qui ci vuole…)

20 ottobre 2017 Posted by | Salute, Sani principi, Storie ordinarie | , , | 18 commenti

L’ambulanza

Qualche giorno fa, tornando dalla città, mi sono trovato ad avere davanti un’ambulanza della Pubblica Assistenza che percorreva la mia stessa strada, diretta al mio stesso paese.

Mi è tornato in mente quel giorno di maggio 2015 (era lunedì 25, se non sbaglio). La settimana precedente ero stato ricoverato nell’ospedale del mio paese perché avevo smesso completamente di mangiare e di bere, a causa della terapia radio-chemio. Dopo una settimana di sospensione delle cure, mi ero un po’ ripreso e quel lunedì proprio un’ambulanza della Pubblica Assistenza mi portò all’ospedale in città, a riprendere le sedute di radioterapia.

Il giorno dopo mi dimisero dall’ospedale e avrei affrontato le ultime settimane di terapie, le più pesanti.

Mentre osservavo quell’ambulanza che, tranquillamente, percorreva la provinciale, mi tornavano in mente le parole dell’ultimo medico che mi ha visitato: “Lei è quello che si può definire un paziente tecnicamente guarito, ma si ricordi che il pericolo di una recidiva è sempre dietro l’angolo“.

Pensavo a quella collega che, a un mese dalla pensione, le hanno diagnosticato un cancro al seno. Piccola e minuta com’è, spero che abbia la forza di affrontare le terapie successive all’intervento chirurgico.

E pensavo a quell’altra collega che, dopo un anno dalla pensione, le hanno diagnosticato cellule iperplastiche che forse – molto probabilmente, quasi sicuramente – evolveranno in un cancro. Quella che anni fa si era messa a piangere perché aveva una “macchia” sulla tiroide, poi rivelatasi innocua.

Cose della vita. Fatti. Esperienze che la vita la cambiano. Che lasciano il segno.

Un segno profondo.

P.S.: che cucino stasera per cena? Polenta e merluzzo? Ci starebbe in frigo una confezione di minestrone di verdure fresco fresco, ma mi attizza di più la polenta. Magari il minestrone lo appioppo alle mie donne, che sono andate dal medico, causa influenza. Saprovvi dire…

Alan Parsons – Sirius / Eye In The Sky (Live)

3 ottobre 2017 Posted by | Salute, Un po' di me | , | 9 commenti

Il paradiso può attendere…

 

 

 

 

 

20 luglio 2017 Posted by | Salute | | 17 commenti

L’ultima estate?

Domani vado a ritirare il referto della TAC di controllo effettuata la scorsa settimana.

Al di là del solito stress quadrimestrale (me pare de esse’ uno scolaro…), è da diverse settimane che ho una sensazione: che questa sia la mia ultima estate.

 

19 luglio 2017 Posted by | Salute | | 7 commenti

Si/No vax

Tanti anni fa, un giornale specializzato in automobili fece un test.

Il test era finalizzato a stilare una graduatoria delle automobili più silenziose sul mercato.

Vennero pertanto sottoposte a diverse prove le cosiddette “ammiraglie” di diverse marche automobilistiche.

Un’auto di marca Audi risultò al primo posto in quasi tutti i test e probabilmente sarebbe risultata la vincitrice, se nelle ultime prove i tecnici non avessero iniziato a sentire un rumorino provenire dall’interno dell’abitacolo.

Terminati i test segnalarono la circostanza ai tecnici dell’Audi, i quali dapprima rimasero sbalorditi, presi in completo contropiede, poi si rimboccarono le maniche ed esaminarono l’automobile centimetro per centimetro.

Alla fine scoprirono che vi era una parte di un rivestimento interno che, sottoposta a determinate sollecitazioni, provocava quel fastidioso rumorino.

Quell’automobile non risultò la prima del test, pur essendo un’ottima automobile, e i tecnici dell’Audi si dannarono per quel difettuccio che aveva compromesso le prove.

Cosa c’entra questa storia con i vaccini?

I vaccini rappresentano indubitabilmente un indiscutibile passo avanti nella tutela della salute delle persone.

Proprio per questo abbiamo il diritto di avere vaccini sicuri, senza all’interno schifezze. E se qualcuno è rimasto vittima di qualche patologia (cosa che può capitare nell’assunzione di qualsiasi medicinale), costui deve essere preso sul serio e curato a spese della collettività.

I problemi devono essere presi in carico e risolti (come hanno fatto i tecnici dell’Audi) e non ignorati e sbeffeggiati.

Il resto, per me, è fuffa.

 

15 luglio 2017 Posted by | Salute | | 17 commenti

E mo’però due o tre cose da dire ce le avrei…

Lo so, lo so, batto la fiacca, diserto questo spazio, spuleggio, come dicevano gli antichi.

Che ci volete fare? Sarà l’età, ma la sera sempre più spesso mi sdraio per leggere e… patapunfete! bello secco!

O forse sarà che sento il bisogno di ferie, perché ormai il periodo è quello.

Sarà quel che sarà, comunque mi si sono accumulate alcune cosette da dire.

Renzi e Pisapia iniziano a starmi sui coglioni. E tutte quelle altre sinistre che sorgeranno come funghi da qui alle elezioni. Per far vincere le elezioni alla destra, ovviamente. Ma essere di sinistra vuol dire cercare il pelo nell’uovo in tutte le cose che dicono/fanno/baciano quelli della tua stessa parte?

