Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

L’amore è eterno finché dura

Mi ero perso questo film.

Eravamo nel 2004 (quanto tempo…), un anno particolare per me.

L’anno nel quale mi sono ritirato definitivamente dalla politica.

L’anno nel quale ho lavorato presso un altro datore di lavoro.

L’anno alla fine del quale ho capito che c’era qualcosa che non andava nel mio matrimonio.

E tra tutti questi casini mi sono perso anche questo film, che ora ho acquistato in cd e che ieri sera mi sono visto.

Non è il solito film comico, è un film amarognolo.

Bravissimi gli interpreti, soprattutto Laura Morante e Stefania Rocca, nonché Licia Seracchi, figlia del protagonista. Verdone invece mantiene alcuni atteggiamenti un po’ troppo stereotipati.

Verdone e Morante sono due coniugi ormai cinquantenni che vivono un matrimonio che si trascina. Si trascina nei luoghi comuni, nell’indifferenza reciproca, nella noia. E quando la crisi scoppia (lui si iscrive a uno speed-date e lei ha un amante) i due si separano.

La moglie tenta di chiarire il rapporto con il suo amante, ma viene gentilmente messa alla porta (“Dentro o fuori?” chiede lei, ormai esasperata. “Fuori” risponde lui, non senza imbarazzo) e cerca di recuperare il rapporto con il marito.

Lui si trasferisce temporaneamente da un amico, cerca di riprendersi “i suoi spazi” e di ricostruire un rapporto con un’altra compagna, senza riuscirci, finendo per intrecciare una relazione proprio con la compagna dell’amico che lo ha accolto in casa (Rocca), il quale a sua volta la tradisce con un’altra donna.

Alla fine l’ha vinta la teoria dell’istrice: né troppo vicini né troppo lontani, per sopportarsi senza ferirsi.

Com’è difficile trovare qualcuno con cui stare bene” si lascia andare Verdone.

La famiglia può essere una formidabile ancora di salvataggio; un porto sicuro nel quale abbandonarsi mentre tutt’intorno infuria la tempesta, ma può anche essere una formidabile gabbia, una prigione dalla quale (cercare o sperare di) fuggire.

Musica

13 aprile 2017 Posted by | Film, Un po' di me | , | 17 commenti

Omicidio all’italiana

omicidio-italianaCome si fa a fare uscire dal nero anonimato che più nero non si può uno sperduto paesino dell’entroterra abruzzese abitato da sedici persone con un’età media di sessanta e passa anni e privo della pur minima attrattiva?

Semplice: si fa passare per efferato omicidio una morte per motivi più o meno naturali. E nell’epoca dei chi l’ha visto, dei plastici, del turismo delle disgrazie il gioco rischia anche di riuscire.

E’ vero che il film è una frustata alle cattive abitudini di una Nazione (l’Italia) troppo attaccata alla tv spazzatura (ma ho parlato con una persona che ha il cognato che vive negli USA e mi ha detto che da loro è molto peggio), ma a me i diversi personaggi sono sembrati un po’ troppo “macchiette”.

In realtà io avrei voluto andare a vedere The great wall, ma c’era soltanto all’UCI e io in quel cinema enorme, con tutte quelle sale, mi perdo. Rischio di andare a vedere un altro film, insomma. Per andare all’UCI (e per uscirne) mi ci vuole il navigatore…

Stato civile, vedovo? No, veneto…

4 marzo 2017 Posted by | Film, Storie ordinarie | | 12 commenti

Beata ignoranza

beata-ignoranzaE’ molto facile ironizzare sul nostro rapporto (morboso o superficiale che sia) con la tecnologia e in particolare con quella tecnologia che oggi non ci abbandona un attimo: lo smartphone e i suoi “fratelli”, computer e tablet.

Se ci penso, il mio primo smartphone (che uso tuttora) l’ho comprato nell’estate del 2012: quattro anni e mezzo fa. Sembra passata una vita (e nel mio caso di cose ne sono successe…). Con i due cellulari precedenti avevo a malapena il collegamento a internet; ed è bastato scaricare una app che l’apparecchio precedente è andato in tilt.

