Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Sono circondato dalla lentezza.

Ma non quella lentezza fatta di calma, tranquillità, silenzio, armonia.

No, sono circondato dalla lentezza disarmante, stressante, sfiancante.

Il mio pc di casa è diventato così lento che per usarlo la sera devo accenderlo prima di cena (del giorno prima).

Il tablet impiega mezz’ora prima di entrare a regime (possibile che tutte le volte che lo accendo debba fare mezz’ora di scaricamenti e aggiornamenti vari?).

Ora anche il cellulare (che fra qualche mese compirà i suoi quattro anni) ha iniziato a fare le bizze.

E anche in ufficio mi sembra che la gente vada a rilento.

Sarà la vicinanza della Pasqua.

Boh…

Invece uno che ha “cambiato passo” è il nostro caro Trump, che pare voglia liberarsi una volta per tutte di tutti i cattivi del mondo.

Ha iniziato con il dare una lezione alla Siria di Assad, che avrebbe gasato un bel po’ di soldati avversari e – dato che le armi intelligenti le abbiamo soltanto noi – anche di civili, bambini inclusi off course

Poi oggi ha sganciato una mega bomba sull’Afghanistan, per colpire altri cattivi. Ovviamente non sapremo mai quanti morti ha lasciato sul campo (bambini compresi) e comunque erano tutti cattivi.

E infine ha circondato la Corea del Nord con le sue navi da guerra, pronto a un abbordaggio stile pirati.

Manco Gentiloni riesce più a stargli dietro, perché aveva appena inghiottito l’appoggio al bombardamento siriano (una “giusta reazione”), che mo’ deve ri appoggiarlo sull’Afghanistan (qui non c’è nemmeno bisogno di scuse: un buon motivo per bombardare l’Afghanistan c’è sempre), sperando che almeno la Corea l’attacchi dopo Pasqua, giusto il tempo per digerire la colomba.

Che dire?

La saggezza umana è una merce sempre più rara…

Buonanotte.

13 aprile 2017 Posted by | Storie ordinarie | , | 18 commenti

L’amore è eterno finché dura

Mi ero perso questo film.

Eravamo nel 2004 (quanto tempo…), un anno particolare per me.

L’anno nel quale mi sono ritirato definitivamente dalla politica.

L’anno nel quale ho lavorato presso un altro datore di lavoro.

L’anno alla fine del quale ho capito che c’era qualcosa che non andava nel mio matrimonio.

E tra tutti questi casini mi sono perso anche questo film, che ora ho acquistato in cd e che ieri sera mi sono visto.

Non è il solito film comico, è un film amarognolo.

Bravissimi gli interpreti, soprattutto Laura Morante e Stefania Rocca, nonché Licia Seracchi, figlia del protagonista. Verdone invece mantiene alcuni atteggiamenti un po’ troppo stereotipati.

Verdone e Morante sono due coniugi ormai cinquantenni che vivono un matrimonio che si trascina. Si trascina nei luoghi comuni, nell’indifferenza reciproca, nella noia. E quando la crisi scoppia (lui si iscrive a uno speed-date e lei ha un amante) i due si separano.

La moglie tenta di chiarire il rapporto con il suo amante, ma viene gentilmente messa alla porta (“Dentro o fuori?” chiede lei, ormai esasperata. “Fuori” risponde lui, non senza imbarazzo) e cerca di recuperare il rapporto con il marito.

Lui si trasferisce temporaneamente da un amico, cerca di riprendersi “i suoi spazi” e di ricostruire un rapporto con un’altra compagna, senza riuscirci, finendo per intrecciare una relazione proprio con la compagna dell’amico che lo ha accolto in casa (Rocca), il quale a sua volta la tradisce con un’altra donna.

Alla fine l’ha vinta la teoria dell’istrice: né troppo vicini né troppo lontani, per sopportarsi senza ferirsi.

Com’è difficile trovare qualcuno con cui stare bene” si lascia andare Verdone.

La famiglia può essere una formidabile ancora di salvataggio; un porto sicuro nel quale abbandonarsi mentre tutt’intorno infuria la tempesta, ma può anche essere una formidabile gabbia, una prigione dalla quale (cercare o sperare di) fuggire.

