Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Una brutta faccenda…

Oggi sono stato protagonista, mio malgrado, di una brutta faccenda.

Anzi, a dirla tutta, di un vero e proprio tentativo di truffa ai miei danni.

E la cosa mi ha fatto pensare a quanto siamo – senza generalizzare – un popolo di grandissime teste di cazzo.

Per farla breve, sono sei mesi che sto tribolando per riuscire ad avere gratuitamente dal SSN la mia protesi nasale.

A dire la verità, la mia ASL è disponibile ad autorizzare la fornitura, purché vi fosse la prescrizione da parte della struttura ospedaliera che ha effettuato l’intervento chirurgico sul mio nasino.

E qui sono iniziate le difficoltà.

Da un lato, l’ospedale continuava a frapporre sempre nuovi ostacoli alla prescrizione (non sappiamo… è una cosa nuova… attendiamo disposizioni dall’azienda…), dall’altro lato un medico – ex dipendente della stessa struttura ospedaliera – si dichiarava disponibile a fornirmi la protesi, ovviamente a pagamento.

Esasperato, ho scritto una mail di protesta al direttore generale e al direttore sanitario dell’ospedale, esponendo la mia situazione.

Improvvisamente la situazione si è sbloccata, e il medico prescrittore mi ha fissato un appuntamento per oggi, dopo che io gli ho indicato la strada che doveva seguire per la prescrizione.

Ma…

Un’ora prima dell’appuntamento ha iniziato a chiamarmi il medico privato, mandandomi anche un messaggio nel quale diceva di essere a conoscenza del mio appuntamento di oggi.

La cosa mi ha fatto imbestialire.

Ho capito che doveva esserci sotto un accordo truffaldino tra ospedale e medico privato: il primo tentava di portarmi all’esasperazione, in modo tale che mi rivolgessi al secondo, pagando di tasca mia quello che potevo ottenere gratuitamente dalla mia ASL.

E così mi sono recato all’appuntamento e ho capito perché la procedura si era improvvisamente sbloccata: il medico – chiaramente infastidito – mi ha informato che era stato aperto un procedimento disciplinare nei confronti suoi e di altri tre medici perché qualcuno aveva scritto al direttore generale lamentando ritardi nella procedura.

E lui sapeva che ero stato io a scrivere.

Io ho incassato, ho lasciato che terminasse la prescrizione e poi l’ho informato che avevo ricevuto cinque telefonate dal medico che voleva fornirmi la protesi a pagamento, il quale sapeva del nostro appuntamento di oggi, del  quale eravamo a conoscenza solo in due e visto che non ero stato certamente io a dirglielo, che facesse lui 2+2…

Dalla faccia che ha fatto ho capito che era parte del tentativo di truffa.

Mi ha detto che il direttore sanitario era stato da lui e aveva smosso tutto il reparto per capire cos’era successo, che adesso lui avrebbe dovuto difendersi, che aveva tutte la mail inviate ai suoi colleghi, che di questi tempi basta che uno scriva e subito le cose si smuovono, ecc…

E per fortuna per noi pazienti!” ho risposto io, anche se avrei voluto dirgli brutta testa di cazzo che non sei altro, se avessi fatto il tuo dovere, per il quale peraltro sei lautamente pagato da noialtri, non saremmo arrivati a questo punto!

E magari anche un bel vaffanculo finale (o sa troppo di grillino?).

Pregherei (qui ci vuole…)

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20 ottobre 2017 Posted by | Salute, Sani principi, Storie ordinarie | , , | 17 commenti

Jane Goodall

Orphan chimpanzee at Tchimpounga Sanctuary grooms Dr. Jane Goodall

National Geographic mi aiuta a svicolare un po’ dalle frenesie delle notizie quotidiane sui Gentiloni, Berlusconi, Dalemoni, Meloni e compagnia bella. Almeno una volta al mese leggere qualcosa di veramente importante (come lo è questo nostro povero e bistrattato pianeta) fa piacere.

Questo mese il servizio di copertina è dedicato a Jane Goodall, che – lo confesso – prima di tre giorni fa non sapevo manco che esistesse (però sapevo dell’esistenza dei Salvini, dei Franceschini, dei grillini, dei Renzini).

