Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

L’Agnese va a morire

Ci sono dei libri che fanno parte della nostra storia (nostra di …enni, perché la maggior parte dei giovani manco sa cosa sono i libri).

L’Agnese va a morire di Renata Viganò è uno di questi.

Una delle opere letterarie più limpide e convincenti che siano uscite dall’esperienza storica e umana della Resistenza. – la definisce Sebastiano Vassalli nell’introduzione – Un documento prezioso per far capire ai più giovani e ai ragazzi delle scuole che cosa è stata la Resistenza: una guerra di popolo, la prima autentica guerra di popolo della nostra storia”.

Chiare e lapidarie le parole di Vassalli, contro tutti quelli che da anni di dannano per dimostrare che, in fondo in fondo, forse i partigiani erano un po’ migliori dei fascisti e dei tedeschi, ma soltanto un po’.

E invece noi veniamo da quella lotta, anche se non ha coinvolto tutta l’Italia.

Ricordo quando, da piccolo, i miei genitori e i miei zii mi raccontavano le storie della guerra, dei fascisti, dell’occupazione tedesca. Faticavo a immaginare che in quelle stesse zone dove c’erano immensi filari di viti, e cascine, e stalle, qualche decennio prima vi fossero sparatorie tra italiani e con i tedeschi; che vi fosse un aereo (il famoso “Pippo”) che mitragliasse qualsiasi luce notturna; che si dovesse lottare per trovare la farina per il pane, l’olio, il burro (noi che eravamo e siamo abituati a entrare al supermercato e uscire con tutto e di più di quello che ci serve).

Ho voluto rileggerlo questo libro e l’ho comprato mentre ero in ferie, unica copia rimasta in una libreria Feltrinelli strapiena di ultime novità. Se ne stava schiacciato tra libri più massicci. Chissà se sarà stata rimpiazzata quell’unica copia presente.

C’è una frase, un modo di dire dell’Agnese, che mi è rimasta impresso: “Quel che c’è da fare si fa“.

Non è un’affermazione di resa; non è la supina accettazione di un ordine, al contrario: è una manifestazione di volontà e di determinazione: poche ciance, se bisogna fare quella cosa, gambe in spalla e muoviamoci.

E’ il contrario dell’armiamoci e partite di fascistica memoria: è il segno dell’assunzione di responsabilità. Il contrario di quello che avviene oggi, che di fronte ai problemi è sempre colpa di qualcun altro che ci mette i bastoni tra le ruote.

Avrebbe potuto essere un motto di un’Italia migliore, se non fossimo sprofondati così in basso.

Buona settimana a tutte/i.

Aggiornamento dell’ultima ora: Milan-Roma 2-1  🙂   🙂   🙂

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2 settembre 2018 - Posted by | Libri |

1 commento »

  1. Splendido libro … commentato da par tuo ! 😀
    Se ben mi ricordo, ne fu tratto un eccellente film, con la bravissima ( e fascinosa ) Ingrid Thulin, l’ attrice simbolo del regista svedese Bergman !
    °°°

    Commento di cavaliereerrante | 7 ottobre 2018 | Rispondi


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