Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Settimana impegnativa

Ho di fronte una “due giorni” impegnativa.

Domani mattina, un viaggetto di un centinaio di chilometri (più altri cento di ritorno) per la solita risonanza magnetica di controllo. Pranzetto all’uscita dell’ospedale e poi via al lavoro.

Nel pomeriggio discussione impegnativa con l’amministratore: ci sono un paio di questioni di merito e  di metodo che devo assolutamente chiarire. Il succo del discorso è: chi ci mette la firma e la responsabilità decide, e per quanto mi riguarda non accetto interferenze (rectius: rotture di coglioni).

Martedì di prima mattina altra discussione impegnativa con una collega, responsabile di un settore aziendale importante e che secondo me ha inanellato una serie di comportamenti scorretti. Il succo del discorso è: se ti avessi nominata io, ti avrei già sollevata dall’incarico (e “sollevata dall’incarico” è un eufemismo).

Già, perché queste due discussioni toccano due abitudini/comportamenti che oggi sono molto diffusi ma che a me stanno molto sulle palle.

Il primo comportamento è quello di chi pensa di assumere decisioni fuori dalle proprie competenze, scaricandone la responsabilità su chi effettivamente ce l’ha e ci deve mettere la firma (e la faccia).

Il secondo comportamento è quello di chi gestisce il personale affidatogli come sacchi di patate, dimostrando non solo scarsa capacità, ma anche scarso rispetto degli altri.

Vediamo come va a finire…

Musica!

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31 marzo 2019 Posted by | Vita lavorativa | | 6 commenti

E mo’ chi voto?

Sono anni ormai che il mio voto tiene conto di due variabili:

il programma del partito/coalizione;

le persone candidate.

Non è sufficiente che sia d’accordo con il programma: è anche necessario che i candidati siano “allineati” con quest’ultimo. Se un partito nel programma sostiene di voler combattere l’evasione fiscale e poi candida un evasore, ovviamente non lo voto. Se sbandiera ai quattro venti l’onestà e poi candida un delinquente, non lo voto.

Il 26 maggio nel mio Comune si voterà per le elezioni amministrative.

Allo stato attuale delle cose, dovrebbe ricandidarsi il sindaco uscente (di centro destra) e un altro torbido personaggio che al momento dovrebbe avere anche l’appoggio del Partito Democratico.

Il candidato in questione è un ladro, arrogante, trafficone, ignorante, violento e ha riunito attorno a sé la peggior feccia del paese (PD compreso, purtroppo).

Ergo: non lo voto nemmeno se mi pagano.

Domanda: e allora per chi voto?

Per il meno peggio, turandomi il naso?

Mi astengo?

Non andare a votare è un’opzione che non mi appartiene.

Accettasi suggerimenti, tenchiu. Prometto in cambio maxi fetta di torta della nonna.

27 marzo 2019 Posted by | Politica | | 6 commenti

Le mie risposte alle grandi domande

Sto diventando vecchio (N.B.: non ho scritto “sono vecchio”, ho scritto che lo sto diventando).

La cosa si vede anche dalle fissazioni, dai chiodi fissi che mi prendono.

Per esempio, da tempo, quando mi siedo sul water, mi trovo a pensare: ma l’universo quali confini può avere? Se si espande continuamente, cosa c’è oltre i suoi confini?

E rimango lì a pensare, perché la mia mente non riesce a concepire che una cosa, già immensa di per sé, possa espandersi a una velocità tale che nemmeno possiamo immaginarci.

Come il cacio sui maccheroni è uscito questo libretto, allegato a Repubblica,e  ovviamente me lo sono comprato subito.

Il grande Stephen Hawking ha scritto questo libro nell’anno prima di morire.

Con un po’ d’ironia e tanta pazienza, ci spiega che probabilmente l’universo si è creato spontaneamente dal nulla.

Il Big Bang ha prodotto un’enorme quantità di energia positiva, e contemporaneamente ha prodotto la stessa quantità di energia negativa, che si azzerano a vicenda: l’universo nel suo complesso ammonta a nulla.

