Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Vaccino o green pass?

Nelle aziende come la mia dal 10 ottobre è obbligatorio essere vaccinati. Chiunque entri per motivi lavorativi.

Su 160 dipendenti e collaboratori, tre soli non si sono vaccinati. Sono stati sospesi dal lavoro e, ovviamente, anche dallo stipendio.

Mi spiace di questa circostanza, ma non avevamo altra possibilità: i nostri utenti sono troppo fragili e la responsabilità personale (civile e penale) di un eventuale focolaio di Covid non è una bazzecola.

Personalmente, con tutti i rischi che abbiamo corso e che ancora corriamo, i novax, nopass, notutto mi stanno francamente un po’ (tanto) sulle palle.

Non so bene cosa bisogna fare, ma credo che occorra un “colpo gobbo” per uscire da questa situazione.

13 ottobre 2021 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | | 2 commenti

Israele e quella piccola salvata dalle acque

Noi occidentali siamo generosi, ma spesso soltanto a metà.

Tendiamo, cioè, a fare il gay con il culo degli altri.

Nel dopoguerra abbiamo tagliato a fette diverse aree del mondo, compreso il Medio Oriente, creando Stati completamente fittizi (vedi Libano).

Uno di questi Stati è quello di Israele, però per una motivazione molto più nobile: evitare che in futuro potesse accadere quello che è successo con la Germania nazista (ma anche prima, e senza i nazisti).

Soltanto che nella nostra foga caritatevole non ci siamo accorti che in quella striscia di terra ci stavano altre persone, che non l’hanno presa bene. Cioè noi abbiamo venduto una cosa che non era nostra, insomma. Come se lo facessimo con la Sardegna, la Corsica o il Galles: i sardi, i corsi e i gallici s’incazzerebbero, e non poco.

Poi da queste situazioni non sappiamo più venirne fuori, anzi tendiamo a complicarle ancora di più, perché praticamente quasi tutto il Medio Oriente sta in subbuglio. Ricordiamo, tanto per dirne una, che in Yemen si combatte da sei anni.

Che poi le tensioni tra Israele e i palestinesi provocano un tifo da stadio: o stai da una parte o stai dall’altra, non c’è via di mezzo. Quando invece si sa che la via della pace probabilmente starebbe proprio nel mezzo, e cioè nel rifiuto delle posizioni estremiste che, da una parte e dall’altra, fomentano la crisi, gli attentati, i massacri.

Non sta scritto da nessuna parte che israeliani e palestinesi non possano vivere in pace: in uno Stato, in due, in tre o quanti se ne vuole.

Quindi, visto che non sappiamo come risolvere le crisi che abbiamo creato noi, ci commuoviamo per la foto di un soccorritore che salva una neonata dalle acque. E giù tutti a piangere, senza chiedersi che fine ha fatto dopo quella bambina. E soprattutto senza chiedersi che cazzo di sta a fare la Spagna su un pezzo di terra africano (anzi, marocchino).

Im Nin’Alu – Ofra Haza

20 Maggio 2021 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Storie ordinarie | | Lascia un commento

10 aprile 2020

Il 10 aprile 2020 – me lo ricordo bene – cadde di venerdì.

L’Italia era piegata dal coronavirus, con una media di quasi 600 morti al giorno.

Non c’erano cure, le strutture sanitarie erano al collasso.

Non c’erano dispositivi di protezione individuale; le poche mascherine che si riusciva a reperire venivano riservate ai sanitari, che affrontavano il virus armati per lo più di coraggio e buona volontà.

La paura dilagava e l’unica risposta sembrava essere quella di chiudersi in casa.

Le attività economiche erano ferme, le strade deserte, il lockdown era totale.

Quel venerdì pomeriggio io presi l’auto e, munito di autocertificazione, mi recai presso la centrale elettronucleare di Caorso.

Qualche giorno prima avevo letto sul giornale locale che la società che gestisce la dismissione dell’impianto aveva donato all’ASL una fornitura di tute protettive. Allora avevo inviato una mail, chiedendo se potevano fare la stessa cosa anche con la mia azienda. Mi risposero affermativamente, a patto che fossimo andarti noi a ritirarle e così quel venerdì pomeriggio mi imbarcai per l’autostrada, diretto verso il paese della bassa.

