Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Tedeschellum?

Lo hanno già soprannominato tedeschellum, il nuovo sistema elettorale che – pare – stiamo approvando in Parlamento, per poi – pare – andare a votare subito dopo (ma chi è che fa cadere il governo? Boh…).

A me ‘sto sistema mi pare piuttosto uno stronzatellum.

Abbandonate le velleità maggioritarie, ci apprestiamo a risuscitare una legge elettorale in gran parte proporzionale, dove tutti vincono – nessuno vince – non si sa chi governa – ognuno fa come gli pare.

Che poi la cosa più importante pare essere la sogliola di sbarramento al 5%. Quando invece occorrerebbe anche e soprattutto evitare il passaggio dei parlamentari dall’una all’altra parte dello schieramento politico. Però la nostra Costituzione vieta il vincolo di mandato, il che tradotto in parole povere significa: tu ti presenti alle elezioni dicendo che sei comunista e vuoi l’eliminazione della proprietà privata. Io ti voto e, una volta in Parlamento, tu cambi idea ed entri nel gruppo del Berlusca e diventi anche manager Fininvest.

Torneremo alla situazione di oltre vent’anni fa, quando andammo in piazza a raccogliere le firme per i referendum di Mario Segni. Ma stavolta io non ho più voglia di andare sui banchetti.

Forse ci andrà mia figlia (se c’è il wifi gratuito…).

Alla fiera dell’est

4 giugno 2017 Posted by | Politica | | 10 commenti

E poi non ti lamentare!

Oggi pomeriggio m’ha telefonato una società di ricerche di mercato per un sondaggio sulle elezioni prossime venture.

Mentre rispondevo alle domande, mi è tornata in mente una discussione avuta qualche giorno fa con un mio cugino.

Questo parente a un certo punto mi ha detto che sono anni che non vota più, perché gli fanno schifo tutti.

Beh – gli ho risposto io – ognuno è libero anche di non votare, mica è un reato. però chi non vota è come se delegasse agli altri il governo della cosa pubblica, e quindi secondo me non ha diritto di lamentarsi. Se tu mi chiedi cosa voglio da mangiare e io ti rispondo “Fai tu”, poi mica posso lagnarmi se m’hai fatto i cavoli bolliti (a me) e tu ti spazzoli le lasagne!

Un conto è andare a votare scheda bianca (come dire: io vorrei partecipare, ma non c’è nessuno che si merita il mio voto), ma disertare le urne ha un chiaro significato: decidano gli altri anche per me.

Quindi, caro cugino, nun me rompe li cojoni!

Musica!

Ah… scusate… dimenticavo:

21 maggio 2017 Posted by | Politica | | 13 commenti

E’ giusto oppure no?

E’ giusto oppure no che lo Stato sia proprietario delle autostrade? Che controlli le più importanti vie di comunicazione, oppure che le ceda ai privati, senza che vi sia alcuna concorrenza in questo settore? E’ giusto che le più importanti vie di comunicazione siano in mani private, mentre le strade meno importanti sono di proprietà pubblica (statale, provinciale, comunale)? E’ giusto che dove si paga (e quindi si guadagna) ci sia il privato e dove si viaggia gratis (e si spende) ci sia invece il pubblico?

E’ giusto oppure no che lo Stato sia proprietario di una dorsale di trasmissione dati (telefonica, web o altro) e di una azienda che distribuisca capillarmente la posta e che, se vuole, raccolga anche credito, che sia di presidio sia nelle metropoli, sia nei paesini di montagna con qualche centinaio di abitanti?

E’ giusto oppure no che lo Stato sia proprietario di una compagnia di traffico aereo, anche di ridotte dimensioni, che possa garantire un servizio pubblico anche in quelle tratte dove si guadagna poco ma occorre garantire un servizio ai cittadini?

Insomma, in una parola, è giusto oppure no che lo Stato si riservi il controllo di quei settori vitali della vita della comunità statale che devono funzionare ugualmente anche in caso di catastrofi, di guerre, di devastazioni (sperando che non debbano accadere mai)? Oppure bisogna andare a bussare in casa a gestori privati per utilizzare strade, telefoni e aerei?

Un tempo (nel secolo scorso) si diceva che lo Stato non doveva produrre i panettoni e nemmeno le automobili.

I panettoni e le automobili li abbiamo ceduti ai privati.

Con i panettoni è andata abbastanza bene.

Con le automobili proprio no.

Con le autostrade, i telefoni e gli aerei meno che mai.

