Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Portogruaro

Portogruaro è un ridente (!) paese della cosiddetta città metropolitana di Venezia, di quasi 25.000 abitanti.

Personalmente non ci sono mai andato e non vedo nemmeno motivi per andarci, se non quello di guardare in faccia il sindaco, anzi, la sindaca.

La sindaca in carica dal 2015 si chiama Maria Teresa Senatore, che a leggere le notizie che la riguardano deve essere un tipo un po’ “particolare”.

Tanto particolare che in occasione delle celebrazioni del 4 novembre 2015, passando in rassegna le persone schierate in prima fila, ha “saltato” una ragazza di colore, non stringendole la mano (potete vedere la scena dal minuto 14 in avanti).

Per fortuna (nostra) qualcuno ha filmato la scena, diffondendola in rete. Dico per fortuna perché a occhio mi sa che la sindaca è una di quei politici capaci di negare anche l’evidenza e in assenza di immagini secondo me avrebbe candidamente negato l’episodio.

Successivamente, ha chiamato la ragazza in municipio, con la quale c’è stato un “sereno scambio di opinioni” (non si capisce su che cosa) e i due si sono scambiati la stretta di mano che avrebbe dovuto avvenire 15 giorni prima.

Perché riesumare questa notizia?

Non per il fatto in sé, indubbiamente grave, ma in questi anni è successo anche di peggio.

Quello che mi ha colpito è stata la faccia tosta della sindaca, che, incalzata dopo il fattaccio, ha risposto: non me ne sono accorta.

Che dire?

Grande antesignana di suoi colleghi che riescono a prenderci per il culo a ogni piè sospinto:

il rischio di aumento dell’IVA? Colpa dei governi precedenti;

La temuta chiusura dell’ILVA? Colpa dei governi precedenti;

l’Italia sott’acqua per la pioggia? Colpa dei governi precedenti.

E’ sempre colpa degli altri. Io non c’ero mai e se c’ero dormivo.

Io la chiamo strategia dell’assenza: la colpa è sempre di qualcun altro.

Per raggiungere questo obiettivo è anche necessaria una raffinata strategia mediatica, tendente a fare dimenticare alla gente – che già di per sé è portata a fregarsene di tutto e di più – tutto quello che è accaduto fino al giorno prima.

Ed è ovviamente necessaria anche (o soprattutto) una notevole faccia tosta.

E invece la regola della politica è completamente diversa: ogni politico eredita problemi aperti da quelli che hanno governato in precedenza, qualcuno lo risolverà (si spera) e a sua volta ne lascerà altri aperti a quelli che verranno dopo.

Così vanno le cose.

Diffidate dai tipi la colpa è di quelli di prima.

17 novembre 2019 Posted by | Politica, Questa poi... | , | 10 commenti

Sdoganare “quando c’era lui”?

Se le parole di Tajani, presidente del Parlamento Europeo, sul fascismo italiano sono quelle che si leggono qui, ha detto una cazzata.

Ha detto una cazzata come di chi dice: sì, ho ammazzato un paio di pedoni sulle strisce pedonali perché andavo a novanta all’ora in pieno centro storico, ma prima avevo fatto lavare l’auto!

Ma Tajani non è un’aquila. Tutt’altro. C’è chi dice che abbia pronunciato quelle parole per strizzare l’occhio a chi potrebbe rieleggerlo presidente. Può anche darsi, ma in questo modo si corre il rischio di sdoganare una dittatura che ha trascinato l’Italia nel baratro, ben prima della guerra.

In Europa, l’Italia non fa soltanto paura per il suo debito pubblico, ma anche per queste curiose “rivisitazioni” della storia contemporanea.

P.S.: se proprio dobbiamo sdoganare, attendo il  monumento alla mordacchia messa a Giordano Bruno prima di bruciarlo vivo.

18 marzo 2019 Posted by | Guerra al terrore, Manate di erudizione, Questa poi... | , | 4 commenti

Ma voi sapevatelo?

Siete mai usciti di casa di corsa, perché in ritardo, e arrivati a metà scala vi siete chiesti: “Ma ho chiuso la porta di casa?”.