Superati i controlli, mi riempirono il bagagliaio di preziose tute protettive, che sarebbero servite per gli operatori più esposti al rischio.

Ricordo ancora le chiacchiere con la persona che mi aveva aiutato a caricare il materiale in auto: era interessato a sapere come stavamo affrontando l’epidemia. Sentivo una sorta di spirito di solidarietà che poche volte avrei sentito in futuro.

E’ stato un periodo molto difficile. L’esposizione al rischio è stata enorme. Il lavoro era convulso, in preda a continue emergenze, qualche settimana sette giorni su sette, senza badare all’orario.

Ora abbiamo più cure, più DPI, abbiamo i vaccini, ma si è perso quello spirito di solidarietà, quel rispetto verso le persone più esposte che c’era un anno fa.

Oggi ci sono i coglioni che vanno in piazza a gridare che vogliono riaprire.

Perché li chiamo coglioni?

Ve lo spiego nel prossimo post.

Foreign affair

10 aprile 2021 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie, Vita lavorativa | | 8 commenti

I carabinieri di Piacenza

Credo che a pochi sia sfuggito quello che è emerso nei giorni scorsi a proposito della caserma dei carabinieri Levante di Piacenza: traffico di droga, festini a luci rosse, torture, ecc.

Ovviamente i politici locali si sono dichiarati tutti stupiti, attoniti, sbalorditi, increduli e via dicendo.

Ovviamente tutti hanno dichiarato che sì, ok, adesso sono venute fuori cose turpi, ma gli oltre centomila carabinieri sono puliti, perdincibacco.

Io vorrei fare invece un paio di considerazioni.

La prima la ripeto ormai da anni: non è normale che noi abbiamo l’esercito che scorrazza per il Paese, a occuparsi di ordine pubblico e di controlli fiscali.

L’esercito deve stare chiuso nelle caserme e deve uscire solo per motivi eccezionali.

A occuparsi dell’ordine pubblico basta la polizia. A scovare gli evasori basta l’agenzia delle entrate.

Carabinieri e Guardia di finanza vanno smantellati poco a poco.

La seconda forse non l’ho mai scritta ma l’ho sempre pensata. Piacenza è la classica città di provincia (dicono): tranquilla, lavoratrice, risparmiatrice.

Piacenza e provincia sono una una realtà stomachevole. L’apparente tranquillità nasconde quanto di più spregevole vi può essere in una realtà di provincia; il lavoro in realtà spesso non è altro che sfruttamento, oltre i limiti della legalità; i risparmi sono un cattivo frutto delle attività precedenti.

Non c’è niente da vantarsi nell’essere piacentini. Ma niente proprio.

Date retta.

 

26 luglio 2020 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | , | 12 commenti

Cronache dalla terra dei virus (15)

Sono giorni questi che potremmo definire… convulsi?

Sì, convulsi è un termine gentile per dire agitati, incazzati, nervosi, nevrotici, con i nervi a fior di pelle.

Martedì quando sono tornato al lavoro sembrava che fossi stato assente tre mesi, non tre giorni (apposta ho cercato di staccare completamente): sono entrato in ufficio alle otto di mattina e sono uscito alle sette di sera, senza mai fermarmi un attimo.

Poi la notte ho sognato che me ne stavo sul balcone di casa mia, appoggiato alla ringhiera; dal balcone accanto al mio usciva di casa la mia vicina di casa, si sporgeva dalla ringhiera e si gettava di sotto.

E io guardavo dall’alto il suo corpo spiaccicato a terra, tutto raggomitolato su sé stesso, cercavo di chiamare i soccorsi con il telefono ma le mie dita non ne volevano sapere di sfiorare i numeri giusti,e  così dovevo continuamente ritornare indietro, cancellare tutto, in preda all’ansia.

Poi ieri ci si è messo pure il terremoto.

Cioè, io mica l’ho sentito, mi hanno avvertito da casa e l’ho letto sui giornali.

L’ultima volta che ho sentito un terremoto erano gli inizi degli anni novanta. Era un sabato sera, stavo in casa perché avevamo ospiti, si mangiavano dolci e si beveva vino. A un certo punto sono andato in bagno per sciacquarmi la faccia e proprio nel momento in cui mi guardavo allo specchio ho sentito che qualcosa si muoveva intorno a me e ho pensato: “La prossima volta vacci più piano con il vino“. Quando sono tornato dagli altri, stavano tutti zitti zitti e mi hanno chiesto: “Non hai sentito muoversi tutto?

