Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

I treni

Era settembre. Gli ultimi giorni di settembre, quando le cose si fanno tristi senza una ragione.

E’ una delle prime frasi del racconto Il lago di Ray Bradbury.

Una di quelle frasi magiche che, almeno per me, accendono una lampadina nella mente. Una lampadina che fa luce su ricordi e rimpianti.

Il bambino corre sulla spiaggia, la madre rimane lontana, lui si ritrova solo ed entra nell’acqua del lago.

Tally! Tally! urla una decina di volte, ma Tally, la sua amica Tally di dodici anni,  non risponde, perché quel giorno non era più uscita dall’acqua: era andata troppo al largo, e il lago non le aveva permesso di tornare. A scuola lei non sarebbe più stata seduta vicino a lui.

E allora, in questo ultimo giorno di vacanze, il bambino costruisce un castello di sabbia, ma solo metà.

Tally, se mi senti, vieni a costruire il resto.

Il giorno dopo, si va sul treno, via, lontano. Si torno alla vita di tutti i giorni.

I treni hanno la memoria corta: presto si lasciano tutto alle spalle.

Il tempo passa, il bambino si fa uomo, si sposa e un giorno ritorna.

Come la memoria, i treni funzionano nei due sensi. Un treno può ributtarti addosso tutti i ricordi che ti sei lasciato dietro tanti anni prima.

Il castello di sabbia è ancora lì, ancora a metà, ma con piccole orme che venivano dal lago e tornavano di nuovo al lago e là sparivano.

Tutti hanno avuto un treno nella vita. Anche nella mia ce n’è stato uno. E’ arrivato ed è ripartito, un paio di volte.

Poi più niente.

A volte mi sembra di rivederlo, per un breve periodo ho anche avuto l’illusione di averlo ritrovato, ma era appunto un’illusione.

I treni non ritornano.

2 dicembre 2018 Posted by | Ricordi, Rimpianti | | 8 commenti