Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Giordano Bruno

17 febbraio 1600

Non potevo non ricordarlo

Statua di Giordano bruno a Campo de' Fiori

Statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori

Monito (ai viventi) a quello che è stata e che è la Chiesa cattolica.

Le passioni, le colpe, i delitti dell’umanità restano fissati per sempre

(Carlo Bo)

17 febbraio 2013 Posted by | Religione | , | 14 commenti

Storia dell’ebreo errante. Parte terza: le crociate.

ebreo erranteParte prima: la dispersione e l’esilio.

Parte seconda: gli ebrei nell’età imperiale e nell’alto medioevo.

Diciamocelo subito: quello delle crociate non è stato un bel periodo per gli ebrei (ammesso che ve ne sia stato uno).

A scuola ci hanno insegnato che verso la fine del XII secolo indomiti cavalieri vestiti con il segno della croce e benedetti dai Papi si misero in marcia verso la terra santa, per strapparli agli infedeli e riportarli sotto le vestigia della cristianità. Poi abbiamo capito che le motivazioni religiose erano soltanto una scusa e che forse i cosiddetti “infedeli” non erano molto peggio dei crociati.

Quello che si sono ben guardati dall’insegnarci, però, è che l’inizio delle crociate coincide con una campagna di denigrazione e persecuzione nei confronti degli ebrei che diventa sistematica. A loro si pone un’alternativa:battesimo o morte.

Le truppe dei crociati che partono dalla Francia si muovono lungo la valle del Reno, dove le comunità ebraiche sono numerose. L’imperatore tedesco Enrico IV nel 1095 aveva promulgato un editto che proibiva il battesimo forzato, ma le armate crociate si muovevano con forza travolgente. Vi furono massacri, battesimi forzati, suicidi di massa. L’imperatore Enrico IV dovette intervenire nel 1103, facendo giurare a principi e borghesi che la popolazione ebraica non sarebbe stata più maltrattata e dichiarò illegittimi i battsimi forzati, attirandosi i fulmini del papa Clemente III.

Queste persecuzioni colpirono numerose comunità ebraiche in Europa, ma soprattutto in Francia e in Germania. La seconda crociata del 1146 fu preparata meglio, ma non per questo non causò altri didordini antiebraici.

Ma è in questo periodo che avviene un altro fattaccio: gli ebrei vengono accusati di omicidio rituale. In Inghilterra un ragazzo venne trovato ucciso alla vigilia del venerdì santo e la colpa venne data agli ebrei. L’accusa non venne mai provata, ma le reliquie del ragazzo diventarono oggetto di pellegrinaggio per secoli.

L’accusa si delineò con precisione dopo alcuni altri omicidi: gli ebrei durante la settimana santa, per irridere la crocifissione di Gesù, infliggevano lo stesso supplizio a bambini cristiani e profanavano anche ostie consacrate.

Le condizioni di vita degli ebrei in Francia e in Germania peggiorarono. Nell’Italia del sud i normanni garantivano loro una larga autonomia, mentre i bizantini proseguivano con le antiche interdizioni: niente impieghi pubblici e proibizione di montare a cavallo. In inghilterra la follia religiosa non si era impadronita della popolazione.

Nel novembre 1215 il concilio lateranense rinnovò le antiche restrizioni contro gli ebrei, aggiungendone una nuova: il divieto di prestare denaro ai cristiani a tasso troppo elevato. La Chiesa considerava riprovevole qualsiasi prestito, non tenendo conto delle nuove esigenze economiche e finanziarie del tempo.

Ma questo concilio adottò anche una misura che non era una novità assoluta, ma che per la prima volta doveva essere adottata su vasta scala: olocausto-numerol’obbligo per gli ebrei, a partire dai dodici anni, di portare in tutti i paesi cristiani un segno che li distinguesse dal resto della popolazione. La Chiesa giustificò questo marchio sostenendo che la legge di Mosè aveva prescritto agli ebrei di distinguersi dagli altri popoli. Al marchio era possibile sfuggire soltanto dopo la conversione. Ogni Stato discusse sulla forma, sulle caratteristiche e sul colore del marchio: in Francia fu il tondo giallo, in Germania e Austria un cappello Giallo o rosso,

La caccia agli ebrei, i nemici di Cristo, a partire dal XIII secolo divenne un fatto abituale. Le persecuzioni non nacquero da contrasti tra le popolazioni cristiane e le minoranze ebraiche, ma furono il frutto di una lunga campagna di propaganda voluta dalle autorità ecclesiastiche e dal papato. Ben presto il tribunale dell’inquisizione, rivolto in primo luogo contro gli eretici, inizierà a occuparsi anche degli ebrei.

