Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Maturità

Oggi è stato il giorno dell’esame di maturità per mia figlia.

Mi sembra ieri che l’avevo fotografata una mattina di settembre del 2008 mentre con uno zainetto più grande di lei stava affrontando il suo primo giorno di scuola.

Ne sono passati di anni, ne sono successe di cose, ne è passata di acqua sotto i ponti (e a volte anche sopra).

Io ho ricordi sfocati del mio esame di maturità.

Ricordo che siamo andati a sostenerlo in città, perché il nostro liceo al tempo era ancora una sezione distaccata.

Ricordo il giorno che ci siamo recati in auto all’esame scritto e ricordo l’attesa fuori dalla scuola, per aspettare gli altri.

Ricordo una grande aula con i banchi separati e nient’altro.

Il mio cervello evidentemente ha resettato un momento che non riteneva poi così importante.

Oggi i ricordi si condividono sui social, le foto, gli in bocca al lupo, tutto viene condiviso e forse rimarrà più a lungo nella memoria.

Si apre una nuova stagione di vita, con nuovi traguardi da superare e nuove mete da raggiungere.

Lungo la strada della vita.

22 giugno 2021 Posted by | Notti insonni, Scuola, Storie ordinarie | , | 2 commenti

Enzo Maiorca

Enzo Maiorca fu non soltanto uno dei più grandi apneisti del mondo, ma anche una personalità in grado di catalizzare l’attenzione del pubblico. Compresa quella volta che, durante un’immersione, fu urtato da un inviato della RAI e gli scappò qualche imprecazione in diretta TV.

Maiorca, come tutti i conoscitori del mare, ne aveva anche paura, e ne aveva anche rispetto, tanto da diventare vegetariano.

Maiorca abbandonò la pesca subacquea nel 1967, quando, inseguendo una cernia incastrata in una cavità, la toccò: “Il suo cuore pulsava terrorizzato, impazzito dalla paura” raccontò.

E’ morto il 13 novembre 2016, all’età di 85 anni.

20 giugno 2021 Posted by | Storie ordinarie | | 2 commenti

Una notizia devastante

Questa.

Che poi è un po’ simile alla distruzione di ettari ed ettari di terreno a opera degli insediamenti logistici (e non mi si dica “però danno lavoro”. Anche le coltivazioni di cotone in America davano lavoro agli schiavi).

Povera Italia…

Povero mondo…

15 giugno 2021 Posted by | Politica, Questa poi..., Storie ordinarie | | 1 commento

Sono tornato

Questo film, dell’inizio del 2018, me lo ero perso.

La storia è presa dal libro “Lui è tornato”, del quale ho già parlato.

Il ritorno in questo caso è quello di Benito Mussolini, nell’Italia del 2017.

Il film non è certo un capolavoro, ma contiene diversi passaggi che fanno riflettere.

L’ignoranza degli italiani delle più elementari leggi del vivere civile: il voto, le tasse, la democrazia, il rispetto dell’altro. La voglia di avere un capo che decide (salvo poi fare il contrario). L’incoerenza, la vigliaccheria e chi più ne ha più ne metta.

Emblematica (e purtroppo vera) è una frase pronunciata dal protagonista: “Eravate un popolo di analfabeti, dopo ottant’anni torno e vi ritrovo un popolo di analfabeti”.

6 giugno 2021 Posted by | Film | | 1 commento

1° dicembre 2024

Che succede il 1° dicembre 2024?

Una nuova data Maya per la fine del mondo?

La prossima riunione organizzativa in ufficio?

La data di scadenza del tonno acquistato ieri al supermercato?

Niente di tutto questo.

Il 1° dicembre 2024 è la data limite entro la quale il sottoscritto se ne andrà in pensione (sempre ammesso di arrivarci, ovviamente…).

Potrebbe anche essere anticipata di uno, forse due mesi, ma non dovrei andare oltre. Uso il condizionale perché in Italia con le leggi sulla previdenza di certezze ce ne sono pochine.

