Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Buono sì, coglione no!

Io ho ereditato la mitezza da mio padre.

Mio padre era una persona tranquilla, pacifica, totalmente inoffensiva.

Io ho ereditato un po’ di tutto questo.

Sono buono, ma non sono coglione.

Così ieri ho avuto un incontro-scontro con l’amministratore della mia azienda.

La collega che era presente dice che io ne sono uscito vittorioso, ma questo a me poco importa.

Mi importa essermi tolto qualche sassolino dalla scarpa.

Le cose che gli ho detto sono tre, molto semplici.

Primo: accanto e ancor prima degli obiettivi aziendali, io ne ho uno mio. Mantenere la schiena dritta e fare le cose per bene, senza sputtanarmi e senza compiere stronzate.

Secondo: se dobbiamo concordare e condividere gli obiettivi, dobbiamo concordare anche le risorse, perché se mi si da’ uno scooter mica si può pretendere che arrivi a Roma in due ore (dall’Emilia, mica da Anzio).

Terzo: non ci può essere una persona che decide (lui) e uno che ci mette la firma e se ne assume la responsabilità (io). Le cose non funzionano così. Forse a casa sua sì, ma con me no.

La quarta cosa che avrei voluto dirgli, ma non ce n’è stato il tempo, è che io ho affrontato due interventi chirurgici per tumore e, se tutto va bene, se dovrò affrontare un terzo, ancora più pesante, per rimettere le cose a posto, quindi non ho niente da perdere e mi fa paura il rischio di lasciare sola mia figlia e mia moglie, non certo le fisime di un piccolo arrogante pseudo manager de ‘sti ciufoli!

E da ieri sera mi sento molto, molto meglio…

L’avvelenata

 

25 marzo 2017 Posted by | Un po' di me | , | 20 commenti

La stupidità obbligatoria

servilismoIn attesa che mi confermino l’appuntamento presso i luminari di questo centro (per salvarmi la pelle e, se possibile, anche il naso), e per evitare di trasformare questo blog in una inquietante sequela di bollettini medici, vorrei parlare di un articolo di giornale pubblicato qualche mese fa e che mi è capitato sotto mano oggi, sistemando delle carte.

L’articolo di intitola La stupidità obbligatoria che affossa le aziende e parla di un libro scritto a quattro mani da due docenti americani di management, non ancora tradotto in Italia.

Cosa dicono i due esperti?

Che un guaio per le aziende è la cosiddetta stupidità funzionale, cioè quella che certi dirigenti tendono a inculcare nella cultura aziendale pur di non avere obiezioni.

Nel breve periodo, questo meccanismo può anche funzionare, perché rende i dipendenti più efficienti e dà certezza che le decisioni verranno messe in atto. Ma nel medio-lungo periodo mina la reattività delle aziende.

Un esempio, studiato approfonditamente, è quello della Nokia, dove vi era una esagerata cultura dell’ottimismo: i quadri non davano cattive notizie per paura di mettersi in cattiva luce; i dipendenti non ponevano domande critiche; nessuno voleva essere considerato un guastafeste. I dipendenti riportavano ai superiori soltanto i successi. L’azienda si impegnò a rispettare scadenze e progetti poco realistici e i prodotti che dovevano contrastare Apple arrivarono sul mercato in ritardo e di qualità non ottimale. Nokia, da leader nel suo settore, perse competitività e nel 2013 Microsoft ne assunse il controllo.

Mi sono tornati in mente i vari dirigenti che ho avuto in azienda: quasi tutti si attorniavano di yes men, e le persone con maggiore spirito critico se ne sono andate. Alcuni di quei dirigenti sono ancora in servizio e a volte si lamentano dei loro collaboratori, non abbastanza “svegli”.

Ma tu – mi viene da ribattere – ti sei scelto i collaboratori svegli o ubbidienti?

Ovviamente hanno scelto i secondi…

Italian sinfonia

22 settembre 2016 Posted by | Salute, Sani principi | , | 18 commenti

La sora Sabri’, la Brexit e le mie prime due ribellioni

sabrina-ferilliLa Sabrina nazionale in tv ha commentato l’esito delle recenti elezioni e pare chi si sia tirata addosso un sacco di insulti.

Perché la Sabrina ha dichiarato – prima – di votare per Virginia Raggi alle amministrative di Roma.

