Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Le medaglie hanno sempre due facce

Healthcare cure concept with a hand in blue medical gloves holding Coronavirus, Covid 19 virus, vaccine vial

Stanno facendo scalpore oggi gli articoli dei giornali che parlano di questa notizia: molti operatori delle RSA non vogliono saperne di vaccinarsi contro il Covid-19.

Detta così, la notizia suscita scalpore, anche indignazione.

Ma come! Con tutti i morti che ci sono stati, soprattutto nelle residenze per anziani, sono proprio i dipendenti a non volersi vaccinare?

Premesso che io ritengo che il vaccino anti Covid dovrebbe essere obbligatorio, tolti ovviamente i casi nei quali non può essere somministrato, questa è la tipica notizia che, esplicitata così, lascia il tempo che trova. Anzi, fa più disinformazione che altro.

Anzitutto la notizia deriva da un sondaggio svolto dall’associazione Anaste in Piemonte.

Anaste è un’organizzazione che racchiude diversi gestori privati di strutture socio sanitarie per anziani. Anaste ha anche un proprio contratto collettivo.

I privati, insieme alle cooperative, da tempo gestiscono strutture socio sanitarie per anziani e disabili, perché ci guadagnano.

Le loro gestioni sono improntate al guadagno, realizzato con tre strumenti principali:

stipendi bassi al personale dipendente. La voce di spesa per il personale è quella più elevata in queste strutture. Pagare poco il personale, sfruttarlo, risparmiare sulla formazione incide moltissimo sul risultato economico;

bassa qualità dei servizi. Tutti sanno che molti utenti di queste strutture non hanno parenti, o non si occupano di loro o sono lontani. Molti di questi non badano alla qualità, ma a risparmiare sulle rette;

risparmi derivanti da gestioni associate. Concludere contratti con i fornitori per quantità elevate consente di ottenere prezzi più bassi rispetto a chi contratta per piccole quantità.

L’atteggiamento del personale risultante da questo sondaggio (bisognerebbe anche vedere le modalità con le quali è stato condotto) è una diretta conseguenza di consentire (anzi, spesso agevolare) gestioni di servizi socio sanitari particolarmente delicati improntati alla logica del profitto: non c’è ritorno di qualità, non c’è fidelizzazione del personale. Poi che pretendi?

Come dire: chi la fa l’aspetti.

27 dicembre 2020 Posted by | Questa poi... | | Lascia un commento

Ma cos’è successo?

Se giro per il mio paese e faccio mente locale, non lo riconosco più.

C’era un piccolo centro commerciale a ridosso del centro storico. Una piccola galleria nella quale si affacciavano negozi, ora quasi deserta.

Dov’è finita quella pizzeria da asporto con il pizzaiolo e la mamma che impastava nel retro e nei fine settimana portavo a casa qualche trancio e si rideva ancora mentre si mangiava?

E il negozio di pasta fresca, dove si potevano comprare i tortelli con la coda?

E la banca e la lavanderia?

E la pizzeria che era diventata un luogo d’incontro e si conosceva il proprietario e si incontravano amici e conoscenti e quando si usciva si rimaneva a parlare nella galleria fino a tardi?

E che dire dell’altro centro commerciale, lungo la statale per la città?

C’era una pizzeria dove ci si fermava con la piccola quando andavo a prenderla da scuola e si faceva merenda con un trancio.

E poi si poteva andare a fare un giro al negozio di scarpe o in quello di abbigliamento.

E che dire del ristorante self service, dove potevi farci una scappata quando non avevi tempo e voglia di cucinare e se era un giorno feriale ci trovavi gli operai delle fabbriche dei dintorni? Fabbriche dove si produceva, non le enormi cattedrali della logistica di oggi.

Cos’è successo in questi anni?

Lo so che non rimpiango i negozi, rimpiango i momenti, la luce di quegli anni contro il buio di oggi.

Lo so che quei momenti non torneranno più.

Dovrei guardare avanti, ma il tempo che mi rimane non è poi tanto.

Oggi mi hanno informato che è morto un mio ex vicino di casa, che conoscevo da quarant’anni, più giovane di me.

Quando ti si fa il deserto intorno, non c’è da stare sereni.

Buon Natale

25 dicembre 2020 Posted by | Ricordi, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 2 commenti

E’ Natale

Credo che quello che sta arrivando si candidi al gioco del Natale peggiore.

E secondo me ha ottime possibilità di piazzarsi sul podio.

Non parlo del Covid, che per fortuna finora se n’è stato alla larga dalla mia famiglia.

Mi riferisco a tutte quelle cose di contorno.

A volte si potrebbe anche fare senza contorno…

Il mio regalo – Pierangelo Bertoli

17 dicembre 2020 Posted by | Un po' di me | | 9 commenti

Psicologia della stupidità (parte prima)

Ritirato in libreria venerdì (per una volta tanto non ho fatto acquisti on line), mi sono subito messo sotto con la lettura.