Musica

13 aprile 2017 Posted by | Film, Un po' di me | , | 17 commenti

Sono le tre di notte…

Quasi le tre e mezza, a dire la verità, perché internet va a singhiozzo.

Il mondo è ovattato nel silenzio notturno e io sono stato preso da un attacco improvviso di insonnia.

Una di quelle notti dove i problemi si ingigantiscono tutti, continui a rigirarti nel letto e allora tanto vale che la metti a frutto, l’insonnia, magari leggendo qualcosa.

Sarà stata la giornata convulsa al lavoro.

Sarà stato che attendo l’esito della risonanza magnetica (e attendere l’esito degli accertamenti clinici è sempre uno stress).

Sarà che negli ultimi esami del sangue c’è un valore un po’ sballato e venerdì ho la visita di controllo dall’oncologa (e quando uno si è scottato, poi si avvicina con prudenza anche all’acqua tiepida).

Sarà che sono preoccupato per l’andamento in matematica della “piccola” (un 3 e un 4, mica ciufoli…).

Sarà che con queste belle giornate vorrei uscire in bici e invece non posso, per una serie di motivi.

Sarà che…

(quasi quasi mi mangio una brioss…)   :mrgreen:

 

12 aprile 2017 Posted by | Un po' di me | | 30 commenti

E anche questa è fatta…

Ieri pomeriggio c’è stata la prima presentazione ufficiale di Bibúlo2.

In un certo senso è stato un successo, perché la sala era piena di gente e tutti quelli che l’avevano già letto si sono sperticati in lodi per la storia, per le descrizioni dei personaggi, per i dialoghi.

Ho firmato un sacco di dediche (non so bene cosa ho scritto, spero di non avere fatto danni) e rivisto persone che non incontravo da anni.

Non solo.

Molti mi hanno detto: “Ci vediamo qui per la seconda puntata, ma non fra dodici anni! Prima!” (dodici anni è il tempo che ci ho messo per scriverlo, anche se le pause sono state parecchie – qualcuna anche forzata).

Con il mio amico bibliotecario, mio ex compagno di classe, ci siamo salutati affettuosamente e lui (che è persona di grande cultura) mi ha sussurrato: “Hai creato un personaggio. Bibúlo ormai deve proseguire”.

C’era anche la piccola, che ha ricevuto un sacco di complimenti per come è cresciuta, per come si è fatta bella.

E il mese prossimo si replica, stavolta in una libreria della città

Dopo un aperitivo con qualche amico/a, sono tornato a casa e dopo cena sono crollato: mi sono infilato sotto le coperte alle dieci con un libro in mano e mi sono risvegliato alle tre di notte, con lo stesso libro nella stessa posizione (e alla stessa pagina).

Ho pensato un pochino: tutto sarebbe stato perfetto, tutto sarebbe perfetto, se…

Musica

9 aprile 2017 Posted by | Libri | | 17 commenti

Un po’ su, un po’ giù…

Ho poco tempo in questi giorni per bloggare.

Vai su, vai giù, gira di qua, gira di là, alla sera mi viene sonno.

Sarà l’età…

E poi alcuni giorni sto su, altri mi sento giù.

Ieri stavo giù, senza motivi apparenti, mentre oggi mi sentivo su, sempre senza alcun motivo.

Le stesse cose, le stesse situazioni, un giorno le vedo come bicchiere mezzo vuoto e il giorno dopo come mezzo pieno.

Due anni fa, dopo il primo intervento chirurgico, il medico mi diede alcune pillole che avrebbero dovuto tenermi su, ma io non le ho mai prese.

Ho una naturale idiosincrasia per tutti i medicinali che intaccano la mente e quello è un antidepressivo.