Ho visto l’intervista di Floris oggi pomeriggio e non penso che la Sabrina abbia detto grandi novità. Ha detto che il PD sta perdendo la sua anima (di sinistra, ma non solo – aggiungo io), che non va più in piazza, che tutti – o quasi – si sono adeguati al pensiero del capo, che in periferia di Roma c’è gente che non c’ha l’acqua e che se gli vai a dire che siamo in pericolo perché la Gran Bretagna vuole uscire dall’UE ti ride in faccia (e se gli vai a dire che vuoi fare le olimpiadi, così magari si lavano nelle piscine o nei resort, ti prendono pure a bastonate – questo la aggiungo io).

Embe’? E che c’è di strano? Perché insultarla? Pensate piuttosto a insultare quei grandi uomini si Stato che pare snobbino il nuovo sindaco della capitale. Ma come! Ma dove sono finiti gli uomini delle istituzioni di una volta? Quelli che, finite le elezioni, riconoscevano il vincitore e lo rispettavano in quanto tale?

Mah…

E non ci eravamo ancora ripresi dalla maratona di Mentana per i ballottaggi che ecco che la Gran Bretagna vota per uscire dall’Unione EuropeaJean-Claude-Juncker

Ma che volto ha l’Europa oggi? Che anima ha?

Quella di Juncker? Stiamo messi maluccio.

La gente (la povera gente, soprattutto), vede che con l’euro si è impoverita (e qualcuno si è ingrassato), risente delle conseguenze della mancanza di una politica europea sull’ambiente, sulla sicurezza, sull’immigrazione.

Parlare di Europa è diventato controproducente.

Per me il primo colpo all’Europa è venuto nella prima metà degli anni novanta, quando abbiamo assistito alla guerra nella ex Iugoslavia e quando ogni Paese europeo (Germania in testa) è andato per la propria strada, contribuendo a smembrare quel Paese per i propri interessi e aprendo la strada al massacro di civili inermi.

E ricordiamoci che settant’anni di pace non sono la regola, sono l’eccezione!

E a proposito di pace, vi ricordate cosa dice il Marchese del Grillo/alias Alberto Sordi? Io so’ io e voi non siete un cazzo!

Soltanto che il Marchese lo diceva ai poveracci che rimanevano agi arresti mentre lui se ne andava libero, mentre io l’ho detto ai miei capi.

E sì e per ben due volte.

La prima, per una questione di poca importanza (ma se si inizia a cedere sulle cose poco importanti, si apre la strada a tutto il resto), la seconda invece su una questione molto più “pesante”, nella quale ne può andare della carriera di una persona.

Perché nella vita si può anche sbagliare, chi non l’ha mai fatto? Vi sono errori compiuti per dolo, che provocano danni alle altre persone e vi sono errori compiuti per leggerezza o negligenza, che provocano conseguenze solo a se stessi e che vengono poi riparati con la “pena” prevista. E allora prima di prendere decisioni  sulla vita lavorativa di una persona, sul suo destino professionale, bisogna essere sicuri di quello che si fa, non sentenziare subito alla cazzo “licenzia!“, “denuncia!“.

Cazzo, ma in che mondo siamo? Perché voi (detto a loro) non avete mai sbagliato? E se avete sbagliato avete percorso la vostra via crucis, oppure vi siete fatti parare il culo dai vostri protettori (io lo so che la risposta giusta è la seconda)?

E allora, cari capi, sappiate che finché sto qui e devo decidere io, io sono il direttore e voi non siete un cazzo!

25 giugno 2016 Posted by | Politica, Storie ordinarie, Vita lavorativa | , , | 1 commento

Sindacati, tennis e bici

tennistaVenerdì scorso i sindacati si sono decisi a chiedere un incontro per mercoledì prossimo.

Volevo rispondere che io ero disponibile, ma il problema va affrontato in ben altre (e soprattutto alte) sedi. Poi ho saputo che un incontro in alta sede ci sarebbe già stato. “Il risultato?” ho chiesto a chi c’era. “Boh…” la risposta.

Credo quindi che stiamo giocando a rimpiattino (ovviamente sulla testa di altri).

Venendo alle cose più serie, stamattina ho giocato a tennis.

E che c’è di strano? vi chiederete voi. C’è che sono in fisioterapia per riprendere i movimenti della spalla destra, rimasta lesionata dopo l’intervento chirurgico dell’anno scorso.

In realtà quello lesionato è un nervo, che determina tutto uno squassamento generale della parte destra, dall’orecchio fino alla scapola.