Bè, che dire? Ci sono fior fiore di studiosi che si sono dati pena per scrivere questo trattatello di quasi trecento pagine, dai capitoli eloquenti: Lo studio scientifico sugli imbecilli; La teoria degli stronzi; La stupidità con cognizione di causa; Come trattare gli stronzi; La stupidaggine peggiore è pensare di essere intelligenti, solo per citarne alcuni.

Ma del capitolo Dalla stupidità all’idiozia (di Pascal Engel, filosofo e direttore degli studi della Scuola di studi superiori in scienze sociali di Francia) vorrei trarre una breve sintesi, tanto per accrescere il livello culturale dei lettori di questo misero blog.

La stupidità – scrive Engel – ha i suoi gradi.

Nello scalino più basso troviamo la stupidità pesante, letteralmente bruta, di colui che manca di intelligenza e che si avvicina al regno animale (asino, oca) o vegetale (zucca). Volgarmente viene ridotto all’epiteto di coglione o testa di cazzo.

Un gradino più in alto ci sono gli idioti e gli imbecilli, coloro dall’intelletto fragile. La loro tipologia è anche quella dei cretini, affetti da una tara ereditaria.

Un grado più in alto ci sono coloro che, sembrando un po’ più svegli degli sciocchi, sono maldestri ma buoni: sono i sempliciotti, i tonti, i babbei.

Un gradino più in alto ancora si trovano gli stolti. Lo stolto non necessariamente manca di intelligenza, ma la esercita male e soprattutto è presuntuoso, perché adora essere al centro dell’attenzione e ha bisogno degli altri: è socievole, invece i bruti sono solitari.

Un gradino ancora più in alto c’è quella che viene definita stupidità sostenuta, o intelligente. Lo stolto intelligente può essere molto colto ed erudito, ma la sua intelligenza non si accorda alla sua affettività: progetta piani inadatti e sproporzionati.

Ecco, vi ho fornito una casistica nella quale collocare agevolmente le persone di vostra conoscenza.

Contenti?

Buona settimana.

13 dicembre 2020 Posted by | Libri, Manate di erudizione | , | 1 commento

A volte…

… non so se capita anche a voi di estraniarvi dal mondo.

Può essere un attimo, qualche minuto, un’ora o un giorno.

A me capita.

E’ perché sono in un’altra dimensione, sto pensando ad altre cose, sto risistemando pezzi di vita.

In quei momenti, è necessario saper attendere il mio ritorno.

Perché finora sono sempre ritornato…

 

12 dicembre 2020 Posted by | Un po' di me | | 8 commenti

Immaturi – Il viaggio

Ieri sera ho visto in tv per l’ennesima volta il film Immaturi – Il viaggio.

Ne ho già parlato altre volte, da quando l’ho visto per la prima volta (ammazza! era gennaio 2012!), ma che volete, questo film mi mette sempre nostalgia.

La nostalgia delle cose perdute, delle cose che non torneranno più.

Gli amici, i viaggi, gli amori…

Scusate, ma questo è un momento difficile per me.

Molto difficile.

P.S.: la morte di Paolo Rossi mi fa tornare indietro di quarant’anni, con tutto quello che ciò significa.

PP.SS.: lo so, più che un post è un mortorio, ma… checcevoletefa’

 

10 dicembre 2020 Posted by | Film, Un po' di me | , | 6 commenti

Italia addio!

Dovessi andarmene dall’Italia (cosa che non riuscirò mai a fare), mi piacerebbe vivere in due Paesi.

Il primo è il Portogallo.

Di questo Paese mi attira il suo affacciarsi sull’Oceano, le sue dimensioni ridotte e la sua storia, fatta di luci e ombre (quale Paese non ha luci e ombre? Noi per primi).

Il secondo Paese nel quale mi piacerebbe emigrare è la Scozia.

Mi attira la sua posizione all’estremo nord della Gran Bretagna, le brughiere e i castelli, la sua indipendenza difesa con le unghie e i denti.

Ma se dovessi morire (prima o poi succederà), mi piacerebbe lasciare questo mondo trai colori di Cuba.

Così è (se vi pare).

 

 

6 dicembre 2020 Posted by | Un po' di me | | 2 commenti

Senza cognizione

C’ho a che fare con una persona senza cognizione.

Cognizione nel senso di consapevolezza delle cose con le quali si ha a che fare, dei problemi da risolvere, delle persone con le quali si hanno rapporti.

Il fatto è che questa persona ha la stessa capacità dei cretini: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza.

E’ veramente difficile affrontarla.

In questo week end mi devo preparare, perché lunedì ho intenzione di stringerlo nella morsa della responsabilità, ma non so se ci riuscirò.

Cercasi manuali adatti.

Imagine

 

5 dicembre 2020 Posted by | Questa poi..., Vita lavorativa | , | 2 commenti

Mal comune mezzo gaudio

Cioè, le sofferenze sono meno pesanti se vengono condivise con gli altri?

Io non ne sono molto sicuro.

Questo accade se gli altri possono darti una mano, ma se non avviene, hai solo moltiplicato il problema.

Quante volte l’abbiamo sentita questa in discoteca…

2 dicembre 2020 Posted by | Un po' di me | | 2 commenti