Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Terrapiattisti

Credo di avere incontrato su FB un terrapiattista.

Dico “credo” perché annusatolo, me ne sono ben guardato dal farmi assorbire dai suoi pensieri, memore della famosa frase: “Non discutere mai con un idiota. Ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza“.

Comunque io la Terra a forma di pizza proprio non me la immagino.

Piuttosto a forma di…

ciambella!

20 settembre 2021 Posted by | Storie ordinarie | 1 commento

La legge di Murphy

Prenotato in libreria e ritirato oggi (ogni tanto bisogna fare lavorare anche le librerie…).

Me lo gusterò pian piano.

Questo libro mi ricorda una cosa, ma me la tengo per me.

Impossibile non ricordare la prima e forse fondamentale legge:

Se qualcosa può andar male, lo farà.

A presto.

7 settembre 2021 Posted by | Libri, Pensieri disarcionati, Storie ordinarie | | 4 commenti

Dai 50 ai 60

Personalmente ho notato un grande cambiamento in me stesso nel modo di guardare la vita passando dai cinquanta ai sessant’anni.

Quando ho compiuto cinquant’anni pensavo di avere davanti un decennio “alla grande”.

Effettivamente il decennio era iniziato sotto i migliori auspici, ma ho subito sciupato tutte le (buone) occasioni. Ho impresso alla mia vita una direzione che – a posteriori, ma potevo/dovevo capirlo anche prima – si è rivelata fallimentare.

Come se non bastasse, non ero ancora arrivato alla metà del decennio che è arrivato il cancro, che ha caratterizzato tutti gli anni a venire.

Il decennio dai sessanta in avanti si presenta con le caratteristiche dell'”ormai“: ormai quello che è stato è stato, c’è ben poco da fare.

C’è un senso di fatalità che segna i passi della mia vita, direi di rassegnazione.

C’è anche la consapevolezza che questo può forse essere – se tutto va bene – l’ultimo decennio completo della mia vita: dopo i settanta c’è ben poco da sperare, la gente muore come le mosche.

Intanto ho appena letto sul FSE il referto dell’ultima risonanza alla testa: niente di anomalo.

Vabbe’, almeno quello…

Ed Sheeran – Bad Habits

5 settembre 2021 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | | 13 commenti

Domani si riprende

Terminate le mie due settimane di vacanze estive (una in luglio e una in agosto), domani siamo pronti per la ripresa lavorativa (parlo al plurale non perché abbia acquisito qualche titolo nobiliare, ma perché mi sento parte del… resto del mondo).

Per una settimana ho cercato di dimenticare completamente il lavoro, e ci sono riuscito: una settimana in montagna, a camminare tra i boschi. Trovare un posto all’ultimo momento non è stato facile (eh… la crisi degli albergatori…) e non è stato facile nemmeno arrivare sul posto, con l’autostrada intasata, per non parlare del ritorno (eh… questo green pass che uccide l’economia…).

Quello che non ho potuto mettere da parte sono le immagini devastanti che arrivano dall’Afghanistan.

Chi ha provocato tutto ‘sto casino non sarebbe nemmeno degno di amministrare un condominio, altroché debellare il terrorismo internazionale!

Abbiamo invaso un Paese per vent’anni per poi lasciarlo nelle stesse mani di coloro che abbiamo cacciato vent’anni fa?

Se non fosse vero, ci sarebbe da ridere.

Ma noi siamo la parte buona del mondo e quindi ci è concesso tutto.

Uno di questi giorni sarà interessante ricostruire la storia dell’islamismo e capire quand’è e per merito di chi hanno preso piede le correnti più estremiste (come del resto mi sembra stia avvenendo anche nel cattolicesimo e nell’ebraismo).

Perché da un estremista ideologico puoi anche difenderti, ma da un estremista religioso non c’è difesa che tenga.

Giordano Bruno docet.

22 agosto 2021 Posted by | Storie ordinarie, Vita lavorativa | | 2 commenti

Una cosa che non sopporto…

… è il menefreghismo.

Ma ancora di più, quando il menefreghismo sconfina nell’irresponsabilità e nell’incoscienza.

E quando l’irresponsabilità e l’incoscienza vengono tenute nei confronti dei propri famigliari, allora la cosa mi fa imbestialire.

Roba da mandare tutti affanculo e andarsene via, il più lontano possibile.

22 luglio 2021 Posted by | Storie ordinarie | | 6 commenti

Ciao Raffaella

C’era una volta un’Italia più povera, più bacchettona, più rurale, quasi pezzente, dove poteva capitare che una famiglia povera (la mia) abitasse accanto a famiglie ancora più povere e fosse l’unica ad avere un televisore.

E allora poteva capitare che al sabato sera ci si ritrovasse tutti su un divano mezzo sfondato a guardare la televisione e quando c’era lei era sempre una festa.

