Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Io sono Tempesta

Marco Giallini è bravo (molto) e anche gli altri attori del film, ma non riescono comunque a fargli fare un salto di qualità, svincolandolo da una mediocre parodia di alcuni atavici difetti italiani.

Eppure di materiale ce n’era…

L’evasione fiscale, gli oscuri rapporti affari-politica, il cinismo dei ricchi e (anche) dei poveri. Hai voglia…

Comunque due ore di “stacco” ci volevano, perché la prossima sarà una settimana impegnativa.

Per me e anche per il povero Presidente Mattarella.

Vedremo finalmente se e a chi darà un incarico, o un preincarico, o un sottoincarico.

L’importante è che si sbrighino a eliminare la legge Fornero, a introdurre il reddito di cittadinanza e a espellere diecimila immigrati al mese (hanno già accumulato un mese di arretrato).

Su, forza…

Ancora ancora ancora

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15 aprile 2018 Posted by | Film, Politica | , | 1 commento

Contromano

Oggi sono andato a vedere l’ultimo film di Antonio Albanese, Contromano.

Premesso che non sono mai stato un fan di Albanese, ho avuto modo di apprezzarlo nel film L’abbiamo fatta grossa con Carlo Verdone.

Considerato che non vi erano molte alternative che mi ispiravano, ho deciso di vedermi questo, anche perché il tema del film è quello dell’immigrazione, che oggi rappresenta una questione quasi universale con la quale misurarsi.

Il film è gradevole; alcune scene sono esilaranti (come quella con Davide Anzalone, che interpreta un disabile).

Albanese interpreta Mario Cavallaro, un cinquantenne proprietario single di un negozio di calze, metodico e cavilloso, quasi bizantino, il cui unico hobby è coltivare un orto sul terrazzo di casa.

Ma il suo mondo, che vorrebbe immobile nelle sue abitudini ultradecennali, sta cambiando vorticosamente e in peggio: gli stranieri imperversano ovunque, anche davanti al suo negozio, dove si piazza un venditore ambulante senegalese di calze che gli ruba tutti i clienti.

Allora a Mario balza in testa un’idea geniale: riportare il fedifrago nel suo paese, perché se tutti facessero così, il problema dell’immigrazione sarebbe automaticamente risolto.

In un travagliato viaggio verso il Senegal, Mario impara a essere un po’ più tollerante, finché alla fine le parti si ribalteranno (non dico di più per non togliere il gusto della sorpresa).

Tornato a casa, mentre mi gustavo un cono alla stracciatella e croccantino, pensavo che è già passato più di un mese dalle elezioni e il centro destra aveva promesso di rispedire a casa loro seicentomila immigrati irregolari, diecimila al mese per cinque anni: hanno già un mese di arretrato.

Ma pensavo anche che c’è chi dice che il flusso di immigrati attuale è niente rispetto a quello che avverrà nei prossimi decenni: di fronte all’inaridimento delle terre, milioni di persone emigreranno verso le zone ricche del pianeta. E allora non ci saranno muri capaci di contenerli.

Ma tant’è: c’è chi pensa di risolvere tutto con le ruspe…

Nord sud ovest est

8 aprile 2018 Posted by | Film | | 6 commenti

Maria Maddalena

Oggi, dopo mesi di vita nella nebbia, sono finalmente tornato al cinema e oggi ho visto il film Maria Maddalena.

L’interpretazione da parte di Rooney Mara è eccellente, per un film che, secondo me, vale la pena di essere visto. Non è la solita storia della vita di Gesù. Insiste su alcuni momenti della sua predicazione e sul rapporto con questa donna che, amandolo, riesce a comprendere il suo insegnamento meglio degli apostoli.

La tesi del film, infatti, è semplice: Maria Maddalena è l’unica ad avere compreso l’insegnamento di Gesù (insieme all’altra Maria, la madre). E infatti è a Maria Maddalena che Gesù si mostra risorto ed è lei che detiene il “testimone” della sua predicazione.

Gli apostoli invece non hanno capito un cazzo: ondeggiano tra il desiderio di provocare una sollevazione popolare contro il potere e il sogno di vedere il regno di Dio sulla Terra entro pochi giorni.

Maria Maddalena quindi come compagna di Gesù, non la prostituta come ha voluto la Chiesa cattolica per diversi secoli. Una figura da approfondire.

