Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Carro armato

Dapprima c’erano i limiti di velocità: rispettarli è diventato da subito un optional, anche dopo che hanno disseminato le strade di autovelox, rotonde, semafori, attraversamenti pedonali rialzati, ecc. Che se per caso ti viene in mente di rispettarli ti prendi tante di quelle trombate che te ne torni a casa mezzo rincoglionito e insultato a vita da un sacco di deficienti.

Poi sono arrivate le rotonde e qui i soliti stronzi si sono sbizzarriti: non solo arrivano a tutta velocità e quindi pretendono di avere la precedenza, anche da chi sta già all’interno della rotonda, ma non hanno ancora capito che la rotonda non è la terra di nessuno. Se cambi corsia lo devi segnalare e dare le opportune precedenze. Imbecille!

Ora ho notato che s’è diffusa l’abitudine di svoltare senza mettere la freccia. Fregandosene se dietro c’è qualcuno che a un certo punto, improvvisamente, si vede l’altro veicolo rallentare e poi svoltare bruscamente. Che ti viene da dire: ma non ti potevi comprare un’auto con anche le frecce? Coglione!

Ora mi chiedo? A quando la moda di non rispettare più gli stop? Perché diciamocelo, lo stop è una gran rottura di palle. Perché mi devo fermare? Tanto, se non si vuole scontrare, si fermerà l’altro, no? E poi lo stop è un chiaro segnale autoritario, più degno di una dittatura che non di una democrazia.

Io l’ho sempre detto: quando cambio auto, mi compro un carro armato, che è l’unico mezzo sicuro per girare per strada.

 

14 marzo 2017 Posted by | Storie ordinarie | , | 21 commenti

Ecchec…!

E’ che mi ha fatto proprio sbottare, dopo l’ennesimo “Ma che bravo Trump! Adesso caccia tutti gli irregolari. Dovremmo farlo anche noi.

E’ che i trumpisti all’italiana mi stanno sui coglioni. Sono quelli che se devono aspettare mezz’ora al pronto soccorso chiamano la polizia, poi inneggiano a un Paese dove se non hai un’assicurazione o la carta di credito, in ospedale ti danno un calcio in culo.

Prima gli italiani! – ho replicato – Prima mandiamo affanculo gli evasori fiscali, i mafiosi, i tangentisti, poi pensiamo a mandare a casa loro gli immigrati. Perché l’Italia mica l’hanno rovinata gli immigrati.

Ecchecazzo!

Aretha Franklin – Rolling in the Deep

11 febbraio 2017 Posted by | Storie ordinarie | , | 8 commenti

Piccole truffe

Sull’ultimo numero di Altroconsumo c’è un articolo sulle piccole e grandi scorrettezze che le aziende utilizzano sulle confezioni dei loro prodotti per indurre il consumatore ad acquistarli.

Diciamo che sfruttando lacune legislative o “pigrizie” degli organi di vigilanza, si tenta di fare passare per pregiato un prodotto fatto con ingredienti scadenti o fresco uno che contiene conservanti.

L’ordine con cui i singoli ingredienti devono essere riportati in etichetta non è casuale: al primo posto deve essere riportato quello presente in misura maggiore e via via tutti gli altri. Ma non è previsto l’obbligo di indicare le dosi di tutti gli ingredienti, ma solo di quelli che compaiono nel nome e/o nella foto del prodotto.

Per esempio…

saikebon

In evidenza, in giallo fluo, la scritta “manzo” e uno si aspetta di trovare pezzi di carne nell’alimento.

Ma il manzo è lo 0,5% del condimento, che a sua volta rappresenta il 10% di tutto il prodotto.

Quindi, su 60 grammi di prodotto, vi sono ben 0,3 grammi di manzo (praticamente una capocchia di spillo).

gioiaverde-funghi

E se invece vogliamo mangiarci un piatto di tortellini ai funghi?

Compriamo questi, dove sulla confezione compaiono splendidi porcini e invece l’etichetta ci dice che

i funghi utilizzati sono per il 90% champignon.

buongrano

E se, per finire, siamo un po’ salutisti e preferiamo i biscotti con farina integrale, magari compriamo questi.

