Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Idiosincrasia

Cos’è l’idiosincrasia (da non confondersi con l’indiosincrasia, che è ‘na roba orientale)?

Lasciando perdere l’accademia del cruscotto, è quando uno veramente non ne può più di una cosa, cioè s’è rotto definitivamente le palle!

Ecco, io sono idio(ta?)sincratico praticamente verso il mondo intero.

Stamattina sono partito alle otto perché dovevo andare in un certo posto (dove? praticamente sarebbero anche un po’ cazzi miei).

Mi dirigo al casello autostradale e noto che il traffico aumenta stranamente e improvvisamente.

Davanti al polo logistico stava un picchetto del sindacato RDB che ce l’aveva con qualche multinazionale “che vive sullo sfruttamento dei lavoratori“. Questi quattro coglioni bastava che attraversassero la strada e andassero in una qualunque delle tante aziendine padane per accorgersi che gli industriali nostrani sono decenni che vivono sfruttando la manodopera, che la fanno timbrare il cartellino anche per andare al cesso.

Ma tant’è.

Questi quattro coglioni hanno bloccato il traffico di auto e camion lungo la provinciale e quello in uscita dal casello autostradale; per fortuna sono riuscito a intrufolarmi nel casello prima che fosse bloccato pure l’ingresso.

Dopo avere percorso una cinquantina di chilometri mi sono accorto di avere dimenticato di fare gasolio e che non sarei riuscito ad arrivare alla meta. Così mi sono fermato al distributore di un autogrill e ho pagato il carburante così caro che se avessi messo del dom perignon nel serbatoio avrei sicuramente speso di meno.

Giunto all’altezza di quel di Campegine-Terre di Canossa, un tabellone autostradale mi avvisava che tra Reggio Emilia e Modena ci stava una coda di tre chilometri in aumento, causa incidente.

Allora ho preso l’uscita di Reggio Emilia e ovviamente mi sono accorto che non ero il solo ad avere avuto quella pensata: il traffico era cospicuo (notare la finezza dell’aggettivo, praticamente alla Di Maio). Arrivato in un certo paese del quale non ricordo il nome, il navigatore che avevo prudentemente acceso mi ha fatto deviare dalla retta via (…), forse per prendere una scorciatoia, ma io essendo sospettoso nei confronti delle scorciatoie dei navigatori gratuiti, sono tornato indietro, e bene ho fatto.

Giunto alla meta appena in tempo, ho parcheggiato in via Puccini e mi sono recato dove dovevo recarmi (che sono sempre cazzi miei). Dopo tre ore sono uscito, un po’ rincoglionito e ho percorso la strada a ritroso, in cerca di via Puccini, ma niente: ho incrociato via Bellini, via Rossini, via Monteverdi, via Chopin e un’altra decina di musicisti di tutte le razze, ma dell’autore della Manon Lescaut nemmeno l’ombra. Ho fatto il percorso per due volte prima di accorgermi che il cartello con il nome della via c’era soltanto dall’altra parte, dove avevo parcheggiato, ma non da questa dov’ero io.

Incazzato e sudato, sono salito in auto e ho ripreso la strada del ritorno, non prima di essermi fermato in un autogrill ed essermi sparato una razione di gnocchi al pesto e funghi e un tiramisù formato gigante.

Alla fine di questa via crucis sono arrivato a casa e ho proseguito la giornata con il mio programma programmato, non senza essermi detto prima: io non ce la faccio più.

E domani c’ho pure la psicologa.

Ma secondo me sono gli altri a dover andare dallo psicologo, mica io…

Alizee (che è sempre un bel vedere…)

17 aprile 2018 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie, Un po' di me | , | 12 commenti