Già mi sto chiedendo: che farò dal 2 dicembre 2024?

Vorrei che gli anni che mi separano dalla dipartita fossero interessanti: cucina, bicicletta, viaggi, università (sì, anche università, vorrei studiare archeologia, tipo Indiana Jones).

Vorrei trascorrere qualche anno emozionante, eccitante, coinvolgente, appassionante, prima del rincoglionimento finale.

Ho tempo per programmare il futuro…

3 giugno 2021 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | 6 commenti

Il fascicolo della discordia

Nel numero de “le Scienze” di giugno c’è un articolo sul fascicolo sanitario elettronico.

O meglio, sui limiti del fascicolo sanitario elettronico com’è stato implementato finora, che si sonio manifestati soprattutto nel periodo dell’emergenza da Covid-19.

Il FSE è l’insieme dei dati e dei documenti digitali di tipo sanitario e sociosanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi, riguardanti un assistito. La informazioni vengono fornite e gestite dalle singole Regioni, per poi confluire in una piattaforma nazionale gestita dal Ministero dell’economia e delle finanze.

A distanza di quasi dieci anni dall’istituzione del FSE, però, scopriamo che il suo utilizzo è “a macchia di leopardo”.

Per esempio, da una interessante tabella pubblicata, risulta che le ASL che alimentano il FSE sono il 100% in Veneto, il 99,86% in Toscana, il 98,14% in Friuli e l’1,11% in Lazio, il 2% in Umbria e addirittura lo 0,20% in Calabria.

Sul fronte dei medici che utilizzano il FSE, stanno al 100% l’Emilia Romagna, la provincia di Trento, la Valle d’Aosta, la Sardegna, la Lombardia e il Friuli, mentre il Lazio sta al 5%, il Molise al 3% e il Piemonte all’1%.

Per quanto riguarda i cittadini che hanno attivato il FSE, al 100% stanno Lombardia e Sardegna; la provincia di Trento al 97%, Marche e Molise al 2% e Lazio e Basilicata all’1%.

Scarsi investimenti e un sistema “federale” inadeguato (dopo la riforma costituzionale del 2001) hanno accentuato difficoltà e differenze.

Durante l’epidemia da Covid-19 un sistema informativo Regioni-Stato strutturato per comunicare ex post informazioni e rendicontazioni si è trovato impreparato.

Ma gli investimenti futuri in materia dovranno concentrarsi soprattutto su un sistema di analisi del dato evoluto che permetta di fare apprendimento automatico. Ma qui mi fermo, lascio a chi ha competenze e voglia di approfondire l’argomento, che per quanto ho potuto capire potrebbe caratterizzare l’organizzazione della sanità del futuro.

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2 giugno 2021 Posted by | Salute, Storie ordinarie | | Lascia un commento

Il caos nel mio cuore

Quali sono le regole per scrivere e leggere un libro?

Poche, secondo me quattro.

La prima: la grammatica. Nel libro ci devono essere i punti, le virgole e i punti e virgola, ma messi al posto giusto, non a casaccio. E poi le frasi: né troppo corte né troppo lunghe. E i paragrafi: bisogna sapere quando proseguire e quando è il caso di andare a capo.

La seconda: i dialoghi. I dialoghi nelle storie sono diversi da come sono nella realtà: non sono la ripetizione del semplice linguaggio parlato, ma non devono nemmeno essere troppo artificiali. Una via di mezzo, insomma, ma una via di mezzo non facile da costruire.

La terza: i personaggi. I personaggi devono essere ben strutturati, perché un romanzo non è un racconto, dove si scrive solo lo stretto necessario. Il romanzo è una storia, e i personaggi vi portano dentro anche la loro storia.

La quarta: la trama. Se uno sa scrivere, sa costruire i dialoghi, sa inventare dei personaggi interessanti, ma poi non sa collocare tutto questo all’interno di una storia, allora fa prima a buttare tutto nel cesso e a darsi alla cucina.

