Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Eugenio Scalfari

Quindici giorni fa avrei voluto scrivere un posto sulla morte di Eugenio Scalfari (non mi esprimo sui motivi per cui non l’ho fatto).

Perché la morte di Scalfari mi ha riportato indietro di 45 anni della mia vita, a quel gennaio del 1976 quando uscì Repubblica.

Erano i primi anni della mia turbolenta esperienza politica, alquanto disorganizzata.

Gli anni del liceo, delle discussioni con i compagni di scuola.

Ma soprattutto erano gli anni delle speranze e delle illusioni.

Le speranze che saremmo riusciti a cambiare il mondo, in meglio ovviamente.

Le illusioni che ci avrebbero permesso di cambiarlo, il mondo.

E allora negli anni successivi Repubblica, insieme a l’Unità, diventarono i giornali di riferimento.

Nelle grandi occasioni si potevano comprare tutti e due e si tenevano sotto al braccio, come i grandi intellettuali. E Scalfari era una presenza autorevole, tranquilla e ragionata.

Oggi l’Unità non c’è più (e nemmeno il PCI) e Repubblica si legge on line.

E non si può tenere il tablet sotto al braccio, perché scivola giù…

29 luglio 2022 Posted by | Politica, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , | Lascia un commento

Notizie estive

Due sono le notizie estive che non possono mancare nei tg.

Prima notizia: ma quanto fa caldo!

L’anno scorso faceva meno caldo, quindi sentiamo il climatologo e gli chiediamo una previsione per domani e per i prossimi dieci anni. Ovviamente non manca il consiglio per bambini e anziani: non stare al sole nelle ore più calde, bere molta acqua e vestire leggero. Non accendere i termosifoni e – per chi ce l’ha – nemmeno il camino, ma il climatizzatore – sempre per chi ce l’ha.

Seconda notizia: stabilimenti balneari pieni zeppi.

Tutto prenotato, autostrade intasate, prezzi aumentati ma chissesenefrega. Ma forse ci sono anche le spiagge libere (forse), ma non si sa dove. E gli alberghi? Vogliamo parlarne? Tutto prenotato anche lì. Ma allora la crisi? Beh, ovvio, sono tutti quelli con il reddito di cittadinanza che si danno alle spese folli!

P.S.: intanto lo spread è tornato a salire. Erano un paio d’anni che non ci pensavamo più, vero? Ma stasera al tg si è sentita la parola magica: debito pubblico. Anche di questa non ce ne preoccupavamo più vero?

Beh, è ora che torniamo alla realtà.

12 giugno 2022 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , | Lascia un commento

Viva gli alpini?

Tanti anni fa, nella seconda metà degli anni ottanta, un giorno fu organizzata una festa per l’inaugurazione della nuova sede di Alleanza Nazionale (erede del “glorioso” MSI).

AN aveva aperto una sede adiacente alla centralissima piazza del paese, di fianco al Comune, quasi a simboleggiare la prossima conquista del palazzo (cosa che effettivamente avvenne nel 2004, mettendo fine a decennali amministrazioni di sinistra, principalmente per colpa della stessa sinistra).

Alla sera, dopo i festeggiamenti, i partecipanti si sparsero un po’ per il paese.

Un gruppetto di una decina di persone si radunò in piazzetta Garibaldi, di fronte a un bar ancora aperto.

Erano persone in gran parte di mezza età, con la camicia nera, chiari nostalgici del tempo che fu.

Io mi trovai a transitare sullo stesso marciapiedi dove stavano loro, insieme a una mia amica; a quel tempo ero vicesindaco.

Lo occupavano praticamente tutto il marciapiedi.

Era sera tardi e in giro non c’era quasi nessuno.

Quando ci videro arrivare, notai perfettamente che quando si accorsero che doveva passare una donna, si ritrassero come le acque del Mar Morto al passaggio di Mosè (o era il Mar Nero? O il Mar Giallo?).

