Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Cucine da incubo

Non mi piace MasterChef.

Ho visto qualche spezzone della trasmissione, ma la trovo inguardabile.

Primo, perché i cuochi-giudici sono arroganti.

Secondo, perché non mi piacciono le gare di velocità in cucina: se uno ha dieci minuti di tempo per mangiare, non si prepara un’astice alla catalana, ma un panino.

Mi piace invece il programma Cucine da incubo.

Primo, perché mi piace lo chef Antonino Cannavacciuolo.

Secondo, perché per rimettere in sesto ristoranti semi decotti, bisogna prima rimettere in carreggiata le persone che li gestiscono.

Terzo, perché si possono fare buoni piatti con poche cose, purché siano buone e genuine.

Quarto, perché io avrei tanto voluto fare il cuoco…

 

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7 marzo 2017 Posted by | Cucina | | 21 commenti

Robot da cucina

robot2Eh no, non parliamo dei soliti robot da cucina, più o meno tecnologici.

Qui parliamo di un sistema messo a punto dalla Barilla che è una roba più complessa, con tanto di forno intelligente che scansiona e legge le istruzioni di cottura: clicca qui.

La voce metallica che ci accompagna durante la cottura – trattandoci un po’ da deficienti, a dire la verità – mi ricorda quella dei navigatori per auto: la signora la chiamava mia figlia quando era piccola, quella che ci spiegava come arrivare in vacanza senza perderci (cosa che a me è sempre risultata alquanto facile).

Mi chiedevo se questa non fosse la logica conseguenza di tutte le trasmissioni di cucina che ci vengono propinate continuamente dalla televisione. Sì, perché uno vede preparare tutti quei piatti in quattro e quattr’otto e gli vengono i complessi d’inferiorità.

Però io tutto sommato non sono neanche troppo contrario a queste cose tecnologiche: ogni tanto si possono anche usare. Il problema è per chi si cucina. Perché secondo me c’è una differenza di fondo tra cucinare per sé stessi e cucinare per un’altra o altre persone. Che poi la cucina è un pezzo della vita: si dice che uno che mangia male poi vive anche male, ma è vero anche il contrario; uno che vive male non è che può ritagliarsi un angolo (di cottura) felice. La vita è tutta un incastro. O no?

Vabbe’, il discorso sarebbe lungo. Domani si lavora e bisogna andare a letto presto, che il lunedì è sempre una giornataccia.

Buona settimana a tutt quant.

Paolo Pa

5 febbraio 2017 Posted by | Cucina | | 9 commenti

Evviva!

snoopy-feliceOggi, nel primo pomeriggio è arrivata l’ultima telefonata dall’IRST di Forlì (anzi, per la precisione di Meldola): la conferma della diagnosi dell’ultima visita specialistica effettuata e sottoposta a ulteriore valutazione.

Nessuna radioterapia e nessuna chemioterapia.

L’intervento è stato radicale e si può proseguire con i controlli di rito.

Non posso negare che la cosa mi rende estremamente felice, anche perché solo un paio di mesi fa, prima dell’intervento chirurgico, avevo messo in conto mesi di terapie non facili, come accaduto l’anno scorso, con le conseguenti ricadute fisiche e quindi un lungo periodo di ripresa.

Ebbene, tutto questo è scongiurato. Riprendiamo con la solita ansia da controlli periodici, alla quale ero in gran parte ormai già abituato.

Devo dire che sono stato soddisfatto del trattamento che ho ricevuto all’IRST di Meldola. Non auguro a nessuno di averne bisogno, ma se capitasse…

Inoltre, se capitate dalle parti di Meldola, vi consiglio caldamente il ristorante Rustichello. Tipica cucina romagnola, eccellente; personale cortese e prezzi buoni.

P.S.: e riprendiamo presto, mi sa, anche con il lavoro… Ma la pensione anticipata (solo di una decina d’anni in fondo) non mi spetterà?

Domenico Modugno – Meraviglioso

12 dicembre 2016 Posted by | Cucina, Salute | , | 39 commenti

Forever young

forever youngMa è proprio vero che oggi tutti sono presi dalla brama di essere o rimanere giovani?

Un tempo, la brama di giovinezza era relegata nello spazio dei ricordi.

Ma oggi?

Questo film di Fausto Brizzi si sforza di ironizzare su questa abitudine, mettendo in scena una serie di situazioni e di protagonisti che in parte si intrecciano tra loro.

Ecco, quello che manca, secondo me, è proprio l’intreccio: alcune situazioni sono collegate tra di loro, altre no.

Ma il risultato finale è comunque piacevole; fa parte dei quelle due ore settimanali nelle quali si possono dimenticare i fasti e i nefasti della vita.

Bravi tutti gli attori, ma una menzione particolare mi sento di farla per Lorenza Indovina e la fugace ma particolarmente indovinata apparizione di Nino Frassica.

