Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Dai 50 ai 60

Personalmente ho notato un grande cambiamento in me stesso nel modo di guardare la vita passando dai cinquanta ai sessant’anni.

Quando ho compiuto cinquant’anni pensavo di avere davanti un decennio “alla grande”.

Effettivamente il decennio era iniziato sotto i migliori auspici, ma ho subito sciupato tutte le (buone) occasioni. Ho impresso alla mia vita una direzione che – a posteriori, ma potevo/dovevo capirlo anche prima – si è rivelata fallimentare.

Come se non bastasse, non ero ancora arrivato alla metà del decennio che è arrivato il cancro, che ha caratterizzato tutti gli anni a venire.

Il decennio dai sessanta in avanti si presenta con le caratteristiche dell'”ormai“: ormai quello che è stato è stato, c’è ben poco da fare.

C’è un senso di fatalità che segna i passi della mia vita, direi di rassegnazione.

C’è anche la consapevolezza che questo può forse essere – se tutto va bene – l’ultimo decennio completo della mia vita: dopo i settanta c’è ben poco da sperare, la gente muore come le mosche.

Intanto ho appena letto sul FSE il referto dell’ultima risonanza alla testa: niente di anomalo.

Vabbe’, almeno quello…

Ed Sheeran – Bad Habits

5 settembre 2021 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | | 13 commenti

Troppo buoni…

C’è un proverbio che gira dalle mie parti che si può riassumere così: “a essere troppo buoni si finisce per essere coglioni“.

Vorrei sostenere che non è così e che essere buoni (sottocategorie: corretti, educati, rispettosi delle regole, ecc.) alla fine paga, ma spesso è il contrario.

Gli altri se ne approfittano di questa inaspettata bontà, finché non si reagisce, sempre con le buone maniere, ma in maniera decisa, ponendo un aut aut: o così o niente.

Allora l’interlocutore ha un guizzo, perché non si aspettava quella reazione da un buono e si rimette in carreggiata.

E tu avresti voglia di dirgli: “dovevi proprio spingermi a questo livello per darti una mossa? Coglione!

4 luglio 2021 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 2 commenti

Ma che cosa ti ho fatto io?

Stasera mi sono visto in tv per l’ennesima volta Indovina chi viene a cena?, il film del 1967 di Stanley Kramer con Sidney Poitier (lo sposo di colore), Katharine Hepburn (la mamma della sposa, all’epoca sessantenne ma ancora splendida), Spencer Tracy (il padre, pluripremiato per i suoi film) e Katharine Houghton (la dolce e spensierata ma determinata figlia).

Considerato il periodo nel quale fu girato, un film contiene una forte tematica antirazzista, non nuova per il regista.

Il film è anche un inno alla resistenza. Lo dice chiaramente il padre (dapprima contrario al matrimonio) nel suo discorso finale agli sposi: sapete a quali tremende difficoltà andrete incontro, ma tra queste non vi sarò io.

Forse qualcuno si chiederà cosa c’entra il titolo del post con questo film: niente.

Ho visto il film per scrollarmi di dosso una frase sentita oggi, che continua a frullarmi in testa. Vi sono frasi che si inseriscono nella mente, si incollano alla memoria e non riesci a distaccartene. E la loro ripetizione è come un mantra disperato, una richiesta di aiuto che rimane inascoltata.

Soprattutto sapendo chi pronuncia quelle parole nei confronti di chi.

 

7 marzo 2021 Posted by | Notti insonni, Un po' di me | | 1 commento

Un’altra stagione che si chiude

Qualche giorno fa la (ex) “piccola” ha preso la patente.

Ora dice che si sente “una donna libera“.

😯

Sono contento per lei, ovviamente.

Quanti giri abbiamo fatto nel parcheggio della Coop, dapprima in prima, poi in seconda, poi su strada con il foglio rosa, poi a fare i parcheggi…

Sono le tappe della vita, ma un po’ di nostalgia rimane.

Rimane la nostalgia del “papà, mi porti?” e di rimando “cheppalle! ma non puoi andare a piedi?

