Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il treno dei bambini

Viola Ardone (insegnante  liceale di Napoli) ha scritto un bel libro: Il treno dei bambini; sono contento di averlo comprato e di averlo letto (la qual cosa non mi capita spesso, con la letteratura cosiddetta contemporanea). E’ uno di quei libri da rileggere a distanza di anni, che possono trasmettere emozioni nuove.

L’ho acquistato senza aver letto recensioni, incuriosito dalla quarta di copertina.

Il romanzo prende spunto da una storia vera: l’iniziativa del Partito Comunista nel dopoguerra di accogliere migliaia di bambini del (poverissimo) Sud nel (povero) Nord, soprattutto in Emilia Romagna (notizie qui, qui e qui). Non è che al Nord la gente se la spassasse, ma in confronto alle condizioni di vita (e soprattutto culturali) del Sud, non c’era paragone.

Questa vicenda fa da sfondo alla storia di Amerigo, il protagonista del romanzo, e del suo amico Tommasino.

E’ un libro scritto con delicatezza, ma che offre molti spunti di riflessione.

Il romanzo suscita partecipazione e nostalgia. La partecipazione del lettore è un ingrediente assolutamente necessario alla buona letteratura: quel sentirsi parte della storia che si sta leggendo; quello sperare che la storia quasi non finisca. La nostalgia invece è per quando una buona parte dell’Italia era migliore; quando l’ideologia equivaleva ad avere idee, e non like sui social; e quando soprattutto c’era il Partito Comunista, che insieme alla Chiesa e all’esercito rappresentava un pilastro del Paese.

Non mi soffermo sulla storia, chi vuole se la può leggere. Concludo soltanto dicendo che lo consiglio vivamente.

 

28 giugno 2020 Posted by | Libri | | 3 commenti

E sono di nuovo qui…

… alle due di notte.

Ero a letto e mi sono alzato: non riesco a dormire. Mi sono fatto una camomilla; continuerò a leggere; forse guarderò un po’ di televisione.

Accade sempre più spesso, forse è la vecchiaia. Quando accade qualcosa di diverso, di inaspettato nella mia giornata, soprattutto se è a ridosso della sera, fatico a prendere sonno.

Mi agito.

E’ accaduto qualche giorno fa con una telefonata serale. Una di quelle telefonate con discussioni negative. Quali sono le discussioni negative? Quelle che non ti lasciano niente dentro, che ti fanno incazzare e basta. In una discussione positiva c’è un proficuo scambio di opinioni. Forse alla fine ognuno rimane della propria opinione, però ha visto una cosa sotto un altro punto di vista, si è un po’ arricchito insomma. Nelle discussioni negative invece non accade niente di tutto questo: forse perché le discussioni negative sono collegate alle persone negative. Comunque ho deciso che con quella persona di sera non parlo più; se mi chiama non rispondo.

Poi domani mattina mi devo svegliare presto per andare in bici, perché mica posso uscire alle dieci, troppo caldo. Alle dieci semmai torno, quindi devo uscire entro le otto. Poi quando torno faccio la doccia, mangio e quindi mi abbiocco, con mia figlia che mi dice che sono vecchio.

Mah… proverò con un po’ di melatonina.

P.S.: comunque ho aperto il nuovo tag vecchiaia.

Come passa il tempo…

27 giugno 2020 Posted by | Notti insonni, Un po' di me | , | 6 commenti

Mi sarei pure un po’ rotto i coglioni…

… di questa storia che bisogna abbassare le tasse.

La prima osservazione che mi viene è: abbassare le tasse, ma a chi le paga. Il che vuol dire niente condoni, per esempio.

Ma il discorso è un po’ più complesso.

Abbassare le imposte e le tasse significa che lo Stato incassa meno soldi. Se incassa meno soldi, deve ridurre la spesa per beni e servizi, e quali servizi taglierà? Ovviamente quelli rivolti alla parte più debole della popolazione: sanità, assistenza, servizi sociali, ricerca, scuola. Tagliamo le spese inutili! Tuonerà qualche solone. Ok, ma quali sono queste strabenedette spese inutili?

La seconda strada per abbassare imposte e tasse è appunto quella di abbassarle a chi le paga e farle pagare a chi le evade. Volgarmente, chiamasi lotta all’evasione fiscale. Vale decine e decine di miliardi di euro all’anno. Così lo Stato (cioè tutti noi) non solo non ci perde, ma anzi ci guadagna. E’ chiaro che per seguire questa strada non bisogna essere amici degli evasori, e nemmeno prendere il loro voto.

Ovvio, no?

Guilty – Barbra Streisand & Barry Gibb

 

25 giugno 2020 Posted by | Politica | | 2 commenti

Avrei voluto dirti…

Ieri pomeriggio, quando sei tornata a casa, ti sei lamentata che è stata una giornata nera.

