Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Fare autocritica

Mi capita ovviamente di avere a che fare con diverse persone sul luogo di lavoro.

Mi capita anche, con queste persone, di affrontare situazioni problematiche, che le riguardano più o meno direttamente.

Ho notato che molto spesso la gente manca completamente di senso autocritico, anche minimo.

Cioè, la colpa è sempre degli altri. Loro non hanno alcuna responsabilità. Se si sono trovate in difficoltà, non è che si chiedono il perché, forse perché prima hanno fatto tabula rasa dei loro collaboratori e al momento del bisogno si trovano soli.

Poi ovviamente se non le aiuti se la prendono anche con te e ti mettono nel calderone delle persone che hanno impedito o reso difficile i loro successi personali. E quindi ovviamente fanno le vittime, magari anche sui social, e quelli che non conoscono la situazione mettono i like e se la prendono con i cattivacci che non hanno compreso i loro meriti.

Ora, io non dico di fare le autocritiche di staliniana memoria, ma prima di partire in quarta dando la colpa agli altri, uno non potrebbe chiedersi: ma io sono proprio stato immune da errori? Ho fatto proprio per bene tutto quello che potevo, dovevo, sapevo fare?

Ecco, forse qualcuna di queste domande sarebbe opportuno farsela ogni tanto, invece di spargere lacrime sul destino cinico e baro.

21 gennaio 2021 Posted by | Vita lavorativa | | 8 commenti

Senza cognizione

C’ho a che fare con una persona senza cognizione.

Cognizione nel senso di consapevolezza delle cose con le quali si ha a che fare, dei problemi da risolvere, delle persone con le quali si hanno rapporti.

Il fatto è che questa persona ha la stessa capacità dei cretini: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza.

E’ veramente difficile affrontarla.

In questo week end mi devo preparare, perché lunedì ho intenzione di stringerlo nella morsa della responsabilità, ma non so se ci riuscirò.

Cercasi manuali adatti.

Imagine

 

5 dicembre 2020 Posted by | Questa poi..., Vita lavorativa | , | 2 commenti

La stecca

Chi ha fatto il militare saprà cos’è la stecca.

In sostanza, un metodo per contare i giorni che mancavano al congedo (segnandoli virtualmente appunto su un bastone o qualcosa di simile).

Ecco, io sto facendo la stecca sul lavoro, contando i giorni che mancano alla scadenza del mio incarico di direttore.

Già, perché nel caso in cui mi venga riproposto l’incarico per altri cinque anni (che sarebbero gli ultimi della mia vita lavorativa, se tutto va bene), la mia intenzione è quella di rifiutarlo.

I mesi della gestione Covid-19 sono stati molto duri: personale decimato dalle malattie; dispositivi di protezione da centellinare come se fossero oro colato; rapporti interni ed esterni problematici.

Terminata la fase più pesante dell’emergenza, si tratta ora di recuperare il tempo perduto, ma non è facile.

C’è chi sostiene che dovrei utilizzare la mia posizione di forza per chiedere un sostanzioso aumento di stipendio, come se i soldi potessero ripagare il tempo passato in ufficio, che è come minimo di dieci ore giornaliere.

Avrei voglia di trascorrere con calma gli ultimi anni di lavoro, di dedicarmi alle mie letture, di riprendere a scrivere, di incrementare i viaggi in bicicletta. Insomma, di fare tutte quelle cose che adesso o non riesco a fare oppure devo fare i salti mortali per farle.

E poi ci sono cose che i soldi non possono pagare, anche se fossero tanti.

Vedremo come finirà.

Tears for Fears – Woman in Chains

16 luglio 2020 Posted by | Vita lavorativa | | 8 commenti

L’appalto

Oggi è venuto da me un imprenditore.

In pratica voleva… come dire… aggiustare una gara d’appalto, ma una garetta, una roba da qualche decina di migliaia di euro.

Soltanto che il poverino non sapeva come dirlo, quasi quasi veniva voglia di dirgli io come fare.

A un certo punto ha detto che, insomma, avrebbe voluto portare qualcosa, ma… (non ho capito cos’ha detto dopo il ma…) e allora…

E allora ha detto che la prossima volta avrebbe portato un calendario!

😮  😮  😮

Anzi, ha pure detto che ne avrebbe portati due, uno da parete e uno da tavolo!

