Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Volevo solo camminare…

E’ un periodo strano questo.

Qualche settimana fa, camminando per il centro del paese (cosa che faccio raramente) ho visto passare sul marciapiede di fronte una ragazza, compagna di classe di mia figlia alle scuole medie, mentre mangiava un gelato (le temperature qui al pomeriggio sfiorano a volte i 20 gradi, si vede in giro qualcuno ancora in maglietta a maniche corte). Camminava tranquillamente mangiando il suo cono, in compagnia del padre, un postino del paese. I due li vedo spesso camminare a piedi, perché il padre è invalido e non guida l’auto.

Osservandoli, sono stato preso da un moto di nostalgia: di quando anch’io camminavo per il paese in compagnia di mia figlia, oppure giravamo in bicicletta, o in moto. Cose che non accadono più da tempo.

Così oggi pomeriggio, terminato il lavoro, quando mia figlia, da bravo “martello pneumatico”, è riuscita a strapparmi l’acquisto di un paio di scarpe ed eravamo tutti e due pronti per uscire, le ho detto: “E’ inutile che prendiamo l’auto per andare in centro, dovendo poi girare come trottole per trovare parcheggio. Andiamo a piedi.

Non l’avessi mai detto.

Si è rifiutata categoricamente di uscire a piedi, continuando a chiederne il motivo (che era quello che già le avevo spiegato).

E così i suoi continui “Ma perché? Ma no!” con toni di voce sempre più striduli mi hanno fatto innervosire, mi sono svestito e ho concluso: “Se non sei neanche disposta a fare 500 metri a piedi, vuol dire che le scarpe non te le meriti proprio.

Lei è tornata a studiare e io a farmi i cavoli miei.

L’episodio però mi ha lasciato dentro un non so che di “amaro”.

Sappiamo che con i figli bisogna sopportarne di tutti i colori, ma non sono tanto sicuro che queste piccole ferite non lascino il segno.

Stasera, quando è venuta a scusarsi prima di andare a letto, ho accettato le scuse solo formalmente: non ho visto nel suo atteggiamento alcun segno di dispiacere per quanto accaduto. Anzi, mi ha pure chiesto perché ero arrabbiato.

Vuol dire che non ha capito un cazzo.

 

 

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13 novembre 2018 Posted by | Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 7 commenti

Basta con i romanzetti

Su Repubblica di domenica c’è l’estratto di una lectio magistralis pronunciata da Mario Vargas Llosa a Milano nel giugno scorso.

Ha detto cose veramente interessanti (avere il testo completo…).

Inventare e raccontare storie è una delle tradizioni più antiche dell’umanità.

Le storie fanno sognare altre vite e altri mondi, ma fanno anche desiderare che questi si trasformino in realtà.

Il romanzo, soprattutto se è un buon romanzo, ci libera dalla nostra condizione limitata facendoci vivere in modo più ricco e più profondo e mostrandoci che il mondo così com’è non è sufficiente per vivere tutte le esperienze che vorremmo.

I regimi e le ideologie che vogliono controllare gli individui hanno sempre cercato di frenare o proibire lo scrivere e raccontare storie, perché l’insoddisfazione verso la realtà è un sentimento pericoloso, che spinge a cambiarla.

Ma come può un romanzo, che racconta storie di fantasia, costituire una minaccia d’insubordinazione?

Nelle democrazie il romanzo non è altro che uno strumento d’intrattenimento.

Ma nei regimi autoritari il romanzo tende a diventare il portavoce di ciò che i media non possono dire, che le istituzioni tacciono, che i governi nascondono. Per questo motivo i regimi autoritari istituiscono organismi di controllo e censura molto rigidi.

Ma i grandi romanzi fanno di più: rivelano le ricchezze del linguaggio: padroneggiare un ricco vocabolario significa possedere uno strumento utile non solo per comunicare, ma anche per riflettere.

E qui casca l’asino.

Viviamo in un’epoca in cui non si è mai letto così tanto, tuttavia oggi la letteratura ci distrae, ci addormenta, ci fa sprofondare in uno stato di sottomissione rispetto all’idea del mondo così com’è. E si emerge dalla letteratura come soggiogati da quella realtà che invece la vecchia letteratura ci esortava a mettere in discussione.

Seguono poi cinque “grandi”, che il maestro evidentemente consiglia.

Il racconto d’inverno” di Shakespeare (forse ce l’ho);

Faust” di Goethe (mi sono sempre sentito inadeguato a leggerlo);

I miserabili” di Hugo (l’ho letto);

Guerra e pace” di Tolstoj (volevo acquistarlo, poi ho optato per Anna Karenina, ma questo mi è rimasto sul gozzo);

I demoni” di Dostoevskij (prima o poi…).

