Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ho acquistato un paio di scarpe

Qualche giorno fa ho acquistato un paio di scarpe.

E allora? – direte voi – Tutti compriamo le scarpe!

Sì, ok – rispondo io – ma io ho visto che, essendo finalmente arrivata l’estate, avrei dovuto mettere le scarpe adatte, e mi sono accorto che quelle indossate finora sono rovinate, sciupate, consunte. Quindi ho deciso di acquistarne un paio di nuove, che mi servano per tutta l’estate.

E allora? – obietterete voi – E dove sta la notizia? Tutti compriamo le scarpe nuove quando ci accorgiamo che quelle vecchie hanno ormai fatto il loro tempo!

Sì ok – replico io – tutti voi acquistate tranquillamente le scarpe che vi servono per la stagione prossima. Perché sapete che arriverete in fondo a quella stagione, perché non pensate minimamente che possa accadervi qualcosa che interrompa la vostra “calzata”. Io invece in queste ultimi due-tre anni tutte le volte che mi recavo in negozio per acquistare le scarpe pensavo: “Ma arriverò a fine stagione? Non saranno soldi buttati questi?” e me ne uscivo senza comprare niente. Sono andato avanti così per due-tre anni, stagione dopo stagione. Tutte le volte che mi presentavo in negozio per curiosare mi aspettavo che la commessa mi dicesse: “Allora, si è deciso a comprare qualcosa stavolta?” Ecco, quando ho finito la terapia psicologica, sapete qual è stata la prima cosa che ho pensato? Ora mi compro un paio di scarpe! E l’ho fatto!

Ecco, questo è un piccolo esempio di come a volte io mi senta su un piano diverso rispetto agli altri.

Spesso su un piano parallelo, dove ci si può vedere, ci si può parlare, ma non ci si incontra mai.

Texas – Inner Smile

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1 giugno 2019 Posted by | Salute, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 2 commenti

E’ finita?

Più di una volta mi sono chiesto se fosse finita per me l’epoca del blog.

Vengo una volta la settimana, due se va bene (a volte nemmeno quelle), frequento raramente i blog degli altri, molti dei vecchi amici/amiche se ne sono andati, i commenti sono sempre più rari, così come le visite.

Eppure, malgrado tutto, per me è difficile chiudere tutto.

Su queste pagine (e su quelle precedenti) ho trascorso momenti bellissimi, ho condiviso tanto, ho conosciuto diverse persone (qualcuno anche “di persona”). Ho riso, ho pianto, ho sofferto, mi sono preoccupato e ho gioito.

Ora mi si stringe il cuore quando clicco sul nick di qualche amico/a e salta fuori una pagina non trovata, un blog cancellato oppure rimasto fermo ad anni fa.

Ho iniziato il 26 luglio 2006, quasi tredici anni fa.

In tredici anni ne sono accadute di cose… Ho fatto scelte, alcune giuste, altre sbagliate. Me ne assumo tutte le responsabilità, senza dare la colpa a qualcun altro.

Questo nick mi ha tenuto compagnia nei momenti bui, in quelli difficili, è stato quasi un alter ego che mi ha seguito volontariamente, consapevolmente, costantemente, delicatamente. Come faccio a dargli il benservito?

Io proseguo, può darsi che abbia ancora bisogno di lui…

 

21 maggio 2019 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , | 9 commenti

Bisogna imparare a lasciarsi…

… quando è finita.

La canta Ornella Vanoni in una fantastica interpretazione, a Sanremo 2018.

E io che pensavo di terminare la mia grama vita in modo un po’ tranquillo e sereno (perché tutti abbiamo bisogno di serenità, ma io più di tanti altri).

E invece mi tocca ancora remare contro corrente.

Pazienza…

Giorno per giorno
Senza sapere
Cosa mi aspetta
Non è in mio potere
Gioia e tristezza
Sempre davanti
Stanze vicine
Comunicanti
E in fondo sentire che niente finisce mai
È un tempo infinito il presente 
Non passerà
Bisogna imparare ad amarsi in questa vita
Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita
E vivere ogni istante fino all’ultima emozione
Così saremo vivi
Gabbia di ossa          
Libero cuore
Hai preso dolcezza
Da ogni dolore
Conservo l’infanzia
La pratico ancora
La seduzione mi affascina sempre
E in fondo sentire che esisti felicità
Abbracciami ancora una volta  
Mi basterà
Bisogna imparare ad amarsi in questa vita
Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita
E vivere ogni istante fino all’ultima emozione
Così saremo vivi
Bisogna imparare ad amarsi bisogna imparare a lasciarsi
Bisogna imparare ad amarsi
A perdonarsi
Giorno per giorno
Senza sapere
Cosa mi aspetta
Ma voglio vedere.

