Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il bagno (e qualche insegnamento fondamentale)

Mia madre e mia zia Enrichetta erano legatissime, forse perché erano le sorelle più giovani della loro numerosa famiglia e la differenza di età era poca.

Il marito di Enrichetta, Gaspare, era uno degli uomini più buoni che io abbia mai conosciuto: il suo fisico enorme, massiccio, contrastava con lineamenti incredibilmente delicati e un carattere mite e bonario.

Mio zio ha fatto per tutta la vita il bergamino, cioè colui che di giorno e di notte, per tutta la settimana e per tutto l’anno si obbligava con il proprietario di una stalla per curare le vacche. Un lavoraccio, dovendosi alzare tutte le notti per andarle a mungere, dovendo essere disponibile quando partorivano, quando veniva il veterinario, ecc.

Con i soldi risparmiati di questa vitaccia e di quella di mia zia (che faceva la donna di servizio – alias collaboratrice familiare – nelle case dei ricchi del paese), Gaspare e Enrichetta si costruirono una casa tutta loro, dopo aver abitato per anni in catapecchie di campagna.

Quando la casa fu abitabile, ci invitarono a cena (ci invitavano spesso a cena e io mantengo nel mio cuore dei ricordi bellissimi dei miei zii).

A un certo punto della sera mio padre chiese di andare in bagno e quando tornò sulla sua faccia stava stampato un malcelato senso di stupore: “E il bagno dov’è?” disse.

Il bagno non c’è – rispose Gaspare – ho finito i soldi.

In quella che era la stanza da bagno stavano soltanto un water e un lavabo di quarta mano, recuperati forse in qualche discarica nei dintorni.

Ecchecazzo! – disse mio padre (cioè, in realtà non disse proprio così, ma il senso era quello) – Me lo potevi dire, no? I soldi te li presto io e me li restituirai quando potrai. Preferisco darli a te piuttosto che lasciarli nelle mani di quelle sanguisughe delle banche (anche a proposito della banche non usò propriamente il termine di “sanguisughe”)!”

Io ero piccolo allora, avrò avuto sette-otto anni, ma questa scena la ricordo come fosse accaduta ieri.

Mio padre prestò i soldi a mio zio e lui si fece installare il bagno come Dio comanda e la volta successiva che andammo a cena da loro potemmo godere anche di quell’ambiente.

Ecco, questo episodio ha conficcato in me una regola chiara e semplice: i soldi servono non soltanto a se stessi, ma anche ai parenti e agli amici. A chi riscuote la nostra fiducia non bisogna mai far mancare un aiuto, anche economico, anche se sappiamo che forse quei soldi non li vedremo mai più. Anzi, proprio perché sappiamo che quei soldi non li vedremo mai più.

Perché c’è un una frase di Jack London che andrebbe affissa in tutte le scuole e gli uffici pubblici del nostro disastrato Paese:

Un osso al cane non è carità.

Carità è l’osso diviso con il cane, quando sei affamato quanto il cane.

Meditate gente…

Disco!

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22 settembre 2018 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , | 9 commenti

Se tu mi dimentichi

Questa è una bellissima poesia del grande Pablo Neruda.

E’ l’unica poesia che io, decenni fa (ma tanti), dedicai a una donna.

Che infatti mi dimenticò…

La poesia rimane comunque bellissima.

Se tu mi dimentichi

Voglio che tu sappia
una cosa.

Tu sai com’è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se tutto ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.

Se d’improvviso
mi dimentichi
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare nuova terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amore mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.

Pablo Neruda

Letta da Ferruccio Amendola

12 settembre 2018 Posted by | Ricordi, Rimpianti | , | 8 commenti

Rieccomi…

Pensavate che fossi stato rapito da una principessa araba che mi avesse (avrebbe… avresse…) portato nel suo harem, eh (avrebbe fatto un affare…)?

Oppure che avressi (avrei… avei…) vinto al superenalotto e mi fossi (focesti… fotti…) trasferito finalmente alle Auai, eh?

E invece no.

Dopo una fugace vacanza nei mari dell’est (Adriatico, di sotto, a metà e di sopra), sono tornato qua.

E sono tornato (per ora) riposato, ma non so fino a quando.

Comunque vi volevo dire di quella volta (due giorni fa, cioè sabato sera) nella quale località marittima mi sono trovato nel bel mezzo di una sfilata di auto d’epoca, intendendo d’epoca gli anni 60/70.

Sono sfilate le 500, le fiat 1100, una ferrari testarossa, una maserati biturbo, le 600 e quando sono passate le 850, beh, mi è preso un groppo alla gola: mi sono emozionato. Troppo forte è stato il ricordo dei bei tempi che furono (ma furono proprio bei tempi?).

La fiat 850 l’avevano due miei zii (una era la versione special) e l’aveva un mio amico, uno della nostra compagnia di fine anni 70/inizi anni 80, il periodo delle discoteche.