Era un bel pomeriggio di metà maggio quando è scesa dall’auto davanti all’Auditorium di Roma per il suo primo incontro del Festival delle scienze organizzato da National Geographic. – scrive il direttore nell’editoriale – Ma anziché recarsi verso l’ingresso, dove la attendeva una piccola folla emozionata, è andata a sorpresa nella direzione opposta, rincorsa dai fotografi. E si è soffermata a lungo ad accarezzare due splendidi cavalli dei carabinieri che stazionavano di là della strada. E loro, docili, hanno chinato la testa. Sono stati pochi istanti, che tuttavia dicono molto di lei e del suo amore per gli animali. Tutti gli animali, non solo i suoi scimpanzé di Gombi Stream.

Per chi volesse saperne di più di questa “biondina slanciata che dedica più tempo alle scimmie che agli uomini” (come la definì un  comunicato della Associated Press del 1962), che ha dovuto superare lo scetticismo dell’establishment scientifico composto in maggioranza da uomini, che ha completato un dottorato alla Cambridge University (tra i pochi ammessi senza laurea), che ha formato generazioni di scienziati e ha scritto decine di libri, può consultare il sito della Jane Goodall Institute Italia.

Quella di Jane è una straordinaria storia di passione per la natura e gli animali, soprattutto gli scimpanzé, dei quali scoprì caratteristiche fondamentali e fino a quel momento sconosciute. E’ una storia di determinazione e di serenità contagiosa, che trasmette ai giovani che incontra.

E’ una storia, insomma, che merita di essere conosciuta (al posto di quella di Brunetta, Di Maio e La Russa).

L’ abbraccio dello scimpanzé Wounda a Jane Goodall

8 ottobre 2017 Posted by | Storie ordinarie | | 8 commenti

Làtito, latìto, latitò

Insomma, sono sempre meno presente qui,

Eh, che volete… fino al 25 si lavoricchia e la sera tra caldo, stanchezza e letture, la voglia di accendere il pc è sempre meno.

Poi ci sono i giorni nei quali sono a casa, ma mi alzo presto ugualmente per uscire in bici, e allora la sera si sentono nelle gambe le pedalate mattutine.

E poi c’è un po’ di sconsolatezza (si dice, no?): vogliamo chiamarlo sconforto, insofferenza, desolazione per un panorama italiano e mondiale sempre peggiore.

Uccidiamo per futili motivi, bruciamo, distruggiamo, avveleniamo: niente di nuovo, si potrebbe dire. No, ma la quantità di atti scellerati sta aumentando esponenzialmente. E chi cerca di ragionare, di mettere un freno a queste valanghe di insulti vicendevoli, viene a sua volta insultato, deriso, disprezzato.

Ho sempre apprezzato i ragionamenti di Chiara Saraceno e mi ritrovo in pieno nelle sue parole scritte su un quotidiano qualche giorno fa a proposito del volontariato e delle associazioni non governative.

Dapprima – scrive – si lascia loro un’ampia delega di fatto, se non di principio, per l’incapacità o impossibilità a far fronte a impegni presi e a bisogni non totalmente comprimibili“.

E’ vero. Questa donna sarà pure una studiosa, ma è una di quelle che sanno cosa accade nella realtà. Ricordo quando ero assessore in Comune: c’erano volontari che, a dispetto del loro ruolo, reggevano servizi che altrimenti avrebbero dovuto chiudere. Aprivano e chiudevano palestre, le pulivano e le sorvegliavano; svolgevano assistenza sui pulmini del trasporto scolastico; aprivano e chiudevano campi gioco, tanto per fare alcuni esempi.

Per questo – continua – viene rilasciata loro dallo Stato e dagli enti locali una sorta di delega in bianco, con pochi controlli anche quando vengono stipulate convenzioni formali“.

E’ vero anche questo. Sia in presenza di accordi diretti con i singoli volontari, sia in presenza di convenzioni con associazioni, il Comune si disinteressava dell’operato di queste persone. A volte qualcuno veniva in Comune a chiedere una pala e qualche euro per sistemare qualche aiuola e i burocrati comunali pareva dovessero fare un contratto notarile per adempiere alle loro richieste e tutto finiva lì, salvo poi appaltare gli stessi lavori a ditte private per compensi stratosferici.

Accanto a esperienze mirabili di generosità e di capacità di innovazione, esistono, minoritarie, esperienze di trascuratezza, superficialità, quando non veri e propri maltrattamenti degli assistiti. Si scoprono così anziani non autosufficienti legati al letto e malnutriti, bimbi picchiati dalle educatrici, cooperative che lucrano sull’accoglienza dei migranti“.

