Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Una cosa che non sopporto…

… è il menefreghismo.

Ma ancora di più, quando il menefreghismo sconfina nell’irresponsabilità e nell’incoscienza.

E quando l’irresponsabilità e l’incoscienza vengono tenute nei confronti dei propri famigliari, allora la cosa mi fa imbestialire.

Roba da mandare tutti affanculo e andarsene via, il più lontano possibile.

22 luglio 2021 Posted by | Storie ordinarie | | 6 commenti

Troppo buoni…

C’è un proverbio che gira dalle mie parti che si può riassumere così: “a essere troppo buoni si finisce per essere coglioni“.

Vorrei sostenere che non è così e che essere buoni (sottocategorie: corretti, educati, rispettosi delle regole, ecc.) alla fine paga, ma spesso è il contrario.

Gli altri se ne approfittano di questa inaspettata bontà, finché non si reagisce, sempre con le buone maniere, ma in maniera decisa, ponendo un aut aut: o così o niente.

Allora l’interlocutore ha un guizzo, perché non si aspettava quella reazione da un buono e si rimette in carreggiata.

E tu avresti voglia di dirgli: “dovevi proprio spingermi a questo livello per darti una mossa? Coglione!

4 luglio 2021 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 2 commenti

Maturità

Oggi è stato il giorno dell’esame di maturità per mia figlia.

Mi sembra ieri che l’avevo fotografata una mattina di settembre del 2008 mentre con uno zainetto più grande di lei stava affrontando il suo primo giorno di scuola.

Ne sono passati di anni, ne sono successe di cose, ne è passata di acqua sotto i ponti (e a volte anche sopra).

Io ho ricordi sfocati del mio esame di maturità.

Ricordo che siamo andati a sostenerlo in città, perché il nostro liceo al tempo era ancora una sezione distaccata.

Ricordo il giorno che ci siamo recati in auto all’esame scritto e ricordo l’attesa fuori dalla scuola, per aspettare gli altri.

Ricordo una grande aula con i banchi separati e nient’altro.

Il mio cervello evidentemente ha resettato un momento che non riteneva poi così importante.

Oggi i ricordi si condividono sui social, le foto, gli in bocca al lupo, tutto viene condiviso e forse rimarrà più a lungo nella memoria.

Si apre una nuova stagione di vita, con nuovi traguardi da superare e nuove mete da raggiungere.

Lungo la strada della vita.

22 giugno 2021 Posted by | Notti insonni, Scuola, Storie ordinarie | , | 2 commenti

Enzo Maiorca

Enzo Maiorca fu non soltanto uno dei più grandi apneisti del mondo, ma anche una personalità in grado di catalizzare l’attenzione del pubblico. Compresa quella volta che, durante un’immersione, fu urtato da un inviato della RAI e gli scappò qualche imprecazione in diretta TV.

Maiorca, come tutti i conoscitori del mare, ne aveva anche paura, e ne aveva anche rispetto, tanto da diventare vegetariano.

Maiorca abbandonò la pesca subacquea nel 1967, quando, inseguendo una cernia incastrata in una cavità, la toccò: “Il suo cuore pulsava terrorizzato, impazzito dalla paura” raccontò.

E’ morto il 13 novembre 2016, all’età di 85 anni.

20 giugno 2021 Posted by | Storie ordinarie | | 2 commenti

Auguri

Oggi compie gli anni una mia carissima amica.

Sono dieci anni che non ci vediamo e quasi altrettanti quelli in cui non ci parliamo.

Negli ultimi anni è stata colpita da una serie di eventi funesti.

Non leggerà questo post, ma le invio ugualmente i miei auguri.

Perché è stata importante, come lo sono tutte le persone buone che incontriamo nella vita.

11 Maggio 2021 Posted by | Amici, Storie ordinarie, Un po' di me | | 2 commenti

Quello che nessuno ha il coraggio di dire

Costas Varotsos, La verità è sempre un’altra, 1980

Anche perché pochi hanno voglia di sentirselo dire.