Ad maiora!

P.S.: oggi a pranzo pisarei e fasò, piatto tipico della cucina piacentina. Ovviamente la pasta l’ho comprata già fatta e ho omesso lardo e salsiccia, che secondo i miei gusti poco c’azzeccano in questo piatto (soprattutto la seconda). Si tratta, a mio modesto parere, di una variante “povera” della tipica pasta e fagioli, che nelle nostre feste di paese va alla grande, forse per la facilità di preparazione (e di ingurgitamento).

PP.SS.: qualche giorno fa è venuta da me una dipendente (a tempo determinato) accompagnata dalla sua capo reparto, chiedendomi se poteva essere esentata dallo svolgere lavoro notturno per un paio di mesi, perché il marito aveva appena avuto il secondo ictus in pochi mesi, dopo aver avuto già un infarto in passato. La signora si era fatta fare anche un certificato da parte del suo medico di famiglia. Le ho detto di parlarne al suo responsabile. So che dal punto di vista strettamente giuridico non ne ha diritto, ma, come dice il proverbio turco (o era mongolo?), summa lex summa iniuria e domani devo ricordarmi di controllare come si è comportato il destinatario della sua richiesta: in parole povere, se si è comportato da uomo o da caporale. Poi saprò regolarmi nei suoi confronti…

Forever young

13 marzo 2016 Posted by | Cucina, Film, Storie ordinarie | , | 21 commenti

L’asagne

Lasagne-verdi

E’ da ieri sera alle nove e mezza (cioè un’ora dopo la fine della cena) che mi frulla in testa la voglia di lasagne verdi, ma di quelle fatte in casa, cioè dal sottoscritto, con tanto ragù e tanta besciamella e tanto formaggio e tanto di tutto, insomma.

Prima di andare a vedere Star Wars ci vogliono proprio (è per la Forza, mica per altro…).

16 dicembre 2015 Posted by | Cucina | | 8 commenti

50 grammi!

spaghetti-al-pomodoro-frescoMagari qualcuno si metterà a ridere, ma 50 grammi di pasta mangiati da uno che da due mesi sopravvive con té e biscotti non sono mica poca cosa, eh?

Fino a qualche giorno fa potevo stare tutto il giorno – e anche per più giorni – senza mangiare né bere e senza all’apparenza soffrirne troppo (salvo poi finire all’ospedale).

Terminate le terapie, dopo una decina di giorni è come se il mio corpo si stesse pian piano risvegliando.

Dapprima ha iniziato con la sete. Una sete ardente, difficile da placare quando la semplice acqua ti fa abbastanza schifo.

Poi ha proseguito con la fame. Quella fame che ti fa accartocciare lo stomaco e che ti perseguita giorno e notte, anzi di notte la senti ancora di più, nel silenzio che ti sta attorno.

Ma le papille gustative sono ancora lesionate, la salivazione è scarsa e masticare è quasi una tortura, anche se i miglioramenti sono giornalieri.

E così ieri pomeriggio non ce l’ho fatta più: mi sono attaccato alla cucina e ho preparato un buon sugo al pomodoro e basilico (fresco, colto sul mio balcone).

Poi ho messo a bollire 50 grammi di spaghetti, li ho conditi con il sugo e una buona spruzzata di parmigiano e me li sono mangiati direttamente dalla pentola, senza neanche la fatica di “impiattarli” (come dicono gli chef).

Non è stato semplicissimo, ma meno difficile di quanto temessi.

In questo modo ho bloccato il calo di peso (anzi, la bilancia segna un più 400 grammi in due giorni), la pressione è tornata a livelli accettabili e stamattina la colazione è stata più semplice del previsto.

E oggi bis!

Spendi spandi effendi

25 giugno 2015 Posted by | Salute, Storie ordinarie | , | 17 commenti

Toast, bruschette & co.

toast-farcito-2Ok, lo so, potrebbe essere poco, ma per uno che da un mese e mezzo sopravvive con te, biscotti, coca cola e qualche succo di frutta, è un pranzo luculliano.

Oggi mi sono fissato con i toast.

Un toast farcito come quello della foto, per esempio, al quale io aggiungerei una base di salsa verde e, sopra all’insalata, un po’ di salsa per toast alle verdure.

Ah… un morso a tale ben di Dio…

Poi mi sono detto: ma perché fermarsi al toast?

Che ne diresti di una della bruschetta?Bruschetta.104

Eh beh… certo, resistere a un bel bruschettone come quella della foto mica è facile.

E non è mica una cosa che si può improvvisare così, da un momento all’altro.

Occorre quanto meno avere un buon pane a disposizione e un buon pomodoro.

Ok, termino qua.

Vado a prepararmi qualcosa da mettere sotto ai denti.