La cura – Franco Battiato

 

17 maggio 2019 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 6 commenti

Tempi grami

Tempi grami mi attendono, in questa primavera che non vuole saperne di dispiegare le ali.

Non sto parlando della mia salute, che si mantiene regolare, ma di altre vicende, che purtroppo mi rendono la vita più pesante di quanto già sia.

Pensavo proprio stasera, mentre cenavo, come io riesca malgrado tutto a rimanere in equilibrio: altroché camminare sul filo!

A volte sento il bisogno di condividere, di sfogarmi, di chiedere consiglio, forse anche aiuto.

Ma malgrado tutto la fame non mi manca, il sonno neppure e la panza non se ne va neanche a minacciarla!

Almeno facesse bel tempo e potessi andare in bicicletta, ma qui c’è un tempo da polenta…

Uffa!

8 maggio 2019 Posted by | Un po' di me | , | Lascia un commento

Le regole del commercio

“Papà, sei andato a scuola, in segreteria?”

“Sì”

“Hai parlato con una signora bionda?”

“No”

“Con una bruna con i capelli corti e le tette di fuori?”

“Sì”

“Ecco. E’ sempre così: tette fuori, pantaloni attillati, maglietta corta…”

“Evidentemente può permetterselo”

“Ma che dici! Non hai visto che ha il naso storto?”

😮

“No, non me ne sono accorto. Mica ho guardato il naso…”

“Perché?”

“Sono le regole del commercio, piccola: bisogna sempre esporre la merce migliore!

13 aprile 2019 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 9 commenti

Esito!

Nel giorno in cui tutti stanno a testa in su per vedere il buco nero (che poi basterebbe guardare nei nostri conti correnti… a parte quello del cavaliereerrante, ovviamente!), io stavo invece a testa in giù, a leggere il referto della risonanza magnetica: “Non segni di recidiva. Non adenopatie. Invariato il resto“.

Tre righe, tre scarne righe che sognificano: va tutto bene.

Anche se hai fatto training autogeno per scacciare l’ansia, un po’ te ne resta sempre appiccicata.

E’ impossibile spiegare cosa si prova negli istanti che precedono l’apertura della busta: improvvisamente sembrano scomparire tutte le certezze avute fino a un momento prima e si resta come sospesi… in un buco nero.

Comunque possiamo dire che anche stavolta è andata.

E domani torniamo al lavoro (‘tacci loro…).

Foreigner – I Want To Know What Love Is

11 aprile 2019 Posted by | Salute, Un po' di me | , | 8 commenti

Però…

… me dovete lassa’ lamentare un po’!

Sono terminate le mie sedute dalla psicologa.

M’ha detto che ho superato le mie paure, le mie ansie, le mie inquietudini, le mie angosce.

La mia porta è sempre aperta – m’ha detto – ma ora lei può volare!

In realtà io non so nemmeno come sarà l’esito della risonanza magnetica che devo ritirare giovedì, altroché volare…

Potrebbe anche contenere una (brutta) sorpresa.

Ci pensavo in questi giorni, che sul lavoro ho dovuto affrontare qualche problema un po’ spinoso: “E se giovedì mi dicessero che c’è qualcosa che non va?

Ma il mio ottimismo in realtà mi porta a credere (non sperare, credere) che sia tutto a posto e per festeggiare il (buon) esito nel pomeriggio la piccola (si fa per dire) mi ha già prenotato per un viaggio in città (“A fare un giro” dice l’imbrogliona) che sarà quello sì un brutto momento per la mia carta di credito!

Arrivederci a giovedì!

Sai che è un attimo

9 aprile 2019 Posted by | Un po' di me | | 4 commenti

Dieci candeline

Domenica 31 marzo la mia auto ha compiuto dieci anni.

Per l’occasione, le ho fatto fare un restyling dal carrozziere, per sistemare qualche piccola bottarella e qualche acciacco dovuto all’età. Ora sembra quasi nuova, e dopo la revisione biennale e il tagliando, siamo a posto.

Penso che la terrò per almeno altri due anni.

Primo, perché non ho nessuna voglia di cambiarla (cioè di spendere soldi).

Secondo, perché non saprei quale altra auto comprare (tenendo conto che non voglio spendere soldi, e la cosa appare un po’ difficile).

Terzo, perché non vedo la necessità di cambiare un’auto che ancora funziona (spendendo soldi).

Quarto, perché l’anno prossimo già dovrò comprare l’auto per mia figlia (e allora sì che dovrò mettere mano al borsellino!).

Dite che sono un po’ tirato?

Naaaaaaa…

(E poi dove la trovo un’altra 4×4 così? Perché a me non bastano due ruote motrici, io necessito di quattro!)

