Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Omero, Iliade

Libro scritto per essere letto in pubblico, secondo me non rende bene la “potenza” letteraria dell’Iliade.

Contiene però, alla fine, alcune considerazioni sulla guerra.

L’Iliade è un libro che magnifica, esalta la guerra. Ma dà anche voce al desiderio di pace delle donne, al loro dolore.

La guerra – scrive Baricco – è bella. Se non fosse così bella, perché gli uomini, dopo averne fatte di infinite, continuerebbero a farla?

Occorre trovare qualcosa di più bello da fare.

Io, modestamente, qualche idea in proposito ce l’avrei…

(Cucinare)

🙂
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24 novembre 2017 Posted by | Libri | | 9 commenti

La teoria della pozzanghera

Questa l’ho elaborata tra ieri sera e stamattina (cioè stanotte).

A dire la verità, ero partito riflettendo su quelle persone che continuano a lamentarsi, che hanno fatto del lamento una ragione di vita.

Poi, non so per quale collegamento, mi sono focalizzato su quelle persone che non affrontano i problemi e da lì mi è venuta la teoria della pozzanghera.

Vi sono diversi modi di affrontare i problemi (affrontare, non necessariamente risolvere). Uno di questi, che oggi va alla grande, è negare che esistano. Negare che esista un problema per queste persone risolve il problema stesso: se non esiste, che problema può mai essere?

A volte però i problemi sono talmente evidenti che nemmeno questa spudoratezza può resistere, per cui scatta la seconda opzione: scaricarli sugli altri.

Ed è qui che mi è venuta fuori la teoria della pozzanghera.

Se voi immergete i piedi in una pozzanghera (a Roma avreste soltanto l’imbarazzo della scelta), vi inzuppate, vi infangate, vi inzaccherate, vi insudiciate. Vedrete le vostre belle scarpine, magari appena acquistate approfittando del blec fraidei, trasformarsi in una polpetta di cartapesta.  E se scalciate, la situazione non può che peggiorare.

Se invece scegliete un momento in cui intorno alla pozzanghera stanno altre persone e ci saltate dentro improvvisamente, uscendone subitissimo, otterrete l’effetto di sporcarvi di meno e inzacchererete gli altri, i quali è vero che vi manderanno a quel paese, ma intanto li avrete coinvolti nel vostro problema.

Che poi, se proprio voleste fare i bastardi, potreste anche gettare un quotidiano sulla pozzanghera (che almeno servirebbe a qualcosa) così non vi sporchereste proprio (soprattutto se è uno di quei quotidiani belli corposi, come Repubblica, che l’acqua prima di passare tutte le pagine ce ne vuole…).

Capito?

Ora mi leggo l’ultimo capitolo del mio libro e poi me ne vado a nanna.

Buonanotte.

P.S.: oggi a pranzo ho mangiato i pizzoccheri. bboni!

Aveva una splendida voce

23 novembre 2017 Posted by | Pensieri disarcionati, Un po' di me | , | 14 commenti

Cosa aspettarsi ancora dalla vita (pensione a parte)?

Cage for bird

Che non è mica roba da poco, eh (parlo della pensione…).

Allora, aspettando l’inarrivabile lascito del mondo del lavoro, mi sono arrivati un paio di messaggi di questo tenore: “Non mi aspetto più niente dalla vita“.

A tutta prima il messaggio mi è sembrato una resa, un abbandono della partita. Poi ci ho riflettuto bene e mi è sembrato… una resa, un abbandono della partita.

E mi sono chiesto: ma cosa mi aspetto io dalla vita?

E’ presto detto.

Anzitutto, mi aspetto di vivere ancora un po’. Quel tanto che basta per rendere un po’ più forte mia figlia.

Poi mi aspetto di vivere un po’ meglio, cioè di migliorare la mia qualità di vita, il che non guasta mai.

E poi…

E poi mi aspetto delle grandi novità, perché la vita riserva sempre sorprese.

Che siano positive o che siano negative, sempre sorprese sono.

Insomma, dire che non ci si aspetta più niente dalla vita mi sembra un po’ troppo… poco.

Ecco.