Quando la mia amica mi ha informato di avere scritto questo libro, per un attimo confesso di avere pensato: “Ommadommania! Eccola qua un’altra che, in un periodo di bonaccia, si è cimentata con la letteratura!

Ho scaricato l’e-book più per curiosità che altro, anche se già nel riassunto sul sito di IBS c’era qualcosa che non mi quadrava: era scritto stranamente bene.

“Poco male – ho pensato – facile scrivere la quarta di copertina. Il bello è vedere se c’è qualcosa anche dentro alla copertina!”

E così ho iniziato a leggiucchiare questa storia rosa, sentimentale, e mi ci sono staccato soltanto alla fine.

Che dire? E’ scritto bene, i dialoghi sono ben strutturati, i personaggi hanno la giusta caratterizzazione e la trama ha un suo filo logico. In giro si legge ben di peggio. Sono sicuro che l’autrice, se coltiva questa sua passione, può riscuotere successo nell’ambito di questo genere. Chi ama le storie romantiche, a lieto fine non rimarrà deluso. Se devo essere sincero nelle ultime pagine mi aspettavo che la protagonista si risvegliasse da un bel sogno.

Emma – questo il nome della protagonista – a volte mi sembrava di immaginarla, con i suoi capelli rossi, un caratterino “pepato” e… lassamo perdere! L’altro personaggio che mi ha ispirato simpatia è Tessa, “sorello” dell’altro protagonista (sorello con la “o” finale) Eric, il tenebroso uomo d’affari che “mette la testa a posto” per Emma. La scrittura non scade mai nella volgarità, anche se l’autrice “ci dà dentro” con le scene d’amore.

Se proprio devo fare un appunto sulla scrittura, in qualche parte c’è forse qualche aggettivo di troppo, ma questo è un difetto che hanno tutti gli scrittori alle prime armi. E in alcune parti c’è qualche lettera mancante, ma si tratta veramente di pochissimi casi, dei quali non ho nemmeno preso nota.

Se l’autrice coltiverà questa sua passione (che – come scrive lei alla fine – l’ha tenuta in un’altra dimensione per un paio d’anni) e non demorderà nel contattare le case editrici, sono sicuro che potrà avere delle belle soddisfazioni.

Complimenti!

30 Maggio 2021 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 3 commenti

Israele e quella piccola salvata dalle acque

Noi occidentali siamo generosi, ma spesso soltanto a metà.

Tendiamo, cioè, a fare il gay con il culo degli altri.

Nel dopoguerra abbiamo tagliato a fette diverse aree del mondo, compreso il Medio Oriente, creando Stati completamente fittizi (vedi Libano).

Uno di questi Stati è quello di Israele, però per una motivazione molto più nobile: evitare che in futuro potesse accadere quello che è successo con la Germania nazista (ma anche prima, e senza i nazisti).

Soltanto che nella nostra foga caritatevole non ci siamo accorti che in quella striscia di terra ci stavano altre persone, che non l’hanno presa bene. Cioè noi abbiamo venduto una cosa che non era nostra, insomma. Come se lo facessimo con la Sardegna, la Corsica o il Galles: i sardi, i corsi e i gallici s’incazzerebbero, e non poco.

Poi da queste situazioni non sappiamo più venirne fuori, anzi tendiamo a complicarle ancora di più, perché praticamente quasi tutto il Medio Oriente sta in subbuglio. Ricordiamo, tanto per dirne una, che in Yemen si combatte da sei anni.

Che poi le tensioni tra Israele e i palestinesi provocano un tifo da stadio: o stai da una parte o stai dall’altra, non c’è via di mezzo. Quando invece si sa che la via della pace probabilmente starebbe proprio nel mezzo, e cioè nel rifiuto delle posizioni estremiste che, da una parte e dall’altra, fomentano la crisi, gli attentati, i massacri.

