Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Deserto

Mercoledì sera, dopo una cena durante la quale avrei voluto essere da un’altra parte (ma all’altro capo del mondo, però), ho pensato di approfittare del clima praticamente estivo per andare a fare una passeggiata/camminata.

Se alle sei di pomeriggio c’erano ben 26 gradi, alla sera non è che ce ne discostassimo di tanto: quando sono tornato a casa ero sudato.

Ho passeggiato un po’ per il paese, ricercando quegli scorci che mi ricordano la mia giovinezza e notavo che, malgrado il bel tempo e l’orario (sono uscito alle otto e mezza), il paese era deserto.

Non c’era anima viva in giro.

Il massimo a cui si poteva aspirare era qualche finestra aperta, ovviamente ben protetta dalle immancabili inferriate.

Quando ero giovane, in una serata così, soprattutto se fuori stagione, il paese sarebbe stato gremito di gente seduta fuori dalle case, oppure in piazza, oppure sui viali, oppure in giro in bicicletta.

Adesso invece mi immagino tutte le persone in casa davanti alla tv, a internet o al cellulare. Tutti connessi con il resto del mondo, ma non con il proprio vicino di casa.

Che tristezza…

Tristezza

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27 ottobre 2018 Posted by | Un po' di me | | 5 commenti

Quest’estate…

… mi è scivolata tra le mani senza quasi accorgermene.

Ci pensavo oggi mentre riponevo nell’armadio alcune magliette, che ormai hanno terminato la loro funzione “vestibolare”.

Com’è stato che quest’ultima estate sia passata così velocemente?

Accade questo quando s’invecchia?

Mi pareva ieri che sudavo in bicicletta sulle strade delle nostre pianure e colline; che rovinavo a terra e rimanevo zoppicante per due settimane; che le figure, i rumori, gli spazi intorno a me apparivano ovattati dalla calura e dal riverbero del sole; che osservavo l’immensità del mare, sentivo il suo odore, ascoltavo il suo inconfondibile suono.

Quando si ha una malattia che mette a rischio la propria vita – dice la mia psicologa – mentre si è nella fase acuta le cure hanno anche un effetto rassicurante sul malato: che si sente sì in pericolo, ma contemporaneamente curato, seguito, coccolato quasi.

Quando passa la fase acuta e il pericolo si dirada, paradossalmente il malato si sente abbandonato e aumenta il senso d’insicurezza.

E’ proprio quello che sta accadendo al sottoscritto: mentre vengono “disattivati” i ricordi negativi; mentre i controlli sono negativi e si fanno più radi; mentre si torna sempre un poco di più alla vita normale, ecco che si fa strada un senso d’insicurezza che pervade ogni momento della vita.

Ci si guarda indietro e si ha l’impressione di non aver vissuto, di non aver vissuto abbastanza: dov’è finita l’estate? Dove sono finite quelle persone che pensavo di avere ritrovato e che invece se ne sono andate di nuovo?

Non c’è risposta a queste domande: si spera soltanto di poter tirare fuori dall’armadio ancora le stesse magliette, la prossima estate.

Luglio

22 ottobre 2018 Posted by | Ricordi, Rimpianti | | 7 commenti

Si chiamava Marbella Ibarra…

… era un avvocato e una pioniera del calcio femminile nel suo Paese, il Messico.

Scomparsa un mese fa, l’hanno ritrovata morta, con segni di tortura sul corpo.

Per quale motivo? Non si sa.

Si muore anche così nel nostro bislacco mondo, in uno dei Paesi più violenti e più poveri, ovverossia con maggiore divario sociale tra i più ricchi e i più poveri, dove solo il 14,6% della popolazione ha un reddito che copre l’80% delle sue necessità e dove il tasso di povertà della popolazione indigena risulta superiore a quello dei non indigeni.

Si muore così, nel “cortile degli Stati Uniti”, terra di conquista economica e politica.

La notizia della morte di Marbella Ibarra l’ho trovata confinata in una pagina interna del giornale, nelle notiziole provenienti dall’estero. Dopo una ventina di pagine di Salvini, Di Mai, Conti e compagnia bella.

Già, perché noi siamo tutti presi con i nostri redditi di cittadinanza, con i nostri condoni, con i nostri dalli all’extracomunitario.

Oggi a pranzo abbiamo concordato che sabato prossimo andremo a un incontro nella mia provincia con i rappresentanti di Intercultura, per verificare la possibilità per mia figlia di iniziare il percorso per un periodo di studio all’estero.

Spero che acquisisca la consapevolezza che in Italia non c’è futuro.

Se non per lei…

Questione di feeling

 

21 ottobre 2018 Posted by | Storie ordinarie | | 7 commenti

Il giardino dei Finzi-Contini

Un romanzo fine e delicato, che però non è riuscito a entusiasmarmi.

Sinceramente, mi aspettavo di più.