I controlli prima e dopo, la formazione, le regole sono essenziali, perché quando si opera in contesti difficili e delicati l’impegno e la generosità non sono sufficienti. E questo vale sia per il volontariato sia per le organizzazioni non governative, anche nella delicata partita dei salvataggi in mare.

Era assolutamente necessario arrivare a un codice di regolamentazione, non solo o non tanto per contenere il numero degli arrivi, quanto per definire le responsabilità di ciascuno e in alcuni casi forse la stessa legittimità di alcuni interventi. Purtroppo ci si è arrivati tardi e in un contesto in cui ormai si era lasciato  che prendesse piede – senza alcuna prova certa – una narrazione secondo cui potenzialmente tutte le Ong sono tassiste dei migranti clandestini“.

Parole di buon senso.

Quella dei migranti sarà – volenti o nolenti – una polemica che inonderà la prossima campagna elettorale. E che aprirà le porte – temo – ai più pericolosi politicanti di questi anni: fanatici, integralisti, settari, razzisti. Insomma, il peggio delle fetecchie umane.

Purtroppo dalla storia abbiamo imparato ben poco.

 

 

16 agosto 2017 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | | 7 commenti

La dirimpettaia rompicoglioni

La mia dirimpettaia è una rompicoglioni di prima categoria.

A me, a dire la verità, non è che li abbia mai fracassati, forse perché le ho dato poca confidenza fin da principio, e ciò mi convince sempre di più che starsene sulle proprie è una regola aurea che è sempre bene applicare in tutte le circostanze.

Piccola, bruttina, starnazzante, quando incita la figlia di quattro anni a salire le scale più velocemente pare una cornacchia scalmanata.

Nelle case di fronte al nostro palazzo ci sta una famiglia che ha un figlio handicappato. Il poverino passa le sue giornate a ciondolare su una sedia di fronte alla porta di casa; ogni tanto lancia un urlo, oppure parla con sé stesso, poi riprende a ciondolare (l’attività educativa dei genitori non è un gran che).

La rompicoglioni vuole andare dai vigili per fare smettere il ciondolamento, perché sostiene che la figlia viene traumatizzata (se non è stata traumatizzata da cotanta madre, vuol dire che ormai è immune).

Poi vuole andare dal sindaco perché sulla statale che passa di fronte a noi transitano troppi automezzi rumorosi e le impediscono di dormire. Quindi il Comune dovrebbe installare dossi e cunette su una strada statale per consentire alla babbiona di dormire. E meno male che non chiede direttamente una circonvallazione nuova…

Qualche anno fa il marito ha installato il climatizzatore. Ha trascorso due ore sul balcone a prendere misure per posizionare l’unità esterna, con la buzzicona che controllava che l’appendesse dove non dava fastidio alla bambina. Alla fine il novello Einstein ha deciso di appenderla in alto, ma lo ha affisso nel raggio di apertura della porta esterna.

Quando la tamarra ha spalancato la porta e si è accorta che non poteva agganciarla al muro, perché sbatteva contro il climatizzatore, ormai definitivamente fissato, avvitato e imbullonato, s’è messa a lanciare improperi a tutto spiano e io che me ne stavo sul balcone ho dovuto rientrare in casa perché mi stavo scompisciando dalle risate.

Oggi pomeriggio ho visto il marito scendere in garage e prendere l’auto. Prima che potesse allontanarsi, l’anatrona si è affacciata al balcone e ha urlato: “Amo’, amo’!” (già una che chiama Amo’ il marito si meriterebbe una sana dose di randellate sul groppone) “Hai dimenticato il cellulare a casa!

Il poverino è risalito in casa a riprendersi l’aggeggio, con l’aria di chi non se lo era dimenticato, ma aveva tentato di rendersi irreperibile per qualche ora dalla frascicona, senza riuscirci.

E’ in questi casi che uno pensa: c’è chi sta peggio di me…

29 luglio 2017 Posted by | Storie ordinarie | , | 11 commenti

Fine ferie…

Domani le mie donne tornano dal mare (rectius: le vado a prendere al mare).

Fine delle mie ferie.

Fine del rutto libero.

Fine della scorreggia consentita.

Fine dello spaparanzamento su tutta l’ampiezza del letto.

