Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Perché non chiedono mai il perché?

In ufficio abbiamo alcune persone “nuove” (nel senso di neo assunte) e alcune persone “vecchie” (nel senso di anzianità di servizio).

Entrambe le categorie sono però accomunate da una caratteristica comune: a volte chiedono come si fa una cosa per loro nuova, ma sembrano sempre fermarsi alla superficie.

In altre parole, non chiedono il perché si fa in quel dato modo.

Quindi, quando capita un altro caso simile, tornano a chiedere come si fa, perché non hanno imparato la regola che sta alla base.

Io cerco sempre di spiegare il perché, ma loro non sembrano interessate.

Quando facciamo formazione, alla fine chiedo se è tutto chiaro e rispondono di sì. Poi capita il problema da risolvere e compiono delle acrobazie che manco al circo si vedono e perdono un sacco di tempo perché non ricordano più come si fanno le cose e vanno in archivio a cercare documenti che magari hanno sotto il naso.

Che si fa in questi casi?

Si prende atto della situazione e si mettono da parte gli obiettivi di miglioramento professionale.

Per forza.

 

2 dicembre 2019 Posted by | Storie ordinarie, Vita lavorativa | | 5 commenti

Anonimus

Qualche giorno fa in ufficio mi è giunta una lettera anonima.

Da quando ricopro il mio incarico, è la prima volta che accade, anche se so che in passato vi sono stati altri casi simili.

Ho dato disposizioni di registrarla e di salvarla in una cartella riservata a me soltanto.

Domani dovrò affrontare anche questa ennesima scocciatura.

La lettera contiene una “soffiata” relativamente a qualcosa che sarebbe stato detto e/o fatto.

Il problema è che se fosse vero quello che c’è scritto, si tratterebbe di un reato bell’e buono.

Viceversa, se non fosse vero la lettera sarebbe la prova (non la prima) di un clima molto deteriorato in un reparto aziendale.

Domani sentirò il nostro legale, per sapere cosa mi consiglia.

Poi deciderò.

E sticazzi vogliamo dirlo?

1 dicembre 2019 Posted by | Vita lavorativa | | 17 commenti

Sto qui…

… anche se non appaio.

Sono periodi convulsi, complicati questi.

Il caldo non molla.

Due settimane fa ho fatto due uscite ravvicinate in bici e poi sono stato chiuso in casa per due giorni con la febbre a 39 e la diarrea (e non dite: riguardati alla tua età!).

Manco il lavoro molla.

Dalla seconda metà di luglio dovrebbe rallentare, permettendomi di fare qualche settimana di ferie.

E poi c’è tutto il contorno che non gira…

Ma quando c’è la salute…

P.S.: comunque mi sono comprato la mautan baic!

2 luglio 2019 Posted by | Salute, Storie ordinarie, Un po' di me, Vita lavorativa | , , , | 8 commenti

Il (mio) potere

Ci sono diversi modi per utilizzare il potere.

Uno (quello più diffuso) è il classico fondato sull’arroganza, ben ritratto dalla famosa scena del film Il Marchese del Grillo con Alberto Sordi: io so’ io e voi non siete un cazzo.

A me gli arroganti, gli affaristi, i cialtroni non mi sono mai piaciuti (“mi” rafforzativo).

Quando ne ho la possibilità, mi piace utilizzare il mio (poco) potere per semplificare la vita delle persone, non per ingarbugliarla.

Così ho fatto qualche giorno fa, prendendomi la responsabilità di superare le resistenze di un’assicurazione e di una banca (due istituzioni che quando vogliono complicarti la vita, non hanno niente da imparare, da nessuno), per evitare inutili lungaggini a una nostra dipendente.

Ma ti prendi tu la responsabilità?” mi ha chiesto una mia collega, sgranando gli occhi.

Certo che me la prendo io. – ho risposto – Vai tranquilla.

Ovviamente il tutto si è concluso positivamente.

Sotto la mia responsabilità.

Un’Emozione Da Poco

25 aprile 2019 Posted by | Storie ordinarie, Vita lavorativa | | 5 commenti

Settimana impegnativa

Ho di fronte una “due giorni” impegnativa.

Domani mattina, un viaggetto di un centinaio di chilometri (più altri cento di ritorno) per la solita risonanza magnetica di controllo. Pranzetto all’uscita dell’ospedale e poi via al lavoro.

