Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Le regole del commercio

“Papà, sei andato a scuola, in segreteria?”

“Sì”

“Hai parlato con una signora bionda?”

“No”

“Con una bruna con i capelli corti e le tette di fuori?”

“Sì”

“Ecco. E’ sempre così: tette fuori, pantaloni attillati, maglietta corta…”

“Evidentemente può permetterselo”

“Ma che dici! Non hai visto che ha il naso storto?”

😮

“No, non me ne sono accorto. Mica ho guardato il naso…”

“Perché?”

“Sono le regole del commercio, piccola: bisogna sempre esporre la merce migliore!

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13 aprile 2019 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 8 commenti

Dieci candeline

Domenica 31 marzo la mia auto ha compiuto dieci anni.

Per l’occasione, le ho fatto fare un restyling dal carrozziere, per sistemare qualche piccola bottarella e qualche acciacco dovuto all’età. Ora sembra quasi nuova, e dopo la revisione biennale e il tagliando, siamo a posto.

Penso che la terrò per almeno altri due anni.

Primo, perché non ho nessuna voglia di cambiarla (cioè di spendere soldi).

Secondo, perché non saprei quale altra auto comprare (tenendo conto che non voglio spendere soldi, e la cosa appare un po’ difficile).

Terzo, perché non vedo la necessità di cambiare un’auto che ancora funziona (spendendo soldi).

Quarto, perché l’anno prossimo già dovrò comprare l’auto per mia figlia (e allora sì che dovrò mettere mano al borsellino!).

Dite che sono un po’ tirato?

Naaaaaaa…

(E poi dove la trovo un’altra 4×4 così? Perché a me non bastano due ruote motrici, io necessito di quattro!)

 

2 aprile 2019 Posted by | Un po' di me | , , | 21 commenti

L’uomo del gas

Nell’immediato dopoguerra nel mio paese un imprenditore diede vita all’azienda del gas.

Era una di quelle tipiche aziende di paese, con dipendenti del luogo che conoscono il territorio (e le persone che lo abitano) come le proprie tasche.

Uno di questi dipendenti “storici” divenne “l’uomo del gas“.

Lo conobbi alla fine degli anni ottanta, durante la mia prima esperienza come assessore. Era un signore di bell’aspetto, sempre in ordine, sbarbato, folti capelli neri ben pettinati. La sua professione gli forniva anche un certo carisma. Era sposato e aveva un figlio. Non aveva bisogno di tessere di riconoscimento quando si presentava per la lettura del contatore: tutti lo conoscevano.

Con il passare degli anni la piccola azienda del gas di paese venne venduta a una grande azienda, ma l’uomo del gas continuò a fare il proprio lavoro: ne rappresentava un po’ la memoria storica. Quando il figlio raggiunse la maggiore età fu assunto anche lui in azienda. Si somigliavano tantissimo padre e figlio: stessa corporatura, stessa capigliatura, il secondo avrebbe sicuramente ereditato la posizione del padre.

Sono passati tanti anni da allora. L’uomo del gas è andato in pensione, girano per il paese i nuovi automezzi della grande azienda con tecnici in trasferta e per i contatori si fa l’autolettura.

Da un po’ di tempo vedevo l’uomo del gas entrare e uscire dalla casa di riposo.

Pensavo avesse ricoverato qualche genitore o qualche altro parente. Sabato mattina ho fatto un giro nei reparti e l’ho visto nell’ala dove sono ricoverati i cosiddetti pazienti gra.d.a. (gravi disabilità acquisite): un acronimo per definire i pazienti gravemente cerebrolesi, quelli che possono stare per anni immobili in un letto, senza muoversi, senza parlare, nutriti artificialmente.

Mi stavo chiedendo cosa ci facesse lì, quando ha iniziato a spingere una carrozzina, venendo verso di me.

Quando mi è stato davanti mi si è gelato il sangue nelle vene: quello che stava in carrozzina, ridotto a un simulacro di sè stesso ma ancora riconoscibile dietro al suo sguardo perso nel nulla era il figlio.

