Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Marchionne

Lo so che giornalmente muoiono migliaia di persone, e altrettante migliaia (per fortuna) nascono.

Però a quest’uomo si deve almeno l’onore delle armi.

Qualsiasi cosa di positivo o di negativo abbia fatto, lo avrà fatto nella convinzione che fosse giusto, efficace, conveniente.

Comunque ha cambiato la vita di molte persone.

In bene? In male?

Vedremo, lo dirà il futuro.

Per il momento, deponiamo le armi.

Lui sa già cosa ci aspetta al di là.

 

 

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25 luglio 2018 Posted by | Storie ordinarie | | 2 commenti

Follow-up di luglio…

Negativo!

23 luglio 2018 Posted by | Salute | | 7 commenti

La grande storia della seconda guerra mondiale

Praticamente una storia giorno per giorno della seconda guerra mondiale.

L’autore è inglese e forse in alcune parti strizza un po’ l’occhio a Sir Winston Churchill, sarebbe interessante confrontarlo con altri libri simili (avendone il tempo).

Che dire della follia umana (e non è stata né la prima, né l’ultima) e delle sue vittime:

sei milioni di civili cinesi;

oltre venti milioni di sovietici;

quasi sette milioni di tedeschi;

oltre tre milioni di giapponesi;

sei milioni di polacchi (di cui tre milioni di ebrei polacchi);

tre milioni di ebrei in varie parti d’Europa;

un milione e mezzo di iugoslavi;

e poi quasi mezzo milione di inglesi, oltre quattrocentomila greci, trecentosessantamila americani, circa duecentomila olandesi, trentaseimila indiani, ventisettemila australiani…

Impossibile calcolare il numero definitivo dei morti e dei feriti.

Orbene, tutto questo è iniziato circa ottant’anni fa e sono poco più di settant’anni che l’Europa occidentale vive in pace, pur con tutti i problemi che abbiamo.

Questo dovremmo dire a quelli che in questi anni si sono spesi e si spendono tuttora per gettare fango sulle istituzioni europee: la pace è una conquista, non un dato di fatto.

Vi sono alcune cose che colpiscono in questa storia:

l’odio immenso, spropositato dei nazisti per gli ebrei. Nemmeno negli ultimi giorni di guerra, quando ormai era chiara la sconfitta della Germania, cessarono le loro torture e uccisioni;

un sentimento di odio profondo per le altre categorie di sub-umani: polacchi prima e sovietici poi, quelli che dovevano diventare gli schiavi del popolo tedesco della grande Germania;

la smisurata mania di grandezza di Hitler, che ha dichiarato guerra a ovest e a est, pensando di vincere contro inglesi, russi, americani e via dicendo;

la malvagità dei giapponesi che – spiace dirlo – la bomba atomica se la sono quasi guadagnata (ma ne hanno fatto le spese tanti, troppi innocenti);

l’assoluta inutilità degli italiani, dapprima come alleati della Germania e poi dopo l’8 settembre. Per fortuna che si sono rifatti un po’ con la Resistenza

Dodici anni di follia in Europa e non solo, iniziati con l’elezione di Hitler alla cancelleria nel 1933.

P.S.: all’elenco sopra delle vittime mancano gli zingari, gli unici ai quali nel dopoguerra non vennero riconosciuti risarcimenti, perché – disse qualcuno – sono stati sterminati non per odio razziale, ma perché elementi antisociali.

Eh… la differenza…

Mancano anche gli handicappati, gli omosessuali

I semi dell’odio sono ancora ben presenti in Europa. In alcuni casi stanno addirittura al governo.

Meditate gente, meditate…

Ti regalerò una rosa

 

21 luglio 2018 Posted by | Libri | , | 4 commenti

Mi ritorni in mente

Non ho mai capito il motivo per il quale questa  canzone di Lucio Battisti (che tra parentesi trovo alquanto noiosetto) mi riporti indietro di circa cinquant’anni…

Mi ritorni in mente

15 luglio 2018 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | | 5 commenti

E chi mi tutela?

Fra un anno cesserà il cosiddetto “mercato tutelato” dell’energia.

Questo perché dieci anni fa, recependo una direttiva comunitaria, un decreto (del fantomatico Bersani) ha liberalizzato il mercato, lasciando spazio alla libera concorrenza.

