Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

A volte penso…

… a quante cose avremmo potuto fare insieme.

Anzi, a quante cose avremmo potuto condividere insieme, che è diverso.

21 luglio 2021 Posted by | Ricordi, Rimpianti | , | 2 commenti

Malastagione

Anzitutto buon anno a tutte/i.

Ieri, primo giorno dell’anno, ho deciso di tenere spento il cellulare e non potete immaginare (a meno che qualcuno l’abbia fatto o lo faccia regolarmente) di come mi sia sentito bene. Poi stamattina ho dovuto accendere e… la magia è finita.

Comunque nella prima giornata dell’anno, tra semi lockdown all’italiana, freddo e neve, mi sono dedicato alla lettura. Dopo avere terminato Psicologia della stupidità, (ci tornerò su, perché la materia è infinita) ho pensato – in ricordo degli anni della mia adolescenza, quando aspettavo la vacanze di Natale per spararmi i gialli che non potevo leggere in periodo scolastico – di dedicarmi a qualche bella storia poliziesca e, aperta l’anta del mobile libreria in salotto, mi sono trovato di fronte questo libro.

Pubblicato dieci anni fa, regalatomi con tanto di dedica, è rimasto a riposo per un decennio.

Forse è vero che i libri decidono loro quando è il momento di leggerli. C’è differenza tra acquistarli e leggerli, sono due momenti diversi che esigono predisposizioni diverse.

E allora ieri mi sono immerso in questa storia che “profuma di ragù e vino rosso”, ambientata tra i monti della bassa modenese, protagonista un ispettore della forestale detto “Poiana” e una serie di altra varia umanità tratteggiata con leggiadria dai due autori con una scrittura che fila via liscia come un bianco frizzante quando la calura umida delle nostre zone spinge a rinfrescarsi dentro.

Ho messo da parte per un giorno tutte le paturnie del lavoro, della famiglia, i ricordi degli ultimi morti di Covid tra la gente che conoscevo; ho trovato anche il tempo di qualche partita a carte con mia figlia, annoiata dalla reclusione domestica.

Un rinnovato ringraziamento (tardivo?) a chi mi regalò questo libro.

Chissà che non ci sia spazio per qualche altra storia di questo duo. Chissà…

2 gennaio 2021 Posted by | Libri, Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 7 commenti

L’anniversario

In questi giorni festeggio un mio personale anniversario.

Non ci sono particolari celebrazioni, non ci sono feste e tanto meno rinfreschi.

Ci sono soltanto ricordi e rimpianti.

Siamo soltanto in due a conoscere questo segreto e l’altra persona non leggerà mai questo post.

Ma non passa giorno senza che ci pensi.

 

10 novembre 2020 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , | 1 commento

Firmino (un vecchio post di un’altra vita)

Cazzeggiando qua e là nel web, mi sono imbattuto nel mio vecchio blog, quello abbandonato circa dodici anni fa.

E cazzeggiando su e giù per il blog, mi sono imbattuto in questo post, in cui commentavo un libro appena letto, Firmino di Sam Savage.

Lo ripropongo perché c’è un passaggio che mi ha colpito.

E’ molto difficile che io acquisti libri appena usciti, specie se trattasi dei cosiddetti bestseller, per diverse ragioni.

Anzitutto, mi piacciono i classici e quindi è un po’ difficile trovare, che so, la Commedia (l’aggettivo Divina l’abbiamo aggiunto noi) oppure I miserabili in vetta alle classifiche dei libri più venduti. Fanno eccezione ovviamente quei libri dai quali viene tratto un film, come per esempio Il signore degli anelli, ma anche in quel caso l’avevo acquistato prima che scalasse le classifiche librarie.

In secondo luogo, sono portato a pensare che un libro, a differenza di un quotidiano, non abbia “scadenza” e quindi possa essere letto in qualsiasi momento.

Certo, questo non è sempre vero, ma a me, a dire la verità, non me ne frega niente.

Ogni tanto, però, faccio qualche eccezione. Volontariamente, senza farmi trascinare dalle vetrine delle librerie o dai titoli messi in bella mostra vicino all’ingresso, dopo averci riflettuto per bene.

Recentissimamente, praticamente qualche giorno fa, una di queste eccezioni è FIRMINO, Avventure di un parassita metropolitano, di Sam Savage.

Prima di tutto, occorre dire che questo è un libro scritto molto bene, anzi decisamente bene.

