Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ipazia

Nel quinto secolo dopo Cristo una donna fu assassinata. Non sappiamo molto di lei, se non che era bella e che era una filosofa. Sappiamo che fu spogliata nuda e che fu dilaniata con cocci aguzzi. Che le furono cavati gli occhi. Che i resti del suo corpo furono sparsi per la città e dati alle fiamme. E che a fare tutto questo furono dei fanatici cristiani.

Così inizia il libro di Silvia Ronchey su Ipazia, una “indagine” dettagliata e dotta su questo assassinio e sul contesto nel quale è nato.

Ipazia abitava ad Alessandria d’Egitto, figlia di Teone, filosofo.

Nel 391 una costituzione dell’imperatore Teodosio aveva reso il cristianesimo religione di stato e l’anno dopo era stata emanata una legge contro i culti pagani in Egitto: ora l’intolleranza si era rivolta verso i pagani.

Teofilo, vescovo cristiano, aveva ordinato la decapitazione della statua di Serapide, con l’aggravante del saccheggio del Serapeo. A questo si aggiunse la distruzione della biblioteca di Alessandria.

Il capo religioso di Alessandria era potente, disponeva di immense risorse economiche e umane. Sulle montagne vivevano centinaia di monaci, le frange estremiste e intolleranti del cristianesimo egiziano: violenti analfabeti che odiavano non solo i pagani, ma anche gli abitanti delle metropoli.

La legittimazione politica della chiesa, dopo l’ascesa del cristianesimo a religione di stato, ha comportato una trasformazione delle classi dirigenti: il vescovo diventa il consigliere del rappresentante dello stato.

Al centro dell’incisione, pubblicata nel 1876, appare il personaggio che guidò la folla: è Pietro, che secondo le fonti era un lettore o addirittura un magistrato
Foto: Akg / Album

Per i pagani Ipazia era una maga che aveva abbindolato il governatore della città.

Quando Cirillo succede a Teofilo, nel 412, come primo atto parte con un progrom antiebraico (tanto per cambiare), poi rivolge la sua attenzione nei confronti del prefetto Oreste, colpevole di avere inviato a Costantinopoli una dura protesta per l’attacco agli ebrei, con una intimidazione diretta: nel 415 il suo corteo viene assalito dai monaci.

L’odio del vescovo si rivolge verso Ipazia: mandante acclarato dell’aggressione alla filosofa, che viene trascinata nella chiesa cristiana “e mentre ancora respirava un po’ le cavarono gli occhi“.

L’assassinio rimane impunito; il magistrato incaricato dell’inchiesta la insabbia.

P.S.: Cirillo è stato fatto santo.

29 gennaio 2022 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 1 commento