Prima ti si è rotto il lucchetto della bici e hai dovuto comprarne uno nuovo; poi al bar hai rovesciato la coca prima di berla; alla fine mentre tornavi ha iniziato a piovere e sei arrivata a casa “fradicia” (anche se io ho visto soltanto i segni di qualche goccia).

E quando io mi sono messo a ridere, dicendo che le corse o le pedalate sotto la pioggia fanno parte della vita, ti sei incazzata pure con me.

Vedi, carissima A., avrei voluto dirti (ma forse non ne avevo la forza, il coraggio, il tempo o la voglia) che quelli come me sono diversi da quelli come voi.

Fra qualche giorno io mi recherò alla solita visita periodica di follow up (fai il liceo linguistico, quindi saprai sicuramente cosa significa). Prima, devo passare a ritirare il referto della risonanza magnetica fatta una decina di giorni fa. Anche se in misura minore rispetto al passato, questi controlli periodici portano sempre con sé una certa dose di ansia. Io sto bene, ma questo significa poco: sei anni fa, quando è comparso il cancro, stavo benissimo, eppure dentro di me si annidava un mostro.

Se il referto della risonanza, invece di essere negativo, fosse positivo, ecco, in quel momento, oltre a cascarti il mondo addosso, capisci quali sono le cose importanti nella vita: i nonni che non vedi da oltre un anno; gli amici che non senti perché non hai tempo; i famigliari che snobbi perché hai tante cose da fare. Capisci che i soldi, il lavoro, l’auto, i vestiti sono tutte stronzate, come la maglia bagnata per una pedalata sotto la pioggia, o la coca rovesciata sul tavolo del bar.

Questo, in parole povere, avrei voluto dirti, ma invece non te l’ho detto.

Forse un giorno te lo dirò.

 

20 giugno 2020 Posted by | Storie ordinarie | | 20 commenti

Sarah Hijazi

Ci sarebbero tante notizie da commentare, più o meno degne di attenzione (per lo più trattasi di cazzate), ma una oggi ha “bucato” la mia attenzione sul giornale: la notizia del suicidio di Sarah Hijazi, attivista egiziana per i diritti della persona.

C’è una foto di lei, quella a sinistra, che la immortala mentre sventola una bandiera a un concerto, quella bandiera che le è costata il carcere, le torture, l’esilio e – alla fine – il suicidio.

Sul sito di Repubblica vi è l’articolo del 2018 nel quale racconta il suo calvario.

Sarah aveva solo trent’anni, un volto sorridente e simpatico, ma la morte e la sofferenza nel cuore e nella mente.

Viene da chiedersi quale bestialità porti l’uomo a infliggere sofferenze ai suoi simili, ma non solo: anche all’ambiente, agli animali, insomma a tutto quello che lo circonda.

Viene da chiedersi se non siamo noi il vero errore della Natura (o di Dio, per chi ci crede).

Viene anche da chiedersi cosa si possa fare in concreto per migliorare questo mondo bislacco.

Ognuno avrà la propria risposta.

Io ho (quasi) smesso di sperare.

Addio, Sarah.

16 giugno 2020 Posted by | Politica | | Lascia un commento

Addio, piccola (auto)

Addio, mia piccola Suzuki.

E’ arrivato il momento di separarci, oggi.

Siamo stati insieme per oltre 11 anni e abbiamo percorso oltre 160.000 chilometri.

Ricordo ancora il pomeriggio quando ti sono venuto a prendere: era il 31 marzo 2009. Mia madre era ancora viva e io avevo ancora un po’ di sogni nel cassetto (e avevo anche un bel cassetto, allora).

Ne abbiamo passate insieme, 11 anni non sono mica bazzecole.

Hai vissuto le mie traversie famigliari.

Hai vissuto i miei successi/insuccessi lavorativi.

Hai ospitato qualche persona che mi era cara e che ho allontanato.

Mi hai accompagnato nei miei viaggi lungo la penisola, verso aeroporti che mi portavano là dove avrei voluto restare, e ti ho sempre ritrovato al mio ritorno.

Hai vissuto la mia malattia, accompagnandomi nei momenti più bui della mia vita e hai condiviso le mie paure, i miei pianti, le mie ansie e le mie speranze.

Hai scarrozzato a destra e a sinistra la piccola, che tanto piccola non è più e che non ti ha mai potuto soffrire, ma io mica te l’ho mai detto, eh?

Non è che tu sia stata molto fedele, perché mi hai fatto tribolare non poco, ma forse questo dipendeva dalla tua indole, come dire, un po’ irruente, che io non sono mai riuscito a soddisfare.

Ora spero che il tuo nuovo proprietario ti tratti bene, come ho fatto io. Ti ho consegnata in buono stato, farai bella figura nonostante i tuoi anni.

Addio.