Firmino è un topo, anzi un ratto, il tredicesimo figlio di una nidiata di una pantegana semi-alcolizzata che (quando si dice la sfiga) ha solamente dodici mammelle. E allora che fa Firmino per sopravvivere? Mangia i libri della sottostante libreria, ma dal rosicchiamento alla lettura poco ce ne passa e Firmino diventa una specie di ratto intellettuale e sognatore, che dal suo nascondiglio, in un vecchio e decrepito quartiere di Boston, partecipa alla vita della libreria.

E poi va a teatro, sogna di essere Fred Astaire che balla con Ginger Rogers. E poi suona un piccolo pianoforte-giocattolo regalatogli dal suo amico scrittore, e suona nientepopodimeno che Cole Porter e Gershwin.

E, dal buco della soffitta sopra la scrivania del librario, legge il giornale insieme a lui.

Vi sono pagine del libro di una leggerezza narrativa incomparabile. Quando, per esempio, Firmino esce dalla tana al seguito della mamma e di una sorella e viene provocato dal suo “didietro peloso“.

Oppure la descrizione di “una nana, una giovane donna che indossava un cappotto di cammello dall’orlo rigato di fango e così grande che le cadeva addosso a mo’ di cono, come una tenda di pellerossa, un tepee, strisciando per terra” che dà la caccia ad un “libretto sottile” e il libraio si dirige a grandi passi, fiducioso, sul retro del negozio, “il braccio teso davanti a sè, le grosse dita ritratte a mo’ di artigli che pregustavano già la presa“, ma non lo trova. E Firmino che desidera saltar fuori dal suo nascondiglio e proclamare a gran voce “Eccolo. Mr Shine“, fantasticando di venire assunto come apprendista.

Oppure quando racconta che lo scrittore che lo ha preso con sé gli parla e lui ascolta, ma sa che in realtà sta parlando semplicemente con sé stesso, perché non ha la minima idea della sua vera indole, né soprattutto “che io avessi letto più libri di lui“.

E quando si lascia andare ad una meditazione che è un pugno nello stomaco: “Penso sempre che ogni cosa durerà in eterno, ma non è mai così. In realtà, niente esiste per più di un istante, tranne ciò che custodiamo nella memoria. Cerco sempre di conservare dentro di me ogni momento – preferirei morire piuttosto che dimenticare“.

Ecco, questa è la parte che mi ha colpito: è difficile che esista qualcosa di peggio che perdere la memoria. La memoria, di sé stessi, la memoria delle cose che abbiamo fatto, delle persone che abbiamo conosciuto: senza di essa, siamo nulla, zero. Perdere la memoria mi terrorizza, lo confesso. Forse perché giornalmente vedo gente affetta da demenza senile o da alzheimer, com’è accaduto anche a mia madre.

Così finiva il post:

Ovviamente non vi dico come finisce, ma vi dico però che, alla facciaccia di tutti i soloni che tengono corsi di quella che chiamasi scrittura creativa, questo libro non ha un vero e proprio incipit. Ovvero, l’incipit, se vogliamo essere precisi, è praticamente tutto il primo capitolo, lungo una decina di pagine.

Ho appena finito di leggerlo e quindi lo toglierò dalla lista dei “libri sul comodino”. Costa 14 euro (da alcune parti scontato, che di questi tempi non fa mai male), ma li vale tutti.

P.S.: giugno 2008, proprio un’altra vita…

PP.SS.: domani mare, sperando di non restare imbottigliati in autostrada…

Giorgia – Gocce di memoria

29 luglio 2020 Posted by | Libri, Ricordi, Rimpianti | , | 9 commenti

I ponti di Madison County

Ritorno ancora su questo film, che è ripassato in tv un paio di giorni fa (ho perso l’inizio, ma per il resto me lo sono rivisto tutto).

Ne avevo già parlato in un mio post precedente, ma ora, incuriosito, ho voluto leggere anche il libro e l’ho scaricato dalla biblioteca virtuale regionale: era disponibile e così me lo sono sciroppato tutto nel uichend (complice anche “qualcosa” che ci costringe in casa, a noi padani…).

Devo dire che quella vecchia canaglia di Clint Eastwood ha confezionato un piccolo gioiello, accompagnato da quella stupenda attrice di Meryl Streep.

Questa è la storia di una grande occasione perduta, nel senso che non si è saputa o potuta cogliere e che rimane nel nostro cuore per sempre.

Credo che molti di noi si portino dentro la propria grande occasione perduta.

Io sì.