Forse sarebbe meglio avere a disposizione un antincazzatore

E’ che ho trascorso un fine settimana nel quale non mi sono riposato e questo alla mia età si sente, si sente eccome…

Comunque oggi su Repubblica Salute hanno risposto a una mia mail: sì, il naso si può ricostruire. La stessa risposta che qualche settimana fa mi ha dato anche un chirurgo plastico. E’ un intervento che si compone di varie operazioni, via via meno pesanti e che avvengono nell’arco temporale di un anno circa. ma alla fine si torna ad avere un naso, come hanno tutte (o quasi) le persone.

Se sopravvivo a questi due anni di controlli stretti, affronterò anche questa avventura. Non sarà una passeggiata, ma voglio farlo.

E nel frattempo guardiamoci questo video, in cui un’affascinante psicologa della nostra città, che ho l’onore di conoscere, ci racconta della felicità dentro.

E dopo un po’ di musica, dai, che questa canzone su di me ha un effetto calmante.

4 aprile 2017 Posted by | Un po' di me | | 15 commenti

Mi ritorni in mente

Mi ritorni in mente

2 aprile 2017 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Un po' di me | , | 7 commenti

La bella addormentata nel bosco

C’erano una volta un re e una regina disperati perché non riuscivano ad avere figli.

Che ci dò, che ci dò, che ci dò, un bel giorno la regina rimane incinta e nasce una bellissima principessina.

Allora il re organizza una grande festa, invitando sette fate, tutte giovani e belle (che era molto diverso dall’invitare Mastella o Cirino Pomicino al battesimo) e dona a ognuna di loro un astuccio d’oro massiccio con dentro cucchiaio, forchetta e coltello tutti tempestati di diamanti.

Ma ecco che si presenta alla festa una vecchia fata, che tutti credevano morta, non vedendola più in giro, e il re la invita a entrare, ma non le può donare l’astuccio come alle altre, perché ne aveva fatti fare giusto sette (braccino corto il re, eh?). Allora le fa un dono recuperato all’ultimo momento da un compro oro, ma la vecchia fata ovviamente s’incazza.

Quando è il momento di portare i doni alla bimba, la vecchia fata le affibbia invece una sfiga, predicendole che si sarebbe punta con  un fuso e sarebbe morta. Se non fosse successo, avrebbe trovato lavoro in un call center, che sarebbe stato anche peggio.

Ma alle sue spalle c’è una delle sette fate buone (pare fosse quella che c’avesse una mezza storia con il re), che riesce a stemperare questa profezia: la principessina non morirà, ma dormirà per cent’anni, finché un principe non la sveglierà.

Il  re fa bandire immediatamente tutti i fusi dal suo regno, ma arrivata a quindici anni la principessina, invece di continuare a farsi i cazzi suoi, pensa bene di andare a fare visita a una vecchia sarta che, un po’ rincoglionita, non sapeva dell’editto del re e continuava placidamente a fusare come se niente fosse. Ovviamente la principessina mette le mani dove non deve, si punge e si addormenta immediatamente.

La vecchia sarta chiama subito il 118, ma non c’è niente da fare: dopo un’attesa di tre giorni al pronto soccorso, la principessina viene dichiarata ufficialmente addormentata. Il re la fa depositare in un castello, su un letto d’oro e fa chiamare la fata che le aveva mitigato la sfiga. La fata arriva sul suo carro di fuoco trascinato dai draghi (al 50% di proprietà di petrolieri arabi) e con una serie di tocchi magici a ripetizione fa addormentare anche tutti i servitori, le guardie e perfino il cane, il gatto e il criceto del castello, così quando la principessina si sveglia troverà tutto come prima, e fa crescere tutt’intorno al castello una fitta vegetazione.

A questo punto il re vorrebbe fare ancora con la regina che ci dò, che ci dò, che ci dò, ma lei gli ricorda che non ne vale la pena, perché arriverebbe a malapena a un che ci dò solo, e forse manco quello.

Passano gli anni e un bel giorno un bel principe, durante la caccia, si chiede cosa c’è dentro quella fitta vegetazione dalla quale spuntano le guglie di un castello. Un suo servitore vorrebbe dirgli che se vede spuntare le guglie di un castello è perché forse dentro c’è proprio un castello (razza di deficiente, ma chi t’ha fatto principe?).

