Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Mi ritorni in mente

Non ho mai capito il motivo per il quale questa  canzone di Lucio Battisti (che tra parentesi trovo alquanto noiosetto) mi riporti indietro di circa cinquant’anni…

Mi ritorni in mente

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15 luglio 2018 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | | 2 commenti

Poteva essere…

Poteva essere un bel week end quello appena trascorso. Ne aveva tutte le premesse: bel tempo, niente impegni, bicicletta e libro (e cucina, offcors).

E invece no.

Ho dimenticato due regole della vita.

Prima regola: quando fai le cose devi essere attrezzato per farle. Non ci sono santi, non devi sottovalutare i pericoli. Se fai chilometri in bicicletta, devi avere il casco e gli occhiali da ciclista, non un berrettino di tela e un paio di occhiali normali che se cadi si possono rompere e finirti in un occhio.

Seconda regola: quando stabilisci un percorso verso un obiettivo, cerca di rispettarlo, perché il tuo corpo e la tua mente, consapevolmente o meno, si calibrano su di essi. Se li cambi in corso d’opera, ti devi “registrare” di nuovo. Se esci in bicicletta pensando di fare 25 chilometri, non devi farne il doppio, perché poi vai di fretta, sottovaluti i pericoli e magari cadi.

Ecco quello che è successo sabato mattina: sono caduto in bicicletta. Anzi, non sono caduto, sono rovinato a terra.

La stradina di campagna che stavo percorrendo era estremamente disastrata, roba che al suo confronto una di Roma avrebbe fatto un figurone. Era anche leggermente in discesa, per cui la velocità mia era un po’ elevata. Ho preso una raffica di buche e sono caduto rovinosamente a terra con tutta la parte sinistra del corpo.

Ho una contusione al ginocchio (quella più dolorosa), al gomito, alla spalla e alla testa, perché ho sbattuto anche quella, più qualche altra graffiatura qua e là.

Quando mi sono rialzato ero un po’ confuso e non sapevo bene che fare (pensate che mi sembrava pure di vedere Salvini e Di Maio al governo: pazzesco!). Fortunatamente dopo pochi minuti su quella stradina deserta è passata una guardia giurata. Ovviamente si è fermato, mi ha fatto sedere a bordo strada e ha chiamato l’ambulanza, che mi ha portato al pronto soccorso della città, perché temevano una rottura al ginocchio e un trauma cranico. Fortunatamente rotture non ce ne sono e la testa e l’occhio sono soltanto un po’ gonfi. Devo comunque stare a riposo per qualche giorno, anche perché cammino a fatica.

Quando mia moglie e mia figlia sono arrivate al pronto soccorso e mi hanno visto sulla barella, tutto fasciato e tutto sporco di sangue, si sono un po’ spaventate (un po’…), ma alla fine hanno capito di che scorza sono fatto!

Musica!

 

 

4 giugno 2018 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 23 commenti

Piccolo manuale per non farsi mettere i piedi in testa

A volte capita che, alla fine della spesa al supermercato, ti fermi al reparto libri, intenzionato a non acquistare niente (“O me o i libri!” hai pensato dopo l’ultima volta che è franata in soggiorno l’ennesima pila di libri) e poi te ne esci con uno di quei manualetti che promettono, se non di cambiarti la vita, di farti diventare “più sicuro, più determinato, più saggio e anche più bello!

Ma qual è il segreto per tutto questo?

Imparare a farsi valere in maniera educata e gentile significa mantenersi rilassati, apparire sicuri e fieri di sé ed esprimersi in maniera chiara senza risultare aggressivi nei confronti dell’altro.

Facile a dirsi…

Significa comportarsi con garbo ed eleganza, anziché strepitare e dare spettacolo; significa comunicare in modo diretto e chiaro, anziché rimanere passivi e bloccati.

E come si fa a fare ciò?

Semplice, con le cinque strategie del libro.

Prima strategia: contegno fiero e regale.

