Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il chiodo fisso

C’è che mi sono accorto di essere arrivato alla bell’età di cinquant… anni (     😎     ) e di non essere in grado di affrontare un chiodo fisso.

Cioè, non ho mai sviluppato alcuna autodifesa nei confronti dei chiodi fissi, forse perché prima d’ora non ne ho mai avuti. O se li ho avuti, se ne sono andati da soli.

Questo qua invece è subdolo, perché mi lascia fare e disfare, ma sta sempre lì pronto ad assalirmi quando abbasso un attimo la guardia.

Recentemente però ho fatto una cosa. Non so se sia quella giusta, però l’ho fatta.

Stiamo a vedere…

Clic!

(E ora voglio proprio vedere…)

4 giugno 2012 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 29 commenti

Problemi

Mi hanno detto recentissimamente che io ho avuto e ho problemi con le donne della mia vita: mia madre, mia moglie e mia figlia. La prima non c’è più, la seconda c’è ma non c’è, la terza c’è.

Chi me l’ha detto è ovviamente una donna.

Il problema consisterebbe nel fatto che io “non ho saputo e non so impormi”.

Se mi fossi imposto, mi avrebbero obiettato che “non ho saputo e non so comprenderle”.

Se le avessi comprese, mi avrebbero obiettato “che non ho saputo e non so impormi”.

E potremmo andare avanti così per tutta la vita.

Probabilmente ho sbagliato tutto.

(Ma, detto tra noi, non me ne frega niente)

30 aprile 2012 Posted by | Un po' di me | , | 25 commenti

Le imposte, le tasse, i canoni e Belen Rodriguez

Rimembravo recentissimamente (cioè ieri sera, avendo avuto la malauguratissima idea di vedere l’inizio del festival di Sanremo) sui miei trascorsi di diritto tributario.

Poca roba, in realtà. Tanto quanto sarebbe bastato per fare il ministro delle finanze.

Rimembravo la differenza che passa tra le imposte, le tasse e i canoni (con l’accento sulla “a”, onde evitare bibuleggiamenti vari…).

Le imposte sono soldi che lo Stato o gli altri enti pubblici territoriali incassano e che sono prive di vincolo di destinazione: vengono cioè restituite ai cittadini sotto le più svariate forme. Case, scuole, strade, ospedali, pubblica sicurezza, cultura, ecc. Le imposte in genere sono progressive, cioè chi più ha, più paga, non soltanto in termini reali, ma anche in termini percentuali. Le imposte di scopo, cioè istituite per finalità specifiche, sono un’anomalia, e infatti credo che forse paghiamo ancora qualche imposta legata alla guerra di Libia…

Le tasse, invece, sono legate alla fruizione di uno specifico servizio. Vengono pagate ovviamente soltanto da chi usufruisce di quel servizio. Possono essere calibrate sul reddito del cittadino oppure no. Se lo sono, in genere occorre dimostrare di avere diritto alla loro riduzione.

Poi ci sono i canoni, che in pratica sono tasse legate alla fruizione di particolari servizi pubblici. Tipici sono, per esempio, i canoni demaniali.

Orbene, tra questi ultimi vi è uno dei canoni che è forse quello più odioso e iniquo di tutti, cioè il canone RAI. Io sono uno di quelli che lo ha sempre pagato diligentemente, incazzandomi pure con chi invitava (e invita) all’evasione.

Ammesso e non concesso che sia giusto che lo Stato chieda ai cittadini il pagamento di un canone per accedere all’etere, cioè per poter guardare la tv o ascoltare la radio, non si capisce perché il canone debba essere versato alla RAI.

Mi si può rispondere che la RAI è la concessionaria del servizio pubblico radio televisivo.

Una risposta del genere è in realtà una presa per il culo bella e buona, perché ci sono tonnellate di libri e quintalate di sentenze che in pratica sono giunte alla conclusione che il servizio pubblico si qualifica come tale non tanto da un punto di vista formale, quanto sostanziale. Tradotto in soldoni: il servizio pubblico possono farlo anche televisioni e radio private, anche se non ne sono concessionarie e anche se non ne hanno il “timbro”.