“Ma quello – ho chiesto a un infermiere – è suo figlio?”

“Sì. – mi ha risposto – Viene qui tutti i giorni a spingere la carrozzina. Si legge il dolore sul suo volto. A volte si ferma tutto il giorno e capita che si addormenti sulla poltrona di fianco al letto.”

E’ in queste situazioni che si comprende come possa trasformarsi la nostra vita da un momento all’altro e quale dono sia ogni giorno che trascorriamo in salute…

La cura – Franco Battiato

 

 

4 marzo 2019 Posted by | Storie ordinarie | | 8 commenti

Ernesto Sparalesto

Mi ricordo da bambino le avventure di Ernesto Sparalesto e altri simpatici personaggi dei cartoni animati di Hanna-Barbera (che mi chiedevo sempre, visto che Hanna era indubitabilmente una donna, chi mai fosse ‘sto Barbera…).

Ernesto Sparalesto era un cavallo, vestito da sceriffo del far west, che spesso agiva insieme al suo assistente Babalui, un asinello dalla simpatica voce nasale.

Ricordi di gioventù, certo, rinvigoriti da episodi della vita odierna.

Un simpatico imprenditore di un paese vicino alcuni anni fa, esasperato dai continui furti nei suoi cantieri, una notte, avvertito non so come e non so da chi dell’ennesimo episodio criminoso, si recò nel suo cantiere accompagnato da un suo dipendente.

E qui accadde il fattaccio: sparò e ferì uno dei ladri.

La nostra non è soltanto una terra di agnolotti, salame, gutturnio e compagnia bella. E’ anche una terra di sparacchiatori.

Per tre gradi di giudizio Peveri è stato riconosciuto colpevole di tentato omicidio: tre gradi, mica ciufoli. Ma ciò non è bastato a scatenare la protesta dei cosiddetti “cittadini per bene” e dei relativi sindaci, che adesso raccoglieranno le firme, qualcuno ha proposto anche una raccolta fondi, fose poi anche di vestiti usati…

Qualche giorno fa il procuratore di Piacenza, che si occupò delle indagini, ha rilasciato un’intervista nella quale ha fatto un po’ di chiarezza sul fatto, ricordando che questa vicenda non c’entra nulla con la legittima difesa.

Il procuratore ha ricordato che il condannato (che ha sempre dichiarato di avere sparato per errore, che non voleva, ecc.) dalle indagini risulta  che fece inginocchiare davanti a sé uno dei ladri, immobilizzato dal suo dipendente e ormai inoffensivo e che lo minacciò diverse volte, fino a sparargli.

Per questo è stato accusato di tentato omicidio, non di eccesso di legittima difesa.

Ma ormai è inutile: il popolo ha deciso: banchetti e raccolta firme nel fine settimana, centinaia di post sui social e chi più ne ha più ne metta. Se poi consideriamo che qui fra qualche mese si vota…

Che dire?

Preferivo di gran lunga Ernesto Sparalesto…

 

21 febbraio 2019 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , | 5 commenti

Cessata attività

Oggi è iniziata la svendita in uno storico negozio di abbigliamento del mio paese che chiude i battenti per cessata attività.

Quando ho visto i manifesti in giro mi ha preso un senso di nostalgia, come se stesse andandosene un altro pezzettino di me e della mia storia.

Il negozio in questione (non proprio un negozietto, piuttosto una media struttura) iniziò la sua attività una trentina di anni fa, in un paese vicino al nostro, posizionato in bella vista sulla via emilia. Era uno dei pochissimi negozi già allora aperti la domenica, dove si potevano trovare vestiti “popolari” accanto a quelli un po’ più costosi, di marca.

Con l’apertura del centro commerciale, si trasferì nel nostro paese, ampliando l’offerta e la superficie di vendita.

Ricordo con nostalgia quando ci si trovava con amici e conoscenti a spulciare tra camicie, magliette, pantaloni, mutande, tute da ginnastica.