E io: “Mi sa che pure voi dovete andarci piano con il vino!

Buonasera.

P.S.: ho iniziato a mettere la mascherina, soprattutto al supermercato (l’unico posto che frequento oltre l’ufficio). L’ho fatto perché ormai ce l’hanno tutti e gli altri mi guardavano male. Non la sopporto: gli occhiali si appannano continuamente, il respiro si fa pesante e soprattutto quando si parla con gli altri si possono fare tutte le smorfie possibili, senza che l’altro se ne accorga. Dovremo anche abituarci a una periodo di inespressività?

17 aprile 2020 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | , | 2 commenti

Cronache dalla terra dei virus (14)

Tra le tante stronzate che girano per il web, questa a fianco mi ha fatto sorridere.

Effettivamente non deve essere un gioco da ragazzi una convivenza forzata 24/24 7/7, specialmente in certi piccoli appartamenti.

E non deve essere facile nemmeno per chi con la famiglia ci stava ogni morte di Papa.

A me, se devo dire la verità, mi salva un po’ il lavoro, che anzi in questo periodo mi tiene fuori casa più del solito.

Oggi pomeriggio per esempio ho dovuto fare un centinaio di chilometri in auto per lavoro e – a differenza di quanto mi aspettassi – sulla mia strada non ho incontrato alcuna pattuglia delle forze dell’ordine per i controlli. E dire che di auto ce n’erano in giro, secondo me troppe e con troppe persone a bordo.

Io non sono di quelli che premono per la cosiddetta “ripartenza”, forse perché dal mio punto di vista vedo ancora troppi punti critici. La salute prima di tutto, si dice, e secondo me non è soltanto un modo di dire.

Dopo quattro notti praticamente in bianco a causa dell’asma bronchiale provocata dalla mia allergia (quest’anno particolarmente aggressiva), oggi pomeriggio mi sono deciso a contattare il medico, il quale mi ha prescritto una iniezione di cortisone. E infatti stasera riesco a respirare quasi normalmente.

E visto che respiro come un neonato appena uscito dal ventre materno, me ne vado a riposare le mie stanche membra e vi auguro una buona notte e una migliore Pasqua e Pasquetta.

P.S.: eppure io, a ben vedere, di mogli io ne percepisco perlomeno sei o sette…  

10 aprile 2020 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | , | 2 commenti

Cronache dalla terra dei virus (13)

Qualche giorno fa, per la prima volta dall’inizio della pandemia, quando sono uscito di casa (per andare in ufficio) mi sono misurato la febbre: 36,1, 35,8, niente di che. Identica cosa al ritorno dal lavoro.

Un giorno appena alzato avevo 36,7 e la cosa mi ha preoccupato. Dopo la doccia, la colazione e la vestizione, prima di uscire di casa, la temperatura era già scesa a 36.

Mi immagino le lotte all’interno del nostro corpo tra il sistema immunitario e il virus.

Non porto la mascherina, ma vedo all’esterno che ce l’hanno quasi tutti: fra un po’ chi girerà senza verrà scambiato per untore.

Di notte capita di frequente che abbia incubi: a volte legati al lavoro, altre volte all’epidemia, altre volte ricompaiono vecchi fantasmi del passato.

Riesco a mantenere la calma, ma un numero sempre maggiore di persone mi irrita, anzi mi sta proprio sulle palle.

Oggi era la prima di una serie di giornate di sole che ci aspettano per i prossimi giorni: in altra occasione avrei inforcato la bicicletta e sarei partito per le nostre campagne.

Vabbe’, mo’ smetto di lamentarmi, eh?

Buona sera a tutte/i.

Musica!

4 aprile 2020 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | , | 5 commenti

Cronache dalla terra dei virus (12)

E’ il momento dei DPI (dispositivi di protezione individuale).

Tutti li cercano.

Tutti li vogliono.

Anzi, li pretendono.

Tutti diffidano.

Anzi, minacciano.

Peccato che di DPI in giro non se ne trovano, manco a pagarli a peso d’oro.