Non sta scritto da nessuna parte che israeliani e palestinesi non possano vivere in pace: in uno Stato, in due, in tre o quanti se ne vuole.

Quindi, visto che non sappiamo come risolvere le crisi che abbiamo creato noi, ci commuoviamo per la foto di un soccorritore che salva una neonata dalle acque. E giù tutti a piangere, senza chiedersi che fine ha fatto dopo quella bambina. E soprattutto senza chiedersi che cazzo di sta a fare la Spagna su un pezzo di terra africano (anzi, marocchino).

Im Nin’Alu – Ofra Haza

20 Maggio 2021 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Storie ordinarie | | Lascia un commento

Il cervello non ha età (1)

Parte prima: il cervello sociale. L’amicizia e la felicità.

Ho scelto di leggere questo libro scritto da John Medina, che è un biologo molecolare statunitense, perché la materia mi interessa molto.

Anzi, per essere precisi ho scelto di rileggerlo, perché della lettura precedente (terminata a novembre 2018) non ricordo assolutamente nulla.

Questo è il motivo per cui ho scritto che il tema mi interessa molto: perché da diverso tempo lamento problemi di memoria. Ricordo di averne parlato una volta al mio medico, ma lui non ha dato importanza alla cosa. Ora invece ho deciso di approfondire la questione.

Ma per tornare al libro, uno dei primi concetti espressi è che esiste una solida correlazione tra rapporti sociali e facoltà cognitive. Ovviamente devono essere interazioni sociali positive, che riducono lo stress (che indebolisce il sistema immunitario) e costituiscono un allenamento per il cervello, perché le amicizie intense e coinvolgenti richiedono lavoro.

Le relazioni con persone che vogliono avere il controllo sulle emozioni, che sono invadenti o aggressive vanno interrotte.

Al cervello inoltre fa male la solitudine eccessiva, l’isolamento sociale cronico, che causa danni paragonabili a quelli del fumo o dell’obesità. Che fare per debellarla? Ballare. Qualsiasi tipo di ballo va bene, perché offre l’opportunità di contatto umano.

Altro capitolo importante è quello sulla depressione. Gli anziani hanno una maggiore propensione alla felicità dei giovani, purché rimangano in buona salute.

E purché non abbiano sbalzi di dopamina: se ce n’è troppo poca si rischia il morbo di Parkinson; se ce n’è troppa si rischia la schizofrenia.

Con l’invecchiamento il sistema dopaminergico (cioè la via lungo la quale la dopamina esercita le sue funzioni) perde colpi. Chi non ricorda il film Risvegli? Tratto da una storia vera scritta dal neurologo Oliver Sacks, parla di pazienti colpiti da encefalite ai quali viene iniettata dopamina sintetica, L-DOPA, i cui effetti si rivelano però soltanto temporanei.

Non temporanei si sono invece rivelati gli effetti dell’ottimismo: secondo una ricerca citata gli anziani che accettano gli acciacchi dell’età, senza stressarsi, vivono in media sette anni e mezzo più di quelli che non lo fanno (e anche in buona salute).

Che dire quindi? Ridere e ballare!

Musica!

18 Maggio 2021 Posted by | Libri, Salute | 1 commento

LUI è tornato

Che succede se Adolf Hitler si risveglia dopo 66 anni di letargo nella Berlino del 2011?

Succede che i mezzi di comunicazione di massa (televisione, stampa, internet) se lo contendono e succede che la gente inizia a seguirlo di nuovo, ecco che succede.

E’ un Hitler che diventa quasi simpatico, quello descritto dall’autore, che nelle note finali ci ricorda che ha massacrato qualche milione di ebrei, polacchi, russi e via dicendo.

Ma che sono qualche milione di morti di razze inferiori se bisogna fare posto alla grande Germania?

Bazzecole, pinzillacchere direbbe Totò.

Forse la storia non è così originale come la trama lascia supporre, ma le riflessioni che stimola sono alquanto inquietanti.

12 Maggio 2021 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 5 commenti