E’ in questo periodo che si sviluppa l’accusa nei confronti degli ebrei di omicidio rituale, poi quella di avvelenamento dei pozzi in combutta con i saraceni, poi ancora di diffondere il morbo della peste nera che dal 1347 per tre anni provocò in Europa 42 milioni di morti.

Nel XIV secolo si afferma la leggenda (che arriverà fino al ventesimo secolo) che gli ebrei si servono di sangue cristiano nella cottura del pane azzimo e la Chiesa riconosce a più riprese i miracoli fioriti intorno alle asserite vittime degli ebrei.

La durezza dei secoli medievali cambiò la mentalità e la sensibilità politica degli ebrei. Subirono dapprima le conseguenze delle spedizioni militari per riconquistare Gerusalemme; poi soffrirono i contraccolpi delle lotte tra il papa e i principi; infine furono sottoposti a continue restrizioni, costretti dalla società a esercitare il prestito a interesse con un distintivo cucito addosso e accusati di orribili omicidi rituali. La loro eliminazione era vista come un atto di devozione a Dio e di purificazione.

Proprio in quegli anni Boccaccio racconta la novella dei tre anelli: un padre possedeva un anello bellissimo e prezioso che, nella sua famiglia, veniva lasciato al figlio maggiore, che ne diveniva l’erede. Questo padre aveva tre figli e, amandoli tutti allo stesso modo, non ne voleva privilegiare alcuno. Allora fece fare in segreto due copie perfette dell’anello. Quando morì, ognuno dei figli ricevette un anello e pensò di essere il prescelto, ma nessuno riuscì mai a sapere quale fosse l’anello vero. Così, per analogia, i fedeli delle tre grandi religioni monoteistiche credono di essere i soli depositari della verità rivelata.

In tempi di oscurantismo, Boccaccio offre un raggio di luce e rivaluta la fede nell’uomo, al di là delle differenze. Non a caso questa sua novella fu ripresa, secoli dopo, nel periodo dei Lumi (e questa è una di quelle parole che meritano di essere scritte con la maiuscola).

Se non trovi le parole…

21 dicembre 2012 Posted by | Libri, Manate di erudizione, Religione | , , | 9 commenti

Storia dell’ebreo errante. Parte seconda: gli ebrei nell’età imperiale e nell’alto Medioevo.

ebreo erranteParte prima: la dispersione e l’esilio.

Gli ebrei, nella dispersione e nell’esilio, assimilarono ben presto la lingua, gli usi e i costumi dei paesi che li avevano accolti; spesso anche i loro nomi diventarono latini o greci. Solo il loro credo monoteista li distinse e impedì ogni atto di culto verso altri dei oppure verso quei monarchi che avevano assunto connotati divini. Anche la celebrazione del sabato fu un elemento di dissonanza  e la pratica della circoncisione suscitò ironia e sarcasmo.

Se pare che i rapporti con i cristiani nella vita quotidiana fossero buoni, non si può dire la stessa cosa dei rapporti tra i rabbini e i vescovi.

Quando il cristianesimo, da setta perseguitata e minoritaria, diventa la religione ufficiale dell’impero grazie a Costantino, rescinde anche l’ultimo simbolico legame con le sue origini ebraiche: il conciclio di Nicea del 325 adotta per la celebrazione della Pasqua una data diversa da quella ebraica. Agli ebrei viene vietato di contrarre matrimonio secondo la loro legge e viene negata ogni autonomia alla loro giurisdizione.

In Arabia, prima della nascita di Maometto, le relazioni tra ebrei e arabi erano state buone. Maometto infuse nel Corano molte idee già presenti nella Bibbia e nel Talmud. In un primo momento i suoi rapporti con gli ebrei furono cordiali, poi mutarono radicalmente.

Intanto anche all’interno del giudaismo si svilupparono polemiche, anche violente, sull’interpretazione della Torah.

Proprio in questo periodo avvenne un fatto unico nella storia del Medioevo: un re pagano, capo di un popolo barbaro, abbracciò il giudaismo con tutto il suo popolo. I kazari, che si erano stabiliti in un piccolo reame sul Caspio, alla foce del Volga, vennero in contatto con cristiani, arabi ed ebrei. Pare che uno dei loro capi, Bulan,abbracciò la religione giudaica e proibì l’idolatria in tutto il suo regno. Il regno dei kazari fu per molto tempo un’isola felice.