Nel pomeriggio discussione impegnativa con l’amministratore: ci sono un paio di questioni di merito e  di metodo che devo assolutamente chiarire. Il succo del discorso è: chi ci mette la firma e la responsabilità decide, e per quanto mi riguarda non accetto interferenze (rectius: rotture di coglioni).

Martedì di prima mattina altra discussione impegnativa con una collega, responsabile di un settore aziendale importante e che secondo me ha inanellato una serie di comportamenti scorretti. Il succo del discorso è: se ti avessi nominata io, ti avrei già sollevata dall’incarico (e “sollevata dall’incarico” è un eufemismo).

Già, perché queste due discussioni toccano due abitudini/comportamenti che oggi sono molto diffusi ma che a me stanno molto sulle palle.

Il primo comportamento è quello di chi pensa di assumere decisioni fuori dalle proprie competenze, scaricandone la responsabilità su chi effettivamente ce l’ha e ci deve mettere la firma (e la faccia).

Il secondo comportamento è quello di chi gestisce il personale affidatogli come sacchi di patate, dimostrando non solo scarsa capacità, ma anche scarso rispetto degli altri.

Vediamo come va a finire…

Musica!

31 marzo 2019 Posted by | Vita lavorativa | | 6 commenti

Una settimana da dimenticare…

Quella appena trascorsa (per lo meno dal punto di vista lavorativo) è stata una settimana durissima.

Ma che dico durissima? Peggio: di diamante!

Lo è stata anzitutto sul piano lavorativo, per via di uno scontro che ho avuto con l’amministratore della mia azienda.

E lo scontro è iniziato con una mossa da parte sua che non mi aspettavo e che mi ha spiazzato: mi ha minacciato.

La mia reazione c’è stata, ma a posteriori ritengo che non sia stata sufficientemente decisa.

E così, anche se lui è andato a dire con altri colleghi che ha passato alcune notti insonni, io ho rimuginato sulla cosa e sono giunto alla conclusione che la cosa non può certo finire qui.

Durante tutta la settimana l’amministratore non mi ha contattato (solo una breve mail oggi), ma io sto prendendo le mie contromisure.

Anzitutto desidero tutelare me stesso: un vecchio proverbio recita “verba volant, scripta manent“, ma anche i “verba” possono rimanere… (chi vuole intendere, intenda…).

Ma rimane il mio sconcerto per un comportamento inconcepibile: mai mi era accaduto in oltre trent’anni di lavoro. Forse l’arroganza, l’impudenza e la faccia di tolla di certi personaggi hanno ormai raggiunto livelli stratosferici, autoalimentandosi e autogiustificandosi.

La vita familiare non aiuta e a peggiorare ulteriormente la situazione c’è lo scoppio improvviso della mia allergia: respirare alla sera diventa un’impresa, anche se sono imbottito di antistaminici.

L’unica cosa positiva della settimana appena trascorsa è stata che ho ripreso ad andare in bicicletta: solo 52 chilometri per ora, perché le gambe si devono riprendere dall’ozio invernale (e anche la panza dovrebbe scendere un po’), ma tanto è bastato per farmi riprendere confidenza con i pedali.

Speriamo che in questi giorni non piova, così posso affrontare nuovamente le salite/pianure/discese delle nostre valli e liberare la mente da tutti i pensieri malsani che si sono accumulati in questi giorni. Perché, come dicevasi qui, l’importante è continuare il viaggio (finché ci è consentito).

Buon fine settimana a tutte/i!

Musica

 

 

27 aprile 2018 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie, Vita lavorativa | , , | 12 commenti

Partenza (con litigio) e ritorno

Torno or ora da tre giorni in terra di Puglia.

L’accoglienza della terra pugliese è sempre calorosa, per non parlare poi del cibo.

Un breve ristoro in un periodo denso di impegni lavorativi che sono sfociati, purtroppo, in uno scontro con uno dei responsabili di servizio della mia azienda, proprio venerdì, un’ora prima di lasciare il lavoro.

Ora, tanto per fare una puntualizzazione, questa è la terza volta che m’incazzo sul lavoro. Tre volte in trentuno anni non mi sembrano poi tante, no? Un’incazzatura al decennio.

Vabbe’.

Il tipo in questione che mi ha fatto incazzare il venerdì santo è uno dei responsabili di produzione.

Non fa lo stronzo, lui è stronzo.

Quindi, l’ultima che mi ha combinato non gliel’ho passata liscia.

