Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Sdoganare “quando c’era lui”?

Se le parole di Tajani, presidente del Parlamento Europeo, sul fascismo italiano sono quelle che si leggono qui, ha detto una cazzata.

Ha detto una cazzata come di chi dice: sì, ho ammazzato un paio di pedoni sulle strisce pedonali perché andavo a novanta all’ora in pieno centro storico, ma prima avevo fatto lavare l’auto!

Ma Tajani non è un’aquila. Tutt’altro. C’è chi dice che abbia pronunciato quelle parole per strizzare l’occhio a chi potrebbe rieleggerlo presidente. Può anche darsi, ma in questo modo si corre il rischio di sdoganare una dittatura che ha trascinato l’Italia nel baratro, ben prima della guerra.

In Europa, l’Italia non fa soltanto paura per il suo debito pubblico, ma anche per queste curiose “rivisitazioni” della storia contemporanea.

P.S.: se proprio dobbiamo sdoganare, attendo il  monumento alla mordacchia messa a Giordano Bruno prima di bruciarlo vivo.

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18 marzo 2019 Posted by | Guerra al terrore, Manate di erudizione, Questa poi... | , | 4 commenti

Mi chiedo come sia possibile…

Si stanno avvicinando le elezioni (europee e amministrative), entrambe – se non ho capito male – il 26 maggio.

Epperfortuna che hanno unificato le date (a parte, ovviamente, i ballottaggi)!

Si vota, dunque, e i candidati si stanno scaldando, anche a livello locale.

E mi chiedo come sia possibile che alcuni candidati abbiano la capacità di coagulare attorno a sé il peggio della feccia esistente. Persone arroganti, oppure ignoranti, oppure semplicemente ridicole. Qualcuno in buona fede, catturato dalle promesse del prestigiatore di turno.

C’è chi si candida per l’ennesima volta, incapace di staccare le sue (flaccide) chiappe dalla poltrona, anche se trattasi di quella di consigliere comunale. Che viene da chiedergli: ma non ce l’hai una vita tua? Fatti un orto, fatti un/una amante, fatti semplicemente, ma vai fuori dai coglioni!

C’è chi si candida a capo di fantomatici movimenti dagli altisonanti nomi latini, oppure a capo di movimenti “a difesa di” qualsiasi cosa (ospedali in primis, ma non solo).

E poi aprono i point, cioè affittano ex negozi in centro per farvi la loro sede durante la campagna elettorale, per poi sparire dal giorno dopo, sia che vincano sia che perdano.

E spendono soldi, un sacco di soldi, che una persona minimamente pensante dovrebbe chiedere loro: ma chi ti dà tutti questi soldi? E in cambio di che cosa?

Mi aspetto che le elezioni abbiano un effetto anche sulla mia azienda e sul mio lavoro.

Qualcosa mi ha già sfiorato, ma l’ho ricacciata al mittente.

Se qualche candidato vincerà, ovviamente chiederà la mia testa, ma poco me ne cale: l’incarico di direttore non l’ho cercato e lo cedo volentieri al leccaculo di turno.

In fondo, io non ho mai fatto carriera con certe “prestazioni fuori orario“.

Vuol dire che avrò tempo per scrivere il mio prossimo libro…

A muso duro

17 marzo 2019 Posted by | Politica | | 8 commenti

Naufraghi senza volto

I loro morti come i nostri è il titolo di un capitolo di questo libro, balzato agli onori delle cronache per quella notizia del ritrovamento di una pagella cucita all’interno dei vestiti di un bambino morto annegato nell’affondamento del barcone carico di migranti nell’aprile 2015.

I loro morti come i nostri è un po’ il leitmotiv di tutto il libro.

Quando una persona muore in una disgrazia, chi resta in vita ha diritto di sapere con certezza com’è morto il proprio caro e avere una tomba sulla quale piangere ed elaborare il proprio lutto.

Lo pretendiamo quando i nostri concittadini sono coinvolti in disgrazie in altri Paesi, ma vi sono Paesi che non hanno nemmeno gli occhi per piangere (oppure li hanno, ma li spendono in armamenti per farsi la guerra tra poveri, armamenti che – detto per inciso – vendiamo anche noi). Allora in questo caso è nostro dovere dare un nome a queste persone, rimettere insieme i loro “cocci”, nel caso in cui qualcuno venga da lontano a cercare le loro salme.