Indubbiamente leggere un classico è un’esperienza del tutto diversa dal leggere una sciacquetta da classifica, ma come si vuol dire, al mondo non ci stanno soltanto le rolls royce, le ferrari e le porsche, ci sono anche le panda, che saranno pure diverse, ma che è sempre meglio che andare a piedi…

A me piacciono molto i classici. So che ho bisogno di concentrazione per leggerli e infatti li leggo soltanto quando mi sento “ispirato”, ma ho vissuto bellissime avventure anche con storie che non erano certamente da premio nobel per la letteratura. Mi sono catapultato nel medioevo con Silone, tra i minatori dell’ottocento francese con Zola, ho sentito il freddo e la paura nelle ossa con Levi, ho vagato nei sobborghi inglesi con Dickens, ho ragionato di cose religiose con Vassalli, ho cavalcato nelle praterie del west con Cavallo Pazzo, ho sfidato la brughiera con Jane Eyre.

E poi tante e tante altre ancora…

E tutte mi hanno emozionato, mi hanno fatto ridere, piangere, riflettere; alcune mi hanno anche fatto rimpiangere i soldi spesi per acquistarle, però comunque sono state tante avventure vissute più o meno intensamente.

Viva i classici, ma viva anche Harry Potter!

Neverending story

 

 

12 novembre 2018 Posted by | Libri | , | 8 commenti

Notti magiche

Ieri sono andato a vedere l’ultimo film di Paolo Virzì, Notti magiche.

Boh… sarà che, ma a me non è piaciuto.

Cioè, forse non l’ho capito, ma non ho nemmeno (o neanche?) capito cosa c’era da capire…

I tre giovani protagonisti sono ben tipizzati (forse anche troppo, a volte sembrano macchiette), Giancarlo Giannini è bravo come suo solito e tira un po’ su la storia, ma per il resto c’è da sbadigliare.

E poi c’è sempre sullo sfondo questa Roma da anvedi… li mortacci… ecc.

Ma sempre così è Roma?

Quando ci sono stato sette anni fa, mica mi sono accorto di tutti ‘sti mort… Anzi, mi sono accorto di avere incontrato tante magnifiche signore romane!

Sette anni fa… Quanto tempo, quante cose, quanta acqua è passata sotto ai ponti (per lo meno quelli che non sono crollati).

Chissà se in futuro…

Roma spogliata

11 novembre 2018 Posted by | Film | | 10 commenti

Latito

Lo so, latito, ma in questo periodo, per un motivo o per l’altro, mi sento preso.

Stasera avevo in programma di scrivere qualcosa, ma oggi la notizia della rottura tra Matteo ed Elisa mi ha lasciato di stucco. Sono ancora basito adesso.

Ma del resto la psicologa l’aveva detto: stirare le camicie logora!

Eppure io mi ero abituato al menage della coppia: in fondo una che presenta un programma di cucina senza sapere cucinare si accoppiava bene con uno che fa il ministro dell’interno senza saper ministrare.

Ora però si apre un dilemma: il ministro avrà più tempo per pensare e sparare cazzate, oppure si concentrerà nella ricerca di una nuova compagna?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Noi resistiamo…

Non potho reposare

 

6 novembre 2018 Posted by | Pensieri disarcionati | | 9 commenti

Deserto

Mercoledì sera, dopo una cena durante la quale avrei voluto essere da un’altra parte (ma all’altro capo del mondo, però), ho pensato di approfittare del clima praticamente estivo per andare a fare una passeggiata/camminata.

Se alle sei di pomeriggio c’erano ben 26 gradi, alla sera non è che ce ne discostassimo di tanto: quando sono tornato a casa ero sudato.

Ho passeggiato un po’ per il paese, ricercando quegli scorci che mi ricordano la mia giovinezza e notavo che, malgrado il bel tempo e l’orario (sono uscito alle otto e mezza), il paese era deserto.

Non c’era anima viva in giro.

Il massimo a cui si poteva aspirare era qualche finestra aperta, ovviamente ben protetta dalle immancabili inferriate.

Quando ero giovane, in una serata così, soprattutto se fuori stagione, il paese sarebbe stato gremito di gente seduta fuori dalle case, oppure in piazza, oppure sui viali, oppure in giro in bicicletta.

Adesso invece mi immagino tutte le persone in casa davanti alla tv, a internet o al cellulare. Tutti connessi con il resto del mondo, ma non con il proprio vicino di casa.

Che tristezza…

Tristezza

27 ottobre 2018 Posted by | Un po' di me | | 5 commenti

Quest’estate…

… mi è scivolata tra le mani senza quasi accorgermene.