Ochei ochei, non spanciatevi subito dalle risate.

Per ora, l’unica differenza che si nota è l’aumento di telefonate dai più disparati call center.

E cosa accadrà a chi, trovandosi nel mercato tutelato, non sceglierà un nuovo gestore? Tutti quei pensionati che dovranno collegarsi a internet e decidere a quale delle “fantastiche e imperdibili offerte” aderire…

Non si sa ancora.

Per intanto, a me mi hanno sostituito il contatore del gas, con uno più piccolo.

Così pagherò meno?” ho chiesto al tecnico che lo stava installando.

Dalla sua faccia ho intuito che ciò non accadrà.

Però non ho capito perché hanno liberalizzato il gas, l’energia elettrica, i telefoni e non l’acqua potabile, per esempio.

Perché?

Potremmo avere acqua liscia, frizzante, poco frizzante, frizzantissima, con una buccia di limone (non trattato, ovviamente).

Colpa della sinistra, che fa sempre le cose a metà!

Rino Gaetano – Spendi Spandi Effendi

10 luglio 2018 Posted by | Un po' di me | | 4 commenti

Guardare indietro o guardare avanti?

Un piccolo episodio al quale ho assistito oggi mi ha condotto a questa riflessione: è meglio impostare la propria vita guardandosi indietro, rimuginando sugli errori fatti e sulle occasioni mancate, oppure impostarla sul futuro, su quello che ancora ci spetta?

Oggi ho partecipato al funerale di una mia lontana parente, una donna di 85 anni, vedova da circa dieci. Il figlio, di sessant’anni, non era presente perché ricoverato in casa di riposo a causa di una demenza improvvisa e devastante.

Alla messa era presente la moglie del figlio; i due sono separati da qualche anno.

Alla fine della messa, quando la bara ha iniziato a uscire dalla chiesa, i pochi parenti della defunta si sono diretti verso l’uscita. Una donna, quando è arrivata vicino alla moglie del figlio, l’ha abbracciata: tutt’e due piangevano.

La cosa mi ha colpito perché quell’episodio mi è sembrato la volontà di superare il passato e di condividere un momento che, in quel caso, era di dolore.

Il passato condiziona inevitabilmente la nostra vita: le esperienze, gli errori, i successi, i tradimenti. Ma deve proprio prenderne il comando?

Nel mio caso, sono portato a guardare avanti, a quello che ancora mi spetta, nel bene e nel male.

Chi si guarda indietro non fa per me.

Ancora

 

8 luglio 2018 Posted by | Un po' di me | | 5 commenti

Eh, lo so… lo so…

Sto trascurando il blog.

Da quanto tempo non mi faccio più vedere/sentire/leggere qui?

Il fatto è che i fatti si infittiscono…

Mi sembra che le giornate si siano improvvisamente accorciate: non riesco più a fare quello che devo e soprattutto quello che facevo prima.

Per la cronaca: mi sono ripreso dalla caduta in bicicletta (anche se il ginocchio sinistro presenta ancora i segni della ferita) e ho ripreso a “viaggiare”. Ho installato sulla bici un nuovo contachilometri e ho scaricato sul cellulare l’applicazione runtastic, che misura e tiene traccia dei viaggi.

Il fatto è che il contachilometri segna un tot, l’applicazione ne segna una diversa e a me sembra di avere fatto un percorso ulteriormente diverso…

Boh…

Comunque l’importante è chiudere i porti ai migranti, come stanno facendo degnamente al governo, guidati da quel grande statista che il Matteo (quello padano, mica quello toscano). Ci sentiamo tutti già più sicuri (io non chiudo più la porta a chiave quando vado a lavorare), più ricchi (al supermercato pago la spesa con le citazioni di Salvini), più prolifici (si vedono in giro un sacco di donne italiane incinta, cosa che prima non accadeva perché trombavano soltanto gli stranieri, così invece tra vent’anni avremo a disposizione milioni di nuovi moschetti) e più tante altre cose.

Ovviamente i rosiconi non ci credono e muoiono d’invidia, ma chissenefrega!

P.S.: ho letto stasera la lettera di Pierluigi Bersani a Repubblica di ieri. Era meglio se non la leggevo…

Buonanotte.

