Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Noa

Fatico a osservare questa foto.

Il primo articolo che ho letto stamattina sul giornale è stato quello dedicato alla sua triste vicenda.

Ma la sua foto ha continuato a rimbalzarmi nella mente per tutta la giornata.

Il giornale non accennava a cosa le fosse successo da piccola, che avesse scatenato la sua condizione di sofferenza.

Ma qualsiasi cosa le sia accaduto, per lei deve essere stato talmente devastante da non poterne più reggere il peso.

Io non so “se poteva essere curata”. Non sono un medico e neanche uno psicologo. Sono sicuro che i suoi genitori abbiano tentato di tutto per salvarla, ma forse entrare in contatto con la sua mente era ormai impossibile.

Noa (un nome che ricorda mondi antichi, quasi leggendari) è tornata da dove tutti veniamo: dal nulla o da qualcosa che non sappiamo neppure immaginare. Ora si starà già dissolvendo oppure starà viaggiando verso quel mondo che il suo nome ci fa immaginare fantastico.

In qualsiasi posto sia, si merita tutto il nostro rispetto.

Patty Pravo – E dimmi che non vuoi morire

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5 giugno 2019 Posted by | Storie ordinarie | , | 2 commenti

Ho acquistato un paio di scarpe

Qualche giorno fa ho acquistato un paio di scarpe.

E allora? – direte voi – Tutti compriamo le scarpe!

Sì, ok – rispondo io – ma io ho visto che, essendo finalmente arrivata l’estate, avrei dovuto mettere le scarpe adatte, e mi sono accorto che quelle indossate finora sono rovinate, sciupate, consunte. Quindi ho deciso di acquistarne un paio di nuove, che mi servano per tutta l’estate.

E allora? – obietterete voi – E dove sta la notizia? Tutti compriamo le scarpe nuove quando ci accorgiamo che quelle vecchie hanno ormai fatto il loro tempo!

Sì ok – replico io – tutti voi acquistate tranquillamente le scarpe che vi servono per la stagione prossima. Perché sapete che arriverete in fondo a quella stagione, perché non pensate minimamente che possa accadervi qualcosa che interrompa la vostra “calzata”. Io invece in queste ultimi due-tre anni tutte le volte che mi recavo in negozio per acquistare le scarpe pensavo: “Ma arriverò a fine stagione? Non saranno soldi buttati questi?” e me ne uscivo senza comprare niente. Sono andato avanti così per due-tre anni, stagione dopo stagione. Tutte le volte che mi presentavo in negozio per curiosare mi aspettavo che la commessa mi dicesse: “Allora, si è deciso a comprare qualcosa stavolta?” Ecco, quando ho finito la terapia psicologica, sapete qual è stata la prima cosa che ho pensato? Ora mi compro un paio di scarpe! E l’ho fatto!

Ecco, questo è un piccolo esempio di come a volte io mi senta su un piano diverso rispetto agli altri.

Spesso su un piano parallelo, dove ci si può vedere, ci si può parlare, ma non ci si incontra mai.

Texas – Inner Smile

1 giugno 2019 Posted by | Salute, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 2 commenti

E’ finita?

Più di una volta mi sono chiesto se fosse finita per me l’epoca del blog.

Vengo una volta la settimana, due se va bene (a volte nemmeno quelle), frequento raramente i blog degli altri, molti dei vecchi amici/amiche se ne sono andati, i commenti sono sempre più rari, così come le visite.

Eppure, malgrado tutto, per me è difficile chiudere tutto.

Su queste pagine (e su quelle precedenti) ho trascorso momenti bellissimi, ho condiviso tanto, ho conosciuto diverse persone (qualcuno anche “di persona”). Ho riso, ho pianto, ho sofferto, mi sono preoccupato e ho gioito.

Ora mi si stringe il cuore quando clicco sul nick di qualche amico/a e salta fuori una pagina non trovata, un blog cancellato oppure rimasto fermo ad anni fa.

Ho iniziato il 26 luglio 2006, quasi tredici anni fa.