Ci pensavo oggi mentre riponevo nell’armadio alcune magliette, che ormai hanno terminato la loro funzione “vestibolare”.

Com’è stato che quest’ultima estate sia passata così velocemente?

Accade questo quando s’invecchia?

Mi pareva ieri che sudavo in bicicletta sulle strade delle nostre pianure e colline; che rovinavo a terra e rimanevo zoppicante per due settimane; che le figure, i rumori, gli spazi intorno a me apparivano ovattati dalla calura e dal riverbero del sole; che osservavo l’immensità del mare, sentivo il suo odore, ascoltavo il suo inconfondibile suono.

Quando si ha una malattia che mette a rischio la propria vita – dice la mia psicologa – mentre si è nella fase acuta le cure hanno anche un effetto rassicurante sul malato: che si sente sì in pericolo, ma contemporaneamente curato, seguito, coccolato quasi.

Quando passa la fase acuta e il pericolo si dirada, paradossalmente il malato si sente abbandonato e aumenta il senso d’insicurezza.

E’ proprio quello che sta accadendo al sottoscritto: mentre vengono “disattivati” i ricordi negativi; mentre i controlli sono negativi e si fanno più radi; mentre si torna sempre un poco di più alla vita normale, ecco che si fa strada un senso d’insicurezza che pervade ogni momento della vita.

Ci si guarda indietro e si ha l’impressione di non aver vissuto, di non aver vissuto abbastanza: dov’è finita l’estate? Dove sono finite quelle persone che pensavo di avere ritrovato e che invece se ne sono andate di nuovo?

Non c’è risposta a queste domande: si spera soltanto di poter tirare fuori dall’armadio ancora le stesse magliette, la prossima estate.

Luglio

22 ottobre 2018 Posted by | Ricordi, Rimpianti | | 7 commenti

Si chiamava Marbella Ibarra…

… era un avvocato e una pioniera del calcio femminile nel suo Paese, il Messico.

Scomparsa un mese fa, l’hanno ritrovata morta, con segni di tortura sul corpo.

Per quale motivo? Non si sa.

Si muore anche così nel nostro bislacco mondo, in uno dei Paesi più violenti e più poveri, ovverossia con maggiore divario sociale tra i più ricchi e i più poveri, dove solo il 14,6% della popolazione ha un reddito che copre l’80% delle sue necessità e dove il tasso di povertà della popolazione indigena risulta superiore a quello dei non indigeni.

Si muore così, nel “cortile degli Stati Uniti”, terra di conquista economica e politica.

La notizia della morte di Marbella Ibarra l’ho trovata confinata in una pagina interna del giornale, nelle notiziole provenienti dall’estero. Dopo una ventina di pagine di Salvini, Di Mai, Conti e compagnia bella.

Già, perché noi siamo tutti presi con i nostri redditi di cittadinanza, con i nostri condoni, con i nostri dalli all’extracomunitario.

Oggi a pranzo abbiamo concordato che sabato prossimo andremo a un incontro nella mia provincia con i rappresentanti di Intercultura, per verificare la possibilità per mia figlia di iniziare il percorso per un periodo di studio all’estero.

Spero che acquisisca la consapevolezza che in Italia non c’è futuro.

Se non per lei…

Questione di feeling

 

21 ottobre 2018 Posted by | Storie ordinarie | | 7 commenti

Il giardino dei Finzi-Contini

Un romanzo fine e delicato, che però non è riuscito a entusiasmarmi.

Sinceramente, mi aspettavo di più.

Il tenero ricordo del rapporto di un giovane con una famiglia dell’alta borghesia ferrarese: la casa, il giardino, il padre, il figlio Alberto e la figlia Micol, della quale s’innamorerà, non ricambiato.

Tutto qui, non mi ha lasciato dentro niente di particolare questo libro, anche se la quarta di copertina dice che il romanzo “è entrato nel cuore dei lettori”.

Quando non apprezzo un’opera importante mi viene sempre il sospetto di non avere capito una beata mazza di quello che ho letto, di non avere gli strumenti giusti per apprezzarla, e allora mi dico: me la rileggerò fra dieci o vent’anni. E a volte l’ho fatto, come per esempio con Il maestro e Margherita e ne ho ricavato sensazioni completamente diverse.

Chissà, forse lo farò anche con questo.

Però un merito questo libro l’ha avuto: è come se mi avesse aperto una finestra su ricordi di alcuni anni fa.

Così pensavo oggi mentre, in auto, tornavo dal cinema: ma rileggere un libro che non è piaciuto non sembra un po’ come tentare di fare rinascere un amore ormai defunto?

Pensieri disarcionati, eh?