Il principe entra dentro e arriva alla stanza dove dorme la principessina e sta per chiedersi chi cazzo potesse essere, quando suona la sveglia del cellulare: sono passati cent’anni e la dolce princi si sveglia.

Il principe rimane folgorato dalla sua bellezza, un po’ meno dai suoi vestiti, che gli ricordano i tempi ante guerra, e i due cominciano a tubare, mentre tutt’intorno si risvegliano anche i servitori, le guardie e tutto il resto.

Quindi il principe decide di eleggere quella dimora a sua garconnièrre e per due anni fa avanti e indietro da casa sua alla magione della dolce principessa, sfornando ben due marmocchi, una femminuccia chiamata Aurora e un maschietto chiamato Giorno. A quel punto i due decidono di regolarizzare la loro unione e si sposano, così nel caso in cui al principe succeda qualche disgrazia, la princi può contare su una pensione di reversibilità di tutto rispetto.

Ma la madre del principe, regina orchessa, comincia a subodorare che c’è qualcosa che non va, perché vede il suo figliolo sparire per giorni interi e tornare tutto smunto che si fa fare un bottiglione di zabaione dai cuochi. Prova a chiedergli chiarimenti, ma lui si trincera dietro il diritto alla privacy.

A un certo punto il re, padre del principe e marito dell’orchessa, muore e il figlio, senza passare dalle primarie, eredita il regno, ma scoppia una guerra e deve partire. Lascia il regno in mano alla madre, raccomandandole di avere cura della moglie e dei figlioli.

Ma senza più il vincolo del marito e del figlio, salta fuori tutta la natura orchesca della regina che un giorno chiama il suo capocuoco e gli ordina: domani a pranzo voglio mangiare la piccola Aurora. Lui prova a obiettare, ma lei minaccia di sostituirlo con Cannavacciuolo e allora il cuoco si arma di coltellaccio e va nella stanza della principessa, prende la bambina, ma non ha il coraggio di ucciderla: la porta a casa sua e al suo posto cucina un agnellino, con una salsa così buona che la regina orchessa si complimenta con lui.

Passa un po’ di tempo e la regina orchessa chiama ancora il capocuoco e gli ordina: domani a pranzo mi voglio mangiare Giorno. Il pover’uomo si chiede perché mai quella vecchia stronza non fa come tutte le altre e si trova un toy-boy, invece di rompere le palle a lui e si comporta con il bambino come con la sorella: al suo posto cucina un caprettino, con una ricetta vista tempo prima a Masterchef che la regina si lecca le dita e gli concede pure un aumento di stipendio.

Passa altro tempo e la regina orchessa pensa che, avendo fatto trenta, tanto vale fare anche trentuno e quindi mangiarsi pure la nuora, che le è sempre stata alquanto sulle palle. Richiama il capocuoco e gli dice che se le cucinerà anche la principessa con delle salsine così appetitose come con i figli, gli aprirà un ristorante in centro che Cracco si roderà le palle per il resto della sua vita.

Il capocuoco pensa che se ha fatto fessa per due volte quella vecchia stronza, non è detto che gli riesca anche la terza, e poi un ristorante in centro è il sogno della sua vita. Prende il coltellaccio e va dalla princi, deciso a sgozzarla come uno dell’ISIS (previo video da mettere su youtube), ma alla fine la sua anima buona l’ha vinta e al suo posto cucina una giovane cervia.

E tutto si starebbe mettendo per il meglio, se un bel giorno la regina orchessa, facendo footing, non vedesse quelli che pensava di avere mangiato tutti belli felici e contenti che si stanno facendo un selfie davanti alla casa del suo capocuoco.

Incazzata come una biscia, la regina orchessa fa preparare in mezzo alla piazza un enorme vascone pieno di serpenti, coccodrilli, piovre e altre bestie schifose e ordina ai suoi sgherri di buttarci dentro la nuora con i figli, nonché il capocuoco con tutta la famiglia, ma per fortuna in quel momento torna dalla guerra il re, che aveva deciso di abbandonare le operazioni di terra e lasciare sul campo solo i droni.