Quello che mi ha stupito è che mentre stavamo litigando, lui ha imbroccato le scale ed è corso dall’amministratore (in quel momento presente in azienda).

Cioè, come i bambini che scappano dalla mamma perché non sanno reggere lo scontro con un coetaneo.

Evidentemente l’amministratore non lo ha soddisfatto e quindi dopo mezz’ora è tornato da me per “fare la pace di Pasqua“.

Ma dal mio punto di vista la faccenda non è finita qui.

Se fai l’arrogante con quelli che definisci i tuoi “subordinati” e metti in discussione le scelte del tuo superiore (cioè del sottoscritto), allora per te sono volatili per diabetici…

Musica

2 aprile 2018 Posted by | Un po' di me, Vita lavorativa | , | 5 commenti

Siamo uomini o caporali?

E’ facile ricordare la famosa “suddivisione dell’umanità” del grande Totò, nel film Siamo uomini o caporali:

« L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e caporali.

La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza.

Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama.

I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque.

Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera! »

Poi c’è la suddivisione più articolata che fa dell’umanità Leonardo Sciascia ne Il giorno della civettagli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà.

Qualsiasi delle due suddivisioni si adotti, chi ha licenziato la lavoratrice della CIDIU di Torino per avere preso un monopattino destinato alla rottamazione, non appartiene alla categoria degli uomini.

Sia chiaro: dal punto di vista strettamente giuridico può anche darsi che il licenziamento sia giustificato. Può anche darsi che ci possa essere un risvolto penale.

Ma nella vita a volte occorre anche applicare il buon senso. Occorre assumersi la responsabilità di essere dignitosi.

Occorre – in una parola – essere uomini.

Io ho carta bianca!

1 ottobre 2017 Posted by | Vita lavorativa | , | 8 commenti

Sapeste…

Sapeste cosa sta accadendo nella mia azienda…

Forse una delle situazioni più difficili che mi sono trovato ad affrontare fa quando ho assunto l’incarico di direttore (rectius: da quando me l’hanno affibbiato).

Una di quelle situazioni che esigono di essere affrontate anzitutto, secondo me, con la diligenza del buon padre di famiglia (cosa abbastanza rara al giorno d’oggi).

Autorevolezza al posto di autorità; capacità di mediazione ma fermezza sui principi; equilibrio e inventiva.

Insomma, in una parola: sticazzi!

Il fatto è che i problemi hanno tutti una caratteristica comune: c’è sempre chi lavoro non per risolverli, ma per aggravarli.

Comunque io ho le spalle buone e poi ho ben poco da perdere: l’incarico non l’ho cercato e se lo perdo chissenefrega.

E poi recentemente ho affrontato problemi ben più gravi: problemi di vita o di morte, e questi qui lavorativi mi fanno un baffo!

Buona settimana a tutte/i.

Minuetto

28 maggio 2017 Posted by | Sani principi, Vita lavorativa | , | 22 commenti

Auguri per il 2017

2017Dopo la pausa natalizia (con tanto di scorribanda nel meridione e pranzate di pesce), torniamo alla normalità.

Cioè, non è che la normalità mi piaccia tanto, eh? Mi sono bastati un paio di giorni di “normalità” e già mi sono rotto le palle.

Il fatto è che a gennaio (inizio o fine, vedremo) dovrò tornare a lavorare e io sarei nato per fare il milionario, non per faticare in un ufficio. Se proprio avessi dovuto lavorare, avrei voluto fare lo chef, ma ormai è troppo tardi.

Sfumata la prospettiva della pensione, mi sa che devo mettermi le “gambe in spalla” (come si dice da noi) e fare buon viso a cattiva sorte (oppure la sorte può ancora essere cambiata, in meglio ovviamente?).

Intanto, a febbraio è prevista la pubblicazione del mio libro. Almeno questo è il piano editoriale (uau… rientro in un “piano editoriale”…). Faremo qualche presentazione qua e là e speriamo di movimentare un po’ l’ambiente.

Mi spiace non avere avuto tempo per gli auguri di Buon Natale, per cui adesso auguro BUON 2017 a tutti quanti con questa canzoncina che l’anno prossimo compirà trent’anni (e che mi suscita qualche rimpianto e pure qualche rimorso, ma questo è per l’età).

 

30 dicembre 2016 Posted by | Pensieri disarcionati, Rimpianti, sogni, Storie ordinarie, Un po' di me, Vita lavorativa | , , , , | 12 commenti