Fine dell’utilizzo o non utilizzo del televisore.

Fine del silenzio.

P.S.: però un po’ mi sono mancate. Soprattutto quando dovevo lavare i piatti…

Cavallo bianco

21 luglio 2017 Posted by | Storie ordinarie | | 18 commenti

E mo’però due o tre cose da dire ce le avrei…

Lo so, lo so, batto la fiacca, diserto questo spazio, spuleggio, come dicevano gli antichi.

Che ci volete fare? Sarà l’età, ma la sera sempre più spesso mi sdraio per leggere e… patapunfete! bello secco!

O forse sarà che sento il bisogno di ferie, perché ormai il periodo è quello.

Sarà quel che sarà, comunque mi si sono accumulate alcune cosette da dire.

Renzi e Pisapia iniziano a starmi sui coglioni. E tutte quelle altre sinistre che sorgeranno come funghi da qui alle elezioni. Per far vincere le elezioni alla destra, ovviamente. Ma essere di sinistra vuol dire cercare il pelo nell’uovo in tutte le cose che dicono/fanno/baciano quelli della tua stessa parte?

Il piccolo Charlie Gard potrebbe anche vivere. Chi deve decidere della sua vita? I genitori? I medici? I magistrati? I primi decidono in base all’amore; i secondi in base alla scienza (e coscienza?); i terzi in base al diritto. Nelle mani di chi affidereste voi la vostra vita?

Grande concerto di Vasco a Modena. Tutto perfetto nell’organizzazione. Eh… i comunisti… Ora aspettiamo altrettanta efficienza anche nella ricostruzione post-terremoto. Eppure anche lì c’avevano messo un comunista, no? Quel tale Vasco Errani (altro Vasco…) che ricordo negli anni della mia adolescenza a scrivere pallosissimi articoli sulla stampa dei giovani comunisti (finanziata dai vecchi comunisti, i quali ben si guardavano dal fare leggere simili stronzate ai loro figli).

E a proposito di comunisti, è ricomparso LorenzoC, quello sì autentico mangia-comunisti. Ora ce l’ha con il debito pubblico, ovviamente gonfiato dai comunisti. E’ tornato praticamente al tempo dell’unità d’Italia: Cavour, Quintino Sella, La Marmora, Depretis. Vabbe’, ognuno c’ha le proprie fisime. Il buon Dio c’ha affidato dei soggetti da tollerare…

E infine lasciatemi rivolgere un ultimo saluto al grande Paolo Villaggio, che proprio oggi ci ha lasciati. Proprio ieri sera mi guardavo alcuni spezzoni due suoi Fantozzi su You Tube e ogni volta per me è un piacere. Villaggio/Fantozzi mi ricorda anche gli anni della mia giovinezza, perché tutti (io sicuramente) siamo stati un po’ (anche tanto) Fantozzi (qualcuna anche la Pina…). La signorina Silvani, il ragionier Filini… mitici.

E ora me ne vo’ a letto.

Buonanotte a tutte/i.

Ciao Paolo

P.S.: la foto è quella della manifestazione di Sulmona, dove politici del PD, complice prima il sole e poi la pioggia (o viceversa), si sono fatti riparare da alcune ragazze. Come dire? Alla mancanza di vergogna non c’è mai limite. Perché, tanto per restare in tema, è anche da questi particolari che si riconosce un uomo da una merdaccia.

 

3 luglio 2017 Posted by | Politica, Ricordi, Salute, Sani principi, Storie ordinarie | , , , , | 20 commenti

Dice il saggio…

Chi semina vento, raccoglie tempesta.

Se adotti la tecnica del marchese del grillo, non è che poi puoi pretendere collaborazione dai tuoi “sottoposti”.

Eh…

21 giugno 2017 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie | , | 5 commenti

Uhm…

Vorrei scrivere qualcosa di divertente, ma proprio non ci riesco.

Sono pieno di pensieri negativi.

Non lo do a vedere, ma la realtà è questa.

Non sto a elencarli, perché sarebbe inutile, ma così è.

Quindi preferisco non scrivere, piuttosto che sfornare frasi che abbatterebbero una quercia.

Ah, dimenticavo, oggi ho anche finito di leggere questo libro:

Dite che possa dipendere anche da questo?

Boh…

Musica

 

18 giugno 2017 Posted by | Storie ordinarie | | 17 commenti

L’arancia

Navigando nel web, mi sono imbattuto in questa storiella.