Siete mai scesi dall’auto di corsa, perché altrimenti chiude il negozio che vende il pane e voi e tutta la vostra famiglia dovete cenare a base di crecher, e vi siete chiesti: “Ma ho chiuso l’auto?”

A me è successo tante volte, ma mi hanno spiegato che il rincoglionimento non c’entra niente.

Il fatto è – mi hanno spiegato – che quando la mente ha troppe cose a cui pensare, entra in uno stato di risparmio energetico, cioè compie automaticamente alcune operazioni di routine, mantenendo la concentrazione sulle cose importanti.

Quindi, se tornate indietro e scoprite che la porta di casa o la portiera dell’auto erano chiuse, anche se non vi ricordavate di averlo fatto, tutto normale.

Se invece erano aperte…

 

31 gennaio 2019 Posted by | Questa poi... | , | 11 commenti

Cattivo

malo, malvagio, tramalvagio (arc.), bigio (arc.), croio (arc., fig.), malnato (fig., lett.), reprobo, improbo, nequitoso (arc.), niquitoso (arc.), rio (arc.), pravo (lett.) □ malacarne ● cattivone, cattivaccio □ cattivello, viziato ● erba cattiva, malerba, malapianta □ peste, birba (lett.), pestifero □ pecora nera ● meschino, gretto, basso □ spregevole, indegno, miserabile, abietto, tristo, tristoso (arc.), dolente (arc.), doloroso (arc.) □ tristanzuolo (lett.), tristarello (lett.), tristerello (lett.) □ ingrato □ viperino □ cinico □ malvolente (lett.), malvogliente (arc.) ● perfido, malevolo, maligno □ diabolico, luciferino, infernale □ velenoso □ rettile, serpe, serpente, tersite, drago (arc.) □ infido □ carogna, bastardo, fetente, puzzone (centr., fig.) stronzo (volg.), figlio di puttana (volg.), figlio di buona donna □ cane □ iena □ disgraziato, sciagurato □ cattivo soggetto, pessimo soggetto, poco di buono, sbandato □ malintenzionato □ mascalzone, filibustiere, canaglia, ribaldo, furfante, farabutto, marrano, maramaldo, delinquente, berrettino (raro, lett., fig.), birbone, briccone □ avanzo di galera, faccia patibolare □ sfruttatore, negriero (est.) □ da evitare, da cui è meglio stare alla larga □ malfamato ● [di donna] arpia, megera, strega, versiera (tosc.) □ cagna □ vipera, serpe, aspide ● orco □ cerbero □ mostro, belva, animale □  crudele, crudivoro (est., fig., arc.), diro (lett.) □ ferino □ scellerato, flagizioso (lett.), malferace (arc.) □ empio □ fello (arc.), fellone (arc.) □ aguzzino, torturatore, persecutore □ feroce, sanguinario, assetato di sangue □ sadico, perverso, curvo (arc., fig.) □ boia, macellaio □ nerone □ anima dannata, anima nera (come il carbone), tizzone d’inferno □ anticristo (est.) □ segnato da Dio (fig., pop.), segnato da Cristo (fig., pop.) □ diavolo, satanasso, diavolo dell’inferno □ genio del male, lucifero (raro, fig.), angelo del male □ incarnazione del diavolo, della malvagità, del male ● che non perdona, senza pietà, impietoso, duro, coriaceo, insensibile, disumano, implacabile, spietato ● [di animale] aggressivo, pericoloso, feroce ● [di azione, ecc.] brutto, pessimo, tremendo, atroce, terribile, terrificante, orrendo, nefando, scellerato, riprovevole, orribile, imperdonabile, iniquo, mostruoso □ oscuro, torbido ● vomitevole, vomitoso, ributtante, ripugnante ● [pref.] caco

Non chiedetemi cosa sono questi, perché si capisce benissimo: sono sinonimi del termine “cattivo“.

Ma d’ora in avanti a raggruppare tutti questi termini basterà citare il nome di quell’indomito assessore del Comune di Trieste, tale Polidori, che ha gettato nel bidone dei rifiuti i miseri stracci di un barbone.