Utilizzare il linguaggio del corpo, assumendo una postura dignitosa. Tenere busto e testa ben dritti. Mantenere il contatto visivo e lo sguardo allo stesso livello dell’altro. Evitare di annuire. Fermare l’altro se continua a parlare. Prestare attenzione all’altro senza farsi coinvolgere emotivamente.

Seconda strategia: volontà ferrea.

Poiché senza chiedere non succede niente, occorre scegliere il momento adatto e avanzare la propria richiesta (massimo due, mai troppe in una volta sola). Essere stringati e arrivare subito al punto, senza allusioni, che creano soltanto equivoci. Se ci si irrita (può capitare), non incolpare l’interlocutore, ma parlare delle proprie emozioni e dei propri desideri. La maggior parte delle relazioni non termina a causa dei litigi, ma dei silenzi (parole sante). Ricordarsi che un no non è una sconfitta, ma solo una risposta, una tappa di una discussione: di fronte a un no non si arretra, si comincia a trattare.

Terza strategia: il no gentile. Chi dice troppi sì rischia di farsi sfruttare dagli altri, quindi occorre porre dei limiti. Quindi, spiegare chiaramente all’altro cosa non si vuole o non si gradisce, guardandolo direttamente negli occhi. Se il no non viene accettato, ripeterlo. Se si viene offesi o sviliti, bloccare subito lo schema di comunicazione; non rispondere con un’altra offesa, ma ribadire il proprio no. Alzarsi, alzare il tono della voce, guardare la persona negli occhi e non farsi trascinare in una discussione.

Quarta strategia: l’insistenza cortese. Della serie: chi la dura la vince. Senza essere maleducati o sfacciati, occorre ripetersi, cioè dire più volte la stessa cosa. Di fronte alle formula standard di rifiuto, non bisogna arrendersi subito. Prestare attenzione alla risposta dell’altro, ripeterla brevemente in modo da dimostrare di avere ascoltato e ribadire la propria richiesta, motivandola. Se l’altro adotta un comportamento provocatorio, non commentare e non replicare, ma ripetere la propria richiesta.

Quinta strategia: la salda fiducia in sé. Non lasciarsi sovrastare dal proprio critico interiore, che vede solo i difetti. Occorre avere fiducia in sé stessi. Non  bisogna fissarsi sul successo a tutti i costi, ma limitare le proprie richieste a un livello raggiungibile. Interrompere il flusso di pensieri negativi dirigendo l’attenzione altrove. Passare dall’autocritica all’autostima: premiarsi ed elogiarsi ogni giorno, per sconfiggere l’insicurezza.

Semplice, no?

 

 

20 maggio 2018 Posted by | Libri, Pensieri disarcionati, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 8 commenti

Una bella notizia

Le belle notizie vanno diffuse, vanno ripetute, vanno approfondite, vanno gridate.

Questa è sicuramente una bella, anzi bellissima notizia.

Troppo spesso Napoli assurge agli onori della cronaca per fatti di criminalità.

Ieri ha conquistato le pagine dei giornali perché alcuni studenti, preoccupati perché una loro insegnante mancava da scuola da un paio di giorni senza avere avvertito, hanno scoperto che aveva subito un incidente in casa e si trovava immobilizzata, impossibilitata a muoversi.

Quei ragazzi hanno saputo riconoscere l’anomalia di un comportamento; hanno saputo superare l’indifferenza, l’insensibilità il menefreghismo ormai dilaganti.

Ma hanno anche saputo ripagare un’insegnante che probabilmente in classe non si limita a interrogare e mettere voti, ma che ha saputo creare un legame che va al di là del rapporto insegnante-studente.

Chissà quante altre buone notizie del genere vi sono in giro.

Se i giornali dedicassero più spazio a loro e meno a Di Maio e Salvini che fanno finta di lavorare, sarebbe molto meglio.

Via delle storie infinite

15 maggio 2018 Posted by | Scuola, Storie ordinarie | , | 16 commenti

Una settimana da dimenticare…

Quella appena trascorsa (per lo meno dal punto di vista lavorativo) è stata una settimana durissima.