Secondo i medici me la sono anche cavata bene, perché potevo rimanere con la bocca storta, con il collo rigido e con il braccio semi bloccato (“Ci sono altri organi che possono rimanere lesi?” chiesi al chirurgo, perché si sa, non si sa mai…).ciclista

Poi nel pomeriggio, approfittando del sole e della temperatura mite (dopo le sonore grandinate e piogge di ieri), ho inforcato la bicicletta e ho fatto un giretto di una decina di chilometri, così, tanto per fare qualcosa.

Sono arrivato fino a un paese vicino e ho cercato un bar aperto per rifocillarmi, ma erano tutti desolatamente deserti. Stava aperto un bar in centro, ma nella piazzetta prospiciente c’era in corso un comizio, in vista delle elezioni del 5-6 giugno. Un ventina di disperati stava ascoltando uno ancora più disperato di loro che, mentre passavo, stava dicendo che la destra e la sinistra non possono governare, perché non sono libere. Lui, che non è né di destra né di sinistra, è libero e quindi può amministrare il paese per il bene di tutti. Ovviamente me ne sono andato.

Al ritorno ho anche ingaggiato una breve sfida con due sbarbatelli e li ho superati agevolmente, salvo poi rimanere incastrato nel traffico della ciclabile e quindi essere raggiunto e superato a mia volta (ma solo perché li ho lasciati passare, altrimenti mi starebbero inseguendo ancora adesso).

Forse mi sono anche abbronzato un po’ (che con i sindacati l’abbronzatura fa il suo bell’effetto, eh…).

Buona settimana.

Musica!

 

15 maggio 2016 Posted by | Salute, Sani principi | , | 3 commenti

E’ incredibile…

italia-baratro… che nonostante io pubblichi sul blog molto meno di prima, dalle statistiche risultino ancora decine di visualizzazioni al giorno.

Il fatto è che in questo periodo il lavoro mi sta “prendendo” più di quanto volessi e più di quanto tollerassi e alla sera sono stanco e mi adagio… sui materassi.

Ma non è tanto per il lavoro in sé, quanto per le preoccupazioni per l’azienda, che sta andando a rotoli.

Sta andando a rotoli perché chi dovrebbe decidere il nostro destino non decide una beata mazza e noi stiamo affondando. Rectius: non decidere è in realtà una decisione, ma una decisione “occulta”, non dichiarata e perciò subdola, che spinge verso soluzioni oscure.

E malgrado si stia affondando, c’è chi fa finta di (quasi) niente e va avanti come se niente fosse.

E’ di dieci giorni fa l’informativa ai sindacati di nove licenziamenti. Entro trenta giorni dovrebbero concludersi le trattative sindacali. Domani saranno passati già dieci giorni, cioè un terzo del periodo utile e non si è ancora fatto sentire nessuno.

E allora stamattina pensavo: “Ma chi me lo fa fare di firmare nove provvedimenti di licenziamento (che poi si chiami mobilità o altro, poco importa)? Che si trovino un altro direttore.

Poi subentra l’altra parte di me che replica: “Se me ne vado io verrà uno di quelli che non aspettano altro che prendere il mio posto e di licenziamenti ne firmerà anche il doppio.

Un bel dilemma.

Rimbocchiamoci le maniche, dai…

Un grande artista…

11 maggio 2016 Posted by | Sani principi | | 23 commenti

Le colleghe di lavoro e la pizza.

pizza capricciosaC’è una cosa che mi fa particolarmente piacere sul lavoro: è quando i colleghi (rectius: le colleghe, perché nella mia azienda il 95% dei dipendenti è comporto da donne) mi invitano a qualche serata conviviale. E mi fa ancora più piacere quando a invitarmi sono ex colleghe, come avverrà venerdì prossimo.

Perché mi fa piacere questa cosa?

Perché sul lavoro ho sempre cercato di essere corretto, di non fare differenze tra le persone, di essere paziente e molti lo hanno riconosciuto. Io non dispenso favoritismi; nessuno mi deve alcunché e io non devo niente a nessuno.

Anni fa, il direttore dell’epoca un giorno mi redarguì, sostenendo che io dovevo stare dalla parte dell’azienda, non dei lavoratori. Risposi che io avevo una credibilità, conquistata in anni di lavoro, e che non l’avrei messa in discussione per sostenere posizioni palesemente strampalate. Quel direttore era un deficiente, perché vedeva l’azienda come un’entità separata dai propri dipendenti. Ed era pure un coglione.