Nessuno sguardo oltraggioso o beffardo, nessun commento, forse ci salutammo anche, non ricordo.

Mi colpì la rapidità con la quale ci fecero passare.

Mi sono ricordato di questo fatto in questi giorni, dopo le polemiche sulle offese alle donne avvenute a Rimini, durante l’adunata nazionale degli alpini.

Dovrei quindi concludere che i fascisti rispettano le donne e gli alpini no?

No, concludo che i deficienti stanno da tutte le parti (purtroppo) e che la responsabilità è sempre personale (e non solo quella penale).

Certo, se poi qualcuno fa qualcosa per prevenire certi fattacci allora è tutto di guadagnato…

16 Maggio 2022 Posted by | Politica, Sani principi, Storie ordinarie | , | 3 commenti

Lavorare aggratiss?

Si è discusso nei giorni scorsi su alcune affermazioni di pseudo imprenditori (Briatore) o di pseudo cuochi (Borghese) riguardo la difficoltà a trovare giovani lavoranti desiderosi di imparare mestieri dal fulgido successo futuro e dal risicato stipendio presente.

Colpa del fancazzismo, del reddito di cittadinanza, dei genitori ricchi, del volere tutto e subito…

No, merito della consapevolezza dei propri diritti, del rifiuto dello sfruttamento…

La verità, secondo me, sta nel mezzo.

Chi lavora ha tutto il diritto di essere inquadrato nel modo contrattualmente corretto. Vi possono essere dei periodi di prova nei quali entrambe le parti (datore di lavoro e lavoratore) si “misurano” a vicenda, ma questi non devono durare mesi o anni.

Gli imprenditori lungimiranti hanno tutto l’interesse a formare i lavoratori e a tenerseli ben stretti, così come i lavoratori hanno interesse a seguire percorsi di carriera che possono essere anche lunghi e faticosi.

Il fatto è che oggi mi sembra che in questo delirio logistico, questi discorsi del passato abbiano poca o nulla importanza: oggi serve “carne da macello”; serve la quantità più che la qualità; serve l’obbedienza più che il ragionamento (questo in molti casi anche prima).

E’ un discorso lungo e complesso quello sul lavoro e sulle sue condizioni. Accanto a lavoratori fancazzisti (e a sindacati che li proteggono) ci sono condizioni di sfruttamento inaccettabili.

E’ la politica che dovrebbe intervenire, ma oggi la politica dov’è?

30 aprile 2022 Posted by | Politica, Vita lavorativa | | 6 commenti

Morire per l’Ucraina?

Qualcuno in tv ha detto recentemente che i nostri popoli (quelli dell’Europa occidentale) non hanno voglia di fare la guerra.

Io credo che molti, in molti popoli, non abbiano voglia di fare la guerra.

Non tutti però.

E soprattutto le motivazioni per ripudiare la guerra sono diverse.

Noi occidentali non vogliamo fare la guerra perché distruggerebbe il nostro ricco e comodo stile di vita (e poi ci pensi se si blocca facebook o instagram? Una tragedia…).

Non ci siamo spaventati per i genocidi nella ex Jugoslavia, che stava proprio a un passo da noi, figuriamoci per l’Ucraina, quella terra fredda e desolata che conosciamo solo da quando abbiamo bisogno delle sue badanti (ma una volta l’Ucraina non era il granaio d’Europa? Come mai è passata dall’esportazione di grano a quella di esseri umani?).

La guerra (quella attuale in Europa, perché da altre parti del mondo le guerre vanno avanti da anni) ha già comunque comportato due importanti conseguenze.

La prima è che essa esige il cosiddetto pensiero unico.

Il pensiero unico si manifesta sotto mentite spoglie, quella più evidente sta nella frase – ripetuta incessantemente come un mantra – “dobbiamo essere tutti uniti“.

Il pensiero unico non ammette distinguo, nemmeno minimi, nemmeno impercettibili. Bisogna essere uniti per affrontare il nemico, che è il cattivo. Ovviamente dall’altra parte si fa la stessa cosa.