P.S.: a me piace molto andare al cinema. Mi piace andare al sabato pomeriggio, alla prima proiezione, quando c’è poca gente e all’uscita ci si immerge nella città ancora viva. Meglio ancora sarebbe condividere questa passione, ma va bene lo stesso…

 

18 marzo 2018 Posted by | Film, Religione | , | 25 commenti

L’amore è eterno finché dura

Mi ero perso questo film.

Eravamo nel 2004 (quanto tempo…), un anno particolare per me.

L’anno nel quale mi sono ritirato definitivamente dalla politica.

L’anno nel quale ho lavorato presso un altro datore di lavoro.

L’anno alla fine del quale ho capito che c’era qualcosa che non andava nel mio matrimonio.

E tra tutti questi casini mi sono perso anche questo film, che ora ho acquistato in cd e che ieri sera mi sono visto.

Non è il solito film comico, è un film amarognolo.

Bravissimi gli interpreti, soprattutto Laura Morante e Stefania Rocca, nonché Licia Seracchi, figlia del protagonista. Verdone invece mantiene alcuni atteggiamenti un po’ troppo stereotipati.

Verdone e Morante sono due coniugi ormai cinquantenni che vivono un matrimonio che si trascina. Si trascina nei luoghi comuni, nell’indifferenza reciproca, nella noia. E quando la crisi scoppia (lui si iscrive a uno speed-date e lei ha un amante) i due si separano.

La moglie tenta di chiarire il rapporto con il suo amante, ma viene gentilmente messa alla porta (“Dentro o fuori?” chiede lei, ormai esasperata. “Fuori” risponde lui, non senza imbarazzo) e cerca di recuperare il rapporto con il marito.

Lui si trasferisce temporaneamente da un amico, cerca di riprendersi “i suoi spazi” e di ricostruire un rapporto con un’altra compagna, senza riuscirci, finendo per intrecciare una relazione proprio con la compagna dell’amico che lo ha accolto in casa (Rocca), il quale a sua volta la tradisce con un’altra donna.

Alla fine l’ha vinta la teoria dell’istrice: né troppo vicini né troppo lontani, per sopportarsi senza ferirsi.

Com’è difficile trovare qualcuno con cui stare bene” si lascia andare Verdone.

La famiglia può essere una formidabile ancora di salvataggio; un porto sicuro nel quale abbandonarsi mentre tutt’intorno infuria la tempesta, ma può anche essere una formidabile gabbia, una prigione dalla quale (cercare o sperare di) fuggire.

Musica

13 aprile 2017 Posted by | Film, Un po' di me | , | 17 commenti

Omicidio all’italiana

omicidio-italianaCome si fa a fare uscire dal nero anonimato che più nero non si può uno sperduto paesino dell’entroterra abruzzese abitato da sedici persone con un’età media di sessanta e passa anni e privo della pur minima attrattiva?

Semplice: si fa passare per efferato omicidio una morte per motivi più o meno naturali. E nell’epoca dei chi l’ha visto, dei plastici, del turismo delle disgrazie il gioco rischia anche di riuscire.

E’ vero che il film è una frustata alle cattive abitudini di una Nazione (l’Italia) troppo attaccata alla tv spazzatura (ma ho parlato con una persona che ha il cognato che vive negli USA e mi ha detto che da loro è molto peggio), ma a me i diversi personaggi sono sembrati un po’ troppo “macchiette”.

In realtà io avrei voluto andare a vedere The great wall, ma c’era soltanto all’UCI e io in quel cinema enorme, con tutte quelle sale, mi perdo. Rischio di andare a vedere un altro film, insomma. Per andare all’UCI (e per uscirne) mi ci vuole il navigatore…

Stato civile, vedovo? No, veneto…

4 marzo 2017 Posted by | Film, Storie ordinarie | | 12 commenti

Beata ignoranza

beata-ignoranzaE’ molto facile ironizzare sul nostro rapporto (morboso o superficiale che sia) con la tecnologia e in particolare con quella tecnologia che oggi non ci abbandona un attimo: lo smartphone e i suoi “fratelli”, computer e tablet.

Se ci penso, il mio primo smartphone (che uso tuttora) l’ho comprato nell’estate del 2012: quattro anni e mezzo fa. Sembra passata una vita (e nel mio caso di cose ne sono successe…). Con i due cellulari precedenti avevo a malapena il collegamento a internet; ed è bastato scaricare una app che l’apparecchio precedente è andato in tilt.