Non ho avuto il coraggio di dirgli che non sopporto i calendari da tavolo, perché mi impicciano sempre.

Sarò l’unico che viene corrotto con un calendario…

 

21 dicembre 2019 Posted by | Questa poi..., Sani principi | | 8 commenti

Perché non chiedono mai il perché?

In ufficio abbiamo alcune persone “nuove” (nel senso di neo assunte) e alcune persone “vecchie” (nel senso di anzianità di servizio).

Entrambe le categorie sono però accomunate da una caratteristica comune: a volte chiedono come si fa una cosa per loro nuova, ma sembrano sempre fermarsi alla superficie.

In altre parole, non chiedono il perché si fa in quel dato modo.

Quindi, quando capita un altro caso simile, tornano a chiedere come si fa, perché non hanno imparato la regola che sta alla base.

Io cerco sempre di spiegare il perché, ma loro non sembrano interessate.

Quando facciamo formazione, alla fine chiedo se è tutto chiaro e rispondono di sì. Poi capita il problema da risolvere e compiono delle acrobazie che manco al circo si vedono e perdono un sacco di tempo perché non ricordano più come si fanno le cose e vanno in archivio a cercare documenti che magari hanno sotto il naso.

Che si fa in questi casi?

Si prende atto della situazione e si mettono da parte gli obiettivi di miglioramento professionale.

Per forza.

 

2 dicembre 2019 Posted by | Storie ordinarie, Vita lavorativa | | 5 commenti

Anonimus

Qualche giorno fa in ufficio mi è giunta una lettera anonima.

Da quando ricopro il mio incarico, è la prima volta che accade, anche se so che in passato vi sono stati altri casi simili.

Ho dato disposizioni di registrarla e di salvarla in una cartella riservata a me soltanto.

Domani dovrò affrontare anche questa ennesima scocciatura.

La lettera contiene una “soffiata” relativamente a qualcosa che sarebbe stato detto e/o fatto.

Il problema è che se fosse vero quello che c’è scritto, si tratterebbe di un reato bell’e buono.

Viceversa, se non fosse vero la lettera sarebbe la prova (non la prima) di un clima molto deteriorato in un reparto aziendale.

Domani sentirò il nostro legale, per sapere cosa mi consiglia.

Poi deciderò.

E sticazzi vogliamo dirlo?

1 dicembre 2019 Posted by | Vita lavorativa | | 17 commenti

Sto qui…

… anche se non appaio.

Sono periodi convulsi, complicati questi.

Il caldo non molla.

Due settimane fa ho fatto due uscite ravvicinate in bici e poi sono stato chiuso in casa per due giorni con la febbre a 39 e la diarrea (e non dite: riguardati alla tua età!).

Manco il lavoro molla.

Dalla seconda metà di luglio dovrebbe rallentare, permettendomi di fare qualche settimana di ferie.

E poi c’è tutto il contorno che non gira…

Ma quando c’è la salute…

P.S.: comunque mi sono comprato la mautan baic!

2 luglio 2019 Posted by | Salute, Storie ordinarie, Un po' di me, Vita lavorativa | , , , | 8 commenti

Settimana impegnativa

Ho di fronte una “due giorni” impegnativa.

Domani mattina, un viaggetto di un centinaio di chilometri (più altri cento di ritorno) per la solita risonanza magnetica di controllo. Pranzetto all’uscita dell’ospedale e poi via al lavoro.

Nel pomeriggio discussione impegnativa con l’amministratore: ci sono un paio di questioni di merito e  di metodo che devo assolutamente chiarire. Il succo del discorso è: chi ci mette la firma e la responsabilità decide, e per quanto mi riguarda non accetto interferenze (rectius: rotture di coglioni).

Martedì di prima mattina altra discussione impegnativa con una collega, responsabile di un settore aziendale importante e che secondo me ha inanellato una serie di comportamenti scorretti. Il succo del discorso è: se ti avessi nominata io, ti avrei già sollevata dall’incarico (e “sollevata dall’incarico” è un eufemismo).

Già, perché queste due discussioni toccano due abitudini/comportamenti che oggi sono molto diffusi ma che a me stanno molto sulle palle.

Il primo comportamento è quello di chi pensa di assumere decisioni fuori dalle proprie competenze, scaricandone la responsabilità su chi effettivamente ce l’ha e ci deve mettere la firma (e la faccia).