Vita

21 novembre 2017 Posted by | Pensieri disarcionati, Un po' di me | , | 13 commenti

Quella carezza della sera

E’ un paradigma di quello che manca.

“Non so più il sapore che ha

quella speranza che sentivo nascere in me.

Non so più se mi manca di più

quella carezza della sera

o quella voglia di avventura,

voglia di andare via di là”

(o di qua…)

Quella carezza della sera

 

5 novembre 2017 Posted by | Musica, Un po' di me | , | 4 commenti

Bambini in fuga

Bambini in fuga” è la storia di un gruppo di bambini ebrei in fuga prima dalla Germania, poi dalla Jugoslavia e infine approdati in Italia, durante la seconda guerra mondiale, precisamente a Nonantola, in provincia di Modena, e della protezione che ricevettero dalla popolazione locale, che li salvò dai nazisti e dai fascisti. e permise loro di raggiungere la terra di Israele.

Ma è anche la storia di un loro persecutore, che aveva come obiettivo della propria vita quello di sterminare gli ebrei, meglio ancora se bambini. E non sto parlando di Hitler, di Mussolini o di altri gerarchi nazifascisti, bensì di Amin al-Husayni, palestinese, musulmano e Gran Mufti di Gerusalemme.

Mirella Serri, attenendosi ai documenti storici, riesce a raccontare questa storia inserendo degli episodi raccontati in forma romanzata e ha confezionato un bel libro, di quelli che quando li hai finiti ti viene voglia di approfondire la storia e di sapere che fine hanno fatto i suoi protagonisti.

Ma  andiamo con ordine, perché questa storia merita di essere raccontata, seppure per sommi capi.

Vi fu un periodo, nei primi anni trenta, in cui paesi come la Germania, l’Ungheria, la Bulgaria e la Romania pensavano di liberarsi degli ebrei spedendoli in Palestina, oppure nella colonia francese del Madagascar.

Ma a partire dal 1937 la Palestina divenne un territorio off-limits per gli ebrei: era comparso sulla scena un nuovo attore, il Gran Mufti di Gerusalemme Amin al-Husayni, deciso a bloccare l’emigrazione degli ebrei in Palestina e a dimostrare la loro incompatibilità con qualsiasi altro popolo.

Al-Husayni era quello che oggi verrebbe definito un islamista radicale, uno di quelli che invitava gli arabi a sgozzare gli ebrei, che fece assassinare gli arabi moderati che si opponevano alle sue folli teorie, amico dei nazisti e dei fascisti, salito a quell’incarico anche per colpa dell’ignavia degli occidentali. Riuscì a ottenere il blocco delle emigrazioni ebraiche in Palestina, che dovettero ripiegare quindi sull’espatrio clandestino.

Un gruppo di 43 bambini e ragazzi ebrei nel 1941 venne fatto uscire da Berlino e dirottato in Jugoslavia, in attesa che potesse proseguire verso la Palestina seguendo la rotta balcanica via terra, in quanto i porti erano controllati dai nazifascisti. Qui ebbero la fortuna di incappare nel diplomatico italiano Luca Pietromarchi, che resistette alle insistenze dei tedeschi e riuscì a farli entrare nella Slovenia italiana.

Intanto il Gran Mufti continuava la sua opera, tesa a convincere Hitler e Mussolini (come se ce ne fosse bisogno) che gli ebrei andavano sterminati, soprattutto i bambini; la sua ambizione era quella di creare un unico Stato arabo sotto la sua giurisdizione e sotto la legge islamica, che comprendesse l’Iraq, la Palestina, la Transgiordania, la Siria e il Libano.

Intanto i tedeschi avevano avviato la germanizzazione della Slovenia, con tanto di fucilazioni e di rastrellamenti di ostaggi, destinazione lager. La Croazia era in mano agli ustascia, decisi a liberarsi di serbi, zingari ed ebrei, cioè di oltre il 30% della popolazione croata. In questa situazione, l’esercito italiano era poco propenso a seguire le regole dei tedeschi e a consegnare loro gli ebrei di Croazia. E quando la tenaglia nazifascista si strinse su di loro, i 43 ragazzi erano già in Italia, dopo un tormentato viaggio in treno nel quale soldati e carabinieri italiani “chiusero un occhio”.

