Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Firmino (un vecchio post di un’altra vita)

Cazzeggiando qua e là nel web, mi sono imbattuto nel mio vecchio blog, quello abbandonato circa dodici anni fa.

E cazzeggiando su e giù per il blog, mi sono imbattuto in questo post, in cui commentavo un libro appena letto, Firmino di Sam Savage.

Lo ripropongo perché c’è un passaggio che mi ha colpito.

E’ molto difficile che io acquisti libri appena usciti, specie se trattasi dei cosiddetti bestseller, per diverse ragioni.

Anzitutto, mi piacciono i classici e quindi è un po’ difficile trovare, che so, la Commedia (l’aggettivo Divina l’abbiamo aggiunto noi) oppure I miserabili in vetta alle classifiche dei libri più venduti. Fanno eccezione ovviamente quei libri dai quali viene tratto un film, come per esempio Il signore degli anelli, ma anche in quel caso l’avevo acquistato prima che scalasse le classifiche librarie.

In secondo luogo, sono portato a pensare che un libro, a differenza di un quotidiano, non abbia “scadenza” e quindi possa essere letto in qualsiasi momento.

Certo, questo non è sempre vero, ma a me, a dire la verità, non me ne frega niente.

Ogni tanto, però, faccio qualche eccezione. Volontariamente, senza farmi trascinare dalle vetrine delle librerie o dai titoli messi in bella mostra vicino all’ingresso, dopo averci riflettuto per bene.

Recentissimamente, praticamente qualche giorno fa, una di queste eccezioni è FIRMINO, Avventure di un parassita metropolitano, di Sam Savage.

Prima di tutto, occorre dire che questo è un libro scritto molto bene, anzi decisamente bene.

Firmino è un topo, anzi un ratto, il tredicesimo figlio di una nidiata di una pantegana semi-alcolizzata che (quando si dice la sfiga) ha solamente dodici mammelle. E allora che fa Firmino per sopravvivere? Mangia i libri della sottostante libreria, ma dal rosicchiamento alla lettura poco ce ne passa e Firmino diventa una specie di ratto intellettuale e sognatore, che dal suo nascondiglio, in un vecchio e decrepito quartiere di Boston, partecipa alla vita della libreria.

E poi va a teatro, sogna di essere Fred Astaire che balla con Ginger Rogers. E poi suona un piccolo pianoforte-giocattolo regalatogli dal suo amico scrittore, e suona nientepopodimeno che Cole Porter e Gershwin.

E, dal buco della soffitta sopra la scrivania del librario, legge il giornale insieme a lui.

Vi sono pagine del libro di una leggerezza narrativa incomparabile. Quando, per esempio, Firmino esce dalla tana al seguito della mamma e di una sorella e viene provocato dal suo “didietro peloso“.

Oppure la descrizione di “una nana, una giovane donna che indossava un cappotto di cammello dall’orlo rigato di fango e così grande che le cadeva addosso a mo’ di cono, come una tenda di pellerossa, un tepee, strisciando per terra” che dà la caccia ad un “libretto sottile” e il libraio si dirige a grandi passi, fiducioso, sul retro del negozio, “il braccio teso davanti a sè, le grosse dita ritratte a mo’ di artigli che pregustavano già la presa“, ma non lo trova. E Firmino che desidera saltar fuori dal suo nascondiglio e proclamare a gran voce “Eccolo. Mr Shine“, fantasticando di venire assunto come apprendista.

Oppure quando racconta che lo scrittore che lo ha preso con sé gli parla e lui ascolta, ma sa che in realtà sta parlando semplicemente con sé stesso, perché non ha la minima idea della sua vera indole, né soprattutto “che io avessi letto più libri di lui“.

E quando si lascia andare ad una meditazione che è un pugno nello stomaco: “Penso sempre che ogni cosa durerà in eterno, ma non è mai così. In realtà, niente esiste per più di un istante, tranne ciò che custodiamo nella memoria. Cerco sempre di conservare dentro di me ogni momento – preferirei morire piuttosto che dimenticare“.

Ecco, questa è la parte che mi ha colpito: è difficile che esista qualcosa di peggio che perdere la memoria. La memoria, di sé stessi, la memoria delle cose che abbiamo fatto, delle persone che abbiamo conosciuto: senza di essa, siamo nulla, zero. Perdere la memoria mi terrorizza, lo confesso. Forse perché giornalmente vedo gente affetta da demenza senile o da alzheimer, com’è accaduto anche a mia madre.

Così finiva il post:

Ovviamente non vi dico come finisce, ma vi dico però che, alla facciaccia di tutti i soloni che tengono corsi di quella che chiamasi scrittura creativa, questo libro non ha un vero e proprio incipit. Ovvero, l’incipit, se vogliamo essere precisi, è praticamente tutto il primo capitolo, lungo una decina di pagine.

Ho appena finito di leggerlo e quindi lo toglierò dalla lista dei “libri sul comodino”. Costa 14 euro (da alcune parti scontato, che di questi tempi non fa mai male), ma li vale tutti.