Il canone serve per tenere in piedi quell’immondo carrozzone che è appunto la RAI. E io non ho nessuna voglia di pagare il canone per vedere i tatuaggi inguinali di Belen Rodriguez. Perché ieri sera, con una mossa alquanto avventata, mi sono sparato circa tre quarti d’ora di festival di Sanremo e dopo avere visto la cagata dell’anteprima, la cagata dello studio stellare, le cagate delle battute dei conduttori e le cagate delle prime canzoni, mi sono chiesto: “Ma perché attendono così tanto per fare entrare le vallette… pardon, le collaboratrici?”

Beh, ora l’ho capito: perché bisognava uscire dalla fascia protetta, per dare il via a uno degli spettacoli più osceni che abbia mai visto. Dopo il comizio strapagato della prima serata (anche lì è andato un pezzo del mio canone), per fare odiens hanno pensato di andare sul volgare, anzi direi proprio sullo squallido. Se avessero preso una decina di prostitute di strada, lo spettacolo sarebbe stato più fine, avrebbero speso molto meno e avrebbero pure tolto dalla strada per una sera alcune povere disgraziate.

Mi chiedo: ma quanto avranno dovuto pensare i dirigenti RAI per mandare in tv (nella tv del servizio pubblico…) una donna senza mutande? Quanto guadagnano questi geni? Più o meno di diecimila euro al mese (netti, ovviamente)?

Sono stufo di finanziare queste stronzate.

Scriverò una lettera alla RAI: chiederò che mi restituiscano la mia quota di abbonamento relativa al cachet di Celentano, a quello di Belen e agli stipendi dei dirigenti che hanno tolto le mutande a quest’ultima. Entro trenta giorni, altrimenti gli espongo pure gli interessi.

P.S.: oggi sono stato impegnato fuori casa, ma non mi sembra di avere letto di vibrate e accorate proteste della Chiesa cattolica nei confronti dello smutandamento in diretta sulla tv del servizio pubblico. Evidentemente è più preoccupata dell’ICI…

17 febbraio 2012 Posted by | Questa poi... | , , | 23 commenti

Non ci sono più le corteggiatrici di una volta

Stamattina, mentre ero impegnato in una importantissima e pallosissima riunione di lavoro, il mio telefono cellulare ha fatto plin plin (che non è la pipì di un noto spot pubblicitario, ma il segnale che mi è arrivato un sms).

A fine riunione, ho dato un’occhiata all’apparecchio e ho visto che il messaggio, proveniente da una donna, conteneva una sola, lapidaria parola: Saldo.

E’ la prima volta che una donna, invece di mostrarsi interessata, ma che dico interessata, incantata, affascinata, estasiata, rapita dalle mie doti intellettuali (e non solo…   :mrgreen:    ), mi chiede direttamente (e anche un po’ brutalmente) il saldo del conto corrente…     😦

Che tempi, dove andremo a finire?

1 febbraio 2012 Posted by | Questa poi... | | 71 commenti

E’ la befana!

Dice un proverbio:

quando piove col sole il diavolo fa l’amore

(beh, almeno lui una speranza ce l’ha, no?)

😛

buona befana !

(datosi che nei prossimi giorni sarò molto impegnato,

volevo evitare che venisse meno il mio augurio

alle gentili signore che frequentano questo ameno spazio)

ahiahiahi!!!

4 gennaio 2012 Posted by | Pensieri disarcionati | , , , | 17 commenti

Laura

Se ne sono ricordati qualche giorno fa, in occasione del suo settantesimo compleanno.

Laura Antonelli ha rappresentato la sintesi della donna dei sogni per quella generazione che era troppo giovane per entrare nei cinema che proiettavano Malizia e che lo hanno visto anni dopo, rimanendone incantati.

Una cosa ho sempre considerato particolarmente attraente di questa donna (lo dico anche se la cosa potrà suscitare ilarità): i capelli e la pettinatura (poi tutto il resto, ovviamente, che non era mica poca roba, perdinci!).