A cominciare dal naufragio dell’ottobre 2013,  che coinvolse circa 400 eritrei e dove vennero recuperati 366 cadaveri, fino ad arrivare al naufragio dell’aprile 2015: un barcone che trasportava forse un migliaio di persone, che fu ripescato nell’estate del 2016 e dal quale furono sottoposti ad autopsia 528 vittime, oltre ad altri 325 crani e ossa varie.

Cristina Cattaneo era il medico legale a capo dei tecnici che erano incaricati di “identificare” questi morti, in quell’operazione condotta nella base militare di Melilli, in provincia di Siracusa.

E durante le operazioni di ricomposizione dei cadaveri emersero particolari delle storie dei migranti: chi si era portato la pagella scolastica, chi un sacchettino di terra, chi la tessera della biblioteca o la tessera di donatore di sangue.

Storie di gente che aspirava a una vita migliore, in un mondo migliore.

P.S.: domani importante visita medica, al termine della quale ho già trovato un ristorantino emiliano…

12 marzo 2019 Posted by | Libri | | 1 commento

C’è tempo

Oggi sono andato a vedere questo film di Uolter Veltroni.

Ho capito subito che era meglio se il Uolter si dava fin da giovane al cinema, lasciando da parte la politica…

No vabbe’, scherzo, in fondo Veltroni mi è anche simpatico, cioè tra i due (Veltroni e D’Alema) ho sempre preferito il primo (capirai… direte voi, il secondo era/è/sarà un gran furbacchione, ma quanto a simpatia, ne ha come una medusa che ti si strofina sulle chiappe).

Comunque è un film carino, i quattro protagonisti sono bravi e su tutti spicca Giovanni Fusco.

Ma la storia non è che sia proprio originale: due persone che in partenza non si sopportano e poi alla fine diventano… fratelli.

Uolter l’ha confezionata benino, ma in alcune parti il film secondo me perde il ritmo.

Comunque un’ora e tre quarti godibili, dai. In fondo c’è di peggio…

 

10 marzo 2019 Posted by | Film | | 1 commento

L’uomo del gas

Nell’immediato dopoguerra nel mio paese un imprenditore diede vita all’azienda del gas.

Era una di quelle tipiche aziende di paese, con dipendenti del luogo che conoscono il territorio (e le persone che lo abitano) come le proprie tasche.

Uno di questi dipendenti “storici” divenne “l’uomo del gas“.

Lo conobbi alla fine degli anni ottanta, durante la mia prima esperienza come assessore. Era un signore di bell’aspetto, sempre in ordine, sbarbato, folti capelli neri ben pettinati. La sua professione gli forniva anche un certo carisma. Era sposato e aveva un figlio. Non aveva bisogno di tessere di riconoscimento quando si presentava per la lettura del contatore: tutti lo conoscevano.

Con il passare degli anni la piccola azienda del gas di paese venne venduta a una grande azienda, ma l’uomo del gas continuò a fare il proprio lavoro: ne rappresentava un po’ la memoria storica. Quando il figlio raggiunse la maggiore età fu assunto anche lui in azienda. Si somigliavano tantissimo padre e figlio: stessa corporatura, stessa capigliatura, il secondo avrebbe sicuramente ereditato la posizione del padre.

Sono passati tanti anni da allora. L’uomo del gas è andato in pensione, girano per il paese i nuovi automezzi della grande azienda con tecnici in trasferta e per i contatori si fa l’autolettura.

Da un po’ di tempo vedevo l’uomo del gas entrare e uscire dalla casa di riposo.

Pensavo avesse ricoverato qualche genitore o qualche altro parente. Sabato mattina ho fatto un giro nei reparti e l’ho visto nell’ala dove sono ricoverati i cosiddetti pazienti gra.d.a. (gravi disabilità acquisite): un acronimo per definire i pazienti gravemente cerebrolesi, quelli che possono stare per anni immobili in un letto, senza muoversi, senza parlare, nutriti artificialmente.

Mi stavo chiedendo cosa ci facesse lì, quando ha iniziato a spingere una carrozzina, venendo verso di me.

Quando mi è stato davanti mi si è gelato il sangue nelle vene: quello che stava in carrozzina, ridotto a un simulacro di sè stesso ma ancora riconoscibile dietro al suo sguardo perso nel nulla era il figlio.

