Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Autogrill

Potrà sembrarvi strano, ma a me piace mangiare in autogrill.

Per la precisione: mi piace mangiare da solo in autogrill e quando non c’è ressa.

Non è che mi piaccia per il menù, sia chiaro: a volte i piatti sono buoni, a volte passabili, a volte fanno pena.

Il personale in genere è gentile, forse anche troppo, considerato lo stress che deve subire, soprattutto nei momenti di maggior afflusso di gente.

E ritengo pure che non ci sia un ottimo rapporto qualità-prezzo, come dicono i professionisti.

Mi piace mangiare in autogrill (nello specifico, nei ristoranti degli autogrill), perché si può godere del più assoluto anonimato: puoi essere a venti oppure a duecento chilometri da casa, ma sarai uguale a tutti gli altri, come se fossimo tutti quanti in pausa.

Mi siedo in un angolo e mentre mangio sbircio un poco le altre persone: singoli, in coppia, famiglie, tutti accomunati da una sorta di fugace, effimero passaggio sulla strada della vita.

Le auto che sfrecciano sulla strada mi danno un certo senso di equilibrio, amplificano la sensazione di calma e di tranquillità: tra poco tutti proseguiranno il viaggio, me compreso. Verso dove non importa, ognuno c’ha la sua meta; ognuno c’ha qualcuno a casa che l’aspetta, o forse no, forse non c’è mai stato oppure non c’è più.

Oppure c’è, ma è come se non ci fosse…

Buona settimana a tutte/i.

Autostop

25 novembre 2018 Posted by | Un po' di me | , | 7 commenti

Volevo solo camminare…

E’ un periodo strano questo.

Qualche settimana fa, camminando per il centro del paese (cosa che faccio raramente) ho visto passare sul marciapiede di fronte una ragazza, compagna di classe di mia figlia alle scuole medie, mentre mangiava un gelato (le temperature qui al pomeriggio sfiorano a volte i 20 gradi, si vede in giro qualcuno ancora in maglietta a maniche corte). Camminava tranquillamente mangiando il suo cono, in compagnia del padre, un postino del paese. I due li vedo spesso camminare a piedi, perché il padre è invalido e non guida l’auto.

Osservandoli, sono stato preso da un moto di nostalgia: di quando anch’io camminavo per il paese in compagnia di mia figlia, oppure giravamo in bicicletta, o in moto. Cose che non accadono più da tempo.

Così oggi pomeriggio, terminato il lavoro, quando mia figlia, da bravo “martello pneumatico”, è riuscita a strapparmi l’acquisto di un paio di scarpe ed eravamo tutti e due pronti per uscire, le ho detto: “E’ inutile che prendiamo l’auto per andare in centro, dovendo poi girare come trottole per trovare parcheggio. Andiamo a piedi.

Non l’avessi mai detto.

Si è rifiutata categoricamente di uscire a piedi, continuando a chiederne il motivo (che era quello che già le avevo spiegato).

E così i suoi continui “Ma perché? Ma no!” con toni di voce sempre più striduli mi hanno fatto innervosire, mi sono svestito e ho concluso: “Se non sei neanche disposta a fare 500 metri a piedi, vuol dire che le scarpe non te le meriti proprio.

Lei è tornata a studiare e io a farmi i cavoli miei.

L’episodio però mi ha lasciato dentro un non so che di “amaro”.

Sappiamo che con i figli bisogna sopportarne di tutti i colori, ma non sono tanto sicuro che queste piccole ferite non lascino il segno.

Stasera, quando è venuta a scusarsi prima di andare a letto, ho accettato le scuse solo formalmente: non ho visto nel suo atteggiamento alcun segno di dispiacere per quanto accaduto. Anzi, mi ha pure chiesto perché ero arrabbiato.

Vuol dire che non ha capito un cazzo.

 

 

13 novembre 2018 Posted by | Rimpianti, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 22 commenti

Basta con i romanzetti

Su Repubblica di domenica c’è l’estratto di una lectio magistralis pronunciata da Mario Vargas Llosa a Milano nel giugno scorso.

Ha detto cose veramente interessanti (avere il testo completo…).

Inventare e raccontare storie è una delle tradizioni più antiche dell’umanità.

Le storie fanno sognare altre vite e altri mondi, ma fanno anche desiderare che questi si trasformino in realtà.

Il romanzo, soprattutto se è un buon romanzo, ci libera dalla nostra condizione limitata facendoci vivere in modo più ricco e più profondo e mostrandoci che il mondo così com’è non è sufficiente per vivere tutte le esperienze che vorremmo.

I regimi e le ideologie che vogliono controllare gli individui hanno sempre cercato di frenare o proibire lo scrivere e raccontare storie, perché l’insoddisfazione verso la realtà è un sentimento pericoloso, che spinge a cambiarla.