5 luglio 2018 Posted by | Un po' di me | | 9 commenti

Cristo si è fermato a Eboli

Sono contento di avere terminato, in questo periodo di forzato riposo, la (ri)lettura di questo libro, nel giorno in cui il governo giallo-verde-nero si è presentato al Senato e ha ottenuto la fiducia.

Cristo si è fermato a Eboli è uno di quei libri che fanno parte della nostra storia, della nostra cultura, un tempo anche del nostro immaginario collettivo (oggi non più). E’ un libro che mi ricorda gli anni del liceo, gli anni settanta, i fermenti del periodo, le discussioni sulla questione meridionale. Se chiedo oggi a mia figlia se conosce questo libro o il suo autore, mi guarda con due occhi stralunati come se le parlassi di un alieno.

L’impatto che ha il libro letto oggi è sicuramente diverso da quello che ebbe alla sua uscita nel 1945 e anche da quello che ebbe su noi studenti liceali degli anni settanta. Nel 1945 Levi riscopriva un mondo contadino sperduto tra le terre della Lucania, nel profondo Sud, e lo descriveva con vicinanza umana e intellettuale. Il suo non è l’atteggiamento dell’intellettuale del Nord che ha già le risposte pronte ai problemi che incontra, ma è l’atteggiamento di chi “partecipa” a quei problemi, a quei contadini “senza speranza” oppressi da uno Stato che è altro da loro e da una piccola borghesia che vive alle loro spalle e specula sulla loro pelle, anche barando sul prezzo delle medicine.

La stessa prosa di Levi, articolata in periodi lunghi, a volte da rileggersi, pare che ci inviti a riflettere, a non “passare oltre” rispetto a un mondo che a quel tempo era forse sconosciuto ai più.

Ed è proprio la prosa di Carlo Levi che ha fatto da collegamento a uno scritto di Massimo Cacciari su l’Espresso di questa settimana. Parla del linguaggio della politica, che è l’arma fondamentale della democrazia e sostiene che siamo di fronte a una forma mentis infantilmente regressiva. Non si tratta soltanto delle banalizzazioni da social network, è qualcosa di più (e di peggio): è un atteggiamento bambinesco che disconosce la realtà e che si collega a una sorta di perpetua rivendicazione della propria innocenza.

Cacciari fa due esempi: l’idea oggi tanto cliccata del “ciascuno padrone a casa propria” fa semplicemente ridere. Quando metà del debito pubblico degli USA è detenuto dalla Cina e quando la stessa Cina è dipendente dagli USA che comprano i suoi prodotti, chi lo sbandiera sulle piazze lo fa per prendere i voti dei coglioni che ci credono pure.

L’esempio della rivendicazione della propria innocenza è anch’esso sotto gli occhi di tutti: le cose non vanno perché gli altri ci sfruttano, ci dominano, fanno i padroni in casa nostra. Colpevole è sempre l’altro, ma io.

Allora, ripensando al discorso vacuo tenuto ieri da Conte al Senato (che ho sentito tutto), mi tornavano in mente proprio il libro di Levi, con la sua prosa articolata e il ragionamento di Cacciari sulla forma mentis oggi diffusa tra i più.

E pensavo che forse in altre condizioni avrei ripreso a fare politica, a distribuire i volantini nelle case, a organizzare riunioni; oggi invece mi accontento di rimettere in pista la mia bicicletta e di comprarmi un caschetto, per non finire ancora al pronto soccorso la prossima volta che dovessi/dovrebbi/dovrei/dovei cadere. Un tempo avrei/avessi/avetti avuto amici/compagni/parenti con i quali discutere di queste cose, ora mi accontento di scriverle su un blog.

Che dire?

Tempi duri…

 

6 giugno 2018 Posted by | Libri, Politica | , | 15 commenti

Poteva essere…

Poteva essere un bel week end quello appena trascorso. Ne aveva tutte le premesse: bel tempo, niente impegni, bicicletta e libro (e cucina, offcors).

E invece no.

Ho dimenticato due regole della vita.

