Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Avrei voluto dirti…

Ieri pomeriggio, quando sei tornata a casa, ti sei lamentata che è stata una giornata nera.

Prima ti si è rotto il lucchetto della bici e hai dovuto comprarne uno nuovo; poi al bar hai rovesciato la coca prima di berla; alla fine mentre tornavi ha iniziato a piovere e sei arrivata a casa “fradicia” (anche se io ho visto soltanto i segni di qualche goccia).

E quando io mi sono messo a ridere, dicendo che le corse o le pedalate sotto la pioggia fanno parte della vita, ti sei incazzata pure con me.

Vedi, carissima A., avrei voluto dirti (ma forse non ne avevo la forza, il coraggio, il tempo o la voglia) che quelli come me sono diversi da quelli come voi.

Fra qualche giorno io mi recherò alla solita visita periodica di follow up (fai il liceo linguistico, quindi saprai sicuramente cosa significa). Prima, devo passare a ritirare il referto della risonanza magnetica fatta una decina di giorni fa. Anche se in misura minore rispetto al passato, questi controlli periodici portano sempre con sé una certa dose di ansia. Io sto bene, ma questo significa poco: sei anni fa, quando è comparso il cancro, stavo benissimo, eppure dentro di me si annidava un mostro.

Se il referto della risonanza, invece di essere negativo, fosse positivo, ecco, in quel momento, oltre a cascarti il mondo addosso, capisci quali sono le cose importanti nella vita: i nonni che non vedi da oltre un anno; gli amici che non senti perché non hai tempo; i famigliari che snobbi perché hai tante cose da fare. Capisci che i soldi, il lavoro, l’auto, i vestiti sono tutte stronzate, come la maglia bagnata per una pedalata sotto la pioggia, o la coca rovesciata sul tavolo del bar.

Questo, in parole povere, avrei voluto dirti, ma invece non te l’ho detto.

Forse un giorno te lo dirò.

 

20 giugno 2020 Posted by | Storie ordinarie | | 22 commenti