Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Blog

Non c’è dubbio che sul web nascano amicizie; anche nel mondo dei blog.

Amicizie che possono essere vere o fasulle, come nella vita reale. Che possono rimanere confinate ai reciproci commenti o possono avere una “coda” nella vita reale; che possono essere più o meno forti.

Per questo, ci rimango male quando qualcuno/a, senza dire niente, abbandona il proprio blog.

Beninteso, è possibile che uno si stanchi e decida di darci un taglio, ma per rispetto delle persone che lo/la seguono, non sarebbe meglio scrivere un post con il quale chiudere l’esperienza?

E se non si vuole che gli altri insistano, basta chiudere il post ai commenti.

Certo, qualcuno potrebbe obiettare: ma con che diritto ti preoccupi del blog di una persona che non sai chi sia e che tutto quello che hai saputo di lui/lei potrebbe essere completamente inventato?

Beh, anche se fosse così, anche se qualcuno/a avesse creato un proprio clone, mi preoccuperei ugualmente di non vederlo più.

E poi, anche tra cloni ci si deve salutare…

 

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6 marzo 2017 Posted by | Amici, Storie ordinarie | , | 28 commenti

Ciao amica mia…

fiore (1)Ciao, amica mia.

Oggi pomeriggio, quando mi hanno avvertito che te ne sei andata, il mio cuore si è fermato.

Non ci volevo credere e ancora adesso mi sembra impossibile che tu non ci sia più.

Con chi potrò parlare di politica come facevo con te, che sapevo che eri intellettualmente onesta e che dicevi quello che pensavi, non quello che ti conveniva?

Con chi potrò mangiare il gelato nelle torride sere d’estate, mentre si squaglia prima ancora di finirlo, ridendo delle nostre traversie?

Con chi potrò condividere decenni di ricordi senza avere timore che vengano spifferati ai quattro venti?

Ho pianto quando sono tornato a casa, non riuscivo a smettere e anche adesso se ti penso mi viene da piangere.

Oggi sono un po’ più solo di prima. E più triste.

Non te l’ho mai detto, ma ti voglio bene e mi dispiace non averti potuto guardare negli occhi per un’ultima volta.

Buon viaggio, amica mia.

Elton John – Your song

25 maggio 2016 Posted by | Amici, Ricordi, Storie ordinarie | , | 7 commenti

Ma è primavera?

primaveraIeri pomeriggio, pure sul tardi, il termometro dell’auto segnava 11 gradi.

Oggi non so (ho viaggiato a piedi), ma forse la temperatura è ancora più elevata.

Non mi sembra proprio una cosa tanto “normale”.

Cazzarola, è gennaio, dovrebbe esserci la neve per aria e per terra, che pulirebbe un po’ quest’aria padana malsana.

E poi la primavera fuori tempo mi deprime, mentre io ho bisogno di allegria!

Vabbe’, magari stasera ci facciamo du’ gnocchetti ai quattro formaggi, eh?

P.S.: Inna ha chiuso il blog (e forse anche una parte della sua vita). Un’altra che se ne va…

13 gennaio 2016 Posted by | Amici, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 9 commenti

1997 – 2015

Diciotto anni fa, il mio miglior amico fece da testimone alle mie nozze.

Oggi io ho restituito il favore.

Così siamo pari…

matrimonio

Purtroppo, a differenza sua,

io non ho potuto fargli compagnia anche al ristorante,

insieme a tutti gli altri amici e invitati,

perché le mie condizioni non me lo hanno permesso,

e di questa cosa mi è dispiaciuto tanto.

E allora mentre le donne di casa mia si staranno riempiendo la panza con ogni ben di Dio, come i ristoranti della collina padana sanno offrire, io me ne sto qua a menarmela contro il destino cinico e baro, che in termini più terra terra possiamo anche definire sfiga.

Sì, perché sono proprio questi momenti conviviali che rendono un po’ meno pesante questa nostra vita.

La possibilità di vivere spensieratamente alcuni momenti con gli amici, intorno a una tavola imbandita, dimenticandosi per alcune ore dei problemi e delle vicissitudini che ci attendono fuori.

E sono momenti che non si possono recuperare: o ci sei, o te li perdi.

Non si possono replicare.

Un’altra volta sarà un’altra volta, sarà una cosa diversa, non c’è niente da fare.