Due sorelle si alzano una domenica mattina e si dirigono in cucina.

Entrambe vogliono un’arancia, ma aprendo il frigorifero vedono che ce n’è una sola.

Scartano l’ipotesi di mettersi a litigare per chi deve prenderla, perché questo rovinerebbe la giornata appena iniziata.

Impercorribile è anche la possibilità che decida la madre, perché non vuole intervenire.

Allora adottano la soluzione più semplice: metà arancia ad ognuna.

La prima prende la sua metà, la spreme, beve il succo e butta la buccia nella pattumiera.

La seconda grattugia la buccia per la torta che vuole cucinare e butta la polpa nella pattumiera.

Meditate gente, meditate…

Musica

11 giugno 2017 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie | , | 28 commenti

Sto qua, sto qua… (sempre tecnologicamente sfigato)

Vabbe’, ricompaio dopo una settimana, ma solo perché è stato un periodo di fuoco, questo.

Un periodo nel quale, tornato a casa, mi sentivo praticamente svuotato (oggi mi sono chiesto se ne vale la pena…).

Comunque, più o meno ne sono venuto a capo.

Però, però, però… non sono riuscito a venire a capo della mia sfiga tecnologica.

La settimana scorsa si è rotto il mio aspirapolvere che c’ha tutta una tecnologia particolare per evitare le reazioni allergiche.

Visto che non riuscivo a trovare un centro di assistenza, ho inviato una mail direttamente all’azienda.

Mi hanno risposto, sempre via mail, di chiamare il loro coll senter, che mi avrebbero fatto fare un “piccolo” test telefonico per capire cosa si era rotto.

Ho telefonato al coll senter. Dopo avermi chiesto nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza, numero di telefono, indirizzo mail e numero di scarpe, abbiamo fatto il test. Risultato: motore e batteria da buttare (a dire la verità, potevo anche arrivarci da solo, anche se mi pare strano che si guastino due cose contemporaneamente).

Soluzione: ordinare il pezzo di ricambio, pagarlo con carta di credito e attendere qualche giorno che arrivi tramite corriere. E così faccio (avevo alternative?).

Dopo qualche giorno arriva il pezzo di ricambio, lo installo, lo metto sotto carica e dopo qualche ora lo provo: funziona!

Mi congratulo con me stesso: in fondo non è stato poi così difficile.

Il giorno successivo stacco l’aggeggio per aspirare una cosina e… non funziona più!

Provo, riprovo, straprovo, ma non c’è niente da fare: si è rotto anche il pezzo che sostituiva quello rotto.

Così oggi ho chiamato di nuovo il coll senter. La fanciulla che mi ha risposto mi ha detto di non preoccuparmi: il pezzo è coperto da garanzia (volevo ben vedere, è durato un giorno!). Ora devo soltanto ricevere una loro mail, che conterrà un’etichetta speciale che dovrò incollare sul pacco nel quale infilerò il pezzo rotto e che il corriere verrà a prelevare e che forse verrà aggiustato, o forse verrà sostituito, comunque alla fine “è stato un piacere” e ha riattaccato.

Ma non è finita qui (sarebbe troppo bello).

Non sono ancora riuscito a farmi riconsegnare la mia cuching mascin comprata il 12 dicembre e portata ad aggiustare il 5 gennaio.

Ora, come saprete una cuching mascin è uno di quegli aggeggi che praticamente cucinano mentre tu fai dell’altro, cioè guardi la cuching mascin che sta cucinando!

Ho telefonato, ho scritto, ho mobilitato la mia associazione di difesa dei consumatori, ma non c’è stato niente da fare finora: pare che abbiano deciso di sostituirla, ma, si sa, con i dovuti tempi tecnici. E questi tempi tecnici, a quanto pare, possono durare mesi, anni, forse non basta una vita intera per avere indietro quello che si è pagato in anticipo e che non si riesce a riavere indietro.

Cioè, ho fatto in tempo a cucinare soltanto un risotto, un misero risotto!

Ma non è finita qui (sarebbe fantastico).

Domani devo andare a comprarmi il nuovo cellulare.

E potete capire con quale spirito lo faccia.

P.S.: questa canzone mi calma e mi rasserena.

Buon week end a tutt quant!

 

19 maggio 2017 Posted by | Storie ordinarie | 26 commenti