Ma come può un romanzo, che racconta storie di fantasia, costituire una minaccia d’insubordinazione?

Nelle democrazie il romanzo non è altro che uno strumento d’intrattenimento.

Ma nei regimi autoritari il romanzo tende a diventare il portavoce di ciò che i media non possono dire, che le istituzioni tacciono, che i governi nascondono. Per questo motivo i regimi autoritari istituiscono organismi di controllo e censura molto rigidi.

Ma i grandi romanzi fanno di più: rivelano le ricchezze del linguaggio: padroneggiare un ricco vocabolario significa possedere uno strumento utile non solo per comunicare, ma anche per riflettere.

E qui casca l’asino.

Viviamo in un’epoca in cui non si è mai letto così tanto, tuttavia oggi la letteratura ci distrae, ci addormenta, ci fa sprofondare in uno stato di sottomissione rispetto all’idea del mondo così com’è. E si emerge dalla letteratura come soggiogati da quella realtà che invece la vecchia letteratura ci esortava a mettere in discussione.

Seguono poi cinque “grandi”, che il maestro evidentemente consiglia.

Il racconto d’inverno” di Shakespeare (forse ce l’ho);

Faust” di Goethe (mi sono sempre sentito inadeguato a leggerlo);

I miserabili” di Hugo (l’ho letto);

Guerra e pace” di Tolstoj (volevo acquistarlo, poi ho optato per Anna Karenina, ma questo mi è rimasto sul gozzo);

I demoni” di Dostoevskij (prima o poi…).

Indubbiamente leggere un classico è un’esperienza del tutto diversa dal leggere una sciacquetta da classifica, ma come si vuol dire, al mondo non ci stanno soltanto le rolls royce, le ferrari e le porsche, ci sono anche le panda, che saranno pure diverse, ma che è sempre meglio che andare a piedi…

A me piacciono molto i classici. So che ho bisogno di concentrazione per leggerli e infatti li leggo soltanto quando mi sento “ispirato”, ma ho vissuto bellissime avventure anche con storie che non erano certamente da premio nobel per la letteratura. Mi sono catapultato nel medioevo con Silone, tra i minatori dell’ottocento francese con Zola, ho sentito il freddo e la paura nelle ossa con Levi, ho vagato nei sobborghi inglesi con Dickens, ho ragionato di cose religiose con Vassalli, ho cavalcato nelle praterie del west con Cavallo Pazzo, ho sfidato la brughiera con Jane Eyre.

E poi tante e tante altre ancora…

E tutte mi hanno emozionato, mi hanno fatto ridere, piangere, riflettere; alcune mi hanno anche fatto rimpiangere i soldi spesi per acquistarle, però comunque sono state tante avventure vissute più o meno intensamente.

Viva i classici, ma viva anche Harry Potter!

Neverending story

 

 

12 novembre 2018 Posted by | Libri | , | 8 commenti

Notti magiche

Ieri sono andato a vedere l’ultimo film di Paolo Virzì, Notti magiche.

Boh… sarà che, ma a me non è piaciuto.

Cioè, forse non l’ho capito, ma non ho nemmeno (o neanche?) capito cosa c’era da capire…

I tre giovani protagonisti sono ben tipizzati (forse anche troppo, a volte sembrano macchiette), Giancarlo Giannini è bravo come suo solito e tira un po’ su la storia, ma per il resto c’è da sbadigliare.

E poi c’è sempre sullo sfondo questa Roma da anvedi… li mortacci… ecc.

Ma sempre così è Roma?

Quando ci sono stato sette anni fa, mica mi sono accorto di tutti ‘sti mort… Anzi, mi sono accorto di avere incontrato tante magnifiche signore romane!

Sette anni fa… Quanto tempo, quante cose, quanta acqua è passata sotto ai ponti (per lo meno quelli che non sono crollati).

Chissà se in futuro…

Roma spogliata

11 novembre 2018 Posted by | Film | | 10 commenti

Latito

Lo so, latito, ma in questo periodo, per un motivo o per l’altro, mi sento preso.

Stasera avevo in programma di scrivere qualcosa, ma oggi la notizia della rottura tra Matteo ed Elisa mi ha lasciato di stucco. Sono ancora basito adesso.

Ma del resto la psicologa l’aveva detto: stirare le camicie logora!

Eppure io mi ero abituato al menage della coppia: in fondo una che presenta un programma di cucina senza sapere cucinare si accoppiava bene con uno che fa il ministro dell’interno senza saper ministrare.

Ora però si apre un dilemma: il ministro avrà più tempo per pensare e sparare cazzate, oppure si concentrerà nella ricerca di una nuova compagna?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Noi resistiamo…

Non potho reposare

 

6 novembre 2018 Posted by | Pensieri disarcionati | | 9 commenti