E ti chiedi anche se potrà esserci un’altra volta…

Musica…

9 maggio 2015 Posted by | Amici, Storie ordinarie | , | 8 commenti

Elogio dell’amicizia

elogio amiciziaPaolo Crepet è uno dei pochi “esperti” che leggo sempre con piacere, perché è uno di quelli che, al di là delle analisi “dotte”, sanno infarcire i propri libri di un sano buonsenso, virtù che al giorno d’oggi è sempre più rara.

Non delude nemmeno questo breve saggio sull’amicizia, che ho trovato esposto in bacheca in biblioteca e ho preso a prestito.

Non è un buon segno quando si parla troppo di amicizia, esordisce Crepet, perché “si dovrebbe esibirla di meno, perché è il sentimento più prezioso“.

E come in un piccolo dizionarietto, Crepet passa in rassegna i volti e le situazioni nelle quali l’amicizia (o la pseudo-amicizia) fa capolino, quale sentimento ancora più importante dell’amore, “in quanto quest’ultimo nasce dal primo e non viceversa”.

L’amicizia genera amore, mentre l’amore non sempre e non necessariamente produce amicizia. L’amicizia nasce dale occasioni della vita, spesso dal destino, ma per diventare sentimento irrinunciabile necessita poi di grandi emozioni condivise, non di mediocrità affettiva“.

Da incorniciare sarebbero i capitoli dedicati all’“amicizia tra genitori e figli” e quello “ai maestri non si dà del tu”.

Invece di realizzare forme autorevoli dell’educare, ci si è fermati a una mediocre tiplogia di “buonismo”, ovvero la rinuncia non solo all’autorevolezza, ma anche al semplice buonsenso. Un rapporto amichevole implica una tendenziale pariteticità fra gli interlocutori, ovvero ciò che ogni buona disciplina dell’autorevolezza dovrebbe combattere. Una buona comunicazione si basa sulla chiarezza e non sulla confusione dei ruoli. Tra genitori e figli si può essere complici senza dover essere necessariamente amici. Molti genitori hanno pensato che per migliorare la qualità della comunicazione con i figli dovessero abbassarsi al loro livello, realizzando una falsa pariteticità nella divisione delle responsabilità e dei poteri domestici, generando genitori incapaci di imporre regole e bambini cresciuti con l’aberrante abitudine di un comando che non dovrebbero possedere.

“Se un padre o una madre diventano i migliori amici dei figli – scrive Crepet – ottengono un risultato immediato: non devono faticare, tutto diventa più semplice in quanto viene meno la necessità di difendere e di inventarsi ogni giorno i propri meriti educativi. L’educazione non deve assomigliare a un compito burocratico. Il buonismo amicale implica invece la rinuncia a ogni forma di ricerca creativa.”

“Uno dei tanti modi per misurare il costante declino dell’autorevolezza della nostra cultura – continua Crepet – consiste nell’osservare il rapporto che si stabilisce, in molti casi, tra alunni e professori: insegnanti che si fanno chiamare per nome, docenti ai quali un ragazzino può dare del tu, professori che si mettono alla pari dei discepoli. L’autorevolezza dell’educatore si fonda sulla giusta distanza, non certo sulla prossimità con lo studente. L’amicalità applicata all’insegnamento genera un effetto rilassante negli insegnanti, in quanto li fa sentire magicamente irresponsabili: l’autorevolezza è faticosa e va ribadita di continuo, mentre questa decadente pariteticità non richiede alcuno sforzo.

Ricorda Crepet un suo professore all’università, con il quale “non ci siamo mai dati del tu, nemmeno anni dopo. Lui rimaneva per me il professore, la guida, e io avevo bisogno che lui rimanesse il mio maestro: gli amici avevano altri nomi, opinioni più o meno condivisibili, e non li dovevo temere. Il suo giudizio invece sì, perché sapevo che non mi avrebbe mai condonato nulla: era semplicemente e terribilmente sincero. perché il medico pietoso manda l’arto in cancrena.”

Potrei proseguire con tante altre citazioni. Sulle differenze tra amore e amicizia (l’amore può perdonare la “scappatella”, l’amicizia no: se viene tradita è per sempre. L’amicizia non è accomodante, è un sentimento più dogmatico dell’amore); sulle differenze delle amicizie tra donne e tra uomini e via dicendo, ma mi fermo qui.

Ho sempre pensato che una persona nella vita possa avere soltanto pochi veri amici. Forse anche uno solo, ma quello basta per “sentirsi a posto”.