Peccato però che si tratti solo di farina normale, alla quale è stata aggiunta crusca (aumenta la fibra, ma manca il germe di grano, che c’è invece negli sfarinati integrali (e che sarebbe la parte più “nobile”).

Insomma, occhio all’etichetta, viene da dire.

Ma l’etichetta su tutte le cose, mica solo dei prodotti alimentari. Perché ho parlato di queste ultime? Perché stasera ho visto l’intervista di Virginia Raggi a opera di Enrico Mentana su La7: non mi è piaciuta per niente, l’intervista, ovviamente.

Il problema maggiore che abbiamo oggi non è quello delle polizze del sindaco di Roma, ma è quello di trovare tre miliardi e mezzo di euro in qualche settimana per evitare il commissariamento da parte dell’Unione Europea.

E non mi si dica che la gente vuole sapere delle polizze. E’ ovvio che se le metti in prima pagina su tutti i giornali, con tanto di titoloni altisonanti, e al primo posto nelle notizie dei TG, crei una sorta di curiosità da parte della gente. In questo modo, si riuscirebbe a creare interesse anche a quante volte va in bagno il mio vicino di casa, ma ciò non significa che sia una notizia importante.

Importante sarebbe quantificare quanto può costare a un lavoratore dipendente che deve andare al lavoro in auto il prossimo aumento del prezzo della benzina, per esempio. Pardon, aumento delle accise, lo chiamano. Ma questo lo lasceranno fare agli interessati, che lo misureranno direttamente nel loro portafogli.

P.S.: che poi a trovare i soldi aumentando la benzina o le sigarette, mica c’è bisogno di grandi economisti. Ero capace anch’io di arrivarci…

Buon uichend.

Francesco Guccini – Cirano

3 febbraio 2017 Posted by | Storie ordinarie | , | 13 commenti

Il binario unico

incidente-ferroviario-pugliaNoi abbiamo sempre bisogno di un nemico.

Ieri e oggi era il binario unico, domani forse sarà un’altra cosa.

Noi dobbiamo sempre partire gridando: chi è il responsabile?

Non ci preoccupiamo di capire cos’è successo, di evitare che succeda ancora e dopo cercare le responsabilità, che a quel punto sarebbero quasi una conseguenza.

No.

Noi dobbiamo prima cercare il colpevole e la ricerca dura anni, decenni, così possiamo dare sfogo a tutta la nostra azzeccagarbugliaggine e poi ovviamente finisce a tarallucci e vino.

Così non abbiamo capito cosa è successo e soprattutto non abbiamo messo in campo le azioni per evitare che succeda ancora.

Italia di m…

 

13 luglio 2016 Posted by | Storie ordinarie | , | 8 commenti

Il trucco delle “scelte tecniche”

pediatraVi sono settori della nostra società nei quali non si ha il coraggio di dichiarare chiaramente che si vogliono ridurre i servizi. Così, la loro riduzione viene mascherata da “scelta tecnica“.

Scelta tecnica ovviamente lasciata ai tecnici, che in realtà tecnici non sono, ma sono o politici mascherati (e quindi non sottoposti al voto popolare), oppure tecnici sì, ma al soldo dei politici.

Uno di questi settori è la sanità.

Voglio raccontare un fatto che accadde nel mio paese circa 12-13 anni fa, quando stavo in Comune come vicesindaco.

Nell’ospedale del mio paese negli anni novanta chiusero i reparti maternità, ginecologia e pediatria (troppo pochi parti, dissero). Rimase aperto un ambulatorio di pediatria, con alcune stanze di degenza per le urgenze.

L’ambulatorio era tenuto da un pediatra “storico” per il paese, un medico “alla vecchia maniera”, dipendente dell’USL. Tutti lo volevano come pediatra per il proprio figlio, ma i posti erano sempre occupati. L’ambulatorio era aperto al mattino e al pomeriggio, sabato mattina compreso. Potevano accedervi tutti, gratuitamente. Il medico visitava anche a casa, a tutte le ore e tutti i giorni, a prezzi modici, a volte addirittura gratuitamente. Io stesso vi feci ricorso alcune volte.