Ma che dico durissima? Peggio: di diamante!

Lo è stata anzitutto sul piano lavorativo, per via di uno scontro che ho avuto con l’amministratore della mia azienda.

E lo scontro è iniziato con una mossa da parte sua che non mi aspettavo e che mi ha spiazzato: mi ha minacciato.

La mia reazione c’è stata, ma a posteriori ritengo che non sia stata sufficientemente decisa.

E così, anche se lui è andato a dire con altri colleghi che ha passato alcune notti insonni, io ho rimuginato sulla cosa e sono giunto alla conclusione che la cosa non può certo finire qui.

Durante tutta la settimana l’amministratore non mi ha contattato (solo una breve mail oggi), ma io sto prendendo le mie contromisure.

Anzitutto desidero tutelare me stesso: un vecchio proverbio recita “verba volant, scripta manent“, ma anche i “verba” possono rimanere… (chi vuole intendere, intenda…).

Ma rimane il mio sconcerto per un comportamento inconcepibile: mai mi era accaduto in oltre trent’anni di lavoro. Forse l’arroganza, l’impudenza e la faccia di tolla di certi personaggi hanno ormai raggiunto livelli stratosferici, autoalimentandosi e autogiustificandosi.

La vita familiare non aiuta e a peggiorare ulteriormente la situazione c’è lo scoppio improvviso della mia allergia: respirare alla sera diventa un’impresa, anche se sono imbottito di antistaminici.

L’unica cosa positiva della settimana appena trascorsa è stata che ho ripreso ad andare in bicicletta: solo 52 chilometri per ora, perché le gambe si devono riprendere dall’ozio invernale (e anche la panza dovrebbe scendere un po’), ma tanto è bastato per farmi riprendere confidenza con i pedali.

Speriamo che in questi giorni non piova, così posso affrontare nuovamente le salite/pianure/discese delle nostre valli e liberare la mente da tutti i pensieri malsani che si sono accumulati in questi giorni. Perché, come dicevasi qui, l’importante è continuare il viaggio (finché ci è consentito).

Buon fine settimana a tutte/i!

Musica

 

 

27 aprile 2018 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie, Vita lavorativa | , , | 12 commenti

Idiosincrasia

Cos’è l’idiosincrasia (da non confondersi con l’indiosincrasia, che è ‘na roba orientale)?

Lasciando perdere l’accademia del cruscotto, è quando uno veramente non ne può più di una cosa, cioè s’è rotto definitivamente le palle!

Ecco, io sono idio(ta?)sincratico praticamente verso il mondo intero.

Stamattina sono partito alle otto perché dovevo andare in un certo posto (dove? praticamente sarebbero anche un po’ cazzi miei).

Mi dirigo al casello autostradale e noto che il traffico aumenta stranamente e improvvisamente.

Davanti al polo logistico stava un picchetto del sindacato RDB che ce l’aveva con qualche multinazionale “che vive sullo sfruttamento dei lavoratori“. Questi quattro coglioni bastava che attraversassero la strada e andassero in una qualunque delle tante aziendine padane per accorgersi che gli industriali nostrani sono decenni che vivono sfruttando la manodopera, che la fanno timbrare il cartellino anche per andare al cesso.

Ma tant’è.

Questi quattro coglioni hanno bloccato il traffico di auto e camion lungo la provinciale e quello in uscita dal casello autostradale; per fortuna sono riuscito a intrufolarmi nel casello prima che fosse bloccato pure l’ingresso.

Dopo avere percorso una cinquantina di chilometri mi sono accorto di avere dimenticato di fare gasolio e che non sarei riuscito ad arrivare alla meta. Così mi sono fermato al distributore di un autogrill e ho pagato il carburante così caro che se avessi messo del dom perignon nel serbatoio avrei sicuramente speso di meno.

Giunto all’altezza di quel di Campegine-Terre di Canossa, un tabellone autostradale mi avvisava che tra Reggio Emilia e Modena ci stava una coda di tre chilometri in aumento, causa incidente.