Sono svariate le strade seguite dall’amicizia. C’è l’amico del cuore, quello con il quale forse ci si sente anche una volta all’anno ma ogni volta sembra che ci si sia lasciati soltanto il giorno prima. E c’è il falso amico, quello che punta a qualcos’altro e che quando capisce di non poterlo ottenere, s’inabissa.

E poi ci sono i cavalieri, sempre pronti a fornirti uno spadone al quale appoggiarti e uno scudo dietro il quale ripararti dalle traversie della vita (e anche un buon pranzo in un’invitante osteria…)

E c’è pure quello che ti dice “stai sereno” e poi invece… zacchete! Te se pija la campanella…

Per un amico in più…

25 febbraio 2014 Posted by | Amici, Libri, Sani principi | | 35 commenti

Qualcosa di buono…

Nella vita è indispensabile saper riconoscere la fame dalla semplice voglia di qualcosa di buono.

Vale per sé, ma soprattutto vale per gli altri.

La voglia di buono può anche essere particolarmente gradevole e stimolante, ma appunto è cosa molto diversa dalla fame.

Ciò pensò oggi Aquila e ne scrisse, a futura memoria.

Addì, 27 gennaio 2012.

27 gennaio 2012 Posted by | Amici, Pensieri disarcionati | | 10 commenti

… e ritorneremo!

Nun c’è che ddì!

Ehm… pardon… volevo dire non c’è che dire, Roma ha i suoi innegabili vantaggi.

Primo: a Roma la prima cartina che compri va bene per sempre (parlo di cartine topografiche, ovviamente…)! Sì, perché le cose da vedere sono sempre le stesse, non si decidono mai a ristrutturarle malgrado ogni due-tre anni esca un nuovo condono!

Secondo: è facile imparare il dialetto locale. Basta raddoppiare le consonanti dove ce n’è una sola, metterne una dove ce ne sono due, eliminare la prima lettera degli articoli e sostituire il “gl” con la j: vojo ‘na bbella bira ggelata!

Terzo: i monumenti sono naturalmente protetti da un triplo, quadruplo, a volte quintuplo strato di cinesi e/o giapponesi ridenti (ma che c’avranno sempre da ridere ‘sti qua?).

Quarto: è facile farsi fare una foto insieme, perché basta prendere uno dei cinesi e/o giapponesi di cui sopra e consegnare loro la vostra macchina fotografica. E’ possibile che l’abbiano assemblata proprio loro (o un loro parente)  quindi ne conoscono il funzionamento alla perfezione (meglio di voi, magari ve la resettano anche aggratisse…).

Quinto: la gente si sposa nelle ville piene di casini, cosicché uno si sa già regolare dove andrà a finire e infatti gli sposi (maschi) c’hanno un aspetto dimesso dimesso, che vorrebbero scappare se solo ne avessero ancora la forza. E poi in queste ville ci sono posti dove vi fanno sdraiare insieme ad altre persone di sesso diverso, alle quali però qualche secondo dopo viene subito “un gran mal di testa” e allora pensate che andate in bianco pure stavolta (come lo sposo di cui sopra, insomma…  😕  ).

Vabbeh, però Roma è sempre Roma dai…

P.S.: per fortuna che ci sono le romane, che sono sempre un gran bel vedere, ma questo non fateglielo sapere, perché altrimenti si montano la testa… :mrgreen:

12 settembre 2011 Posted by | Amici, Storie ordinarie | , | 12 commenti

Ciao, Fiorella

Non ci conoscevamo personalmente.

Ci siamo conosciuti attraverso i rispettivi blog. Ci siamo commentati a vicenda, rispettosamente.

Mi sembravi una persona buona.

Poi, qualche mese fa, sei scomparsa.

Stasera, visitando il tuo profilo su facebook, ho capito la ragione: te ne sei andata.

E’ rimasto il tuo blog tra i miei preferiti.

E’ il mio piccolo modo per ricordarti.

Ciao, ovunque tu sia ora.

9 aprile 2010 Posted by | Amici | | 9 commenti

Amicizia e gelosia: brevi considerazioni al crepuscolo del 49° anno di vita

Devo approfondire i miei studi sulla psicologia umana, con le relative varianti della psicanalisi, della psichiatria e della psoriasi.

L’altro giorno, cazzeggiando qua e là per casa, mi tornava in mente una discussione avuta anni fa con un mio amico. L’oggetto del discutere era il seguente: “Un uomo e una donna possono essere amici, anche intimi, senza che vi siano implicazioni sentimentali e/o sessuali?”