Il secondo comportamento è quello di chi gestisce il personale affidatogli come sacchi di patate, dimostrando non solo scarsa capacità, ma anche scarso rispetto degli altri.

Vediamo come va a finire…

Musica!

31 marzo 2019 Posted by | Vita lavorativa | | 6 commenti

Una settimana da dimenticare…

Quella appena trascorsa (per lo meno dal punto di vista lavorativo) è stata una settimana durissima.

Ma che dico durissima? Peggio: di diamante!

Lo è stata anzitutto sul piano lavorativo, per via di uno scontro che ho avuto con l’amministratore della mia azienda.

E lo scontro è iniziato con una mossa da parte sua che non mi aspettavo e che mi ha spiazzato: mi ha minacciato.

La mia reazione c’è stata, ma a posteriori ritengo che non sia stata sufficientemente decisa.

E così, anche se lui è andato a dire con altri colleghi che ha passato alcune notti insonni, io ho rimuginato sulla cosa e sono giunto alla conclusione che la cosa non può certo finire qui.

Durante tutta la settimana l’amministratore non mi ha contattato (solo una breve mail oggi), ma io sto prendendo le mie contromisure.

Anzitutto desidero tutelare me stesso: un vecchio proverbio recita “verba volant, scripta manent“, ma anche i “verba” possono rimanere… (chi vuole intendere, intenda…).

Ma rimane il mio sconcerto per un comportamento inconcepibile: mai mi era accaduto in oltre trent’anni di lavoro. Forse l’arroganza, l’impudenza e la faccia di tolla di certi personaggi hanno ormai raggiunto livelli stratosferici, autoalimentandosi e autogiustificandosi.

La vita familiare non aiuta e a peggiorare ulteriormente la situazione c’è lo scoppio improvviso della mia allergia: respirare alla sera diventa un’impresa, anche se sono imbottito di antistaminici.

L’unica cosa positiva della settimana appena trascorsa è stata che ho ripreso ad andare in bicicletta: solo 52 chilometri per ora, perché le gambe si devono riprendere dall’ozio invernale (e anche la panza dovrebbe scendere un po’), ma tanto è bastato per farmi riprendere confidenza con i pedali.

Speriamo che in questi giorni non piova, così posso affrontare nuovamente le salite/pianure/discese delle nostre valli e liberare la mente da tutti i pensieri malsani che si sono accumulati in questi giorni. Perché, come dicevasi qui, l’importante è continuare il viaggio (finché ci è consentito).

Buon fine settimana a tutte/i!

Musica

 

 

27 aprile 2018 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie, Vita lavorativa | , , | 12 commenti

Partenza (con litigio) e ritorno

Torno or ora da tre giorni in terra di Puglia.

L’accoglienza della terra pugliese è sempre calorosa, per non parlare poi del cibo.

Un breve ristoro in un periodo denso di impegni lavorativi che sono sfociati, purtroppo, in uno scontro con uno dei responsabili di servizio della mia azienda, proprio venerdì, un’ora prima di lasciare il lavoro.

Ora, tanto per fare una puntualizzazione, questa è la terza volta che m’incazzo sul lavoro. Tre volte in trentuno anni non mi sembrano poi tante, no? Un’incazzatura al decennio.

Vabbe’.

Il tipo in questione che mi ha fatto incazzare il venerdì santo è uno dei responsabili di produzione.

Non fa lo stronzo, lui è stronzo.

Quindi, l’ultima che mi ha combinato non gliel’ho passata liscia.

Quello che mi ha stupito è che mentre stavamo litigando, lui ha imbroccato le scale ed è corso dall’amministratore (in quel momento presente in azienda).

Cioè, come i bambini che scappano dalla mamma perché non sanno reggere lo scontro con un coetaneo.

Evidentemente l’amministratore non lo ha soddisfatto e quindi dopo mezz’ora è tornato da me per “fare la pace di Pasqua“.

Ma dal mio punto di vista la faccenda non è finita qui.

Se fai l’arrogante con quelli che definisci i tuoi “subordinati” e metti in discussione le scelte del tuo superiore (cioè del sottoscritto), allora per te sono volatili per diabetici…

Musica

2 aprile 2018 Posted by | Un po' di me, Vita lavorativa | , | 5 commenti