 La canzone del sole

12 giugno 2020 Posted by | Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 12 commenti

Ci siete ancora?

Tutti, intendo dire…

Toto – Africa

10 giugno 2020 Posted by | Questa poi... | | 11 commenti

Possiamo salvare il mondo, prima di cena

Perché prima di cena?

Perché l’autore, proseguendo il discorso del suo precedente libro Se niente importa, insiste sul concetto che continuare a mangiare animali provenienti dagli allevamenti intensivi distrugge il nostro pianeta.

Anche questo libro, come il precedente, è solidamente documentato e l’autore inserisce momenti della sua esperienza personale e dei suoi familiari nel corso della narrazione.

I cambiamenti climatici rappresentano la più grande crisi che l’umanità si sia mai trovata davanti e si tratta di una crisi che saremo chiamati a risolvere e contemporaneamente ad affrontare da soli. Non possiamo mantenere il tipo di alimentazione cui siamo abituati e al tempo stesso mantenere il pianeta cui siamo abituati. Dobbiamo rinunciare ad alcune abitudini alimentari oppure rinunciare al pianeta. La scelta è questa, netta e drammatica.

Quello che il libro promette di spiegare all’inizio, però, rimane un piccolo mistero: dato che la situazione è così drammatica – e non parliamo di secoli, bensì di decenni, cioè il tempo in cui vivranno i nostri figli – perché persistiamo in comportamenti che ci portano alla distruzione di massa?

Forse perché l’essere umano non è fatto per mobilitarsi a fronte di disastri futuri, anche se le loro avvisaglie sono già ben presenti. Anzi, direi che l’essere umano si mobilita solo se lui stesso è in pericolo in questo stesso momento, altrimenti chissenefrega!

Ma probabilmente c’è un altro motivo per questo menefreghismo di massa.

Nel mondo, l’impronta di carbonio media è di circa 4,6 tonnellate all’anno. Ovviamente, come nella statistica del mangiare i polli, quella dell’americano medio è di 19,8 tonnellate all’anno e quella del bengalese medio è di circa 0,29 tonnellate all’anno. Il Balgladesh, con il suo consumo medio di quattro chili di carne all’anno è anche uno dei paesi più vegetariani al mondo. Sei milioni di bengalesi sono già stati costretti a lasciare le proprie case a causa dei disastri ambientali e si prevede che altri milioni dovranno fare altrettanto nei prossimi anni.

Capito? I poveri pagano il prezzo maggiore dei disastri ambientali provocati dai ricchi. E’ per questo che non ce ne frega una beata mazza.

Jonathan Safran Foer (di origini ebree) fa notare che ogni anno muoiono tre milioni di bambini sotto i cinque anni per denutrizione. Durante l’olocausto sono morti un milione e mezzo di bambini. Viviamo un olocausto giornaliero e fingiamo di non accorgercene.

Ma forse la spiegazione di tutto questo sta nella storiella iniziale.

Nel 1942 un partigiano polacco di 28 anni, Jan Karski, si avventurò in una missione che dalla Polonia occupata dai nazisti lo portò a Londra e poi in America. Voleva informare i leader mondiali delle atrocità che i tedeschi stavano commettendo. Nel 1943 arrivò a Washington e incontrò il giudice della Corte suprema Felix Frankfurter, uno dei massimi giuristi americani, ebreo. Dopo avere ascoltato la storia di Karski, gli disse che “non posso proprio credere a quello che mi ha detto”. Dopo varie insistenze, precisò: “Non ho detto che lei stia mentendo. Ho detto che non sono in grado di crederle. La mia mente, il mio cuore, sono fatti in modo che non mi permette di accettarlo”.

Ecco, forse il segreto sta qui: sappiamo che stiamo distruggendo il pianeta, ma non siamo in grado di crederci.

31 maggio 2020 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | Lascia un commento

Comunque…

… sono sempre vivo, eh?

Un po’ incasinato, ma vivo e pure vegeto.

Sono anche alle prese con la dieta.

Cioè, non è proprio una dieta, è più che altro un tentativo di perdere qualche chilo, diminuendo i dolci e aumentando verdura e frutta.

E’ che ce l’hanno tutti con me: mi regalano le torte!

Quell’attimo in più

 

30 maggio 2020 Posted by | Un po' di me | | 9 commenti

Una poesia

Vorrei rilanciare questo post di un paio d’anni fa.

Lo faccio perché questa poesia mi è tornata in mente qualche giorno fa, non ricordo in quale occasione o per quale associazione d’idee.

Questa poesia, attribuita a Charles Bukowski, l’ho scoperta casualmente stasera in rete.

Non sono sicuro che si intitoli effettivamente così.

Non sono neanche sicuro che appartenga proprio a Bukowski.

So soltanto che è bellissima.

Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.

15 maggio 2020 Posted by | Notti insonni | | 10 commenti