Ma fu in Spagna che l’esperienza storica degli ebrei  toccò i vertici culturali e sociali più alti. Gli insediamenti giudaici più importanti furono Granada (detta “città degli ebrei”), Terragona, Cordoba, Saragozza e Tortosa. Nei primi secoli la comunità cristiana e quella ebraica vissero senza contrasti, mescolandosi tra loro anche con matrimoni misti. Quando i visigoti si impossessarono della Spagna, gli ebrei conservarono la pienezza dei diritti civili e politici, mentre proprio i cristiani furono trattati con sospetto e subirono discriminazioni. Questa situazione finì nel 589, quando il concilio di Toledo proibì i matrimoni misti e impedì nuovamente agli ebrei l’accesso agli impieghi pubblici e il possesso di schiavi. In seguito, la linea repressiva fu inasprita: o battesimo o esilio. Il concilio di Toledo del 681 stabilì che gli ebrei dovessero essere battezzati con la forza e, in caso contrario, cacciati dal Paese, dopo la confisca dei beni.

Quando la Spagna venne conquistata dai musulmani, dopo il 711, per gli ebrei iniziò un lungo periodo di prosperità. La città di Cordoba divenne il centro della scienza talmudica per tutto il giudaismo. I califfi si mostrarono molto attenti ai lavori degli intellettuali ebrei e si fecero tradurre la Mishnah in arabo, per poterla apprezzare meglio.

Carlo Magno non nutrì pregiudizi verso gli ebrei. Sotto il regno suo, del figlio e del nipote, gli ebrei godettero di buone condizioni di vita e di tolleranza. Potevano costruire nuove sinagoghe, esprimere liberamente le loro opinioni sul cristianesimo, negare le virtù miracolose dei santi e delle reliquie, commerciare e acquistare e vendere terre. Addirittura Carlo il Calvo, resistendo alle pressioni dei vescovi, proibì che si trattassero questioni relative agli ebrei. Le condizioni favorevoli nell’Europa carolingia portarono alla disseminazione di gruppi ebraici da oriente a occidente.

L’anno mille fu un periodo agitato per la cristianità. Si propagarono velocemente alcune leggende, tra cui una sugli ebrei: su loro istigazione il principe di babilonia avrebbe fatto distruggere il sepolcro del Signore e uccidere il patriarca di Gerusalemme. Si stava diffoondendo un’ondata di violenza che di lì a poco si sarebbe abbattuta su tutta l’Europa.

(Mina, quarant’anni fa…)

9 dicembre 2012 Posted by | Libri, Manate di erudizione, Religione | , , | 40 commenti

Lezione di religione…

ora_di_religione“A., noi stiamo studiando la storia romana. Ma secondo te, a quei tempi a Roma ci stava il Papa?”

“No.”

“E perchè?”

“Perché Gesù non era ancora nato.”

“Ah, bene. E sai chi è stato il primo Papa?”

“Gesù!”

“No, non è stato Gesù. Il primo Papa è stato uno degli ap…”

“Appennini!”

😯

“Appennini? No, uno degli apostoli: P…”

“Paolo!”

“No. Pi…”

“Piero!”

“Pietro.”

“Sì, Pietro, Matteo, Luca, Giovanni, Marco…”

“Veramente quelli sarebbero gli evangelisti. Gli apostoli erano forse dodici. Come si chiamava quello che ha tradito Gesù? G…”

“Giovanni!”

“No. Giu…”

“Giuseppe!”

“Giuda. Ma che cosa vi insegnano al catechismo, a parte prendere l’ostia con due mani?”

“Ci hanno parlato di Geremia.”

😯

“Geremia? Il profeta? Ecchecazz… c’entra Geremia! Con tutto quello che c’è da sapere sulla storia di Gesù, sulla sua crocifissione, sui suoi insegnamenti, eccetera eccetera, quelli vi parlano del profeta Geremia??? ‘tacci loro…”

Le grandi religioni monoteiste sono tutte ugualmente responsabili del fanatismo, dell’intolleranza, del sottosviluppo e chi più ne ha più ne metta.

Sia che succedano fatti come questo, sia che si opti per interventi più soft, sia che si pianga a ridosso di un muro…

Tutti i più grandi criminali della storia hanno impugnato i simboli religiosi (uno vale l’altro) per compiere i loro misfatti.