P.S.: so’ tornato dar mare. Faceva un po’ freddino…

aeroplano

25 aprile 2017 Posted by | Politica | | 30 commenti

Per non dimenticare

schindlers-listIeri sera ho visto in tv Schindler’s List.

A volte anche la televisione riesce ad avere momenti “alti”, purtroppo sempre meno frequenti.

Nelle settimane scorse, quando stavo a casa in malattia mi sono visto diversi documentari sulla follia nazista; riesco sempre a stupirmi di quanto sia potuto accadere in Europa 70-80 anni fa, a opera non solo di psicopatici, ma anche di “normali padri di famiglia”.

E mi stupisco ancora di più che da settant’anni l’Europa occidentale sia in pace (credo che sia il periodo più lungo).

Mi rigiro tra le mani il libricino (piccolo per dimensioni ma enorme per il contenuto) di Primo Levi, Se questo è un uomo e oggi come allora mi colpiscono i versi introduttivi del testo:

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici

Considerate se questo è un uomo

“Quando vediamo il Male fatto dagli altri – scrive Foa nell’introduzione – dobbiamo combatterlo a viso aperto, ma dobbiamo anche e sempre contrastare in noi stessi ogni tentazione di intolleranza, di disprezzo, di negazione degli altri.”

Ma il Male spesso, si traveste, si spaccia per altro, si nasconde: efficienza, successo, ricchezza, managerialità, modernità… Hai voglia.

Francesco Guccini – Auschwitz

28 gennaio 2017 Posted by | Film, Libri, Politica | , , | 13 commenti

Le rotte delle migrazioni (e le ruspe)

ruspaVi sono alcuni Paesi in Africa definiti “fuori controllo”: Centrafrica, Sud Sudan, Somalia, nonché la stessa Libia.

Da qui partono le rotte delle migrazioni.

Poi vi sono altri Paesi definiti “molto instabili”: Mali, Ciad, Sudan, Etiopia, Repubblica democratica del Congo, Eritrea, Nigeria.

Poi vi sono altre aree di partenza dei migranti: Sud Senegal, Gambia, Sud Mauritania, Nigeria.

Alcuni di questi Paesi hanno un’età media dai 15,2 ai 16,7 anni (Niger, Uganda, Mali…). Paesi giovani, estremamente giovani, dai quali la gente se ne va a causa di guerre, guerre civili, carestie, malattie e chi più ne ha più ne metta.

Tanto per capire di cosa stiamo parlando, l’età media di Italia, Germania e Grecia va da 42,1 a 46,5 anni.

Volete sapere qual’è stato il Paese europeo con il numero più alto di richiedenti asilo per milione di abitanti nel 2015? L’Ungheria, con 17.699; al secondo posto la Svezia con 16.016; poi troviamo l’Austria con 9.970. E il numero dell’Italia? Eccolo: 1.369. La Germania sta a 5.441. La Gran Bretagna, che è uscita dall’UE anche per l’alto numero di immigrati, stava a quota 591.

Quindi, tre domande, semplici semplici.

A cosa serve andare in Libia per bloccare il flusso dei migranti, quando provengono dall’Africa subsahariana e centrale?

Come facciamo a parlare di invasione, noi italiani, e a criticare altri Paesi definendoli xenofobi, come per esempio l’Ungheria, quando abbiamo una percentuale di richiedenti asilo sulla popolazione pari a un decimo del loro?

A cosa ci servono le ruspe di Salvini?

7 gennaio 2017 Posted by | Politica | | 13 commenti

Due fatti tra tanti…

snoopy5Ce ne sarebbero di cose accadute in questa settimana delle quali parlare. Nazionali e internazionali.

La guerra in Siria che continua a macinare morti. Il terrorismo che continua a mietere vittime, anche utilizzando bambini come kamikaze. Il nuovo governo Gentiloni. Le due città più importanti d’Italia allo sbaraglio, con sindaci che non si sa se ci sono o ci fanno.

Quello di cui voglio parlare brevemente sono invece due fatti che hanno interessato la Regione del Friuli Venezia Giulia.

Il primo è il pianto di Debora Serracchiani in Consiglio regionale. Il secondo è il caso della bambina di Udine svenuta in classe per colpa della fame.

Ci faccio su un ragionamento unico perché penso che, al di là del fattore geografico, i due fatti rappresentino le due facce di una stessa medaglia.

Dunque, la Serracchiani non è riuscita a contenere l’emozione per essere continuamente attaccata sul piano personale. Vittima – non la sola – non solo di commenti sui social, ma anche di una politica che è diventata, soprattutto in questi ultimi anni, sempre più feroce. Come sempre più feroce è diventato il nostro modo di vivere.