E nell’istante del Big Bang ha iniziato a esistere anche il tempo: prima non esisteva.

Le nostre menti finite faticano a comprendere un universo infinito.

Le galassie si allontanano le une dalle altre: basandosi sull’attuale velocità di espansione, tra i dieci e i quindici miliardi di anni fa dovevano essere vicinissime. Probabilmente l’universo ha avuto inizio allora.

Noi viviamo in uno spazio tridimensionale, ma lo spazio di dimensioni ne ha dieci, più il tempo: sette di queste dimensioni sono “compattate”, cioè arrotolate su sé stesse.

Riusciremo a colonizzare lo spazio? Probabilmente sì, anzi secondo Hawking dobbiamo farlo, perché la Terra non può resistere alla pressione alla quale la sottoponiamo, ma i viaggi spaziali saranno difficili per noi: troppo lunghi gli spostamenti interstellari. Il viaggio verso la stella a noi più vicina richiederebbe otto anni e uno fino al centro della galassia cinquantamila.

Ma secondo la teoria della relatività, se si può viaggiare più veloci della luce si può anche tornare indietro nel tempo: parto stamattina e arrivo ieri sera.

Per non parlare poi dei buchi neri. E di tutta la problematica dell’intelligenza artificiale.

Insomma, Hawking avrà anche dato le sue risposte, ma la mia permanenza sul water non si è semplificata di molto (e se potessi tornare indietro…).

Gente metropolitana

23 marzo 2019 Posted by | Notti insonni, Pensieri disarcionati | , , | 2 commenti

Sdoganare “quando c’era lui”?

Se le parole di Tajani, presidente del Parlamento Europeo, sul fascismo italiano sono quelle che si leggono qui, ha detto una cazzata.

Ha detto una cazzata come di chi dice: sì, ho ammazzato un paio di pedoni sulle strisce pedonali perché andavo a novanta all’ora in pieno centro storico, ma prima avevo fatto lavare l’auto!

Ma Tajani non è un’aquila. Tutt’altro. C’è chi dice che abbia pronunciato quelle parole per strizzare l’occhio a chi potrebbe rieleggerlo presidente. Può anche darsi, ma in questo modo si corre il rischio di sdoganare una dittatura che ha trascinato l’Italia nel baratro, ben prima della guerra.

In Europa, l’Italia non fa soltanto paura per il suo debito pubblico, ma anche per queste curiose “rivisitazioni” della storia contemporanea.

P.S.: se proprio dobbiamo sdoganare, attendo il  monumento alla mordacchia messa a Giordano Bruno prima di bruciarlo vivo.

18 marzo 2019 Posted by | Guerra al terrore, Manate di erudizione, Questa poi... | , | 4 commenti

Mi chiedo come sia possibile…

Si stanno avvicinando le elezioni (europee e amministrative), entrambe – se non ho capito male – il 26 maggio.

Epperfortuna che hanno unificato le date (a parte, ovviamente, i ballottaggi)!

Si vota, dunque, e i candidati si stanno scaldando, anche a livello locale.

E mi chiedo come sia possibile che alcuni candidati abbiano la capacità di coagulare attorno a sé il peggio della feccia esistente. Persone arroganti, oppure ignoranti, oppure semplicemente ridicole. Qualcuno in buona fede, catturato dalle promesse del prestigiatore di turno.

C’è chi si candida per l’ennesima volta, incapace di staccare le sue (flaccide) chiappe dalla poltrona, anche se trattasi di quella di consigliere comunale. Che viene da chiedergli: ma non ce l’hai una vita tua? Fatti un orto, fatti un/una amante, fatti semplicemente, ma vai fuori dai coglioni!

C’è chi si candida a capo di fantomatici movimenti dagli altisonanti nomi latini, oppure a capo di movimenti “a difesa di” qualsiasi cosa (ospedali in primis, ma non solo).

E poi aprono i point, cioè affittano ex negozi in centro per farvi la loro sede durante la campagna elettorale, per poi sparire dal giorno dopo, sia che vincano sia che perdano.