Il tenero ricordo del rapporto di un giovane con una famiglia dell’alta borghesia ferrarese: la casa, il giardino, il padre, il figlio Alberto e la figlia Micol, della quale s’innamorerà, non ricambiato.

Tutto qui, non mi ha lasciato dentro niente di particolare questo libro, anche se la quarta di copertina dice che il romanzo “è entrato nel cuore dei lettori”.

Quando non apprezzo un’opera importante mi viene sempre il sospetto di non avere capito una beata mazza di quello che ho letto, di non avere gli strumenti giusti per apprezzarla, e allora mi dico: me la rileggerò fra dieci o vent’anni. E a volte l’ho fatto, come per esempio con Il maestro e Margherita e ne ho ricavato sensazioni completamente diverse.

Chissà, forse lo farò anche con questo.

Però un merito questo libro l’ha avuto: è come se mi avesse aperto una finestra su ricordi di alcuni anni fa.

Così pensavo oggi mentre, in auto, tornavo dal cinema: ma rileggere un libro che non è piaciuto non sembra un po’ come tentare di fare rinascere un amore ormai defunto?

Pensieri disarcionati, eh?

Vabbe’…

Ancora ancora ancora

20 ottobre 2018 Posted by | Libri, Pensieri disarcionati, Ricordi, Rimpianti | , , | 16 commenti

Ma dove stiamo andando?

Oggi pomeriggio ho visto la puntata di Ulisse andata in onda ieri sera sul rastrellamento degli ebrei romani il 16 ottobre 1943 e la loro deportazione nei campi di sterminio: Viaggio senza ritorno.

Alberto Angela ha saputo trasmettere il senso di orrore per quanto accaduto in Europa negli anni trenta e quaranta (per quanto lo possa fare una trasmissione televisiva). Le testimonianze sono state toccanti. All’inizio del suo racconto ha premesso che stiamo vivendo il più lungo periodo di pace europeo (a parte la guerra nei Balcani negli anni novanta): mai era successo e chissà mai se durerà ancora a lungo.

Non ho potuto non mettere in relazione questa storia con quanto sta accadendo oggi in Italia: l’intolleranza, il razzismo, l’odio stanno imperversando. Gli istinti più bassi e più bestiali dilagano ormai dappertutto, senza filtri.

I bambini stranieri vengono definiti “zecche come quelle dei cani” (Lodi) come se fosse un vanto.

Salvini non ha alcun interesse a espellere i migranti: se lo facesse veramente, contro chi dovrebbe rivolgere la rabbia della gente? Gli zingari, gli ebrei, i disabili, gli omosessuali, i comunisti… Chi gli ha lasciato aizzare i poveri contro i più poveri? Com’è possibile che spari cazzate dai palchi dei suoi comizi e la gente lo applaude (e lo vota): aboliamo la Fornero! abbassiamo le tasse! chissenefrega dell’Europa, prima gli italiani! Stasera l’ho sentito dire: me ne frego dell’Europa, della Banca d’Italia, della Corte dei Conti, dell’INPS, dell’ISTAT, io distruggerò pezzo per pezzo la Fornero! E la gente ad applaudire, come qui.

I 5stelle sono una manica di coglioni che, arrivati al potere, pensano di avere doti salvifiche (abbiamo eliminato la povertà). Nella loro ignoranza, sono pericolosi: non c’è niente di peggio di una persona che, pensando di sapere tutto, vuole rivoltare il mondo come un calzino. Dio ce ne scampi.

Il Partito Democratico  lo vedo… lo vedo… andostà il PD?

Sono preoccupato, non tanto per me, quanto per il mondo che si prepara per mia figlia e per tutti quelli che hanno la vita davanti (mica per tre quarti dietro come me). Ho fatto bene ad appendere in ufficio questa foto: almeno chi entra sa da che parte sto, ma temo che tutto questo non basti: non vorrei che fra qualche tempo qualcuno mi chiedesse “Ma tu dov’eri?

La situazione la vedo grigia, anzi nera.

Per fortuna a volte c’è anche qualche bella notizia…

Mina – Volevo Scriverti da Tanto

14 ottobre 2018 Posted by | Guerra al terrore, Storie ordinarie | , | 5 commenti

Social

Non c’è che dire, i social – complici i cellulari – hanno cambiato l’essere umano.

Prima uno diceva una cazzata e lo sentivano alcune persone; se proprio la diceva al mercato, magari qualche decina; ora uno spara una stronzata qualsiasi e subito viene letta (se va bene) da qualche centinaio di persone, molte delle quali pronte subito a mettere il laic.

Ma direi che quelli che scrivono stronzate sono forse il meno peggio.

Peggio ancora sono quelli che non hanno nemmeno la capacità di elaborare una cazzata, e quindi rilanciano quelle degli altri: i famosi meme.

Il fatto è che questi qui, rilanciando stronzate di altri, non sono pronti al contraddittorio; se gli fai un’obiezione o chiedi un chiarimento, non sanno che dire e ti attaccano perché “vuoi avere sempre ragione“.