Ho vissuto gran parte della mia attività politica nella cosiddetta “prima Repubblica”, quando c’erano i partiti storici: DC, PCI, PSI, MSI, ecc. Le critiche e anche le accuse che ci si lanciava erano a volte pesanti, ma, a parte alcuni casi sporadici, non c’era né ferocia né odio. E non c’era nemmeno disprezzo, che io ricordi. Ricordo che una volta nel nostro Comune cambiò il sindaco e la maggioranza che lo sosteneva, ma un assessore, approfittando della vecchia legge comunale di inizio secolo, si rifiutò di dimettersi. Rimase in carica per alcuni mesi in una giunta che era di colore politico opposto al suo. Lo chiamammo “l’assessore sempreverde” e lo criticammo aspramente ma sul piano politico, lui e il suo partito. Nessuno avanzò il dubbio che rimanesse in giunta per continuare a percepire l’indennità da amministratore.

Altri tempi… Forse perché le critiche erano ideologiche e poi ci hanno detto che le ideologie erano una brutta cosa. Ma se non critico il mio avversario per le sue idee, per cosa lo critico? Per le sue abitudini personali? Qualcuno ricorda le critiche feroci a Marianna Madia qualche anno fa quando fu nominata ministro della funzione pubblica, tanto per fare un esempio? E spesso proprio dalle donne.

I politici spesso fanno a gara per distruggere. L’avversario diventa il nemico, proprio e dell’umanità intera. Non esiste più la presunzione di buona fede. Il sospetto diventa certezza e condanna.snoopy6

Ovviamente, visto che le persone non possono vivere più di 24 ore al giorno e qualche ora bisogna pur dedicarla al sonno (oltre che a mangiare ed espletare alcune funzioni fisiologiche), se concentro tutte le mie energie contro il mio nemico, come posso accorgermi di quello che accade intorno a me?

E così capita che una ragazzina che frequenta le scuole medie nella ricca città di Udine sia svenuta in classe perché, in una casa senza riscaldamento, non aveva nemmeno mangiato, pare da un paio di giorni.

Ho guglato ma la notizia non mi pare abbia avuto molta risonanza sui cosiddetti mass media. Forse perché non è una notizia? Fa ancora notizia la povertà? Si è scritto che la sua famiglia non avrebbe voluto accedere all’aiuto dei servizi sociali, forse per vergogna, forse per ignoranza. Non posso dare loro torto: nell’Italia della privacy sbandierata, per conoscere un dato che ti riguarda devi mettere mezza dozzina di firme (se ti va bene), mentre poi vedi diffondere liberamente i tuoi dati dagli altri: quelli che riguardano la tua salute, il tuo reddito, i tuoi affari sentimentali, ecc.

Ma i poveri devono proprio uscire dalle loro tane e mostrarsi al mondo? Con tutta l’informatizzazione che c’è oggi, possibile che un Comune non sappia quali sono i suoi nuclei familiari realmente senza reddito? E possibile che non ci siano più le antenne sul territorio che una volta erano rappresentate proprio dai politici, dai consiglieri comunali, di quartiere, di frazione, che la loro zona la conoscevano palmo a palmo e ci mettevano la faccia?

Sì, è possibile, perché una politica cialtrona ci ha rotto le palle per anni e ancora oggi ce le rompe, facendo opera di convincimento che occorre diminuire i costi della politica.

Occorre diminuire i guasti della politica! Occorre eliminare i privilegi assurdi e inutili!

I politici che fanno il loro dovere servono anche per presidiare il territorio, perché sono i terminali primi che devono capire quello che succede, non leggerlo il giorno dopo sul giornale.

La politica deve anticipare i problemi; non è la croce rossa che interviene quando il patatrac è già avvenuto.

Vabbe’, per il momento basta. Si avvicina il Natale e dobbiamo essere tutti più buoni. Ora scongelo le lasagne per domani.

Alla prossima.

18 dicembre 2016 Posted by | Politica | | 11 commenti

E ora? (parte seconda)

elezioniIeri sera su La7 Massimo Cacciari ha speso ancora una volta parole sensate sulla nostra situazione politica.

Il problema – ha detto in sostanza – non è tanto se si voterà fra un mese, due mesi o un anno. Il problema è la crisi di rappresentanza che colpisce la politica, chiunque governi.

La crisi di rappresentanza è dettata e aggravata dal fatto che la politica non sa risolvere i problemi della gente: il lavoro, la salute, la sicurezza, il risparmio, la pensione, e si avvita su se stessa.

