Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Giornata di m…

Succede quando hai a che fare con qualcuno che disprezzi.

Il disprezzo è un sentimento pesante, che si riserva a poche, anzi pochissime persone.

E’ la merdaccia di fantozziana memoria?

Peggio.

E’ una persona priva di dignità, di moralità, di rispetto per gli altri.

E’ come uno che spacciatore di droga ai ragazzini?

Peggio.

Vabbe’… lassamo perdere… domani inizia dicembre, il mese di Natale (che non è una minaccia. O forse sì?).

30 novembre 2022 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | | 2 commenti

Non sopporto…

… quelli che parlano sopra agli altri, tipo trasmissioni televisive.

… quelli che ti rispondono ancora prima che tu abbia fatto la domanda (ammesso che tu volessi farla, una domanda).

… quelli che fanno le virgolette con le mani, che poi se gli chiedi di specificare meglio, ti dicono la stessa cosa, ma senza virgolette.

… quelle che mangiano e/o bevono durante le riunioni, perché “mi mancano gli zuccheri”, che poi si mangiano un pacchetto di patatine scrocchiando a tutto andare (io odio gli scrocchii).

E questo solo per stamattina.

17 novembre 2022 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me, Vita lavorativa | , | 2 commenti

Quando guardi solo indietro…

Quando nei tuoi pensieri non ci sono più speranze, desideri, aspettative, ma soltanto rimedi, ricordi e rimpianti, allora vuol dire che stai diventando vecchio?

No, vuol dire che sei già vecchio.

Ci pensavo proprio oggi, durante la mia camminata settimanale (10.013 passi).

Eppure mi sembra che fino a qualche anno fa io ragionassi ancora in termini di futuro, mentre oggi mi sembra di meditare solo sul passato.

Del futuro riesco a pensare solo a due cose.

L’intervento chirurgico che vorrei fare tra poco più di un anno, e con il quale spero di fare un passo decisivo (l’ultimo) verso la normalità.

Fornire a mia figlia la possibilità di laurearsi e fare la professione (e la vita) che vuole.

Per il resto, il mio futuro non mi riserva molto altro, se non una sistemazione tranquilla dopo la pensione.

Invece questo su cui i miei neuroni sembrano agitarsi maggiormente sono le occasioni perdute (o sprecate) del passato.

Forse ho fatto del mio meglio; forse non potevo fare altro; forse ho sbagliato pensando di fare la cosa giusta.

Sta di fatto che spesso mi trovo a pensare: e se quella volta invece di quello che ho fatto, avessi preso un’altra strada?

Poi inevitabilmente concludo che è inutile farsi queste pippe ed è meglio concentrarsi sul presente, ovverossia sul futuro prossimo, perché come tutti sanno il presente non esiste.

Buona settimana.

13 novembre 2022 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | | 3 commenti

A dormire di pomeriggio…

… si finisce poi per stare sveglio la notte.

Ne ho approfittato per mettere a posto un po’ di carte che mi portavo in agenda dall’inizio dell’anno.

Poi mi sono bevuto un caffè macchiato con un paio di biscotti.

Poi ho pensato di accendere il pc ed eccomi qua.

La notte favorisce le riflessioni, sicuramente.

Favorisce i ricordi, i rimorsi, i rimpianti, i rimedi.

Verrebbe quasi da pensare che la notte è sprecata per dormire.

Ed effettivamente ho letto che i motivi per cui si dorme non sono ancora completamente chiari.

Recuperare le energie pare non essere l’unico motivo, e forse nemmeno il più importante.

Pare che abbiamo bisogno di dormire per imparare, cioè per dare la possibilità al cervello di riattivare i ricordi del giorno e consolidarli, immagazzinandoli a lungo termine.

Il sonno, cioè, sarebbe una specie di reset: il cervello di notte replica infinite volte quello che è successo di giorno, però questo pare che avvenga in chi ha meno di sessant’anni.