Le grandi occasioni perdute sono quelle che ti permettono di vivere comunque la tua vita, ma in modo un po’ diverso rispetto a prima, con un piccolo segreto nel cuore che nessuno deve conoscere, perlomeno non finché sei in vita. E così accade alla protagonista, Francesca, che non segue Robert, con il quale ha vissuto una storia d’amore immensa ma durata lo spazio di qualche giorno. Non può, non sa lasciare la sua famiglia. Accompagnerà il marito fino alla morte; crescerà i figli, ma ogni anno rivivrà i luoghi, i posti, i colori, le immagini di lei in compagnia di Robert, di quel ricordo che non l’abbandonerà mai più.

Quattro giorni bastano per capire che due persone sono fatte l’una per l’altra, anzi, insieme danno vita a una terza persona? Sì, ne bastano anche meno, ne bastano anche due.

Ma le cose nella vita a volte pare che vadano per conto proprio e bisogna anche considerare l’incapacità di governarle, la paura, quell’attimo non colto che ci fa perdere l’occasione.

P.S.: le grandi occasioni perdute capitano una volta soltanto nella vita. Inutile volerle ripetere: diventerebbero ciofeche.

I ponti di Madison County

9 marzo 2020 Posted by | Film, Libri, Ricordi, Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , | 10 commenti

Brave ragazze

Sono andato a vederlo ieri pomeriggio.

Un film carino, senza tante pretese ma che fa passare un paio d’ore spensierate.

Le quattro protagoniste sono brave, e poi io c’ho un piccolo debole per Ambra, fin dalla sua partecipazione a Immaturi.

Il taglio femminile della regia secondo me si nota, e da’ un’impronta gradevole al film, che non è mai noioso.

Anche le figure di contorno sono ben caratterizzate.

E poi questo film – anzi, per essere precisi una scena di questo film – ha fatto da miccia a un sogno bellissimo che ho fatto stanotte e che ha reso migliore la mia giornata.

Forse ricorderò questo film anche per questo, in questo sabato 12 ottobre ormai trascorso.

Buona settimana a tutte/i.

Riccardo Cocciante – Celeste nostalgia

13 ottobre 2019 Posted by | Film, Ricordi, Rimpianti, Un po' di me | , , | 2 commenti

L’estate sta finendo…

.. e un anno se ne va, cantavano i Righeira nell’ormai lontano 1985.

E infatti per me non c’è niente come la fine dell’estate per marcare il passaggio da un anno all’altro.

E la fine dell’estate spesso non coincide con il 21 settembre, ma con il primo temporale che arriva improvviso tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, che porta con sé aria fresca e orizzonti segnati da neri nuvoloni densi di pioggia.

Se poi la fine dell’estate coincide anche con la fine delle ferie, allora il passaggio è ancora più marcato.

Chissà perché, ma da alcuni anni le estati mi sembrano sempre più brevi. Questa poi mi sembra sia stata brevissima: ho fatto sì e no due mesi e mezzo di bicicletta, e le salite mi sono sembrate più dure rispetto agli anni precedenti.

Ma per me questa estate ormai finita ha rappresentato anche un’altra cosa: la fine di una illusione.

Nove anni fa ho commesso un errore, anzi peggio: io che odio i vigliacchi, mi sono comportato come tale. Però non me ne sono accorto; sono stato insomma un vigliacco inconsapevole (che non è una scusante, sia ben chiaro).

Ebbene, questa estate ho coltivato l’illusione di poter rimediare a quell’errore, ma era appunto soltanto una illusione.

Ad alcuni errori è impossibile rimediare.

Così è la vita.

A mano a mano

8 settembre 2019 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 23 commenti

E’ finita?

Più di una volta mi sono chiesto se fosse finita per me l’epoca del blog.

Vengo una volta la settimana, due se va bene (a volte nemmeno quelle), frequento raramente i blog degli altri, molti dei vecchi amici/amiche se ne sono andati, i commenti sono sempre più rari, così come le visite.

Eppure, malgrado tutto, per me è difficile chiudere tutto.

Su queste pagine (e su quelle precedenti) ho trascorso momenti bellissimi, ho condiviso tanto, ho conosciuto diverse persone (qualcuno anche “di persona”). Ho riso, ho pianto, ho sofferto, mi sono preoccupato e ho gioito.

Ora mi si stringe il cuore quando clicco sul nick di qualche amico/a e salta fuori una pagina non trovata, un blog cancellato oppure rimasto fermo ad anni fa.

Ho iniziato il 26 luglio 2006, quasi tredici anni fa.

In tredici anni ne sono accadute di cose… Ho fatto scelte, alcune giuste, altre sbagliate. Me ne assumo tutte le responsabilità, senza dare la colpa a qualcun altro.