Eh già, sto proprio invecchiando… (notare comunque il gerundio – o è un congiuntivo? Dovrò chiedere a Di Maio)

Night fever

27 agosto 2018 Posted by | Un po' di me | , | 12 commenti

Me ne vado

Ieri sera, dopo l’ennesima lite tra mia moglie e mia figlia, avvenuta il giorno prima (con tanto di musi lunghi per tutta la giornata), le ho informate di un intendimento che avevo già maturato qualche settimana fa e che avevo messo da parte, sperando in cosa non lo so nemmeno io: da settembre me ne vado di casa.

Affitto un monolocale e tornerò soltanto se e quando loro avranno imparato a convivere pacificamente. Il che non significa non litigare mai, ma litigare per cose serie e nelle giuste proporzioni.

E’ una decisione pesante, lo so, ma è necessaria per diversi motivi.

In primo luogo perché loro due devono imparare a convivere, perché io non sono eterno e perché i problemi che hanno tra loro due (e ne hanno) li devono riconoscere e risolvere. Se non sono in grado di risolverli direttamente, che si facciano aiutare da qualcuno (sono anche disposto a dare loro una mano in questo senso).

In secondo luogo per la mia salute: questo continuo clima di tensione non mi fa bene. Caso ha voluto che ieri sera, guardando la tv, ci fosse un programma sulla cura dei malati oncologici. L’intervistatrice ha chiesto al medico: quali sono i fattori che possono inibire le cure a un malato oncologico? In primo luogo il medico ha citato la depressione: curare malati depressi è molto più difficile. In secondo luogo ha citato l’ambiente familiare.

Ecco – mi sono detto – se qui non mi muovo, accorcio ancora di più il poco tempo che mi rimane da vivere.”

Oggi sono partite, destinazione parenti/mare. Io le raggiungerò a ferragosto, ma non penso che in questi giorni imparino molto.

Non è e non sarà una decisione facile, ma non mi resta altro da fare.

Foreigner – I Want to Know What Love Is

2 agosto 2018 Posted by | Salute, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 21 commenti

Incompatibilità

Qualche giorno fa mi sono fermato a pensare sui motivi della mia ormai evidente incompatibilità con il genere umano (con quello animale non saprei…).

Il fatto è – penso – che ormai io e il 99,99% delle altre persone abbiamo priorità diverse nella vita.

Non è che io non mi preoccupi o non mi arrabbi per le umane cose: mi  preoccupo e mi arrabbio, ma è come se queste cose mi scivolassero addosso.

Come se, in fondo, poco me ne interessasse, ecco.

Qualche giorno fa, mentre mi recavo a ritirare l’esito dell’ultima TAC, mi chiedevo: e se ora si evidenziasse una recidiva? Che senso avrebbero tutte le cose che sto facendo, le cose che non voglio fare, i soldi, i viaggi e le altre bischerate del genere?

Non so se mi sono spiegato.

P.S.: questa tavola di Linus è fantastica.

29 luglio 2018 Posted by | Un po' di me | | 3 commenti

Mi ritorni in mente

Non ho mai capito il motivo per il quale questa  canzone di Lucio Battisti (che tra parentesi trovo alquanto noiosetto) mi riporti indietro di circa cinquant’anni…

Mi ritorni in mente

15 luglio 2018 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | | 5 commenti

E chi mi tutela?

Fra un anno cesserà il cosiddetto “mercato tutelato” dell’energia.

Questo perché dieci anni fa, recependo una direttiva comunitaria, un decreto (del fantomatico Bersani) ha liberalizzato il mercato, lasciando spazio alla libera concorrenza.

Ochei ochei, non spanciatevi subito dalle risate.

Per ora, l’unica differenza che si nota è l’aumento di telefonate dai più disparati call center.

E cosa accadrà a chi, trovandosi nel mercato tutelato, non sceglierà un nuovo gestore? Tutti quei pensionati che dovranno collegarsi a internet e decidere a quale delle “fantastiche e imperdibili offerte” aderire…

Non si sa ancora.

Per intanto, a me mi hanno sostituito il contatore del gas, con uno più piccolo.

Così pagherò meno?” ho chiesto al tecnico che lo stava installando.

Dalla sua faccia ho intuito che ciò non accadrà.

Però non ho capito perché hanno liberalizzato il gas, l’energia elettrica, i telefoni e non l’acqua potabile, per esempio.

Perché?

Potremmo avere acqua liscia, frizzante, poco frizzante, frizzantissima, con una buccia di limone (non trattato, ovviamente).

Colpa della sinistra, che fa sempre le cose a metà!

Rino Gaetano – Spendi Spandi Effendi

10 luglio 2018 Posted by | Un po' di me | | 4 commenti

Guardare indietro o guardare avanti?

Un piccolo episodio al quale ho assistito oggi mi ha condotto a questa riflessione: è meglio impostare la propria vita guardandosi indietro, rimuginando sugli errori fatti e sulle occasioni mancate, oppure impostarla sul futuro, su quello che ancora ci spetta?

Oggi ho partecipato al funerale di una mia lontana parente, una donna di 85 anni, vedova da circa dieci. Il figlio, di sessant’anni, non era presente perché ricoverato in casa di riposo a causa di una demenza improvvisa e devastante.

Alla messa era presente la moglie del figlio; i due sono separati da qualche anno.