Il piccolo Charlie Gard potrebbe anche vivere. Chi deve decidere della sua vita? I genitori? I medici? I magistrati? I primi decidono in base all’amore; i secondi in base alla scienza (e coscienza?); i terzi in base al diritto. Nelle mani di chi affidereste voi la vostra vita?

Grande concerto di Vasco a Modena. Tutto perfetto nell’organizzazione. Eh… i comunisti… Ora aspettiamo altrettanta efficienza anche nella ricostruzione post-terremoto. Eppure anche lì c’avevano messo un comunista, no? Quel tale Vasco Errani (altro Vasco…) che ricordo negli anni della mia adolescenza a scrivere pallosissimi articoli sulla stampa dei giovani comunisti (finanziata dai vecchi comunisti, i quali ben si guardavano dal fare leggere simili stronzate ai loro figli).

E a proposito di comunisti, è ricomparso LorenzoC, quello sì autentico mangia-comunisti. Ora ce l’ha con il debito pubblico, ovviamente gonfiato dai comunisti. E’ tornato praticamente al tempo dell’unità d’Italia: Cavour, Quintino Sella, La Marmora, Depretis. Vabbe’, ognuno c’ha le proprie fisime. Il buon Dio c’ha affidato dei soggetti da tollerare…

E infine lasciatemi rivolgere un ultimo saluto al grande Paolo Villaggio, che proprio oggi ci ha lasciati. Proprio ieri sera mi guardavo alcuni spezzoni due suoi Fantozzi su You Tube e ogni volta per me è un piacere. Villaggio/Fantozzi mi ricorda anche gli anni della mia giovinezza, perché tutti (io sicuramente) siamo stati un po’ (anche tanto) Fantozzi (qualcuna anche la Pina…). La signorina Silvani, il ragionier Filini… mitici.

E ora me ne vo’ a letto.

Buonanotte a tutte/i.

Ciao Paolo

P.S.: la foto è quella della manifestazione di Sulmona, dove politici del PD, complice prima il sole e poi la pioggia (o viceversa), si sono fatti riparare da alcune ragazze. Come dire? Alla mancanza di vergogna non c’è mai limite. Perché, tanto per restare in tema, è anche da questi particolari che si riconosce un uomo da una merdaccia.

 

3 luglio 2017 Posted by | Politica, Ricordi, Salute, Sani principi, Storie ordinarie | , , , , | 20 commenti

La frase magica

E va bene che la TAC si era poi rivelata normale.

E va bene che hai fatto gli esami del sangue e sono normali.

E va bene che l’oncologa ha esaminato l’una e gli altri e ha concluso che al momento va tutto bene.

Ma oggi dovevi ritirare il referto della risonanza magnetica fatta la scorsa settimana.

La risonanza magnetica è un po’ la bestia nera di noialtri.

Sarà perché il rumore della macchina che ti scandaglia sembra che ti esamini fin dentro l’anima.

E allora lo stressometro si impenna non appena hai in mano la busta chiusa del referto.

Che poi tenti anche di prenderla sul ridere, nel senso “che gusto ci sarebbe altrimenti?

E dai un’occhiata veloce alle poche righe.

Poche: è un buon segno, vuol dire che non c’è niente da dire.

Ma non ti fermi e cerchi la frase magica, quella che ti consente di andare avanti, per lo meno fino alla prossima risonanza: non segni di recidiva locale neoplastica.

Oggi c’è.

Godiamocela.

Domani vedremo.

P.S.: ma conoscete qualche altro mezzo per movimentare un po’ questa noiosa vita?

18 aprile 2017 Posted by | Salute | | 42 commenti

Cinque giorni di m…

Sono stati, questi ultimi, cinque giorni di m…

Da quando mercoledì pomeriggio ho ritirato il referto della TAC effettuata una settimana prima.

Un referto che non sapevo valutare correttamente, ma che mi ha allarmato.

Soltanto che quando hai la famiglia impegnata e assillata da altre cose e tu ti metti in testa di non aggravare la loro situazione, per una cosa che oltretutto potrebbe essere poco più di niente, allora ti tieni tutto dentro e ti sforzi che vada tutto bene e che non sia successo niente.

E prenoti subito una visita dal tuo oncologo di fiducia, mentre già ti vedi a dettare le ultime volontà nel tuo testamento biologico, disteso in un letto con una decina di cannule che ti spuntano fuori dappertutto.

E non sai che pensare: che non è niente, ma tu non sei nelle condizioni di “non è niente” e quindi, senza dire niente a nessuno te ne vai in trasferta, sperando di sentirti dire quel “non è niente” al quale ti sforzi di credere, anche se con sempre meno convinzione.

Finché il medico esamina i referti e conferma le tue più rosee previsioni: non è niente. Un eccesso di zelo da parte del radiologo. Proseguire con i controlli programmati.

E allora la tensione si smolla e pensi che l’hai scampata (anche stavolta).

Alla prossima.

P.S.: ovviamente la sera a casa, quando confessi il tutto, ti becchi un cazziatone perché non hai detto niente

PP.SS.: in questi cinque giorni ho ignorato e azzerato tutti i messaggi arrivati da fuori. Non mi interessava niente di niente.

Cinque giorni

 

13 marzo 2017 Posted by | Salute | | 30 commenti