P.S.: giugno 2008, proprio un’altra vita…

PP.SS.: domani mare, sperando di non restare imbottigliati in autostrada…

Giorgia – Gocce di memoria

29 luglio 2020 Posted by | Libri, Ricordi, Rimpianti | , | 9 commenti

I carabinieri di Piacenza

Credo che a pochi sia sfuggito quello che è emerso nei giorni scorsi a proposito della caserma dei carabinieri Levante di Piacenza: traffico di droga, festini a luci rosse, torture, ecc.

Ovviamente i politici locali si sono dichiarati tutti stupiti, attoniti, sbalorditi, increduli e via dicendo.

Ovviamente tutti hanno dichiarato che sì, ok, adesso sono venute fuori cose turpi, ma gli oltre centomila carabinieri sono puliti, perdincibacco.

Io vorrei fare invece un paio di considerazioni.

La prima la ripeto ormai da anni: non è normale che noi abbiamo l’esercito che scorrazza per il Paese, a occuparsi di ordine pubblico e di controlli fiscali.

L’esercito deve stare chiuso nelle caserme e deve uscire solo per motivi eccezionali.

A occuparsi dell’ordine pubblico basta la polizia. A scovare gli evasori basta l’agenzia delle entrate.

Carabinieri e Guardia di finanza vanno smantellati poco a poco.

La seconda forse non l’ho mai scritta ma l’ho sempre pensata. Piacenza è la classica città di provincia (dicono): tranquilla, lavoratrice, risparmiatrice.

Piacenza e provincia sono una una realtà stomachevole. L’apparente tranquillità nasconde quanto di più spregevole vi può essere in una realtà di provincia; il lavoro in realtà spesso non è altro che sfruttamento, oltre i limiti della legalità; i risparmi sono un cattivo frutto delle attività precedenti.

Non c’è niente da vantarsi nell’essere piacentini. Ma niente proprio.

Date retta.

 

26 luglio 2020 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | , | 12 commenti

La stecca

Chi ha fatto il militare saprà cos’è la stecca.

In sostanza, un metodo per contare i giorni che mancavano al congedo (segnandoli virtualmente appunto su un bastone o qualcosa di simile).

Ecco, io sto facendo la stecca sul lavoro, contando i giorni che mancano alla scadenza del mio incarico di direttore.

Già, perché nel caso in cui mi venga riproposto l’incarico per altri cinque anni (che sarebbero gli ultimi della mia vita lavorativa, se tutto va bene), la mia intenzione è quella di rifiutarlo.

I mesi della gestione Covid-19 sono stati molto duri: personale decimato dalle malattie; dispositivi di protezione da centellinare come se fossero oro colato; rapporti interni ed esterni problematici.

Terminata la fase più pesante dell’emergenza, si tratta ora di recuperare il tempo perduto, ma non è facile.

C’è chi sostiene che dovrei utilizzare la mia posizione di forza per chiedere un sostanzioso aumento di stipendio, come se i soldi potessero ripagare il tempo passato in ufficio, che è come minimo di dieci ore giornaliere.

Avrei voglia di trascorrere con calma gli ultimi anni di lavoro, di dedicarmi alle mie letture, di riprendere a scrivere, di incrementare i viaggi in bicicletta. Insomma, di fare tutte quelle cose che adesso o non riesco a fare oppure devo fare i salti mortali per farle.

E poi ci sono cose che i soldi non possono pagare, anche se fossero tanti.

Vedremo come finirà.

Tears for Fears – Woman in Chains

16 luglio 2020 Posted by | Vita lavorativa | | 8 commenti

Domani…

… ci facciamo una capatina al mare.

Così vediamo come vengono “interpretate” le regole del distanziamento sociale in quel di Riccione.

Temo male, perché dalle poche puntate nei locali pubblici della mia zona, ho visto che se ne fregano tutti, in primo luogo i gestori.

Penso che nelle località turistiche sarà anche peggio.

Io appartengo alla corrente di quelli che pensano che quest’autunno torneremo a farcela sotto (ma forse sarà troppo tardi…).

P.S.: da un paio di giorni mi frulla in testa questa domanda. E’ meglio avere un nemico intelligente o un amico coglione?

12 luglio 2020 Posted by | Storie ordinarie | , | 6 commenti

Insonnia

Sono vittima sempre più spesso di insonnia: o mi addormento – stanchissimo – appena finita la cena, oppure non mi addormento più.

Lunedì sera, per esempio, ho visto il film Mission, con uno straordinario Robert De Niro e una strepitosa colonna sonora di Ennio Morricone.

Il film è finito a mezzanotte; sono andato a letto e mi sono messo a leggere fin verso l’una e un quarto, poi mi sono addormentato; mi sono svegliato pensando che fosse quasi mattina e invece erano le due e mezza. Sono rimasto sveglio fin verso le quattro.

Oppure potrei dire di sabato sera, quando sono stato sveglio fin quasi le quattro, poi mi sono addormentato, mi sono svegliato alle sei e mezza e alle otto sono partito in bici, fino alle undici. Al pomeriggio ovviamente non ho dormito.

Quando non riesco a dormire un turbinio di pensieri mi affolla la mente: il mio passato, il mio presente, il mio futuro.

La realtà è che sto diventando quello che non ho mai voluto essere (forse lo sono già).

Buonanotte.

 

8 luglio 2020 Posted by | Un po' di me | | 28 commenti