Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il sogno della macchina da cucire

Conoscevo Bianca Pitzorno soprattutto per i suoi libri per bambini/adolescenti, anche se sapevo che non si era limitata a questo.

Sapete quando fanno quelle offerte “due libri 9.90” e tu ne hai scelti tre e ne devi aggiungere un quarto tra quelli disponibili, perché altrimenti ti si squaglia l’offerta e allora scegli quello con il titolo un po’ strano, che ti attira la curiosità più di altri.

Poi il libro rimane nella libreria per un anno o forse più, in attesa che lui decida quando farsi leggere e finalmente il momento arriva, lo ripeschi dal mobile e ti decidi a sfogliarlo “che se non mi va lo rimetto al suo posto” e invece te lo fai tutto dal venerdì sera al sabato mattina, tanto ti intriga e alla fine dici: “Mattuguarda! Mai avrei pensato“.

La protagonista del libro e voce narrante è una “sartina a giornata”, Assuntina, che abita nel misterioso paese di L. a fine ottocento.

Rimasta orfana da giovane, viene iniziata dalla nonna al mestiere di sarta e ricamatrice, ma non di quelle delle sartorie per i ricchi, bensì di quelle che vengono chiamate “a giornata” a confezionare vestiti per i signori, che ne hanno bisogno per sé o per i figli.

Ed è proprio frequentando le case dei ricchi, affrontando le difficoltà quotidiane e difendendo la dignità del suo lavoro che si dipana la storia, con uno stile di scrittura semplice ma coinvolgente.

La storia mi ha fatto tornare in mente quando, da piccolo (anni sessanta), in paese c’erano ancora diverse sarte. C’erano quelle “economiche”, che confezionavano vestiti che dovevano durare, e quelle “per i signori”. Queste ultime erano due e una delle due era una mia zia. Nel suo laboratorio aveva due lavoranti e diverse clienti altolocate del paese. A volte sentivo che ne parlava con mia madre e le altre parenti. A me piaceva frequentare la sua casa, vedere quella stanza con un grande tavolo in mezzo, i vestiti sugli appendini con le cuciture ancora in vista e le sarte che cucivano, chiacchierando dei fatti del paese.

E poi ricordo la macchina da cucire a pedale che aveva mia madre, venduta per acquistarne una elettrica, quando ormai le sue mani faticavano a svolgere il lavoro.

Oggi le “sartine a giornata” da noi non ci sono più, ma ci sono “le sartine odierne del Terzo Mondo che cuciono per noi gli stracci alla moda che paghiamo pochi euro nei grandi magazzini di abbigliamento a basso costo, per quattordici ore, con i pannoloni per non perdere tempo ad andare in bagno, e che dopo aver ricevuto una paga da fame muoiono bruciate nelle loro enormi fabbriche-carcere“.

5 giugno 2022 - Posted by | Libri, Ricordi |

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