Ora invece la connessione con il resto del mondo non ci lascia (quasi) un attimo, in qualsiasi posto siamo e questo ha comportato una modifica delle nostre abitudini della quale ci possiamo rendere conto solo se facciamo uno sforzo per ricordare come eravamo messi prima.

Ma c’è ancora qualcuno che rifiuta questa modalità di vita (perché di questo si tratta)? C’è ancora qualcuno che nei momenti liberi (in bagno, sul treno, nella sala d’aspetto del dentista) legge un libro o un giornale oppure parla con qualcun altro, invece di estrarre l’aggeggio infernale e navigare, chattare, uozzappare, laicare (mettere i like) eccetera?

Su questo ironizza questo film di Massimiliano Bruno, del quale ho visto i precedenti Gli ultimi saranno ultimi, Tutti contro tutti, e che si avvale della bravura di Alessandro Gassmann e Marco Giallini (che però rischiano di fare la fine dell’origano sulla pizza), nonché di quella di Teresa Romagnoli nella parte della figlia di due padri.

Alla fine del film, dopo il piccolo ma inaspettato colpo di scena finale, tutti a posare lo sguardo sul cellulare: non si sa mai che nel frattempo non sia successo qualcosa di rilievo…

Seven seconds

26 febbraio 2017 Posted by | Film | | 11 commenti

Mamma o papà?

mamma-o-papaDiversi commenti dicono che questo film non sia un granché, che contenga episodi di violenza domestica, che non sia aderente alla realtà, ecc.

Effettivamente non è un film da Oscar, ma è comunque gradevole e gli episodi che non fanno ridere è perché fanno riflettere.

E questo lo dico pur non apprezzando particolarmente né Antonio AlbanesePaola Cortellesi.

In questo film viene capovolto quello che di solito succede nelle separazioni, quando entrambi i genitori vogliono l’affidamento dei figli e per questo molti di loro sono anche disposti a parlare male del coniuge. Qui invece i due “separandi” lottano per scaricare i figli all’altro, ma lo fanno in maniera goffa, inventandosi situazioni nelle quali i tre poveri ragazzi da carnefici dei genitori diventano loro vittime.

In realtà quello dell’affidamento dei figli in caso di separazione o divorzio è un problema grosso come una casa.

Dopo la legge del 2006 l’affidamento condiviso è la regola: si deroga soltanto se c’è una valida ragione per preferire l’affidamento esclusivo.

L’affidamento condiviso prevede che i figli mantengano rapporti equilibrati e continuativi non soltanto con i genitori, ma anche con i nonni e gli altri parenti; che i genitori decidano insieme le cose importanti per loro, per la loro educazione; che i compiti e le responsabilità vengano ripartite tra i due, eccetera eccetera.

Insomma, tutte cose bellissime, ma se queste non erano possibili nel matrimonio, come possono essere possibili nella separazione prima e nel divorzio dopo?

Per non parlare poi dei problemi logistici, nel caso in cui i genitori vogliano “scaricarsi” i figli per lo stesso identico tempo (ho già parlato qui di un delizioso romanzo sulle disavventure in merito). Meglio, tutto sommato, quando i figli diventano grandi e possono scegliere loro con chi stare e chi vedere o meno. In caso di figli piccoli, tutto è maledettamente complicato.

Certo, come film si poteva fare di più, ma comunque se proprio non c’è niente di meglio da vedere…

Musica!

19 febbraio 2017 Posted by | Film | | 14 commenti

Per non dimenticare

schindlers-listIeri sera ho visto in tv Schindler’s List.

A volte anche la televisione riesce ad avere momenti “alti”, purtroppo sempre meno frequenti.

Nelle settimane scorse, quando stavo a casa in malattia mi sono visto diversi documentari sulla follia nazista; riesco sempre a stupirmi di quanto sia potuto accadere in Europa 70-80 anni fa, a opera non solo di psicopatici, ma anche di “normali padri di famiglia”.

E mi stupisco ancora di più che da settant’anni l’Europa occidentale sia in pace (credo che sia il periodo più lungo).

Mi rigiro tra le mani il libricino (piccolo per dimensioni ma enorme per il contenuto) di Primo Levi, Se questo è un uomo e oggi come allora mi colpiscono i versi introduttivi del testo:

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici

Considerate se questo è un uomo

“Quando vediamo il Male fatto dagli altri – scrive Foa nell’introduzione – dobbiamo combatterlo a viso aperto, ma dobbiamo anche e sempre contrastare in noi stessi ogni tentazione di intolleranza, di disprezzo, di negazione degli altri.”