Si contano sulla punta delle dita di un mutilato i casi nei quali la religione diviene uno strumento di amore per il prossimo, di benessere, di tolleranza.

Noi beceri razionalisti prediamo le cose con maggiore serenità. Anche quando non capiamo il motivo per cui si parli di Geremia invece che di Gesù…

7 dicembre 2012 Posted by | Religione | | 31 commenti

Buona Pasqua…

… a tutte/i.

Che almeno siano un paio di giorni di tranquillità e di riposo (se ci fosse anche bel tempo, non guasterebbe).

Vi lascio questa, che non c’entra niente con questa festività, ma è ugualmente piacevole da ascoltare.

7 aprile 2012 Posted by | Musica, Sani principi | , | 7 commenti

Le imposte, le tasse, i canoni e Belen Rodriguez

Rimembravo recentissimamente (cioè ieri sera, avendo avuto la malauguratissima idea di vedere l’inizio del festival di Sanremo) sui miei trascorsi di diritto tributario.

Poca roba, in realtà. Tanto quanto sarebbe bastato per fare il ministro delle finanze.

Rimembravo la differenza che passa tra le imposte, le tasse e i canoni (con l’accento sulla “a”, onde evitare bibuleggiamenti vari…).

Le imposte sono soldi che lo Stato o gli altri enti pubblici territoriali incassano e che sono prive di vincolo di destinazione: vengono cioè restituite ai cittadini sotto le più svariate forme. Case, scuole, strade, ospedali, pubblica sicurezza, cultura, ecc. Le imposte in genere sono progressive, cioè chi più ha, più paga, non soltanto in termini reali, ma anche in termini percentuali. Le imposte di scopo, cioè istituite per finalità specifiche, sono un’anomalia, e infatti credo che forse paghiamo ancora qualche imposta legata alla guerra di Libia…

Le tasse, invece, sono legate alla fruizione di uno specifico servizio. Vengono pagate ovviamente soltanto da chi usufruisce di quel servizio. Possono essere calibrate sul reddito del cittadino oppure no. Se lo sono, in genere occorre dimostrare di avere diritto alla loro riduzione.

Poi ci sono i canoni, che in pratica sono tasse legate alla fruizione di particolari servizi pubblici. Tipici sono, per esempio, i canoni demaniali.

Orbene, tra questi ultimi vi è uno dei canoni che è forse quello più odioso e iniquo di tutti, cioè il canone RAI. Io sono uno di quelli che lo ha sempre pagato diligentemente, incazzandomi pure con chi invitava (e invita) all’evasione.

Ammesso e non concesso che sia giusto che lo Stato chieda ai cittadini il pagamento di un canone per accedere all’etere, cioè per poter guardare la tv o ascoltare la radio, non si capisce perché il canone debba essere versato alla RAI.

Mi si può rispondere che la RAI è la concessionaria del servizio pubblico radio televisivo.

Una risposta del genere è in realtà una presa per il culo bella e buona, perché ci sono tonnellate di libri e quintalate di sentenze che in pratica sono giunte alla conclusione che il servizio pubblico si qualifica come tale non tanto da un punto di vista formale, quanto sostanziale. Tradotto in soldoni: il servizio pubblico possono farlo anche televisioni e radio private, anche se non ne sono concessionarie e anche se non ne hanno il “timbro”.

Il canone serve per tenere in piedi quell’immondo carrozzone che è appunto la RAI. E io non ho nessuna voglia di pagare il canone per vedere i tatuaggi inguinali di Belen Rodriguez. Perché ieri sera, con una mossa alquanto avventata, mi sono sparato circa tre quarti d’ora di festival di Sanremo e dopo avere visto la cagata dell’anteprima, la cagata dello studio stellare, le cagate delle battute dei conduttori e le cagate delle prime canzoni, mi sono chiesto: “Ma perché attendono così tanto per fare entrare le vallette… pardon, le collaboratrici?”

Beh, ora l’ho capito: perché bisognava uscire dalla fascia protetta, per dare il via a uno degli spettacoli più osceni che abbia mai visto. Dopo il comizio strapagato della prima serata (anche lì è andato un pezzo del mio canone), per fare odiens hanno pensato di andare sul volgare, anzi direi proprio sullo squallido. Se avessero preso una decina di prostitute di strada, lo spettacolo sarebbe stato più fine, avrebbero speso molto meno e avrebbero pure tolto dalla strada per una sera alcune povere disgraziate.