Era la condivisione di qualcosa che si è perso nel tempo.

Può sembrare banale dirlo, ma anche un negozio può dare il senso di appartenenza a una comunità.

Negli ultimi anni i clienti sono andati diminuendo sempre di più. Ultimamente il negozio era quasi sempre deserto. Disertato dai giovani, che preferiscono le grandi catene in città o nei grandi centri commerciali; i “diversamente giovani” (come il sottoscritto) evidentemente hanno ridotto drasticamente i consumi, anche nell’abbigliamento. Per non parlare del commercio on line.

E così domani mattina andrò a fare un giro – forse l’ultimo – nel negozio che mi ha visto acquistare quei vestiti che per mia figlia sono inesorabilmente da bollare come “da vecchio”, ma che per me invece rappresentano un pezzo della storia mia e del mio paese.

Del nostro povero paese…

I Miei Pensieri Sono Tutti Lì – Pierangelo Bertoli

16 febbraio 2019 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , , | 5 commenti

Mangio troppo

Sì, decisamente mangio troppo.

O comunque dovrei muovermi di più, specialmente d’inverno.

Oggi per esempio ho mangiato:

a colazione un cappuccio con una fetta di panettone;

alle 11.30 un pezzo di focaccia con i ciccioli;

alle 13 una razione di pizzoccheri;

alle 16.30 una mela;

a cena un pezzetto (piccolo) di focaccia di Recco, il minestrone di verdure con 50 grammi di pasta, una patata lessata con un po’ di salume e una tortina alla frutta.

Mo’ mi sento in colpa…

Per questo stamattina insieme al giornale ho acquistato questo

 

1 febbraio 2019 Posted by | Un po' di me | , | 38 commenti

Il bambino con la pagella

Questo bellissimo e tremendo disegno di Makkox spacca il cuore.

Ci pensavo ieri sera, perché la notizia – che in realtà risale al 2015 – ha fatto il giro di internet.

Ci pensavo mentre ascoltavo un coglione di sottosegretario leghista sparare le solite minchiate sull’invasione dei migranti.

Ci pensavo e mi dicevo: mia figlia a quattordici anni manco andava da sola in posta (non ci va neppure adesso, se è per quello) e questo qui ha affrontato un viaggio dal Mali.

Chissà quanta paura avrà avuto, chissà come avrà urlato quando avrà capito che il suo sogno si sarebbe spento in fondo al mare, chissà come avrà pregato.

E chissà come avrà sperato di potersi costruire una vita diversa, con in tasca quel suo piccolo, ingenuo passaporto che era la sua pagella scolastica.

Ascoltavo il coglione di sottosegretario leghista e pensavo: per risolvere questi problemi giganteschi occorre prima di tutto provare un po’ di empatia verso queste persone. Occorre prendere atto che noi siamo nati e vissuti in questa parte del mondo senza averne alcun merito. Avremmo benissimo potuto nascere dall’altra parte e su quel barcone ci saremmo noi.

Dobbiamo capire che questi non sono problemi dell’Italia e nemmeno dell’Europa, ma del mondo.

Ma il coglione di sottosegretario leghista continuava a starnazzare che ci sono sessanta milioni di persone che si muovono e che noi non possiamo mica prendercele tutte in carico e che il padre di quel ragazzo avrebbe dovuto metterlo su un aereo e mandarlo qui, perché allora noi sì che lo avremmo preso, ma così no, su un barcone no, e che diamine!

Sarebbe bastato che qualcuno gli dicesse smettila di dire stronzate, perché quando uno dice stronzate, non è che puoi controbattere con tanti ragionamenti. Se uno parla alla pancia della gente, tu devi diventare fermento lattico, altrimenti non hai speranze.

Ma cosa dovremmo rispondere a tutta la gente che ha votato il coglione di sottosegretario leghista?

Dovremmo forse dire che la risposta alle loro minchiate sta in Platone o Socrate? No, non possiamo, perché questi qui, che si ergono a difensori della cultura occidentale, manco sanno che erano questi due.