Arrivati a Nonantola, i giovani ebrei (molti dei quali orfani) fraternizzarono subito con la popolazione locale che, così come per i carabinieri e i militari, non si spiegavano le ragioni dell’odio nei loro confronti: “Ma perché i tedeschi vi cacciano via?” era la domanda ricorrente, formulata in assoluta buona fede.

Intanto il fetentone del Gran Mufti aveva deciso di trasferirsi a Berlino, perché i paesi arabi non erano più tanto sicuri e la guerra non aveva un esito così favorevole come sperato. Ma il fetentone era contento ugualmente, perché finalmente i tedeschi avevano deciso di aprire i loro forni anche ai bambini e così un milione e mezzo di bambini e ragazzi finì stritolato nella macchina dello sterminio: più di un milione erano ebrei, gli altri erano rom, polacchi e sovietici, nonché tedeschi con qualche handicap, prelevati negli istituti di ricovero.

Intanto nell’agosto del 1943, sempre grazie a Pietromarchi, arriva l’agognato permesso per i ragazzi di Nonantola di raggiungere la Turchia, oppure in subordine la Svizzera. Ma nel frattempo c’è stata la destituzione di Mussolini il 25 luglio e poi arriva l’8 settembre. E dopo l’8 settembre arrivano i nazisti e i fascisti di Salò. E allora la popolazione di Nonartola si fa in quattro per proteggere i ragazzi, nascondendoli in un seminario, procurando loro documenti falsi affinché potessero raggiungere la Svizzera.

Il libro si chiude con un ricordo delle persone che salvarono la vita a questi ragazzi ebrei.

Il reverendo Don Beccari e il dottor Moreali (i primi italiani ai quali fu dedicato un albero nel “Viale dei Giusti ” a Gerusalemme), i preti e le suore del seminario di Nonantola, gli impiegati del Comune,  i militari e i carabinieri e via dicendo. Alcune pagine del libro non possono non suscitare commozione.

Ma una domanda sorge spontanea: il fetentone del Gran Mufti che fine ha fatto?

Pure lui aveva cercato di entrare in Svizzera, ma senza riuscirci. Approdò quindi in Francia e poi in Austria, braccato dagli anglo-americani e dai russi. Scartata l’ipotesi di rifugiarsi in Arabia, tornò in Francia. Nel corso del processo di Norimberga vennero fuori le sue colpe, ma i francesi e gli inglesi a parole dicevano di volerlo processare, ma in realtà avevano paura di inimicarsi le popolazioni musulmane del medio oriente e dell’India e lo lasciarono espatriare in Egitto, dove venne accolto come un eroe. E fu proprio in Egitto che al-Husayni incontrò un suo lontano e giovane parente, il diciassettenne Yasser Arafat. Il suo obiettivo rimase quello della “guerra per generazioni” nei confronti degli ebrei, anche se in quel periodo i giovani musulmani erano piuttosto freddi nei confronti della sua predicazione. Morì nel 1974 sepolto a Beirut, essendogli stata rifiutata la sepoltura a Gerusalemme.

Il resto, è storia di oggi…

Il libro, come si sarà capito, lo consiglio.

4 novembre 2017 Posted by | Storie ordinarie | , | 9 commenti

Mail

eMail Fotolia 4zu3

Quest’estate, quando ho comprato il cellulare nuovo, ho impostato la mia mail sull’aggeggio.

Inaspettatamente, il fetentone ha scaricato tutte la mail dal sito, dal 2009 fino a oggi.

Mi sono così ritrovato migliaia di mail sul telefono, che ho iniziato pazientemente a cancellare.

Facendolo, mi sono accorto di quanto tempo sia trascorso nel frattempo.

Ho ritrovato mail a suo tempo lette ma lasciate lì.

Ho ritrovato dei “per sempre“, dei “mai più“, degli “addii“.

Implacabilmente, sto cancellando tutto.

Ma ho ritrovato una mail della quale mi ero completamente dimenticato.

Ho impostato la risposta ma non ho avuto il coraggio di inviarla.

Riprendere alcune cose del passato non è così facile.

E poi, ne vale la pena?

L’ho lasciata lì nelle bozze.