Alla fine della messa, quando la bara ha iniziato a uscire dalla chiesa, i pochi parenti della defunta si sono diretti verso l’uscita. Una donna, quando è arrivata vicino alla moglie del figlio, l’ha abbracciata: tutt’e due piangevano.

La cosa mi ha colpito perché quell’episodio mi è sembrato la volontà di superare il passato e di condividere un momento che, in quel caso, era di dolore.

Il passato condiziona inevitabilmente la nostra vita: le esperienze, gli errori, i successi, i tradimenti. Ma deve proprio prenderne il comando?

Nel mio caso, sono portato a guardare avanti, a quello che ancora mi spetta, nel bene e nel male.

Chi si guarda indietro non fa per me.

Ancora

 

8 luglio 2018 Posted by | Un po' di me | | 5 commenti

Eh, lo so… lo so…

Sto trascurando il blog.

Da quanto tempo non mi faccio più vedere/sentire/leggere qui?

Il fatto è che i fatti si infittiscono…

Mi sembra che le giornate si siano improvvisamente accorciate: non riesco più a fare quello che devo e soprattutto quello che facevo prima.

Per la cronaca: mi sono ripreso dalla caduta in bicicletta (anche se il ginocchio sinistro presenta ancora i segni della ferita) e ho ripreso a “viaggiare”. Ho installato sulla bici un nuovo contachilometri e ho scaricato sul cellulare l’applicazione runtastic, che misura e tiene traccia dei viaggi.

Il fatto è che il contachilometri segna un tot, l’applicazione ne segna una diversa e a me sembra di avere fatto un percorso ulteriormente diverso…

Boh…

Comunque l’importante è chiudere i porti ai migranti, come stanno facendo degnamente al governo, guidati da quel grande statista che il Matteo (quello padano, mica quello toscano). Ci sentiamo tutti già più sicuri (io non chiudo più la porta a chiave quando vado a lavorare), più ricchi (al supermercato pago la spesa con le citazioni di Salvini), più prolifici (si vedono in giro un sacco di donne italiane incinta, cosa che prima non accadeva perché trombavano soltanto gli stranieri, così invece tra vent’anni avremo a disposizione milioni di nuovi moschetti) e più tante altre cose.

Ovviamente i rosiconi non ci credono e muoiono d’invidia, ma chissenefrega!

P.S.: ho letto stasera la lettera di Pierluigi Bersani a Repubblica di ieri. Era meglio se non la leggevo…

Buonanotte.

5 luglio 2018 Posted by | Un po' di me | | 9 commenti

Poteva essere…

Poteva essere un bel week end quello appena trascorso. Ne aveva tutte le premesse: bel tempo, niente impegni, bicicletta e libro (e cucina, offcors).

E invece no.

Ho dimenticato due regole della vita.

Prima regola: quando fai le cose devi essere attrezzato per farle. Non ci sono santi, non devi sottovalutare i pericoli. Se fai chilometri in bicicletta, devi avere il casco e gli occhiali da ciclista, non un berrettino di tela e un paio di occhiali normali che se cadi si possono rompere e finirti in un occhio.

Seconda regola: quando stabilisci un percorso verso un obiettivo, cerca di rispettarlo, perché il tuo corpo e la tua mente, consapevolmente o meno, si calibrano su di essi. Se li cambi in corso d’opera, ti devi “registrare” di nuovo. Se esci in bicicletta pensando di fare 25 chilometri, non devi farne il doppio, perché poi vai di fretta, sottovaluti i pericoli e magari cadi.

Ecco quello che è successo sabato mattina: sono caduto in bicicletta. Anzi, non sono caduto, sono rovinato a terra.

La stradina di campagna che stavo percorrendo era estremamente disastrata, roba che al suo confronto una di Roma avrebbe fatto un figurone. Era anche leggermente in discesa, per cui la velocità mia era un po’ elevata. Ho preso una raffica di buche e sono caduto rovinosamente a terra con tutta la parte sinistra del corpo.

Ho una contusione al ginocchio (quella più dolorosa), al gomito, alla spalla e alla testa, perché ho sbattuto anche quella, più qualche altra graffiatura qua e là.

Quando mi sono rialzato ero un po’ confuso e non sapevo bene che fare (pensate che mi sembrava pure di vedere Salvini e Di Maio al governo: pazzesco!). Fortunatamente dopo pochi minuti su quella stradina deserta è passata una guardia giurata. Ovviamente si è fermato, mi ha fatto sedere a bordo strada e ha chiamato l’ambulanza, che mi ha portato al pronto soccorso della città, perché temevano una rottura al ginocchio e un trauma cranico. Fortunatamente rotture non ce ne sono e la testa e l’occhio sono soltanto un po’ gonfi. Devo comunque stare a riposo per qualche giorno, anche perché cammino a fatica.

Quando mia moglie e mia figlia sono arrivate al pronto soccorso e mi hanno visto sulla barella, tutto fasciato e tutto sporco di sangue, si sono un po’ spaventate (un po’…), ma alla fine hanno capito di che scorza sono fatto!

Musica!

 

 

4 giugno 2018 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 23 commenti