Questo nick mi ha tenuto compagnia nei momenti bui, in quelli difficili, è stato quasi un alter ego che mi ha seguito volontariamente, consapevolmente, costantemente, delicatamente. Come faccio a dargli il benservito?

Io proseguo, può darsi che abbia ancora bisogno di lui…

 

21 Maggio 2019 Posted by | Ricordi, Rimpianti, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , | 9 commenti

I treni

Era settembre. Gli ultimi giorni di settembre, quando le cose si fanno tristi senza una ragione.

E’ una delle prime frasi del racconto Il lago di Ray Bradbury.

Una di quelle frasi magiche che, almeno per me, accendono una lampadina nella mente. Una lampadina che fa luce su ricordi e rimpianti.

Il bambino corre sulla spiaggia, la madre rimane lontana, lui si ritrova solo ed entra nell’acqua del lago.

Tally! Tally! urla una decina di volte, ma Tally, la sua amica Tally di dodici anni,  non risponde, perché quel giorno non era più uscita dall’acqua: era andata troppo al largo, e il lago non le aveva permesso di tornare. A scuola lei non sarebbe più stata seduta vicino a lui.

E allora, in questo ultimo giorno di vacanze, il bambino costruisce un castello di sabbia, ma solo metà.

Tally, se mi senti, vieni a costruire il resto.

Il giorno dopo, si va sul treno, via, lontano. Si torno alla vita di tutti i giorni.

I treni hanno la memoria corta: presto si lasciano tutto alle spalle.

Il tempo passa, il bambino si fa uomo, si sposa e un giorno ritorna.

Come la memoria, i treni funzionano nei due sensi. Un treno può ributtarti addosso tutti i ricordi che ti sei lasciato dietro tanti anni prima.

Il castello di sabbia è ancora lì, ancora a metà, ma con piccole orme che venivano dal lago e tornavano di nuovo al lago e là sparivano.

Tutti hanno avuto un treno nella vita. Anche nella mia ce n’è stato uno. E’ arrivato ed è ripartito, un paio di volte.

Poi più niente.

A volte mi sembra di rivederlo, per un breve periodo ho anche avuto l’illusione di averlo ritrovato, ma era appunto un’illusione.

I treni non ritornano.

2 dicembre 2018 Posted by | Ricordi, Rimpianti | | 8 commenti

Volevo solo camminare…

E’ un periodo strano questo.

Qualche settimana fa, camminando per il centro del paese (cosa che faccio raramente) ho visto passare sul marciapiede di fronte una ragazza, compagna di classe di mia figlia alle scuole medie, mentre mangiava un gelato (le temperature qui al pomeriggio sfiorano a volte i 20 gradi, si vede in giro qualcuno ancora in maglietta a maniche corte). Camminava tranquillamente mangiando il suo cono, in compagnia del padre, un postino del paese. I due li vedo spesso camminare a piedi, perché il padre è invalido e non guida l’auto.

Osservandoli, sono stato preso da un moto di nostalgia: di quando anch’io camminavo per il paese in compagnia di mia figlia, oppure giravamo in bicicletta, o in moto. Cose che non accadono più da tempo.

Così oggi pomeriggio, terminato il lavoro, quando mia figlia, da bravo “martello pneumatico”, è riuscita a strapparmi l’acquisto di un paio di scarpe ed eravamo tutti e due pronti per uscire, le ho detto: “E’ inutile che prendiamo l’auto per andare in centro, dovendo poi girare come trottole per trovare parcheggio. Andiamo a piedi.

Non l’avessi mai detto.

Si è rifiutata categoricamente di uscire a piedi, continuando a chiederne il motivo (che era quello che già le avevo spiegato).

E così i suoi continui “Ma perché? Ma no!” con toni di voce sempre più striduli mi hanno fatto innervosire, mi sono svestito e ho concluso: “Se non sei neanche disposta a fare 500 metri a piedi, vuol dire che le scarpe non te le meriti proprio.

Lei è tornata a studiare e io a farmi i cavoli miei.

L’episodio però mi ha lasciato dentro un non so che di “amaro”.

Sappiamo che con i figli bisogna sopportarne di tutti i colori, ma non sono tanto sicuro che queste piccole ferite non lascino il segno.

Stasera, quando è venuta a scusarsi prima di andare a letto, ho accettato le scuse solo formalmente: non ho visto nel suo atteggiamento alcun segno di dispiacere per quanto accaduto. Anzi, mi ha pure chiesto perché ero arrabbiato.

Vuol dire che non ha capito un cazzo.

 

 

13 novembre 2018 Posted by | Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 22 commenti