Fra un po’ dovrò essere io a chiedere i passaggi in auto.

P.S.: oggi ufficialmente dovrei essere immune. Infatti a pensarci bene mi sento più bello…

Toto – Africa

13 febbraio 2021 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Un po' di me | , | 14 commenti

Qualsiasi cosa succeda…

… ricordate sempre che

poteva andare peggio!

(Buonanotte)

8 febbraio 2021 Posted by | Pensieri disarcionati, Un po' di me | , , | 7 commenti

Domani…

Domani inizia una settimana impegnativa.

Anzi, a dire il vero dovrebbe essere una settimana di preparazione a quella successiva, che sarà ancora più impegnativa.

Devo compiere alcuni passi importanti.

Mi sento pronto per farli?

In teoria sì, in pratica potrei anche incontrare alcuni imprevisti, che potrebbero evolvere in difficoltà.

Staremo a vedere.

Comunque buona settimana a tutte/i.

Gli Abba sono sempre gli Abba (anche con questi vestiti…)

 

31 gennaio 2021 Posted by | Un po' di me | | 10 commenti

Mi ricordo…

C’è un episodio della mia gioventù che ancora oggi mi trottola per la mente.

Non so se fa parte delle occasioni perdute o degli scampati pericoli.

Avevo circa vent’anni (mese più, mese meno) ed era il periodo delle discoteche.

Eravamo quattro amici (mica sempre al bar) che uscivano sempre insieme, ma il mondo è (ed era) piccolo e nei locali della zona si incontravano spesso altri giovani del paese.

Tra le discoteche che frequentavamo periodicamente ce n’era una nell’Oltrepò pavese. Era un locale relativamente piccolo, con al piano superiore un bar ristorante che a quei tempi era molto in voga. Il locale presentava due piste da ballo, una al centro e la seconda, più piccola e riservata, posizionata su un piano leggermente rialzato.

Quella sera ero vestito come allora andava di moda: stivaletti scamosciati, pantaloni di velluto nero e una maglione blu (era un maglione tutto particolare, con una striscia colorata che prendeva il tronco e una manica, insomma una roba un po’ inconsueta): ero convinto che lo scuro mi donasse.

Girovagavo per il locale da solo, quando mi sedetti su una specie di muretto che costeggiava la seconda pista da ballo. Pensavo di essere un figo, non c’è dubbio.

A un certo punto il mio sguardo si incrociò con quello di una ragazzina che stava anch’ella ai margini della pista. Era una ragazzina minuta, bionda con i capelli corti (io ho sempre avuto un debole per le ragazzine dai capelli biondi e corti; però con il tempo ho imparato ad apprezzare anche le altre), molto carina (almeno così mi sembrò quella sera).

Il gioco di sguardi andò avanti per un bel po’, finché uno dei miei amici non venne a recuperarmi prima che potessi “farmi avanti” (ammesso che l’avessi fatto).

Ecco, quel gioco di sguardi me lo ricordo ancora adesso.

Andammo altre volte in quel locale e io cercai di nuovo quella ragazza, ma non la vidi mai più. Non incontrai mai più uno sguardo simile al suo.

La stagione delle discoteche poi finì presto e io rimasi sempre con quel dubbio: se mi fossi fatto avanti per tempo, come sarebbe finita?

Con il senno di poi, penso di averle evitato inutili pene (sostantivo femminile plurale).

P.S.: si sarà capito che a quel tempo ero un pochino imbranato…

Hot Stuff

25 gennaio 2021 Posted by | Ricordi, Un po' di me | , | 13 commenti

Parlare, parlare, parlare…

Oggi mi sono accorto definitivamente di una cosa: non è che io parli poco.

Il fatto che io parli poco è una conseguenza del fatto che mi piace parlare solo con le persone che lo meritano.

Non si tratta di essere più o meno intelligenti.

Si tratta di provare piacere a parlare con l’altra persona, anche di cose banali.

Come posso dire, si tratta di provare le identiche sensazioni, di giocare con gli sguardi, con i gesti.

Mi è venuta voglia di parlare.