La seconda importante conseguenza sono le cosiddette fake news, le notizie false, cioè le notizie propagandistiche che servono a nascondere la realtà e ad esaltare i successi della propria parte.

Non si può credere a nessuna notizia diffusa dalle parti in guerra, perché il loro tasso di veridicità sarà sempre bassissimo (a essere ottimisti).

E allora non mi resta che concludere questo strampalato post con la bella poesia del nostro Gianni Rodari, che dovremmo portare stampata sulla fronte (che con i cervelli che ci sono in circolazione ci starebbe sicuramente):

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno, né di notte,
né per mare, né per terra:
per esempio, la guerra.

26 febbraio 2022 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Storie ordinarie | | 2 commenti

Oliva Denaro

Consigliato, consigliatissimo.

Quando hai alle spalle un libro come “Il treno dei bambini” non è facile tornare sulla scena, ma Viola Ardone c’è riuscita.

La storia parte un po’ lenta, assorbita dai tempi della Sicilia, dal caldo diurno e dai rosari serali, ma con il passare delle pagine sale di tono e la protagonista acquista uno spessore di tutto rispetto (mi ha ricordato un po’ le figure dei romanzi della Ferrante).

La ragazza che rifiuta il matrimonio riparatore nella Sicilia degli anni sessanta, la “brocca rotta” che nessuno vorrà più, salvo colui che proprio l’ha rotta, come la definisce la società di quell’arco spazio-temporale, che però conquista la libertà di scegliere.

E sceglie, sceglie lo studio, il lavoro, il marito e la sua scelta si ripercuote sulle persone che le stanno vicine, sui parenti, sul paese.

Ma non c’è solo questo.

Ci sono anche gli stessi protagonisti del libro precedente, cioè i comunisti, quelli che volevano la modernizzazione e la laicizzazione della società (anche in Afghanistan, tanto per ricordarlo a chi adesso piange lacrime di coccodrillo) e che offrono il supporto legale a Oliva, anche se la legge dell’epoca è molto indulgente verso gli uomini.

Un po’ di nostalgia sorge a pensare quando penso agli anni ottanta e novanta, alla mia esperienza, quando la politica, con tutti i suoi difetti, riusciva ancora a mobilitare idee e persone, quando c’erano le famose ideologie, oggi demonizzate ma che altro non erano che idee applicate a una visione della società e del suo sviluppo.

Magnifica la figura del padre che con i suoi silenzi la sostiene: “Poco fa mi hai chiesto che cosa faccio. Questo faccio io. Se tu inciampi, io ti sorreggo”.

Una frase che da sola vale tutto il libro.

Imagine

31 ottobre 2021 Posted by | Libri, Politica, Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , | 2 commenti

Dice: non vota più nessuno

La metà della metà elegge i sindaci.

Meno della metà va a votare.

La metà della metà della metà ballottaggia qua e là.

E la colpa di chi è?

Mia, tua, sua, di quelli di prima, di quelli che verranno dopo, di chi è passato e non ha alzato la tavoletta del water, de noartri…

La colpa è sempre degli altri.

La colpa – secondo me – è di quelli che in questi decenni hanno ridotto la politica a lotta di potere, a guerra di poltrone, a propaganda, a promesse irrealizzabili, a voti presi con gli apericena.

Per forza che poi la gente non vota.

Tanto chi ha bisogno della politica cercherà poi il rapporto personale con l’eletto per risolvere il suo problema, anche se è un problema di tanti altri, perché la politica i problemi non è più abituata a risolverli “politicamente”, cioè collettivamente.

Anni fa un mio collega di lavoro un giorno mi disse: “E’ venuto X e mi ha chiesto se lo voto”.

“E dove sta il problema?” ho risposto io.

“Il problema – ha detto lui – è che poi è venuto anche Y a chiedermi il voto. Che faccio?”