La vita per lei non è andata proprio come doveva, per colpa sua o di altri poco importa. Sta di fatto che rileggere di lei in questi giorni mi ha fatto fare un saltino all’indietro, agli anni della mia giovinezza.

E un saltino all’indietro, ogni tanto, aiuta ad andare avanti, no?

(Questo film è completamente diverso, ma…)

29 novembre 2011 Posted by | Ricordi, sogni | , | 9 commenti

Censura!

Forse non tutti lo sanno, ma oggi è accaduta una cosa gravissima.

La caduta a scoppio ritardato del grande puttaniere, che non è riuscito a comprarsi una decina di deputati?

No, peggio.

Lo spread (che non è un succo di frutta) tra i titoli di stato italiani e quelli della culona che ha toccato il massimo storico?

No, molto peggio.

E’ successo che sono stato censurato.

Ma che dico censurato. Peggio. Imbavagliato, rimproverato, espurgato, tagliato, rimproverato, fustigato, strigliato e chi più ne ha più ne metta.

Un mio innocente, candido, immacolato, virtuoso commento su un blog è stato eliminato con un’azione da tabula rasa che al confronto i bombardamenti NATO in Afghanistan sono praticamente delle grattatine sulla schiena.

Che ho fatto?

Beh, avevo semplicemente pensato di accompagnare il mio commento con un link a una innocua immagine natalizia, che nello specifico sarebbesi questa qua sottostante:

Ora, come puotesi agevolmente vedere, trattasi di immagine del tutto innocente, che potrebbe benissimo essere la copertina di un quaderno scolastico, di una povera ragazza che, per sbarcare il lunario, approfitta delle prossime feste per un lavoretto a tempo determinato di babba natalia.

La poverina si vede chiaramente che è a disagio in questa veste. Si vede che tenta malamente di nascondere la cellulite. Si vede che non ha nemmeno avuto tempo di farsi la permanente.

E poi, diciamocelo chiaramente: quale buon padre di famiglia non vorrebbe trovarsi sotto l’albero (l’albero…) una babba natalia simile, con un pacco di regali per i propri pargoli? Eh?

Ecco, io invece sono stato soppresso, azzerato, spento, con un’azione degna dei peggiori talebani.

Poveri noi…

P.S.: non ho mica capito se il grande puttaniere si è dimesso oppure no. Credo che non lo abbia capito nessuno. Conoscendolo, vi fidereste voi?

8 novembre 2011 Posted by | Pensieri disarcionati, Sani principi | , | 58 commenti

Le donne e le scarpe

Questo credo che l’abbia scritto (o detto) la Littizzetto.

Avendo una figlia di nove anni che ha già più che ampiamente mostrato una tendenza scarpifera oltre a ogni immaginabile immaginazione, posso giurare che è vero!

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Volete sapere il segreto per conquistare una donna? Niente fiori ne opere di bene. SCARPE. Occupatevi dei suoi piedi e lei si occuperà del vostro cuore.

Ma quali fasci di rose rosse, ma quali bouquet di mammole?! Date retta a me: mazzi di scarpe. Questo è il desiderio inconfessabile di ogni femmina. Vedersi recapitare a casa dall’Interscarpa un’enorme fascina di scarpe miste. Stivali a mezza coscia sul fondo per sostenere il mazzo e sul davanti sandali, décolleté dal tacco audace, zatteroni, anfibi, college, pantofole pelose a muso di topo e ciabattine argentate con tanto di piume di colibrì. Il tutto mescolato a infradito miste. E lì, pinzato sulla fibbia dell’ultimo sandalo, un bigliettino: «Seguimi».

