Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Una cosa che non sopporto…

… è il menefreghismo.

Ma ancora di più, quando il menefreghismo sconfina nell’irresponsabilità e nell’incoscienza.

E quando l’irresponsabilità e l’incoscienza vengono tenute nei confronti dei propri famigliari, allora la cosa mi fa imbestialire.

Roba da mandare tutti affanculo e andarsene via, il più lontano possibile.

22 luglio 2021 Posted by | Storie ordinarie | | 6 commenti

A volte penso…

… a quante cose avremmo potuto fare insieme.

Anzi, a quante cose avremmo potuto condividere insieme, che è diverso.

21 luglio 2021 Posted by | Ricordi, Rimpianti | , | 2 commenti

Ciao Raffaella

C’era una volta un’Italia più povera, più bacchettona, più rurale, quasi pezzente, dove poteva capitare che una famiglia povera (la mia) abitasse accanto a famiglie ancora più povere e fosse l’unica ad avere un televisore.

E allora poteva capitare che al sabato sera ci si ritrovasse tutti su un divano mezzo sfondato a guardare la televisione e quando c’era lei era sempre una festa.

E lei era Raffaella Carrà, la ballerina/presentatrice bionda verso la quale mai ho sentito pronunciare dalle donne che la guardavano una parola di critica o di disapprovazione.

Ci sono persone che diamo per scontato che ci saranno sempre; anche se scompaiono dalla scena per lungo tempo, sappiamo che esistono, pronte a tornare alla ribalta. Una di queste è stata sicuramente Raffaella, che con il passare degli anni è diventata ancora più bella e affabile, sempre con il sorriso sulle labbra, mai saccente.

Mi piace ricordarla così, in versione maghella e nello splendore dei suoi quarant’anni.

19 luglio 2021 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie | | 2 commenti

Il cervello non ha età (3)

Parte seconda: il cervello pensante. La memoria.

Non pensate che nel cervello esista un unico sistema mnemonico, come un singolo hard disk. Il cervello è più simile a un laptop di alto livello dotato di venti o trenta hard disk separati e ciascun sistema ha il compito di elaborare uno specifico tipo di memoria. I sistemi comunicano tra di loro, ma non si sa in che modo.

Abbiamo per esempio la memoria dichiarativa, chiamata così perché si tratta di ricordi facili da dichiarare, che a sua volta è suddivisa in memoria semantica e memoria episodica. E poi c’è la memoria procedurale (quando mi siedo in auto per guidare, compio meccanicamente una serie di azioni, quasi senza accorgermene).

Una cosa che hanno in comune tutti i sistemi mnemonici è che si formano a partire da esperienze apprese.

La memoria semantica, una di quelle che serve a ricordare i fatti, non si deteriora con l’età, anzi, l’accesso al suo database aumenta con il passare degli anni.

Nemmeno la memoria procedurale si logora troppo in fretta, che rimane più o meno stabile.

Insomma, gli anziani hanno un cervello pieno di esperienze alle quali attingere e hanno un processo decisionale più ponderato e meno impulsivo: è più lento perché devono soppesare diverse alternative. Tutto questo potrebbe chiamarsi saggezza.

Peccato però che non tutti i sistemi mnemonici si mantengano bene con l’età.

La memoria di lavoro (in passato definita memoria di breve termine) non è semplicemente un deposito temporaneo di informazioni; è invece uno spazio dinamico, con componenti che hanno funzioni diverse.

I deficit della memoria di lavoro possono rivelarsi nei modi più imbarazzanti: si perdono le chiavi, ci si dimentica di quello che si stava per dire o per fare o si perde il filo. Il deterioramento può essere drammatico: tra i venti e i trent’anni si ottiene un punteggio di 0,6; a quarant’anni il punteggio è 0,2; a ottanta è di -0,6.

E c’è anche da dire che le abilità della memoria di lavoro sono ereditarie.

Anche la memoria episodica peggiora con l’età: tra i venti e i settant’anni c’è un calo del 33%. La memoria episodica unisce due elementi: le informazioni che vengono richiamate e il contesto a cui queste informazioni vengono riferite. Quest’ultimo elemento appartiene esclusivamente alla memoria episodica e prende il nome di memoria sorgente ed è proprio quest’ultima che viene messa fuori combattimento.

In un esperimento, alcuni soggetti giovani e anziani dovevano guardare delle persone che tenevano dei discorsi. In seguito è stato chiesto di richiamare alla mente i contenuti dei discorsi, poi di abbinarli alle persone che li avevano esposti. Giovani e anziani erano entrambi in grado di ricordare i contenuti (memoria semantica), ma per gli anziani era molto più difficile individuare la persona che li aveva pronunciati (memoria sorgente). A livelli acuti, siamo in presenza delle caratteristiche distintive dell’Alzheimer.

Che fare allora?