Mi chiedo: ma quanto avranno dovuto pensare i dirigenti RAI per mandare in tv (nella tv del servizio pubblico…) una donna senza mutande? Quanto guadagnano questi geni? Più o meno di diecimila euro al mese (netti, ovviamente)?

Sono stufo di finanziare queste stronzate.

Scriverò una lettera alla RAI: chiederò che mi restituiscano la mia quota di abbonamento relativa al cachet di Celentano, a quello di Belen e agli stipendi dei dirigenti che hanno tolto le mutande a quest’ultima. Entro trenta giorni, altrimenti gli espongo pure gli interessi.

P.S.: oggi sono stato impegnato fuori casa, ma non mi sembra di avere letto di vibrate e accorate proteste della Chiesa cattolica nei confronti dello smutandamento in diretta sulla tv del servizio pubblico. Evidentemente è più preoccupata dell’ICI…

17 febbraio 2012 Posted by | Questa poi... | , , | 23 commenti

Aborto e obiezione di coscienza

Mi è capitato in mano oggi un articolo di giornale di qualche settimana fa, in occasione del convegno nazionale tenutosi a Roma della LAIGA (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194).

Pare che in Italia oltre il 70% dei ginecologi si dichiari obiettore di coscienza e pertanto, se prosegue questo trend, l’applicazione della legge 194 (“Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza“, la legge sull’aborto, come viene volgarmente definita), già oggi difficile, verrà seriamente messa in discussione. Pare che i medici non obiettori siano emarginati, penalizzati nella carriera, guardati in cagnesco dai colleghi.

Ora, non intendo certo aprire una discussione sull’aborto, sul dramma che rappresenta per la donna, sull’efficacia della legge 194 e via dicendo.

Intendo soltanto notare che qualificare come omicidio, in base a un convincimento religioso, un’attività consentita (a determinate condizioni) dallo Stato e quindi essere autorizzati a non esercitarla, mi sembra una pura follia.

Un medico non vuole esercitare una determinata attività? Cambi mestiere.

Sarebbe come se un tabaccaio si rifiutasse di vendere le sigarette, pretendendo di mantenere la propria privativa.

E’ uno dei casi nei quali lo Stato si ritira, con la coda tra le gambe, di fronte a un bislacco modo di intendere la religione.

Ma forse il difetto sta proprio in quest’ultima…

26 novembre 2011 Posted by | Questa poi..., Religione | , | 105 commenti

I ragazzi della parrocchia

Ieri pomeriggio, mentre la piccola assisteva ai giochi popolari organizzati per la festa di San Rocco, io osservavo i ragazzi della parrocchia (rectius: i ragazzi della parrocchia del mio paese).

Era da tanto che non assistevo ai tradizionali giochi popolari che un tempo spopolavano nelle feste di paese: la gara a chi mangia più spaghetti, la corsa con le balle di fieno, la cattura del pesce in piscina, la cuccagna…. Spesso nelle feste di paese vengono importati anonimi luna park che, a volte, provocano anche qualche tragedia.

Mi veniva spontaneo confrontare la festa del santo patrono del paese con questa.

Nella prima vi è una sfilza di bancarelle simili a tutte le altre feste, che vendono cose sempre uguali a sé stesse, con l’immancabile luna park e le immancabili serate danzanti.

Nella seconda c’é lo stand gastronomico (du iu rimember le feste de l’Unità?), il banco di beneficenza (dove la piccola ha immerso le manine nella boccia con i biglietti e ti ringraziano dopo che hai pescato), i giochi popolari, la musica non assordante, il banchetto dei libri (du iu rimember le feste de l’Unità?) e quello del mercato equo solidale, la processione, la messa, il pomeriggio di festa per gli ospiti della casa di riposo. E giovani, tanti giovani.

E proprio questi ultimi osservavo ieri: i ragazzi della parrocchia.

I ragazzi della parrocchia che portano i piatti dalla cucina sono un po’ impacciati, forse non organizzati alla perfezione macchissenefrega, non devono mica quotarsi in borsa. La varietà del menù non è eccessiva, ma chi vuole cose strane se ne può andare al ristorante, qui si viene per stare insieme e mettere sotto ai denti qualcosa di buono che non costa nemmeno tanto caro (abbiamo cenato in cinque con 38 euro, acqua e vino compreso. La bottiglia del vino locale veniva venduto allo stesso prezzo del supermercato).

