Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Domani si riprende

Terminate le mie due settimane di vacanze estive (una in luglio e una in agosto), domani siamo pronti per la ripresa lavorativa (parlo al plurale non perché abbia acquisito qualche titolo nobiliare, ma perché mi sento parte del… resto del mondo).

Per una settimana ho cercato di dimenticare completamente il lavoro, e ci sono riuscito: una settimana in montagna, a camminare tra i boschi. Trovare un posto all’ultimo momento non è stato facile (eh… la crisi degli albergatori…) e non è stato facile nemmeno arrivare sul posto, con l’autostrada intasata, per non parlare del ritorno (eh… questo green pass che uccide l’economia…).

Quello che non ho potuto mettere da parte sono le immagini devastanti che arrivano dall’Afghanistan.

Chi ha provocato tutto ‘sto casino non sarebbe nemmeno degno di amministrare un condominio, altroché debellare il terrorismo internazionale!

Abbiamo invaso un Paese per vent’anni per poi lasciarlo nelle stesse mani di coloro che abbiamo cacciato vent’anni fa?

Se non fosse vero, ci sarebbe da ridere.

Ma noi siamo la parte buona del mondo e quindi ci è concesso tutto.

Uno di questi giorni sarà interessante ricostruire la storia dell’islamismo e capire quand’è e per merito di chi hanno preso piede le correnti più estremiste (come del resto mi sembra stia avvenendo anche nel cattolicesimo e nell’ebraismo).

Perché da un estremista ideologico puoi anche difenderti, ma da un estremista religioso non c’è difesa che tenga.

Giordano Bruno docet.

22 agosto 2021 Posted by | Storie ordinarie, Vita lavorativa | | 2 commenti

I duellanti

La lettura di questa novella secondo me è più semplice di quanto possa apparire: ecco cosa può succederti se nella tua vita, mentre stai svolgendo un’attività banale, incontri una testa di cazzo.

Lo so che gli estimatori di Conrad inorridiranno a questo mio commento (ma non so se saranno poi tanti a leggerlo), ma secondo me, stringi stringi, quello che ha voluto dire l’autore è proprio questo.

Stai vivendo serenamente, senza rompere le palle a nessuno, e un coglione testardo e orgoglioso ti costringe a rovinarti la vita per un decennio e mezzo. E’ quello che succede al tenente, poi capitano, poi colonnello e poi generale D’Hubert, costretto a duellare per quindici anni con il tenente, poi capitano, poi colonnello poi generale Feraud.

Una novella anche drammaticamente attuale, perché di teste di cazzo c’è pieno il pianeta e schivarle diventa sempre più difficile.

P.S.: io ho proprio l’edizione della foto. Un allegato al giornale l’Unità del 1997. Che tempi…

3 agosto 2021 Posted by | Libri | | Lascia un commento

Il sopravvissuto

Giugno 2001.

Una commissione d’esami di maturità sta iniziando il suo lavoro in un anonimo liceo di un anonimo paese della grande pianura italiana, fra il caldo, la noia e la seccatura di un compito ormai quasi burocratico.

Il primo studente che si deve presentare è Vitaliano Caccia, già bocciato l’anno precedente e candidato dal collegio dei docenti a una seconda bocciatura.

Vitaliano si presenta con qualche minuto di ritardo e quando arriva il momento d’iniziare l’esame estrae una pistola e uccide sette degli otto professori della commissione. Lascia vivo soltanto Andrea Marescalchi, professore di storia e filosofia. Non gli punta addosso l’arma ma un dito, prima di sparire definitivamente.

Il libro ruota attorno, per quasi quattrocento pagine, al dramma di questo professore quarantenne che si chiede il perché di questo fatto e soprattutto perché lui è stato lasciato in vita.

Cerca di scoprirlo anche la polizia e il ministero, ma con tesi e ipotesi strampalate.

Il professore invece rivede a ritroso il suo rapporto con Vitaliano, soprattutto nell’ultimo anno. Vitaliano è quello che si potrebbe definire un “bello e dannato”, con il quale però il professore sembra essere l’unico ad avere aperto un canale di comunicazione. E di questo ne sono consapevoli anche i suoi colleghi professori e gli altri studenti della classe, alcuni dei quali dapprima sospettati di complicità nella strage, una complicità esistente soltanto agli occhi di una polizia fredda e burocratica.

Il libro si snoda tutto su questo dramma, il dramma di un sopravvissuto a un evento altamente traumatico e le sue riflessioni sul mondo della scuola e sul rapporto con gli studenti, anzi con la gioventù che rappresentano.

Il filane è banale, forse come tutta la storia.

A dire la verità, essendo io stesso sopravvissuto a un evento traumatico (con il correlativo “disturbo da stress post traumatico“), non mi sono riconosciuto molto nel protagonista, ma probabilmente ognuno reagisce a modo suo.

Pubblicato nel 2005, il libro ha vinto il premio Campiello.

Consigliato: dipende. Non è un poliziesco, è un’indagine, ma nella mente.

1 agosto 2021 Posted by | Libri | | Lascia un commento