Ma il Male spesso, si traveste, si spaccia per altro, si nasconde: efficienza, successo, ricchezza, managerialità, modernità… Hai voglia.

Francesco Guccini – Auschwitz

28 gennaio 2017 Posted by | Film, Libri, Politica | , , | 13 commenti

Quando si diventa grandi…

monica-bellucciStasera mi sono rivisto Manuale d’am3re, già visto a suo tempo al cinema e fattore scatenante di elucubrazioni sul genere femminile contenute nel mio post dell’epoca (quasi sei anni passarono; mamma mia come passa il tempo, come invecchiate…).

Però stasera c’è stata una frase pronunciata nel primo episodio che mi ha fatto riflettere.

C’è un momento – dice il protagonista – nel quale ci si accorge di essere diventati grandi“.

Ecco, io mi sono ricordato del momento nel quale mi sono accorto di essere diventato grande, mio malgrado. Non mi ricordo né l’anno, né il mese e tanto meno il giorno, ma il momento sì, quello me lo ricordo benissimo. E’ stato quando di fronte a un problema familiare (all’epoca vivevo con i miei genitori), mi sono accorto che non potevo più chiedere aiuto a loro, ma erano loro che lo chiedevano a me: il problema lo dovevo risolvere io.

E quello è stato solo il primo di una lunga serie, come accade nella vita.

Cioè, come dovrebbe accadere, perché ci sono persone che i problemi più importanti continuano a farseli risolvere dagli altri. Per una serie fortuita (per loro) di circostanze, si trovano nella posizione per cui qualcun altro è tenuto a risolvere i loro problemi, per evitare guai non tanto a loro, quanto ad altre persone che non hanno colpe.

Lo so che il discorso forse è un po’, contorto, ma accade proprio così a volte. Fidatevi.

Mina – Oggi sono io

17 gennaio 2017 Posted by | Film, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie | , , | 19 commenti

Silence

silenceIeri sono andato a vedere Silence, l’ultimo film di Martin Scorsese.

Sono andato a vederlo dopo avere letto sommariamente la trama, senza giudizi (e pregiudizi) in merito e pensando che fosse un film tipo quel grande capolavoro che è stato Mission, uscito sugli schermi giusto trent’anni fa.

Tra le recensioni e i giudizi letti dopo averlo visto, ho trovato una frase che mi sembra azzeccata: non è un film per tutti. E non parlo ovviamente delle scene di violenza che vi sono contenute (le torture inflitte ai cristiani), ma del contenuto del film. Non arrivo a concordare con chi ha scritto che è utile portarsi un cuscino al cinema, ma indubbiamente sono 161 minuti di visione impegnativi.

Dal punto di vista tecnico, sicuramente è un prodotto di altissima qualità. Non ho le competenze per giudicare questo aspetto, ma la qualità del prodotto si percepisce anche a pelle. Non mi ha convinto molto, invece, il protagonista Andrew Garfield, ma è un parere strettamente personale.

Il tema del film, invece, è tutt’altro che scontato.

La “missione evangelizzatrice” cristiana di popoli che avrebbero potuto benissimo farne a meno; la resistenza religiosa e culturale locale a questa “colonizzazione”; i poveri che possono essere martiri o carnefici senza comprendere le ragioni né degli uni né degli altri, mi sembrano tematiche che stanno sullo sfondo del film.

Probabilmente il suo vero scopo è quello di penetrare nell’inconscio di chi ha un rapporto tormentato con Dio e la facile teoria dell’imperscrutabilità del suo comportamento non riesce a essere abbastanza convincente.

Io, che questo rapporto tormentato non ce l’ho, non mi sono turbato più di tanto alla visione di questo film.

Il mio Dio prescinde dalle religioni, dalle Chiese, dai preti, dalle preghiere e da tutte quelle umane costruzioni che ne hanno inficiato l’immagine. Forse non esiste neppure, anche se ho bisogno di sperare che vi sia un aldilà nel quale poter rivedere, anche solo per un attimo, chi mi è stato accanto per tanti anni nel corso della mia vita.