Ma brutto deficiente, non sei capace di difendere la tua opinione? No, non sei capace perché tu un’opinione non ce l’hai. Perché per avere un’opinione bisogna avere il cervello, anzi, bisogna farlo funzionare, ma questa evidentemente è un’abitudine poco coltivata.

Per questi – e tanti altri motivi – mi pare ovvio che il classico principio della nostra democrazia rappresentativa (ogni voto vale uno) non regge, cioè non può reggere la nostra società: se devo fare un esame teorico/pratico per guidare l’auto, com’è che a diciott’anni automaticamente mi danno in mano una scheda elettorale (e una matita)?

Posso fare mooooolti più danni che con un incidente d’auto.

Insomma, io sono per il ritorno del Re, anzi del Papa Re. Così risolviamo il problema del voto.

Tiè!

Volami nel cuore (Mina)

12 ottobre 2018 Posted by | Diavolerie tecnologiche | , , | 14 commenti

34 (racconti o percento?)

Volevo parlare dei 34 racconti di Ray Bradbury, che ho riletto recentemente.

Trattasi di un vecchio Oscar Mondadori della metà degli anni ottanta, che quando lo lessi mi fece innamorare di questo scrittore.

La successiva lettura de L’estate incantata mi confermò la bontà della mia scelta.

Ray Bradbury non è stato soltanto un autore di fantascienza e in questi racconti la fantascienza non c’entra nulla, se non sotto forma di nostalgia del futuro.

Bradbury è scrittore dell’uomo, delle sue speranze, paure, emozioni; è scrittore dell’amicizia, perché come ha dichiarato in una intervista:

è questo che vogliamo dalla vita. Vogliamo amici.

Certo, non tutti i racconti sono all’altezza del primo, La sera: (“Hai solo otto anni, sai poco della morte, della paura e dell’orrore“);oppure de Il lago: (“Era settembre. Gli ultimi giorni di settembre, quando le cose si fanno tristi senza una ragione“); L’assassino (praticamente ha anticipato quello che accade oggi con i cellulari, di cui ho parlato nel post precedente); Addio (struggente); Il commiato (“Nessuna persona che ha avuto una famiglia muore“), tanto per citarne alcuni.

Vorrei trattenermi di più con Ray, ma stamattina il numero 34 mi si è attaccato addosso quando la rassegna stampa del TG ha mostrato che, secondo gli ultimi sondaggi, la Lega salviniana starebbe al 34%.

La notizia in sè ha un significato abbastanza relativo (ricordiamoci che alle europee del 2014 il PD stava al 40,81%, mo’ vediamo dov’è finito), ma mi ha fatto ovviamente scattare dentro (a livello viscerale) una domanda: perchè?

Cioè, perché – se andiamo avanti così – fra poco i due terzi dell’elettorato darebbero il proprio voto ai due partiti di governo? E’ soltanto un innamoramento momentaneo? O c’è qualcos’altro?

C’è indubbiamente un elettorato molto ondivago, ma c’è anche dell’altro.

Salvini e i grillini propongono una loro idea di futuro, un obiettivo, un miglioramento: questa è l’essenza di qualsiasi proposta politica. Ti chiedo di impegnarti, anche soltanto a livello di voto, per migliorare la tua vita, altrimenti, se dobbiamo rimanere così come siamo, tanto vale.

Certo, l’idea di futuro che hanno queste due forze politiche è in realtà un misto tra l’irrealizzabile e il ritorno al passato, ma tant’è: è una cosa semplice, comprensibile. E ha poca importanza che chi dà risposte semplici a problemi complessi o è un genio o è un cretino: le loro proposte si devono combattere con proposte realizzabili e rivolte al futuro.

Ed è qui che mi è tornato in mente Ray Bradbury.

Ma perché la sinistra, le forze progressiste, non riescono a disegnare un futuro che non sia fatto di guerre, di povertà, di fili spinati, di morti in mare? Perché non propone di esportare libri, quaderni, matite, cioè istruzione, invece di armi? Perché la sinistra non propone di trovare i 40 miliardi della finanziaria non condonando gli evasori fiscali, ma trovandoli e facendo loro pagare le imposte? Insomma, invece che i poveri vengono aizzati contro i più poveri, che provi la sinistra a farli guardare più avanti e più in alto, perché qui ormai la differenza sta tra chi vuole volare e chi vuole scendere sotto terra.

Una sinistra che ci faccia rimpiangere un futuro che non c’è, da costruire: pensa, per esempio, come sarebbe bello tra un anno sbarcare tranquillamente in Gran Bretagna, invece di essere considerato un extracomunitario (si è sempre gli extracomunitari di qualcun altro) e rischiare anche di essere cacciati magari dopo anni di permanenza e di lavoro.

Chiedo troppo?

Speed of light

7 ottobre 2018 Posted by | Libri, Politica | , | 8 commenti