A quel tempo, i pediatri convenzionati avevano orari molto ristretti, sia per gli ambulatori, sia per le visite e si lamentavano della concorrenza “sleale” di questo medico dell’USL.

Nei primi anni duemila l’attività di questo pediatra iniziò a urtare la sensibilità dei vertici dell’USL: non era conforme agli standard, non era controllabile, ma non potevano eliminarla, così decisero di ridurre l’orario di apertura dell’ambulatorio, trasferendo nelle altre ore il medico in un altro ospedale.

Il sindaco e il sottoscritto si recarono allora dai vertici dell’USL per chiedere chiarimenti.

E qui avvenne la presa per il culo.fiore

Non dovete preoccuparvi. – ci dissero in tono affabile (i vertici sono sempre affabili) – Non ci sarà alcuna riduzione del servizio di pediatria presso il vostro ospedale. Vedete, noi abbiamo visto che in otto ore di apertura dell’ambulatorio, vengono effettuate in media 15 visite. Una media di 15-20 minuti a visita, significa che in 4-5 ore possono essere effettuate tranquillamente tutte quante. Quindi, anche se l’ambulatorio rimarrà aperto soltanto al mattino, potrà benissimo fare fronte alle esigenze dell’utenza.

Il sindaco e il sottoscritto si guardarono in faccia. Mi accorsi che lui si stava facendo infinocchiare e allora decisi di parlare.

Io non so se voi vi siete laureati con CEPU oppure se ritenete che noi che veniamo dalla provincia siamo dei perfetti imbecilli.”

I nostri interlocutori si irrigidirono e il sindaco impallidì.

Se l’ambulatorio effettua in media 15 visite al giorno, è proprio perché è aperto mattina e pomeriggio. Se riducete l’orario di apertura al solo mattino, è poco probabile che gli utenti rimangano 15. Probabilmente si ridurranno, forse della metà. Così tra qualche mese, di fronte al calo drastico dell’utenza, potrete chiuderlo definitivamente. Ovviamente come scelta tecnica. Dovete adottare misure per incrementarne l’attività, non per ridurla.

Volete sapere come andò a finire?

L’orario di funzionamento dell’ambulatorio venne ridotto; il pediatra un anno dopo andò in pensione e quindi fu chiuso definitivamente.

Il sottoscritto non venne mai più chiamato a incontri e/o riunioni con i vertici dell’USL.

CEPU è fallito.

27 marzo 2016 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | , | 13 commenti

Ce ne sono di deficienti…

campo profughi idomeniLo so che il mondo è pieno di deficienti, coglioni, pirla e chi più ne ha più ne metta, ma la visione di questo filmato, con il lancio delle monetine ai mendicanti a opera dei tifosi del Psv a Madrid, fa proprio venire l’orticaria.

Intendiamoci, accade ben di peggio nel mondo al giorno d’oggi, ma questa mi è sembrata una inutile manifestazione di “superiorità” da parte di quei quattro coglioni seduti ai tavolini. Che poi, ne sono sicuro, se fossero nel campo profughi di Idomeni, questi qui si cagherebbero sotto dalla mattina alla sera.

Al di là dell’episodio, posso dire che non è questo il mondo che volevamo quando eravamo giovani?

Ma chi l’ha fatto diventare così brutto?

Parlavo con una mia amica oggi, e lei mi diceva: “Io dico sempre a mio figlio che bisogna lottare, bisogna sbatterci contro la testa, bisogna tener duro“.

Eh sì, avrà pure ragione, ma forse che noi da giovani non abbiamo lottato a sufficienza?

Cosa abbiamo sbagliato?

Chi ci ha fregati?

O ci siamo fatti fregare volontariamente?

Non lo so, ma proprio oggi a pranzo redarguivo mia figlia, che pensa di cambiare il cellulare: “Ma non vedi la tv? Non ti accorgi che nel mondo c’è gente che non c’ha nemmeno da mangiare e tu pensi al cellulare nuovo, quando quello che hai funziona ancora? Ma cosa cacchio vi insegnano a scuola?