Costoso? Giusto un pelo. Ma si va sul sicuro. E poi le scarpe non appassiscono. E tendenzialmente le donne le buttano a fatica. Sono monumenti del tempo, ricordi di strade, memorie di cammini passati. Vanno tenute. A costo di scialacquare interi stipendi in scarpiere. D’altronde siamo figlie di Afrodite, la dea dell’amore che viaggiava nuda come un verme, ma con i sandali ai piedi. E poi si sa: una scarpa può cambiare una vita. E Cenerentola lo insegna. Per non parlare degli stivali del Gatto dagli stivali, ovviamente…

Comunque le donne non comprano le scarpe per necessità, visto l’esubero costante. Il loro è un piacere, un gusto perverso, un bisogno impellente a cui è difficile sottrarsi. Un’urgenza, insomma, tipo la pipì che anche se ti sforzi non te la puoi tenere. Come si fa a resistere a un tacco a spillo? Metti che lui dopo cena, in preda alle fregole, voglia bere lo champagne dalla tua scarpa. Puoi mica dargli un anfibio… devi avere per forza il décolleté da grande soirée, che calza comodo come un guanto. Da pugile. Dicono che l’incremento della sporgenza dei glutei in una donna che indossa tacchi alti è di circa il venticinque per cento. Secondo me si può fare di più. Con un bei paio di tacchi a gradino ti viene un fondoschiena da permesso edilizio.

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Questa estate inopinatamente prolungatasi nell’autunno mi mette addosso un po’ di nostalgia…

5 ottobre 2011 Posted by | Questa poi... | | 14 commenti

D.S.K.

DSK, ovvero Dominique Strauss-Kahn, ormai sappiamo tutti chi è.

C’ha due cognomi, come il nostro Lorenzo Bini Smaghi, che è quello che sta nella Banca Centrale Europea e dovrebbe “fare un passo indietro”, per consentire che diventi presidente Mario Draghi, ma due italiani in una banca sono troppi: uno basta e avanza. Ma Bini Smaghi non ne vuole sapere, ovvero, vuole un incarico ancora più importante, magari proprio quello lasciato libero da Draghi.

Ma chiudiamo questa divagazione. DSK il 14 maggio è stato arrestato dalla polizia di New York per tentata violenza sessuale (credo che ci sia di mezzo anche il sequestro di persona) ai danni di una cameriera dell’hotel dove alloggiava. L’arresto è stato degno dei migliori film d’azione: il fetentone era già a bordo dell’aereo, ovviamente in business class, quando i poliziotti sono saliti, l’hanno fatto scendere e l’hanno ammanettato.

Ho sentito e letto, anche su alcuni blog, vere e proprie esplosioni di gioia e soddisfazione, ovviamente da parte femminile.

L’occasione era veramente ghiotta: un potentissimo uomo, direttore del Fondo Monetario Internazionale (mica un Tremonti qualunque), bianco, socialista (questa è un’aggravante: la prova che gli uomini di sinistra sono anche peggio di quelli di destra), uno che stava preparando nientepopodimenoche il piano di salvataggio della Grecia (mica uno che non si sa che cazzo sta facendo, come per esempio il Calderoli), viene arrestato, si deve dimettere e la sua carriera è praticamente finita perché accusato di stupro da una cameriera, povera, nera e forse anche dalla dubbia moralità, però si sa che in questi casi non conta niente, perché la violenza è violenza punto e basta (e questo è vero).

Qualcuno aveva adombrato il sospetto di un complotto nei confronti di DSK, ma subito sono emerse voci, testimonianze, giuramenti su tentativi precedenti di violenza sessuale nei confronti delle sue collaboratrici: insomma, il fetentone pare fosse più aduso a correr dietro alle gonne che ai debiti dei paesi “sovrani”.

E giù encomi agli USA e alla giustizia americana, che non guarda in faccia a nessuno, è veloce eccetera eccetera. Quello stesso Paese messo sulla graticola per la sua politica internazionale, finanziaria, economica, interna, per i palestinesi, il petrolio, la NATO, l’Afghanistan e chi più ne ha più ne metta, in questo caso era diventato un simbolo della civiltà, e non solo giuridica.

Ieri al fetentone sono stati revocati gli arresti domiciliari, praticamente è tornato quasi libero. Le accuse a suo carico al momento rimangono in piedi, ma si legge dappertutto che molto probabilmente verranno ritirate, perchè la sua accusatrice non è credibile e quindi il famoso rapporto sessuale tra i due potrebbe essere stato effettivamente consensuale. Pare addirittura che la Procura di New York abbia espresso qualche dubbio su come sono state condotte le prime indagini.