“Semplice. Tu devi dire sia a X sia a Y certo che ti voto! Poi a elezioni avvenute a quello che ha vinto gli dici: hai visto che hai vinto anche grazie a me? mentre a quello che ha perso gli dici: accidenti, ti ho votato ma non è stato sufficiente!

Perché uno che “ti viene a chiedere il voto” prima delle elezioni a mio parere è proprio quello da non votare.

Trovane un altro che valga la pena votarlo (se c’è).

18 ottobre 2021 Posted by | Politica | | 4 commenti

Le donne di Kabul

O per meglio dire: le donne afghane.

Quelle che dimostrano un coraggio eccezionale a scendere in strada per rivendicare i propri diritti.

Ma anche quelle che non hanno il coraggio di farlo, ma nel loro cuore e nella loro speranza c’è una società migliore, quella che, per vent’anni, le avevamo illuse di poter raggiungere.

E invece le abbiamo lasciate nelle mani dei tagliagole talebani, gli stessi che vent’anni fa erano un pericolo pubblico mondiale e adesso stiamo discutendo se riconoscerli come governanti oppure forse/vediamo/dipende.

Si meriterebbero il Nobel per la pace le donne afghane, come tutte quelle altre che ogni giorno vengono abusate, umiliate, lapidate.

Intanto ho trovato questa associazione che prosegue nella sua pur difficile attività.

9 settembre 2021 Posted by | Politica | | 1 commento

Una notizia devastante

Questa.

Che poi è un po’ simile alla distruzione di ettari ed ettari di terreno a opera degli insediamenti logistici (e non mi si dica “però danno lavoro”. Anche le coltivazioni di cotone in America davano lavoro agli schiavi).

Povera Italia…

Povero mondo…

15 giugno 2021 Posted by | Politica, Questa poi..., Storie ordinarie | | 1 commento

Israele e quella piccola salvata dalle acque

Noi occidentali siamo generosi, ma spesso soltanto a metà.

Tendiamo, cioè, a fare il gay con il culo degli altri.

Nel dopoguerra abbiamo tagliato a fette diverse aree del mondo, compreso il Medio Oriente, creando Stati completamente fittizi (vedi Libano).

Uno di questi Stati è quello di Israele, però per una motivazione molto più nobile: evitare che in futuro potesse accadere quello che è successo con la Germania nazista (ma anche prima, e senza i nazisti).

Soltanto che nella nostra foga caritatevole non ci siamo accorti che in quella striscia di terra ci stavano altre persone, che non l’hanno presa bene. Cioè noi abbiamo venduto una cosa che non era nostra, insomma. Come se lo facessimo con la Sardegna, la Corsica o il Galles: i sardi, i corsi e i gallici s’incazzerebbero, e non poco.

Poi da queste situazioni non sappiamo più venirne fuori, anzi tendiamo a complicarle ancora di più, perché praticamente quasi tutto il Medio Oriente sta in subbuglio. Ricordiamo, tanto per dirne una, che in Yemen si combatte da sei anni.

Che poi le tensioni tra Israele e i palestinesi provocano un tifo da stadio: o stai da una parte o stai dall’altra, non c’è via di mezzo. Quando invece si sa che la via della pace probabilmente starebbe proprio nel mezzo, e cioè nel rifiuto delle posizioni estremiste che, da una parte e dall’altra, fomentano la crisi, gli attentati, i massacri.

Non sta scritto da nessuna parte che israeliani e palestinesi non possano vivere in pace: in uno Stato, in due, in tre o quanti se ne vuole.

Quindi, visto che non sappiamo come risolvere le crisi che abbiamo creato noi, ci commuoviamo per la foto di un soccorritore che salva una neonata dalle acque. E giù tutti a piangere, senza chiedersi che fine ha fatto dopo quella bambina. E soprattutto senza chiedersi che cazzo di sta a fare la Spagna su un pezzo di terra africano (anzi, marocchino).

Im Nin’Alu – Ofra Haza

20 Maggio 2021 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Storie ordinarie | | Lascia un commento