La prossima volta torno a vedere un film che fa ridere…

Eyes without a face

 

15 gennaio 2017 Posted by | Film, Religione | , | 29 commenti

Non c’è più religione

non-ce-piu-religioneVa bene che Alessandro Gassmann, Claudio Bisio e Angela Finocchiaro sono bravi (e Nabiha Akkari è molto bella), ma se il film è brutto, rimane brutto, e questo non mi è piaciuto.

L’idea di partenza è buona: in paese, tra gli italiani, non nascono più bambini, quello più giovane c’ha quasi la barba e allora chi si mette come Gesù bambino nel presepe vivente? Il figlio di uno della comunità araba, ovvio, perché da loro c’è pieno di bambini. E pazienza se quelli sono musulmani…

Però la trama si perde in banalità, frasi fatte, episodi scontati. Figurarsi che nel primo tempo ho pure pisolato per qualche minuto!

Concordo con il giudizio di Mymovies, non con quello di Comingsoon.

Sconsigliato.

A proposito, lo sapete che i turchi stanno scomparendo?

I turchi di Turchia hanno un tasso di natalità basso, per cui il saldo tra nati e morti è negativo. Viceversa i curdi hanno un tasso di natalità più alto e il loro saldo è positivo. E’ positivo anche il saldo degli immigrati arabi in Turchia.

Per questo Erdogan qualche anno fa ha invitato le donne turche a fare più figli e noi in occidente abbiamo preso queste affermazioni come il tentativo di fare regredire le turche al ruolo di sfornafigli. In realtà c’era sotto ben altro: il tentativo di arginare questo tracollo demografico.

Anche in Italia il saldo è negativo, ma noi non abbiamo i curdi…

Sanremo 1997 – Alex Baroni – Cambiare

18 dicembre 2016 Posted by | Film | | 11 commenti

Dancer in the dark

Questo è un film da vedere.

Mica ciufoli.

Dancer in the dark – Scena finale

 

12 novembre 2016 Posted by | Film | | 17 commenti

Forever young

forever youngMa è proprio vero che oggi tutti sono presi dalla brama di essere o rimanere giovani?

Un tempo, la brama di giovinezza era relegata nello spazio dei ricordi.

Ma oggi?

Questo film di Fausto Brizzi si sforza di ironizzare su questa abitudine, mettendo in scena una serie di situazioni e di protagonisti che in parte si intrecciano tra loro.

Ecco, quello che manca, secondo me, è proprio l’intreccio: alcune situazioni sono collegate tra di loro, altre no.

Ma il risultato finale è comunque piacevole; fa parte dei quelle due ore settimanali nelle quali si possono dimenticare i fasti e i nefasti della vita.

Bravi tutti gli attori, ma una menzione particolare mi sento di farla per Lorenza Indovina e la fugace ma particolarmente indovinata apparizione di Nino Frassica.

Ad maiora!

P.S.: oggi a pranzo pisarei e fasò, piatto tipico della cucina piacentina. Ovviamente la pasta l’ho comprata già fatta e ho omesso lardo e salsiccia, che secondo i miei gusti poco c’azzeccano in questo piatto (soprattutto la seconda). Si tratta, a mio modesto parere, di una variante “povera” della tipica pasta e fagioli, che nelle nostre feste di paese va alla grande, forse per la facilità di preparazione (e di ingurgitamento).

PP.SS.: qualche giorno fa è venuta da me una dipendente (a tempo determinato) accompagnata dalla sua capo reparto, chiedendomi se poteva essere esentata dallo svolgere lavoro notturno per un paio di mesi, perché il marito aveva appena avuto il secondo ictus in pochi mesi, dopo aver avuto già un infarto in passato. La signora si era fatta fare anche un certificato da parte del suo medico di famiglia. Le ho detto di parlarne al suo responsabile. So che dal punto di vista strettamente giuridico non ne ha diritto, ma, come dice il proverbio turco (o era mongolo?), summa lex summa iniuria e domani devo ricordarmi di controllare come si è comportato il destinatario della sua richiesta: in parole povere, se si è comportato da uomo o da caporale. Poi saprò regolarmi nei suoi confronti…

Forever young

13 marzo 2016 Posted by | Cucina, Film, Storie ordinarie | , | 21 commenti