Venerdì prossimo, quindi, mollo le mie donne a casa e me ne vado con altre donne, al ristorante, a festeggiare una neo-pensionata (beata lei).

Sarà forse per questo che stanotte mi sono svegliato alle due con un’idea fissa in testa: la pizza. E stamattina l’idea fissa non era ancora scomparsa. E nemmeno oggi pomeriggio. Così stasera ho ordinato tre pizze, tra le quali la mia capricciosa.

Era da aprile dell’anno scorso che non mangiavo una pizza intera ed ero proprio curioso di vedere se fossi riuscito a ingurgitarla tutta. Se la salivazione mi avrebbe consentito di ingoiare i bocconi. Se le papille gustative avrebbero riconosciuto il suo sapore.

Allora, tanto per aprire lo stomaco, prima mi sono fatto un aperitivo di minestrone (minestrone di farro e legumi, per la precisione), poi ho affrontato lei: la capricciosa.spaghetti aragosta

Il profumo era ottimo. Sono riuscito a masticare e ingoiare senza troppa fatica, ma ahimè, il gusto ha lasciato a
desiderare: è stato come se avessi mangiato un pezzo di plastica con una spruzzatina di peperoncino sopra (perché per dare una botta di vita alle mie papille gustative, io ormai metto il peperoncino dappertutto).

Non sono ancora pronto; sono ancora lontano dalla normalità (se mai la raggiungerò).

Venerdì sera dovrò ripiegare su un piatto di spaghetti allo scoglio… pazienza. Farò anche questo sforzo. Cosa non si fa per le colleghe di lavoro…

Video

 

27 febbraio 2016 Posted by | Salute, Sani principi, Un po' di me, Vita lavorativa | , , | 12 commenti

Si chiude una porta, si apre un portone

PrintOggi ho detto ufficialmente di sì a una proposta in ambito lavorativo, che mi è stata fatta la settimana scorsa.

Quale?

Quella di diventare il prossimo direttore dell’azienda per la quale lavoro.

Perché proprio io?

Perché tutti gli altri papabili sono delle teste di cazzo, che se fossero state nominate a questo incarico avrebbero provocato una sollevazione dei lavoratori. E poi perché sono equilibrato. Io aggiungerei anche giusto e saggio.

E modesto, soprattutto modesto.

Inaugurerò l’era dei capi non stronzi? Mi faranno fuori subito…

Da giovane ero quasi uguale a John…

19 gennaio 2016 Posted by | Questa poi... | | 9 commenti

Circondato! Accerchiato! Assediato!

Donna mangia cibo spazzaturaEbbene sì, lo ammetto: non ce la faccio più!

Mi trattengo, mi trattengo, ma sento che si avvicina il momento in cui, uno di questi giorni (complice la temperatura africana, che abbassa drasticamente i livelli di sopportazione umana) in ufficio scoppierò, deborderò, esploderò, deflagrerò.

Sono circondato da colleghe di lavoro che continuano, incessantemente, ininterrottamente, assiduamente ad… abbuffarsi!

Anzitutto ci sono quelle che continuano a bere.

Avete presente quelle che alle riunioni arrivano con la bottiglia d’acqua (magari già abbondantemente svuotata) e continuano a sorseggiare? Capisco il desiderio di idratarsi, ma concepirei un bicchiere d’acqua ogni tanto, non un sorseggio continuo, con tanto di scrocchiamento della povera bottiglia, sottoposta a continui ciucciamenti.

Poi ci sono quelle che continuano a mangiare.

Ma non è che mangiano, che so, un panino, una brioss, ecc. No. Patatine, grissini, crecher, crostini, carote, ecc. Tutta roba che fa rumore e anche in questo caso è uno scrocchiamento continuo, del cibo e delle relative confezioni. E ovviamente durante e dopo la mangiata, devono bere

Poi ci sono le maniache del caffè, a tutte le ore. Dalle otto di mattina alle sei di sera. Caffè che allungano con tutti i liquidi disponibili, perché “Sai, il caffè al naturale mi fa venire il bruciore di stomaco”.

Cazzarola, e allora non berlo, no?

E poi ci sono quelle che si portano da casa il cosiddetto “cibo naturale“. Che so, insalata, pomodori, formaggi lait, ecc. Tutta roba che in genere va condita, salata, pepata o altre attività del genere e io che sono costretto a vedere estrarre dalle borse oli, limoni, spezie varie e via dicendo.