Beh, il redarguimento ha fatto il suo effetto per una decina di minuti, poi: “Papà, ma secondo te è meglio se per la fine della scuola mi faccio regalare l’iphone6s o aspetto quando esce il 7?

Esticazzi…

17 marzo 2016 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie | | 5 commenti

E famme fini’, no?

discussioneSe avessi tempo, ne approfondirei il significato, dal punto di vista psicologico e sociologico.

De che sto parlando?

Ma dell’abitudine, sempre più diffusa, di non lasciare finire un ragionamento all’interlocutore, nemmeno se si tratta di una domanda, e parlargli sopra, cioè sovrapporre la propria voce alla sua.

E’ un’abitudine che personalmente non sopporto nemmeno un poco, e quando mi capita, sempre più spesso, m’incazzo.

Sto parlando io. – dico – Mi lasci finire e poi parli tu“.

Spesso mi capita in ufficio. Blocco il mio interlocutore non appena mi interrompe e io stesso – ovviamente – devo interrompere il mio discorso. Non lo seguo sulla sua strada: sto svolgendo un ragionamento e voglio terminarlo.

Non mi piacciono questi comportamenti “televisivi”, dove tutti parlano contemporaneamente e non si capisce niente (perché l’obiettivo è fare capire niente alla gente).

Mi capita anche quando faccio qualche domanda: mi danno la risposta quando sono a metà della frase, oggi ero addirittura a un terzo. Ovviamente la risposta è sbagliata.

Se mi lasci finire la domanda, forse puoi darmi la risposta giusta” spiego, ma mi sembra sempre più spesso di essere una sorta di “maestro” che deve spiegare l’abc a una classe di somari.

Anche in queste cose si vede il deterioramento dello stile di vita delle persone.non-si-discute-per-avere-ragione-ma-per-capire

Non c’è più tempo per ascoltare un ragionamento o una domanda fino alla fine: bisogna intervenire subito, come se qualcuno ci stesse con un cronometro puntato addosso.

Figuriamoci poi se si discute per capire…

In tv i conduttori non reprimono questi comportamenti, sia perché la rissa fa audience, sia per evitare, come dicevo prima, di fare capire qualcosa alla gente.

Ma nella vita reale?

Mancano i registi, colore che sanno/vogliono condurre una discussione, mediare le intemperanze, dirigere le persone verso un obiettivo, che in genere è una decisione relativamente a un problema posto. Tutti vogliono fare la prima donna, ma uno spettacolo con sole prime donne va a ramengo.

Sul lavoro ho partecipato spesso a discussioni chiuse ancor prima di essere aperte, dove parla uno solo e tutti gli altri zitti. Non è che a me piaccia fare tante parole, soprattutto se sono sproloqui, ma c’è una bella differenza tra un’informativa e una discussione. Nel primo caso prendo atto (e magari anche nota); nel secondo intervengo, se ho qualcosa da dire. Se non ho niente da dire, sto zitto anche in questo caso, mica parlo per dare aria alla bocca, oppure come fanno certi colleghi per sentirsi dire “Hai fatto proprio una domanda intelligente!

Che poi a me mi viene da ridere perché penso: “Hai parlato per mezz’ora e hai detto talmente tante coglionate che pure la domanda di ‘sto deficiente sembra intelligente!

Vabbè, lo so che so’ vecchio e inadeguato alle cose moderne.

E so’ pure intollerante.

Checcedevofa’?

Modugno (Domenico) – Resta cu mme

P.S.: stasera ho fatto la pasta ai quattro formaggi. Gnocchetti sardi, per la precisione.

Domani mi lancio nelle lasagne.

gnocchetti-ai-quattro-formaggi

Ne avessi avanzati un po’, me li farei volentieri prima di coricarmi.

C’ho almeno dieci chili (almeno) da recuperare.

PP.SS.: evito la solita trita e ritrita abitudine masculeggiante di fare gli auguri alle donne

per la (loro) festa di oggi, oppure di postare foto con befane sexi.