Perché dire la verità implica coraggio, soprattutto se si devono trovare soluzioni che costano, non solo in termini economici, ma soprattutto in termini sociali.

Cos’è che bisognerebbe dire e soprattutto fare?

Bisognerebbe dire che chi pensa che fra un mese, o sei mesi, un anno o due anni avremo sconfitto il Covid e quindi potremo tornare alla nostra vita normale come prima è un illuso.

Con il Covid ci avremo a che fare per anni.

Dovremo cambiare le nostre abitudini, le nostre città, le nostre scuole, il nostro modo di incontrare, vedere e parlare agli altri, i nostri ristoranti, i nostri concerti, i nostri cinema e teatri, ecc.

Dovremo abituarci a una sanità che deve utilizzare ingenti risorse umane ed economiche per vaccinare, tamponare, curare i malati di Covid.

Cambierà il nostro modo di lavorare, di andare in vacanza, di socializzare.

Il problema non è se chiudere alle 22 o alle 23; non è se andare a scuola al 60% o al 70%; non è Speranza o Salvini.

Dobbiamo (dovevamo) investire risorse nel cambiamento strutturale della nostra società.

Prendiamo la scuola. Avevo proposto (ingenuamente) nel mio Comune di rimettere in sesto le scuole frazionali, perché se serve spazio non ce lo possiamo inventare. Certo, questo vuol dire rivedere le modalità d’insegnamento, i trasporti, la vigilanza, ma questi strabenedetti soldi che arrivano dall’Europa cosa li utilizziamo a fare, se non per questi miglioramenti strutturali delle nostre città?

Non possiamo più avere i bar che nella superficie di una cabina telefonica ci fanno stare venti persone contemporaneamente: non si può più, altrimenti il cappuccio e la brioche continueremo a ingurgitarli sul marciapiedi.

Ho fatto degli esempi banali, ma la realtà è questa: ci sono un sacco di cose che non possiamo e non potremo più farle come prima.

A meno che non si scelga la strada verso la quale ci stiamo dirigendo: sopportare per i prossimi anni qualche centinaio di morti al giorno per Covid.

Ovviamente sperando che a morire siano gli altri.

22 aprile 2021 Posted by | Storie ordinarie | , | 5 commenti

Sono stato cazziato dalle Poste

Fino a pochi giorni fa, quando noi correntisti andavamo in Posta per qualche operazione, dovevamo inserire la carta postamat nella macchinetta posizionata vicino all’ingresso.

A quel punto sul display usciva il messaggio “togliere la carta per stampare lo scontrino“. Tu toglievi la carta e usciva lo scontrino con il tuo numero di prenotazione. Aspettavi il tuo turno e la cosa finiva lì.

Oggi pomeriggio, invece, sono andato in Posta per prelevare due spiccioli (che il mio conto non mi consente di più), ho inserito la carta ed è uscito sul video un codice QR con la scritta “inquadra il codice con il tuo cellulare“.

Sono rimasto lì un po’ interdetto.

Avrei dovuto estrarre dalla tasca il telefono, togliere la cover (perché è la cover del modello precedente e copre parzialmente la fotocamera), inquadrare il codice, ecc. ecc.

A quel punto mi sono accorto che sotto al codice stava la scritta “stampa lo scontrino“.

Ho cliccato con il dito e a quel punto, insieme allo scontrino, è uscito il messaggio: “LA PROSSIMA VOLTA PRENOTA UN APPUNTAMENTO!

Eccheccazzo!

Come complicare le cose semplici…

 

19 marzo 2021 Posted by | Diavolerie tecnologiche, Questa poi..., Storie ordinarie | , , | 6 commenti

Malastagione

Anzitutto buon anno a tutte/i.

Ieri, primo giorno dell’anno, ho deciso di tenere spento il cellulare e non potete immaginare (a meno che qualcuno l’abbia fatto o lo faccia regolarmente) di come mi sia sentito bene. Poi stamattina ho dovuto accendere e… la magia è finita.