Guardatelo bene: Rambo gli fa un baffo a lui. Ha il coraggio dipinto in faccia. Il pericolo gli fa il solletico.

Pensate a quanto lavoro avrebbe questo qui a Roma: hai voglia a gettare nei cassonetti tutta la spazzatura che sta in strada!

Voi vi/mi chiederete: ma questo qui secondo te è cattivo?

No, questo qui è semplicemente stronzo. Cattivi stanno diventando gli italiani: insensibili, meschini, menefreghisti.

Non c’è bisogno di parlare di stranieri o di barboni per accorgersene: basta girare per strada. La gente aspira i messaggi che arrivano dall’alto e si comporta di conseguenza.

Se Salvini può dire chissenefrega dell’Europa, io non posso dirlo del vigile, del pedone, del mio “subordinato” al lavoro, delle tasse da pagare?

Domani mattina ho convocato una riunione in ufficio tra i cosiddetti dirigenti aziendali. Una delle cose che voglio dire è che in azienda siamo tutti colleghi:  dal direttore (cioè io) alla signora che fa le pulizie. Perché sul piano organizzativo le mansioni si distinguono non tra chi sta in alto e chi sta in basso, ma tra chi è responsabile del proprio lavoro e chi è responsabile anche del lavoro altrui.

Ma è una battaglia persa.

Ho l’impressione che ci sia qualcuno che ha una gran voglia di guerra, ma uno come quel Polidori, che a fare la guerra se la fa sotto solo a nominarla. Sono i nostalgici dell’armiamoci e partite. Le guerre le fanno sempre gli altri, i poveri in prima battuta, cioè quelli che dalle guerre non hanno niente da guadagnarci, ma in molti casi sono i primi a volerle fare. Salvo accorgersi della fregatura quando è troppo tardi.

Vabbe’, ho sproloquiato abbastanza.

Vi saluto e buona settimana.

Mamma mia

Dimenticavo per le gentili signore: vi site riposate dopo la sfacchinata di stanotte?

6 gennaio 2019 Posted by | Guerra al terrore, Questa poi..., Storie ordinarie | , , | 1 commento

Costa Rica

Una notizia buttata lì così, in trentunesima pagina: “Il Costa Rica, il primo Paese senza un esercito“.

Il 1° dicembre 1948 Josè Figueres, vincitore di una guerra civile lampo, depose armi e divise, i militari divennero civili e i fondi dell’esercito furono dirottati su istruzione e sanità.

Figueres guidò un governo di unità nazionale per 18 mesi, per dare un nuovo assetto al Paese: scrivere la Costituzione, dare il diritto di voto a donne e neri, nazionalizzare le banche, abolire l’esercito e assicurare istruzione e sanità gratuite, votare un’Assemblea costituente.

Oggi il Costa Rica è una delle democrazie più stabili del mondo, un piccolo Paese che ha detto no alle perforazioni petrolifere per sviluppare l’ecoturismo e produce tutta l’energia elettrica da fonti rinnovabili.

Mattuguarda… potrei anche cambiare la mia destinazione alle Auai…

 

 

11 dicembre 2018 Posted by | Questa poi..., Sani principi | | 5 commenti

Io non ci credo, ma…

Stamattina mi sono svegliato con una sequenza di numeri in testa.

Una sequenza da interpretare certo, ma i numeri erano chiari.

Io non ci credo molto ma… chi l’avesse mai detto? Mettete che…

Beh, insomma, li ho giocati al lotto.

Avessimo visto mai?

P.S.: oggi pomeriggio ho schiacciato un pisolino e ho sognato che c’era un gran temporale. Lampi e tuoni e a un certo punto… un tuono da squarciare i timpani e contemporaneamente un luce accecante: un fulime aveva colpito la mia casa.

Devo iniziare a preoccuparmi?

9 dicembre 2018 Posted by | Questa poi..., Un po' di me | , , | 5 commenti

Una settimana da dimenticare…

Quella appena trascorsa (per lo meno dal punto di vista lavorativo) è stata una settimana durissima.

Ma che dico durissima? Peggio: di diamante!

Lo è stata anzitutto sul piano lavorativo, per via di uno scontro che ho avuto con l’amministratore della mia azienda.

