Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Lavorare aggratiss?

Si è discusso nei giorni scorsi su alcune affermazioni di pseudo imprenditori (Briatore) o di pseudo cuochi (Borghese) riguardo la difficoltà a trovare giovani lavoranti desiderosi di imparare mestieri dal fulgido successo futuro e dal risicato stipendio presente.

Colpa del fancazzismo, del reddito di cittadinanza, dei genitori ricchi, del volere tutto e subito…

No, merito della consapevolezza dei propri diritti, del rifiuto dello sfruttamento…

La verità, secondo me, sta nel mezzo.

Chi lavora ha tutto il diritto di essere inquadrato nel modo contrattualmente corretto. Vi possono essere dei periodi di prova nei quali entrambe le parti (datore di lavoro e lavoratore) si “misurano” a vicenda, ma questi non devono durare mesi o anni.

Gli imprenditori lungimiranti hanno tutto l’interesse a formare i lavoratori e a tenerseli ben stretti, così come i lavoratori hanno interesse a seguire percorsi di carriera che possono essere anche lunghi e faticosi.

Il fatto è che oggi mi sembra che in questo delirio logistico, questi discorsi del passato abbiano poca o nulla importanza: oggi serve “carne da macello”; serve la quantità più che la qualità; serve l’obbedienza più che il ragionamento (questo in molti casi anche prima).

E’ un discorso lungo e complesso quello sul lavoro e sulle sue condizioni. Accanto a lavoratori fancazzisti (e a sindacati che li proteggono) ci sono condizioni di sfruttamento inaccettabili.

E’ la politica che dovrebbe intervenire, ma oggi la politica dov’è?

30 aprile 2022 Posted by | Politica, Vita lavorativa | | 6 commenti

Confesso che (non) ho vissuto

Quando si diventa vecchi (come il sottoscritto) basta poco a scatenare una caterva (o valanga) di ricordi.

E’ tipico dei vecchi, come il controllo dei cantieri (e della prostata).

E’ bastato che oggi pomeriggio youtube mi proponesse improvvisamente questa vecchia canzone del 1980 per provocare uno smottamento di ricordi e rimpianti che mi porto dietro ancora adesso e chissà per quanto.

Avevo vent’anni allora, era il periodo delle discoteche, della spensieratezza, della “ricerca” delle ragazze (in gran parte infruttuosa, ahimè). Era il periodo della mia Alfasud appena comprata, dell’inizio dell’università, della presenza di genitori, amici e parenti accanto e intorno a me. E’ stato il periodo delle occasioni, in gran parte perdute (per merito mio, s’intende).

E allora mi è venuto in mente che il libro della mia vita si potrebbe intitolare come il titolo di questo post, speculare al libro Confesso che ho vissuto di Pablo Neruda, un libro che mi ha sempre incuriosito ma che non ho mai né comprato né letto.

Perché non ho vissuto?

E’ il grande dilemma della mia vita.

E’ vero che a vivere c’è tempo fino all’ultimo giorno della nostra presenza su questa bislacca terra, ma c’è un tempo per tutte le cose, e chi non ha vissuto il proprio passato è difficile che riesca a vivere il presente. Peggio ancora il futuro.

2 aprile 2022 Posted by | Pensieri disarcionati, Ricordi, Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , | 6 commenti