E spendono soldi, un sacco di soldi, che una persona minimamente pensante dovrebbe chiedere loro: ma chi ti dà tutti questi soldi? E in cambio di che cosa?

Mi aspetto che le elezioni abbiano un effetto anche sulla mia azienda e sul mio lavoro.

Qualcosa mi ha già sfiorato, ma l’ho ricacciata al mittente.

Se qualche candidato vincerà, ovviamente chiederà la mia testa, ma poco me ne cale: l’incarico di direttore non l’ho cercato e lo cedo volentieri al leccaculo di turno.

In fondo, io non ho mai fatto carriera con certe “prestazioni fuori orario“.

Vuol dire che avrò tempo per scrivere il mio prossimo libro…

A muso duro

17 marzo 2019 Posted by | Politica | | 8 commenti

Naufraghi senza volto

I loro morti come i nostri è il titolo di un capitolo di questo libro, balzato agli onori delle cronache per quella notizia del ritrovamento di una pagella cucita all’interno dei vestiti di un bambino morto annegato nell’affondamento del barcone carico di migranti nell’aprile 2015.

I loro morti come i nostri è un po’ il leitmotiv di tutto il libro.

Quando una persona muore in una disgrazia, chi resta in vita ha diritto di sapere con certezza com’è morto il proprio caro e avere una tomba sulla quale piangere ed elaborare il proprio lutto.

Lo pretendiamo quando i nostri concittadini sono coinvolti in disgrazie in altri Paesi, ma vi sono Paesi che non hanno nemmeno gli occhi per piangere (oppure li hanno, ma li spendono in armamenti per farsi la guerra tra poveri, armamenti che – detto per inciso – vendiamo anche noi). Allora in questo caso è nostro dovere dare un nome a queste persone, rimettere insieme i loro “cocci”, nel caso in cui qualcuno venga da lontano a cercare le loro salme.

A cominciare dal naufragio dell’ottobre 2013,  che coinvolse circa 400 eritrei e dove vennero recuperati 366 cadaveri, fino ad arrivare al naufragio dell’aprile 2015: un barcone che trasportava forse un migliaio di persone, che fu ripescato nell’estate del 2016 e dal quale furono sottoposti ad autopsia 528 vittime, oltre ad altri 325 crani e ossa varie.

Cristina Cattaneo era il medico legale a capo dei tecnici che erano incaricati di “identificare” questi morti, in quell’operazione condotta nella base militare di Melilli, in provincia di Siracusa.

E durante le operazioni di ricomposizione dei cadaveri emersero particolari delle storie dei migranti: chi si era portato la pagella scolastica, chi un sacchettino di terra, chi la tessera della biblioteca o la tessera di donatore di sangue.

Storie di gente che aspirava a una vita migliore, in un mondo migliore.

P.S.: domani importante visita medica, al termine della quale ho già trovato un ristorantino emiliano…

12 marzo 2019 Posted by | Libri | | 1 commento

C’è tempo

Oggi sono andato a vedere questo film di Uolter Veltroni.

Ho capito subito che era meglio se il Uolter si dava fin da giovane al cinema, lasciando da parte la politica…

No vabbe’, scherzo, in fondo Veltroni mi è anche simpatico, cioè tra i due (Veltroni e D’Alema) ho sempre preferito il primo (capirai… direte voi, il secondo era/è/sarà un gran furbacchione, ma quanto a simpatia, ne ha come una medusa che ti si strofina sulle chiappe).

Comunque è un film carino, i quattro protagonisti sono bravi e su tutti spicca Giovanni Fusco.

Ma la storia non è che sia proprio originale: due persone che in partenza non si sopportano e poi alla fine diventano… fratelli.

Uolter l’ha confezionata benino, ma in alcune parti il film secondo me perde il ritmo.

Comunque un’ora e tre quarti godibili, dai. In fondo c’è di peggio…

 

10 marzo 2019 Posted by | Film | | 1 commento

L’uomo del gas

Nell’immediato dopoguerra nel mio paese un imprenditore diede vita all’azienda del gas.