Ora invece la connessione con il resto del mondo non ci lascia (quasi) un attimo, in qualsiasi posto siamo e questo ha comportato una modifica delle nostre abitudini della quale ci possiamo rendere conto solo se facciamo uno sforzo per ricordare come eravamo messi prima.

Ma c’è ancora qualcuno che rifiuta questa modalità di vita (perché di questo si tratta)? C’è ancora qualcuno che nei momenti liberi (in bagno, sul treno, nella sala d’aspetto del dentista) legge un libro o un giornale oppure parla con qualcun altro, invece di estrarre l’aggeggio infernale e navigare, chattare, uozzappare, laicare (mettere i like) eccetera?

Su questo ironizza questo film di Massimiliano Bruno, del quale ho visto i precedenti Gli ultimi saranno ultimi, Tutti contro tutti, e che si avvale della bravura di Alessandro Gassmann e Marco Giallini (che però rischiano di fare la fine dell’origano sulla pizza), nonché di quella di Teresa Romagnoli nella parte della figlia di due padri.

Alla fine del film, dopo il piccolo ma inaspettato colpo di scena finale, tutti a posare lo sguardo sul cellulare: non si sa mai che nel frattempo non sia successo qualcosa di rilievo…

Seven seconds

26 febbraio 2017 Posted by | Film | | 11 commenti

Mamma o papà?

mamma-o-papaDiversi commenti dicono che questo film non sia un granché, che contenga episodi di violenza domestica, che non sia aderente alla realtà, ecc.

Effettivamente non è un film da Oscar, ma è comunque gradevole e gli episodi che non fanno ridere è perché fanno riflettere.

E questo lo dico pur non apprezzando particolarmente né Antonio AlbanesePaola Cortellesi.

In questo film viene capovolto quello che di solito succede nelle separazioni, quando entrambi i genitori vogliono l’affidamento dei figli e per questo molti di loro sono anche disposti a parlare male del coniuge. Qui invece i due “separandi” lottano per scaricare i figli all’altro, ma lo fanno in maniera goffa, inventandosi situazioni nelle quali i tre poveri ragazzi da carnefici dei genitori diventano loro vittime.

In realtà quello dell’affidamento dei figli in caso di separazione o divorzio è un problema grosso come una casa.

Dopo la legge del 2006 l’affidamento condiviso è la regola: si deroga soltanto se c’è una valida ragione per preferire l’affidamento esclusivo.

L’affidamento condiviso prevede che i figli mantengano rapporti equilibrati e continuativi non soltanto con i genitori, ma anche con i nonni e gli altri parenti; che i genitori decidano insieme le cose importanti per loro, per la loro educazione; che i compiti e le responsabilità vengano ripartite tra i due, eccetera eccetera.

Insomma, tutte cose bellissime, ma se queste non erano possibili nel matrimonio, come possono essere possibili nella separazione prima e nel divorzio dopo?

Per non parlare poi dei problemi logistici, nel caso in cui i genitori vogliano “scaricarsi” i figli per lo stesso identico tempo (ho già parlato qui di un delizioso romanzo sulle disavventure in merito). Meglio, tutto sommato, quando i figli diventano grandi e possono scegliere loro con chi stare e chi vedere o meno. In caso di figli piccoli, tutto è maledettamente complicato.

Certo, come film si poteva fare di più, ma comunque se proprio non c’è niente di meglio da vedere…

Musica!

19 febbraio 2017 Posted by | Film | | 14 commenti

Per non dimenticare

schindlers-listIeri sera ho visto in tv Schindler’s List.

A volte anche la televisione riesce ad avere momenti “alti”, purtroppo sempre meno frequenti.

Nelle settimane scorse, quando stavo a casa in malattia mi sono visto diversi documentari sulla follia nazista; riesco sempre a stupirmi di quanto sia potuto accadere in Europa 70-80 anni fa, a opera non solo di psicopatici, ma anche di “normali padri di famiglia”.

E mi stupisco ancora di più che da settant’anni l’Europa occidentale sia in pace (credo che sia il periodo più lungo).

Mi rigiro tra le mani il libricino (piccolo per dimensioni ma enorme per il contenuto) di Primo Levi, Se questo è un uomo e oggi come allora mi colpiscono i versi introduttivi del testo:

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici

Considerate se questo è un uomo

“Quando vediamo il Male fatto dagli altri – scrive Foa nell’introduzione – dobbiamo combatterlo a viso aperto, ma dobbiamo anche e sempre contrastare in noi stessi ogni tentazione di intolleranza, di disprezzo, di negazione degli altri.”