Tornare a scuola, sperimentare qualcosa di nuovo, acquisire l’abitudine dell’apprendimento permanente. Un cervello anziano è perfettamente in grado di apprendere cose nuove, ma per farlo occorre immergersi in ambienti dove si impara, tutti i giorni.

Occorre impegnarsi. O attraverso l’impegno ricettivo (imparare qualcosa passivamente, con rilassatezza), ma soprattutto con l’impegno produttivo (confronti attivi, stimolanti, persino aggressivi).

Anche insegnare ad altri è utile, imparare lingue nuove, praticare musica, lettura intensa, fare esercizio fisico e meditazione; dormire a sufficienza, mangiare sano e frequentare buone compagnie (vabbe’, qui cadiamo nel buonsenso…).

E, dulcis in fundo, stare alla larga dagli schermi a luce blu dei dispositivi elettronici (ettepareva…).

5 luglio 2021 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 1 commento

Troppo buoni…

C’è un proverbio che gira dalle mie parti che si può riassumere così: “a essere troppo buoni si finisce per essere coglioni“.

Vorrei sostenere che non è così e che essere buoni (sottocategorie: corretti, educati, rispettosi delle regole, ecc.) alla fine paga, ma spesso è il contrario.

Gli altri se ne approfittano di questa inaspettata bontà, finché non si reagisce, sempre con le buone maniere, ma in maniera decisa, ponendo un aut aut: o così o niente.

Allora l’interlocutore ha un guizzo, perché non si aspettava quella reazione da un buono e si rimette in carreggiata.

E tu avresti voglia di dirgli: “dovevi proprio spingermi a questo livello per darti una mossa? Coglione!

4 luglio 2021 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 2 commenti

Il cervello non ha età (2)

Parte seconda: il cervello pensante. Lo stress.

Quando siamo stressati, il corpo riversa grandi quantità di ormoni nel sangue, che stimolano il sistema cardiovascolare, incrementando il battito cardiaco, alterando la pressione sanguigna e sovraccaricando di ossigeno i muscoli. Ma il corpo recluta anche un altro ormone: il cortisolo, che prende di mira l’ippocampo, che detiene in custodia alcuni tipi di memorie. E’ l’ippocampo che decide quando interrompere la secrezione di cortisolo, quando la minaccia è passata, perché se la sua presenza si protrae più del necessario, l’ormone dello stress inizia a danneggiare l’organismo, cervello incluso.

Il cortisolo è normalmente alto al momento del risveglio (in passato dovevamo difenderci dai predatori) e poi, se c’è calma in giro, si abbassa: il calo può essere anche dell’85%.

Questo sistema è concepito per affrontare uno stress di breve durata. Il problema della società moderna è che si può rimanere ingabbiati in situazioni stressanti che durano anni. L’esposizione a uno stress incessante può generare disturbi depressivi e disturbi d’ansia, che sono veri e propri collassi dei sistemi cerebrali.

Intorno ai quarant’anni i livelli di base del cortisolo iniziano a innalzarsi, smettendo di seguire l’andamento alto/basso/mattino/sera e scivolano verso l’alto. Non rispondiamo più rapidamente o energicamente alle minacce e non ci calmiamo più rapidamente una volta che la minaccia è passata.

Se alcuni ormoni rimangono in circolazione nel sangue, come il cortisolo, possono generare malattie che colpiscono tutti gli anziani: diabete, osteoporosi, disturbi vascolari.

Il cortisolo può anche danneggiare specifiche aree del cervello, come l’ippocampo. Quando troppo cortisolo resta in circolo troppo a lungo, può distruggere il tessuto ippocampale, causando l’atrofizzazione dell’organo. Alcuni neuroni muoiono e in questo consiste il danno cerebrale prodotto da un eccessivo stress. E i neuroni che non muoiono possono perdere la capacità di connettersi tra loro.

Un altro bersaglio dell’aggressione del cortisolo è la corteccia prefrontale, implicata nella pianificazione, nella memoria di lavoro e nello sviluppo della personalità, con danni rilevanti a queste funzioni. Si stenta a tenere a freno le emozioni e si entra in un continuo stato emotivo di “combatti o fuggi”.

Una strategia per affrontare questa situazione è quella della mindfulness, cioè una serie di esercizi contemplativi attraverso i quali concentrare il cervello sul presente, anziché sul passato o sul futuro. Gli esercizi hanno due componenti principali. Il primo è la consapevolezza del presente, prestando attenzione ai minimi dettagli di qualsiasi cosa stia avvenendo qui e ora, escludendo tutto il resto. Il secondo è l’accettazione, cioè la capacità di non giudicare le proprie esperienze. Detto in parole povere, la mindfulness ha un effetto calmante.

Spandau Ballet – Through the Barricades

3 luglio 2021 Posted by | Libri, Manate di erudizione, Salute, Storie ordinarie | | 1 commento