Quindi, anche se dormo poco (e con l’età la qualità del sonno peggiora), il mio cervello girerà a vuoto?

Può darsi che io abbia esaurito la possibilità di salvataggio di dati. Devo eliminare un po’ di file.

Ora però vado a letto.

Buonanotte.

2 novembre 2022 Posted by | Notti insonni, Un po' di me | | Lascia un commento

Scozia

A volte ho l’impressione di essere entrato in modalità “pensione“.

Mi ritrovo a passare per le nostre colline padane e penso: “Chissà se in quel borgo hanno qualche casa da affittare“.

Vedo le cascine abbarbicate su qualche montagnetta e penso: “Come sarà abitare lassù, lontano da tutto e da tutti.”

Poi torno alla realtà e penso che alla mia pensione mancano ancora la bellezza di tre anni (governi vari permettendo), che avrei ancora un sacco di cose da fare prima di mettermi a riposo e soprattutto che manco so se ci arrivo alla pensione.

E quindi se proprio dobbiamo sognare, tanto vale farlo in grande: a me piacerebbe passare i miei ultimi anni di vita in Scozia.

Sedermi su uno di quei massi e stare ad ascoltare il silenzio, oppure il vento, che a modo suo è una forma di silenzio.

Oppure riscaldare le mie stanche membra in una di quelle casette colorate (che secondo me valgono quanto una villa a Portofino…) e attendere che cali il buio, avvolto nelle acque del Mare del Nord.

Magari un colpo di testa pre-alzheimer e… non si può mai sapere.

7 ottobre 2022 Posted by | Pensieri disarcionati, sogni, Un po' di me | , | 2 commenti

The doctor is in

Io ho una serie di problemi (come tutti, direte voi. Concordo).

Alcuni di questi problemi sono abbastanza preoccupanti, riguardando la salute (anche altri, direte voi. Concordo).

Cerco di smazzarmeli da solo, senza rompere gli zebedei a nessuno (pochi altri dico io. Concordate?).

Quindi, non capisco perché sono circondato da persone che cercano di coinvolgermi nei loro problemi del piffero (visto il linguaggio forbito?).

Uno mi chiede chi penso che vinca nel conflitto tra Russia e Ucraina.

Ma io cosa ne so?

E perché la Russia si sta ritirando?

Perché, si sta ritirando?

Un altro mi dice che vuole cambiare l’auto, ma vorrebbe comprarne una elettrica, ma poi non sa per quanto tempo durerà la batteria.

E un chissenefrega?

E se comprassi una ibrida?

E se ti mandassi affanculo (mica si può sempre essere forbiti)?

Insomma, a volte mi sembra di essere Lucy…

Chissà se capita anche ad altri.

22 settembre 2022 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 6 commenti

Eugenio Scalfari

Quindici giorni fa avrei voluto scrivere un posto sulla morte di Eugenio Scalfari (non mi esprimo sui motivi per cui non l’ho fatto).

Perché la morte di Scalfari mi ha riportato indietro di 45 anni della mia vita, a quel gennaio del 1976 quando uscì Repubblica.

Erano i primi anni della mia turbolenta esperienza politica, alquanto disorganizzata.

Gli anni del liceo, delle discussioni con i compagni di scuola.

Ma soprattutto erano gli anni delle speranze e delle illusioni.

Le speranze che saremmo riusciti a cambiare il mondo, in meglio ovviamente.

Le illusioni che ci avrebbero permesso di cambiarlo, il mondo.

E allora negli anni successivi Repubblica, insieme a l’Unità, diventarono i giornali di riferimento.

Nelle grandi occasioni si potevano comprare tutti e due e si tenevano sotto al braccio, come i grandi intellettuali. E Scalfari era una presenza autorevole, tranquilla e ragionata.

Oggi l’Unità non c’è più (e nemmeno il PCI) e Repubblica si legge on line.