Ma il Male spesso, si traveste, si spaccia per altro, si nasconde: efficienza, successo, ricchezza, managerialità, modernità… Hai voglia.

Francesco Guccini – Auschwitz

28 gennaio 2017 Posted by | Film, Libri, Politica | , , | 13 commenti

Quando si diventa grandi…

monica-bellucciStasera mi sono rivisto Manuale d’am3re, già visto a suo tempo al cinema e fattore scatenante di elucubrazioni sul genere femminile contenute nel mio post dell’epoca (quasi sei anni passarono; mamma mia come passa il tempo, come invecchiate…).

Però stasera c’è stata una frase pronunciata nel primo episodio che mi ha fatto riflettere.

C’è un momento – dice il protagonista – nel quale ci si accorge di essere diventati grandi“.

Ecco, io mi sono ricordato del momento nel quale mi sono accorto di essere diventato grande, mio malgrado. Non mi ricordo né l’anno, né il mese e tanto meno il giorno, ma il momento sì, quello me lo ricordo benissimo. E’ stato quando di fronte a un problema familiare (all’epoca vivevo con i miei genitori), mi sono accorto che non potevo più chiedere aiuto a loro, ma erano loro che lo chiedevano a me: il problema lo dovevo risolvere io.

E quello è stato solo il primo di una lunga serie, come accade nella vita.

Cioè, come dovrebbe accadere, perché ci sono persone che i problemi più importanti continuano a farseli risolvere dagli altri. Per una serie fortuita (per loro) di circostanze, si trovano nella posizione per cui qualcun altro è tenuto a risolvere i loro problemi, per evitare guai non tanto a loro, quanto ad altre persone che non hanno colpe.

Lo so che il discorso forse è un po’, contorto, ma accade proprio così a volte. Fidatevi.

Mina – Oggi sono io

17 gennaio 2017 Posted by | Film, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie | , , | 19 commenti

Silence

silenceIeri sono andato a vedere Silence, l’ultimo film di Martin Scorsese.

Sono andato a vederlo dopo avere letto sommariamente la trama, senza giudizi (e pregiudizi) in merito e pensando che fosse un film tipo quel grande capolavoro che è stato Mission, uscito sugli schermi giusto trent’anni fa.

Tra le recensioni e i giudizi letti dopo averlo visto, ho trovato una frase che mi sembra azzeccata: non è un film per tutti. E non parlo ovviamente delle scene di violenza che vi sono contenute (le torture inflitte ai cristiani), ma del contenuto del film. Non arrivo a concordare con chi ha scritto che è utile portarsi un cuscino al cinema, ma indubbiamente sono 161 minuti di visione impegnativi.

Dal punto di vista tecnico, sicuramente è un prodotto di altissima qualità. Non ho le competenze per giudicare questo aspetto, ma la qualità del prodotto si percepisce anche a pelle. Non mi ha convinto molto, invece, il protagonista Andrew Garfield, ma è un parere strettamente personale.

Il tema del film, invece, è tutt’altro che scontato.

La “missione evangelizzatrice” cristiana di popoli che avrebbero potuto benissimo farne a meno; la resistenza religiosa e culturale locale a questa “colonizzazione”; i poveri che possono essere martiri o carnefici senza comprendere le ragioni né degli uni né degli altri, mi sembrano tematiche che stanno sullo sfondo del film.

Probabilmente il suo vero scopo è quello di penetrare nell’inconscio di chi ha un rapporto tormentato con Dio e la facile teoria dell’imperscrutabilità del suo comportamento non riesce a essere abbastanza convincente.

Io, che questo rapporto tormentato non ce l’ho, non mi sono turbato più di tanto alla visione di questo film.

Il mio Dio prescinde dalle religioni, dalle Chiese, dai preti, dalle preghiere e da tutte quelle umane costruzioni che ne hanno inficiato l’immagine. Forse non esiste neppure, anche se ho bisogno di sperare che vi sia un aldilà nel quale poter rivedere, anche solo per un attimo, chi mi è stato accanto per tanti anni nel corso della mia vita.

La prossima volta torno a vedere un film che fa ridere…

Eyes without a face

 

15 gennaio 2017 Posted by | Film, Religione | , | 29 commenti