Vedremo…

Pescatore

29 ottobre 2017 Posted by | Storie ordinarie | | 7 commenti

Il ritratto

Ho deciso che lunedì appenderò in ufficio un ritratto di Anna Frank.

La cornice me la compro con i miei soldi.

Non per moda, ma tanto per fare sapere subito a chi entra da che parte sto.

Non sto dalla parte della violenza e dell’arroganza.

Non sto nemmeno dalla parte della “supremazia” (così nella vita come nel lavoro).

Preferisco ragionare e raggiungere un accordo, piuttosto che fare  valere il mio “potere”, come vorrebbe il mio amministratore.

Preferisco convincere piuttosto che ordinare.

Sto dalla parte che ritengo giusta.

Direte: e che c’entra tutto questo con Anna Frank?

C’entra, c’entra,,,

E il primo che mi chiede “ma quella è tua parente?” lo mando a quel paese.

P.S.: ieri sera ho litigato con mia figlia. A un certo punto lei mi ha detto “vai a cagare”. Lei ha negato di avere pronunciato queste parole, ma le ho sentite io e anche la mamma. Io non mi sono mai permesso di mandare a cagare i miei genitori. Ora i rapporti sono interrotti.

28 ottobre 2017 Posted by | Un po' di me | | 11 commenti

Un sogno

Stanotte ho fatto un sogno.

O per meglio dire, stamattina mi sono ricordato di un sogno fatto stanotte.

Stavo passeggiando in campagna, in una piatta campagna della bassa. C’era il sole, ma non faceva caldo torrido.

Camminavo su una strada di terra battuta, su un terreno leggermente in salita.

A un certo punto ho visto davanti a me spuntare come dal nulla un paese, o per meglio dire un borgo.

Incuriosito e attirato da tale visione, ho deciso di raggiungerlo, ma improvvisamente la strada davanti a me ha presentato una biforcazione.

A sinistra, la strada diventava un viottolo sassoso, curvo, un po’ più stretto della via maestra, ma sembrava prendere la direzione del borgo.

A destra, la strada rimaneva in terra battuta, lineare, ma sembrava prendere una direzione opposta al borgo.

Io rimanevo di fronte a questo bivio, incerto sul da farsi, quando mi sono svegliato.

P.S.: non è vero che gli imbecilli, i deficienti, i cretini, i coglioni e i razzisti sono inutili. A volte ci fanno riscoprire figure, libri, situazioni delle quali ci eravamo un po’ dimenticati.

Perché come ha scritto giustamente qualcuno, gli imbecilli verranno dimenticati presto, ma di lei ci ricorderemo ancora per decenni e decenni.

26 ottobre 2017 Posted by | sogni | | 5 commenti

Germinale

Ma è mai possibile che per leggere un buon libro occorre andare indietro fino all’ottocento?

E poi magari si trovano capolavori come questo di Emile Zola, che lasciano quasi sensa fiato.

Germinale è stato pubblicato nel 1885 ma è più attuale di tante ciofeche che riempiono le classifiche letterarie dei giornali. Racconta la vita e la storia di un villaggio di minatori nella secondo metà dell’ottocento in Francia, le loro condizioni di vita, le loro sofferenze, i loro desideri e lo sciopero con  il quale cercano disperatamente di migliorare la vita loro e dei loro figli.

Ma siamo agli inizi della diffusione delle idee socialiste e comuniste e la lotta dei minatori si scontra con la durezza delle posizioni della società mineraria, dei padroni.

Non esito a dire che nelle ultime duecento pagine (su un totale di cinquecento) diventa difficile staccarsi dalla lettura.

Zola non compie particolari sforzi per farci simpatizzare con i minatori, ma il suo stile narrativo ci porta inevitabilmente dalla loro parte. E quando descrive le condizioni di vita dei borghesi, dei padroni della miniera, si capisce quanto il romanzo sia attuale ancora oggi: “Bastano i primi 8 ‘Paperoni’ del pianeta per fare la ricchezza dei 3,6 miliardi più poveri. E’ quanto calcola il rapporto Oxfam – la ong britannica attenta all’economia sociale – che conferma il dato che emerge dal 2015: l’1% dei più facoltosi al mondo possiede quanto il restante 99%“.