E non si può tenere il tablet sotto al braccio, perché scivola giù…

29 luglio 2022 Posted by | Politica, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , | Lascia un commento

Una nuova fase della vita

Si inizia a pensare alla pensione.

Quanto ti manca?” mi chiedono a volte.

A bocce ferme, tre anni e mezzo. Ma se cambiasse qualcosa… E tu?

Sembrava lontano il tempo in cui pensare alla mia pensione, dopo aver visto tanti colleghi fare il grande passo (e in alcuni casi anche il successivo trapasso…).

Spero di poter usufruire ancora di alcuni anni di “normalità”, prima di passare al rincoglionimento.

Credo che oltre i settant’anni il rincoglionimento sia dietro l’angolo (e non soltanto quello).

Sicuramente la pensione apre una nuova fase della vita.

Bella o brutta che sia, sicuramente è l’ultima.

7 giugno 2022 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 3 commenti

Confesso che (non) ho vissuto

Quando si diventa vecchi (come il sottoscritto) basta poco a scatenare una caterva (o valanga) di ricordi.

E’ tipico dei vecchi, come il controllo dei cantieri (e della prostata).

E’ bastato che oggi pomeriggio youtube mi proponesse improvvisamente questa vecchia canzone del 1980 per provocare uno smottamento di ricordi e rimpianti che mi porto dietro ancora adesso e chissà per quanto.

Avevo vent’anni allora, era il periodo delle discoteche, della spensieratezza, della “ricerca” delle ragazze (in gran parte infruttuosa, ahimè). Era il periodo della mia Alfasud appena comprata, dell’inizio dell’università, della presenza di genitori, amici e parenti accanto e intorno a me. E’ stato il periodo delle occasioni, in gran parte perdute (per merito mio, s’intende).

E allora mi è venuto in mente che il libro della mia vita si potrebbe intitolare come il titolo di questo post, speculare al libro Confesso che ho vissuto di Pablo Neruda, un libro che mi ha sempre incuriosito ma che non ho mai né comprato né letto.

Perché non ho vissuto?

E’ il grande dilemma della mia vita.

E’ vero che a vivere c’è tempo fino all’ultimo giorno della nostra presenza su questa bislacca terra, ma c’è un tempo per tutte le cose, e chi non ha vissuto il proprio passato è difficile che riesca a vivere il presente. Peggio ancora il futuro.

2 aprile 2022 Posted by | Pensieri disarcionati, Ricordi, Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , | 6 commenti

La Sezione “I”

Nel 1984, dopo poco più di un mese di CAR in Puglia, fui spedito in una caserma del Friuli.

Finii – per pura fortuna – in una compagnia logistica, cioè dove durante la giornata i militari lavoravano nei diversi servizi: autisti, uffici, muratori, idraulici, imbianchini, ecc.

Io finii a lavorare in un ufficio del comando di battaglione.

Tra i tanti uffici presenti c’era la mitica Sezione “I”.

La Sezione “I” era un ufficio alquanto misterioso: solo a passare davanti alla sua porta (chiusa) si veniva colti da un senso di inquietudine.

Circolavano strane storie sulla Sezione “I”.

Anzitutto chi era addetto a quell’ufficio veniva immediatamente promosso a caporal maggiore, il grado più alto a cui poteva accedere un militare di leva.

Poi si vociferava che nella Sezione “I” si facessero strani esperimenti; che conservassero resti di corpi alieni; che parlassero solo in codice con chissàchi.

Se si doveva consegnare un documento alla Sezione “I”, si bussava piano e di là dalla porta si sentiva un rantolo: “Chi è?” (e chi cazzo doveva essere in una caserma!).

Il militare apriva la porta per qualche centimetro, scrutava se nel corridoio ci fossero elementi sospetti e poi spuntava fuori una mano che in un battibaleno artigliava il documento e richiudeva subito la porta.

Secondo me è nato lì il Covid…

26 novembre 2021 Posted by | Storie ordinarie | | Lascia un commento