Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Romolo (detto Gino)

Tutte le volte che vado a trovare mio padre al cimitero passo anche da Romolo, detto Gino.

fior di pescoDai miei parenti passo raramente, ma Romolo è un appuntamento fisso e ogni tanto, come sabato scorso, gli lascio anche un piccolo cero.

Romolo era un signore che abitava in quella che è stata la mia via fino al 1982. Lavorava come operaio in una grande fabbrica del paese e non era sposato. Dopo che è andato in pensione ha iniziato a frequentare la sezione e l’ho conosciuto lì.

Gino era un rompicoglioni, ma un rompicoglioni simpaticissimo. Curiosissimo di tutto quello che avveniva in Comune, mi sottoponeva a veri e propri interrogatori tutte le volte che mi incontrava. Spuntava dal nulla mentre attraversavo la piazza per andare in Comune, oppure quando ne uscivo, magari esausto dopo ore di riunioni insulse.

Veniva alle riunioni del Consiglio comunale e alla fine, se non aveva capito qualcosa (il che era molto probabile), voleva sapere come, cosa, perché, quando eccetera eccetera.

Per lui conoscere e poter parlare liberamente con il vicesindaco probabilmente era un onore e io mi lasciavo torturare benevolmente.

Come tutti i pensionati in buona salute, aveva preso l’abitudine dei viaggi e non perdeva occasione per visitare tutti quei posti che evidentemente durante la sua vita non aveva mai avuto la possibilità di vedere.

Conosceva anche mio padre e a volte li vedevo tutti e due in piazza a discutere con altri pensionati.

Romolo non ha visto nascere la piccolina, ma sono sicuro che gli sarebbe piaciuta.

Una mattina presto del giugno 2000, mentre se ne stava seduto sotto i portici del Comune (sono sicuro che stesse tendendomi uno dei suoi agguati), a Gino è venuto un infarto. Quando è arrivata l’ambulanza era già morto. Io sono arrivato una decina di minuti dopo e un mio amico che era presente mi ha informato del fatto, con mio enorme dispiacere.

Ora, quando lo vado a trovare, osservo il suo volto sorridente, non perché volesse ridere deliberatamente, ma perché quella era proprio la sua espressione abituale e penso che sono contento di avere conosciuto, nella mia vita, anche tante brave persone.

Peccato che molte se ne siano andate e siano rimasti soltanto gli stronzi.

Ciao, Gino.

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11 maggio 2009 - Posted by | Amici, Storie ordinarie | , ,

2 commenti »

  1. Quante tristezza e amarezza in questi ultimi post! 😦

    Commento di a77 | 12 maggio 2009 | Rispondi

  2. è vero, sai.
    ci sono più stronzi che persone per bene.
    cerchiamo di cambiare un po’umore?

    Commento di melania | 14 maggio 2009 | Rispondi


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