Forse per la prima volta i poveri, gli straccioni sono i protagonisti di un romanzo e al loro interno le donne occupano un posto fondamentale: doppiamente sfruttate, dai padroni e dagli uomini, dai mariti e dagli amanti.

Ma se i minatori di Zola vengono sconfitti, la loro speranza di un mondo migliore riesce comunque a camminare, anche incespicando, compiendo errori, arretrando sotto i colpi dell’avversario.

Insomma, un libro da leggere assolutamente.

Ennio Morricone – Cinema Paradiso

22 ottobre 2017 Posted by | Libri | | 9 commenti

Una brutta faccenda…

Oggi sono stato protagonista, mio malgrado, di una brutta faccenda.

Anzi, a dirla tutta, di un vero e proprio tentativo di truffa ai miei danni.

E la cosa mi ha fatto pensare a quanto siamo – senza generalizzare – un popolo di grandissime teste di cazzo.

Per farla breve, sono sei mesi che sto tribolando per riuscire ad avere gratuitamente dal SSN la mia protesi nasale.

A dire la verità, la mia ASL è disponibile ad autorizzare la fornitura, purché vi fosse la prescrizione da parte della struttura ospedaliera che ha effettuato l’intervento chirurgico sul mio nasino.

E qui sono iniziate le difficoltà.

Da un lato, l’ospedale continuava a frapporre sempre nuovi ostacoli alla prescrizione (non sappiamo… è una cosa nuova… attendiamo disposizioni dall’azienda…), dall’altro lato un medico – ex dipendente della stessa struttura ospedaliera – si dichiarava disponibile a fornirmi la protesi, ovviamente a pagamento.

Esasperato, ho scritto una mail di protesta al direttore generale e al direttore sanitario dell’ospedale, esponendo la mia situazione.

Improvvisamente la situazione si è sbloccata, e il medico prescrittore mi ha fissato un appuntamento per oggi, dopo che io gli ho indicato la strada che doveva seguire per la prescrizione.

Ma…

Un’ora prima dell’appuntamento ha iniziato a chiamarmi il medico privato, mandandomi anche un messaggio nel quale diceva di essere a conoscenza del mio appuntamento di oggi.

La cosa mi ha fatto imbestialire.

Ho capito che doveva esserci sotto un accordo truffaldino tra ospedale e medico privato: il primo tentava di portarmi all’esasperazione, in modo tale che mi rivolgessi al secondo, pagando di tasca mia quello che potevo ottenere gratuitamente dalla mia ASL.

E così mi sono recato all’appuntamento e ho capito perché la procedura si era improvvisamente sbloccata: il medico – chiaramente infastidito – mi ha informato che era stato aperto un procedimento disciplinare nei confronti suoi e di altri tre medici perché qualcuno aveva scritto al direttore generale lamentando ritardi nella procedura.

E lui sapeva che ero stato io a scrivere.

Io ho incassato, ho lasciato che terminasse la prescrizione e poi l’ho informato che avevo ricevuto cinque telefonate dal medico che voleva fornirmi la protesi a pagamento, il quale sapeva del nostro appuntamento di oggi, del  quale eravamo a conoscenza solo in due e visto che non ero stato certamente io a dirglielo, che facesse lui 2+2…

Dalla faccia che ha fatto ho capito che era parte del tentativo di truffa.

Mi ha detto che il direttore sanitario era stato da lui e aveva smosso tutto il reparto per capire cos’era successo, che adesso lui avrebbe dovuto difendersi, che aveva tutte la mail inviate ai suoi colleghi, che di questi tempi basta che uno scriva e subito le cose si smuovono, ecc…

E per fortuna per noi pazienti!” ho risposto io, anche se avrei voluto dirgli brutta testa di cazzo che non sei altro, se avessi fatto il tuo dovere, per il quale peraltro sei lautamente pagato da noialtri, non saremmo arrivati a questo punto!

E magari anche un bel vaffanculo finale (o sa troppo di grillino?).

Pregherei (qui ci vuole…)

20 ottobre 2017 Posted by | Salute, Sani principi, Storie ordinarie | , , | 18 commenti