 

2 aprile 2019 Posted by | Un po' di me | , , | 21 commenti

Le mie risposte alle grandi domande

Sto diventando vecchio (N.B.: non ho scritto “sono vecchio”, ho scritto che lo sto diventando).

La cosa si vede anche dalle fissazioni, dai chiodi fissi che mi prendono.

Per esempio, da tempo, quando mi siedo sul water, mi trovo a pensare: ma l’universo quali confini può avere? Se si espande continuamente, cosa c’è oltre i suoi confini?

E rimango lì a pensare, perché la mia mente non riesce a concepire che una cosa, già immensa di per sé, possa espandersi a una velocità tale che nemmeno possiamo immaginarci.

Come il cacio sui maccheroni è uscito questo libretto, allegato a Repubblica,e  ovviamente me lo sono comprato subito.

Il grande Stephen Hawking ha scritto questo libro nell’anno prima di morire.

Con un po’ d’ironia e tanta pazienza, ci spiega che probabilmente l’universo si è creato spontaneamente dal nulla.

Il Big Bang ha prodotto un’enorme quantità di energia positiva, e contemporaneamente ha prodotto la stessa quantità di energia negativa, che si azzerano a vicenda: l’universo nel suo complesso ammonta a nulla.

E nell’istante del Big Bang ha iniziato a esistere anche il tempo: prima non esisteva.

Le nostre menti finite faticano a comprendere un universo infinito.

Le galassie si allontanano le une dalle altre: basandosi sull’attuale velocità di espansione, tra i dieci e i quindici miliardi di anni fa dovevano essere vicinissime. Probabilmente l’universo ha avuto inizio allora.

Noi viviamo in uno spazio tridimensionale, ma lo spazio di dimensioni ne ha dieci, più il tempo: sette di queste dimensioni sono “compattate”, cioè arrotolate su sé stesse.

Riusciremo a colonizzare lo spazio? Probabilmente sì, anzi secondo Hawking dobbiamo farlo, perché la Terra non può resistere alla pressione alla quale la sottoponiamo, ma i viaggi spaziali saranno difficili per noi: troppo lunghi gli spostamenti interstellari. Il viaggio verso la stella a noi più vicina richiederebbe otto anni e uno fino al centro della galassia cinquantamila.

Ma secondo la teoria della relatività, se si può viaggiare più veloci della luce si può anche tornare indietro nel tempo: parto stamattina e arrivo ieri sera.

Per non parlare poi dei buchi neri. E di tutta la problematica dell’intelligenza artificiale.

Insomma, Hawking avrà anche dato le sue risposte, ma la mia permanenza sul water non si è semplificata di molto (e se potessi tornare indietro…).

Gente metropolitana

23 marzo 2019 Posted by | Notti insonni, Pensieri disarcionati | , , | 2 commenti

Cessata attività

Oggi è iniziata la svendita in uno storico negozio di abbigliamento del mio paese che chiude i battenti per cessata attività.

Quando ho visto i manifesti in giro mi ha preso un senso di nostalgia, come se stesse andandosene un altro pezzettino di me e della mia storia.

Il negozio in questione (non proprio un negozietto, piuttosto una media struttura) iniziò la sua attività una trentina di anni fa, in un paese vicino al nostro, posizionato in bella vista sulla via emilia. Era uno dei pochissimi negozi già allora aperti la domenica, dove si potevano trovare vestiti “popolari” accanto a quelli un po’ più costosi, di marca.

Con l’apertura del centro commerciale, si trasferì nel nostro paese, ampliando l’offerta e la superficie di vendita.

Ricordo con nostalgia quando ci si trovava con amici e conoscenti a spulciare tra camicie, magliette, pantaloni, mutande, tute da ginnastica.

Era la condivisione di qualcosa che si è perso nel tempo.

Può sembrare banale dirlo, ma anche un negozio può dare il senso di appartenenza a una comunità.

Negli ultimi anni i clienti sono andati diminuendo sempre di più. Ultimamente il negozio era quasi sempre deserto. Disertato dai giovani, che preferiscono le grandi catene in città o nei grandi centri commerciali; i “diversamente giovani” (come il sottoscritto) evidentemente hanno ridotto drasticamente i consumi, anche nell’abbigliamento. Per non parlare del commercio on line.

E così domani mattina andrò a fare un giro – forse l’ultimo – nel negozio che mi ha visto acquistare quei vestiti che per mia figlia sono inesorabilmente da bollare come “da vecchio”, ma che per me invece rappresentano un pezzo della storia mia e del mio paese.

Del nostro povero paese…

I Miei Pensieri Sono Tutti Lì – Pierangelo Bertoli

16 febbraio 2019 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , , | 5 commenti