Cazzo!

A sessant’anni!

Parole parole

4 gennaio 2021 Posted by | Un po' di me | | 5 commenti

Malastagione

Anzitutto buon anno a tutte/i.

Ieri, primo giorno dell’anno, ho deciso di tenere spento il cellulare e non potete immaginare (a meno che qualcuno l’abbia fatto o lo faccia regolarmente) di come mi sia sentito bene. Poi stamattina ho dovuto accendere e… la magia è finita.

Comunque nella prima giornata dell’anno, tra semi lockdown all’italiana, freddo e neve, mi sono dedicato alla lettura. Dopo avere terminato Psicologia della stupidità, (ci tornerò su, perché la materia è infinita) ho pensato – in ricordo degli anni della mia adolescenza, quando aspettavo la vacanze di Natale per spararmi i gialli che non potevo leggere in periodo scolastico – di dedicarmi a qualche bella storia poliziesca e, aperta l’anta del mobile libreria in salotto, mi sono trovato di fronte questo libro.

Pubblicato dieci anni fa, regalatomi con tanto di dedica, è rimasto a riposo per un decennio.

Forse è vero che i libri decidono loro quando è il momento di leggerli. C’è differenza tra acquistarli e leggerli, sono due momenti diversi che esigono predisposizioni diverse.

E allora ieri mi sono immerso in questa storia che “profuma di ragù e vino rosso”, ambientata tra i monti della bassa modenese, protagonista un ispettore della forestale detto “Poiana” e una serie di altra varia umanità tratteggiata con leggiadria dai due autori con una scrittura che fila via liscia come un bianco frizzante quando la calura umida delle nostre zone spinge a rinfrescarsi dentro.

Ho messo da parte per un giorno tutte le paturnie del lavoro, della famiglia, i ricordi degli ultimi morti di Covid tra la gente che conoscevo; ho trovato anche il tempo di qualche partita a carte con mia figlia, annoiata dalla reclusione domestica.

Un rinnovato ringraziamento (tardivo?) a chi mi regalò questo libro.

Chissà che non ci sia spazio per qualche altra storia di questo duo. Chissà…

2 gennaio 2021 Posted by | Libri, Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 7 commenti

Ma cos’è successo?

Se giro per il mio paese e faccio mente locale, non lo riconosco più.

C’era un piccolo centro commerciale a ridosso del centro storico. Una piccola galleria nella quale si affacciavano negozi, ora quasi deserta.

Dov’è finita quella pizzeria da asporto con il pizzaiolo e la mamma che impastava nel retro e nei fine settimana portavo a casa qualche trancio e si rideva ancora mentre si mangiava?

E il negozio di pasta fresca, dove si potevano comprare i tortelli con la coda?

E la banca e la lavanderia?

E la pizzeria che era diventata un luogo d’incontro e si conosceva il proprietario e si incontravano amici e conoscenti e quando si usciva si rimaneva a parlare nella galleria fino a tardi?

E che dire dell’altro centro commerciale, lungo la statale per la città?

C’era una pizzeria dove ci si fermava con la piccola quando andavo a prenderla da scuola e si faceva merenda con un trancio.

E poi si poteva andare a fare un giro al negozio di scarpe o in quello di abbigliamento.

E che dire del ristorante self service, dove potevi farci una scappata quando non avevi tempo e voglia di cucinare e se era un giorno feriale ci trovavi gli operai delle fabbriche dei dintorni? Fabbriche dove si produceva, non le enormi cattedrali della logistica di oggi.

Cos’è successo in questi anni?

Lo so che non rimpiango i negozi, rimpiango i momenti, la luce di quegli anni contro il buio di oggi.

Lo so che quei momenti non torneranno più.

Dovrei guardare avanti, ma il tempo che mi rimane non è poi tanto.

Oggi mi hanno informato che è morto un mio ex vicino di casa, che conoscevo da quarant’anni, più giovane di me.

Quando ti si fa il deserto intorno, non c’è da stare sereni.

Buon Natale

25 dicembre 2020 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 2 commenti