Insomma, chiedo una pausa, uno stop, un fermo immagine.

Nun te reggae più!

7 agosto 2013 Posted by | Storie ordinarie | , , | 36 commenti

Piccole/grandi riflessioni di economia (e un elogio a Gaetanina)

E’ da un po’ di tempo che mi frulla per la testa un certo ragionamento e stasera, dopo avere sentito una notizia al TG, mi sono deciso a esternarlo.

Qual’è la notizia che ha mi ha fatto scappare la voglia di esternare? E’ quella di Gaetanina Di Paolo, operaia della Desmon di Avellino che, reintegrata in azienda dopo una vertenza, ha ricevuto un ordine di trasferimento nientepopodimeno che in India.

Ovviamente, visto che questo atteggiamento dell’azienda rischiava di sputtanare tutti gli industriali e manager italiani, si sono mosse un po’ di autorità e il trasferimento è stato ritirato.

Però la Gaetanina, madre di cinque figli (soltanto per questo meriterebbe un premio, altroché il trasferimento) e moglie di un poliziotto, diventa un simbolo di quella resistenza civile alla protervia di alcune emerite teste di cazzo. Vi immaginate questi manager-minorati mentali (con stipendi forse di qualche decina di migliaia di euro al mese) che, di fronte alla sentenza di un giudice si mettono a piagnucolare e decidono di trasferire dal 1° febbraio una madre di cinque figli in India?

Comunque, la riflessione economica è questa, che mi viene tutte le volte che passo davanti a un grande zuccherificio vicino al mio paese, ormai chiuso da anni e nel quale io ho lavorato per diversi anni come stagionale. La esporrò in termini semplici semplici, perché comprendo che non tutti possono aver fatto un master ventennale in micro-macro-midi-mini (slip) economia come il sottoscritto…

In Italia esiste il mercato dello zucchero, che è un mercato oligopolistico. Un mercato si definisce oligopolistico, in sintesi, quando vediamo sui banchi del supermercato venti marchi diversi per un prodotto, che però sono raggruppati in due o comunque pochissimi grandi produttori. Sembra che ci sia una grande concorrenza, ma in realtà non c’è, perché i produttori, mantenendo in vita una grande quantità di marchi, alzano di fatto una barriera all’ingresso di nuovi produttori (anche grazie alla pubblicità), catturano l’attenzione del cliente con la varietà dei prodotti e intercettano anche coloro che acquistano più o meno casualmente. Tipico mercato oligopolistico è quello dei detersivi.

Supponiamo che il mercato dello zucchero sia suddiviso tra due grandi produttori, che impiegano circa diecimila persone, tra lavoratori fissi e stagionali, che il mercato sia stabile e che non vi sia concorrenza estera.

A un certo punto, uno dei due produttori dice: io voglio concentrare la produzione in due dei miei quattro stabilimenti. Aumenterò la produttività negli stabilimenti che rimarranno aperti e gli altri verranno chiusi. Questo comporterà il licenziamento o la mancata assunzione di un migliaio di lavoratori, tra stabili e stagionali.

Oggi cosa fa lo Stato? Sostanzialmente prende atto di questa decisione e cerca di “mitigarne” le conseguenze con la cassa integrazione, con la ricollocazione dei lavoratori oppure, più semplicemente, alza bandiera bianca e lascia per strada un bel po’ di lavoratori.

Cosa dovrebbe fare secondo me?

Dovrebbe chiedere agli industriali: questa riorganizzaziona aziendale comporterà una diminuzione del prezzo dello zucchero per i consumatori? Se è così, le minori spese potranno tornare in circolo (sotto forma di consumi o di risparmi) e allora ti do’ il via libera. Se così non è, allora questa riorganizzazione a cosa serve? Serve soltanto per aumentare i profitti dell’azienda? A che scopo? Se è per fare nuovi investimenti, allora si può fare, altrimenti non si fa.

Non si fa perché aumenta la diseguaglianza complessiva del sistema, in quanto da un lato crea disoccupati e dall’altro lato aumenta i profitti per pochi.

Non si fa perché io Stato devo preoccuparmi che i miei cittadini abbiano un lavoro che consenta loro di portare a casa il pane per i loro figli.

Punto.

Lo so che oggi le regole non consentono questo intervento, ma le regole servono per gli uomini e non viceversa e quando non vanno bene, si cambiano.