In tredici anni ne sono accadute di cose… Ho fatto scelte, alcune giuste, altre sbagliate. Me ne assumo tutte le responsabilità, senza dare la colpa a qualcun altro.

Questo nick mi ha tenuto compagnia nei momenti bui, in quelli difficili, è stato quasi un alter ego che mi ha seguito volontariamente, consapevolmente, costantemente, delicatamente. Come faccio a dargli il benservito?

Io proseguo, può darsi che abbia ancora bisogno di lui…

 

21 maggio 2019 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , | 9 commenti

Bisogna imparare a lasciarsi…

… quando è finita.

La canta Ornella Vanoni in una fantastica interpretazione, a Sanremo 2018.

E io che pensavo di terminare la mia grama vita in modo un po’ tranquillo e sereno (perché tutti abbiamo bisogno di serenità, ma io più di tanti altri).

E invece mi tocca ancora remare contro corrente.

Pazienza…

Giorno per giorno
Senza sapere
Cosa mi aspetta
Non è in mio potere
Gioia e tristezza
Sempre davanti
Stanze vicine
Comunicanti
E in fondo sentire che niente finisce mai
È un tempo infinito il presente 
Non passerà
Bisogna imparare ad amarsi in questa vita
Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita
E vivere ogni istante fino all’ultima emozione
Così saremo vivi
Gabbia di ossa          
Libero cuore
Hai preso dolcezza
Da ogni dolore
Conservo l’infanzia
La pratico ancora
La seduzione mi affascina sempre
E in fondo sentire che esisti felicità
Abbracciami ancora una volta  
Mi basterà
Bisogna imparare ad amarsi in questa vita
Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita
E vivere ogni istante fino all’ultima emozione
Così saremo vivi
Bisogna imparare ad amarsi bisogna imparare a lasciarsi
Bisogna imparare ad amarsi
A perdonarsi
Giorno per giorno
Senza sapere
Cosa mi aspetta
Ma voglio vedere.

La cura – Franco Battiato

 

17 maggio 2019 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 6 commenti

Il (mio) potere

Ci sono diversi modi per utilizzare il potere.

Uno (quello più diffuso) è il classico fondato sull’arroganza, ben ritratto dalla famosa scena del film Il Marchese del Grillo con Alberto Sordi: io so’ io e voi non siete un cazzo.

A me gli arroganti, gli affaristi, i cialtroni non mi sono mai piaciuti (“mi” rafforzativo).

Quando ne ho la possibilità, mi piace utilizzare il mio (poco) potere per semplificare la vita delle persone, non per ingarbugliarla.

Così ho fatto qualche giorno fa, prendendomi la responsabilità di superare le resistenze di un’assicurazione e di una banca (due istituzioni che quando vogliono complicarti la vita, non hanno niente da imparare, da nessuno), per evitare inutili lungaggini a una nostra dipendente.

Ma ti prendi tu la responsabilità?” mi ha chiesto una mia collega, sgranando gli occhi.

Certo che me la prendo io. – ho risposto – Vai tranquilla.

Ovviamente il tutto si è concluso positivamente.

Sotto la mia responsabilità.

Un’Emozione Da Poco

25 aprile 2019 Posted by | Storie ordinarie, Vita lavorativa | | 5 commenti

Le regole del commercio

“Papà, sei andato a scuola, in segreteria?”

“Sì”

“Hai parlato con una signora bionda?”

“No”

“Con una bruna con i capelli corti e le tette di fuori?”

“Sì”

“Ecco. E’ sempre così: tette fuori, pantaloni attillati, maglietta corta…”

“Evidentemente può permetterselo”

“Ma che dici! Non hai visto che ha il naso storto?”

😮

“No, non me ne sono accorto. Mica ho guardato il naso…”

“Perché?”

“Sono le regole del commercio, piccola: bisogna sempre esporre la merce migliore!

13 aprile 2019 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 9 commenti

Dieci candeline

Domenica 31 marzo la mia auto ha compiuto dieci anni.