I ragazzi della parrocchia sono tutti belli. Chi è un po’ meno bello è simpatico. Poi c’è chi è tutt’e due le cose. Sono moderatamente abbronzati e non hanno tatuaggi. Eccezionalmente li vedi con il telefonino in mano. Le ragazze si vede che fanno attività sportiva. Se tra loro c’è qualche flirt (e ci sarà sicuramente), non lo danno a vedere.

I ragazzi della parrocchia sono tutti italiani. Non ho detto che sono tutti bianchi, ho detto che sono tutti italiani: qualcuno è nero, frutto di adozioni internazionali in tempi non sospetti. Sarei curioso di sapere cosa ne pensano degli altri, che rapporti hanno con loro.

I ragazzi della parrocchia non ostentano vestiti firmati e non li vedo ciondolare in giro per gli eppiauar. Mi ricordano quelle ricche famiglie di un tempo, che tenevano i figli a stecchetto perché dovevano imparare il senso dell’importanza del denaro, proprio come i loro amici meno fortunati.

I ragazzi della parrocchia non hanno l’aria di chi sniffa, beve, fuma, fa le ore piccole in discoteca e poi si lancia in autostrada a duecento all’ora. Ma hanno l’aria divertita comunque e a ferragosto se ne stavano in paese in tanti.

I ragazzi della parrocchia sono in gran parte nati dopo il crollo del muro di Berlino, dopo il crollo della DC, erano bambini quando sono crollate le torri gemelle e vivono nel periodo del crollo delle borse. Chissà perché nel nostro mondo deve sempre crollare qualcosa… E quando costruiamo, facciamo danni…

Forse i ragazzi della parrocchia non devasterebbero una parte del Piemonte per fare arrivare le merci due ore prima a Lione (ha scritto bene qualcuno: “per arrivare due ore prima, basta partire due ore prima“). Forse non costruirebbero nemmeno il ponte sullo stretto di Messina.

Superata la soglia dei cinquant’anni, è aumentata la mia intolleranza (o vera e propria allergia?) nei confronti di un sistema di vita “da copertina”, come se fossimo tutti sulle pagine di TV Sorrisi e Canzoni o dietro alle telecamere di Rete4.

E dopo questo post che mi farà perdere un sacco di posizioni nella classifica dei comunisti mangiapreti (dovrò darmi daffare per tornare in una posizione decente, lo so…), me ne torno al mio daffare, che non è un malaffare, ma soltanto una grande rottura di… palle (non fa rima, lo so, ma fa lo stesso…).

Saluti a tutt quant!

16 agosto 2011 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | , , | 23 commenti

Genesi, 2-18 (e una domanda della piccolina)

Leggete questo pezzo della Genesi.

Siamo all’inizio. Dio ha creato il mondo, gli animali e l’uomo e l’ha posto nel giardino di Eden.

E il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”.

 Lasciamo perdere per un attimo le facili battute sulla soluzione trovata dal Signore per dare un “aiuto” all’uomo, che ha di fatto aperto la strada a una serie innominabile di catastrofi interplanetarie e concentriamoci su quel “non è bene“: siamo in periodo pre-assaggio mela, nessuno ha peccato, che vuol dire “non è bene“?

Non è bene” significa “male“, non ci sono santi che tengano.

Ergo, la solitudine (perché di questo si parla) è male, è il primo peccato, precedente addirittura a quello cosiddetto “originale”.

L’ha detto Dio, mica un ciripicchio qualunque…

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“Papà, quando a scuola mi chiedono che mestiere fai, cosa devo rispondere? Scrittore?”

“Ehm… cioè… insomma… ecco…”

“Se hai scritto un libro, sei uno scrittore, no?”

“Sì, ok, rispondi pure scrittore! ‘tacci loro!”

26 aprile 2011 Posted by | Libri, Religione | , , , | 105 commenti

Consigli utili

“Allora A., io adesso devo andare, ma tu ricordati bene quello che ti ho detto. Vedi di non dare confidenza agli sconosciuti e cerca di stare sempre insieme alle tue amiche. Ricordati che, di tutto quello che sentirai e vedrai, la metà è falso e l’altra metà è un’esagerazione, frutto di allucinazioni collettive. In caso di bisogno hai il mio numero. In caso di urgenza, c’è il 112, che sono i carabinieri, oppure il 113, che è la polizia. Se proprio non potessi telefonare, schiaccia il pulsante dell’antincendio.”

Ma papà, devo soltanto andare al catechismo!”

“Appunto.”

3 ottobre 2010 Posted by | Religione | , | 37 commenti