In genere va a finire così: il fornitore assicura di avere un milione di mascherine FFP2, marchio CE al prezzo dieci volte superiore di due mesi fa. Fai l’ordine contorcendoti le budella e quello ti dà una data di consegna. Arriva il giorno della consegna e alle tue richieste di chiarimento il fornitore risponde: ma io non ho detto che avevo un milione di mascherine, ho detto che aspettavo un milione di mascherine. Le mascherine sono ferme in dogana, che ci posso fare?

Allora i sindacati scrivono e telefonano: cosa aspettate a dare i DPI ai lavoratori? Abbiamo firmato un protocollo noi! Ti viene voglia di rispondere: sai dove puoi mettertelo il tuo protocollo?

Poi arrivano i dipendenti: volete proprio farci ammalare, eh? Perché non ci date i DPI?

Poi arriva il ci-penso-io e ti spara: c’è un mio amico la cui fidanzata è cugina dello zio di uno che lavora in una ditta che produce mascherine! Poi scopri che le fa con la carta igienica e due pezzetti di scotch ai lati.

Ecco.

20 marzo 2020 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | , | 6 commenti

Quello che dobbiamo riscoprire

Io non so quando usciremo da questo incubo di massa (ma quanti altri popoli al mondo stanno vivendo incubi anche peggiori?).

Non so neanche se ne usciremo migliori o peggiori rispetto a prima: spero migliori, temo peggiori.

Le disgrazie non rendono migliori la gente, e nemmeno le malattie: se eri testa di cazzo prima, tale rimani anche dopo.

Mi piacerebbe però che alcune cose le imparassimo.

Per esempio che ci sono cose che vanno ancora viste, toccate, annusate, sentite dal vivo, non attraverso uno schermo o un microfono.

Per esempio, che bisogna recuperare alcune sane abitudini che avevamo prima, ma prima prima, e che adesso riteniamo superate, ma che tali non sono.

Se io voglio parlare con il mio fornitore di energia elettrica, o mi apre uno sportello sul territorio, oppure mi mette a disposizione un operatore telefonico che sia un suo dipendente: non voglio parlare con un disco registrato e nemmeno con un call center. Costa troppo? E’ rischioso? Mica devo assumermi io il rischio d’impresa del mio fornitore.

Se voglio fare le operazioni bancarie o postali via web, va bene, ma ogni tot operazioni devo andare in banca o in posta, perché altrimenti perdo il contatto con la realtà. Devo vedere la faccia di colui che sta al di là dello sportello, della gente che aspetta.

Insomma, quello che voglio dire è che la gioia, la fatica, la paura a volte è necessario vederle in faccia, toccarle, annusarle. Non tutto si può trasferire sul web.

Stiamo vivendo un’ubriacatura insensata, che ci ha fatto dimenticare il senso e l’importanza del contatto umano (un po’ ce ne accorgiamo adesso, che dobbiamo stare attenti nei contatti interpersonali), che ci ha portato ad abusare della tecnologia, che ci ha fatto dimenticare il senso del tempo, dello spazio. Che ci ha fatto disimparare ad annusare, a dare importanza più a una firma digitale che a una stretta di mano.

Ecchecazzo!

Siamo uomini o robot?

 

18 marzo 2020 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | , | 9 commenti

Cronache dalla terra dei virus (11)

Ed eccoci qui, ancora (almeno per il momento).

E’ venuto il tempo del “ma ce la faremo?

Questa domanda arriva quando si vedono le persone a noi vicine morire, le persone che fino a poco prima incontravamo per strada, al bar, al cinema, al lavoro.

La mia azienda è allo stremo e pensavamo/speravamo di avere raggiunto il picco. Invece no, il picco sarà fra 15 giorni.

Ma ce la faremo, direttore?

Che devo rispondere? Che non lo so?

Certo che ce la faremo. Finché potremo saremo qui, ognuno a compiere il proprio lavoro. Adottando le precauzioni indicate.

Ma la gente ha paura!

La gente deve avere paura. La paura è l’altra faccia del coraggio. Chi non ha paura è un incosciente.

In una azienda già decapitata, dove il 98% degli operatori deve essere presente fisicamente, dove occorre prendere decisioni nell’arco di pochi minuti, io non posso stare a casa, non posso fare lo smart working.

Il capitano è l’ultimo a lasciare la nave.

Omelia Don Camillo

17 marzo 2020 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | , | 15 commenti