Che cazzo sta succedendo qui? si chiede, ma prima ancora di ottenere risposta la regina orchessa si getta lei stessa tra le bestie schifose, che se la pappano in un sol boccone.

Fine della storia.

Morale: care fanciulle, chi dorme non piglia pesci e nemmeno marito. E se lo piglia, rischia addirittura di lasciarci le penne, nelle fauci della suocera.

Libera traduzione da “I racconti di mamma oca” di Perrault.

Buonanotte e buona settimana.

26 marzo 2017 Posted by | Libri, Notizie dal mondo fatato | | 44 commenti

Buono sì, coglione no!

Io ho ereditato la mitezza da mio padre.

Mio padre era una persona tranquilla, pacifica, totalmente inoffensiva.

Io ho ereditato un po’ di tutto questo.

Sono buono, ma non sono coglione.

Così ieri ho avuto un incontro-scontro con l’amministratore della mia azienda.

La collega che era presente dice che io ne sono uscito vittorioso, ma questo a me poco importa.

Mi importa essermi tolto qualche sassolino dalla scarpa.

Le cose che gli ho detto sono tre, molto semplici.

Primo: accanto e ancor prima degli obiettivi aziendali, io ne ho uno mio. Mantenere la schiena dritta e fare le cose per bene, senza sputtanarmi e senza compiere stronzate.

Secondo: se dobbiamo concordare e condividere gli obiettivi, dobbiamo concordare anche le risorse, perché se mi si da’ uno scooter mica si può pretendere che arrivi a Roma in due ore (dall’Emilia, mica da Anzio).

Terzo: non ci può essere una persona che decide (lui) e uno che ci mette la firma e se ne assume la responsabilità (io). Le cose non funzionano così. Forse a casa sua sì, ma con me no.

La quarta cosa che avrei voluto dirgli, ma non ce n’è stato il tempo, è che io ho affrontato due interventi chirurgici per tumore e, se tutto va bene, se dovrò affrontare un terzo, ancora più pesante, per rimettere le cose a posto, quindi non ho niente da perdere e mi fa paura il rischio di lasciare sola mia figlia e mia moglie, non certo le fisime di un piccolo arrogante pseudo manager de ‘sti ciufoli!

E da ieri sera mi sento molto, molto meglio…

L’avvelenata

 

25 marzo 2017 Posted by | Un po' di me | , | 20 commenti

Il Mago Zurlì

Verrà un tempo in cui gli arroganti, i malfattori, gli imbroglioni, gli inetti, i malvagi scompariranno in quella melma dalla quale sono venuti e lasceranno finalmente posto alla dolcezza, alla serenità, alla fantasia.

Questo ha rappresentato per me e per milioni di altri bambini il Mago Zurlì, alias Cino Tortorella.

Con quella sua aria da buono, quella sua voce da buono, quel suo parlare come se fosse sempre fuori tempo, ma in realtà il suo era il tempo della serenità, dell’armonia, della mitezza, in una parola della felicità.

Quella dei bambini, che troppo spesso se ne va con l’età adulta ma che forse, sforzandoci un poco, potremmo anche riprendere ogni tanto.

Ora è arrivato il tuo momento di fare felici i milioni di bambini che stanno di là, che sono stati strappati troppo presto alla vita e che – ne sono sicuro – tu saprai fare divertire e fare sognare, coma hai fatto tanti anni fa anche con me.

23 marzo 2017 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 14 commenti

Ciao, papà

Non mi piacciono le ricorrenze.

Soprattutto quelle che servono per vendere qualsiasi cosa.

Ma oggi, quando la piccola mi ha abbracciato facendomi gli auguri, mi sei tornato in mente tu.

Avrei dovuto abbracciarti più spesso, perché gli abbracci fanno bene: al cuore, al cervello, al fegato, all’intestino. E hanno effetti antiossidanti, antinfiammatori, antitumorali.

Ma così va la vita. Non si può tornare indietro, ma solo sperare di recuperare qualcosa andando avanti.

Comunque auguri, papà.

E facemoce du’ risate, va…

19 marzo 2017 Posted by | Un po' di me | | 12 commenti