Vabbe’…

Ancora ancora ancora

20 ottobre 2018 Posted by | Libri, Pensieri disarcionati, Ricordi, Rimpianti | , , | 14 commenti

Ma dove stiamo andando?

Oggi pomeriggio ho visto la puntata di Ulisse andata in onda ieri sera sul rastrellamento degli ebrei romani il 16 ottobre 1943 e la loro deportazione nei campi di sterminio: Viaggio senza ritorno.

Alberto Angela ha saputo trasmettere il senso di orrore per quanto accaduto in Europa negli anni trenta e quaranta (per quanto lo possa fare una trasmissione televisiva). Le testimonianze sono state toccanti. All’inizio del suo racconto ha premesso che stiamo vivendo il più lungo periodo di pace europeo (a parte la guerra nei Balcani negli anni novanta): mai era successo e chissà mai se durerà ancora a lungo.

Non ho potuto non mettere in relazione questa storia con quanto sta accadendo oggi in Italia: l’intolleranza, il razzismo, l’odio stanno imperversando. Gli istinti più bassi e più bestiali dilagano ormai dappertutto, senza filtri.

I bambini stranieri vengono definiti “zecche come quelle dei cani” (Lodi) come se fosse un vanto.

Salvini non ha alcun interesse a espellere i migranti: se lo facesse veramente, contro chi dovrebbe rivolgere la rabbia della gente? Gli zingari, gli ebrei, i disabili, gli omosessuali, i comunisti… Chi gli ha lasciato aizzare i poveri contro i più poveri? Com’è possibile che spari cazzate dai palchi dei suoi comizi e la gente lo applaude (e lo vota): aboliamo la Fornero! abbassiamo le tasse! chissenefrega dell’Europa, prima gli italiani! Stasera l’ho sentito dire: me ne frego dell’Europa, della Banca d’Italia, della Corte dei Conti, dell’INPS, dell’ISTAT, io distruggerò pezzo per pezzo la Fornero! E la gente ad applaudire, come qui.

I 5stelle sono una manica di coglioni che, arrivati al potere, pensano di avere doti salvifiche (abbiamo eliminato la povertà). Nella loro ignoranza, sono pericolosi: non c’è niente di peggio di una persona che, pensando di sapere tutto, vuole rivoltare il mondo come un calzino. Dio ce ne scampi.

Il Partito Democratico  lo vedo… lo vedo… andostà il PD?

Sono preoccupato, non tanto per me, quanto per il mondo che si prepara per mia figlia e per tutti quelli che hanno la vita davanti (mica per tre quarti dietro come me). Ho fatto bene ad appendere in ufficio questa foto: almeno chi entra sa da che parte sto, ma temo che tutto questo non basti: non vorrei che fra qualche tempo qualcuno mi chiedesse “Ma tu dov’eri?

La situazione la vedo grigia, anzi nera.

Per fortuna a volte c’è anche qualche bella notizia…

Mina – Volevo Scriverti da Tanto

14 ottobre 2018 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | , | 5 commenti

Social

Non c’è che dire, i social – complici i cellulari – hanno cambiato l’essere umano.

Prima uno diceva una cazzata e lo sentivano alcune persone; se proprio la diceva al mercato, magari qualche decina; ora uno spara una stronzata qualsiasi e subito viene letta (se va bene) da qualche centinaio di persone, molte delle quali pronte subito a mettere il laic.

Ma direi che quelli che scrivono stronzate sono forse il meno peggio.

Peggio ancora sono quelli che non hanno nemmeno la capacità di elaborare una cazzata, e quindi rilanciano quelle degli altri: i famosi meme.

Il fatto è che questi qui, rilanciando stronzate di altri, non sono pronti al contraddittorio; se gli fai un’obiezione o chiedi un chiarimento, non sanno che dire e ti attaccano perché “vuoi avere sempre ragione“.

Ma brutto deficiente, non sei capace di difendere la tua opinione? No, non sei capace perché tu un’opinione non ce l’hai. Perché per avere un’opinione bisogna avere il cervello, anzi, bisogna farlo funzionare, ma questa evidentemente è un’abitudine poco coltivata.

Per questi – e tanti altri motivi – mi pare ovvio che il classico principio della nostra democrazia rappresentativa (ogni voto vale uno) non regge, cioè non può reggere la nostra società: se devo fare un esame teorico/pratico per guidare l’auto, com’è che a diciott’anni automaticamente mi danno in mano una scheda elettorale (e una matita)?

Posso fare mooooolti più danni che con un incidente d’auto.

Insomma, io sono per il ritorno del Re, anzi del Papa Re. Così risolviamo il problema del voto.

Tiè!

Volami nel cuore (Mina)

12 ottobre 2018 Posted by | Diavolerie tecnologiche | , , | 14 commenti