Stamattina sono riuscito a mangiare un wafer alla crema! Un grande successo, anche se quando dico un wafer intendo proprio un wafer, e non un pacchetto. Cerco di sentire se le mie papille gustative stiano riprendendosi dai bombardamenti delle ultime settimane, ma a parte qualche timidissimo segnale di ieri e di oggi, mi sembra che sia ancora troppo presto, anche se la situazione complessiva della bocca mi sembra che sia leggermente migliorata.

Speriamo…

Buon appetito a tutte/i.

P.S.: la piccola a volte viene assalita da crisi di pianto, ripensando a come eravamo e cosa facevamo insieme fino a qualche mese fa. Non posso fare altro che rassicurarla che tutto tornerà come prima e nascondere le pugnalate al cuore che questo mi provoca. Un mio amico qualche giorno fa mi ha detto che ho dimostrato come si comporta un vero uomo e che lui non ce l’avrebbe fatta. Ho risposto che avrei con piacere evitato questa prova.

Let it be

 

18 giugno 2015 Posted by | Storie ordinarie | | 12 commenti

Ripartiamo?

Sogliola alla mugnaia

Sogliola alla mugnaia

Domani si riparte per gli ultimi sei giorni di terapia.

La situazione mi sta sfiancando non poco, un po’ per la stanchezza, ma soprattutto per il non riuscire a mangiare.

Ormai il cibo, da me ancora così distante, sta diventando una vera e propria ossessione.

Oggi, per esempio, mi sono fissato con il pesce.

Non vedo l’ora di mangiarmi una bella sogliola alla mugnaia, come quella della foto, ma anche una soglioletta al vapore, con patate, andrebbe benone (vabbe’, in queste condizioni andrebbe bene anche un panino  con la mortadella… anche senza mortadella).

L’ultima volta che mi sono pesato, qualche giorno fa, ero a quota -15 chili rispetto alla situazione pre-intervento.

Prima che possa riprendere le funzioni mangerecce prevedo un -20.

Lasagne di pane carasau

Lasagne di pane carasau

Domenica pomeriggio ho cucinato le lasagne con pane carasau, con sugo alla salciccia e ai funghi.

Considerato che le mie narici funzionano benissimo, è stata una tortura annusare tutti i sapori del piatto e non poter mettere in bocca alcunché.

Chiederete: ma perché vuoi farti male?

Perché per un paio d’orette mi è sembrato di tornare alla normalità, salvo poi chiudermi in camera da letto non appena i miei familiari hanno iniziato a fare funzionare le ganasce e tintinnare le forchette.

Finora ho collezionato sette inviti a cena, quando tornerò alla normalità.

Spero di sfruttarli al più presto.

In tutti i casi, se ne accettano altri, eh?

P.S.: il 2 giugno 1981 moriva Rino Gaetano, indimenticabile cantautore che ci avrebbe regalato – ne sono sicuro – tantissimi altri bellissimi brani, oltre a quelli che ci ha lasciato.

A mano a mano

2 giugno 2015 Posted by | Salute, Storie ordinarie | , | 21 commenti

La mamma e… il fungo

FungoPorcinoIn queste settimane di dieta forzata mi sono tornati alla mente diversi episodi della mia vita legati al cibo.

Eh sì, perché se uno non si limita soltanto a ingurgitare sguaiatamente, il cibo rappresenta un legame con le persone che ci stanno intorno, con il nostro territorio, con le persone che vi lavorano…

Il cibo è cultura, è arte, non è manipolazione di sostanze in maniera più o meno anonima.

Il cibo è vita.

Ebbene, un episodio in particolare mi è tornato prepotentemente alla memoria.

Per tanti anni, fino a quando mia madre è stata lucida e in grado di provvedere a sé stessa e agli altri, verso il periodo settembre-ottobre andavamo sulle nostre montagne appenniniche a fare scorta di funghi. Una puntatina in alta Valtrebbia, a volte anche due, io e lei soltanto, come fosse un appuntamento nostro: partenza al pomeriggio e ritorno a casa alla sera.

Nei paesini montani si cercavano i negozi che vendevano funghi, quelli raccolti nei boschi, mica quelli coltivati.Torriglia

Cassette di funghi di ogni tipo e dimensione facevano bella mostra per le vie di paese. Mia madre evitava con cura quelli già confezionati e si recava presso il suo “negozio di fiducia”. Lì faceva scorta di funghi. Ma…

Ma alla fine comprava sempre un grosso fungo porcino, dicendo: “Questo è per stasera“.

Si tornava a casa avvolti dal profumo dei nostri acquisti, con mio padre che frignava per la fame e che in genere aveva già preparato la tavola (“Per portarsi avanti…” diceva).

Allora mia madre si metteva alle pentole: metà di quel fungo era destinato al sugo per la pasta (la “pastasciutta”); l’altra metà finiva impanato e cucinato in padella.