Prima regola: quando fai le cose devi essere attrezzato per farle. Non ci sono santi, non devi sottovalutare i pericoli. Se fai chilometri in bicicletta, devi avere il casco e gli occhiali da ciclista, non un berrettino di tela e un paio di occhiali normali che se cadi si possono rompere e finirti in un occhio.

Seconda regola: quando stabilisci un percorso verso un obiettivo, cerca di rispettarlo, perché il tuo corpo e la tua mente, consapevolmente o meno, si calibrano su di essi. Se li cambi in corso d’opera, ti devi “registrare” di nuovo. Se esci in bicicletta pensando di fare 25 chilometri, non devi farne il doppio, perché poi vai di fretta, sottovaluti i pericoli e magari cadi.

Ecco quello che è successo sabato mattina: sono caduto in bicicletta. Anzi, non sono caduto, sono rovinato a terra.

La stradina di campagna che stavo percorrendo era estremamente disastrata, roba che al suo confronto una di Roma avrebbe fatto un figurone. Era anche leggermente in discesa, per cui la velocità mia era un po’ elevata. Ho preso una raffica di buche e sono caduto rovinosamente a terra con tutta la parte sinistra del corpo.

Ho una contusione al ginocchio (quella più dolorosa), al gomito, alla spalla e alla testa, perché ho sbattuto anche quella, più qualche altra graffiatura qua e là.

Quando mi sono rialzato ero un po’ confuso e non sapevo bene che fare (pensate che mi sembrava pure di vedere Salvini e Di Maio al governo: pazzesco!). Fortunatamente dopo pochi minuti su quella stradina deserta è passata una guardia giurata. Ovviamente si è fermato, mi ha fatto sedere a bordo strada e ha chiamato l’ambulanza, che mi ha portato al pronto soccorso della città, perché temevano una rottura al ginocchio e un trauma cranico. Fortunatamente rotture non ce ne sono e la testa e l’occhio sono soltanto un po’ gonfi. Devo comunque stare a riposo per qualche giorno, anche perché cammino a fatica.

Quando mia moglie e mia figlia sono arrivate al pronto soccorso e mi hanno visto sulla barella, tutto fasciato e tutto sporco di sangue, si sono un po’ spaventate (un po’…), ma alla fine hanno capito di che scorza sono fatto!

Musica!

 

 

4 giugno 2018 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 23 commenti

No vabbe’…

 … abbiamo scherzato.

Torniamo indietro.

Ambarabaciccicoccò.

In giro si vedono già i primi immigrati (irregolari?) che scappano.

Dalle poste mi hanno già telefonato chiedendomi: “Ma il reddito di cittadinanza lo accreditiamo sul c/c o se lo sputtana prima ancora di prenderlo?” “La seconda!” ho risposto.

Domani vado a fare domanda di pensione e poi mi gioco alle macchinette i risparmi dalla flat tax.

Scusate, ma non riesco a prendere sul serio il prossimo governo…

Un popolo che nella misura di un elettore su tre vota un partito come il M5S; un popolo che nella misura di due elettori su cinque votano per una coalizione capitanata (prima) da uno che non era nemmeno candidabile e (ora) da uno che sbraita contro gli immigrati che spennano i piccioni e che si appresta a occupare il ministero degli interni, beh, un popolo così si merita di essere salvato (salvato da sé stesso)?

No.

Un popolo così si merita soltanto di essere lasciato a sé stesso, che già questa è la peggiore punizione che possa capitargli.

Avendone la possibilità, sarebbe il momento giusto per andarsene.

Purtroppo non posso farlo, e allora cerco di difendermi come posso. Oggi ho ripreso in mano un libro che fa ormai parte della nostra storia: Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi. E’ un libro che mi ricorda gli anni del Liceo, le discussioni sulla nostra storia, sulle nostre contraddizioni, sulle nostre speranze.

Mi ritrovo spesso a pensare alla nostra storia, probabilmente è un segno della vecchiaia. Ormai sento sempre più spesso il bisogno di staccare completamente la mente dalle cose “terrestri” che non riguardano direttamente me o la mia famiglia e di indirizzare le mie (ormai poche) energie intellettuali verso le cose veramente importanti e verso le letture stimolanti ma impegnative.

P.S.: Giulia Grillo ministro della salute mi rassicura…

31 maggio 2018 Posted by | Politica | | 9 commenti