Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ogni limite ha una pazienza

Lo so, probabilmente è un mio difetto, ma che ci posso fare? A sessant’anni uno mica può eliminare tutti i propri difetti!

Io ho un alto, anzi che dico, altissimo, anzi di più alterrimo livello di sopportazione.

E mi porto anche dietro una TIR di pazienza.

Dico di più: ho anche una innata propensione all’accordo, al compromesso.

Alcune persone con le quali ho a che fare, quindi, pensano che non ci sia limite con me.

Invece quando io raggiungo il limite, dico basta! e non si può più tornare indietro.

Non esiste ritorno: azzero tutto.

Rimango deluso, ma ho spalle forti.

Io parto sempre dal presupposto di avere a che fare con persone responsabili. Se non lo sono, tanto vale troncare i rapporti.

Non ho bisogno di macchiette intorno a me.

Vorrei incontrarti fra cent’anni

25 ottobre 2020 Posted by | Un po' di me | | 11 commenti

Noodles!

Mi piacciono, ne sono goloso.

Cosa sono?

I noodles, i famosi spaghetti orientali.

Io in genere compro quelli istantanei, da cuocere nel microonde, aromatizzati al teriyaki.

Fra un po’ mi verranno anche gli occhi a mandorla…

 

21 ottobre 2020 Posted by | Cucina, Storie ordinarie | , | 9 commenti

L’appuntamento del martedì sera

E già… s’invecchia.

Ogni martedì sera mi fermo a guardare il film western su Iris.

Appagato.

Un tranquillo dopo cena nel mezzo della settimana.

E già… s’invecchia.

(E domani devo fare il terzo tampone della stagione)

20 ottobre 2020 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 1 commento

Il bicchiere

Vi sono persone che nella vita lo stesso bicchiere lo vedono in due modi completamente diversi: mezzo vuoto o mezzo pieno.

Le prime si lamentano principalmente di quello che non hanno, che a loro giudizio gli spetterebbe quasi di diritto.

I secondi preferiscono ringraziare il cielo di avere quello che hanno.

Ma non basta.

I primi incolpano gli altri per quello che non hanno. La colpa è sempre di qualcun altro e quindi spetta agli altri fargli avere quello che a loro manca. Stanno lì ad aspettare, a differenza dei secondi, che se vogliono colmare il vuoto si tirano su le maniche, senza rompere le scatole agli altri.

Le persone del primo tipo adottano sempre le soluzioni più facili, più ovvie, quelle che comportano meno responsabilità, perché la parola responsabilità le fa sobbalzare sulla sedia. Le persone del secondo tipo cercano invece le soluzioni più efficaci, anche se sono le meno facili e per questo più soggette a errori, che quando arrivano vedono puntualmente i primi gridare (perché i primo non parlano, gridano): “Visto? Te l’avevo detto io!”

Sono due modi diversi di affrontare la vita.

Oggi è pieno di persone del primo tipo, che sovrastano quelle del secondo.

Una cascata proprio.

The Avalanches – ‘Since I Left You’

15 ottobre 2020 Posted by | Sani principi | , , | 4 commenti

Ci rivediamo…

“Ci rivediamo tra un anno”

E’ bello sentirselo dire dall’oncologa.

E pensare che quattro anni fa era un “ci rivediamo fra tre mesi“.

Adesso però dobbiamo affrontare una nuova ondata di coronavirus.

E’ ancora vivo il ricordo di questa primavera.

Sono trascorsi soltanto pochi mesi dalle convulse giornate al lavoro, tra un’emergenza e l’altra.

Tra un’ambulanza e l’altra.

Speriamo di farcela anche stavolta…

Vorrei incontrarti fra cent’anni

11 ottobre 2020 Posted by | Salute | | 5 commenti

I casi della vita…

Una nuova famiglia sta per entrare in un appartamento di fronte al nostro palazzo.

Si tratta di una delle case a schiera di edilizia residenziale pubblica, le cosiddette “case popolari”.

Quest’estate alcuni operai hanno sistemato l’alloggio (vuoto da diversi anni) e hanno creato uno scivolo sul marciapiede di fronte all’ingresso.

In un giorno di ferie ho visto quella che probabilmente è la famiglia che verrà ad abitarvi: due adulti e un ragazzo, presumo un padre, una madre e un figlio: quello in carrozzina è il padre.

E’ stato a quel punto che mi sono fermato un attimo a riflettere.

Sulla vita.

Oggi stai bene, lavori, viaggi, ti diverti, fai progetti per il futuro e il giorno dopo ti ritrovi in ospedale, con la prospettiva di interventi chirurgici, terapie più o meno devastanti, perdita del lavoro, cambio di casa, ecc.

E puoi anche passare dal cosiddetto “ceto medio” alla povertà, oppure dalla povertà all’accattonaggio.

E ti va ancora bene se hai una famiglia che ti segue e ti supporta.

Ci si dimentica spesso di queste situazioni, ma ne esistono tante, che non fanno notizia.

Purtroppo.

4 ottobre 2020 Posted by | Storie ordinarie | | 6 commenti