Per l’occasione, le ho fatto fare un restyling dal carrozziere, per sistemare qualche piccola bottarella e qualche acciacco dovuto all’età. Ora sembra quasi nuova, e dopo la revisione biennale e il tagliando, siamo a posto.

Penso che la terrò per almeno altri due anni.

Primo, perché non ho nessuna voglia di cambiarla (cioè di spendere soldi).

Secondo, perché non saprei quale altra auto comprare (tenendo conto che non voglio spendere soldi, e la cosa appare un po’ difficile).

Terzo, perché non vedo la necessità di cambiare un’auto che ancora funziona (spendendo soldi).

Quarto, perché l’anno prossimo già dovrò comprare l’auto per mia figlia (e allora sì che dovrò mettere mano al borsellino!).

Dite che sono un po’ tirato?

Naaaaaaa…

(E poi dove la trovo un’altra 4×4 così? Perché a me non bastano due ruote motrici, io necessito di quattro!)

 

2 aprile 2019 Posted by | Un po' di me | , , | 21 commenti

L’uomo del gas

Nell’immediato dopoguerra nel mio paese un imprenditore diede vita all’azienda del gas.

Era una di quelle tipiche aziende di paese, con dipendenti del luogo che conoscono il territorio (e le persone che lo abitano) come le proprie tasche.

Uno di questi dipendenti “storici” divenne “l’uomo del gas“.

Lo conobbi alla fine degli anni ottanta, durante la mia prima esperienza come assessore. Era un signore di bell’aspetto, sempre in ordine, sbarbato, folti capelli neri ben pettinati. La sua professione gli forniva anche un certo carisma. Era sposato e aveva un figlio. Non aveva bisogno di tessere di riconoscimento quando si presentava per la lettura del contatore: tutti lo conoscevano.

Con il passare degli anni la piccola azienda del gas di paese venne venduta a una grande azienda, ma l’uomo del gas continuò a fare il proprio lavoro: ne rappresentava un po’ la memoria storica. Quando il figlio raggiunse la maggiore età fu assunto anche lui in azienda. Si somigliavano tantissimo padre e figlio: stessa corporatura, stessa capigliatura, il secondo avrebbe sicuramente ereditato la posizione del padre.

Sono passati tanti anni da allora. L’uomo del gas è andato in pensione, girano per il paese i nuovi automezzi della grande azienda con tecnici in trasferta e per i contatori si fa l’autolettura.

Da un po’ di tempo vedevo l’uomo del gas entrare e uscire dalla casa di riposo.

Pensavo avesse ricoverato qualche genitore o qualche altro parente. Sabato mattina ho fatto un giro nei reparti e l’ho visto nell’ala dove sono ricoverati i cosiddetti pazienti gra.d.a. (gravi disabilità acquisite): un acronimo per definire i pazienti gravemente cerebrolesi, quelli che possono stare per anni immobili in un letto, senza muoversi, senza parlare, nutriti artificialmente.

Mi stavo chiedendo cosa ci facesse lì, quando ha iniziato a spingere una carrozzina, venendo verso di me.

Quando mi è stato davanti mi si è gelato il sangue nelle vene: quello che stava in carrozzina, ridotto a un simulacro di sè stesso ma ancora riconoscibile dietro al suo sguardo perso nel nulla era il figlio.

“Ma quello – ho chiesto a un infermiere – è suo figlio?”

“Sì. – mi ha risposto – Viene qui tutti i giorni a spingere la carrozzina. Si legge il dolore sul suo volto. A volte si ferma tutto il giorno e capita che si addormenti sulla poltrona di fianco al letto.”

E’ in queste situazioni che si comprende come possa trasformarsi la nostra vita da un momento all’altro e quale dono sia ogni giorno che trascorriamo in salute…

La cura – Franco Battiato

 

 

4 marzo 2019 Posted by | Storie ordinarie | | 8 commenti

Ernesto Sparalesto

Mi ricordo da bambino le avventure di Ernesto Sparalesto e altri simpatici personaggi dei cartoni animati di Hanna-Barbera (che mi chiedevo sempre, visto che Hanna era indubitabilmente una donna, chi mai fosse ‘sto Barbera…).