Allora ho preso l’uscita di Reggio Emilia e ovviamente mi sono accorto che non ero il solo ad avere avuto quella pensata: il traffico era cospicuo (notare la finezza dell’aggettivo, praticamente alla Di Maio). Arrivato in un certo paese del quale non ricordo il nome, il navigatore che avevo prudentemente acceso mi ha fatto deviare dalla retta via (…), forse per prendere una scorciatoia, ma io essendo sospettoso nei confronti delle scorciatoie dei navigatori gratuiti, sono tornato indietro, e bene ho fatto.

Giunto alla meta appena in tempo, ho parcheggiato in via Puccini e mi sono recato dove dovevo recarmi (che sono sempre cazzi miei). Dopo tre ore sono uscito, un po’ rincoglionito e ho percorso la strada a ritroso, in cerca di via Puccini, ma niente: ho incrociato via Bellini, via Rossini, via Monteverdi, via Chopin e un’altra decina di musicisti di tutte le razze, ma dell’autore della Manon Lescaut nemmeno l’ombra. Ho fatto il percorso per due volte prima di accorgermi che il cartello con il nome della via c’era soltanto dall’altra parte, dove avevo parcheggiato, ma non da questa dov’ero io.

Incazzato e sudato, sono salito in auto e ho ripreso la strada del ritorno, non prima di essermi fermato in un autogrill ed essermi sparato una razione di gnocchi al pesto e funghi e un tiramisù formato gigante.

Alla fine di questa via crucis sono arrivato a casa e ho proseguito la giornata con il mio programma programmato, non senza essermi detto prima: io non ce la faccio più.

E domani c’ho pure la psicologa.

Ma secondo me sono gli altri a dover andare dallo psicologo, mica io…

Alizee (che è sempre un bel vedere…)

17 aprile 2018 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie, Un po' di me | , | 12 commenti

E’ difficile resistere a notizie così…

Una ragazza di diciotto anni uccisa da una compagnia di bulle nella civilissima Inghilterra.

Tre minorenni uccidono una guardia giurata per rubargli la pistola.

E intanto una ventenne viene pugnalata e gettata in un pozzo, come fosse un rifiuto.

Pare che nel nostro ricco mondo occidentale la vita umana abbia preso a valere meno di niente.

Che per noi valessero poco le vite degli “altri” era una cosa nota, ma adesso “altri” sono diventati anche quelli che vivono accanto a noi, magari nella nostra famiglia.

Di male in peggio…

18 marzo 2018 Posted by | Storie ordinarie | | 5 commenti

Pericolo neve!

Due giorni di moderate nevicate (qui da me, a Piacenza) e già tutti in crisi.

Ma se non nevica d’inverno, quand’addanevica’?

Comunque, quando c’è neve e ghiaccio il vero pericolo a circolare sulle strade sono i deficienti che vanno a velocità stratosferiche e poi si schiantano, o finiscono nei fossi, oppure bloccano la circolazione.

Ieri sera, viaggiando sulla via Emilia con mia figlia, a un certo punto ho sentito che c’era il fondo ghiacciato.

Qui c’è ghiaccio – le ho detto – andiamo piano piano.

E al ritorno che è successo? Auto in coda per centinaia di metri a causa di un incidente, proprio in quel tratto.

‘notte…

3 marzo 2018 Posted by | Storie ordinarie | | 8 commenti

Le forme

Buongiorno, ricompaio in questo scorcio di 2018, ri-augurando a tutte/i buon anno.

Intanto, però, devo risolvere qualche problemino immanente.

A causa di una incipiente cataratta, in questo periodo ho notevoli problemi alla vista. C’è chi dice che sia stata colpa della chemioterapia, chi dice che sia stata colpa della radioterapia, chi dice che sia colpa delle scie chimiche lasciate dalla cometa di Halley, sta di fatto che io attualmente, per dirla con parole povere, non vedo un cazzo.