“Ma quello – ho chiesto a un infermiere – è suo figlio?”

“Sì. – mi ha risposto – Viene qui tutti i giorni a spingere la carrozzina. Si legge il dolore sul suo volto. A volte si ferma tutto il giorno e capita che si addormenti sulla poltrona di fianco al letto.”

E’ in queste situazioni che si comprende come possa trasformarsi la nostra vita da un momento all’altro e quale dono sia ogni giorno che trascorriamo in salute…

La cura – Franco Battiato

 

 

4 marzo 2019 Posted by | Storie ordinarie | | 8 commenti

Domani è un altro giorno

Oggi pomeriggio sono andato a vedere questo film.

Ci sono andato perché ho letto soltanto poche parole delle sue recensioni (“Una commedia toccante sull’esistenza umana e sul senso più profondo dell’amicizia“).

Ci sono anche andato perché uno dei protagonisti è Marco Giallini, che come attore a me piace molto.

Dopo dieci minuti ho capito di cosa trattava la storia: Giuliano (Giallini) ha un tumore al polmone che “se ne sta andando in giro per il corpo” e ha deciso di sospendere le terapie, perché gli allungheranno soltanto di un poco la vita, essendo destinato a morte certa.

Il suo amico Tommaso (Mastandrea), saputo di questa decisione, parte dal Canada e va a trovarlo per stare con lui per quattro giorni.

Capirete che, nella mia situazione, un film così potrebbe anche destabilizzarti, ma evidentemente il percorso che ho fatto con la mia psicologa a qualcosa è servito.

Quello che mi è piaciuto maggiormente del film è la totale mancanza di melensaggine. Un film delicatamente ironico e commovente.

Perché così va trattato il nostro ultimo viaggio: con ironia e commozione.

E con la consapevolezza di avere fatto tutto il possibile…

Domani è un altro giorno

2 marzo 2019 Posted by | Film | | 10 commenti

Ernesto Sparalesto

Mi ricordo da bambino le avventure di Ernesto Sparalesto e altri simpatici personaggi dei cartoni animati di Hanna-Barbera (che mi chiedevo sempre, visto che Hanna era indubitabilmente una donna, chi mai fosse ‘sto Barbera…).

Ernesto Sparalesto era un cavallo, vestito da sceriffo del far west, che spesso agiva insieme al suo assistente Babalui, un asinello dalla simpatica voce nasale.

Ricordi di gioventù, certo, rinvigoriti da episodi della vita odierna.

Un simpatico imprenditore di un paese vicino alcuni anni fa, esasperato dai continui furti nei suoi cantieri, una notte, avvertito non so come e non so da chi dell’ennesimo episodio criminoso, si recò nel suo cantiere accompagnato da un suo dipendente.

E qui accadde il fattaccio: sparò e ferì uno dei ladri.

La nostra non è soltanto una terra di agnolotti, salame, gutturnio e compagnia bella. E’ anche una terra di sparacchiatori.

Per tre gradi di giudizio Peveri è stato riconosciuto colpevole di tentato omicidio: tre gradi, mica ciufoli. Ma ciò non è bastato a scatenare la protesta dei cosiddetti “cittadini per bene” e dei relativi sindaci, che adesso raccoglieranno le firme, qualcuno ha proposto anche una raccolta fondi, fose poi anche di vestiti usati…

Qualche giorno fa il procuratore di Piacenza, che si occupò delle indagini, ha rilasciato un’intervista nella quale ha fatto un po’ di chiarezza sul fatto, ricordando che questa vicenda non c’entra nulla con la legittima difesa.

Il procuratore ha ricordato che il condannato (che ha sempre dichiarato di avere sparato per errore, che non voleva, ecc.) dalle indagini risulta  che fece inginocchiare davanti a sé uno dei ladri, immobilizzato dal suo dipendente e ormai inoffensivo e che lo minacciò diverse volte, fino a sparargli.

Per questo è stato accusato di tentato omicidio, non di eccesso di legittima difesa.

Ma ormai è inutile: il popolo ha deciso: banchetti e raccolta firme nel fine settimana, centinaia di post sui social e chi più ne ha più ne metta. Se poi consideriamo che qui fra qualche mese si vota…

Che dire?