Ovviamente adesso le persone che prima gongolavano diranno che, così ricco e potente, DSK ha messo in campo un esercito di investigatori per trovare le contraddizioni nelle accuse a suo carico, che forse si è comprato i poliziotti e i giudici, che probabilmente c’è un complotto politico-internazionale, uguale e contrario al precedente, per scagionarlo e fargli conseguire una maggiore popolarità.

Potrei ovviamente prendere spunto da questa vicenda per svolgere una serie di considerazioni sul tema “violenza alle donne“, che esiste sicuramente ma che viene amplificata e distorta da analisi e statistiche in alcuni casi ridicole, che fanno male anzitutto alle donne.

Ma non lo farò. Sarebbe troppo facile e gli uomini non amano le cose facili…

2 luglio 2011 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie | | 26 commenti

Culturalmente parlando…

Oggi pomeriggio, uscito dall’ufficio, sono passato al supermercato per comprare soprattutto la frutta: melone, albicocche e pompelmi (ciliegie e pesche le avevo già).

Una volta a casa, ho lavato un paio di cosette, rigorosamente a mano, perché non c’era il budget minimo per la lavatrice, e con i nuovi contatori ENEL, se fai andare la lavatrice semivuota c’è il rischio che prima della centrifuga di arrivi direttamente a casa un avviso di garanzia.

Poi ho fatto la doccia, mentre cuocevano le patate.

Poi mi sono preparato la cena: petto di pollo al vapore con rosmarino, salvia e prezzemolo; contorno di patate lesse (quelle che stavano cuocendo mentre facevo la doccia) e filetti di peperone in aceto di mele; yogurt con cereali e caffè. Niente di eccezionale, però dopo mi sentivo culturalmente sazio e anche culturalmente leggero.

Poi, dopo avere lavato le stoviglie, ho pulito il pavimento della camera da letto, di uno dei bagni e di un pezzo di corridoio. La battaglia contro i riccioli di polvere non è stata nè facile nè indolore, ma con il mio nuovo prodotto biologico l’ho spuntata. Mentre strofinavo in ginocchio pensavo che noi artisti dovremmo fare ‘ste cose solo se ci danno – culturalmente – lo spunto per scrivere, mica per obbligo. Pensavo anche che ho dimenticato di pagare il bollo dell’auto, il bollo della moto e questo mese pure l’ICI. Ma non dispero: il 28 scade la seconda rata condominiale e penso che dimenticherò di pagare pure quella, per non creare disparità. Finito di pulire, guardavo il frutto del mio lavoro come una casalinga di Pontida: “però – dicevo tra me e me – culturalmente parlando, il pavimento pulito sta meglio che sporco” e così ho pulito pure l’altra metà di corridoio, scatenando una vera e propria battuta di caccia a tutti i riccioli di polvere che trovavo.

Poi ho stirato, cioè ho ridotto un po’ l’altezza della montagna di panni che attendono il loro turno e ovviamente è partito pure un bottone di una delle mie magliette preferite, così ho dovuto anche cimentarmi in un piccolo lavoro sartoriale.

Alla fine di tutto ero culturalmente stanco, però contemporaneamente ero anche culturalmente soddisfatto, praticamente quasi come una massaia di Bergamo.

Però alla fine di tutto ho sillogizzato: essere socio unico della casa c’ha sì alcuni privilegi (sei contemporaneamente presidente, amministratore delegato, dirigente, ecc.), ma c’ha pure qualche svantaggio. Non sarebbe meglio trovare una socia fifti-fifti?

Ecco, insomma, una culturalmente portata a sobbarcarsi il 50% dei lavori domestici, in cambio del 49% delle azioni ( :mrgreen: ).

Chiedo troppo?

Naaaaaaaaaaa………

P.S.: astenersi culturalmente vittime.

23 giugno 2011 Posted by | Un po' di me | , | 33 commenti