Quello che mi dà maggiormente fastidio è il riflesso delle luci, diurne (il sole) e notturne (i lampioni o i fari delle auto), per non parlare dello schermo del pc. Praticamente non riesco quasi più a leggere e per mio diletto sono costretto a ricorrere agli e-book. Non riconosco le persone se stanno in controluce e vivo nella nebbia perenne.

Una tortura, in attesa che dall’ospedale mi chiamino per l’intervento chirurgico che mi farà tornare i miei occhietti – così mi hanno garantito – più belli e più splendenti che pria.

Malgrado tutto ciò, però, continuo a lavorare e ieri mi sono recato in una delle nostre sedi aziendali distaccate per esaminare alcuni problemi con la responsabile del servizio. Quando posso, preferisco essere io a recarmi nelle sedi distaccate, piuttosto che fare venire da me gli altri, per dare un segnale anche di presenza fisica.

Eravamo in ufficio che stavamo discutendo, quando hanno bussato alla porta: si è affacciata una dipendente che doveva comunicare qualcosa di urgente alla sua responsabile.

Va bene che era in controluce, era vestita tutta di nero e stava metà dentro e metà fuori dall’ufficio, ma io ho distinto bene le forme della di lei suddetta e mentre le due donne parlavano io osservavo questa qua (cioè, osservavo quello che riuscivo a distinguere) un po’ imbambolato e mi chiedevo: ma chi è questa?

Dopo quaqlche minuto se n’è andata, chiudendo la porta dietro di sè. Noi due abbiamo continuato la discussione di prima e, una volta terminato, la responsabile mi ha accompagnato all’uscita dal reparto.

Nel mentre stavamo nel corridoio, scambiandoci le ultime considerazioni, è ricomparsa la dipendente di prima. Stavolta però non stava più in controluce e ho notato che aveva aperto il maglione nero, mostrando una balconata di tutto rispetto, che c’avrò pure una incipiente cataratta, ma che ho visto benissimo!

Al che mi sono ri-chiesto. ma chi è questa qua? Chi l’ha assunta? Chi ha esaminato il suo curriculum? Chi ha firmato il suo contratto? Ma non potevo fare questa domande a voce a,lta, perché la risposta sarebbe stata: tu, caro mio rincoglionito!

Sono tornato alla sede centrale alquanto frastornato, concludendo che, quando avrò riacquistato la vista piena, devo riprendere a visitare più spesso le nostre sedi distaccate.

Sempre per fare sentire la mia vicinanza, naturalmente…

A mano a mano

13 gennaio 2018 Posted by | Salute, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 10 commenti

Ma sarà un buon 2018?

Questa fine giornata di fine settimana di fine anno mi giunge nuova e mi stimola quelle riflessioni che, se dovessi andare a lavorare, non avrei certamente tempo di fare.

Forse è meglio così, due giorni di relax a fine anno, mentre tutt’intorno fioccano i malanni da influenza e tu ti godi la tua immunità vaccinale (almeno quella funziona…).

Pensavo: ma che anno sarà il 2018?

Sarà l’anno delle elezioni, in cui avremo un bel governo di centro destra o grillino (che non so cosa sia peggio)?

Sarà l’anno che gli americani (del nord) capiranno di avere eletto un Presidente coglione e gli daranno un calcio in culo?

Sarò l’anno in cui diminuiranno le guerre nel mondo? Oppure aumenteranno, con inevitabile corollario di morti, distruzioni ed esodi?

E per me, che anno sarà?

Ecco, qui sta il punto (e virgola).

Da quello stramaledetto agosto 2014 io cerco di evitare che la mia vita sia condizionata dalla mia malattia, cercando di comportarmi normalmente, ma inevitabilmente ho a che fare con questa brutta bestia.

E il 2018 sarà un altro anno di passaggio, insieme al 2019 (sperando di arrivarci).

E nel 2020 compirò sessant’anni.

Vabbe’, meglio non pensarci.

Buon anno a tutte/i

Io vagabondo

 

 

30 dicembre 2017 Posted by | Salute, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , | 13 commenti