Preferivo di gran lunga Ernesto Sparalesto…

 

21 febbraio 2019 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , | 5 commenti

Cessata attività

Oggi è iniziata la svendita in uno storico negozio di abbigliamento del mio paese che chiude i battenti per cessata attività.

Quando ho visto i manifesti in giro mi ha preso un senso di nostalgia, come se stesse andandosene un altro pezzettino di me e della mia storia.

Il negozio in questione (non proprio un negozietto, piuttosto una media struttura) iniziò la sua attività una trentina di anni fa, in un paese vicino al nostro, posizionato in bella vista sulla via emilia. Era uno dei pochissimi negozi già allora aperti la domenica, dove si potevano trovare vestiti “popolari” accanto a quelli un po’ più costosi, di marca.

Con l’apertura del centro commerciale, si trasferì nel nostro paese, ampliando l’offerta e la superficie di vendita.

Ricordo con nostalgia quando ci si trovava con amici e conoscenti a spulciare tra camicie, magliette, pantaloni, mutande, tute da ginnastica.

Era la condivisione di qualcosa che si è perso nel tempo.

Può sembrare banale dirlo, ma anche un negozio può dare il senso di appartenenza a una comunità.

Negli ultimi anni i clienti sono andati diminuendo sempre di più. Ultimamente il negozio era quasi sempre deserto. Disertato dai giovani, che preferiscono le grandi catene in città o nei grandi centri commerciali; i “diversamente giovani” (come il sottoscritto) evidentemente hanno ridotto drasticamente i consumi, anche nell’abbigliamento. Per non parlare del commercio on line.

E così domani mattina andrò a fare un giro – forse l’ultimo – nel negozio che mi ha visto acquistare quei vestiti che per mia figlia sono inesorabilmente da bollare come “da vecchio”, ma che per me invece rappresentano un pezzo della storia mia e del mio paese.

Del nostro povero paese…

I Miei Pensieri Sono Tutti Lì – Pierangelo Bertoli

16 febbraio 2019 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , , | 5 commenti

Un sogno bellissimo

Stanotte ho fatto un sogno bellissimo.

Anzi, più che stanotte direi stamattina, perché secondo me il sogno è avvenuto tra le sei (cioè quando è suonata la sveglia e io con una manata l’ho prontamente zittita) e le sette (quando mia moglie mi ha svegliato con un calcio negli stinchi avvisandomi che ero in ritardo di un’ora sulla tabella di marcia).

E’ stato uno di quei sogni che è impossibile raccontare, perché sono legati a ricordi degli anni belli della nostra vita, inframmischiati con situazioni del presente, ma dove dell’oggi ci sono solamente gli aspetti piacevoli e quindi tutta l’atmosfera diventa quasi fiabesca.

Uno di quei sogni che per l’interessato (che nel caso specifico sarei io medesimo) ci vuole poco a interpretare, perché sono lo specchio di desideri, speranze, tentazioni, nostalgie, rimpianti.

Ero così di buon umore che neanche la preparazione in fretta e furia mi ha fatto innervosire e quando sono arrivato in ufficio ho compiuto un gesto d’incoraggiamento nei confronti di alcune colleghe che in questo periodo sono un po’ sotto stress e che è stato molto apprezzato.

E, per finire in bellezza, stasera ho mangiato una bella razione di lasagne!

La cura

 

 

13 febbraio 2019 Posted by | sogni | | 7 commenti

Il mondo di Sofia

Non ho mai letto un libro più noioso, insulso e improbabile di questo.

Mi ci sono voluti 40 giorni e due week end chiuso in casa con una sottospecie di influenza per finirlo.

Più di una volta volevo abbandonarne la lettura, ma l’ho proseguita per tre motivi: primo, per rinfrescare un po’ i miei ricordi liceali di storia della filosofia; secondo, per vedere come l’autore riusciva a uscirne fuori da una storia che a definire kafkiana vuol dire essere magnanimi; terzo, perché mi scocciava tanto aver buttato 17 euro (che comunque li ho buttati ugualmente).

Se uno vuole leggersi una storia della filosofia occidentale (perché solo di quella occidentale si parla), si prenda quella di Bertrand Russell.

Vabbe’, domani torniamo al lavoro dai…

Buona settimana a tutte/i.

P.S.: piaciuto Sanremo?

10 febbraio 2019 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 7 commenti