E lei era Raffaella Carrà, la ballerina/presentatrice bionda verso la quale mai ho sentito pronunciare dalle donne che la guardavano una parola di critica o di disapprovazione.

Ci sono persone che diamo per scontato che ci saranno sempre; anche se scompaiono dalla scena per lungo tempo, sappiamo che esistono, pronte a tornare alla ribalta. Una di queste è stata sicuramente Raffaella, che con il passare degli anni è diventata ancora più bella e affabile, sempre con il sorriso sulle labbra, mai saccente.

Mi piace ricordarla così, in versione maghella e nello splendore dei suoi quarant’anni.

19 luglio 2021 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie | | 2 commenti

Il cervello non ha età (3)

Parte seconda: il cervello pensante. La memoria.

Non pensate che nel cervello esista un unico sistema mnemonico, come un singolo hard disk. Il cervello è più simile a un laptop di alto livello dotato di venti o trenta hard disk separati e ciascun sistema ha il compito di elaborare uno specifico tipo di memoria. I sistemi comunicano tra di loro, ma non si sa in che modo.

Abbiamo per esempio la memoria dichiarativa, chiamata così perché si tratta di ricordi facili da dichiarare, che a sua volta è suddivisa in memoria semantica e memoria episodica. E poi c’è la memoria procedurale (quando mi siedo in auto per guidare, compio meccanicamente una serie di azioni, quasi senza accorgermene).

Una cosa che hanno in comune tutti i sistemi mnemonici è che si formano a partire da esperienze apprese.

La memoria semantica, una di quelle che serve a ricordare i fatti, non si deteriora con l’età, anzi, l’accesso al suo database aumenta con il passare degli anni.

Nemmeno la memoria procedurale si logora troppo in fretta, che rimane più o meno stabile.

Insomma, gli anziani hanno un cervello pieno di esperienze alle quali attingere e hanno un processo decisionale più ponderato e meno impulsivo: è più lento perché devono soppesare diverse alternative. Tutto questo potrebbe chiamarsi saggezza.

Peccato però che non tutti i sistemi mnemonici si mantengano bene con l’età.

La memoria di lavoro (in passato definita memoria di breve termine) non è semplicemente un deposito temporaneo di informazioni; è invece uno spazio dinamico, con componenti che hanno funzioni diverse.

I deficit della memoria di lavoro possono rivelarsi nei modi più imbarazzanti: si perdono le chiavi, ci si dimentica di quello che si stava per dire o per fare o si perde il filo. Il deterioramento può essere drammatico: tra i venti e i trent’anni si ottiene un punteggio di 0,6; a quarant’anni il punteggio è 0,2; a ottanta è di -0,6.

E c’è anche da dire che le abilità della memoria di lavoro sono ereditarie.

Anche la memoria episodica peggiora con l’età: tra i venti e i settant’anni c’è un calo del 33%. La memoria episodica unisce due elementi: le informazioni che vengono richiamate e il contesto a cui queste informazioni vengono riferite. Quest’ultimo elemento appartiene esclusivamente alla memoria episodica e prende il nome di memoria sorgente ed è proprio quest’ultima che viene messa fuori combattimento.

In un esperimento, alcuni soggetti giovani e anziani dovevano guardare delle persone che tenevano dei discorsi. In seguito è stato chiesto di richiamare alla mente i contenuti dei discorsi, poi di abbinarli alle persone che li avevano esposti. Giovani e anziani erano entrambi in grado di ricordare i contenuti (memoria semantica), ma per gli anziani era molto più difficile individuare la persona che li aveva pronunciati (memoria sorgente). A livelli acuti, siamo in presenza delle caratteristiche distintive dell’Alzheimer.

Che fare allora?

Tornare a scuola, sperimentare qualcosa di nuovo, acquisire l’abitudine dell’apprendimento permanente. Un cervello anziano è perfettamente in grado di apprendere cose nuove, ma per farlo occorre immergersi in ambienti dove si impara, tutti i giorni.

Occorre impegnarsi. O attraverso l’impegno ricettivo (imparare qualcosa passivamente, con rilassatezza), ma soprattutto con l’impegno produttivo (confronti attivi, stimolanti, persino aggressivi).

Anche insegnare ad altri è utile, imparare lingue nuove, praticare musica, lettura intensa, fare esercizio fisico e meditazione; dormire a sufficienza, mangiare sano e frequentare buone compagnie (vabbe’, qui cadiamo nel buonsenso…).

E, dulcis in fundo, stare alla larga dagli schermi a luce blu dei dispositivi elettronici (ettepareva…).

5 luglio 2021 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 1 commento

Troppo buoni…

C’è un proverbio che gira dalle mie parti che si può riassumere così: “a essere troppo buoni si finisce per essere coglioni“.

Vorrei sostenere che non è così e che essere buoni (sottocategorie: corretti, educati, rispettosi delle regole, ecc.) alla fine paga, ma spesso è il contrario.