A dire la verità non ricordo più quali fossero le rispettive posizioni in materia, ma visto che la discussione fu particolarmente lunga, penso che avessimo opinioni differenti (a meno di non essere stati due deficienti).

Questo problema mi è appunto tornato in mente pochi giorni fa, formulandolo però in maniera diversa: “Può esistere l’amicizia tra un uomo e una donna, anche molto forte e intima, senza che questa abbia risvolti sentimentali e/o sessuali?”

La differenza è ovvia: nel primo caso si da’ per scontato che un uomo e una donna possano essere amici; nel secondo caso la cosa viene messa in dubbio.

Ora, leggo che in psicologia l’amicizia viene definita come un rapporto diadico selettivo, stabile e reciproco, cioè un rapporto a due, non casuale, tendenzialmente durevole e improntato a un rapporto paritario.

Un rapporto di questo tipo contempla anche forme di gelosia? Sì.

La gelosia nei rapporti di amicizia ha caratteristiche diverse da quella presente nei rapporti amorosi? Parlando dell’amicizia tra persone adulte e di sesso diverso, ritengo che la matrice della gelosia sia identica.

Poi ho letto casualmente un testo di psicologia, che parlava di due questioni relative all’amicizia tra adulti: il suo rapporto con il matrimonio e la possibilità di essere vissuta tra persone di sesso diverso.

Ho scoperto che eminenti filosofi, da Aristotele a Nietzche, hanno giudicato la donna incapace di amicizia e questa idea ha permeato anche la cultura moderna, dove si pensa che l’amicizia si addica soltanto al genere maschile.

Per quanto riguarda l’amicizia tra un uomo e una donna, alcuni studiosi l’hanno reputata possibile ma rarissima, altri addirittura impossibile.

E’ un tema interessante, vedrò di approfondirlo.

Ora necessito di una camomilla e di un letto sul quale riposare le mie stanche membra.

Alla prossima.

 

24 agosto 2009 Posted by | Amici, Storie ordinarie | , | 11 commenti

Romolo (detto Gino)

Tutte le volte che vado a trovare mio padre al cimitero passo anche da Romolo, detto Gino.

fior di pescoDai miei parenti passo raramente, ma Romolo è un appuntamento fisso e ogni tanto, come sabato scorso, gli lascio anche un piccolo cero.

Romolo era un signore che abitava in quella che è stata la mia via fino al 1982. Lavorava come operaio in una grande fabbrica del paese e non era sposato. Dopo che è andato in pensione ha iniziato a frequentare la sezione e l’ho conosciuto lì.

Gino era un rompicoglioni, ma un rompicoglioni simpaticissimo. Curiosissimo di tutto quello che avveniva in Comune, mi sottoponeva a veri e propri interrogatori tutte le volte che mi incontrava. Spuntava dal nulla mentre attraversavo la piazza per andare in Comune, oppure quando ne uscivo, magari esausto dopo ore di riunioni insulse.

Veniva alle riunioni del Consiglio comunale e alla fine, se non aveva capito qualcosa (il che era molto probabile), voleva sapere come, cosa, perché, quando eccetera eccetera.

Per lui conoscere e poter parlare liberamente con il vicesindaco probabilmente era un onore e io mi lasciavo torturare benevolmente.

Come tutti i pensionati in buona salute, aveva preso l’abitudine dei viaggi e non perdeva occasione per visitare tutti quei posti che evidentemente durante la sua vita non aveva mai avuto la possibilità di vedere.

Conosceva anche mio padre e a volte li vedevo tutti e due in piazza a discutere con altri pensionati.

Romolo non ha visto nascere la piccolina, ma sono sicuro che gli sarebbe piaciuta.

Una mattina presto del giugno 2000, mentre se ne stava seduto sotto i portici del Comune (sono sicuro che stesse tendendomi uno dei suoi agguati), a Gino è venuto un infarto. Quando è arrivata l’ambulanza era già morto. Io sono arrivato una decina di minuti dopo e un mio amico che era presente mi ha informato del fatto, con mio enorme dispiacere.

Ora, quando lo vado a trovare, osservo il suo volto sorridente, non perché volesse ridere deliberatamente, ma perché quella era proprio la sua espressione abituale e penso che sono contento di avere conosciuto, nella mia vita, anche tante brave persone.

Peccato che molte se ne siano andate e siano rimasti soltanto gli stronzi.

Ciao, Gino.

11 maggio 2009 Posted by | Amici, Storie ordinarie | , , | 2 commenti