Era una di quelle tipiche aziende di paese, con dipendenti del luogo che conoscono il territorio (e le persone che lo abitano) come le proprie tasche.

Uno di questi dipendenti “storici” divenne “l’uomo del gas“.

Lo conobbi alla fine degli anni ottanta, durante la mia prima esperienza come assessore. Era un signore di bell’aspetto, sempre in ordine, sbarbato, folti capelli neri ben pettinati. La sua professione gli forniva anche un certo carisma. Era sposato e aveva un figlio. Non aveva bisogno di tessere di riconoscimento quando si presentava per la lettura del contatore: tutti lo conoscevano.

Con il passare degli anni la piccola azienda del gas di paese venne venduta a una grande azienda, ma l’uomo del gas continuò a fare il proprio lavoro: ne rappresentava un po’ la memoria storica. Quando il figlio raggiunse la maggiore età fu assunto anche lui in azienda. Si somigliavano tantissimo padre e figlio: stessa corporatura, stessa capigliatura, il secondo avrebbe sicuramente ereditato la posizione del padre.

Sono passati tanti anni da allora. L’uomo del gas è andato in pensione, girano per il paese i nuovi automezzi della grande azienda con tecnici in trasferta e per i contatori si fa l’autolettura.

Da un po’ di tempo vedevo l’uomo del gas entrare e uscire dalla casa di riposo.

Pensavo avesse ricoverato qualche genitore o qualche altro parente. Sabato mattina ho fatto un giro nei reparti e l’ho visto nell’ala dove sono ricoverati i cosiddetti pazienti gra.d.a. (gravi disabilità acquisite): un acronimo per definire i pazienti gravemente cerebrolesi, quelli che possono stare per anni immobili in un letto, senza muoversi, senza parlare, nutriti artificialmente.

Mi stavo chiedendo cosa ci facesse lì, quando ha iniziato a spingere una carrozzina, venendo verso di me.

Quando mi è stato davanti mi si è gelato il sangue nelle vene: quello che stava in carrozzina, ridotto a un simulacro di sè stesso ma ancora riconoscibile dietro al suo sguardo perso nel nulla era il figlio.

“Ma quello – ho chiesto a un infermiere – è suo figlio?”

“Sì. – mi ha risposto – Viene qui tutti i giorni a spingere la carrozzina. Si legge il dolore sul suo volto. A volte si ferma tutto il giorno e capita che si addormenti sulla poltrona di fianco al letto.”

E’ in queste situazioni che si comprende come possa trasformarsi la nostra vita da un momento all’altro e quale dono sia ogni giorno che trascorriamo in salute…

La cura – Franco Battiato

 

 

4 marzo 2019 Posted by | Storie ordinarie | | 8 commenti

Domani è un altro giorno

Oggi pomeriggio sono andato a vedere questo film.

Ci sono andato perché ho letto soltanto poche parole delle sue recensioni (“Una commedia toccante sull’esistenza umana e sul senso più profondo dell’amicizia“).

Ci sono anche andato perché uno dei protagonisti è Marco Giallini, che come attore a me piace molto.

Dopo dieci minuti ho capito di cosa trattava la storia: Giuliano (Giallini) ha un tumore al polmone che “se ne sta andando in giro per il corpo” e ha deciso di sospendere le terapie, perché gli allungheranno soltanto di un poco la vita, essendo destinato a morte certa.

Il suo amico Tommaso (Mastandrea), saputo di questa decisione, parte dal Canada e va a trovarlo per stare con lui per quattro giorni.

Capirete che, nella mia situazione, un film così potrebbe anche destabilizzarti, ma evidentemente il percorso che ho fatto con la mia psicologa a qualcosa è servito.

Quello che mi è piaciuto maggiormente del film è la totale mancanza di melensaggine. Un film delicatamente ironico e commovente.

Perché così va trattato il nostro ultimo viaggio: con ironia e commozione.

E con la consapevolezza di avere fatto tutto il possibile…

Domani è un altro giorno

2 marzo 2019 Posted by | Film | | 10 commenti