Rappresentare e risolvere, questi sono i compiti della politica. Rappresentare interessi, costruire alleanze, elaborare e attuare risposte ai problemi.

Io tento di andare più in là.

Si è diffusa tra la gente la tendenza a considerare l’avversario politico un malfattore, un disonesto, a negare o ribaltare anche le cose positive fatte.

Anni fa lessi che Bill Clinton, nella sua prima campagna elettorale presidenziale, venne consigliato di non negare le cose positive realizzate dall’avversario, ma di rispondere: “Io l’avrei fatta meglio“. Ma per fare questo bisogna tornare a una concezione della politica dei tempi miei (cioè del secolo scorso), dove l’avversario viene considerato uno che la pensa diversamente da te, che rappresenta interessi diversi e porta avanti soluzioni diverse ai problemi, senza mettere in discussione obbligatoriamente la sua buona fede e anzi con la possibilità di fare alleanze con lui, perché la capacità di fare alleanze è una delle prerogative fondamentali della politica (il fatto che il Movimento 5 stelle neghi questa possibilità lo colloca in una dimensione anti politica, checché ne dicano loro).

Ma questo non è fattibile in Italia, dove gli elettori sono peggio dei politici che eleggono. E’ ovvio: se gli elettori fossero migliori, non li eleggerebbero.

6 dicembre 2016 Posted by | Politica | | 21 commenti

E ora?

 

referendumScrivo che non è ancora mezzanotte e gli exit pool danno una schiacciante vittoria del No al referendum.

Mi sembra inutile ormai commentare le ragioni dell’uno o dell’altro, e tanto meno una brutta, bruttissima campagna elettorale.

Mi chiedo: e ora che succede?

Succede che ha vinto un’accozzaglia (parlo dei leader di partito, ovviamente, non degli elettori) che ha un unico obiettivo: andare a votare con una legge elettorale proporzionale, con l’aggiunta di quante più preferenze possibile, in modo tale che ognuno possa dire di avere vinto e quindi che ogni partito possa salvaguardare i propri posti. L’ideale per affossare ancora di più questo povero, sciagurato Paese.

Tutta questa vicenda conferma ancora di più – ammesso che ce ne sia bisogno – che l’unica via d’uscita, per chi può, è andarsene all’estero, ma il più lontano possibile, mi raccomando.

P.S.: spero che il nuovo governo chieda indietro tutti gli ottanta euro distribuiti in questi anni.

 

5 dicembre 2016 Posted by | Politica | | 23 commenti

Referendum

Yes!

Yes!

Intervengo poco sui temi della cosiddetta “attualità politica”.

Il livello del dibattito rimane basso, molto basso, fatto di grida, di applausi a prescindere, di generalizzazioni, di frasi fatte; quando va male, di bastonate ai poliziotti.

Non starò qui a ripetere le mie motivazioni di perplessità nei confronti di Renzi, fin da prima che diventasse segretario del PD. La sua cultura politica e il modo come la mette in atto non mi appartengono.

Ma Renzi ha dei formidabili alleati: gli anti-renziani, che sono peggio di lui.

I variegati fronti del SI e del NO al referendum costituzionale (più variegato mi sembra il fronte del NO, che va dall’estrema destra di CasaPound all’estrema sinistra dei picchiatori di piazza, passando per Grillo, il Berlusca, Salvini, Bersani…), quando trovano il tempo e la voglia di scendere a discutere di contenuti, scoprono posizioni tra loro inconciliabili.

C’è chi sostiene che in Italia sia sufficiente una sola Camera (e il Senato disegnato da questa riforma lascia alquanto a desiderare) e c’è chi sostiene invece che la democrazia abbia bisogno di decidere, poi di ripensarci, poi di controllare, poi… Io penso che la forma di Stato disegnata dalla nostra Costituzione abbia bisogno di radicali innovazioni. Tra queste, una sola Camera con rappresentanti eletti in piccoli collegi uninominali: risulta eletto chi ottiene più voti e può essere conosciuto e controllato meglio dagli elettori. Poi, a livello nazionale, occorre che la legge elettorale garantisca la governabilità e quindi un premio di maggioranza a chi vince, garantendo la rappresentanza delle minoranze. Niente ballottaggi, fonti di accordi sottobanco e niente preferenze.