Gli altri se ne approfittano di questa inaspettata bontà, finché non si reagisce, sempre con le buone maniere, ma in maniera decisa, ponendo un aut aut: o così o niente.

Allora l’interlocutore ha un guizzo, perché non si aspettava quella reazione da un buono e si rimette in carreggiata.

E tu avresti voglia di dirgli: “dovevi proprio spingermi a questo livello per darti una mossa? Coglione!

4 luglio 2021 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 2 commenti

Il cervello non ha età (2)

Parte seconda: il cervello pensante. Lo stress.

Quando siamo stressati, il corpo riversa grandi quantità di ormoni nel sangue, che stimolano il sistema cardiovascolare, incrementando il battito cardiaco, alterando la pressione sanguigna e sovraccaricando di ossigeno i muscoli. Ma il corpo recluta anche un altro ormone: il cortisolo, che prende di mira l’ippocampo, che detiene in custodia alcuni tipi di memorie. E’ l’ippocampo che decide quando interrompere la secrezione di cortisolo, quando la minaccia è passata, perché se la sua presenza si protrae più del necessario, l’ormone dello stress inizia a danneggiare l’organismo, cervello incluso.

Il cortisolo è normalmente alto al momento del risveglio (in passato dovevamo difenderci dai predatori) e poi, se c’è calma in giro, si abbassa: il calo può essere anche dell’85%.

Questo sistema è concepito per affrontare uno stress di breve durata. Il problema della società moderna è che si può rimanere ingabbiati in situazioni stressanti che durano anni. L’esposizione a uno stress incessante può generare disturbi depressivi e disturbi d’ansia, che sono veri e propri collassi dei sistemi cerebrali.

Intorno ai quarant’anni i livelli di base del cortisolo iniziano a innalzarsi, smettendo di seguire l’andamento alto/basso/mattino/sera e scivolano verso l’alto. Non rispondiamo più rapidamente o energicamente alle minacce e non ci calmiamo più rapidamente una volta che la minaccia è passata.

Se alcuni ormoni rimangono in circolazione nel sangue, come il cortisolo, possono generare malattie che colpiscono tutti gli anziani: diabete, osteoporosi, disturbi vascolari.

Il cortisolo può anche danneggiare specifiche aree del cervello, come l’ippocampo. Quando troppo cortisolo resta in circolo troppo a lungo, può distruggere il tessuto ippocampale, causando l’atrofizzazione dell’organo. Alcuni neuroni muoiono e in questo consiste il danno cerebrale prodotto da un eccessivo stress. E i neuroni che non muoiono possono perdere la capacità di connettersi tra loro.

Un altro bersaglio dell’aggressione del cortisolo è la corteccia prefrontale, implicata nella pianificazione, nella memoria di lavoro e nello sviluppo della personalità, con danni rilevanti a queste funzioni. Si stenta a tenere a freno le emozioni e si entra in un continuo stato emotivo di “combatti o fuggi”.

Una strategia per affrontare questa situazione è quella della mindfulness, cioè una serie di esercizi contemplativi attraverso i quali concentrare il cervello sul presente, anziché sul passato o sul futuro. Gli esercizi hanno due componenti principali. Il primo è la consapevolezza del presente, prestando attenzione ai minimi dettagli di qualsiasi cosa stia avvenendo qui e ora, escludendo tutto il resto. Il secondo è l’accettazione, cioè la capacità di non giudicare le proprie esperienze. Detto in parole povere, la mindfulness ha un effetto calmante.

Spandau Ballet – Through the Barricades

3 luglio 2021 Posted by | Libri, Manate di erudizione, Salute, Storie ordinarie | | 1 commento

Maturità

Oggi è stato il giorno dell’esame di maturità per mia figlia.

Mi sembra ieri che l’avevo fotografata una mattina di settembre del 2008 mentre con uno zainetto più grande di lei stava affrontando il suo primo giorno di scuola.

Ne sono passati di anni, ne sono successe di cose, ne è passata di acqua sotto i ponti (e a volte anche sopra).

Io ho ricordi sfocati del mio esame di maturità.

Ricordo che siamo andati a sostenerlo in città, perché il nostro liceo al tempo era ancora una sezione distaccata.

Ricordo il giorno che ci siamo recati in auto all’esame scritto e ricordo l’attesa fuori dalla scuola, per aspettare gli altri.

Ricordo una grande aula con i banchi separati e nient’altro.

Il mio cervello evidentemente ha resettato un momento che non riteneva poi così importante.

Oggi i ricordi si condividono sui social, le foto, gli in bocca al lupo, tutto viene condiviso e forse rimarrà più a lungo nella memoria.

Si apre una nuova stagione di vita, con nuovi traguardi da superare e nuove mete da raggiungere.

Lungo la strada della vita.

22 giugno 2021 Posted by | Notti insonni, Scuola, Storie ordinarie | , | 2 commenti