Dobbiamo essere più terra terra, perché altrimenti non capiscono.

E allora potremmo rispondere con la tipica affermazione che facevano i miei genitori quando arrivava a casa qualcuno di inaspettato, magari all’ora di pranzo: “Vieni, siediti, dove si mangia in tre, si mangia anche in quattro“.

Ecco, in queste poche, povere parole sta tutto il senso dell’accoglienza.

Ma questo il coglione del sottosegretario leghista non lo capirà mai… (almeno finché non si troverà lui stesso su un barcone)

18 gennaio 2019 Posted by | Storie ordinarie | | 4 commenti

Cattivo

malo, malvagio, tramalvagio (arc.), bigio (arc.), croio (arc., fig.), malnato (fig., lett.), reprobo, improbo, nequitoso (arc.), niquitoso (arc.), rio (arc.), pravo (lett.) □ malacarne ● cattivone, cattivaccio □ cattivello, viziato ● erba cattiva, malerba, malapianta □ peste, birba (lett.), pestifero □ pecora nera ● meschino, gretto, basso □ spregevole, indegno, miserabile, abietto, tristo, tristoso (arc.), dolente (arc.), doloroso (arc.) □ tristanzuolo (lett.), tristarello (lett.), tristerello (lett.) □ ingrato □ viperino □ cinico □ malvolente (lett.), malvogliente (arc.) ● perfido, malevolo, maligno □ diabolico, luciferino, infernale □ velenoso □ rettile, serpe, serpente, tersite, drago (arc.) □ infido □ carogna, bastardo, fetente, puzzone (centr., fig.) stronzo (volg.), figlio di puttana (volg.), figlio di buona donna □ cane □ iena □ disgraziato, sciagurato □ cattivo soggetto, pessimo soggetto, poco di buono, sbandato □ malintenzionato □ mascalzone, filibustiere, canaglia, ribaldo, furfante, farabutto, marrano, maramaldo, delinquente, berrettino (raro, lett., fig.), birbone, briccone □ avanzo di galera, faccia patibolare □ sfruttatore, negriero (est.) □ da evitare, da cui è meglio stare alla larga □ malfamato ● [di donna] arpia, megera, strega, versiera (tosc.) □ cagna □ vipera, serpe, aspide ● orco □ cerbero □ mostro, belva, animale □  crudele, crudivoro (est., fig., arc.), diro (lett.) □ ferino □ scellerato, flagizioso (lett.), malferace (arc.) □ empio □ fello (arc.), fellone (arc.) □ aguzzino, torturatore, persecutore □ feroce, sanguinario, assetato di sangue □ sadico, perverso, curvo (arc., fig.) □ boia, macellaio □ nerone □ anima dannata, anima nera (come il carbone), tizzone d’inferno □ anticristo (est.) □ segnato da Dio (fig., pop.), segnato da Cristo (fig., pop.) □ diavolo, satanasso, diavolo dell’inferno □ genio del male, lucifero (raro, fig.), angelo del male □ incarnazione del diavolo, della malvagità, del male ● che non perdona, senza pietà, impietoso, duro, coriaceo, insensibile, disumano, implacabile, spietato ● [di animale] aggressivo, pericoloso, feroce ● [di azione, ecc.] brutto, pessimo, tremendo, atroce, terribile, terrificante, orrendo, nefando, scellerato, riprovevole, orribile, imperdonabile, iniquo, mostruoso □ oscuro, torbido ● vomitevole, vomitoso, ributtante, ripugnante ● [pref.] caco

Non chiedetemi cosa sono questi, perché si capisce benissimo: sono sinonimi del termine “cattivo“.

Ma d’ora in avanti a raggruppare tutti questi termini basterà citare il nome di quell’indomito assessore del Comune di Trieste, tale Polidori, che ha gettato nel bidone dei rifiuti i miseri stracci di un barbone.