Il profumo che si sprigionava per la casa era inimmaginabile, ma forse non era soltanto il profumo del fungo, ma quello della famiglia, della serenità, della tranquillità.

Ecco, così, semplicemente finiva la nostra puntatina in montagna. A volte il viaggio si ripeteva una seconda volta, con lo stesso finale (sempre alquanto gradito).
Ora, che posso aggiungere?
Mi mancano (e non parlo dei funghi).
Rino Gaetano – Ad esempio a me piace il sud

28 maggio 2015 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie | , , | 16 commenti

Galeotto fu il peperone!

cuoco2Non so se vi è mai capitato di pensare che se un determinato avvenimento fosse accaduto un giorno prima o un giorno dopo (o anche un minuto prima o un minuto dopo), la vostra vita avrebbe potuto essere completamente diversa.

Beh, io questa impressione l’ho avuta diverse volte.

Ho l’impressione di avere avuto dinanzi a me diversi “bivii” e chissà se ho sempre preso la direzione giusta. E poi ho anche l’impressione che alcuni accadimenti siano arrivati troppo tardi, quando ormai avevo preso una determinata direzione.

Uno di questi è stato un peperone

No, non c’entra niente la digestione.

Io, com’è risaputo, avrei tanto voluto fare il cuoco. Forse anche lo chef, nel senso che avrei anche potuto dirigere una cucina, anche se avrei comunque preferito “sporcarmi le mani” direttamente.

Avrei potuto cucinare in qualche ristorante di classe, su qualche nave da crociera diretta a Honolulu, oppure avrei potuto spandere gli aromi in qualche mensa della Caritas, il tutto con lo stesso impegno (anzi, forse in quest’ultimo caso avrei avuto più soddisfazioni…).

Orbene, dovete sapere che fino agli inizi degli anni novanta per acquisire la qualifica di “cuoco” occorreva frequentare un corso di formazione autorizzato dalla Regione e tenuto da un ente di formazione accreditato. Credo che il corso durasse alcuni mesi (forse sei, oppure nove) e un certo numero di ore, con frequenza obbligatoria ed esame finale. Tutti i cuochi della mia azienda avevano e hanno tuttora questa formazione, essendo stati assunti oltre vent’anni fa.

L’ultimo concorso venne effettuato nel 1992 e aveva l’obiettivo di “stabilizzare” alcuni dipendenti precari. Da poco assunto, finii a fare il segretario della commissione di concorso. Ricordo che la commissione era formata da un noto dietologo della città (un omone grande e grosso, di oltre cento chili di peso), la titolare di un ristorante della zona (appena formatasi da maestri chef della nouvelle cousine) e il capocuoco di una struttura assistenziale della zona (gay, tanto per rispettare tutte le possibili tendenze culinarie).

Ovviamente la prova pratica consisteva nel cucinare un pasto completo, con le dosi e gli ingredienti messi a disposizione dalla commissione. Ogni candidato doveva preparare un pasto diverso dagli altri: a chi toccò il risotto, a chi la polenta, a chi la pasta, ecc. (i candidati erano comunque pochi, quattro o cinque se non ricordo male).

Alla fine, la commissione soppesò, annusò e ovviamente assaggiò. E io,  pur non facendovi tecnicamente parte, partecipai comunque all’assaggio, da buon trentenne sempre affamato.

Orbene, che c’entra il peperone, vi chiederete voi?straccetti

C’entra, c’entra…

Una candidata preparò gli straccetti di pollo in crema di peperoni.

Orbene, il mio giovane palato rimase estasiato da quei peperoni, dalla delicatezza di quel sugo, dalla morbidezza del pollo che si scioglieva in bocca.

I miei sensi rimasero talmente impressionati, meravigliati, turbati che, dopo aver scartato l’ipotesi di fidanzarmi con la cuoca autrice di quel piatto paradisiaco, presi una decisione: da grande voglio fare il cuoco!

E così, passata l’eccitazione peperonesca, decisi di informarmi sulle modalità per acquisire la tanto sospirata qualifica di cuoco, combinandola con la mia attività lavorativa, quando mi arrivò la doccia gelata: “Mi spiace – mi dissero – ma i corsi di formazione di cuoco sono stati aboliti. D’ora in avanti occorre frequentare la scuola alberghiera“.

Ci rimasi malissimo.

Non presi nemmeno in considerazione l’ipotesi (prima scartata) di fidanzarmi con la cuoca.

Il peperone è arrivato troppo tardi” pensai e me ne feci una ragione.

Se non fosse stato così, in questo momento forse starei su una nave diretta a Honolulu, forse in condizioni migliori di quelle nelle quali mi trovo adesso…

Il cuoco pasticcione

 

2 marzo 2015 Posted by | Pensieri disarcionati, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , , | 28 commenti