E lo scontro è iniziato con una mossa da parte sua che non mi aspettavo e che mi ha spiazzato: mi ha minacciato.

La mia reazione c’è stata, ma a posteriori ritengo che non sia stata sufficientemente decisa.

E così, anche se lui è andato a dire con altri colleghi che ha passato alcune notti insonni, io ho rimuginato sulla cosa e sono giunto alla conclusione che la cosa non può certo finire qui.

Durante tutta la settimana l’amministratore non mi ha contattato (solo una breve mail oggi), ma io sto prendendo le mie contromisure.

Anzitutto desidero tutelare me stesso: un vecchio proverbio recita “verba volant, scripta manent“, ma anche i “verba” possono rimanere… (chi vuole intendere, intenda…).

Ma rimane il mio sconcerto per un comportamento inconcepibile: mai mi era accaduto in oltre trent’anni di lavoro. Forse l’arroganza, l’impudenza e la faccia di tolla di certi personaggi hanno ormai raggiunto livelli stratosferici, autoalimentandosi e autogiustificandosi.

La vita familiare non aiuta e a peggiorare ulteriormente la situazione c’è lo scoppio improvviso della mia allergia: respirare alla sera diventa un’impresa, anche se sono imbottito di antistaminici.

L’unica cosa positiva della settimana appena trascorsa è stata che ho ripreso ad andare in bicicletta: solo 52 chilometri per ora, perché le gambe si devono riprendere dall’ozio invernale (e anche la panza dovrebbe scendere un po’), ma tanto è bastato per farmi riprendere confidenza con i pedali.

Speriamo che in questi giorni non piova, così posso affrontare nuovamente le salite/pianure/discese delle nostre valli e liberare la mente da tutti i pensieri malsani che si sono accumulati in questi giorni. Perché, come dicevasi qui, l’importante è continuare il viaggio (finché ci è consentito).

Buon fine settimana a tutte/i!

Musica

 

 

27 aprile 2018 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie, Vita lavorativa | , , | 12 commenti

Idiosincrasia

Cos’è l’idiosincrasia (da non confondersi con l’indiosincrasia, che è ‘na roba orientale)?

Lasciando perdere l’accademia del cruscotto, è quando uno veramente non ne può più di una cosa, cioè s’è rotto definitivamente le palle!

Ecco, io sono idio(ta?)sincratico praticamente verso il mondo intero.

Stamattina sono partito alle otto perché dovevo andare in un certo posto (dove? praticamente sarebbero anche un po’ cazzi miei).

Mi dirigo al casello autostradale e noto che il traffico aumenta stranamente e improvvisamente.

Davanti al polo logistico stava un picchetto del sindacato RDB che ce l’aveva con qualche multinazionale “che vive sullo sfruttamento dei lavoratori“. Questi quattro coglioni bastava che attraversassero la strada e andassero in una qualunque delle tante aziendine padane per accorgersi che gli industriali nostrani sono decenni che vivono sfruttando la manodopera, che la fanno timbrare il cartellino anche per andare al cesso.

Ma tant’è.

Questi quattro coglioni hanno bloccato il traffico di auto e camion lungo la provinciale e quello in uscita dal casello autostradale; per fortuna sono riuscito a intrufolarmi nel casello prima che fosse bloccato pure l’ingresso.

Dopo avere percorso una cinquantina di chilometri mi sono accorto di avere dimenticato di fare gasolio e che non sarei riuscito ad arrivare alla meta. Così mi sono fermato al distributore di un autogrill e ho pagato il carburante così caro che se avessi messo del dom perignon nel serbatoio avrei sicuramente speso di meno.

Giunto all’altezza di quel di Campegine-Terre di Canossa, un tabellone autostradale mi avvisava che tra Reggio Emilia e Modena ci stava una coda di tre chilometri in aumento, causa incidente.

Allora ho preso l’uscita di Reggio Emilia e ovviamente mi sono accorto che non ero il solo ad avere avuto quella pensata: il traffico era cospicuo (notare la finezza dell’aggettivo, praticamente alla Di Maio). Arrivato in un certo paese del quale non ricordo il nome, il navigatore che avevo prudentemente acceso mi ha fatto deviare dalla retta via (…), forse per prendere una scorciatoia, ma io essendo sospettoso nei confronti delle scorciatoie dei navigatori gratuiti, sono tornato indietro, e bene ho fatto.