Guardatelo bene: Rambo gli fa un baffo a lui. Ha il coraggio dipinto in faccia. Il pericolo gli fa il solletico.

Pensate a quanto lavoro avrebbe questo qui a Roma: hai voglia a gettare nei cassonetti tutta la spazzatura che sta in strada!

Voi vi/mi chiederete: ma questo qui secondo te è cattivo?

No, questo qui è semplicemente stronzo. Cattivi stanno diventando gli italiani: insensibili, meschini, menefreghisti.

Non c’è bisogno di parlare di stranieri o di barboni per accorgersene: basta girare per strada. La gente aspira i messaggi che arrivano dall’alto e si comporta di conseguenza.

Se Salvini può dire chissenefrega dell’Europa, io non posso dirlo del vigile, del pedone, del mio “subordinato” al lavoro, delle tasse da pagare?

Domani mattina ho convocato una riunione in ufficio tra i cosiddetti dirigenti aziendali. Una delle cose che voglio dire è che in azienda siamo tutti colleghi:  dal direttore (cioè io) alla signora che fa le pulizie. Perché sul piano organizzativo le mansioni si distinguono non tra chi sta in alto e chi sta in basso, ma tra chi è responsabile del proprio lavoro e chi è responsabile anche del lavoro altrui.

Ma è una battaglia persa.

Ho l’impressione che ci sia qualcuno che ha una gran voglia di guerra, ma uno come quel Polidori, che a fare la guerra se la fa sotto solo a nominarla. Sono i nostalgici dell’armiamoci e partite. Le guerre le fanno sempre gli altri, i poveri in prima battuta, cioè quelli che dalle guerre non hanno niente da guadagnarci, ma in molti casi sono i primi a volerle fare. Salvo accorgersi della fregatura quando è troppo tardi.

Vabbe’, ho sproloquiato abbastanza.

Vi saluto e buona settimana.

Mamma mia

Dimenticavo per le gentili signore: vi site riposate dopo la sfacchinata di stanotte?

6 gennaio 2019 Posted by | Guerra al terrore, Questa poi..., Storie ordinarie | , , | 1 commento

Costa Rica

Una notizia buttata lì così, in trentunesima pagina: “Il Costa Rica, il primo Paese senza un esercito“.

Il 1° dicembre 1948 Josè Figueres, vincitore di una guerra civile lampo, depose armi e divise, i militari divennero civili e i fondi dell’esercito furono dirottati su istruzione e sanità.

Figueres guidò un governo di unità nazionale per 18 mesi, per dare un nuovo assetto al Paese: scrivere la Costituzione, dare il diritto di voto a donne e neri, nazionalizzare le banche, abolire l’esercito e assicurare istruzione e sanità gratuite, votare un’Assemblea costituente.

Oggi il Costa Rica è una delle democrazie più stabili del mondo, un piccolo Paese che ha detto no alle perforazioni petrolifere per sviluppare l’ecoturismo e produce tutta l’energia elettrica da fonti rinnovabili.

Mattuguarda… potrei anche cambiare la mia destinazione alle Auai…

 

 

11 dicembre 2018 Posted by | Questa poi..., Sani principi | | 5 commenti

E poi dicono che l’Italia non sta diventando razzista…

Sì, perché la gente sarà pure esasperata, in certe zone la criminalità avrà raggiunto livelli inaccettabili, in altre zone sarà pericoloso uscire non solo di sera, ma anche di giorno, i ladri saranno anche fuori dopo mezz’ora dall’arresto, ci saranno pure questi bislacchi episodi eccetera eccetera, ma c’è un limite a tutto, soprattutto a questo.

Qual è il limite?

Il limite è quello della legalità, del rispetto delle regole. Per tutti.

P.S.: un medio evasore fiscale equivale a qualche migliaio di borseggiatori. Eppure questi “eroi” non hanno mai neppure tentato di linciare un evasore fiscale quando viene arrestato dalla guardia di finanza…

6 dicembre 2018 Posted by | Storie ordinarie | , | 8 commenti