Ernesto Sparalesto era un cavallo, vestito da sceriffo del far west, che spesso agiva insieme al suo assistente Babalui, un asinello dalla simpatica voce nasale.

Ricordi di gioventù, certo, rinvigoriti da episodi della vita odierna.

Un simpatico imprenditore di un paese vicino alcuni anni fa, esasperato dai continui furti nei suoi cantieri, una notte, avvertito non so come e non so da chi dell’ennesimo episodio criminoso, si recò nel suo cantiere accompagnato da un suo dipendente.

E qui accadde il fattaccio: sparò e ferì uno dei ladri.

La nostra non è soltanto una terra di agnolotti, salame, gutturnio e compagnia bella. E’ anche una terra di sparacchiatori.

Per tre gradi di giudizio Peveri è stato riconosciuto colpevole di tentato omicidio: tre gradi, mica ciufoli. Ma ciò non è bastato a scatenare la protesta dei cosiddetti “cittadini per bene” e dei relativi sindaci, che adesso raccoglieranno le firme, qualcuno ha proposto anche una raccolta fondi, fose poi anche di vestiti usati…

Qualche giorno fa il procuratore di Piacenza, che si occupò delle indagini, ha rilasciato un’intervista nella quale ha fatto un po’ di chiarezza sul fatto, ricordando che questa vicenda non c’entra nulla con la legittima difesa.

Il procuratore ha ricordato che il condannato (che ha sempre dichiarato di avere sparato per errore, che non voleva, ecc.) dalle indagini risulta  che fece inginocchiare davanti a sé uno dei ladri, immobilizzato dal suo dipendente e ormai inoffensivo e che lo minacciò diverse volte, fino a sparargli.

Per questo è stato accusato di tentato omicidio, non di eccesso di legittima difesa.

Ma ormai è inutile: il popolo ha deciso: banchetti e raccolta firme nel fine settimana, centinaia di post sui social e chi più ne ha più ne metta. Se poi consideriamo che qui fra qualche mese si vota…

Che dire?

Preferivo di gran lunga Ernesto Sparalesto…

 

21 febbraio 2019 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , | 5 commenti

Cessata attività

Oggi è iniziata la svendita in uno storico negozio di abbigliamento del mio paese che chiude i battenti per cessata attività.

Quando ho visto i manifesti in giro mi ha preso un senso di nostalgia, come se stesse andandosene un altro pezzettino di me e della mia storia.

Il negozio in questione (non proprio un negozietto, piuttosto una media struttura) iniziò la sua attività una trentina di anni fa, in un paese vicino al nostro, posizionato in bella vista sulla via emilia. Era uno dei pochissimi negozi già allora aperti la domenica, dove si potevano trovare vestiti “popolari” accanto a quelli un po’ più costosi, di marca.

Con l’apertura del centro commerciale, si trasferì nel nostro paese, ampliando l’offerta e la superficie di vendita.

Ricordo con nostalgia quando ci si trovava con amici e conoscenti a spulciare tra camicie, magliette, pantaloni, mutande, tute da ginnastica.

Era la condivisione di qualcosa che si è perso nel tempo.

Può sembrare banale dirlo, ma anche un negozio può dare il senso di appartenenza a una comunità.

Negli ultimi anni i clienti sono andati diminuendo sempre di più. Ultimamente il negozio era quasi sempre deserto. Disertato dai giovani, che preferiscono le grandi catene in città o nei grandi centri commerciali; i “diversamente giovani” (come il sottoscritto) evidentemente hanno ridotto drasticamente i consumi, anche nell’abbigliamento. Per non parlare del commercio on line.

E così domani mattina andrò a fare un giro – forse l’ultimo – nel negozio che mi ha visto acquistare quei vestiti che per mia figlia sono inesorabilmente da bollare come “da vecchio”, ma che per me invece rappresentano un pezzo della storia mia e del mio paese.

Del nostro povero paese…

I Miei Pensieri Sono Tutti Lì – Pierangelo Bertoli

16 febbraio 2019 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , , | 5 commenti