Giunto alla meta appena in tempo, ho parcheggiato in via Puccini e mi sono recato dove dovevo recarmi (che sono sempre cazzi miei). Dopo tre ore sono uscito, un po’ rincoglionito e ho percorso la strada a ritroso, in cerca di via Puccini, ma niente: ho incrociato via Bellini, via Rossini, via Monteverdi, via Chopin e un’altra decina di musicisti di tutte le razze, ma dell’autore della Manon Lescaut nemmeno l’ombra. Ho fatto il percorso per due volte prima di accorgermi che il cartello con il nome della via c’era soltanto dall’altra parte, dove avevo parcheggiato, ma non da questa dov’ero io.

Incazzato e sudato, sono salito in auto e ho ripreso la strada del ritorno, non prima di essermi fermato in un autogrill ed essermi sparato una razione di gnocchi al pesto e funghi e un tiramisù formato gigante.

Alla fine di questa via crucis sono arrivato a casa e ho proseguito la giornata con il mio programma programmato, non senza essermi detto prima: io non ce la faccio più.

E domani c’ho pure la psicologa.

Ma secondo me sono gli altri a dover andare dallo psicologo, mica io…

Alizee (che è sempre un bel vedere…)

17 aprile 2018 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie, Un po' di me | , | 12 commenti

Spreco io, guadagni tu

Esiste un farmaco chiamato Glivec che è in grado di bloccare la leucemia mieloide, un cancro che fino a ieri raramente lasciava scampo, mentre oggi non uccide più. Il suo principio attivo è l’imatinib.

Proprietaria dell’imatinib è stata la svizzera Novartis, che ne ha imposto il prezzo: da 15 a 26 euro la pillola, da 3.147 a 1.800 euro al mese di spesa. Circa 320 milioni di euro pagati ogni anno alla Novartis, dal 2001.

Tutto bene: la spesa ha salvato migliaia di vite.

Però…

Il brevetto della Novartis è scaduto il 21 dicembre 2016.

Invece di passare in gran fretta al generico, le Regioni se la sono presa comoda, con la sola eccezione del Piemonte, che ha indetto una gara tra le aziende produttrici del generico prima della scadenza, realizzando un risparmio del 97% (novantasette per cento).

Ora, è facile immaginare quanti soldi sono finiti nelle tasche della Novartis, che ha continuato a vendere il medicinale al prezzo da lei imposto: i soldi incassati, ovviamente, sono quelli nostri.

All’ospedale San Gerardo di Monza lavora il dottor Carlo Gambacorti-Passerini, primario di ematologia, (detto il Gamba), uno dei tre medici che hanno inventato l’imatinib (ovviamente all’estero) e lo hanno testato. Quando il brevetto è scaduto, il Gamba ha deviato subito verso il generico: “Così la terapia di un mese costa circa 40 euro, al posto dei 1.800 di prima“.

Ma non è finita qui.

Il brevetto internazionale dell’imatinib è scaduto nel 2013 e ogni Paese si è regolato come ha creduto.

Il Canada e la Corea del Sud sono passati subito al generico; alcuni hanno concesso alla Novartis proroghe di sei mesi. L’Italia ha concesso una proroga di quattro anni.

Ma anche dopo la scadenza della proroga, le Regioni sono in ritardo e ogni mese che scivola via garantisce alla Novartis un profitto enorme.

Così vanno le cose quando si liberalizza un farmaco per uso ospedaliero: ogni amministrazione agisce con tempi diversi, regalando milioni di euro alle aziende produttrici per farmaci che potrebbero costare molto meno.

Il Gamba si chiede: “Cui prodest?

13 marzo 2018 Posted by | Questa poi..., Salute | , | 5 commenti

L’eterno dilemma…

Meglio la bionda o la bruna?

Bonanotte!

27 dicembre 2017 Posted by | Musica, Questa poi... | , , | 16 commenti