Non se ne può più!

befana disney

Comunque…

auguri-befana-2016

6 gennaio 2016 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 23 commenti

Mariana

mariana-brasileNel giorno in cui a Parigi i grandi inquinatori della Terra hanno raggiunto un accordo per spostare in là di qualche anno (forse) la fine del nostro pianeta, ricordiamo quello che è successo poco più di un mese fa a Bento Rodrigues, paesino alla periferia di Mariana, in Brasile?

E’ accaduto che sono crollati due depositi per gli scarti della lavorazione del ferro dell’industria Samarco (joint venture tra i colossi Vale e Bhp). Questi fanghi altamente tossici, pari a oltre 60 milioni di volume, hanno invaso la città, provocando la morte di 17 persone e centinaia di sfollati e si sono riversati nel Rio Doce, contaminando acqua e terreni, lasciando senza acqua potabile e senza alimentazione centinaia di migliaia di persone e arrivando fino all’oceano Atlantico.

Se da un lato il prezzo del ferro è crollato, i grandi produttori hanno aumentato la produzione, contenendo i relativi costi. Sono aumentati gli scarti, senza adeguamenti dei depositi, ed è successo il patatrac.

Bhp è una multinazionale anglo-australiana; Vale è una società brasiliana, con una strategia industriale alquanto criminogena.

Leggevo che il distretto minerario del Minas Gerais, sempre in Brasile, è attraversato da una ferrovia per il trasporto del materiale: 900 km. di rotaie su cui ogni ora sfreccia un treno di 330 vagoni di 80 tonnellate l’uno (ed è previsto il raddoppio). Il frastuono è assordante, il peso fa tremare il terreno e le case (molte crollano) e in media sui binari si contano due vittime ogni tre mesi.

Non c’è che dire, abbiamo preparato proprio un bel mondo per i nostri figli e nipoti…

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P.S.: scrivo queste righe prima di conoscere l’esito delle elezioni in Francia.

I socialisti francesi hanno commesso un errore storico, drammatico, a lasciare nelle mani di Sarkozy la battaglia Francia-elezionicontro il Fronte Nazionale di Le Pen. In alcune regioni hanno ritirato i loro candidati, per favorire quelli della destra cosiddetta “moderata”. Non altrettanto hanno fatto quelli della destra cosiddetta “moderata”. Il premier Valls ha addirittura drammatizzato lo scontro, parlando di rischio di guerra civile e dandosi quindi una plateale martellata sulle palle, perché se ammetti che il sistema democratico che hai creato può produrre questo esito, vuol dire che sei un coglione ad averlo mantenuto tale.

L’alternativa alla destra non è un’altra destra, ma la sinistra.

Si possono anche perdere delle battaglie (cioè delle elezioni), ma bisogna comunque combatterle. Altrimenti se alla prima difficoltà applichi la regola del “meno peggio”, allora tanto vale votare subito per il “meno peggio”.

13 dicembre 2015 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , | 3 commenti

Mi autodenuncio!

manette2Correva l’anno 1997; il mese era quello di aprile; il giorno posso anche recuperarlo, perché in cantina, da qualche parte, dovrei ancora avere le vecchie agende.

Ero assessore, con delega anche all’ambiente (notare l’anche). Dovevo andare a Bologna, alla sede della Regione, per un convegno sulla nuova legge sui rifiuti (ero regolarmente autorizzato dal sindaco).

Acquistai i biglietti del treno e la mattina del giorno prefissato mi recai in auto a Piacenza, in stazione.

Arrivato in stazione, scoprii che vi era uno sciopero di qualche sindacato (non ricordo quale) e il mio treno era stato soppresso. Il primo treno successivo per Bologna era dopo circa due ore. Troppo tardi, avrei perso metà convegno. Allora in quattro e quattr’otto decisi di andare in auto e partii.

Arrivai a Bologna superando tutti gli ostacoli, gli inceppamenti e le forche caudine che caratterizzano la nostra autostrada del sole (che si vedrebbe pure in padania, se riuscisse ad aprirsi una breccia tra le schifezze che saturano la nostra atmosfera, per merito nostro); sacramentai per trovare parcheggio e alla fine arrivai al convegno.