C’è chi sostiene che la nostra sia la Costituzione più bella del mondo. E’ una Costituzione che ha garantito la pace sociale dell’Italia uscita dal dopoguerra, ma non ha impedito l’occupazione dello Stato da parte dei partiti. E’ la Costituzione che – attraverso il suo organo di “protezione”, cioè la Corte Costituzionale – ha impedito che il popolo (ma non dovrebbe essere “sovrano”?) potesse esprimersi sulla legge di riforma (si fa per dire) del sistema pensionistico, con il trucchetto dei suoi riflessi sul bilancio dello Stato.

Ma quello che più squalifica i sostenitori del NO è che da trent’anni tentano di modificare la Costituzione, senza esserci mai riusciti e ancora adesso promettono che se vinceranno i NO, dal giorno dopo si metteranno al lavoro per cambiarla. Con quale credibilità? Meno di zero. Poi ci sono anche quelli che sostengono che la Costituzione va bene così, ma questi secondo me non contano, perché vivono nel paese delle favole.

La riforma partorita da Renzi & C. presenta un sacco di falle, ma rappresenta comunque un piccolo passo in avanti. Piccolo, molto piccolo, ma dalle mie parti c’è un proverbio: “Meglio piuttosto di niente“.

P.S.: dopo il referendum, qualsiasi sia il suo esito, continueremo ad avere un giovane su due disoccupato; continueremo ad avere una magistratura che impiega decenni per concludere un processo; continueremo ad avere una sanità che garantisce cure migliori a chi ha soldi; continueremo ad avere banche che ci fregano legalmente i soldi; continueremo ad avere un’evasione fiscale degna di un Paese del terzo mondo. Ma su questo i politicanti non troveranno mai le energie per lavorare insieme. Al massimo si metteranno d’accordo sul ponte sullo stretto di Messina…

Bella signora

7 novembre 2016 Posted by | Politica | | 55 commenti

Dovremo fare come in Israele?

israeleIeri mi è capitato in mano un articolo di giornale di qualche giorno fa.

Il giornalista raccontava di avere un amico in Israele, conosciuto negli anni ottanta in seguito a una vacanza di lavoro presso un kibbuz. Lui poi era tornato in Italia, mentre quell’altro era cittadino israeliano.

Capirete cos’è il terrorismo – gli diceva – quando avrete paura a salire su un autobus“.

L’amico fece il servizio militare (tre anni) e poi ogni anno un mese di richiamo alle armi, fino a un’età abbastanza avanzata (non ricordo se intorno ai cinquanta o ai sessant’anni, ma non potrei giurarci). L’amico parlava poco delle sue esperienze militari, ma si beccò insulti da ambo le parti: dai palestinesi e dai coloni ebrei, a seconda delle azioni effettuate.

L’amico si sposò e gli raccontava che quando al mattino si andava al lavoro con l’autobus, lui e la moglie ne prendevano due diversi, così in caso di attentato uno dei due si sarebbe salvato; identica cosa per i bambini: autobus diversi anche per la stessa scuola.

Ora, concludeva il giornalista, ho capito cosa intendeva dire che noi (europei) non capivamo cosa fosse il terrorismo e come si viveva sotto l’incubo continuo del terrore: come essere in guerra continua, una guerra in cui il nemico può celarsi sotto al volto normale di uno che ti passa accanto per la strada e a un certo punto estrae un coltello e ti sgozza, oppure si fa scoppiare dentro a un autobus.

Non so se arriveremo anche noi a questo punto, ma mi immaginavo la qualità del servizio militare di leva, quando esisteva: una burla. E immaginavo pure cosa accadrebbe se vi fosse un richiamo alle armi annuale: sarebbero più gli imboscati di quelli in divisa.

No, noi non siamo fatti per combattere il terrorismo; noi siamo fatti per venirne a patti, come abbiamo fatto per decenni con Andreotti, Craxi e compagnia bella. Siamo per aggiustare le cose, mica per risolverle. Siamo eternamente nel mezzo, anche quando non c’è spazio; siamo una costante, enorme via di mezzo.

Che poi, come farebbero marito e moglie a prendere due autobus diversi per andare al lavoro? Già è molto se ce n’è uno! E cosa succederebbe se quelli con il porto d’armi potessero girare liberamente armati, con licenza d’intervenire in caso di pericolo? Succederebbe che nel giro di un paio di giorni ci sarebbero sparatorie da far west, tra vicini di casa che si stanno reciprocamente sui coglioni.

No no, noi non siamo fatti per combattere il terrorismo. Preferiamo scansarci. E che si becchi il colpo qualcun altro…

Spiace ammetterlo, ma è così.

17 agosto 2016 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Storie ordinarie | , | 10 commenti