Comunque nella prima giornata dell’anno, tra semi lockdown all’italiana, freddo e neve, mi sono dedicato alla lettura. Dopo avere terminato Psicologia della stupidità, (ci tornerò su, perché la materia è infinita) ho pensato – in ricordo degli anni della mia adolescenza, quando aspettavo la vacanze di Natale per spararmi i gialli che non potevo leggere in periodo scolastico – di dedicarmi a qualche bella storia poliziesca e, aperta l’anta del mobile libreria in salotto, mi sono trovato di fronte questo libro.

Pubblicato dieci anni fa, regalatomi con tanto di dedica, è rimasto a riposo per un decennio.

Forse è vero che i libri decidono loro quando è il momento di leggerli. C’è differenza tra acquistarli e leggerli, sono due momenti diversi che esigono predisposizioni diverse.

E allora ieri mi sono immerso in questa storia che “profuma di ragù e vino rosso”, ambientata tra i monti della bassa modenese, protagonista un ispettore della forestale detto “Poiana” e una serie di altra varia umanità tratteggiata con leggiadria dai due autori con una scrittura che fila via liscia come un bianco frizzante quando la calura umida delle nostre zone spinge a rinfrescarsi dentro.

Ho messo da parte per un giorno tutte le paturnie del lavoro, della famiglia, i ricordi degli ultimi morti di Covid tra la gente che conoscevo; ho trovato anche il tempo di qualche partita a carte con mia figlia, annoiata dalla reclusione domestica.

Un rinnovato ringraziamento (tardivo?) a chi mi regalò questo libro.

Chissà che non ci sia spazio per qualche altra storia di questo duo. Chissà…

2 gennaio 2021 Posted by | Libri, Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 7 commenti

Ma cos’è successo?

Se giro per il mio paese e faccio mente locale, non lo riconosco più.

C’era un piccolo centro commerciale a ridosso del centro storico. Una piccola galleria nella quale si affacciavano negozi, ora quasi deserta.

Dov’è finita quella pizzeria da asporto con il pizzaiolo e la mamma che impastava nel retro e nei fine settimana portavo a casa qualche trancio e si rideva ancora mentre si mangiava?

E il negozio di pasta fresca, dove si potevano comprare i tortelli con la coda?

E la banca e la lavanderia?

E la pizzeria che era diventata un luogo d’incontro e si conosceva il proprietario e si incontravano amici e conoscenti e quando si usciva si rimaneva a parlare nella galleria fino a tardi?

E che dire dell’altro centro commerciale, lungo la statale per la città?

C’era una pizzeria dove ci si fermava con la piccola quando andavo a prenderla da scuola e si faceva merenda con un trancio.

E poi si poteva andare a fare un giro al negozio di scarpe o in quello di abbigliamento.

E che dire del ristorante self service, dove potevi farci una scappata quando non avevi tempo e voglia di cucinare e se era un giorno feriale ci trovavi gli operai delle fabbriche dei dintorni? Fabbriche dove si produceva, non le enormi cattedrali della logistica di oggi.

Cos’è successo in questi anni?

Lo so che non rimpiango i negozi, rimpiango i momenti, la luce di quegli anni contro il buio di oggi.

Lo so che quei momenti non torneranno più.

Dovrei guardare avanti, ma il tempo che mi rimane non è poi tanto.

Oggi mi hanno informato che è morto un mio ex vicino di casa, che conoscevo da quarant’anni, più giovane di me.

Quando ti si fa il deserto intorno, non c’è da stare sereni.

Buon Natale

25 dicembre 2020 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 2 commenti

– 4

Preso come sono stato oggi da un sacco di cose, mi stavo dimenticando che siamo a meno quattro.

P.S.: stamattina invece la temperatura esterna era meno uno.

Brrrrrrr…

PP.SS.: in realtà questo post è di ieri, ma mi è rimasto in bozza tutta la notte…

24 novembre 2020 Posted by | Storie ordinarie | | Lascia un commento