Verso le tredici (o forse anche le tredici e trenta) il convegno terminò e io me ne tornai al paesello. Appena imboccata l’autostrada mi fermai in un autogrill a mangiare un panino (poteva essere un camogli, un capri o forse una rustichella); credo che comprai anche una bottiglietta d’acqua (naturale, perché quella gasata mi gonfia e poi scorreggio).

Il giorno dopo in Comune dovevo compilare la scheda per il rimborso delle spese di viaggio. Anche se ero andato in auto – e quindi il rimborso delle spese sarebbe stato più alto – decisi di farmi rimborsare ugualmente i biglietti del treno.

Quando consegnai la distinta all’economa, questa mi disse: “Ah… è stato fortunato. Ieri c’erano un sacco di scioperi dei treni.”

“Veramente – replicai – anche il mio treno era stato soppresso e sono andato in auto. Ma chiedo ugualmente il rimborso dei biglietti del treno.”

L’economa mi osservò perplessa, poi aggiunse: “E non ha mangiato?”

“Ho mangiato un panino – risposi – in un autogrill. Ma se ero in treno, mica potevo mangiare in autogrill!”

“Non fa niente. – disse lei – Mi dia pure lo scontrino, se ce l’ha. C’ha già perso con le spese di viaggio, almeno le rimborso il pasto.”

Lo scontrino nel portafoglio l’avevo ancora, perché quando vado in autogrill ho l’abitudine di conservarlo fino all’uscita, in quanto temo che, infilando la porta per esempio con la bottiglietta d’acqua, qualcuno possa chiedermi la prova di averla regolarmente pagata; lo metto nel portafoglio e poi lo dimentico lì.

Ora, per tale motivo, e soprattutto dopo l’approvazione dell’ennesima legge anticorruzione, io mi autodenuncio per truffa ai danni delle casse pubbliche, perché ho sottratto il costo di un panino (poteva essere un camogli, un capri o forse una rustichella) e una bottiglietta d’acqua (naturale, perché…) consumati in autogrill mentre io nello stesso medesimo momento mi trovavo in treno, sul diretto Bologna-Milano.

Ovviamente rinuncio alla prescrizione e chiedo di essere anche arrestato: anche se non posso reiterare il reato, posso fuggire all’estero (qui) e forse anche inquinare le prove.

P.S.: troppi arresti; troppe leggi anticorruzione; troppi soldi che girano. Per risolvere il problema basta poco, l’ho già detto.

PP.SS.: io sarò l’unico al quale non solo le cooperative non hanno acquistato una copia del proprio libro, ma ho anche dovuto regalarne una al super-mega-presidente! Ma vaff…

 

 

 

1 aprile 2015 Posted by | Politica, Questa poi... | , , | 8 commenti

E adesso che famo?

petraIn una delle scene finali de I predatori dell’arca perduta, Indiana Jones (personaggio al quale mi sento molto simile…) vuole impedire che il suo antagonista Belloq, archeologo asservito ai nazisti, apra l’arca dell’alleanza. Così ferma la colonna dei soldati nazisti che scortano l’arca, puntandogli addosso un lanciarazzi e minacciando di farla saltare in aria. Ma Belloq, ben conoscendo il suo rivale, lo sfida a sparare sull’arca, sapendo che non lo farà mai, perché “noi siamo di passaggio, ma questa è storia“. Ora, a vedere gli sgozzatori dell’Is che frantumano le opere d’arte nel museo di Mosul viene da chiedersi se la follia umana non conosca effettivamente limiti. Intendiamoci, la follia umana non distrugge soltanto opere d’arte: uccide uomini, donne, bambini; massacra, tortura. Ma qui forse c’è qualcosa di più: la storia pullula di massacri, ma pullula anche di rinascite, proprio sulle ceneri dei massacri. Qui invece c’è la volontà di cancellarla la storia, di fare tabula rasa in nome di non si sa bene cosa. Viene di chiedersi cosa ancora dobbiamo aspettare per cercare di salvare qualcosa di questo mondo, ammesso che siamo ancora in tempo per riuscirci…

Take on me

27 febbraio 2015 Posted by | Storie ordinarie | , | 3 commenti