Punto.

13 gennaio 2010 Posted by | Pensieri disarcionati, Politica, Storie ordinarie | , , | 3 commenti

Gli insegnanti che lavorano gratis

Mi è capitato per le mani oggi un articolo di giornale di alcuni mesi fa.

Racconta la storia di quegli insegnanti delle scuole private italiane (non tutti, ma molti, a quanto pare) che per il loro lavoro spesso non percepiscono lo stipendio.

Perché?

Perché il lavoro nelle scuole private consente di acquisire punti per le graduatorie presso le scuole statali.

Nelle scuole paritarie (che sono quelle che rilasciano titoli di studio con valore legale) insegnano docenti che a volte non percepiscono un solo euro per il loro lavoro, oppure un rimborso spese, oppure un piccolo stipendio con obbligo di pagarsi i contributi da sè. Alcuni hanno contratti a progetto, pagati a tempo per otto euro all’ora. Niente ferie né malattie pagate. Riunioni e colloqui con i genitori gratis. Però questo fa punteggio e quindi qualcuno ne approfitta.

In questo modo, diverse scuole private (forse anche cattoliche?) “massimizzano” i profitti, tanto per usare un termine di vago sapore marxista e sono più o meno direttamente collegate con scuole non paritarie che organizzano corsi di recupero per chi è indietro con gli studi.

gelminiOra, appare ovvio che questa situazione è semplicemente incredibile.

Molto più incredibile della notizia, data dalla stessa ministra a un giornale, che la Gelmini è incinta, pur non essendo sposata (ma provvederà a breve, così pare).

Perché è incredibile anche questa notizia? Ma perché la Gelmini è cattolica e, se non sbaglio, la Chiesa vieta di avere rapporti sessuali prima del matrimonio, quindi vuol dire che c’è stato un secondo intervento dello Spirito Santo.

Perché non mi si dica che un cattolico può seguire soltanto quegli insegnamenti della sua Chiesa che gli fanno comodo e fregarsene degli altri, salvo poi andarsi a confessare e masticare un pezzo di ostia per ripulirsi la coscienza!

Comunque, torniamo alla notizia degli insegnanti “volontari”.

L’articolo in questione terminava informando il lettore (che in quel caso era il sottoscritto, già incazzato di suo) che la capogruppo del Partito Democratico in commissione cultura Manuela Ghizzoni ha presentato una interrogazione alla ministra Gelmini (che forse non l’ha letta perché stava ricevendo qualche arcangelo che le annunciava l’imminente nascita) chiedendo ispezioni in tutta Italia. “Sono passati due mesi e non ho ancora ricevuto risposta” ha dichiarato la Manuela.

Inutile dire che questa nota finale ha aumentato la mia già notevole incazzatura.

Ma come! La Ghizzoni è stata eletta per la prima volta nel 2006 e rieletta nel 2008. Considerato che questo problema non è certamente nato nell’ultimo anno, io mi chiedo e mi strachiedo:

ma le ispezioni non le poteva fare prima il governo di centro-sinistra?

La Manuela nel 2006 non poteva prendere in mano il telefono e chiamare il Fioroni e dirgli: “Senti un po’, invece di perdere tempo a scrivere stronzissime circolari sull’affissione del crocefisso nelle classi, non puoi fare alzare il culo ai tuoi dirigenti e dare un’occhiata a quelle grandissime teste di cazzo di prorietari di scuole private che invece di pagare i docenti danno loro un calcio nel culo?

Non poteva farlo prima la Manuela?

Non potevano i nostri governanti di centro-sinistra affondare un po’ di più le mani nella merdaccia che ci circonda e, se proprio dovevano cadere, farlo almeno su problemi seri e non su minchiate qualsiasi?

Potevano farlo?

Lo so che è una domanda senza risposta, per cui me ne vado a letto. E per quanto riguarda l’interrogazione della Manuela, avrei un consiglio su dove posizionarla…

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DIALOGO

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“Papà, perché sei eccitato?”

“Eh? Ma che stai dicendo? Non vedi che sto stirando? E cosa vuol dire essere eccitati?”

“Vuol dire essere… rimbambiti.”

“Qui tra noi due, se c’è una persona rimbambita sei tu.”

“No, tu sei più vecchio, quindi sei tu.”

(Parità?)

16 novembre 2009 Posted by | Politica, Questa poi..., Storie ordinarie | , , , | 6 commenti